Creato da Vasilissaskunk il 16/06/2008

ALIVE IN THE NIGHT

(foto di viaggioMIE)

 

 

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RACCONTO di mare

Post n°343 pubblicato il 19 Maggio 2021 da Vasilissaskunk

La storia di Ondina e il pescatore

 

Ondina era un essere di trasparente bellezza, dentro di essa si poteva vedere la sua essenza vacua e poi oltre all'infinito panorama, la sua forma indefinita andava a connotarsi via che essa sorgeva dalle onde per poi farsi altalenante indietro e il suo sorriso era il fragore dell'acqua sul frangiflutti

Un giorno navigando ingorda di salsedine fino alla costa vide un uomo in difficoltà e soffermandosi a guardarlo si avvicinò  sollevandosi lieve in una  piccola onda ... l'uomo aveva la pelle dorata dal sole del mare, i capelli color argento spalle forti e possenti ... la sua barca era stata danneggiata dagli scogli e lui annaspava nel vano tentativo di salvarla ... non la impietosì tanto  l'evento  quanto la disperazione che leggeva nel volto dell'uomo nel perderà la cosa a lui più cara che decise di aiutarlo e lieve compose un inda che sollevo la barca e ritirandosi ripose quest'ultima e l'uomo sugli scogli .

Poi fiera prese forma a far scomparire la sua trasparenza e si porse all'uomo spinta da un moto piu' forte delle onde ...avrebbe voluto abbracciarlo, accarezzarne la pelle, odorarne il profumo e baciarlo profondamente tanto quanto è profondo il mare .... si infranse dunque senza forma su di lui avvolgendolo fragorosa e urlante ... avrebbe voluto a lui aggrapparsi e amarlo per sempre ... Ma a lei questo non era dato di fare ... quindi si decompose e lenta torno' al mare...

Ogni desiderio a tralasciare duttile amore , proprio come l'acqua da dimenticare

 

 

 
 
 
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ICH BIN EIN GOTTESANBETERIN

Piccole storie e riflessioni ed immagini bucoliche di viaggi di una piccola impiegatina aSburgica che all'occorenza puo anche diventare  ...

 

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(CXX DEL CANZONIERE CINIANO)

Signor, e’ non passò mai peregrino,
o ver d’altra manera viandante,
cogli occhi sì dolenti per cammino,
né così greve di pene cotante,
com’i’ passa’ per lo mont’Appennino,
ove pianger mi fece il bel sembiante,
le trecce biond’e ’l dolce sguardo fino
ch’Amor con l’una man mi pone avante;
e coll’altra nella [mia] mente pinge,
a simil di piacer sì bella foggia,
che l’anima guardando se n’estinge.
Questa dagli occhi mie’ men’ una pioggia,
che ’l valor tutto di mia vita stringe,
s’i’ non ritorno da la nostra loggia.

 

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CANZONIERE DI CINO DA PISTOIA

(CXII canto)
Oimè, lasso, quelle trezze bionde
da le quai riluciéno
d’aureo color li poggi d’ogni intorno;
oimè, la bella ciera e le dolci onde,
che nel cor mi fediéno,
di quei begli occhi, al ben segnato giorno;
oimè, ’l fresco ed adorno
e rilucente viso,
oimè, lo dolce riso
per lo qual si vedea la bianca neve
fra le rose vermiglie d’ogni tempo;
oimè, senza meve,
Morte, perché togliesti sì per tempo?
Oimè, caro diporto e bel contegno,
oimè, dolce accoglienza
ed accorto intelletto e cor pensato;
oimè, bell’umìle e bel disdegno,
che mi crescea la intenza
d’odiar lo vile ed amar l’alto stato;
oimè lo disio nato
de sì bell’abondanza,
oimè la speranza
ch’ogn’altra mi facea vedere a dietro
e lieve mi rendea d’amor lo peso,
spezzat’hai come vetro,
Morte, che vivo m’hai morto ed impeso.
Oimè, donna d’ogni vertù donna,
dea per cui d’ogni dea,
sì come volse Amor, feci rifiuto;
oimè, di che pietra qual colonna
in tutto il mondo avea
che fosse degna in aire farti aiuto?
E tu, vasel compiuto
di ben sopra natura,
per volta di ventura
condutta fosti suso gli aspri monti,
dove t’ha chiusa, oimè, fra duri sassi
la Morte, che due fonti
fatt’ha di lagrimar gli occhi miei lassi.
Oimè, Morte, fin che non ti scolpa
di me, almen per li tristi occhi miei,
se tua man non mi colpa,
finir non deggio di chiamar omei.

 

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