Creato da Vasilissaskunk il 16/06/2008

ALIVE IN THE NIGHT

(foto di viaggioMIE)

 

 

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Schmerzerfüllt

Post n°354 pubblicato il 06 Ottobre 2021 da Vasilissaskunk

Una  consapevolezza trafiggeva la pupilla di Domitilla come uno spillo incandescente ... " dopo la morte di tua madre a nessuno importa piu' di come stai " ...nella strada ruotava la grande frittata intenta a fagogitare più elementi possibili... 

Gli altoparlanti neurali tuonavano messaggi schicchirilenti e taglienti ...ma lei decisi di staccarseli un momento ... e ripiombare nell'oceano di quel silenzio primordiale del non essere... sempre che fosse poi esistito quel prima senza connotato ... 

 

Si ricordava ancora tutto ...un vortice doloroso l'avvolse IMMER GERADEHAUS !!! sempre AVANTI !!!  le aveva tenuto la mano per tutto il delirio che la stava portando alla morte ... poi si era calmata ed era arrivata al mattino ... DOMITILLA aveva deciso di allontanarsi un attimo e in qul solo attimo aveva sentito un contraccolpo all'anima ... la mamma non c'era già piu' ... ricorda di averle detto prima  " mi allontano un attimo aspettami " e la mamma aveva aperto gli occhi e le era scesa una lacrima ... il rimpianto etenro di non aver udito il suo ultimo respiro ...

Poi tutto sembrò irreale così come giarare con un cadavere coperto da un lenzuolo  per i corridoi dell'ospedale ... un corpo freddo ... e dopo,  solo un immenso e profondo e incolmabile vuoto

la ruota aveva girato  dolorosa  i suoi ingranaggi ... stava a lei adesso prendere il posto di chi non c'era piu'... ma irrompeva sorniona l'idandeguatezza....

 

--un nuovo dolore fisico la richiamo' a quel che era del suo presente. riattacco' ai fori gli altoparlanti neurali ... non importava piu' niente forse ? ... I suoi capelli divennero bianchi ... come la neve che scendeva... ma non era neve !!! era l'albume dei congiunti alla grande fritatta agitato ed espulso da essa con gli ultimi neuroni rimasti !!!!

>>>> WIR HABEN  UNS UND SIND ALLEIN >>> WIR WOLLEN KEIN AENGEL SEIN ! 

( abbiamo noi stessi e siamo pur soli ... non vogliamo essere angeli ) 

... la testa pareva scoppiarle ...  

 

Commenti al Post:
misteropagano
misteropagano il 06/10/21 alle 20:28 via WEB
Schmerzerfüllt non conosco la sua traduzione ma nel contesto appena letto mi pare di ritrovare quel motto che sardonico campeggiava sui cancelli degli impianti di smaltimento razze. È pur triste la perdita di qualcuno mentre gli altoparlanti cicaleggiano sorrisi tetanici. Bon, scusa la divagazione. Sempre convinta di leggerti, mentre traduci il tuo silenzio seeU Vasi^
 
 
Vasilissaskunk
Vasilissaskunk il 07/10/21 alle 09:52 via WEB
Grazie cara ... il tedesco è una lingua complicata tradotto letteralmente vorrebbe dire pieno di dolore ma è sinonimo di trafitto. gli altoparlanti cercano sempre di intrufolarsi ... ma è nel silenzio che ci si ritrova sempre .. un abbraccio a te
 
   
misteropagano
misteropagano il 08/10/21 alle 14:42 via WEB
...almeno le lingue nordiche riescono a mantenere i loro significati anche se di difficile interpretazione, la lingua italiana invece è diventata divertente per le vignette. A me pare che il destino sia stronzetto:):) per non parlare degli altoparlanti, appunto! ciao cara V, M:*
 
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(CXX DEL CANZONIERE CINIANO)

Signor, e’ non passò mai peregrino,
o ver d’altra manera viandante,
cogli occhi sì dolenti per cammino,
né così greve di pene cotante,
com’i’ passa’ per lo mont’Appennino,
ove pianger mi fece il bel sembiante,
le trecce biond’e ’l dolce sguardo fino
ch’Amor con l’una man mi pone avante;
e coll’altra nella [mia] mente pinge,
a simil di piacer sì bella foggia,
che l’anima guardando se n’estinge.
Questa dagli occhi mie’ men’ una pioggia,
che ’l valor tutto di mia vita stringe,
s’i’ non ritorno da la nostra loggia.

 

CANZONIERE DI CINO DA PISTOIA

(CXII canto)
Oimè, lasso, quelle trezze bionde
da le quai riluciéno
d’aureo color li poggi d’ogni intorno;
oimè, la bella ciera e le dolci onde,
che nel cor mi fediéno,
di quei begli occhi, al ben segnato giorno;
oimè, ’l fresco ed adorno
e rilucente viso,
oimè, lo dolce riso
per lo qual si vedea la bianca neve
fra le rose vermiglie d’ogni tempo;
oimè, senza meve,
Morte, perché togliesti sì per tempo?
Oimè, caro diporto e bel contegno,
oimè, dolce accoglienza
ed accorto intelletto e cor pensato;
oimè, bell’umìle e bel disdegno,
che mi crescea la intenza
d’odiar lo vile ed amar l’alto stato;
oimè lo disio nato
de sì bell’abondanza,
oimè la speranza
ch’ogn’altra mi facea vedere a dietro
e lieve mi rendea d’amor lo peso,
spezzat’hai come vetro,
Morte, che vivo m’hai morto ed impeso.
Oimè, donna d’ogni vertù donna,
dea per cui d’ogni dea,
sì come volse Amor, feci rifiuto;
oimè, di che pietra qual colonna
in tutto il mondo avea
che fosse degna in aire farti aiuto?
E tu, vasel compiuto
di ben sopra natura,
per volta di ventura
condutta fosti suso gli aspri monti,
dove t’ha chiusa, oimè, fra duri sassi
la Morte, che due fonti
fatt’ha di lagrimar gli occhi miei lassi.
Oimè, Morte, fin che non ti scolpa
di me, almen per li tristi occhi miei,
se tua man non mi colpa,
finir non deggio di chiamar omei.

 

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