Creato da woodenship il 23/08/2010

delirio

una spirale

 

Dal gran libro delle fiabe...

Post n°386 pubblicato il 22 Aprile 2017 da woodenship
 

"C'era una volta..."in genere così

si comincia all'orecchio del bimbo

snocciolando favola a che cali palpebra

il sonno conciliando col fantastico.

"C'era una volta..."ti sto narrando

bimba al ruolo ribelle:favola tra le 

fiabe la più bella del reame degli

scacchi liquidi viventi.

Già sapevo di te e ti aspettavo regina

pronto ad accoglierti tra gli stracci

di luce, magia del"C'era una volta..."

per dirti ch'è disdicevole lo stallo

da sotto le coltri, col naso alla pagina

a giocarci l'amore, amanti

gli schemi seguendo dal gran libro

delle favole. Descritta in esso

è facile la minaccio del libeccio:

innalza un cavallone riccio

sulla cresta schiaffandoci il naufrago

illudendolo che sia questo lo stallo

eterno"C'era una volta..."Ma sai

anche tu ch'è momentaneo, vero?

Ti dico: sai? Duole che ci sia solo

bianco e nero nel sentirselo dire

e buchi sulle suole di un pedone

sulla scacchiera di corallo.

Ove era inciso il tuo nome ho letto

di te, regina dalle braccia di sabbia

cingenti marea. E che la mia bambina

saresti stata: donna e bambina, curiosità

espungente fascinosa, follia che il vento non

disperde

troppo intento coi marosi nel disimpegnarli per gioco

muovendoli incontro alle torri

delle nuvole, sibilando all'arrocco per darti scacco

mia regina. Tu che giochi con i lacci, le spalline

lasciando cadere, abbacinandomi

nudità. Io pedone che  vorrebbe

assimilarsi all'oscuro richiamo

facentesi vento: chiama

e richiama per onde che appaiono

quasi d'una campana eco bronzea

riportandone ch'è l'ora

di scorrere all'orizzonte liberi

e senza rimandi o comandi. Bensì il nuovo.

Quel mai udito di cui è sì forte il bisogno

come per l'affamato il pane, per l'assetato l'acqua

... Certo avresti oreferito di Biancaneve

la fiaba. Ma sono io il principe

Azzurro della Bella addormentata

nel bosco atro dei sogni: orsù

dovrai ridestarti al mio bacio.

Il pubblico bambino se lo aspetta

fai finta di dormire felice

sul tuo letto guarnita di rose nella teca

adesso.

Poi ci sarà tempo

a partire dagli sbreghi sui jeans

a che s'allarghi lo sconforto sul viso

sorriso mesto tagliuzzato di noi

che riallacci le spalline. Rivestita

non rinunciando all'abbraccio

ristagno lasci di te sul palato. Sai

di melograno rosso rubino generoso

del succo di"C'era una volta..."

dal gran libro delle favole

dei tristi addii

amorali.


 

 
 
 

A che ti ascolti

Post n°385 pubblicato il 15 Aprile 2017 da woodenship
 

T'ascolto fiaba


narra discosta

d'ombre la fiorescenza

essenza rara


T' ascolto fiaba


apri al segreto

fiore notturno sole

aere apollineo


T' ascolto fiaba


effondi sogno

irraggiando tepore

racconta amore


T' ascolto fiaba


prece marmorea

arte atavico grido

predichi arsura


T' ascolto fiaba


provochi sete

d'oralità remota

infliggi fede


T'ascolto fiaba


già che t'innalzi

polline vai nel mondo

fa che sia poesia


T'ascolto fiaba

 
 
 

L'inverno sulla pelle

Post n°384 pubblicato il 08 Aprile 2017 da woodenship
 

 

la senti che ti prende

formicolio in corpo la senti

che ti rende inverno 'stasera

la senti che ti lecca prima

poi secca di tremiti d'averno

che ti s'infilza nelle ossa

svuotandole del midollo

la senti

che non c'è scampo capisci

dal carosello 

delle foglie intorno

morte

portami su

implori raggelato

con te

lassù

 
 
 

Iridea

Post n°383 pubblicato il 31 Marzo 2017 da woodenship
 

 

Fuori bolla la coppola sul cranio

incollata per un nulla ai capelli crespi

che basterebbe meno d'una scoppola

a vederla volare trottola vorticante

subdola... Ma che c'entra Capo Verde?

Di quelle isole immagino spiagge nere.

Vulcaniche, onde ne stringono al collo le coste

di morna strangolandole con saudade.

