Noi siamo comunque amati.

Seguendo la Legge dell’Uno, l’Amore, insieme alla Luce, rappresenta la primissima “distorsione” del Logos.

Sarebbe come dire che quei due esprimano i primi sussulti di quell’Essere Uno, ma, per qualche istante, diverso dalla Sorgente – nel suo appena accennato risveglio verso l’espressione manifesta.

Forse quell’Amore al quale si allude, è un po’ diverso da come lo intendiamo comunemente. Lì è il collante, qui la celebrazione dell’espansione, o, in qualche caso, la magnificazione dell’emozione.

Per chi comincia ad aprire il proprio Cuore, seppur con tutte le problematicità che accompagnano una realtà morbosamente repressa, che i così chiamati “signori del karma”, che sono tali solo a causa dei propri sentimenti di inadeguatezza e fragilità, che li spingono ad un controllo ossessivo di un mondo che, in verità potrebbe appartenere a loro solo nella misura in cui riuscissero a dichiarare la giusta libertà e pertinenza delle altre energie – l’Amore è l’ideale. Un valore, un onore, una ragione di vita.

Il karma non esiste. Questo universo, come in qualche modo tutti gli universi, è regolato da qualche “legge”. Ma il karma non è una di queste.

Forse qualcuno potrebbe intendere in tal modo la legge della risonanza [e dell’attrazione] che porta nel campo di sperimentazione di ciascuno quanto è in sintonia e coerenza con la propria “qualità” vibratoria, i propri schemi energetici e i propri colori. Ma è cosa che richiede tutt’altra riflessione, perché intrisa di indefinite fragranze.

L’Amore è invece il nutrimento ideale per chi anela alla perfetta esplorazione delle intime fortune del Creatore.

Per questo lo cerchiamo ovunque. Lo imploriamo, lo invochiamo, arriviamo persino ad elemosinarlo.

Eppure siamo così tanto amati! Ce ne potremmo accorgere già solo avvertendo quella percezione di unione che, liberamente, senza costrizione alcuna, ci “lega” ad ogni altro essere. E a tutto l’universo, in effetti.

E ne potremmo avere un ulteriore indizio, “logico” questa volta, cogliendo ad esempio, uno qualunque dei nostri, pur lievi, “turbamenti” verso altri nelle nostre quotidianità.

Tutti, nessuno escluso, amano in qualche modo e in un qualche senso, qualcuno, o qualcosa.

E se riusciamo noi in questo Amore, in una realtà quale quella che ci siamo “forzati” a vivere, un mondo cioè fatto di catene e soggezioni, abusi e sopraffazioni, che solo la mente di un folle potrebbe generare, e a tutti i costi voler mantenere, cosa potremmo allora pensare di una esistenza dove la libertà è presupposto e requisito imprescindibile dell’essenza della vita? Cosa dovremmo pensare di chi “vibra” a frequenze talmente “sottili” da sembrare evanescenti, e quasi impossibili da individuare?

Se questi esseri ai quali abbiamo appena sopra alluso, sono talmente vicini al Creatore da neanche distinguersi da esso, identificandosi quasi definitivamente  con ciò che abbiamo chiamato, per induzione, le prime “palpitazioni” di quell’Iniziatore, allora, ci chiediamo, che tipo di “Amore” essi vivono, o sono in grado di sperimentare? E potrebbero mai,  questi esseri, escluderci da quel coinvolgimento?

Così forse, senza smettere di cercare e scandagliare, ed espandere, ed espanderci, in quell’Amore del quale poco, comunque, ancora conosciamo, possiamo almeno cullarci in un sereno convincimento, intensamente fiduciosi e sentitamente vigorosi: Noi siamo comunque amati!

E non potrebbe essere altrimenti, atteso che quella prima oscillazione ha, a suo tempo, impresso la nostra via.

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia, un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.,

Namasté.

Non è più giusto vivere con i vecchi paradigmi.

Noi siamo delle impercettibili gocce del Creatore, immersi o meno nello sterminato Oceano dell’Infinito Intelligente.

Noi siamo la stessa Vita. L’unica, inesauribile, Vita.

