Creato da Vasilissaskunk il 16/06/2008

ALIVE IN THE NIGHT

(foto di viaggioMIE)

 

 

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APoKAeklisse

Post n°340 pubblicato il 15 Marzo 2021 da Vasilissaskunk

 

Mi è sembrato di sentire un rumore ... sono nell'antro della mia belva umorale ... odo frastuoni non molto lontano provo fastidi ancestrali ....cerco orsu'  refrigerio sdraiandomi in un mare di verde e profumate ortiche ... in principio di un participio non troppo passato,   ascolto il loro  pruriginoso tocco salire insistente su tutta la parte di pelle_nonfigliadiapolllo_ che alla piante aderisce .. grattandomi per necessario istinto  trovo un  varco nella pelle, ne afferro  una cima e comincio piano a scorticarmi per intero ... questa la mia dolorosa muta di cui ho fatto' piu' che virtu'  ... getto questo  rivestimento al vento e a chi vorrà nutrirsene SEMMAI ... senSIbile  mi scopro fatta di  carne rossa pulsante,  tenuta insieme dai legamenti a rinchiudere le viscere calde, che languide racchiudono   del mistero della mia esistenza ... vorrei saperle leggere come facevano gli antichi per comprendere la mia missione a questo  mondo... Ho procreato e mandato avanti quindi un  mio tassello ...ora che faccio attendo inerme il momento? ... la via per la felicità, dicono i saggi, passa nel  distacco dagli affetti e dall'insorgere delle umorali istanze (GLF) nonché dal ripudiare le  cose terrene ... in che cosa allora sono IMmutata ? mi strappo ad uno ad uno i legamenti così che anche la carne possa cadere a terra liberando le viscere acri e dolenti ... cade tutto persino il cuore e rimane infine solo una gabbia ossea -che si muove lenta e sinuosa mentre in essa,  rinchiusa ringhia prepotente la mente  il suo richiamo a ritmo incalzante verso chissà quale assenza  .... Mi giro indietro e vedo quei poveri resti giacere ...  fui dunque questo e quel soltanto ?  possano quei resti senza riporto nutrire almen la madre  terra ... mentre tutto intorno si fa tenebra...

 

 

Commenti al Post:
venere_privata.x
venere_privata.x il 16/03/21 alle 08:10 via WEB
Quello che hai scritto è molto bello. Mi porta alla mente violenta passione... vita.
 
 
Vasilissaskunk
Vasilissaskunk il 16/03/21 alle 08:13 via WEB
ti ringrazio :-) ieri frullava così
 
misteropagano
misteropagano il 16/03/21 alle 09:14 via WEB
(rendersi nudi più che spogliarsi):scorticarsi anche scrostarsi. Bella narrazione del sé, significative le ortiche, indolore lo spoglio, curiosa la gabbia ossea sinuosa..
 
 
Vasilissaskunk
Vasilissaskunk il 16/03/21 alle 11:14 via WEB
parrà forse strano ma io adoro le ortiche nella loro profumata abbondanza e mi piace coglierle a mani nude :-)
 
   
misteropagano
misteropagano il 16/03/21 alle 20:16 via WEB
sei invitata ne ho una produzione:) strano comunque le tiro via a mani nude anche io.
 
     
Vasilissaskunk
Vasilissaskunk il 17/03/21 alle 10:14 via WEB
grande ! io trovo che il pizzicorio che rimane sulle dita ti fa sentire viva !
 
je_est_un_autre
je_est_un_autre il 16/03/21 alle 09:36 via WEB
C'è una atmosfera da Grand Guignol, qui.
 
 
Vasilissaskunk
Vasilissaskunk il 16/03/21 alle 11:13 via WEB
eh si ... un po alla Dylan Dog
 
cassetta2
cassetta2 il 16/03/21 alle 11:08 via WEB
L'eudaimonia.
 
 
Vasilissaskunk
Vasilissaskunk il 16/03/21 alle 11:16 via WEB
io ci provo sai a pormelo come fine ogni di ... ma spesso ..come dire ..scazzo
 
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Piccole storie e riflessioni ed immagini bucoliche di viaggi di una piccola impiegatina aSburgica che all'occorenza puo anche diventare  ...

 

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(CXX DEL CANZONIERE CINIANO)

Signor, e’ non passò mai peregrino,
o ver d’altra manera viandante,
cogli occhi sì dolenti per cammino,
né così greve di pene cotante,
com’i’ passa’ per lo mont’Appennino,
ove pianger mi fece il bel sembiante,
le trecce biond’e ’l dolce sguardo fino
ch’Amor con l’una man mi pone avante;
e coll’altra nella [mia] mente pinge,
a simil di piacer sì bella foggia,
che l’anima guardando se n’estinge.
Questa dagli occhi mie’ men’ una pioggia,
che ’l valor tutto di mia vita stringe,
s’i’ non ritorno da la nostra loggia.

 

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CANZONIERE DI CINO DA PISTOIA

(CXII canto)
Oimè, lasso, quelle trezze bionde
da le quai riluciéno
d’aureo color li poggi d’ogni intorno;
oimè, la bella ciera e le dolci onde,
che nel cor mi fediéno,
di quei begli occhi, al ben segnato giorno;
oimè, ’l fresco ed adorno
e rilucente viso,
oimè, lo dolce riso
per lo qual si vedea la bianca neve
fra le rose vermiglie d’ogni tempo;
oimè, senza meve,
Morte, perché togliesti sì per tempo?
Oimè, caro diporto e bel contegno,
oimè, dolce accoglienza
ed accorto intelletto e cor pensato;
oimè, bell’umìle e bel disdegno,
che mi crescea la intenza
d’odiar lo vile ed amar l’alto stato;
oimè lo disio nato
de sì bell’abondanza,
oimè la speranza
ch’ogn’altra mi facea vedere a dietro
e lieve mi rendea d’amor lo peso,
spezzat’hai come vetro,
Morte, che vivo m’hai morto ed impeso.
Oimè, donna d’ogni vertù donna,
dea per cui d’ogni dea,
sì come volse Amor, feci rifiuto;
oimè, di che pietra qual colonna
in tutto il mondo avea
che fosse degna in aire farti aiuto?
E tu, vasel compiuto
di ben sopra natura,
per volta di ventura
condutta fosti suso gli aspri monti,
dove t’ha chiusa, oimè, fra duri sassi
la Morte, che due fonti
fatt’ha di lagrimar gli occhi miei lassi.
Oimè, Morte, fin che non ti scolpa
di me, almen per li tristi occhi miei,
se tua man non mi colpa,
finir non deggio di chiamar omei.

 

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