Creato da woodenship il 23/08/2010

delirio

una spirale

 

A lato

Post n°430 pubblicato il 18 Febbraio 2018 da woodenship
 

Ci ho già vissuto abbastanza a lato

di questo paesaggio sordido, tronfio

cittadino d'un senso di brunezza.

All'ancoraggio sempre a lato sono

stata nel parcheggio, aspettando l'ora

che me lo si sottraesse alla vista. Le ruspe

dovrebbero devastarlo, i connotati

mutandone. Dal volto decomposto

dai vermi divorato, ne ho presagio

come d'altre vie il diramarsi, oltre

i muri d'abbattere in polvere;

delle rovine da cospargere di sale

dandomi il sentore: città vetrina infame

d'umano derelitto sfavillio di schiuma

quella d'una bottiglia di birra

contro un braccio polverizzata:

my vida de perrita rubia

callejera*.

*la mia vita di cagnetta bionda di strada

 
 
 

In_tinta d'aurora

Post n°429 pubblicato il 11 Febbraio 2018 da woodenship
 

 
Ti aspetterò fino a che il vento sarà
a sgretolarmi roccia.
Ti aspetterò fino a che sarò
fine polvere sollevata
in volo nube.
E tu, vedendomi all'orizzonte
antracitico frinire, in crescendo
sprigionerai il tuo canto di fronde
silvestri note
d'innamorata delle pulsanti
polveri che mai riposano
sempre in attesa di scintilla
che astri le faccia
esplosione d'amore.
Negli occhi insonni della notte
certo
che ti aspetterò: tu, in petto
battimi
prima d'avvilupparmi in_tinta
d'aurora.


 
 
 

Mc world war(globalismi)

Post n°428 pubblicato il 04 Febbraio 2018 da woodenship
 

Del mio spazio vitale biascichi sì da

non strozzartene in gola: tu abbronzata

di blu, dilatata per quattro

... (quattro?)

Qua, prospiciente il tavolo, sul muro

c'è la presa, indichi radiosa in viso:

per ricaricarti il telefonino vecchio

altro modo non c'è, neanche a ficcarci

due dita su per il naso.

Non per questo si è sposi, assicuri suadente

a volo inibito ed orizzonte oscurato

per me, nel panico, sospinto ad allontanarti

invasora armata d'hamburger: è mio

questo posto, tu mi rubi l'aria ed io

ti annuso ostile, sezionandoti con sguardi

le mascelle masticanti fishburger.

Tu che mostri unghia viola, affilate

a contendere offese; e che non vai

ma resti, col tuo chickenburger, già che

ci si disputa punto: se un luogo è solo

un luogo, dunque di tutti; oppure

di chi lo vive pure mero possesso

confini slabrandone ideali, fino

ed oltre il Sinai, terra promessa

in bocche altrui riciclata; terra

e sangue, impasto sofferto; terra

deglutita speranza, come la tua:

sprofondata che il tè rigiravi quieta

viaggiando, vero Eddy occhi

d'Africa?

Non si può possederla, non ci è dato:

soltanto morirci si può, lasciandola

alla fine infetta eredità. Partire è un po'

morire, dicono da che s'è taciuta l'upupa.

A darci retta, la discussione non vale tarlo

che rosichi ramo: io e te ci stiamo

a cavalcioni; tu sbocconcelli cheesburger

... E se acconsentissi a promessa un fiore

vorresti che ti facessi un ritratto, no

non un dipinto o un sonetto, bensì

un romanzo della tua vita: da Massaua

a Londra, passando per lo stivale...

Io scrittore sotto dettatura, io, d'un verso,

claustrofobico prigioniero!

 
 
 

Diversamente pazzi

Post n°427 pubblicato il 29 Gennaio 2018 da woodenship
 

Siedo che già l'ora mi guarda

svuotandomi mesta

e svogliandomi:

la verità?

 

E'che non sai

cosa scrivere, mi dice

a compasso dall'orologio

compassionevole.

 

Non c'è dubbio

annoto: se sono seduto

però qualcosa riuscirò

a scriverla di ragionevole.

 

Ma non è certo, dunque la scruto

come se l'avanzare delle lancette

loro malgrado, possa trascinarci

fiume d'inchiostro in ghirlande

fin sul foglio gualcito

 

affinchè finzione si faccia con festoni

e che in ghingheri siano cespugli di sbuffi

dal bosco a chiazze e marcire di ghiande

rosse le bacche all'odore della festa

solstizio d'inverno...

 

Cosa vergarci d'altro che faccia empatia

sulla pagina intrisa

ma ancor non scritta

non saprei.

