Creato da DONNADISTRADA il 10/09/2008

Andando Per Via

visioni e immagini del mondo.. Quasi sempre la fotografia parla più delle parole.Un buon viaggiatore è colui che non sa dove sta andando. Lin Yu-t'ang

 

Novità

Post n°441 pubblicato il 25 Maggio 2015 da DONNADISTRADA
 

Ecco, intanto ci sono un po' di novità.

La prima è che finalmente non vado più a lavoro. Molti mi hanno detto che non dovevo lamentarmi del lavoro, perché non è mai stato faticoso. Ma vuoi mettere non dovermi più alzare presto o essere sempre in orario o Dover fare questo o quello?

Gli ultimi giorni di recupero e poi fine. Non tornerò più al museo!

La seconda novità è che sto scrivendo da Asunción, in Paraguay.

Da una settimana in viaggio e rapidamente sono stata a Iguaçu, lato brasiliano, lato argentino e alla diga di Itaipu. Dire fantastico è dir poco. E' semplicemente emozionante. Le farfalle di mille colori che stanno vicinissime ai visitatori e gli uccelli anch'essi coloratissimi completano il quadro.

Dopo partenza in autobus per le missioni che si dividono fra tre paesi: Brasile, Argentina e Paraguay. Sono le missioni costruite dai gesuiti una volta che sono arrivati da queste parti. Con le case dei Guaranì, le scuole, ecc.

Oggi lunghissimo trasferimento in autobus da Encarnación ad Asunción. L'autobus che in teoria avrebbe dovuto impiegare cinque ore ce ne ha messe quasi otto. Si fermava in continuazione per far salire e scendere i passeggeri. Si è pure rotto e l'autista è sceso a ripararlo. Breve giro per la città ormai di sera e semplice cena. Domani visita del centro storico della capitale.

 
 
 

carpooling

Post n°440 pubblicato il 12 Maggio 2015 da DONNADISTRADA
 

La prima volta che avevo visto la parola carpooling fu sulle autostrade a otto corsie della California. Le ultime due a sinistra erano riservate a carpooling e auto con quattro persone a bordo.

Ritornata in Italia ho cercato se si trovava anche da noi un metodo per dividere le spese di viaggio. Ho trovato un po' di siti che mettono in contatto guidatori e passeggeri e mi sono iscritta a tutti.

L'avevo utilizzato una sola volta un anno fa per andare a Milano. Risparmio rispetto al treno regionale veloce: due €, ma intanto era meglio di niente e poi ero curiosa di verificare il servizio.

Sicuramente è più veleoce dell'autostop che ero abituata a fare tantissimi anni fa, quando a volte capitava di dover attendere ore sotto il sole o la pioggia prima che un automobilista generoso si fermasse.

Adesso si condivide la spesa decisa dal guidatore e se ci si accorda sul percorso, spesa e luogo di carico e scarico passeggero si accetta.

Poi le persone che si incontrano sull'auto sono come sempre le più varie.

Domenica ho viaggiato da Ferrara a Milano  insieme ad altri due ragazzi che dall'Università di Pavia avevano frequentato il salone del restauro a Ferrara. L'autista era originario di Ferrara ma che da anni lavora a Milano come ingegnere delle telecomunicazioni.

A parte una parentesi di sei mesi in Australia dove però non aveva lavorato per la sua specilizzazione ma aveva fatto dal cameriere a qualsiasi altro lavoro che gli Australiani non sono disposti a fare.

Poi ha girato tutto il paese tra aereo e auto a noleggio e se n'è tornato a Milano. Ho chiesto dell'Australia, io non l'ho mai vista e chissà se mai ci arriverò. Gli spazi infiniti e le distanze interminabili. Gli animali e i paeseggi che ci sono soltanto lì. 

Tra un po' dice di partire per la Gran Bretagna: dànno più soldi.

Stamattina da Milano a Torino, quattro passeggeri a bordo più il guidatore, un esperto di marketing che macina 65000 chilometri all'anno per lavoro e che si tiene compagnia e annulla i costi con 4 passeggeri. Una passeggera che volle sedersi davanti si diverti a raccontare le cose più assurde di questo mondo. Ma io ero indietro e potevo anche  non ascoltare. Ma non la ragazza seduta in mezzo. Lei sentiva e ad un certo punto chiede alla signora di cambiare argomento. Evidentemente le faceva male. La signora domanda la ragione. Lei improvvisa di un gap generazionale. Ma gap generazionale un corno. La signora era una stronza che raccontava frottole e basta. Punto.

Eccomi a Torino.

Mancavo da cinque o sei anni.

E' ancora più multietnica. Sembra di essere a Parigi. Ormai tutte le cittù in Italia lo sono e alcune più di altre e Torino lo è ancor più di Milano. Prezzi molto più bassi che altrove.

E si va dalle specialità piemontesi a quelle turche e magrebine che convivono pacificamente, una porta dopo l'altra.

Con il tram ho passato un enorme mercato a Piazza Castello che penso di non aver mai visto a Torino.

E dopo breve riposo vado a vivere la Torino che amo e che da qualche anno mi mancava.


 
 
 

Cloe a testa alta

Post n°439 pubblicato il 14 Aprile 2015 da DONNADISTRADA
 
Tag: nulla

"E l’amore guardò il tempo e rise,
perché sapeva di non averne bisogno.
Finse di morire per un giorno, e di rifiorire alla sera,
senza leggi da rispettare.
Si addormentò in un angolo di cuore per un tempo
che non esisteva.
Fuggì senza allontanarsi,
ritornò senza essere partito,
il tempo moriva e lui restava" -
Luigi Pirandello.