Qualsiasi conoscenza inizia da qui, e deve sempre riportarci qui, per quanto possiamo presumere di essercene allontanati.

Identificati con una qualche sovrastruttura, o tutt’al più con una qualche struttura, avendo aderito in un qualche modo ad un qualche folle piano, viviamo dimentichi di questa peculiare e sola realtà degna di nota per il lato manifesto.

E questo ci rende miseri, vulnerabili, alla mercé di energie che essendo alla fine Uno anche con noi, potremmo tranquillamente controllare e gestire in maniera molto semplice, e nel senso più favorevole possibile per tutti i partecipanti al gioco.

Non siamo soli in questo Universo, non siamo soli in questo Pianeta, e in tutti quelli circostanti, e in tutti i sistemi e le galassie circostanti.

Non siamo soli, ma siamo tutti, nessuno escluso, parte dello stesso Essere, che è prima di ogni creatore mai concepito.

Quindi, alla fine, l’Esistenza è sempre e solo una. Un solo essere che è, o diviene, in una eterna e interminabile sequenza di forme, la stessa Vita.

Per tale motivo, guardandoci dentro, e attorno, e scorgendo ciò che siamo costretti apparentemente ad intravvedere – i bulli, i dimentichi della propria regalità, e della regalità di ciascun altro, e della regalità della Vita alla quale prima ci si riferiva – non possiamo non sentirci costernati dai risultati di quella proiezione, e dalle conclusioni dei vari meccanismi che in un modo o nell’altro sono stati messi insieme per il funzionamento di questo specifico sistema.

Perché non è giusto vivere così. Non è giusto per chi ama la Vita, per chi ama la Libertà, per chi ama Dio, qualsiasi cosa si pensi che quest’Ultimo possa alla fine essere, o il Creatore. Non è giusto per chi ama il Chiarore.

In realtà, non è giusto per chi ama e basta. E anche per chi non ama, o riesce ad accorgersi solo di se stesso.

Perché, quanto potrà durare? Alla fine del sonno, e del sogno, vi sarà comunque un’alba. E l’alba serba sempre in se la Luce, la possibilità che tutto diventi trasparente, e luminoso.

E non dovrebbe questa cosa un po’ spaventarci, se dovessimo aver vissuto distanti dalle vere e nobili qualità di un creatore?

Una madre – che è veramente tale – potrebbe permettere che il proprio figlio venga brutalizzato, bullizzato,  o che venga mandato a morire in guerra? E una madre non percepirebbe in maniera istintiva il dolore delle altre madri, quando e se i rispettivi figli dovessero essere usati per finalità poco onorevoli?

Così, forse, non appare veramente giusto vivere così. E se questo tipo di vita che potremmo anche aver scelto, per qualche attimo e per qualche motivo, è conseguenza di determinate opzioni, allora è forse arrivato il momento di vagliare altro.

E la prima opzione deve riguardare soprattutto noi, nel rispetto di ciascun altro e dell’altrui regalità. E non perché dobbiamo prediligere il servizio “a se stessi”, e non “agli altri”. Anzi, dobbiamo servire gli altri, optando per il meglio per tutti. Di ciò che renda tutti ugualmente sovrani, tutti ugualmente liberi.

Perché dobbiamo creare quella norma, quel valore, quel modello, in modo che altri possano utilizzarlo, secondo le proprie volontà e predilezioni.

E anche se sarà sempre possibile che qualcuno possa manifestare la necessità di scegliere altrimenti, con la nostra benedizione, dovremo garantire loro un posto nell’universo dove potranno farlo senza danno per altri. Nell’attesa che possano anche loro rivivere quell’Amore per la Vita che è Diritto di Essenza di ciascuno.

Alla fine è questo che significa essere un Gruppo di Luce. E l’Universo è un Unico Gruppo di Luce

Perché non è necessario essere tutti allo stesso posto, o vestirsi allo stesso modo, o mangiare le stesse cose, o intonare canti agli stessi dei.

È già sufficiente amare la Vita.

O, per meglio dire, è appena sufficiente Amare.

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia, un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Namasté.

Marius L.

L’incanto dell’Onore..

Il primo sussulto del Creatore è stata la Luce. Da lì, tutto questo ha avuto inizio.

