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DONNADISTRADA
   
 
Creato da DONNADISTRADA il 10/09/2008

Andando Per Via

visioni e immagini del mondo...Seigneur, il est bien dur, pour un coeur magnanime, d'attendre des secours de ceux qu'on mésestime: Leurs refus sont affreux, leurs bienfaits font rougir. (Zaire) (VOLTAIRE) Quasi sempre la fotografia parla più delle parole

 

AFFACCI

Post n°351 pubblicato il 29 Gennaio 2012 da DONNADISTRADA
 

Da 2011-12-20 milano e slovenia dicembre 2011
Da 2011-12-20 milano e slovenia dicembre 2011

Questi giorni ormai mesi di assenza, da tutti, anche dalle persone che 
mi sono molto care, mi hanno portato a   pensieri talmente tristi che non 
posso  cpmunicare, come davanti a un muro

e poi una voglia matta di strada e allora eccomi:
 e se un giorno in un
futuro prossimo partissi per un lungo viaggio fino all'altro capo del mondo
in bicicletta? per ora è come fare un viaggio guardanto l'atlante geografico,
non ogni viaggio riesce a diventare reale, fattibile, ma non importa adesso l'importante è immaginarlo e un paio di foto per voi scattate a dicembre scorso,
una a Milano e l'altra a Lubiana... e alle persone che ho più care qui:


 ...vi voglio bene !!!

 

Tu sei come una terra
che nessuno ha mai detto.
Tu non attendi nulla
se non la parola
che sgorgherà dal fondo
come un frutto tra i rami.
C'è un vento che ti giunge.
Cose secche e rimorte
t'ingombrano e vanno nel vento.
Membra e parole antiche.
Tu tremi nell'estate.
Cesare Pavese

 
 
 

APPELLO

Post n°350 pubblicato il 29 Dicembre 2011 da DONNADISTRADA
 

Non si può processar un ragazzino di 12 anni per omicidio

VEDI

Cristian Fernandez è un ragazzino di colore di dodici anni: si trova da 9 mesi in carcere e, se non interverrà un patteggiamento o l’annullamento delle accuse, verrà processato per omicidio come un adulto rischiando addirittura di essere condannato all’ergastolo senza possibilità di liberazione.

 

Pressenza Florida, 12/26/11Sembra che abbia scagliato il fratellino di due anni contro una libreria procurandogli un’emorragia cerebrale che ne ha causato al morte nel giro di due giorni. La madre, Biannela Marie Susana, tornando a casa il 14 marzo scorso, trovò il bimbo più piccolo privo di sensi e attese alcune ore prima di portarlo all’ospedale. Ora anche lei è in prigione e rischia 30 anni di carcere. Qualche particolare: Cristian e sua madre vivevano in un ambiente sociale violento e degradato. La mamma ha ora 25 anni (Cristian è stato concepito quando lei aveva 12 anni) ed ha avuto già quattro figli, non tutti dallo stesso uomo. Persone ragionevoli capirebbero che Cristian è solo un povero ragazzino sfortunatissimo, che meriterebbe affetto e aiuto psicologico, non certo una condanna all’ergastolo. Si potrebbe allora pensare che questo dramma si stia svolgendosi in qualche paese del Terzo Mondo, con regole giudiziarie dettate da una mentalità primitiva e tribale. Ebbene, no, cari amici, Cristian è un bambino… americano e questa incredibile vicenda sta svolgendosi in Florida! Uniamoci alla mobilitazione che si è creata in favore di Cristian Fernandez, scrivendo un breve messaggio all’inflessibile e spietata procuratrice dell’accusa Angela Corey, che ha in mano le sorti del bambino, chiedendole di lasciar cadere le accuse contro di lui.

Si può scrivere, anche in Italiano, un proprio beve messaggio oppure usare il testo proposto qui sotto. Questo è il suo indirizzo:

Ms. Angela B. Corey

State Attorney Duval County

Courthouse Annex

220 East Bay Street

Jacksonville, Florida, 32202 USA

(affrancatura 1,60 euro)

In alternativa, si può scrivere alla Corey tramite il sito all’indirizzo:

http://www.sao4th.com/contact-form.php

In questo caso basta compilare i campi contrassegnati con l’asterisco rosso (nome, cognome, indirizzo e-mail e testo del messaggio), copiando poi IN FONDO ALLA PAGINA nel campo dove è richiesto “Type the two words” le DUE PAROLE indicate onde autenticare il messaggio.

