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Il coraggio non mi manca. E' la paura che mi frega. (Antonio Albanese)

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"La mia ferita emotiva più profonda è stata anche una fonte inesauribile di gioie". Non ti rivelerò perché questa frase è molto importante per me: è una questione troppo personale. Ma tu, Vergine, potresti fare un'affermazione simile? Potresti interpretare la tua vita in modo da vedere un'esperienza dolorosa come una fonte di intuizione, ispirazione e vitalità? Il 2009 sarà l'anno ideale per compiere questo cambio di percezione. E il periodo intorno al solstizio d'inverno è il momento perfetto per cominciare. (Rob Brezsny)

 
 

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Sulla via che mi porta al lavoro c'è una casa abbandonata che, mi hanno detto da qualche giorno, è abitata dai fantasmi.
Non lo sapevo. Ma appena me l'hanno detto ho pensato: la compro io.
 

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Post N° 535

Post n°535 pubblicato il 02 Marzo 2008 da betulla64
 

Ci sono alcuni pensieri che mi risultano imbarazzanti, come quando penso ad esempio alla scelta di non avere figli. Mi imbarazzo perchè non so in coscienza se sia stata una scelta e se sì, da chi sia stata fatta.
Ricordo che dopo tre o quattro anni che eravamo sposati, decidemmo che sarebbe stato bello avere un bambino e per qualche mese ci applicammo senza però ottenere risultati, poi mio marito finì in cassa integrazione e accantonammo ogni progetto. In seguito, gli attacchi di panico sempre più forti, l'analisi, il Basedow ... L'idea di fare figli ci parve, forse, una cosa fuori dalla nostra portata e semplicemente non ne parlammo più.
A tirare fuori l'argomento, di tanto in tanto, era mia madre. Non ha mai digerito che io, la sua preferita (sia come figlia che come vittima) rinunciassi alla maternità. Il suo argomento preferito era: "da vecchia non avrai nessuno che si curi di te" a cui io ribattevo tra l'orgoglioso e il baldanzoso: "non si fanno figli per assicurarsi una vecchiaia assistita" e finiva lì, almeno fino alla volta successiva.
Mi capita ora, nel percepire quanto l'orologino biologico sia ormai prossimo al trillo finale e trovandoci mio marito e io a dover badare a un po' di persone anziane, di pensare, molto vigliaccamente e senza più alcuna baldanza, che forse mamma aveva ragione. A volte, mentre aspetto al buio che il sonno mi prenda, mi chiedo come sarà quando toccherà a noi di essere vecchi e magari rincoglioniti. Mi chiedo io, che non sono stata praticamente mai autosuffciente e che ho avuto sempre bisogno di qualcuno che facesse le cose per me, come farò nel caso dovessi sopravvivere a mio marito (sintomatico che, scrivendo, non abbia preso in considerazione l'idea che magari toccherà a me prendermi cura di lui).

Ricordo un pomeriggio di tanti anni fa, stesa sul lettino a raccontare a Poli le mie paure riguardo la maternità, quando lei, calma e tranquilla come sempre, disse: "anche se ora non le sembra possibile, sta preparando una culla bellissima per suo figlio" e io mi sentii felice.

La culla non c'è stata e non ci sarà. Resta un velo di malinconia e resta l'imbarazzo.



 
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da "La coscienza di Zeno"
 
 

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