Noi tutti siamo pertanto quella Luce, e ogni cosa, qualsiasi cosa sia, seguendo una qualche logica conosciuta, dovrà ritornare a ciò che vi era “prima” di quella Luce, per un eventuale nuovo inizio.

Seppur ciò che scegliamo di diventare, o, per meglio dire, il Creatore sceglie di diventare – noi, ad esempio, in questa versione della realtà – sta, ammesso che ci sia poi veramente qualcosa che si possa esplicitare, delimitare, precisare, in quei termini, nella parte compresa tra la Luce dell’inizio e quella della fine, i punti di riferimento restano comunque, sempre quelli che non possono essere definiti.

Perché, cosa vi era “prima” [che il Creatore si scoprisse tale]?

Questa risposta, allo stato attuale delle comprensioni, non è, per certi versi data da sapere, perché non vi sarebbero, “forse”, strumentazioni tali da poter attivare una qualche forma di simile conoscenza.

Quindi, Noi “Siamo” solo nella manifestazione, perché è lì che viene innestato un qualche processo di sperimentazione.

Questo però, potrebbe altresì darci un’idea, pur molto vaga, perché immensa, infinita, delle “possibilità” del Creatore già di un “singolo” Universo [o Multiverso].

In effetti, siamo così tanto consumati dalle modeste quanto ordinarie ripicche e avversioni, quelle che ci arrechiamo l’un l’altro, con e ai nostri compagni di viaggio ed esplorazione – e da tutti gli irrilevanti  “trabocchetti” dei percorsi selezionati, che non solo perdiamo di vista i nostri veri traguardi,  ma – e ciò potrebbe essere più drammatico, pur nell’irrilevanza cosmica anzi espressa – omettiamo dall’impalcatura dell’intero sistema la nostra vera, e sola, origine.

Perché, quando quest’ultima variabile viene inserita nell’equazione, ogni cosa non può non assumere una differente connotazione, e nuovi colori, nuovi sapori, e nuovi valori.

Anzi, l’intero acquisisce immediatamente un diverso, e vero, pregio, oltre che una nuova dignità.

Forse – ma solo forse – quando si parla di Onore, al di là di ogni strumentalizzazione e degenerazione della voce, è a questa consapevolezza che si riferisce.

Perché, sapere di essere lo stesso Creatore, di essere uno e una cosa sola con Quello, e apprendere che tutto attorno a noi ha la medesima e identica Origine, è, seppur appena per un istante, prima che diventi “normale”, propriamente un Onore.

Un Onore che poi, quando si tramuta in movenza, non si può non riuscire a tributare a qualsiasi altro Essere della stessa Creazione. Namasté.

 

Con tutto il Rispetto della Sovranità di ciascuno consentitomi dalla Grazia,

un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita].

Marius L.

Il senso di chi ha deciso di seguire la via della Libertà ..

Noi nasciamo liberi. Noi siamo la stessa libertà.

Quindi, siamo autentiche incarnazioni di libertà.

Fin dal primo essere fuoruscito dal Primo Creatore, e tutti i Creatori – perché stessa essenza e sostanza della Fonte – che ne sono conseguiti, la Libertà, nella sua configurazione più pura e incontaminata possibile, è stata l’inalterata costante di ogni rivelazione.

È vero che ogni manifestazione presenta delle “regole”, poste in qualche modo da chi ne acquisisce in origine la responsabilità. E, quindi, dei limiti all’espressione della sovranità di tutti gli esseri che ne accettino il coinvolgimento, a scorta della logica secondo la quale dal caos dovrà derivare l’armonia, in modo che ci sia chiarezza nella conoscenza e nelle sperimentazioni, le quali ultime rimarranno alla fine patrimonio indissolubile della Sorgente.

Tuttavia, quelle regole non potranno non assicurare in ogni tempo la più ampia libertà consentita per tutti coloro – esatte derivazioni dell’Uno e Unico – che decideranno di partecipare al gioco.

Così, è innaturale che chiunque – qualunque essere – già sovrano, libero per diritto di “nascita”, possa anche solo concepire, pur nella sua totale indipendenza, di appena condizionare in un qualche senso, e in qualche modo, la libertà di qualcun altro.