Per coloro che avessero difficoltà con l’inglese, suggeriamo di copiare e incollare questo testo:

Dear Mrs. Corey, Cristian Fernandez is only 12 years old. His act against his little brother is surely extremely serious and tragic, but, given his very young age and his difficult life, he surely had not an adult’s awareness and responsibility for his behavior. He shouldn’t therefore undergo a trial as an adult. The charges against him should be actually dismissed. We heartily appeal to your humanity, begging you to cancel the charges or at least to avoid a trial in an adult court, which is not deserved by such a young and unfortunate boy. Respectfully

(Traduzione: Gentile Signora Corey, Cristian Fernandez ha soltanto 12 anni. Il suo gesto contro il fratellino è certamente gravissimo e tragico, ma, considerando la sua giovanissima età e la sua difficile vita, egli non aveva certamente la consapevolezza e la responsabilità di un adulto in merito al suo comportamento. Pertanto non dovrebbe subire un processo come se fosse un adulto. Le accuse contro di lui dovrebbero essere abbandonate. Ci appelliamo alla Sua umanità per supplicarla di cancellare le accuse o almeno di evitare un processo davanti ad una corte per adulti che non merita un ragazzo così giovane e sfortunato. Rispettosamente).

Ovvero uno dei seguenti: Dear Ms. Corey, I beg you to dismiss all charges against the child Cristian Fernandez and his young mother, who have been at first the unfortunate victims of a degraded social condition and in a second time of a cruel and inhumane judicial system.

(Traduzione: La prego di lasciar cadere le accuse contro il bambino Cristian Fernandez e la sua giovane madre, che sono stati in primo luogo vittime sfortunate di un ambiente legale degradato e in secondo luogo ci un sistema giudiziario crudele ed inumano).

I beg you to set free, and to entrust to the social services, twelve years old Cristian Fernandez, who is in prison and awaiting to be tried as an adult, considering the duty of any civilized country to help children in trouble.

(Traduzione: La prego di liberare e avviare ai servizi sociali il dodicenne Cristian Fernandez, che si trova in prigione in attesa di essere processato come una adulto, in considerazione del dovere di ogni paese civile di aiutare l’infanzia in difficoltà).

 
 
 

CHIUSURE & APERTURE

Post n°349 pubblicato il 01 Dicembre 2011 da DONNADISTRADA

chiudo la finestra
il sole non trapassa
il freddo resta impigliato sopra i ramoscelli sottili del salice giapponese che sta perdendo tutte le foglie
lo vedo con la mente
lo so. è così ogni anno di questi tempi

un giorno apro la finestra
forse anche la porta...

mi ricorda gli esercizi di yoga
inspira e apri
espira e chiudi :)))

always... the street :)))

 

foto Steve Mc Curry

India - Boy in mid-flight, Jodhpur, India, 2007

 

 
 
 

ri.corsi

Post n°348 pubblicato il 06 Settembre 2011 da DONNADISTRADA

 foto angela 2011

 

 

oh   settembre e non ci sono nata perchè era primavera
ma non sono neanche morta quel giorno
ma sono andata via ed era ancora primavera

era settembre quando le notti guardavo quelle stelle
solitarie
solitarie come le mie notti

ed era settembre un anno fa a raccogliere sabbie dai colori caldi
del Namib ed ancora sabbie del Kalahari

è ancora settembre e   ancora la strada
seppur  breve
seppure per poco

fa niente lo so
non voglio rimpianti

 

 
 
 

i Treni della felicità

Post n°347 pubblicato il 03 Settembre 2011 da DONNADISTRADA
 

Una rivolta a S. Severo, donne in carcere a Lucera, i Treni della felicità

videopresentazione di Giovanni Rinaldi

Primi decenni del dopoguerra. In un’Italia unificata purtroppo da miseria e guerra avvengono episodi commoventi di generosa solidarietà tra nord e sud, tra poveri e poveri, che quella parte di Italietta incattivita di oggi neppure si sogna.

