MedioEvo by Libreria Aiace Roma Montesacro

Medioevo

La Civiltà dell’Occidente Medievale

«Ho centrato questo libro sui secoli tra il X e il XIII, che costituiscono in una piú ampia prospettiva un momento decisivo nell’evoluzione dell’Occidente», scrive Jacques Le Goff, nel presentare questo suggestivo panorama della civiltà medievale. La forza creatrice di quei secoli, infatti, è all’origine di molte delle innovazioni tipiche del mondo in cui viviamo: dalla nascita della città all’affermarsi di un nuovo modo di trasmettere il sapere e di studiare, legato alle università; al tempo stesso, nuove tecniche vengono allora messe in opera e «si fanno strada nuovi atteggiamenti nei confronti del tempo, del denaro, del lavoro, della famiglia». Caratteristica dell’attività storiografica di Le Goff è proprio la capacità di tendere a una visione del passato che ce lo ripresenti al di là degli schemi che irrigidiscono e isolano solo taluni fenomeni. Lo studioso francese pensa che tale impostazione sia particolarmente necessaria per un’epoca e una società che forse piú di ogni altra hanno sentito l’esigenza di una vita totalitaria. In questo modo ci troviamo davanti non solo a una narrazione densa e affascinante, ma a una grande lezione di storia, che ci mostra nelle loro profonde interdipendenze i vari atteggiamenti degli uomini. ( Einaudi Editore )

Link a eBAY: LA CIVILTA’ DELL’OCCIDENTE MEDIEVALE – J.LE GOFF – EINAUDI, 1981

La conversione di Ermanno l’Ebreo 

È la metà del XII secolo. Giuda è un giovane ebreo di Colonia. A soli tredici anni sogna di essere invitato a condividere la mensa e le ricchezze di un grande imperatore. Molti anni dopo, quando l’incontro con cristiani di fede incrollabile avrà innescato la sua crisi spirituale culminata nella conversione e nel sacerdozio, Giuda interpreterà il sogno come l’invito a unirsi ai cristiani per condividere la ricchezza della ‘vera fede’. Scrive così, con il nome di ‘Ermanno l’ex ebreo’, il racconto per i posteri della sua conversione. Dopo le Confessioni di sant’Agostino, l’Opusculum de conversione sua è una della prime autobiografie comparse in Occidente e ha posto agli storici un quesito insolubile: verità o finzione ? Ermanno l’Ebreo è esistito davvero, oppure è un personaggio confezionato dai chierici cristiani ? ( Editori Laterza  )

Link a eBAY: J.C. SCHMITT, LA CONVERSIONE DI ERMANNO L’EBREO, LATERZA

La Servitù nella Società Medievale

” In tutta l’Europa, nel Medioevo, gli uomini hanno parlato di libertà della persona e di servitù, vale a dire di privazione della libertà; i tribunali hanno cercato accuratamente, talora persino angosciosamente, di stabilire chi fosse libero e chi no. Ma secondo i paesi, secondo i tempi soprattutto, le realtà che queste parole sempre uguali pretendevano di esprimere hanno profondamente variato “. Marc Bloch

Nel medioevo si può parlare di servi, non di schiavi, come in età antica. Il diverso nome denota una differenza di sostanza: in età precristiana il padrone aveva un potere assoluto sullo schiavo, un potere che arrivava a disporne della stessa vita. Ora invece il servo ha dei precisi diritti, può essere proprietario anche di beni immobili, comprare e vendere, e il signore non ha su di lui un potere assoluto, ma prerogative ben delimitate. In ciò si può vedere l’influsso umanizzatore del Cristianesimo. La condizione servile è talmente poco insopportabile, che agli inizi dell’alto medioevo troviamo moltissimi casi in cui un uomo libero decide, liberamente, di rendersi servo. Certo, ciò avviene sotto la spinta di condizionamenti come la povertà, l’insicurezza, la precarietà, ma ci testimonia una larga tollerabilità dello stato servile.

Link a eBAY: M. BLOCH LA SERVITU’ NELLA SOCIETA’ MEDIEVALE LA NUOVA ITALIA 1975

Storia di Roma nel Medioevo

Il successore di Bonifacio VIII, Clemente V non mise mai piede a Roma, iniziando la serie di pontefici che ebbero la propria residenza presso la città francese di Avignone. Fu un periodo di forte decadenza per Roma, la cui economia si basava in larga parte sulla presenza della corte papale e sui pellegrinaggi. La rivalità tra gli Orsini e i Colonna non smise di manifestarsi, in particolare in occasione dell’arrivo in città nel 1312 dell’imperatore Enrico VII di Lussemburgo, detto anche Arrigo, il quale dovette aprirsi con le armi la strada verso la Basilica di San Pietro. Papa Giovanni XXII nominò quindi Senatore della città e suo vicario, il re di Napoli Roberto d’Angiò, che governò la città per mezzo di funzionari. Nel 1328 giunse a Roma l’imperatore Ludovico il Bavaro, che venne incoronato da Sciarra Colonna nonostante l’opposizione del papa, causando l’interdetto papale contro la città. Nei successivi disordini l’imperatore fu costretto ad asserragliarsi entro le mura del Vaticano. Dopo la sua partenza Roberto d’Angiò riprese la carica di Senatore, che successivamente passò di nuovo allo stesso pontefice, Benedetto XIII.  Approfittando dell’assenza del papa, nel 1347 il Campidoglio, sede del Senato, venne occupato da Cola di Rienzo, un popolano che si proponeva di riportare Roma all’altezza del suo nome, ma il cui governo durò solo pochi mesi. Un suo secondo tentativo nel 1354 si concluse con la sua uccisione durante un tumulto. Il legato pontificio Bertrand de Deux provò allora a prendere possesso della città in nome della Chiesa e ad annullare i decreti del Tribuno, ma la restaurazione non andò in porto e nel 1358 la città si organizzò in un libero “comune di popolo”, che escludeva i magnati dalla gestione del potere e limitava l’ingresso dei ceti medi mercantili alle cariche pubbliche in una proporzione di minoranza di un “cavallerotto” ogni due popolari.  ( Wikipedia )

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Libri: un Regalo che crea Emozione

 

Natale Libri.3

 

Un regalo speciale, un libro raro

I molluschi marini viventi nel mediterraneo

Dalla prefazione di Ermanno Bronzini: “ L’opera del Settepassi stabilisce in modo esauriente il catalogo sistematico delle specie mediterranee finora conosciute. Per la stesura dell’opera l’autore si è avvalso, oltre che degli esemplari della sua collezione, anche di quelli delle raccolte malacologiche Rigacci, Monterosato, Piesanti, Meli e altri minori conservate nel Museo di Zoologia di Roma. L’interesse e la novità dell’opera stanno nell’avere riunito in un’unica trattazione tutte le specie mediterranee finora note, di averne descritto le varietà, le anomalie, le mostruosità, etc., ponendo di ogni cosa trattata in primo piano la documentazione iconografica, cosicché, immagini e testo mutuamente si completano in un unico elaborato specifico utile sia agli studiosi sia ai collezionisti”. Edizione: 1970