Per questo, quando ciò accade in una qualche parte dell’Universo manifestato, ci si riferisce al fenomeno come “anomalia”.

Per chi ama la Libertà, per chi ha la libertà nel Cuore, per chi “sa” di essere in modo genuino Libertà, questa anomalia è veramente poco comprensibile.

Poco comprensibile che qualcuno possa addirittura porla in essere, pur riconoscendo a ciascuna modalità espressiva il diritto di sussistere in modo libero e sovrano.

Perché, come si può amare la libertà e impedirne la visione, e l’espressione, a qualcun altro? Come si può amare la libertà e non riconoscerla come diritto innato in chiunque altro?

Perché l’Amore, in una sua forma in qualche modo innocente, è umile contemplazione. Ci si “accontenta” unicamente di ammirare, estasiati, l’“oggetto” della propria attenzione. Forse perché non si riesce a fornire altra motivazione a quel fremito privo di altro desiderio. Che poi è la “ragione” dell’impassibilità del Creatore di fronte a qualunque aspetto della sua stessa emanazione.

Quindi, per noi, che siamo ciò che è “dopo” la causa prima, è veramente impensabile mettere in discussione la Libertà, nella sua costituzione più onesta e generale possibile.

Per questo non riusciamo a non augurarla a chiunque voglia affrontare il percorso insieme a noi, alla volta dell’indefinita, e infinita, esplorazione del Creato.

Nel totale Rispetto della Sovranità di ciascuno. Namasté.

 

Un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita]. Marius L.

Volere ciò che più vogliamo!

Come figli del Creatore siamo i suoi diretti eredi, e, come tali, abbiamo diritto ad essere, ed ottenere, tutto ciò che lui stesso già possiede.

Questo dovrebbe farci sentire a posto, ed essere sempre nella giusta collocazione, qualsiasi cosa sia, o qualsiasi fatto ci coinvolga.

Chi è sulla strada della ricerca, chi inizia a risvegliarsi in questo, e da questo, torpore, sa che, tuttavia, vi è sempre qualcosa che non quadra, qualcosa di “errato”.

Siamo sempre, è quasi una costante, nel posto meno preciso, con le persone meno [vicendevolmente] opportune, e con le risorse e i mezzi meno adeguati.

Così, c’è qualcosa di sbagliato, quantomeno forse, nella stessa creazione. O in noi. O nel connubio noi-creazione. O, forse, ci sono interferenze nella connessione.

Quante volte ci siamo detti, abbiamo sentito, o ci è stato sbattuto in faccia, che “è tutto sbagliato”, che niente sembri apparire perfetto, o piacevole, o esauriente?

In verità, la cosa meno bella nel mondo in cui viviamo – che è stato contraffatto, e chi è almeno un po’  “sveglio” capirà in qualche modo l’affermazione – è che in tanti non si sono ancora “ri-svegliati”.

Accadrà, forse. O, meglio, non forse, accadrà senz’altro. Abbiamo l’eternità davanti. Quindi, perché timori, e perché stupirci?

Tuttavia, vorremmo che tutti fossero qui, vispi, consapevoli, per l’abbraccio finale, che non è mai tale, perché nella creazione non vi è mai fine.

Ed è questo il grande scoramento, a volte. E il mondo è veramente sbagliato, in un qualche senso o modo. Lo è per noi, lo è per chi è attento. Per chi ha ormai scelto altro, e per chi adora la sovranità generale e assoluta, nella più totale e completa, e universalmente possibile, Libertà.

Quindi, finché staremo lì, nel limbo, a cavallo tra vari mondi, ci sarà sempre qualcosa di inesatto. O strano. Perché è stato congegnato per questo fine, per farci sentire “sbagliati”, in modo che, chi lo ha in qualche modo architettato, potesse trovare un evidente “nutrimento” in quell’errore continuo, o in ciò che da esso consegue.

Come figli del creatore, siamo i suoi diretti eredi. Nessuno escluso! E questo non ce lo toglierà mai nessuno.