Mia madre mi raccontava che negli anni ‘50 (*) i nostri contadini hanno accolto in casa i figli dei braccianti del sud, si sono letteralmente tolti il pane dalla bocca per sfamarli e mandarli a scuola e non credo che, per i miei nonni, quei ragazzi venuti dal Sud e dal sole sembrassero molto diversi dai giovani tunisini sbarcati a Lampedusa. Allora cosa è successo? Non siamo più umani? Cosa siamo diventati? Qualcuno già pensa di fare dell’onda che affonda i barconi, un simbolo leghista. Da “Forza Etna!” a “Forza onda! Mi torna sempre in mente quella scritta sul muro “Immigrati non lasciateci soli con gli italiani”.

Così Arturo Ghinelli su il manifesto rifletteva pochi giorni dopo il naufragio di Lampedusa (6 aprile, 250 morti) e con l’asterisco citava, in appoggio al racconto di sua madre, una ricerca di Giovanni Rinaldi. I treni della felicità. Storie di bambini in viaggio tra due Italie. (Ediesse, 2009).

La ricerca in un quadro più ampio parte dal 2002 condotta da Giovanni Rinaldi, studioso di culture orali e altro, e Alessandro Piva, regista (Henry, La CapaGira, premi Pubblico e Donatello). Il materiale raccolto tra Puglia, Marche, Toscana, Emilia Romagna in parte è scritto nel libro di Rinaldi appena citato, con la prefazione scritta da Miram Mafai, in parte per il materiale iconografico e dei luoghi diventa visivo in un cortometraggio, Pasta nera (2010), di Alessandro Piva col sostegno della Casa Di Vittorio (vedi anche M. Mafai su Venerdì di Repubblica, 26 agosto). Sarà proiettato alla 68ª Mostra cinematografica di Venezia, tra i documentari di Controcampo Italiano, il 6 settembre prossimo alla Sala Grande del Lido.

Il lavoro dei due ricercatori è per noi ancora più prezioso perché racconta anche dei compiti che si assunse l’UDI nel primo decennio dopoguerra.

Italia, 1950.

(dal catalogo della mostra I treni della felicità di G. Rinaldi)

Essere solidali in quegli anni non era facile: il pane aveva un diverso valore, punto di confine tra il vivere e il sopravvivere. Lo stesso pane in alcuni casi era un lusso, e quello “bianco” in particolare un sogno. Nel Tavoliere di Puglia come nella Romagna o nell’Emilia.

A San Severo, nel Tavoliere di Puglia

Teresa - Proprio il 23 marzo da noi c’era un cozzetto di pane, l’avevo conservato per mio fratello piccolo. C’era mio padre, viene un amico suo…

Ada - … un amico, è venuto un compagno, ha bussato alla porta “Cumbà Lui’ vieni un poco, esci un poco„… Ha detto mio padre “Di’, ch’è successe? Quisse so’ i figghje mje… [parla pure]„, “M’a da’ nu cuzzette de pane che tenghe feme„… Questo cozzetto di pane, che noi avevamo conservato per tutti e due i miei fratelli piccoli, mio padre l’ha tolto di bocca ai figli e l’ha dato a quell’uomo che stava senza mangiare.

Nella Romagna

Ida - … prendevamo il pane dalla bocca – ne avevamo poco – [e lo davamo agli altri]. Io la definirei la miseria che aiutava l’altra miseria.

Irma - Avevo fatto un favore a un contadino e lui per ricompensarmi mi porta una cesta di pane. Insomma mi era venuto proprio… una roba proprio fuori dal mondo, avrei cominciato ad addentarlo subito, ma non potevo, lo dovevo portare a casa, lo dovevo condividere con i miei. Insomma ho provato un piacere che non l’ho provato mai più per nessuna cosa al mondo, un piacere così grande nel mangiare questo pezzo di pane, bianco.

La videopresentazione sopra acclusa di Giuseppe Rinaldi, I figli della rivolta (musiche di Eugenio Bennato, Afro Celt Sound System, Louis Clavis), ricorda la ribellione dei braccianti di San Severo che al grido pane e lavoro! il 23 marzo 1950 sfidarono la polizia del famigerato Scelba e contrapposero i carretti agricoli per ripararsi contro i carri armati inviati ad occupare la cittadina. Parecchie persone ferite, un giovane di 33 anni ucciso, 180 gli arresti con moltissime donne.

carretti di traverso per le strade di S. Severo (foto dal catalogo della mostra di Giovanni Rinaldi)

Correva l’anno 1950, io studentessa del quinto Liceo Scientifico, il giorno 23 Marzo (giornata di sole primaverile) mi recavo a scuola. Ero a pochi passi dalla scuola quando sentii degli spari, mi fermai di botto e poi d’istinto mi diressi verso piazza Municipio. La scena che mi si presentò davanti agli occhi fu sconvolgente. Gli Scelbini si erano impadroniti della piazza e coi fucili spianati intimavano la gente ad allontanarsi.