Link a eBAY: F. SETTEPASSI, MOLLUSCHI MARINI VIVENTI NEL MEDITERRANEO

 

Storia della letteratura russa

L’opera di Mirskij più rilevante e conosciuta è una Storia della letteratura russa, scritta originariamente in lingua inglese e pubblicata in due volumi nel 1926/1927; partendo dal XII secolo con il Canto della schiera di Igor e concludendosi al primo quarto del XX secolo con l’inizio della cultura letteraria sovietica, rimane uno dei testi basilari per la comprensione dell’evoluzione della scrittura in lingua russa. Il letterato statunitense Edmund Wilson giudicò questa sua opera come la “più ariosa, illuminante e leggibile” del panorama della critica del settore, scritta da chi “ha il senso dei valori letterari e la sicurezza del giudizio”. Edizione: 1965

Link a eBAY: STORIA DELLA LETTERATURA RUSSA – GARZANTI – D S MIRSKIJ 1ª ED 1965

Garbini & I Filistei

Garbini ha dedicato la sua vita di studioso alle lingue semitiche da un punto di vista storico-comparativo e si è dedicato all’interpretazione dei diversi aspetti della cultura di fenici, ebrei e arabi preislamici. Ma è nell’ambito della filologia biblica che il semitista ha offerto studi innovativi, rivelando omissioni storiche e manipolazioni presenti nel testo sacro che hanno condotto Garbini a interpretare differentemente la vicenda biblica e a contestualizzarla maggiormente nel quadro della storia del Vicino Oriente. Secondo Garbini, l’origine del popolo ebraico andrebbe ricercata in quella parte del deserto siriano collocata tra il Tigri e l’Eufrate, a ovest dei monti Kashia. Di qui alcune tribù aramaiche si sarebbero stanziate nel territorio di Damasco e poi sarebbero scese verso il sud, verso l’attuale territorio palestinese. La vicenda di Mosè e dell’esodo dall’Egitto sarebbero invece un mito ancora più antico, autonomo rispetto a quello di Abramo e dei patriarchi. Un regno unitario davidico-salomonico, quindi, sarebbe stato soltanto una creazione leggendaria in quanto il popolo aramaico stanziato in Palestina avrebbe costituito il Regno di Israele, sotto la dinastia degli Omridi, solo intorno al 900 a.C. In precedenza, il beniaminita Saul, avrebbe costituito un regno locale nella Palestina centrale che, progressivamente, sarebbe stato riassorbito dai filistei. David sarebbe stato una specie di capitano di ventura del IX secolo al servizio dei Filistei e Salomone un personaggio assolutamente mitico. Garbini avrebbe inoltre accertato l’esistenza, a Gerusalemme, tra il regno di Ezechia e quello di Giosia, di un lungo regno ammonita, cancellato dagli scribi ebrei. Le ricostruzioni storiche della Bibbia, frutto di gruppi spesso in contrasto tra loro, si sarebbero formate solo dopo la caduta del regno di Giuda e dopo il rientro degli esiliati, cioè durante la dominazione persiana.

Link a eBAY: G. Garbini.I FILISTEI : GLI ANTAGONISTI DI ISRAELE, RUSCONIR

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Libri d’Occasione & Rari by Libreria Montesacro Roma

 

Bolscevismo

Storia del Bolscevismo

All’inizio del XX secolo era teorizzata da Lenin e dai suoi collaboratori al giornale Iskra l’esigenza di un partito «democraticamente centralizzato, stabile e coeso, fondato su di un programma marxista rivoluzionario», in grado di «fornire alla classe operaia in lotta un tipo di direzione che avrebbe assicurato l’egemonia proletaria nella battaglia per la democrazia fino al trionfo del socialismo». La fase di concretizzazione di tale idea di partito condusse ad uno scontro, nell’ambito del II Congresso del POSDR (il primo effettivo dopo quello fondativo del 1898, svoltosi in condizioni precarie), tra i cosiddetti “iskristi” ed altre correnti della socialdemocrazia russa. I primi prevalsero sugli economicisti, che preferivano una struttura organizzativa debole, e sul Bund, che premeva per un’organizzazione federale di diversi gruppi socialisti, tra cui quello ebraico. Il Congresso registrò tuttavia anche un aspro conflitto interno agli stessi “iskristi”. Questi ultimi si distinsero in due frazioni: una, guidata da Lenin, fu detta bolscevica e l’altra, guidata da Martov, fu detta menscevica. Lo scontro si concentrò soprattutto sull’articolo 1 dello Statuto del Partito: mentre la formulazione proposta da Lenin pretendeva dai membri la partecipazione attiva ad una delle organizzazioni del POSDR, quella avanzata da Martov riteneva sufficiente per l’accettazione nel partito il fatto di collaborare con esso, pur senza partecipare direttamente. Le due diverse versioni sottintendevano due differenti idee di partito: una forza d’avanguardia, snella e composta di rivoluzionari di professione per Lenin, un’organizzazione ampia e di massa per Martov. Dopo un dibattito molto acceso l’assemblea approvò l’articolo 1 nella versione di Martov, mentre il resto del testo rifletteva l’idea di Lenin. La divisione in due frazioni fu confermata nel 1904 dalla nascita dell’Ufficio dei comitati di maggioranza di parte bolscevica e della Commissione organizzativa menscevica, mentre dopo l’inizio della Rivoluzione russa del 1905 i bolscevichi tennero il III Congresso del POSDR (che approvò l’articolo 1 dello Statuto nella versione di Lenin) e i menscevichi svolsero una Conferenza di partito, con ciascuna delle due assemblee che elesse organismi dirigenti distinti. Le dinamiche rivoluzionarie portarono a tentativi di riavvicinamento tra le due correnti, e nella primavera del 1906 si svolse un Congresso unitario.[8] Il periodo reazionario apertosi nel 1907, però, indebolì l’intero movimento socialdemocratico e acuì le tensioni interne al partito e alle stesse correnti. ( Wikipedia )

LINK a eBAY: A. ROSEMBERG, STORIA DEL BOLSCEVISMO, SANSONI 1933

 

Il Primo Libro delle Favole by Gadda

Certo la pressione dell’incipit avrà guidato la scelta di una favola in cui vi è un appariscente recupero dei protagonisti più stereotipi della tradizione favolistica ( l’agnello e il lupo di Fedro, un lupo in realtà assente e forse distratto ). Ma a smentire sospetti di archeologia interviene sul solo dei personaggi tradizionali che è davvero in scena, l’agnello, una operazione di attualizzazione, di aggregazione totale alla contemporaneità, nella quale l’agnello − di Persia nel senso che si vedrà − viene condotto ad interagire con idoli polemici del mondo dell’autore. La gentildonna lombarda è in effetti, come ricorda ogni lettore del Gadda maggiore, una figura ricorrente del velle senza repliche: dell’agire perentorio, imperterrito, ignaro d’ogni bizantinismo psicologico. Il prototipo di queste donne dal pensiero elementare è forse la donna Giulia de’ Marpioni nata Pertegati dell’Adalgisa. Ma la stessa Adalgisa è «di quelle meravigliose donne lombarde che il proprio vigor di cervello manifestano in pragma (le idee per loro sono atti), cioè in una prescienza vittoriosa d’ogni obiezione: col postulare dovunque, davanti a chiunque, la certezza nella propria infallibilità». Molteplici «elette gentildonne lombarde di squisito sentire» − tutte apparentate ad una «vecchia gentildonna molto inclinata a fare del bene», la manzoniana donna Prassede − sono del resto sparse nell’opera di Gadda, non escluse altrove le stesse Favole … ( Archivio Manzotti )