 

Potrei accennarci passo di danza

al suono di nacchere un flamenco

per brughiere zingareggiando

tra le pozzanghere popolose di pupazzi

di creta e paglia:

 

Che ci hanno le antenne

pazzi, questi spiano: sensibili

emettono schizzi di fango

paranoica curiosità

... Oppure basterebbe annotarci di una burla

anche e solo l'eco di una risata calda

saturante ogni angolo di vuota

stanza gelida d'anima

al dì di festa

potrei.

Però è scontato che restino solo impronte

sulla carta: le mie, presto vanificate

nel tritacarte;

perchè vanno così le cose

talvolta.

 

 
 
 

Memoria che sia***

Post n°426 pubblicato il 26 Gennaio 2018 da woodenship
 

Ist das zu mensh?

/ Se questo è un uomo

cosa da nulla (ha da essere)

/ sache zu nichts...


Come filo spinato ammatassato

vibra il mantra dell'oggi

profilandosi costante

tra comignoli andando a defilarsi


fumo:


ci sono conti da comporre

bilanci da quadrare/ senza onore

la banalità di un

contabilità spietata


da ricondurre

sfiorando le regole

straripanti d'aculei

nel cielo d'azzurri fumosi.


Del male, la memoria

ridondando in volute fin sul muro

anche se solo per un giorno

nell'anno


scolpisce l'intonaco in crepe

quello del vicolo cieco(di solito in ombra);

si vorrebbe fosse sempre viva/ saldata al presente

memoria di un giorno/ di ogni giorno:


mi ci sono trovato assorto/ davanti

e dentro, con nelle nari

fumo nero dolciastro

di carni bruciate/ nauseante


organolettica da non rimuovere

mi sono detto

che resti a monito

/ nicht ein nichts

nulla è niente.

 

***A Primo Levi(rivista)

 

woodenship, ven, 24/ 01/ 2014

 
 
 

Ditemelo

Post n°425 pubblicato il 22 Gennaio 2018 da woodenship
 

 

Ditemi di fermarmi, di sedermi

che tanto è una serata buttata via

tra un sinistro ed un peccato di gola

spento contro il parabrezza di un auto

l'effetto ne è una ragnatela di fili

che sono crepe intessute sul vetro

con al centro il colpo di testa, addome

del ragno che s'è divorato il cervello

il mio cervello a screziarne le trame.

Alle volte si è come le mosche e non

si sentono le ossa: se ce le si aprissero

le si scoprirebbero vuote del midollo

e di senso. Allora ditemi di sedermi

all'angolo, dove l'urto mi ha scagliato

insetto stordito e divelto di zampe

chissà che una ragione ce la trovi

a tutto ciò.

 

 
 
 

Nella fiamma d'una candela

Post n°424 pubblicato il 15 Gennaio 2018 da woodenship

Forse è tutta colpa del fumo hashish

quando maligno s'attorciglia filo

in gola attorno all'albero, offrendone

il pomo; o forse della morte esplicitata:

invito a tacitare testimoni e prove;

sta di fatto che noi ci si arrangia

sulla via del delitto perfetto

gli assassinati gettando nei pozzi.

Poi girandoci in tondo, le mascelle

arrotando, con i denti a sghimbescio

da squali che ci addentino le ore

cotte al sangue sulla brace dei piedi

stanchi: rotando greve, mondo

dalle ascelle stillanti alcool, tutti

lascia gravi, sdraiati giù per terra

nel piscio livido di cera d'una candela

volitiva fiammella votiva

espiatoria a un tempo ipocrita

d'ogni crimine.

 

 

 
 
 

Stupito

Post n°423 pubblicato il 08 Gennaio 2018 da woodenship
 

Ad un certo punto

neanche te lo si dice più

che non hai più bisogno

di nulla: sei tu

a sentirlo.

Non potendo attraversarti

chè tuttavia non è il momento

tutto ti passa oltre

ignorandoti nell'aggirarti

oppure scavalcandoti lieve

come nel gioco della cavallina

senza sfiorarti però.

Ed è qui che ti spiaggi

delfino

i guizzi nell'acqua tralasciando

al bimbo che di testa

se ne esce affiorando

stupito: qualcosa ha fermo

in gola, forse una lisca

o una squama argentea

residuo di un tempo

che fu.