Da ragazza incosciente, per strade secondarie, riuscii ad arrivare presso piazza Castello per cercare mio padre ma non lo trovai, vidi, invece non le barricate (come hanno riportato i giornali il giorno dopo) ma carretti sgangherati, messi in senso trasversale che facevano da riparo agli scioperanti. Tenevano dura la situazione ed inneggiavano cartelli con la scritta “vogliamo pane e lavoro“.

Di corsa attraversai le strade per giungere a casa, la situazione in famiglia era preoccupante per le scarse e confuse notizie, man mano che passavano le ore la tensione cresceva sempre di più.

Verso le quattordici si sentì il sibilo di una sirena, molti uscirono di casa gridando “si sono arresi, si sono arresi!”.

Due anni di carcere duro, di privazioni, di sofferenze ed umiliazioni furono il prezzo pagato dai manifestanti.

Forse pochi ricordano quel 23 marzo del 1950! Molti, infatti lo hanno già dimenticato.

(Testimonianza di Antonella Pirro)

Due anni di detenzione, con l’imputazione di insurrezione armata contro lo Stato, difensore al processo Lelio Basso a capo di un collegio. Alla fine proscioglimento e assoluzione generale.

Le donne, trasferite insieme agli altri arrestati nel carcere di Lucera, riescono coralmente a comporre anche una canzone (video sopra a 4′:26”)

Rubammo un pezzo di gesso dalla scuola del carcere, andavamo a un gabinetto che c’era, stava un paravento che si chiudeva e si apriva. Noi mentre che facevamo quel servizio, piglia e facevamo [scrivevamo] “Il 23 di marzo…”. Veniva un’altra “…che giornata di coraggio…” e abbiamo composto la canzone:

Il ventitre di marzo

Successe ‘n’arruina pe’ ddu belle San Sevjire

Nnand’a la Cammera del lavoro

Vulevene eccìde a li lavoratour’

U commessarie Fratelle

Ne pers’ li cerevelle andù ‘rriga’ li femenelle

Avevane deic’ come diceve jsse

Pe’ ‘rrista’ li comunist’

Alleghete è jut’a Rouma

Purtete i connutete de li povere carcirete

Ha pigghiete la parola

Cacciete four’ li lavoratour’

Ha pigghiete la parola

L’aveite misse jind’ pe’ pane e lavour’

donne di S. Severo escono dal tribunale di Lucera scortate verso il carcere (foto dal catalogo della mostra di Giovanni Rinaldi)

Per due anni i figli e le figlie con madri e padri agli arresti hanno vissuto da orfani. Ma qui scattava la stupenda operazione solidale: i circa 70 tra bambine e bambini venivano accolti da altre famiglie di Toscana, Marche, Emilia-Romagna.

Non era un episodio dietro la commozione del momento. Operava fin dal 1946 su tutto il territorio nazionale una rete di Comitati di solidarietà democratica, organizzati dal fronte della sinistra di allora: PCI come componente più forte e soprattutto l’Unione Donne Italiane (oggi Unione Donne in Italia) che si assunse con particolare impegno il compito di protezione dell’infanzia disagiata (assistenza e aiuti, sostegno alla maternità, colonie estive, ecc.).

Così furono chiamati Treni della felicità quelli che portarono, prevalentemente da sud presso famiglie ospiti al Centro-Nord, l’infanzia ferocemente colpita da bombe, fame e povertà, disagio sociale. Dal ‘46 al ‘52 furono circa 70.000 le bambine e i bambini in affidamento umanitario. Una grande operazione nata da un forte senso di etica sociale e politica condiviso, questa la vera unificazione, dove le donne hanno svolto un compito primario e con passione. Le donne dell’UDI in particolare, motivo di orgoglio per noi.