LINK a eBAY: IL PRIMO LIBRO DELLE FAVOLE – C. E. Gadda – GARZANTI 1976

 

Garibaldi Condottiero

Nel 1867, approfittando della popolarità derivatagli dalla vittoria di Bezzecca, Garibaldi stava ritentando l’impresa di invadere Roma. Promosse una raccolta che chiamò «Obolo della Libertà» contrapponendolo all’«Obolo di San Pietro», e si interessò al centro insurrezionale romano, formando un Centro dell’emigrazione con sede a Firenze. Partecipò al Congresso internazionale della pace, il 9 settembre 1867 a Ginevra, dove venne eletto presidente onorario. Preparò un attacco contando sulla rivolta interna della città; dopo una serie di rimandi, senza l’appoggio dello stato, il 23 settembre partì da Firenze, ma il giorno dopo il 24 settembre 1867 venne arrestato. Il presidente del consiglio Urbano Rattazzi agì in tempo facendo arrestare Garibaldi a Sinalunga, e portato nella Cittadella di Alessandria. 25 deputati protestarono per l’accaduto: essendo il nizzardo stato eletto nel Mezzogiorno, veniva a infrangersi l’immunità parlamentare e i soldati che dovevano sorvegliarlo ascoltavano i suoi proclami dalla finestra della prigione. Venne poi portato il 27 settembre prima a Genova e poi a Caprera, isola in quarantena per colera, dove era prigioniero, sorvegliato a vista e l’isola controllata dalla Regia Marina. Organizzò una rocambolesca fuga utilizzando Luigi Gusmaroli come suo sosia. Mentre l’uomo sostituì Garibaldi, il nizzardo lasciò l’isola il 14 ottobre stendendosi su un vecchio beccaccino comprato anni prima e nascosto. Giunse all’isolotto di Giardinelli, e, dopo aver guadato, arrivò a La Maddalena alloggiando dalla signora Collins. Con Pietro Susini e Giuseppe Cuneo giunsero in Sardegna, dopo essersi riposati ripartirono il 16 ottobre e dopo aver viaggiato a cavallo per 15 ore, il 17 si imbarca raggiungendo in seguito Firenze il 20. Partito da Terni raggiungendo Passo Corese il 23, contava fra i suoi uomini circa 8 000 volontari, in quella che venne riconosciuta come “Campagna dell’Agro Romano per la liberazione di Roma”. Dopo un primo attacco a Monterotondo il 25 ottobre prese il 26 ottobre 1867 la piazzaforte pontificia bruciando la porta utilizzando un carro infuocato penetrandovi con i suoi uomini. ( Wikipedia )

LINK a eBAY: GARIBALDI CONDOTTIERO, F. MAZZONIS (CUR), FRANCO ANGELI, 1984

 

Tommaso Landolfi: Breve Canzoniere

Italo Calvino, nella sua Postfazione all’antologia del 1982, indica una parentela letteraria tra le opere di Landolfi e quelle degli scrittori francesi Jules Amédée Barbey d’Aurevilly e Auguste de Villiers de L’Isle-Adam, mentre Carlo Bo ha più volte dichiarato di come Landolfi sia, dopo D’Annunzio, il primo scrittore ad avere il dono di giocare con la lingua italiana e, di conseguenza, avere la capacità di manipolarla a proprio piacimento. La scrittrice Susan Sontag, in una sua retrospettiva critica sul profilo letterario dell’autore, collocava idealmente la sua opera tra quella di Jorge Luis Borges e quella di Karen Blixen[9], mentre altri hanno indicato dei parallelismi con autori quali Edgar Allan Poe e Nikolaj Vasil’evič Gogol’. Centrale è nella sua opera la critica alle “magnifiche sorti e progressive” della moderna società dei consumi ma, rispetto a quella degli scrittori impegnati, essa è condotta da un punto di vista aristocratico e conservatore, riverberandosi altresì nel linguaggio, attraverso uno stile altamente barocco e sperimentale. Landolfi, infatti, nutre un sincero interesse per le possibilità della lingua, benché non sia uno scrittore d’avanguardia ma piuttosto un conservatore. Per esempio, nel racconto La passeggiata, che alla persona dotata di un vocabolario medio pare un racconto astruso ed incomprensibile, Landolfi fa sfilare una serie di vocaboli arcaici, gergali o comunque desueti, ma tutti presenti nel dizionario. Una glossolalia la sua, come direbbe Giorgio Agamben, da leggere con una continua sorpresa, dizionario alla mano (il suo era uno Zingarelli, ma usava anche il Tommaseo-Bellini ). ( Wikipedia )

LINK a eBAY: T. LANDOLFI , BREVE CANZONIERE, VALLECCHI, 1971

 