 
 
 

qui

Post n°422 pubblicato il 02 Gennaio 2018 da woodenship

a ribadirlo sono

qui

nell'eco d'un tonfo

sono irriverente

nell'anima

il tuffarsi di un'onda

 

qui

scuotendola cieca

con dita liquide protese

sono

 

frugandoti fino

nei recessi più riposti

qui desiderio

delle tue mani sul petto

 

ad auscultarne i palpiti aurei

sono

sotto di te

che mi stai penetrando

 

che ti posseggo, possedendoci qui

ricchezza di_vento un verso

qui

che spettino, arriccio, sfrangio

 

convergendo a vespro

sono nel tuo cielo

sul tuo letto

tra i fiori alti brezzati

 

senziente tormento in sillabe

sudario ondulante fantasma

sono

qui fruscio sensuale

 

ingiallendo suadente

sono amante

qui

irriverente

 
 
 

Alito***

Post n°421 pubblicato il 28 Dicembre 2017 da woodenship
 

Alito c'è ch'è condensa su vetro

segni ci si additano come d'acquosa

formula alchemica, a che lieviti entità

dal lessico oscuro, ovattante


l'impellenza d'un conforto.

E' alito ch'è fremito frangente

fin giù per la dorsale atlantica

eruttante vulcanica magma e batteri


alimento goloso per gamberetti

zelanti, dal vivere azzardato

su faglia abissale. E'alito sfuggente

aggrovigliarsi di correnti aeree


cavernose nel vibrare orchestra

di vertebre antiche e zufolii da tibie

aliene dissepolte, esibentesi

nella sonata del tempio sul monte


eroso. Alito è per noi moto ardito

che gemito solve in petto avvampando

tale a fornace atomica ventre espirante

mai estinta pulsione vitale:


anelito d'accesso remoto spira

ad ambito ignoto.

 

***con i miei migliori auguri per un 2018 dal vasto respiro e di felici realizzazioni

 

 

 
 
 

Sfuggendo***

E'aggirando l'oleandro sfuggendo squittii

disperati, che s'incappa nel Mazzini

accigliato: bronzeo nel lezzo di piscio

ammorbante sul sentiero di granito

che a nulla l'ha preservato dall'oblio.

Scolpiti a contorno stanno i nomi di coloro

che appresso alle sue idee ci hanno

rimesso le penne, restandoci stampati

sul marmo tra cespuglio e lampione:

tutta qui la repubblica ad essi concessa.

Si dovesse provare il pur minimo

rimpianto, vedendo la statua in tanto

degrado, sempre sfuggendo l'adescante

squittio di puttana, esile stretta nel velo

miserrima, è da ricordarsi ch'è per accidia

se non ci si ritrova morti in gloria repubblicana.

Come Platone, ognuno dovrebbe cercarsi

la propria di repubblica. Anche se la notte

non è più notte e, nel mondo delle idee

il fuoco insiste virtuale: con toni cavernosi

recita tuttavia incubi in spregio al libero

pensiero.

 

***Ho appena letto la notizia che, la salma di un fuggitivo, è rientrata in Italia dopo tanti anni in cui si è crogiolata al sole egiziano. Ora, che sia stato un aereo militare a riportarla in patria, è cosa che già fa stare male: quest'uomo, di cui ci vengono ad appesantire con le sue ossa, è stato colui che ci ha trascinato nel carnaio della Prima guerra mondiale, senza altra ragione se non quella di un narcisismo e del suo piccolo tornaconto personale. Poi ha consentito l'ingresso delle squadracce fasciste in Roma, al termine della famosa marcia, dando il suo benestare al successivo colpo di stato da parte del "duce". E, ultima cosa, ma di certo non meno importante, sottoscrisse le leggi razziali del 1938, dando l'avvio anche in Italia alla persecuzioni razziali a danno degli ebrei e la loro conseguente deportazione nei campi di sterminio. 

Lo so che è morto, dunque che gli spetterebbe quella pietà riservata a tutti i morti. Ma è innegabile che, non per questo, si può cancellare la storia che si porta appresso costui. Ma è l'improntitudine, l'arroganza e la presupponenza dei suoi eredi, a fare si che si risvegli e riappaia nitida la sua storia, soprattutto quando viene avanzata la richiesta di poterne seppellire le ossa al Panteon, come se simile personaggio meritasse chissà quale onore, dopo avere abbandonato l'Italia e gli italiani con tutto il suo esercito, per rifugiarsi tra le braccia sicure degli angloamericani, lontano dalla furia nazifascista che si scatenò contro il nostro e suo esercito: lasciato proprio da lui allo sbaraglio e senza alcun comando o direttiva che potesse limitare i danni e la confusione che, anche la sua fuga, oltre all'armistizio, scatenò in tutta Italia.

Perdonate, ma trovo decisamente piccola e miserabile, oltre che pretenziosa, questa conventicola che si ammanta di quarti di nobiltà e sangue blu, pur non avendo mai mostrato la benchè minima traccia d'interesse, se non d'amore, per questo disgraziato paese...