Ma l’ora è altra, adesso. Possiamo ardire, azzardare, tirare fuori il nostro lato eroico. E prenderci ciò che è realmente, e seriamente, nella zona più intima di noi stessi. Qualsiasi cosa sia.

Sperando però, con il cuore più grande del mondo, che renda felici tutti gli esseri del creato. O quanto più esseri possibili. Senza ferirne alcuno. Namasté.

 

Un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita].

Marius L.

L’Abbraccio dell’Anima Gemella ..

All’Origine siamo Uno. Ancora prima “siamo” e basta.

Porsi il problema di quanto siamo imperfetti, o dell’essere o meno perfetti, non ha alcun senso in quel “prima” al quale accennavamo. Mentre, per quel che concerne il “dopo”, dopo l’essere stati “prodotti”, possiamo essere quasi certi che qualsiasi cosa recherà in se un elemento di limitatezza che in un modo o nell’altro, genererà sempre un qualche tipo di condizionamento.

Secondo ciò che raccontano alcuni maestri – quelli che si sono assunti l’onere, per un qualche motivo, di fornire questo genere di spiegazioni – ad un certo momento di una qualche storia, una certa quantità di esseri, che fino a quel momento non esprimeva una “carica elettrica” polarizzata, si “divise”, concentrandosi, ciascuno, in una energia di direzione “unilaterale” [e opposta].

Questo ebbe delle conseguenze anche sulle modalità espressive “formali”. Così la carica negativa generò determinate forme, quella positiva ne palesò altre.

Quando questi esseri [che attuarono la separazione] ebbero consapevolezza l’uno dell’altra [ciascuno della propria altra metà], sperimentarono una immediata quanto sorprendente reciproca attrazione. E quello che ne seguì, che si avvicinava di molto alla “perfezione”, perché era l’unione di due parti che erano sempre state, fino a quel momento, una e sola, rimase per sempre impresso nei loro cuori.

E, forse, è per quel momento che quegli esseri sono tuttora alla ricerca di quell’abbozzo di compiutezza che caratterizzò quel loro primo ricongiungimento nel mondo delle forme di 3a e 4a densità.

In verità, noi siamo amati oltre misura, e sempre lo saremo, qualsiasi dimensione dovessimo scegliere di saggiare.

Tuttavia, nel mondo della separazione, e della sconnessione da noi stessi e dalla nostra Fonte/Origine, sentirsi soli e abbandonati, seppur non dovrebbe essere considerata una percezione normale [perché non vera], rimane una sensazione ricorrente, e, a tratti, prevalente.

Così, il doversi ricongiungere con quella parte di noi stessi in grado di completarci – e non farci sentire più soli – assume il carattere di un imperativo, e principale scopo di vita.

Certo, niente ci impedisce di amare e di essere amati, e di sperimentare l’Amore – che rappresenta una delle prime vibrazioni, nel percorso di assunzione di consapevolezza del Creatore – nelle sue indefinite, composite e variegate sfaccettature.

Tuttavia, pur dilettandoci in questo, con tutta l’onesta e l’integrità delle quali dovremmo sforzarci di essere capaci – perché se non si è amati, non avrebbe valore, e se non si ama, non avrebbe nemmeno senso – rimarrebbe comunque e sempre in noi quell’istanza di completezza che nessun altro essere, al di là di quella parte di noi che, per quanto dovessimo provare, non riusciamo – in maniera consapevole o meno – ad ignorare, potrà mai colmare.

Però, se anche quella parte a cui ci stiamo riferendo, mai ha smesso, così come capitato a noi, di cercarci, questo vuole dire solo che “ritrovarsi” [e ricongiungersi] è solo un dettaglio transitorio, secondo l’idea di tempo che abbiamo scelto di scandagliare, mentre ogni istante potrà solo amplificarne l’emozione, nella certezza che niente e nessuno mai potrà impedirne la concretizzazione.

Tuttavia, al solo fine di pregustarne il sapore, potremo avvalerci di quel fantastico dono che è l’immaginazione del Cuore.

Perché lì, tutto ha già avuto luogo. Namasté.

 

Un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita].

Marius L.

Essere tutti uguali parti dell’Uno..