Eunuchi

Gli eunuchi non furono solo schiavi e custodi di harem, ma guerrieri e mistici, sacerdoti ed eroi, funzionari e cantori, prostituti e sovrani. La storia degli eunuchi ha inizio con gli albori stessi della vicenda umana. E’ una storia occulta, che attraversa l’Egitto e la Cina, Roma e Bisanzio, la Russia e l’India. Col termine eunuco sono indicati quegli uomini che erano sottoposti in età prepuberale o puberale a interventi più o meno estesi di mutilazione dell’apparato genitale, tali da condurli a impotentia generandi o a una più radicale impotentia coeundi. Essi furono comuni a molte corti sovrane soprattutto orientali, da quelle musulmane come quella dell’Impero ottomano a quella del Celeste impero cinese. L’istituto dell’evirazione ha caratterizzato un gran numero di società e di culture umane in età antica, medievale e moderna, in Europa, Asia e Africa. Ciò era essenzialmente dovuto alla grande richiesta di persone a cui poter affidare senza timore delicati compiti di sorveglianza dei ginecei e anche per impedire l’adozione di pratiche nepotistiche nel caso si fosse deciso di affidar loro importanti e delicate funzioni civili, militari o religiose. Infine, nel caso di castrazione in età prepuberale, per esaltare il registro alto canoro, specialmente ricercato nei cori ecclesiastici o di teatro civile dove, fino all’età moderna, fu impedito il ricorso a donne, sostituite da voci bianche. Tra gli eunuchi del Settecento fu celebre il sopranista Farinelli. Il valore sul mercato dell’eunuco dipendeva dall’età e dalle sue doti fisiche ed intellettuali: tra gli evirati in età prepuberale la percentuale dei sopravvissuti all’intervento era abbastanza alta, ma a ciò faceva da contraltare il mancato sviluppo della sessualità secondaria (voce, massa muscolare poco tonica, apatia, indole tendenzialmente remissiva e poco intraprendente) che ne faceva abbassare relativamente il valore, a meno che il mancato sviluppo della sessualità secondaria fosse precisamente richiesto dal compratore. Al contrario, chi fosse stato evirato in età post-puberale e fosse sopravvissuto (la frequenza dei morti nel corso dell’intervento, o immediatamente dopo, era infatti elevatissima) manteneva le caratteristiche sessuali secondarie (voce profonda, buon tono muscolare, indole maggiormente volitiva) e tutto ciò consentiva che egli avesse un valore assai più alto di mercato. Nella cultura islamica gli eunuchi, distinti dai veri e propri castrati, divennero normale corredo dei potenti: dal Califfo ai governatori, dai sovrani ai Sultani. Sovente oltre alla custodia degli harem era loro affidata la cura dell’amministrazione e dell’apparato militare. Tra gli eunuchi non mancarono sovrani di ottime capacità, come furono i casi di Kāfūr nell’Egitto ikhshidide e del Caid qāʾid Pietro nella Sicilia arabo-normanna. Durante il periodo di al-Andalus ( Spagna islamica ) e Lucena in ambiente islamico particolarmente esperti nell’operazione di evirazione erano gli Ebrei di Pechina, come pure i loro correligionari di Verdun grazie alle loro adeguate conoscenze medico-anatomiche. I musulmani acquistavano per questo fine schiavi dell’Alto Egitto, del Khorāsān, del Sind, dell’Abissinia ed in genere dei paesi sudanesi ( Sūdān significa genericamente “Neri” ). Secondo fonti islamiche coeve o di poco successive, il califfo abbaside al-Muqtadir possedeva 11.000 eunuchi: 4.000 Greci e 7.000 Africani. Nei primi anni del ‘900, Pu Yi, l’ultimo imperatore della Cina, fu allevato da balie ed eunuchi, su cui esercitava il potere assoluto. ( Wikipedia )

LINK a eBAY: EUNUCHI – VANNA DE ANGELIS, PIEMME, 2000

 

Pinocchio in Versi

Nel romanzo Geppetto spiega che si chiama Pinocchio perché è un nome a lui conosciuto: « Che nome gli metterò ? – disse tra sé e sé. – Lo voglio chiamar Pinocchio. Questo nome gli porterà fortuna. Ho conosciuto una famiglia intera di Pinocchi: Pinocchio il padre, Pinocchia la madre e Pinocchi i ragazzi, e tutti se la passavano bene. Il più ricco di loro chiedeva l’elemosina. » L’origine del nome non è chiara: pinocchio significa «pinolo», esistono molti altri cognomi simili con pin- che derivano da Pino, ipocoristico aferetico di Giuseppino (a sua volta diminutivo o vezzeggiativo di Giuseppe, come anche lo stesso Geppetto) o anche di Filippino ( da Filippo ) e Iacopino ( da Iacopo o Giacomo ). Nell’antico dialetto toscano, il termine Pinocchia indicava l’albero ( ovviamente comunemente chiamata anche Pinacchio, formato da Pina e chio’ ) infatti tutte le persone di nome Pina sono Pinacchio Pinus pinea, come testimoniato da toponimi come Crino della Pinocchia. Pinocchina indicava inoltre, nel vernacolo fiorentino di qualche tempo fa, una gallina o donna piccola e un po’ grassoccia ma ben proporzionata. Nell’accezione di pinolo si possono riassumere simbolicamente le caratteristiche del personaggio, come evidenziato anche da Gérard Génot: il «seme» come «valore filiale, infantile», nel suo stesso essere «di legno», insomma «la carne nel legno, la germinazione nella durezza». Altri preferiscono richiamare alcuni toponimi toscani che potrebbero aver suggerito il nome al Collodi. A Colle, dove fu alunno del locale Seminario collegio vescovile, esisteva una fonte detta la Fonte del Pinocchio. Secondo alcuni potrebbe aver preso spunto anche dall’odierno San Miniato Basso, che si chiamava appunto “Pinocchio”, che è anche il nome del rio che scorre nel centro del paese. Era una località che Collodi conosceva bene: il padre di Carlo Lorenzini, Domenico, aveva abitato per diversi anni nella zona del Pinocchio al servizio come cuoco di una ricca famiglia del luogo. ( Wikipedia )

LINK a eBAY: ORESTE TOSCANO, PINOCCHIO IN VERSI, EUROFORM, 2005

 

 

Libreria Online

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Libri & Letture

LIBRO: Un Esercito all’Alba di Rick Atkinson

Guerra Nordafrica

La Guerra Nordafricana ( 1940-1943 )

La campagna del Nordafrica, conosciuta anche come guerra nel deserto, fu combattuta in un teatro di guerra situato nel Nordafrica, in Egitto, Libia, Tunisia, Algeria e Marocco, in cui si confrontarono italiani e tedeschi da una parte, e gli Alleati dall’altra, durante la seconda guerra mondiale tra il 1940 e il 1943.

Il Regio Esercito italiano, in Libia comandato dal maresciallo Rodolfo Graziani, forte numericamente ma insufficientemente equipaggiato, diede inizio alla campagna nell’estate 1940 entrando in Egitto ma nel dicembre seguente le forze britanniche del generale Archibald Wavell, modernamente armate e molto mobili, passarono alla controffensiva, sbaragliarono l’esercito italiano e occuparono l’intera Cirenaica. Benito Mussolini fu costretto a chiedere aiuto ad Adolf Hitler che, nel marzo 1941 inviò in Nordafrica il cosiddetto Afrikakorps guidato dall’abile generale Erwin Rommel. Da quel momento le Panzer-Division dell’Afrikakorps svolsero un ruolo decisivo nella campagna per le forze dell’Asse; nella primavera 1941 il generale Rommel passò all’attacco e riconquistò la Cirenaica tranne Tobruk; dopo altri successi, le forze italo-tedesche furono però sconfitte nell’inverno dello stesso anno dalla nuova offensiva britannica, operazione Crusader, e ripiegarono nuovamente fino al confine della Tripolitania.

Il generale Rommel, dopo aver rafforzato la sua armata italo-tedesca, riprese presto l’iniziativa, respinse nuovamente i britannici nel gennaio e nel maggio del 1942 combatté e vinse la grande battaglia di Ain el-Gazala; i britannici dovettero ripiegare in profondità in Egitto; Tobruk fu conquistata ed i panzer tedeschi arrivarono fino a El Alamein dove il fronte si stabilizzò nell’agosto 1942. La campagna del Nordafrica ebbe una svolta decisiva nell’autunno successivo; i britannici del generale Bernard Montgomery vinsero la seconda battaglia di El Alamein costringendo i resti delle forze italo-tedesche del generale Rommel ad evacuare definitivamente tutta la Libia; Tripoli cadde il 23 gennaio 1943. Contemporaneamente un grande corpo di spedizione anglo-americano, al comando del generale Dwight Eisenhower, sbarcò in Marocco e Algeria a partire dall’8 novembre 1942, l’operazione Torch.