E'qui ch'è nata Iris: indolenza nel passo

sulla sabbia scura luna luccicante ebano

Iris che affonda il coltello nella pancia

nuda e cruda del pensionato; che volesse lui

stuprarla, lei lo ha sostenuto; Iris che rigira

gli spaghetti in padella, nel salto

rovesciandoli per terra: che così i vermi

ci si ingrassano. Poi avrà anche pianto.

Di certo rideva, intanto che bruciava la cipolla.

Pure che bevesse, lo dicevano. Io so solo

che questa è la prima sera: l'autunno

nelle orecchie ronza trapanando

con strazi e balbuzie fino al cervello.

Senza requie gli acuti assillanti risucchiano

che ci pensi a Capo Verde, al sole, al ritmo lento

del vivere e ad Iris che galleggia vittima

improvvida assassina inebetita

che persino la morte rallenta

dietro le sbarre.

 

 

 
 
 

Quando il cielo era il cielo

 

Il massimo era andarsene per muschio

in giro per boschi e colline quelle mattine

in cui il cielo era il cielo

ed il sole il sole: rispetto alla Terra, ognuno

si tracciava il suo confine netto; noi

ci giocavamo spensierati.

... E di strade e persone era solcato mondo:

arancia incisa con piedi dalle orme taglienti

sbuccianti paesaggi determinanti differenze

conferenze, raggi e diametri fuor d'ogni apparenza.

Il coraggio era sposo dell'incoscienza

entrambi convolavano per potere esistere

ancora: un sussulto nel rigirarsi di pianeti

... che se ne vede il rosso tuttora

accecante di quella ruggine da muschio

persino dai polsi della notte

schizzarne sangue

sugli occhi.

 

 

 

 
 
 

Mia e Mio

Post n°381 pubblicato il 18 Marzo 2017 da woodenship
 

"Mio"è possessivo, Madame: che sono

vostro mi state dicendo. Aggettivo

al femminile fa "Mia": che mi

appartenete vi rispondo: elettività

assai piacevole da declinare

in intimità; poichè in essa è l'ambito

prediletto per affermarci complicità

sottile aspetto irrinunciabile per veri

amanti. Dunque venite, su: vorrei

portarvi a pesca di stelle. Salite

a bordo della lancia che si parte.

Sulle mie gambe mentre remo

bisogna che rimaniate ben ferma

incastonata sul mio esservi sedile

in principio. Poi potrete muovervi

a gusto: fate che vi senta portentosa

intanto che di spalle vi plasmo il seno

con le mani, sempre dolcemente

sì che l'energia del godersi c'involi.

Stelle cadenti raccoglieremo

ogni qualvolta ne vedremo

vi strapperò un gemito;

con la lingua la catturerete in punta

depositandola preziosa stilla in me;

di mio provvederò a riporla in sfera

dei desideri custodia trasparente.

Quando a sufficienza ne avremo, ci sarà

luce per tutte le notti a venire. Luce

sarà d'ogni brama decadente

di piaceri inconfessati, nelle notti

maturati inseguendo orgasmi. Sarà

la luce che l'amarsi avrà consegnato

al mondo, liquida meraviglia al cielo

sfuggita, lampo di beltà effusa

nella mente sussulto cerebrale

mi siete. In un giorno tra i tanti

in un clima che era dei soliti

l'insolito s'è materializzato

che vi baciavo capezzolo di nuvola

permeata di calde vampe di vespro:

mi appartenete/ vi appartengo

in un tutt'uno rincorrendo le stelle

regalandocene lo splendore

nello sfiorarsi di labbra

pensiero.

 
 
 

Siepi di nuvole

Post n°380 pubblicato il 11 Marzo 2017 da woodenship
 

Temperato contegno
ha quest'inverno
dallo sterno privo
del gelo abituale
e dalle costole di
marcite non più
salde sbarre
di cassa toracica.
Nel polmone di campo
le sementi perplesse
germogli hanno nei 
bronchi, già pronte
alla messe, sono 
cognizione avvolgente:
che già subissi, onda
d'intemerata fantasia
rimuginando, palmo 
a palmo traspirando
moltitudine verde
senz'altro confine
che siepi, grovigli
di nuvole incolte
promesse.

 
 
 

Inquisendo l'otto marzo

Post n°379 pubblicato il 04 Marzo 2017 da woodenship

Scarti discerni dai toni scarni

lai di frati incappucciati stretti nei

sai, incatenati nella cripta custodia

da secoli d'un torto, al femminino

furto di grazia. D'ossa svuotate

nei chiostri risuona cauto dai teschi

asterischi bruni minaccianti il visibile

nell'impossibile d'una domanda:

"Ce l'avresti mai visto, Nostro Signore

di questo rigoglio di fede

simile degrado?"

