Creato da DONNADISTRADA il 10/09/2008

Andando Per Via

visioni e immagini del mondo.. Quasi sempre la fotografia parla più delle parole.Un buon viaggiatore è colui che non sa dove sta andando. Lin Yu-t'ang

 

Cloe a testa alta

Post n°439 pubblicato il 14 Aprile 2015 da DONNADISTRADA
 
Tag: nulla

"E l’amore guardò il tempo e rise,
perché sapeva di non averne bisogno.
Finse di morire per un giorno, e di rifiorire alla sera,
senza leggi da rispettare.
Si addormentò in un angolo di cuore per un tempo
che non esisteva.
Fuggì senza allontanarsi,
ritornò senza essere partito,
il tempo moriva e lui restava" -
Luigi Pirandello.

 

 

 

Si conobbero che avevano entrambi meno di vent'anni e Cloe si innamorò di lui perché a lei piaceva sognare e lui le stava raccontando che voleva costruire una casetta piccola sul monte che stava nel centro dell'isola sperduta nel mare da cui proveniva.

Cloe non pensò che si potesse costruire realmente, ma si innamorò del fatto che potessero insieme sognare di costruire qualcosa. Se non una casa ma altro da costruire insieme.

Andarono a vivere insieme lontani da tutti. Camminavano per le strade mano nella mano. Era felice Cloe.

Era felice nonostante le nubi che si sforzava di non vedere.

Cloè era molto bella, ma il suo lui non sembrava apprezzarla e la umiliava in tanti modi e a volte la picchiava anche e senza neanche ragione. Dopo le chiedeva perdono piangendo. Lei opponeva dura resistenza e poi cedeva.

Poi si ribellò ed era sul punto di lasciarsi andare. Passò giorni e giorni chiusi in casa senza guardare fuori. Senza sapersi accorgere se c'era il sole oppure pioveva fino a quando un giorno prese la bicicletta e tra pedalare e caricando la bici su autobus e treni arrivò lontano.

Passò fuori tanto tempo. Giorni. Mesi. Poi tornò a casa e ancora lui ad accoglierla in lacrime.

Cloe perdonò quell'uomo  che non l'aveva saputa amare. Erano uguali. Lei non aveva saputo lasciarlo.

 
 
 

Ricordi e Pulizie

Post n°438 pubblicato il 01 Marzo 2015 da DONNADISTRADA
 
Tag: nulla

 

 

 

 

Erano anni che non sentivo questa dannata tristezza in questa casa.

Mi sforzo di non pensarci. Ho passato le giornate di ieri e oggi a togliere sporco vecchio di anni. 

Tutti gli incarti di gelati, pollo arrosto e le vaschette di plastica che i salumieri riempiono con formaggi, olive e quant'altro li ho gettati via riempiendo sacchi su sacchi.  

Tristezza su tristezza.

Ho fotografato il portapranzo che mio padre portava in officina, prima che si ammalasse e poi morisse.

Scappa via più lontano che puoi, dice una voce dentro di me. L'ho sentita per anni quella voce.

 

Ho fotografato il portapranzo e la "spillunga" di mia nonna, un recipiente smaltato che veniva usato per fare "le bottiglie", cioè la conserva di pomodoro passata e riempita dentro le bottiglie. Una pratica faticosissima, perché una volta non c'erano i tappi a corona o i vasi con tatto a vite. Si usavano i tappi di sughero legati stretti con lo spago. Poi in un fusto venivano bollite per un paio d'ore le bottiglie così sigillate e avvolte una ad una con degli stracci per evitare che si rompessero. Ne scoppiava sempre qualcuna e poi bisognava raccogliere i vetri rotti e il sugo rosso impiastricciato sulle bottiglie.

Che fatica!

 

 

Che fatica, dico anch'io oggi a rivivere i vecchi ricordi. A prososito non c'era neanche il passapomodoro a manovella ma i pomodori bolliti erano passati a mano attravaverso i buchini di un setaccio. Quando ero piccola io i miei genitori avevano comprato il passapomodoro a manovella che si assicurava con un morsetto al tavolo e diminuendo di un po' la fatica.