Dopo l’afflusso di altre truppe italo-tedesche in Tunisia che permise di fermare temporaneamente l’avanzata alleata da sud e da ovest, la situazione delle forze dell’Asse precipitò nella primavera 1943. Privi di adeguati rifornimenti ed in schiacciante inferiorità numerica e materiale, le residue forze italo-tedesche, passate al comando dei generali Giovanni Messe e Hans-Jürgen von Arnim, si arresero entro il 13 maggio 1943, mettendo fine alla campagna del Nordafrica.

Anno 1942

Il 21 giugno 1942 Winston Churchill si trovava a Washington per importanti colloqui con il presidente Franklin Roosevelt e i suoi collaboratori riguardo alla complessa pianificazione strategica in corso di studio tra le due potenze anglosassoni; la disastrosa notizia della caduta di Tobruk gli giunse, a suo dire, del tutto inaspettata e gli causò profonda emozione e grande preoccupazione. Il presidente statunitense propose subito di far intervenire in Egitto le nuove divisioni corazzate americane in corso di addestramento negli Stati Uniti d’America e il generale George Marshall discusse con il generale George Patton le possibilità pratiche di un intervento diretto dell’esercito statunitense; di fronte alle difficoltà tecniche e all’urgenza di un sostegno ai resti dell’esercito britannico in Egitto, i dirigenti dei due paesi decisero per il momento di rinforzare l’8ª Armata con l’invio di 300 carri armati americani ultimo modello M4 Sherman e 100 cannoni semoventi. Nel frattempo la situazione dell’esercito britannico appariva veramente critica; il generale Ritchie stava ripiegando rapidamente rinunciando a difendere la linea di confine; durante un incontro con il generale Auchinleck, giunto sul posto per valutare la situazione, era stato concordato di ritirare le truppe fino a Marsa Matruh dove sarebbero affluiti i rinforzi della divisione neozelandese richiamata precipitosamente dalla Palestina e i nuovi carri armati per le brigate corazzate. Il comandante in capo del Medio Oriente predispose anche una seconda posizione di ripiegamento più arretrata ad El Alamein dove furono subito avviati reparti sudafricani; era atteso entro alcune settimane l’arrivo di una divisione australiana dalla Siria e di una divisione britannica da Cipro. Il 25 giugno 1942 il generale Ritchie schierò le sue forze sulla posizione di Marsa Matruh; egli disponeva dei reparti del generale Gott e del generale William Holmes, con 159 carri armati della 1ª Divisione corazzata; già alla fine della giornata le linee britanniche furono raggiunte dall’Afrikakorps del feldmaresciallo Rommel. …… ( Wikipedia )

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LIBRI: Quaderni dal Carcere di Antonio Gramsci

Gramsci

GRAMSCI & QUADERNI DAL CARCERE

Antonio Gramsci, nome completo, così come registrato nell’atto di battesimo, Antonio Sebastiano Francesco Gramsci (Ales, 22 gennaio 1891 – Roma, 27 aprile 1937), è stato un politico, filosofo, politologo, giornalista, linguista e critico letterario italiano.

Nel 1921 fu tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia, divenendone segretario e leader dal 1924 al 1927, ma nel 1926 venne ristretto dal regime fascista nel carcere di Turi. Nel 1934, in seguito al grave deterioramento delle sue condizioni di salute, ottenne la libertà condizionata e fu ricoverato in clinica, dove trascorse gli ultimi anni di vita.

Considerato uno dei più importanti pensatori del XX secolo, nei suoi scritti, tra i più originali della tradizione filosofica marxista, Gramsci analizzò la struttura culturale e politica della società. Elaborò in particolare il concetto di egemonia, secondo il quale le classi dominanti impongono i propri valori politici, intellettuali e morali a tutta la società, con l’obiettivo di saldare e gestire il potere intorno a un senso comune condiviso da tutte le classi sociali, comprese quelle subalterne.

QUADERNI DAL CARCERE

I 33 Quaderni del carcere, non destinati da Gramsci alla pubblicazione, contengono riflessioni e appunti elaborati durante la reclusione; iniziati l’8 febbraio 1929, furono definitivamente interrotti nell’agosto 1935 a causa della gravità delle sue condizioni di salute. Furono numerati, senza tener conto della loro cronologia, dalla cognata Tatiana Schucht, che li affidò all’Ambasciata sovietica a Roma da dove furono inviati a Mosca e, successivamente, consegnati a Palmiro Togliatti.]

Dopo la fine della guerra i Quaderni, curati dal dirigente comunista Felice Platone sotto la supervisione di Palmiro Togliatti, furono pubblicati dall’editore Einaudi – unitamente alle sue Lettere dal carcere indirizzate ai familiari – in sei volumi, ordinati per argomenti omogenei, con i titoli:

1) Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce, nel 1948
2) Gli intellettuali e l’organizzazione della cultura, nel 1949
3) Il Risorgimento, nel 1949
4) Note sul Machiavelli, sulla politica e sullo Stato moderno, nel 1949
5) Letteratura e vita nazionale, nel 1950
6) Passato e presente, nel 1951

Nel 1975 i Quaderni furono pubblicati a cura di Valentino Gerratana secondo l’ordine cronologico della loro elaborazione. Sono stati raccolti in volume anche tutti gli articoli scritti da Gramsci nell’Avanti!, ne Il Grido del Popolo e ne L’Ordine Nuovo.

 

 

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LIBRO: La Battaglia di Cassino di Fred Majdalany

-battaglia di monte cassino

La Battaglia di Cassino

La battaglia di Cassino ( in inglese Battle of Cassino, in tedesco Schlacht um Monte Cassino, comunemente conosciuta anche come “battaglia di Montecassino” ), fu la serie di duri combattimenti svoltisi tra il gennaio e il maggio 1944 tra le forze alleate e quelle tedesche durante la campagna d’Italia nella seconda guerra mondiale.

Il teatro delle operazioni vide le truppe alleate raggruppate nella 5ª Armata americana del generale Mark Clark assaltare, dopo il vittorioso sbarco a Salerno, la linea Gustav a sud di Roma, difesa dalle esperte truppe tedesche della 10ª Armata comandata dal generale Heinrich von Vietinghoff. Il perno difensivo tedesco sulla Gustav era rappresentato dall’abitato di Cassino, che controllava l’accesso alla valle del Liri, e dall’abbazia di Montecassino che sovrastava la valle e permetteva ai difensori di controllare i movimenti delle truppe nemiche. La valle era considerata l’unica via d’accesso agevole per le colonne di uomini e mezzi alleati in avanzata verso la capitale, e divenne quindi un caposaldo difeso tenacemente dai tedeschi: essi impegnarono per oltre cento giorni le forze Alleate in un’accanita guerra di posizione che per lunghi momenti fu molto simile alla cruenta guerra di trincea che aveva contraddistinto la prima guerra mondiale.