... Ossessiva demanda all'eco

che nell'edicole affonda stupore

ricercandone traccia

dell'orrore: orgoglio che fu

ed ancora non tace

inquisendo.

 

L'ho scritta qualche settimana fa, non proprio per l'8 marzo. Però, alla luce di quanto scoperto in un collegio convento(FUNZIONANTE FINO AL 1965, DUNQUE NON POI COSì REMOTO NEI COSTUMI) per ragazze madri in Irlanda: fosse comuni con centinaia di cadaveri anche di bambini e feti. Oltre alle notizie di come le "ospiti" fossero tenute in condizione di fame e violenza. Mi viene spontaneo proporre questi miei umili versi come spunto di riflessione. Alcuni anni fa era stato scoperto qualcosa di analogo legato ad un convento in Latinoamerica. Una volta di più testimonianza di come pratiche simili siano state molto diffuse nel mondo cattolico: la cattolicissima Irlanda, non meno che il cattolicissimo Sud America: emblemi della considerazione e del tatto che la chiesa ha sempre usato verso il genere femminile e i bambini(frutto del peccato),perciò non degni di una vita normale. Una volta di più testimonianza di oscurantismo e disumanità, nelle pieghe di una religione rivelata, di certo non poi così misericordiosa nei confronti di quell'umanità che si propone di "salvare".

                             Un caro saluto e grazie infinite per l'attenzione,

                           oltre agli auguri a tutte le donne e la solidarietà

in questi momenti così precari per dei diritti non più tanto certi, visti i numerosi attacchi in giro per il mondo e in Italia pure...

Per chi vuol saperne di più sul ritrovamento:

http://www.remocontro.it/2017/03/04/orrore-irlandese-800-bambini-sepolti-assieme-al-peccato/

                                               .................W..................

 
 
 

Big bang

Post n°378 pubblicato il 25 Febbraio 2017 da woodenship
 

Fu bocca che si spalancò al rutto

il big bang: sconfinamento fuori dai denti

d'una poesia/ porta aprentesi logaritmica

dalla metrica caotica materia oscura

strofe di passaggio da inerte a vitale

stanza poetica/ sfintere dilatantesi

flatulenza. Lirica astrale dalle viscere

uscente dalla quiete di nebulosa

non più satolla ma desta alla necessità

del salto: dall'oscuro

alla luce, connettendoci vita a stillare

conoscenza; per poi diluirci intelligenza

al fine di instillare consapevolezza

che si è umani perchè si ha estro

energia per la riproduzione estetica

dimensione etica fantastica informa

universi conformandoli in versi.

 

 
 
 

Vanescendo silenzia

Post n°377 pubblicato il 18 Febbraio 2017 da woodenship

Quando poi, fuori, così caldo è il sole

ci si può anche credere che perduri l'estate

fulgore mattutino d'orgoglio pulviscolare

che c'è un bel tepore in sala d'attesa

tra sedie e numeri a contarcela

alla volta rifacendo gli stucchi in lattosio.

Ma non appena chiamati

allo sportello a render conto

no che non si può più ignorarlo

che poggi giallognola una fogliolina

sul nero della borsa guarnizione

linguina più fredda che l'aria affilata

finitaci chissà come tra le dita

rigirata meraviglia tra i presenti

figlia di un ciclo che non lascia scampo:

smunta di clorofilla esangue

vanescendo silenzia.

 
 
 

Senza pi¨ rimorsi

Post n°376 pubblicato il 11 Febbraio 2017 da woodenship
 

Danza immobile si fa dalle stelle

con sferze di cera la pelle arrossando:

brucianti d'amore strusciano

spasmodiche lambendo in sospiri

strianti, travestimenti e fiammelle

sangue d'accesso in valzer di corpi

sospensioni tremule nel vento solare

... e senza più peso

eppure vanno lontano

allontanantisi

lo stesso danzando

 

20/10/2011 woodenship

 
 
 

Pi¨ in basso del paradiso

Post n°375 pubblicato il 04 Febbraio 2017 da woodenship
 

Sorge spontaneo il dubbio che si possa

avere vissuto a sufficienza

senza per questo aver visto abbastanza.

Dunque, di tanto in tanto, ritorno là

visualizzando un luogo virtuale.

Ove, dalle radici d'un tiglio, ho visto

d'incanto scaturire un tralcio di edera

a sera, abbarbicato non troppo in alto

appena sotto una linea: scannerizzante 

chiarore, sfuggente alle tende di una finestra

vetrate ampie sul tiglio

tra fronde scheletriche istoriate di stelle.