Noi siamo Esseri Infiniti. Noi siamo lo stesso Principio Supremo. Ciò che era prima della Coscienza, e parte di qualsiasi cosa sia venuta fuori dopo.

Noi siamo Tutto ciò che è possibile essere o divenire. Così, qualsiasi cosa dovessimo sapere di ciò che siamo stati, di ciò che saremo, di ciò che abbiamo fatto, o di ciò che ci è stato fatto, con la nostra consapevole partecipazione o meno, non cambierebbe alcunché della nostra vera e sempiterna realtà.

Abbiamo scelto di dare la nostra attenzione, e una minuscola porzione del potere immenso che possediamo, seppur quel ritaglio del quale siamo minimamente coscienti – solo ad una infinitesima parte di ciò che avevamo manifestato, e questo ci ha confuso, disorientato, facendoci cadere nella disperazione, e nel giogo di forze che, seppur frammenti di quella stessa Sorgente dalla quale tutti, nessuno escluso, proveniamo, hanno selezionato opzioni profondamente diverse dalla ri-unione nella Fonte originaria, pur nell’espansione voluta dalla continua tensione verso la sperimentazione di Se stessi.

Fin dalla nascita e continua ri-nascita in questo spazio volutamente circoscritto, siamo stati “costretti” a credere di essere soli, separati, miseri, e impotenti nei riguardi di qualsiasi cosa facesse presuntivamente parte del nostro universo. Ma essendo un limitatissimo gioco, in un Infinito che non ha margini, in qualsiasi direzione lo si possa guardare, non poteva non essere destinato a consumarsi, e, in effetti, per questa frazione di spazio, esso sta finalmente volgendo al termine.

Tuttavia, quando finito, per ciascuno di noi, scorgeremo forse ciò che abbiamo fatto e ciò che siamo stati costretti, consapevoli o meno, partecipi o meno, consensualmente o un po’ meno, a fare. Scopriremo tutto ciò che ci è stato tenuto nascosto, ciò è sempre stato lì, ma che una qualche forma di velo ci ha impedito di vedere. Ciò che è sempre stato nostro, ma che ci è, per quel minuscolo lembo, stato negato.

Quel giorno potrebbe essere molto più vicino di quanto possiamo immaginare. Così, sarebbe meglio non farsi trovare impreparati, “addestrarci” in qualche modo, per non reagire in maniera poco coerente con ciò che abbiamo scelto – per chi ha scelto l’Onore, l’Unione, la Pace, l’Armonia, e quell’Amore che da sempre eccede nelle nostre arringhe quotidiane – e poco degna  rispetto a ciò che essenzialmente siamo e rappresentiamo, che è la stessa Fonte, allo stesso modo di tutto ciò che ci circonda, della stessa anomalia, e della stessa predilezione al non Amore e al non rispetto.

Qualunque nostra scelta diventa la nostra concretezza e, potenzialmente, la nostra verità. Ma, se la scelta è la verità più “vera” per ogni segmento esperienziale, quella cioè, in grado di riportarci inesorabilmente alla Causa prima, allora, nella sicurezza che inevitabilmente e implacabilmente giungerà a bussare alle nostre porte, dobbiamo essere pronti a riceverla, ad aprire quell’uscio, e permetterle di entrare nelle nostre realtà.

Così, in questo scorcio di spazio/tempo, che ci avvicina ad una qualche forma di celebrazione cosmica, restituendoci al nostro straordinario destino, la nostra ventura potrebbe essere appena quella di dare una chance alla verità, con la mente la più aperta possibile, e senza l’apposizione di alcuno ostacolo, di alcuna condizione, di alcun filtro, a ciò che ci correrà incontro.

Perché, se è la verità che chiediamo, dobbiamo essere almeno disposti, e acconsentire, a che essa possa presentarsi in maniera anche dissimile a ciò che abbiamo sempre immaginato, e fantasticato, quale tale nelle nostre menti.

E se un qualche orrore dovesse levarsi nei nostri cuori, per ciò che è stato fatto, perpetrato, a noi, ai nostri compagni di avventura, o al mondo che abbiamo dovuto conoscere e accettare come tale, dovrà durare l’accenno di un attimo. Il tempo, appena appena, per riprenderci ciò che nessuno mai, in alcun tempo, in alcun brandello di estensione, o di frequenza e dimensione, potrebbe mai toglierci, non possedendone, neanche lontanamente, il potere.