La battaglia fu caratterizzata, oltre che dai violenti scontri, anche dal discusso bombardamento aereo alleato che distrusse la secolare abbazia di Montecassino. L’atto procurò non poche critiche ai comandi anglo-americani, a cui erano già rimproverati i fallimentari attacchi che continuavano a susseguirsi invano contro le tenaci linee difensive tedesche nel settore. Dopo un difficile inverno, in cui gli anglo-americani riuscirono a rinforzare e riorganizzare le proprie truppe, lo sfondamento della linea Gustav avvenne solo a metà maggio con l’imponente operazione Diadem, che permise alle forze Alleate di irrompere oltre le difese tedesche che difendevano il settore della Gustav dalla costa tirrenica a Cassino e contemporaneamente sfondare il perimetro difensivo tedesco contro la testa di sbarco ad Anzio. Dopo questa azione le forze Alleate poterono aprirsi la strada per l’occupazione di Roma, mentre le truppe tedesche in Italia, su ordine di Albert Kesselring, si ritirarono attestandosi sulla successiva linea difensiva, la famosa linea Gotica, lungo la quale avrebbero continuato a opporre una efficace resistenza fino alle ultime settimane della guerra. ( Wikipedia )

“Il combattimento entrò nel vivo quando la 36a Divisione americana (Texas) penetrò nei campi allagati, pieni di mine, per raggiungere la riva del Rapido, e nei due giorni e due notti drammatici che un giornalista americano descrisse poi, forse esagerando un poco, come il ‘maggior disastro delle armi americane dopo Pearl Harbor’ […]”
“[…] Il superamento del fiume Rapido nei pressi di S. Angelo in Theodice da parte della 36a Divisione Texas, si è ridotto in un disastro”.
“Poco dopo le otto di sera, alcuni reparti attraversarono il Rapido […]. Così la mattina del giorno 21, sulla riva nemica del Rapido restavano solo gli uomini di testa del 141° reggimento […]. All’alba il comandante della divisione impose che anche il resto del 141° attraversasse il Rapido sotto la protezione di una cortina di fumo […]”.
[…] Il “punto chiave del settore si trovava a S. Angelo in Theodice, una piccola località situata a qualche metro al di là del Rapido, che gli alleati avevano distrutto già tempo prima […]”.
“Nel frattempo il II corpo d’armata americano era stato attivamente impegnato nel lavoro di bonifica dei campi minati lungo i sentieri che conducevano al fiume e aveva portato più avanti, verso la riva, le imbarcazioni, il materiale per i ponti e le munizioni, limitando i propri movimenti lungo il Rapido o nelle sue immediate vicinanze esclusivamente alle ore notturne, perché chi si muoveva durante il giorno era esposto al tiro persistente delle artiglierie e dei mortai […]”.
“[…] I piccoli gruppi che riuscirono a passare sull’altra sponda furono ben presto bloccati dal fuoco nemico e l’assalto si arrestò […]. Quando giunse il mattino, sulla riva opposta restava ancora in vita solo un pugno di uomini. […] questa volta riuscirono a far passare dall’altra parte del fiume quasi due battaglioni e a costruire due passerelle sul Rapido. […] Il 22 gennaio il sorgere del sole illuminò una situazione disperata […]”. ( Studi Cassinesi )

LINK su eBAY: F. MAJDALANY, LA BATTAGLIA DI CASSINO, GARZANTI, 1958

 

 

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LIBRO: La Conversione di Ermanno l’Ebreo. Autobiografia, storia, finzione di Jean Schmitt Claude

Ermanno l'Ebreo

Ermanno l’Ebreo

È la metà del XII secolo. Giuda è un giovane ebreo di Colonia. A soli tredici anni sogna di essere invitato a condividere la mensa e le ricchezze di un grande imperatore. Molti anni dopo, quando l’incontro con cristiani di fede incrollabile avrà innescato la sua crisi spirituale culminata nella conversione e nel sacerdozio, Giuda interpreterà il sogno come l’invito a unirsi ai cristiani per condividere la ricchezza della ‘vera fede’. Scrive così, con il nome di ‘Ermanno l’ex ebreo’, il racconto per i posteri della sua conversione. Dopo le Confessioni di sant’Agostino, l’Opusculum de conversione sua è una della prime autobiografie comparse in Occidente e ha posto agli storici un quesito insolubile: verità o finzione? Ermanno l’Ebreo è esistito davvero, oppure è un personaggio confezionato dai chierici cristiani ? ( Fonte Laterza )

Era un ebreo di Colonia, nel XII secolo

A un certo punto dovette recarsi a Münster per accordarsi col vescovo Ecberto circa le modalità di pagamento di un debito. L’ospitalità del vescovo, protrattasi alcuni giorni, lo interessò al cristianesimo, verso il quale, fino a quel momento, aveva provato avversione. Al ritorno, la sua famiglia fece presto ad accorgersi del cambiamento avvenuto in lui e cominciarono i dissapori. Per dimostrare che si trattava di un semplice interesse culturale e nulla più, l’uomo decise di prendere moglie e accettare la correligionaria che la famiglia gli aveva scelto. Ma questo stato di cose, anche dopo il matrimonio, non durò molto. Dall’interesse culturale si passò alla simpatia e da questa all’attrazione irresistibile. Alla fine, ripudiato dai suoi e dall’intera comunità ebraica cittadina, se ne andò a chiedere il battesimo, dal quale gli venne il nome Ermanno. ( Da Il Giornale )

 

LINK su eBAY: J.C. SCHMITT, LA CONVERSIONE DI ERMANNO L’EBREO, LATERZA 

 

 

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LIBRO: Il Caso Moro, la Pista Internazionale di Francesco Grignetti

Moro Uccisione

Aldo Moro

Le lettere di Moro erano un messaggio. Ci dicevano: andate a bussare alla porta dei palestinesi” Furono giorni convulsi, i 55 giorni tra via Fani e via Caetani. Ma tra l’aprile e il maggio 1978, quando tutto sembrava precipitare, con l’aiuto di Arafat e del Maresciallo Tito, i servizi segreti italiani cercarono una trattativa con le Brigate rosse per salvare la vita di Aldo Moro, passando per i palestinesi di George Habbash, la banda Carlos, i tedeschi della Baader-Meinhof. I rapporti tra gruppi terroristici e la galassia internazionale dei movimenti “rivoluzionari” esistevano da lungo tempo, si trattava di riattivare certi contatti. E le cose andarono molto avanti, al punto che il 9 maggio era in programma uno scambio che avrebbe avuto dell’incredibile: alcuni terroristi tedeschi, catturati in Jugoslavia, sarebbero stati liberati e portati in Medio Oriente in cambio della vita dello statista italiano e l’agognato “riconoscimento politico” sarebbe giunto dai Paesi non allineati. All’ultimo tutto saltò. In questo libro vengono finalmente ricostruite le tappe di questa pista internazionale, la storia di una trattativa sommersa e parallela che avrebbe potuto cambiare la storia d’Italia.