Era  una giornata molto pesante comunque quella delle bottiglie.

 

 

 

 

 

e un vecchio piattino sbrecciato, tanto per chiudere in bellezza.

 

 

 
 
 

SOTTO A UN PONTE

Post n°437 pubblicato il 25 Febbraio 2015 da DONNADISTRADA
 

La tristezza qui è di casa. Anche la disperazione a dire il vero lo è.
Sotto un ponte, pensavo quando vivevo ancora qui. Poi non ho avuto il coraggio di finirci sotto al ponte.
O forse non volevo dare un dispiacere a mia madre. E ho organizzato una partenza più lieve.
Partire per andare a lavorare. Lontano ma per una causa giusta, pensavo.
Che illusione! Cercavo sempre e invano la comprensione e soprattutto quell'orgoglio che i genitori dovrebbero sempre avere nei confronti dei figli.
L'avere avuto dei figli, costruito una bella casa, le mostre fotografiche e i viaggi nei luoghi lontani non hanno mai ricevuto quella gioia che avrebbero, a mio parere, giustamente meritato.
Non si è mai ricordata di fare gli auguri ai miei bambini o al mio compagno per il compleanno. La mia data la ricordava, ma io stavo con i miei cari e avrei preferito che quegli auguri fossero arrivati.
Poi quando, ormai anziana, l'abbiamo presa in casa con noi, pensavo fosse ormai giunto quel momento per recuperare il tempo perduto.
La "poltromamma" diceva Alberto Savinio. Chi non l'ha mai desiderata?
Neanche allora arrivò il recupero dell'amore che non c'è mai stato. Se ne andò dopo un anno dicendo che non aveva bisogno della nostra famiglia. Aveva solo bisogno di divertirsi!
Morì dopo tre anni che era andata via dalla nostra casa.
E adesso che sono tornata per sbrigare quelle pratiche di cui non si può fare a meno quando muore qualcuno, il rimpianto e il dolore non mi abbandonano un solo attimo.
Mi consolo guardano le foto dei colori di Buenos Aires.
(perdonate sempre l'assenza! sono sempre in attesa che stia per arrivare il momento per diventare per molto tempo "di strada" e non solo per qualche mese l'anno.
Ho bisogno di autostima.

 
 
 

iN ATTESA

Post n°436 pubblicato il 24 Gennaio 2015 da DONNADISTRADA
 

In attesa   della libertà, rimetto in ordine i miei pensieri.
Adesso posso finalmente dire che è imminente.

Ancora quattro mesi e poi il volo.

Il tempo tutto per me, solo per me.

Non più il pensiero di dover tornarre dopo tre settimane, dopo un mese. Finalmente la possibilità di dormire lungo le strade o in una stazione o nelle case di chi ospita i viaggiatori.

Finalmente potrò dire di essere di strada

PATAGONIA

TRA NUVOLE E CIELO

PATAGONIA

TRA NUVOLE VENTO E IL LAGO ARGENTINO

PATAGONIA

NULLA

PATAGONIA

ANCORA TRA IL NULLA

 

PATAGONIA

SPERDUTI NELLA STEPPA PATAGONICA

 
 
 

Ritorno

Post n°435 pubblicato il 16 Gennaio 2015 da DONNADISTRADA
 

patagonia

Non è stato un mese facile.
Ero appena rientrata dalla Patagonia che mi è giunta la notizia che

mia madre è morta.

Non sono mai andata d'accordo con mia madre e a vent'anni ero andata via.
E in tutti questi anni quando l'andavo a trovare o veniva lei a trovarmi dopo i primi istanti di trasporto, iniziavamo le crisi.

Proprio per questo ora che non c'è più i rimpianti sono tanto più dolorosi.

Non è la prima volta che ho visto la morte da vicino.
Da bambina avevo perso mio padre ma avevo continuato a parlargli. Gli raccontavo le mie gioie e le mie pene.

Qualche foto dalla Patagonia, ne metterò delle altre nei prossimi giorni. Poi si esce allo scoperto purtroppo e la vita continua.

Perdonate l'assenza.

patagonia

 

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