Perché  l’Essere è Uno, e nessuno può essere di quell’Uno, più parte di chiunque altro. Namasté.

 

Un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita].

Marius L.

La ricerca della soluzione perfetta..

Siamo esseri talmente eccezionali che il problema della straordinarietà non dovrebbe in alcun modo porsi nell’analisi di ciò in cui intrinsecamente consistiamo.
Serve ripeterlo solo perché in questo riquadro spazio-temporale abbiamo deciso di impegnarci in un gioco la cui caratteristica principale sembra essere la separazione [illusoria] dalla Fonte/Sorgente di ciò che in ogni caso, e al di là di ogni altra investigazione, siamo.
Che sia nostra negligenza, o colpa di uno o altri, e quali che siano le reali motivazioni per le quali abbiamo accettato questa sfida indubbiamente macchinosa e portatrice di così tante angosce e tribolazioni, sono affari che meritano ben altre riflessioni.
Questa volta ci si vuole solo limitare a prendere atto di una condizione che ci appare in qualche modo evidente, e che, alla fine, sembra fornire alcune semplici indicazioni di fondo: Rappresentiamo, innanzitutto, una minuscola, infinitesima, parte di un Universo, del quale ci riconosciamo – seppur non si comprenda l’effettiva motivazione – come unico e solo centro, e del quale tuttavia non riusciamo a percepire – ma, forse, nemmeno veramente tentiamo – le sue altre varie, illimitate, componenti.
Inoltre, non possediamo, perlomeno nella più grande parte dei casi, energie a sufficienza per avanzare una qualche speculazione su ciò che siamo qui a fare, e come dovremmo porci nei confronti di eventuali altre cittadinanze [al di là dell’inabilità di cui prima], se non dell’Universo intero, quantomeno della nostra Galassia, e se neanche di quest’ultima, al minimo del nostro Sistema Solare, o di quelli subito vicini.
Viviamo così in una parziale inconsapevolezza, all’interno di uno scrigno che equivale alla fine al nostro unico cosmo, ed esclusivo spazio di comprensione.
Eppure, come accade nella povertà, e nell’ignoranza più buia, non esitiamo ad affermare nella maniera la più assoluta che siamo in grado di esprimere, che esso [lo scrigno] rappresenti la sola realtà esistente, e possibile.
Parte del risveglio di cui tanto in alcuni – molto ristretti effettivamente – ambienti si parla, è così prendere atto di questa “innocenza” di base, e degli infiniti limiti che questo metodo di apprendimento, che sia da noi voluto, o che ci sia stato profondamente e intimamente impresso da altri figuranti e/o soluzioni immaginative dell’Universo più o meno conosciuto, conserva già a livello di intelletto, al di là del cuore, e del livello di oggettività, che già solo guardandoci attorno possiamo congetturare.
Il fatto è che dobbiamo schivare i pregiudizi per poter pervenire a equilibri più veritieri, dobbiamo scansare la conoscenza acquisita per spaziare liberamente nell’infinita capienza del Creatore, dobbiamo sottrarci a determinazioni prefabbricate per garantirci l’accesso a soluzioni illimitate, inedite e inimmaginabili, per qualsiasi dilemma e/o incertezza con le quali dovessimo ritrovarci costretti a confrontarci.
Se la sola realtà sulla quale possiamo contare è Ciò che Siamo, l'”Io Sono”, o il semplicemente “Sono” – tutto il resto diventa un puro argomento di esame, disgiunto, seppur forse illusoriamente, dall’Osservatore, vale a dire noi in tale qualità. Mentre la scelta che in un qualche senso ne potrà discendere, potrà riguardare solo il modo in cui si deciderà di affrontare questa esplorazione, se in maniera libera, o se sulla base di meccanismi la cui vera origine nei propri campi deliberativi effettivamente si sconosce [a questo livello di verità].
Anche se la Libertà per l’Essere, non rappresenta sul serio una precisa opzione, presentandosi più rigorosamente come suo requisito innato. Namasté.