……

“Aldo Moro ucciso nella cantina di un’ambasciata vicino a via Caetani”: la nuova pista negli atti della Commissione parlamentare 

Diverse testimonianze convergenti. In una cantina nel centro di Roma la sua ultima prigione

Molto più probabilmente la strada, via Caetani, come sillabò Valerio Morucci un paio di volte al telefono ( ”Ca- e -ta- ni, Caetani” ) al professor Tritto nell’indicare il luogo in cui recuperare il corpo di Moro, fu scelta perché verosimilmente molto vicina all’ultima prigione e al luogo dell’esecuzione, e immediatamente raggiungibile, senza particolari rischi, da parte degli assassini. …

LINK su eBAY: Salvate Aldo Moro. La trattativa e la pista internazionale, 2018

 

 

 

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LIBRO: Scritti & Discorsi di Fernando Tambroni

 

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Fernando Tambroni

Il 26 marzo 1960 Fernando Tambroni, che si era messo in luce al VII congresso della DC del 1959 con un discorso “aperturista” nei confronti del centrosinistra, ricevette l’incarico di formare un governo per sostituire quello dimissionario guidato da Antonio Segni. L’obbiettivo politico era quello di superare l’emergenza, attraverso un “governo provvisorio”, in grado di consentire lo svolgimento della XVII Olimpiade a Roma indetta in agosto e di approvare il bilancio dello Stato entro il 31 ottobre 1960, come previsto dalle leggi in materia di contabilità di Stato vigenti all’epoca. L’8 aprile, il governo monocolore democristiano formato da Tambroni ottenne la fiducia della Camera, con una maggioranza di soli tre voti (300 sì e 297 no) e con il determinante appoggio dei deputati missini. La circostanza causò le dimissioni irrevocabili e immediate dei tre ministri appartenenti alla sinistra della DC: Bo, Pastore e Sullo. L’11 aprile, dietro esplicito invito del proprio partito, il governo rassegnò le dimissioni e il presidente Giovanni Gronchi assegnò l’incarico ad Amintore Fanfani. Questi, tuttavia, dovette rinunciare, e Gronchi, anziché cercare una soluzione diversa, invitò Tambroni a presentarsi al Senato per completare la procedura del voto di fiducia. Il 29 aprile, sempre con l’appoggio dei missini e con pochi voti di scarto (128 sì e 110 no), il governo Tambroni ottenne la fiducia del Senato.

La decisione presa nel maggio 1960 dal Movimento Sociale Italiano di convocare il suo sesto congresso a Genova, città decorata con la Medaglia d’oro della Resistenza da cui era partita l’insurrezione del 25 aprile, fornì l’occasione ai partiti di sinistra di scendere in piazza al fine di mettere in difficoltà il Governo Tambroni. La protesta si fece sentire sempre più forte. Tambroni scelse la linea dura, originando i noti fatti di Genova del 30 giugno 1960, che si estesero rapidamente al resto del paese. Il 7 luglio a Reggio Emilia furono uccisi cinque manifestanti. Alla fine non ci fu altra scelta che impedire il congresso del MSI. I missini votarono conseguentemente contro la legge di bilancio del governo. Tambroni temporeggiò fino al 19 luglio dichiarando di essere in attesa di un accordo tra i partiti ma alla fine dovette dimettersi: gli successe Amintore Fanfani. ( Wikipedia )

LINK: F. TAMBRONI, SCRITTI E DISCORSI, A. PELLICANI ED, 2001

 

 

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LIBRO: Lenin di Vladimir Majakovskij

Lenin

Lenin

Lenin, pseudonimo di Vladimir Il’ič Ul’janov ( Simbirsk, 22 aprile 1870, 10 aprile del calendario giuliano – Gorki, 21 gennaio 1924 ), è stato un rivoluzionario, politico e politologo russo, poi sovietico, talvolta menzionato come Vladimir Lenin o come Nikolaj Lenin.

Servì come primo ministro della Repubblica russa dal 1917 al 1918, della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa dal 1918 al 1922 e dell’Unione Sovietica dal 1922 al 1924. Sotto la sua guida la Russia – e in seguito l’Unione Sovietica – diventò uno Stato socialista monopartitico governato dal partito comunista sovietico. Ideologicamente marxista, le sue teorie politiche sono state poi riconosciute come “leninismo”.

Nato da una famiglia borghese di origine ebraica a Simbirsk, Lenin si interessò alla politica socialista rivoluzionaria dopo l’esecuzione di suo fratello avvenuta nel 1887. Espulso dall’Università di Kazan’ per aver partecipato alle proteste contro il regime zarista dell’Impero russo, dedicò gli anni successivi al conseguimento di una laurea in giurisprudenza. Nel 1893 si trasferì a San Pietroburgo, dove divenne una figura di alto livello nel Partito Operaio Socialdemocratico Russo ( POSDR ), un movimento di stampo marxista. Arrestato per sedizione nel 1895 ed esiliato a Shushenskoye per tre anni, sposò Nadežda Krupskaja. Al termine dell’esilio si trasferì in Europa occidentale, dove grazie alle sue numerose pubblicazioni divenne un teorico politico di primo piano. Nel 1903 assunse un ruolo chiave in una scissione del POSDR per via di alcune differenze ideologiche, leader della fazione bolscevica contro il menscevismo di Julij Martov. Incoraggiò l’insurrezione della fallita rivoluzione russa del 1905, in seguito promosse una campagna affinché la prima guerra mondiale fosse trasformata in una rivoluzione proletaria a livello europeo che, come il marxismo riteneva, avrebbe comportato il rovesciamento del capitalismo e la sua sostituzione con il socialismo. Dopo la rivoluzione russa di febbraio del 1917 che portò alla caduta della monarchia zarista e all’istituzione di un governo provvisorio, Lenin fece ritorno in Russia per una campagna per la rimozione del nuovo regime a favore di un governo bolscevico guidato dai soviet.

Lenin assunse un ruolo di primo piano nella rivoluzione d’ottobre del 1917, nella caduta del governo provvisorio e nella creazione di uno Stato monopartitico guidato dal nuovo partito comunista. Il suo governo abolì l’Assemblea costituente della Russia, ritirò il Paese dalla prima guerra mondiale con la firma del trattato di Brest-Litovsk insieme agli Imperi centrali e concesse un’indipendenza temporanea alle nazioni non russe sotto il controllo russo. Una legge per decreto ridistribuì terreni tra i contadini e nazionalizzò la grande industria. Gli avversari vennero soppressi durante il terrore rosso, una violenta campagna orchestrata dal Čeka; decine di migliaia di dissidenti vennero uccisi. Il governo di Lenin si dimostrò vittorioso sugli eserciti antibolscevichi nella guerra civile russa combattuta tra il 1917 e il 1922. Per rispondere alle carestie e alle rivolte popolari nel 1921 Lenin introdusse un sistema economico misto con la nuova politica economica. Il governo guidato da Lenin creò inoltre l’Internazionale Comunista e condusse la guerra sovietico-polacca per promuovere la rivoluzione mondiale, oltre a cercare di tenere uniti gli Stati vicini andando nel 1922 a costituire l’Unione Sovietica.