Ad essa, arrampicandomi, ho immaginato

di giungere, sfuggendo l'inferno

di rocciatori dalle sentenze sputate.

In una spirale accentrandoci il futuro

ho inseguito una visione

consumando le unghia contro la corteccia

più in basso del paradiso

ove i cani latrano incatenati

furiosi con l'estraneo

viandante che s'attardi furtivo

amante.

 
 
 

Coda in gola

Post n°374 pubblicato il 28 Gennaio 2017 da woodenship
 

Cosa mi instilla in cuore paura

scollinando ultimo raggio di sole

che ci sto sulla scaletta poggiata al fienile

preda di umori svaporanti?

I richiami vicini lo dicono

delle bestie rientrate

delle fatiche spese

del sudore raffredatosi sotto le ascelle

e intorno al collo, fin giù per la schiena

le membra afflosciando.

Ma essi non dicono del buio

perchè debba inquietare peggio

che nella lotta, il fuoco, tra formiche rosse

e scorpione: scadenza imposta;

non dicono se, a sottoporre a tale prova

siano mani fanciulle incuranti

intente all'innocenza d'un passatempo.

Perchè mi piacerebbe saperlo, scrivo

perchè mi sento spesso di morire.

Allora cerco di sgattaiolare fino al tetto

nello scadermi di fronte e di terga

d'ultimi baluginii che ci sto già sulla scaletta

rapito dalle svisate di pipistrelli

badando bene di disorientare la morte.

Perchè dicono di lei che senta la puzza

di chi ha paura.

E chi ha paura, per lei, è già morto.

Dunque mi sforzo di raccontare un lemma

punta di un iceberg linguistico

infestonato di luci, allontanantesi lemme

lemme, incastonato di boria

algido come si conviene, così candido

quasi un pupazzo di neve

terribile nei sogni nel cozzare di parti

sommerse e mai espresse, se non capovolte

di senso: urticanti prese di coscienza

negli urti

... e mi par d'aver detto tutto

anche del pur minimo desiderio

del suo squassare il petto con colpi di tosse

in quel vuoto opprimente

alienante come uno strusciare di coda

in gola

paura

 
 
 

Come zucchero di canna

Post n°373 pubblicato il 20 Gennaio 2017 da woodenship
 

"Ma all'inferno!" Sbottai.

Nel profluvio, che mi chiedevi

dove fossi stato: veloce

la lancia scorreva. Il pescatore

squarciava le prede, al vento

gettando le viscere. E la gara

tra rondini marine, gabbiani

ed albatros, esplodeva selvaggia

di picchiate e cabrate: feroce

sopravvivenza all'inferno.

A mezz'aria, a pelo d'acqua

con l'avanzare dell'urlo

dal ventre al cervello

così da dilungarti orgasmo

ruotavo costante di fianchi

così da arrivare a te

lento rimbombo dagli scogli

così che tu mi vedessi

come zucchero di canna

diluirmi nel caffè dei tuoi occhi

... Dove fossi stato

stavi chiedendomi

che dagli abissi risalivo

di tra le tue gambe

umore d'agave.

 

19/09/2011 woodenship

 

 
 
 

Vibrazioni

Post n°372 pubblicato il 13 Gennaio 2017 da woodenship
 

... da giù

da più giù

da dietro l'angolo giù in strada

le vibrazioni d'un sax

giungono fraseggi azzardati

riducendo le lenzuola in brani

i guanciali in percuotenti assoli

pestanti a nevicare piume

tra noi neve sfocata

foto d'inverno in primavera

...oltre i motteggi di spirito

da chiedere non credo che ci sia altro:

di fatto ci siamo sul letto

non è certo il prato che avremmo voluto

soffice d'erbe fragrante d'essenze

ma è dove siamo giunti

e tanto basti

che si sa: è difficile

poi starci dentro alle ore

troppo divaricate nella notte

a meno che un sorriso non le restringa

come le tue labbra nel tenermi dentro

amore nel risvolto d'un colletto sdrucito

presa per mano nel fuggi fuggi da sotto i ponteggi

sostegni di strutture decrepite/ le ricordo

fiaccate da sussulti tragici

mero esistere... ma no

no

non è proprio dove avremmo voluto

però è dove siamo riusciti ad arrivare

amore che t'allunghi

ombra a che ti baci

inebriante fiore di campo

 

 
 
 
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Video lettura della poesia"Dimmi"

da parte di Klara Rubino,

poetessa

https://youtu.be/l2BZnGiKHk0

 

SO FAR

I'm so far

too far

i'm going more far

like a comet

living the solar sistem

 

 

LADY DAY

 

 

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