Pasta nera, di Alessandro Piva in proiezione a Venezia, tutto questo racconta.

i Treni della felicità (foto dal catalogo della mostra di Giovanni Rinaldi)

 
 
 

le radici e la Scandinavia (2)

Post n°346 pubblicato il 13 Agosto 2011 da DONNADISTRADA
 

Baciami ancora è un film che avevo sempre snobbato semplicemente perchè l'avevo ritenuto poco intellettuale, ma un pomeriggio di mezz'agosto ho appena finito di guardarlo:

    " forse è vero che muoriamo davvero quando non riusciamo a mettere le nostre radici"

 

 e un attimo dopo il film si conclude con uno degli amici che con le treccine rasta e uno zaino in spalla è arrivato in Brasile e le donne e i bambini fanno il bucato sulle rive del fiume.

E i giorni di quella tristezza amara in cui si fa fatica anche a fare una doccia assume un attimo di pausa.

riprendo da Kobenhagen e il proseguire in treno lo stretto di Amleto verso la Svezia e a Lundt in un minuscolo bar dove guardare la Juventus che vince la coppa Uefa tra un pollice su che si scambiano il barista con l'unico avventore, noi ignorati, tanto è vero che gli svedesi sono freddi ed estremamente pallidi

e poi finalmente la capitale dove nel parco il clima di maggio si accende di un piacevolissimo sole

ecco che buona parte delle ragazze tolgono T shirt, reggiseno e sdraiarsi sull'erba a prendere il sole

beata   "naiveté"  e la mattina facevamo colazione con il primo cheese cake della mia vita che consumavamo presso il mercato sotterraneo

e dopo la sosta di mezza giornata ad Uppsala si prende un treno notturno per Lulea e la notte insegue la luce diventando sempre tanto più piccola per dare la possibilità di vivere ancora più in fretta dopo il letargo invernale...

il treno ha le poltrone reclinabili, le prime che vedevo poste come su un pullmann due posti con il corridoio in mezzo e quel fuori lascia intravedere il cambiamento

i boschi di betulle diventano sempre più radi e le betulle sempre più basse, più magre e i recinti lasciano passare le renne

quando è mattino passano un paio di signore che puliscono tutti i finestrini perchè la polvere della notte non si depositi infastidendo i viaggiatori e poi preparano caldissimi waffels e tazze di caffè

anche i prezzi sono i normali prezzi di mercato che si trovavano in tutta la Svezia e alla fine della lunga notte la stazione di scambio Lulea, già e finalmente Lapponia e aspettiamo il nostro nuovo treno per Kiruna...

una stazione e una chiesetta in legno

arriviamo che è già mezzogiorno circa e cerchiamo l'ostello di cui abbiamo l'indirizzo nel nostro elenco internazionale degli ostelli

ci mandano in qua e in là fino a che arriviamo a casa di una signora, lei tiene l'ostello da giugno ad agosto, in maggio è ancora chiuso e affitta casa sua al prezzo dell'ostello. 

del ferro e del confine con la Finlandia alla prossima puntata...

sono passate due settimane di viaggio da quella partenza dei primi di maggio e perdonate la lunga pausa fra una puntata e l'altra :)))

sorry!!!

 


Visualizzazione ingrandita della mappa

 
 
 

changement!!

Post n°345 pubblicato il 31 Luglio 2011 da DONNADISTRADA
 

e arriva il giorno in cui tutti i sogni e le promesse di cambiamento si infrangono sopra gli scogli da cui ero fuggita...

non mi faccio però abbattere...

erano i primi giorni di maggio quelli in cui insieme al mio compagno prendemmo un treno da Bologna direzione il Grande Nord.

avevamo acquistato un biglietto per Narvik, luogo di sogni, aspettative come quelle che un lungo viaggio potrebbe offrire e cioè l'avventura che riserva quel che non si sa

avevo la febbre ma non volevo rimandare di qualche giorno la partenza

a Munchen cambiamo il treno in piena notte ed eccoci su un altro per Hamburg, la febbre a quaranta non mi abbandona nella notte in treno, anzi si fa più insistente la tosse e forse anche un po' di bronchite

ma l'adrenalina, i sogni e i vent'anni vincono sulla realtà e alla stazione di Amburgo vado ad acquistare due cotolette e una bevanda, ci sostenteranno lungo la prossima tratta destinazione Roskilde, oltre il Baltico, la porta del Grande Nord.