Un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre è [Vita].
Marius L.

La Via che riporta alla Vita..

Ciò che è prima di ogni cosa si esprime tramite ciò che conosciamo come Vita.

Tutto è Vita negli Universi, e la via del ritorno è percorribile – in coerenza con ciò che si è, che è Verità – sempre e solo attraverso la Vita. Per finire infine, alla fonte di quella stessa vita che è sempre Uno con tutti noi e tutto ciò che È.

Vivere è essere, e essere è vivere. Vivere pienamente è vivere in perfetta connessione con il Principio.

Quindi, vivere pienamente è la perfetta consapevolezza di ciò che esattamente siamo, che è l’unica Verità che possiamo considerare tale, e che è ciò che rimane nel silenzio e al di là di esso.

Tuttavia, quando siamo nella manifestazione, è ciò che sta in mezzo che attira ogni nostra attenzione.

“In mezzo” non è soltanto una preposizione. Ha in realtà una sua vita e un suo intrinseco valore.

Perché, spingendoci agli estremi, possiamo verificare fin dove possiamo arrivare nella sperimentazione, in un senso o nell’altro. Ma è solo collocandoci in mezzo che potremo garantirci il pacifico gusto di ogni cosa.

Essere centrati ci assicura il perfetto controllo – non il poco auspicabile dominio gerarchico – di quanto abbiamo mandato in manifestazione in qualsiasi universo al quale abbiamo espresso l’intenzione di fare parte, e il compiuto immagazzinamento di ogni esperienza che abbiamo inteso produrre. Oltre che, ovviamente, la migliore direzione immaginabile per le nostre susseguenti creazioni.

Comunque, qualsiasi movimento dovessimo attivare, prima o poi lo stesso Universo farà in modo di riportarci verso la zona mediana.

Che è poi in qualche modo l’equilibrio armonico insito in tutte le cose. Namasté.

 

Un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita].

Marius L.

La Luce del Gruppo..

Venendo giù a ceppi di anime dalla stessa unica sorgente, per certi versi è un po’ come se venissimo partoriti in gruppi.

Giungiamo nella manifestazione come un insieme, o un sistema, di coscienze, unito da un qualcosa che, nella mente del Creatore, dovrebbe accompagnarci per l’intero arco della diffusione di quel motivo che ha segnato la nostra stessa origine.

Il creatore stesso, nella prima differenziazione, già modifica se stesso in gruppo. Quindi, nel moltiplicarsi, forma innumerevoli e ulteriori ammassi, e frotte, e compagnie di anime, che, seppur diverse, e uniche in realtà, conservano in loro un piccolo tratto che li contraddistinguerà sempre dal resto.

Quando in qualsiasi luogo, o senso, si forma un gruppo, ad esempio quando alcuni, o tanti, esseri si riuniscono attorno ad un maestro, o ad un ideale, o ad uno scopo, forse quel che avviene è che questi esseri, pochi, tanti, illimitati, si ritrovano. Semplicemente.

Perché, sempre forse, un gruppo è ancora prima di quel maestro, o ideale, o scopo. E, se abbaglio vi dovesse essere, sarebbe il soltanto credere che esso esista unicamente per quel maestro, o ideale, o scopo.

Un gruppo è già una realtà al di là di quello. Ed esiste a prescindere.

Per questo vivrà indefinitamente, anche al di là di quel maestro, e ideale, e scopo, seppure questi ultimi, e questo aggiunge ulteriori ragioni di concretezza e considerazione alla valutazione del tutto – fanno anch’essi a pieno titolo, e in maniera compiuta, parte di quel gruppo al quale ci si riferisce.

Per questo viene da ridere quando viene detto, da una qualche o da più parti, “quel maestro – o qualsiasi cosa sia – non esiste più, è invecchiato, non ce la fa più ..”.

Perché il gruppo, tutto insieme, tutti uniti con il Cuore, al di là delle parvenze e delle illusorie apparenze, non può mai finire.. E in nessun caso spegnersi. Namasté.

 

Un Saluto di Cuore, nel gioco Infinito di ciò che sempre È [Vita].

Marius L.

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