Abramo non partire

E così, dopo tentativi su tentativi, ritorno alle mie origini, alle cose di sempre, ai suoni e ai colori a me più familiari. Come un richiamo alla terra, così cerco le chiavi e apro la porta come se nulla fosse successo. Sono tentata sempre di attribuire agli altri responsabilità, ma la verità è che io non sono pronta ad accogliere nessuno. Per nessun motivo. Per nessun momento di felicità.
Così mi prendo questo ultimo momento di spensieratezza, e mi metto comoda cercando di non fare altri danni. I miei occhi stanchi riescono a distinguere solamente due stelle, nonostante la luce puntata sopra la mia testa. Avere un cuore non significa sopravvivere. Inesorabilmente, senza via di scampo. Ma una via c’è sempre.

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Lugano addio

In un giorno qualunque, lui morì.
La malattia era stata lenta e dolorosa, ma alla fine tutto svanì in pochi istanti.
Aveva smesso di respirare e il mondo aveva smesso di avere un senso.

Lei faticò non poco a comprendere quel corpo morto, perché non voleva credere che fosse il suo (il suo di lui, certo). Soffriva ogni volta che lo chiamava senza ricevere risposta, continuava senza sosta a provare in ogni modo: a scuoterlo con forza, poi a sussurrargli parole dolci all’orecchio. Non voleva crederci che fosse morto.
La sua agonia fu lenta e dolorosa, ma alla fine tutto svanì in pochi istanti.
La puzza di quel corpo ormai deformato dal tempo si faceva sentire fin dentro alle ossa e non era più possibile, per lei, credere che fosse ancora vivo.
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Così lui piano piano tornava alla terra e diventava altro e fu come se non fosse mai esistito.
Lei ricompose i suoi abiti sfatti dal lungo penare, si pettinò i capelli ormai lunghi, e se ne andò.

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lugano addio
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Cieli immensi e immenso amore

Oggi c’è un timido sole. Decido di prendere un’ora tutta per me e mi metto alla finestra. Mi sistemo in una posizione comoda, riesco a dondolarmi e a guardare il cielo, a seguire il lento camminare delle nuvole. Chissà dove vanno, chissà cosa racconteranno altrove.
Fino a poco tempo fa, in un’ora come questa, tutta per me, avrei fumato tanto, e l’avrei fatto perché convinta di avere bisogno di fumare. Ma oggi so che era solo uno dei tanti bisogni creati ad arte dalla mia fervida immaginazione, perché adesso, a pensarci, quel bisogno non ce l’ho, e non è che sia cambiato tanto tra allora e oggi. Il fumo della sigaretta mi ha fatto capire quanto ancora io sia poco matura nel saper distinguere i bisogni veri da quelli inventati, a credere di aver bisogno di tutto e a sprecare tante energie inutilmente.

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