qualche giorno di pausa e di riposo tra il piccolo fiordo baciato dal vento del nord da assaporare tutto addosso anche e per dispetto a quella febbre, adesso mutata in un fortissimo mal di gola

il museo delle navi vicinghe dà sul fiordo e sul vento e le prime avvisaglie di quei viaggi in cui già da mille anni si andava nelle americhe a bordo di quelle bellissime navi veloci a cavallo del vento

la tappa successiva è Kobenhagen, elegante e superba dove trovammo un alberghetto a qualche decina di metri dal Nyhavn, la mattina sorbivamo il nostro caffè e mangiavamo il nostro pane e formaggio accanto agli avventori che prendevano il loro ennesimo snaps alla prugna nel quartiere allora del porto...

festeggiai lì i miei ventinove anni con un hot dog acquistato da un ambulante e una fine elephant, una ottima birra danese che vendevano nel locale malfamato, uno dei tanti su quel canale pieno di barche e di navi antiche...

(quando quindici anni dopo ci tornai, tappa di ritorno da Tokio, il quartiere era diventato lussuoso e i locali erano tutti rimessi a nuovo tanto che riconoscere il Nyavn diventava molto complicato)

noleggiammo un paio di biciclette e la cosa più sorprendente fu che gli abitanti di Kobenhagen uscivano in bicicletta e prima che si facesse tardi chiamavano il taxi che montava le bici su quello che fu il mio portabici retrattile visto per la prima volta... e guardando bene i taxi portavano affisse sul retro quelle targhette che non sapevo, bank americard, carte di credito ancora sconosciute a noi del profondo Sud.

e io avevo tutti i soldi che dovevano bastare per un mese e mezzo di viaggio per due persone nascoste in un sacchetto che tenevo attaccato alla vita con un laccio, sotto i pantaloni

Il Nyavn

 

(continua)

l'importante non è arrivare prima possibile, ma assaporare tutto il vento e annusare ogni istante di quel viaggio, ecco che la meta non esiste più e tutto assume dimensioni fuori da ogni tempo e i ricordi come li abbiamo vissuti, assimilati diventano fantastici

 la mia panacea

 
 
 

*

Post n°344 pubblicato il 28 Luglio 2011 da DONNADISTRADA
 

 

foto Steve Mc Curry

Quando leggo racconti teneri che trasudano vita e passione attraverso ogni virgola, non riesco a non provare rammarico, un po' d'invidia e, comunque tento di farmi forza attraverso ricordi,   un pizzico di coraggio e ritorna il sorriso.

 

Ecco il post che avevo promesso a Ebby qualche tempo fa!!

Quando si dice il senso dell'orientamento che o ce l'hai o ti perdi. E perdersi in una città straniera, è come perdersi negli occhi di chi si ama tranne quando hai un treno da prendere tra mezz'ora.

Quella mattina fredda di un gennaio tra le vallate austriache partivo da Graz per tornare in Italia.

In autobus mi accingevo a raggiungere la stazione ferroviaria quando mi accorgo che l'autobus va nella direzione opposta.

Tempo un secondo scendo e attraverso la strada per prendere l'autobus nella direzione opposta. Sono le otto di mattina e c'è traffico lungo la strada. L'autobus non passa e tento di fermare qualche taxi. Invano. Tento con automobili e taxi. Nessuno si ferma. Dopo una ventina di minuti passa finalmente l'autobus per la stazione. Mancano ancora una manciata di minuti. Ero uscita con largo anticipo. Arrivo  e il treno che doveva portarmi alla stazione di coincidenza è già partito. Il signore allo sportello in perfetto inglese mi dice che con il treno successivo non sarei riuscita a prender più il mio treno.  Enfatizza:

THE TRAIN COMING FROM WIEN, LLLATEEE?

Come per dire: qui non siamo in Italia!!! E allora cosa mi consiglia?

Prendi il treno per Lubiana, poi da lì troverai parecchi treni per l'Italia.

Allora un biglietto per Lubiana.

Quella parte della Slovenia non l'avevo mai percorsa e dopo biglietti su biglietti che dovetti ricomprare in treno, perchè a Graz il bigliettaio mi aveva venduto un biglietto di pochissimi chilometri fino al confine sloveno, eccomi a Lubiana.