 

 

 

Si conobbero che avevano entrambi meno di vent'anni e Cloe si innamorò di lui perché a lei piaceva sognare e lui le stava raccontando che voleva costruire una casetta piccola sul monte che stava nel centro dell'isola sperduta nel mare da cui proveniva.

Cloe non pensò che si potesse costruire realmente, ma si innamorò del fatto che potessero insieme sognare di costruire qualcosa. Se non una casa ma altro da costruire insieme.

Andarono a vivere insieme lontani da tutti. Camminavano per le strade mano nella mano. Era felice Cloe.

Era felice nonostante le nubi che si sforzava di non vedere.

Cloè era molto bella, ma il suo lui non sembrava apprezzarla e la umiliava in tanti modi e a volte la picchiava anche e senza neanche ragione. Dopo le chiedeva perdono piangendo. Lei opponeva dura resistenza e poi cedeva.

Poi si ribellò ed era sul punto di lasciarsi andare. Passò giorni e giorni chiusi in casa senza guardare fuori. Senza sapersi accorgere se c'era il sole oppure pioveva fino a quando un giorno prese la bicicletta e tra pedalare e caricando la bici su autobus e treni arrivò lontano.

Passò fuori tanto tempo. Giorni. Mesi. Poi tornò a casa e ancora lui ad accoglierla in lacrime.

Cloe perdonò quell'uomo  che non l'aveva saputa amare. Erano uguali. Lei non aveva saputo lasciarlo.

 
 
 

Ricordi e Pulizie

Post n°438 pubblicato il 01 Marzo 2015 da DONNADISTRADA
 
Tag: nulla

 

 

 

 

Erano anni che non sentivo questa dannata tristezza in questa casa.

Mi sforzo di non pensarci. Ho passato le giornate di ieri e oggi a togliere sporco vecchio di anni. 

Tutti gli incarti di gelati, pollo arrosto e le vaschette di plastica che i salumieri riempiono con formaggi, olive e quant'altro li ho gettati via riempiendo sacchi su sacchi.  

Tristezza su tristezza.

Ho fotografato il portapranzo che mio padre portava in officina, prima che si ammalasse e poi morisse.

Scappa via più lontano che puoi, dice una voce dentro di me. L'ho sentita per anni quella voce.

 

Ho fotografato il portapranzo e la "spillunga" di mia nonna, un recipiente smaltato che veniva usato per fare "le bottiglie", cioè la conserva di pomodoro passata e riempita dentro le bottiglie. Una pratica faticosissima, perché una volta non c'erano i tappi a corona o i vasi con tatto a vite. Si usavano i tappi di sughero legati stretti con lo spago. Poi in un fusto venivano bollite per un paio d'ore le bottiglie così sigillate e avvolte una ad una con degli stracci per evitare che si rompessero. Ne scoppiava sempre qualcuna e poi bisognava raccogliere i vetri rotti e il sugo rosso impiastricciato sulle bottiglie.

Che fatica!

 

 

Che fatica, dico anch'io oggi a rivivere i vecchi ricordi. A prososito non c'era neanche il passapomodoro a manovella ma i pomodori bolliti erano passati a mano attravaverso i buchini di un setaccio. Quando ero piccola io i miei genitori avevano comprato il passapomodoro a manovella che si assicurava con un morsetto al tavolo e diminuendo di un po' la fatica.

Era  una giornata molto pesante comunque quella delle bottiglie.

 

 

 

 

 

e un vecchio piattino sbrecciato, tanto per chiudere in bellezza.

 

 

 
 
 

SOTTO A UN PONTE

Post n°437 pubblicato il 25 Febbraio 2015 da DONNADISTRADA
 

La tristezza qui è di casa. Anche la disperazione a dire il vero lo è.
Sotto un ponte, pensavo quando vivevo ancora qui. Poi non ho avuto il coraggio di finirci sotto al ponte.
O forse non volevo dare un dispiacere a mia madre. E ho organizzato una partenza più lieve.
Partire per andare a lavorare. Lontano ma per una causa giusta, pensavo.
Che illusione! Cercavo sempre e invano la comprensione e soprattutto quell'orgoglio che i genitori dovrebbero sempre avere nei confronti dei figli.
L'avere avuto dei figli, costruito una bella casa, le mostre fotografiche e i viaggi nei luoghi lontani non hanno mai ricevuto quella gioia che avrebbero, a mio parere, giustamente meritato.
Non si è mai ricordata di fare gli auguri ai miei bambini o al mio compagno per il compleanno. La mia data la ricordava, ma io stavo con i miei cari e avrei preferito che quegli auguri fossero arrivati.
Poi quando, ormai anziana, l'abbiamo presa in casa con noi, pensavo fosse ormai giunto quel momento per recuperare il tempo perduto.
La "poltromamma" diceva Alberto Savinio. Chi non l'ha mai desiderata?
Neanche allora arrivò il recupero dell'amore che non c'è mai stato. Se ne andò dopo un anno dicendo che non aveva bisogno della nostra famiglia. Aveva solo bisogno di divertirsi!
Morì dopo tre anni che era andata via dalla nostra casa.
E adesso che sono tornata per sbrigare quelle pratiche di cui non si può fare a meno quando muore qualcuno, il rimpianto e il dolore non mi abbandonano un solo attimo.
Mi consolo guardano le foto dei colori di Buenos Aires.
(perdonate sempre l'assenza! sono sempre in attesa che stia per arrivare il momento per diventare per molto tempo "di strada" e non solo per qualche mese l'anno.
Ho bisogno di autostima.

 
 
 
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NY 1997 foto angela

 

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