Un caro saluto

.............................W..................

 
 
 

Così van le cose al mondo

Post n°419 pubblicato il 10 Dicembre 2017 da woodenship
 

Non si può, certo

che non si può darsene

sempre le stesse cose:

sgusci di qua e di là

che poi scopri sì che dici

ma sempre le stesse cose

nell'identico modo

alle medesime persone

che no, non si può

nel dato giorno di gennaio

averci la memoria arrangiata

per date, più non attecchisce.

Nemmeno a pedate ci si crede più

che renda giustizia. 

Rimarrà che le stavo osservando

quando ho sbroccato

e non lo meritavano: in cielo

vittime, spiragliavano umbratili

funambole su filo verde fiele

a disdoro dei vivi, residue nel pallore

che col fumo involve in parole

poi solo nuvole color caramello...

Che non se ne abbiano a male

s'è tragica ironia: loro di ieri

alibi dei carnefici dell'oggi

pur fregiantesi di segni divine patrie

usi a trar profitto dalla memoria

al pari di coloro che reclamano martiri

scorniciandoli a renderli affini

ideologicamente fruibili

... Non se ne abbiano a male le vittime

così van le cose al mondo.

 

 

 

 

 
 
 

Rosso mal_verso

Post n°418 pubblicato il 03 Dicembre 2017 da woodenship
 

Sul mento la barba, a darci retta

sventola di qua e di là, bandiera

di cui andar fieri tra le teste intorno

tutte sorrette da un sorriso a pilastro

appoggiato disgusto al tetto, nel vederselo

sfilare prepotente sotto il naso che si è

in fila alla cassa, così basso e tozzo

lui, come solo una tinozza rollante

che del maglio tema il cozzo. Dunque

meglio far finta di niente: lui lo sa

che manco lo si vede, se non ha almeno

rubato qualcosa, ci conta. Ancor più

ch'è riccia la barba inanellantesi

rossiccia fin sul petto, cadente grappolo

di peli da faccia di melone; così

incede miracolo dell'apparire irrilevante

e restarci, dedicandosi alle bottiglie:

quella dal genio sfrattato; quella

che non s'è ancora scolato; oppure

l'altra dal messaggio mai giunto

perchè non c'è spiaggia nei paraggi.

Annottante

barcolla come lui

soltanto il filo d'acqua dalla fontana

tuffandosi nell'oscurità

a picco.

 
 
 

Onirica

Post n°417 pubblicato il 26 Novembre 2017 da woodenship
 

Eran solo sbuffi di vento

ai denti sfuggenti di pioggia.
                 Uno schiarirsi di gola

tossicchiando nudo imbarazzo
scroscio appena velato da nivee
venature ampie e pulsanti: trame marine
sospese nel nontempo ceruleo
di bastimenti salpanti eterei
… a perderci nello spazio d’un sogno
anime notturne noi.

 
 
 

Lunatico l'assassino

Post n°416 pubblicato il 18 Novembre 2017 da woodenship
 

Gelida e distaccata icona in cielo

così malmostosa non ti ho mai vista

eppure non ti ho giurato eterno amore

mai: non ho che me stesso ti dissi

a pallina ferma sul rosso e pari

che mi stavi addosso umbratile

palpito di brezza, alle nari profumo

di muschio bianco a sera

che chiamarla sera assurge a immaginario

distopico con quel vorticare di luci

prima afflosciantesi sudario, poi

sprigionantesi stroboscopici aculei

dolorosi fasci agli occhi questuanti oblio.

Te lo dissi, che di senno non mi era

uscito ancora un verso: ogni scheggia

folle s'inerpicava per l'erta del colle

ignoto, senza venirmene nulla

indietro, a parte di una flebile

appena percettibile eco. Ora che i versi

sono tanti, un labirinto indecifrabile

che non mi ci raccapezzo più, sempre

non ho altro che me stesso, balbettante

piombo di tra i denti, una poesia

sul ponte tra morte e morte, da scrivere

dalla finestra in alto e mirando in basso

bene nel mucchio: a che non ci sia

nessuno che insegua le mie ceneri

dicendo di loro che non sanno di piombo

anch'esse letali, negando altro motivo

se non l'assurdo ai tuoi occhi

distanti.

 
 
 
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Video lettura della poesia"Dimmi"

da parte di Klara Rubino,

poetessa

https://youtu.be/l2BZnGiKHk0

 

SO FAR

I'm so far

too far

i'm going more far

like a comet

living the solar sistem

 

 

LADY DAY

 

 

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GRAZIE DI CUORE DIVINA MISTY

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