Cerco di telefonare a casa per avvisare che sarei arrivata in ritardo. Non avevo un cellulare negli anni novanta (e per molti anni ancora!!!)
Parte finalmente il treno da Lubiana per Trieste. Trovo posto e di fronte a me sta seduta una coppia elegantissima. Sui quaranta.

Da dove vengono. Skopie. E mentre li ascolto ripenso a quel viaggio tutto in treno e qualche autobus dall'Italia fino in Turchia.

Di Skopie mi ricordo l'hotel dove una decina d'anni prima avevamo dormito, caro e soprattutto, come dimenticarle? le donne con quei pantaloni larghi larghi, cavallo lunghissimo che vendevano frutta e verdura lungo le strade.

Lo dico alla signora elegantissima seduta davanti a me.

Lei e il signore che viaggia insieme a lei sono invitati alla Biennale di Venezia, sono pittori.

Arriva la frontiera con l'Italia. A me chiedono solo il biglietto e il passaporto. A loro chiederanno tutte le lettere di invito e soprattutto di mostrare tutti i soldi che hanno. i signori devo aprire valigie e borse e portafogli e tirar fuori tutto il denaro.

Mi allontano vergognandomi.

Ripenso ad alcune vecchie frontiere attraversate prima che cadesse il Muro. Quando le arcigne signore cecoslovacche perquisivano tutto il treno e si facevano mostrare tutti i marchi tedeschi che si avevano e applicavano un tasso di cambio governativo pesantissimo per i viaggiatori. Esisteva un cambio nero molto vantaggioso quando non si incappava in abili truffatori che riuscivano a prendersi le centomila lire e danto indietro banconote di piccolissimo taglio e nulla più.

Al ritorno invece perquisivano il treno i gendarmi dell'una e dell'altra parte per paura che ci fosse qualche clandestino nascosto in mezzo alle lamiere o sotto il treno, tra una rotaia e l'altra.

E canticchiavo una canzone che era una poesia di un amico dei quindici anni andati che si era fatta la musica e si cantava sulla spiaggia.

CADRANNO LE FRONTIERE, INUTILI BARRIERE...

Ripensavo a qualche anno ancora dopo e di ritorno, questa volta in auto, bambini e bagagli sul sedile posteriore, dalla Turchia che dalla Bulgaria alla Romania alla frontiera bisognava pagare per disinfettare o disinfestare l'auto..., come se il Danubio Bulgaro fosse diverso dal Danubio Rumeno.

e un altro ricordo tornava alla mia mente, ma questo sarà per la prossima volta!!

 

foto Steve Mc Curry

 
 
 

Andando per via***

Post n°343 pubblicato il 17 Luglio 2011 da DONNADISTRADA
 

 

 

                

foto Robert Doisneau

Un’altra estate, un altro anno e la voglia di piangere

E la voglia di mandare all’aria il mondo

Oh, solo il mio, non quello di nessun altro

Ripenso alle estati davanti al mare

Guardavo per ore le navi che venivano da lontano

E le auto degli emigranti che tornavano per l’estate…

 

Quante lune mi tenevano compagnia insieme alle stelle

Non ero più bambina e la voglia di andarmene via lontano lontano

Insieme a quelle stelle e quelle lune.

Non sono più bambina e non sono più la ragazza di allora

La terrazza e il mare e quella casa che faceva male al cuore

Erano ormai diventati ricordi lontani.

Quel tempo non voleva passare mai

E com’erano lunghe quelle notti!

Sono tornata di recente nella casa che fa male.

E cadono a pezzi i ricordi che compravano a discapito della gioia ed anche del pane.

Non appartengo a quella casa.

Non sono di chi   ci abitava a padrone della mia vita.

Se sono rimasta legata è solo ai miei ricordi.

Dov’è la mia realtà?

Seguire solo legami d’amore, non di sangue, meno che mai di dovere.

Si dà pietas a chi ha bisogno vero di pietas.

è ipocrita il dovere e preferisco il piacere!!

 

foto Robert Doisneau

 
 
 

Andando ancora per via

Post n°342 pubblicato il 17 Giugno 2011 da DONNADISTRADA
 

Partenza ieri mattina, ancora la strada!!