Ampiamente considerato una delle figure più significative e influenti del XX secolo, Lenin è stato oggetto postumo di un culto della personalità pervasivo all’interno dell’Unione Sovietica, fino alla sua dissoluzione avvenuta nel 1991. Divenne una figura ideologica dietro al marxismo-leninismo: ebbe, dunque, un’influenza di primo piano nel corso del movimento comunista internazionale.

Majakovskij vede e sente in Lenin la realizzazione e la verifica di speranze antiche degli oppressi. La storia della Rivoluzione è poetizzata e la figura di Lenin passa dalla cronaca-storia all’immagine poetica; il passaggio è ottenuto con mezzi sobri, incisivi.

Il poema è diviso in 15 canti: in essi l’autore traccia la storia di tutto il movimento operaio russo e internazionale, e intreccia questa storia con la vita di Lenin. Il poeta respinge subito ogni possibilità di “poesia di corte”: “Ma è possibile che di Lenin / si debba ancora dire “Condottiero per grazia di Dio”? / No, no, per niente: se fosse stato per grazia di Dio o imperiale / sarebbe scoppiata la mia ira. / Mi sarei messo contro i cortei / avrei sbarrato le strade alle folle”. Contro l’adorazione di Lenin, dunque: e per il riconoscimento che Lenin è un uomo, non un dio. Ma la vita di Lenin ha, per Majakovskij, un’importanza che varca i confini dello spazio e del tempo: “Breve è la vita di Ul’janov / ma la vita di Lenin non ha fine”.

Questa “vita vasta” nasce prima di Ul’janov, nasce col sorgere del proletariato, della “prima caldaia”: “Sua Altezza il Capitale, / senza diadema o corona, / rendeva schiava la forza dei contadini; / saccheggiava e rapinava la città / e ingozzava il ventre obeso / delle sue casseforti”. Intanto la classe operaia nasceva e “come una minaccia” già alzava “al cielo le sue ciminiere”.

Poi gli altri momenti, che hanno preceduto Lenin in questa storia del movimento operaio, scritta secondo i canoni e poeticamente viva: ecco Marx, il “fratello maggiore di Lenin”, il pianto delle ombre dei comunardi “straziati da Thiers”, la condanna delle azioni individualistiche, la lotta: “Per tutto questo, nella lontana Simbirsk, / nacque un bambino come gli altri, / Lenin”. Il momento centrale di Lenin fu l’esecuzione di suo fratello, fatto impiccare dallo zar per attività contro lo Stato: “Allora, a diciassette anni, Lenin pronunciò queste parole, / più sicure del giuramento del soldato / quando lo dice a mano levata: / “Siamo pronti a darti il cambio, fratello. / La vittoria sarà nostra, ma la strada che seguiremo diversa””. Non seguiremo qui tutte le immagini di Majakovskij: ecco il 1905, la sconfitta operaia, la pavida reazione degli intellettuali, le lucide indicazioni di Lenin, poi il 1914: “L’imperialismo nudo, / con la pancia scoperta e la dentiera, / col sangue che gli arriva ai ginocchi / divora paesi e paesi con le baionette. / Intorno gli stanno i cortigiani, / i patrioti” che dicono: “Operaio, combatti fino all’ultimo respiro”. Ma Lenin dice: trasformiamo la guerra imperialista in guerra civile. I popoli non hanno colpa. Contro la borghesia di tutti i Paesi leviamo la bandiera dell’Internazionale.

Ed ecco la Russia in rivolta: da Tabriz ad Arcangelo. Ed ecco i tentativi della borghesia di salvarsi: “Lo schiavo s’è ribellato. Picchialo a sangue. / E puntano contro Lenin l’arma di Kerenskij”. Lenin torna nell’illegalità, in Finlandia, ma per poco: viene l’Ottobre. “A tutti, a tutti, a tutti, / a tutti i fronti che rosseggiano di sangue, / a tutti gli schiavi che stanno sotto il pungo dei ricchi. / Il potere, tutto il potere ai Soviet. / La terra ai contadini. / Pace ai popoli. Pane a coloro che hanno fame”. Scoppia la guerra civile, ma lo Stato sovietico vince e fanno presa le parole di Lenin: “Noi, / anche ad ogni cuoca / insegneremo a dirigere lo stato”.

La guerra civile è finita, l’URSS è a pezzi: bisogna ricostruire, costruire. E Lenin promuove la ricostruzione, anche a costo di ritirate tattiche ( la Nuova politica economica ). Ma il comunismo di guerra era finito. Occorreva il comunismo di pace. Il penultimo canto è dedicato alla morte di Lenin e alle reazioni suscitate tra operai, soldati e contadini: “Era un uomo umano, in ogni vena. / Portate la sua bara e struggetevi per l’angoscia / uomini”. E non solo piangono in Russia: anche negli Stati Uniti “i negri piangono Lenin”.

Il poema è “ottimista” e Majakovskij, che passa dal tono profetico a quello sommesso, dal tono patetico a quello satirico, nell’ultimo canto esprime la sua fede nella continuità dell’opera del grande rivoluzionario russo.

Majakóvskij nacque a Bagdati, in Georgia (allora una provincia della Russia zarista), il 7 luglio del 1893, figlio di Vladimir Konstantinovič Majakóvskij, un guardaboschi russo appartenente ad una nobile famiglia di origini in parte cosacco-zaporoghe, e di Alexandra Alexeyevna Pavlenko, una casalinga ucraina. Orfano del padre a soli sette anni, ebbe un’infanzia difficile e ribelle; all’età di tredici anni, si trasferì a Mosca con la madre e le sorelle. Studiò al ginnasio fino al 1908, quando si dedicò all’attività rivoluzionaria. Aderì al Partito Operaio Socialdemocratico Russo e venne per tre volte arrestato e poi rilasciato dalla polizia zarista. ( Tratto da: ControAppuntoBlog.org

Ho incontrato un operaio analfabeta.
Non sillabava neppure una parola
ma aveva sentito la voce di Lenin
ed egli sapeva tutto

Ho ascoltato
il racconto di un contadino siberiano:
espropriarono le terre le difesero con le baionette
e come un paradiso diventò il villaggio.
Essi mai avevano letto Lenin
nè ascoltato la sua parola
ed erano leninisti.
Ho visto montagne senza fili erbe nè fiori.
Soltanto le nuvole pesavano sulle rocce
e nello spazio di cento chilometri
c’era un solo montanaro;
ma sopra il petto,nel vestito di stracci,
gli scintillava il simbolo di Lenin.
Oh,non è un ornamento
che le ragazze appuntano per civetteria,
non è un amuleto,è un emblema
il distintivo sul cuore che brucia
peno di amore per llic.
Questo prodigio non si spiega coi libri
della subdola teologia slava
e non è un Dio che a lui ordinò:”Sii il mio eletto”.
Con passo d’uomo
e braccia d’operaio,
con la sua intelligenza,
egli percorse questo cammino

Vladimirovic Majakovskij – “Lenin”

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