Il viaggio e' stato piu' facile del previsto e alle 12 ero gia' arrivata...

un posto vale l'altro, l'importante e' andare

l'importante e' ritrovare i propri pensieri e perdersi in essi

oppure sospendere di pensare come in un black out che cosi' mi sento ancora di piu', niente, NULLA, oppure ancora io

certo non ho piu' tanto tempo ma che importa che la strada porti lontano oppure vicino

e cosi' eccomi a Erto, paese che non avevo neanche sentito nominare, ma e' il paese del disastro del Vajont o il paese di Mauro Corona che non ho mai letto!!

La signora Emma a mezzogiorno era impegnata con la nipotina di due anni e mi dice di tornare alle due e allora riprendo l'auto e faccio un giro nel paese vicino, dalla parte opporsta da dove son venuta, verso Udine per intenderci e non verso Belluno da dove ero arrivata.

Mi diceva di andare a mangiare in una trattoria, ma non avevo fame!!

Presa la camera, sono andata a letto e quando mi sono svegliata alle quattro e mezzo pioveva a dirotto, sono andata giu' ad acquistare dello yoghurt nel negozio di sotto, fumato una sigaretta e rientrata.

La camera non aveva televisore, non andava la mia connessione mobile internet e ho guardato passare il tempo inseguendo i miei pensieri affacciata alla finestra.

Stamattina ho pensato di andar via.

Avevo visto da casa guardando in internet che dalle parti di Kobarid c'era un'affittacamere che con 15 euro dava l'uso di cucina, televisione e anche internet. Ne spendevo il doppio e non avevo nulla.

Stamattina ancora per via. Ierisera avevo acquistato una pizza ai funghi porcini che avevo mangiato per un terzo e mi sono fermata a mangiarne un altro po'  fermandomi lungo la strada...

Senza il nome come faro' a ritrovare la pensione nei pressi di Kobarid, in Slovenia?

Eppure mi sono ricordata delle vecchie avventure dove avevo trovato un posto smarrito senza neppure conoscere la lingua...

Da Erto, la strada per Udine, Cividale e poi confine con la Slovenia e vecchi ricordi alla mente che vi raccontero' prossimamente.

Kobarid e prendo la strada per Bovec, percorro una decina di chilometri tra curve e precipizi da mettere a dura prova le mie vertigini.

Torno indietro. Non dev'essere da queste parti e supero l'ingresso per Kobarid e prendo per Nova Gorica.

Il paese dopo ci sono tantissime indicazioni per camping e apartma. Dev'essere da queste parti.

Arrivo in un paese e poi mi inerpico su per la montagna. Ancora le mie vertigini mi danno panico e quando incrocia un'auto mi pianto dal terrore.

Arrivo e domando con le poche notizie che ho. Vorrei andare da una signora che ha i bambini e affitta posti letto.

In Inglese mi spiega che devo tornare indietro e chiedere di Nataša. Chiedo e un po' in inglese di questa Nataša. La trovo e ha appartamenti. Ma non e' lei. Devo trovare Monica. Prova a chiamarla al cellulare. Monica non risponde, ma subito dopo richiama.

Trovata. E' lei!!! Fortuna o il solito coraggio dell'incoscienza.

Certo che mai nick fu piu' appropriato. eheheh!!!

E voi come state?

Non vi ho abbandonati!!

Ci sono, e quando non sono di strada allora sono su facebook, chi mi conosce lo sa!!

 
 
 
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“Le razze umane non esistono. L’esistenza delle razze umane è un’astrazione derivante da una cattiva interpretazione di piccole differenze fisiche fra persone, percepite dai nostri sensi, erroneamente associate a differenze ‘psicologiche’
e interpretate sulla base di pregiudizi secolari.
Queste astratte suddivisioni, basate sull’idea che gli umani formino gruppi biologicamente ed ereditariamente ben distinti, sono pure invenzioni...”.

Dal manifesto di “scienziati antirazzisti”, sottoscritto l’11 luglio 2008
a San Rossore nel 70° anniversario delle leggi razziali fasciste del 1938

Locandina della mostra sulle leggi razziali fasciste, al Vittoriano di Roma. Foto di Nicola Bruni

Firma l'appello di Andrea Camilleri,
Antonio Tabucchi, Dacia Maraini,
Dario Fo, Franca Rame, Moni Ovadia,
Maurizio Scaparro, Gianni Amelio

contro il ritorno delle leggi razziali in Europa.

http://temi.repubblica.it/micromega-appello/?action=vediappello&idappello=391094

 

 

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