Creato da Vasilissaskunk il 16/06/2008

ALIVE IN THE NIGHT

(foto di viaggioMIE)

 

 

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Auftriebskraft

Post n°335 pubblicato il 23 Febbraio 2021 da Vasilissaskunk
Foto di Vasilissaskunk

Bisognerebbe in periodi di sgretolamento come questo contemporaneo riuscire a nuotare oltre l'ansia ...portata dalla corrente degli eventi sempre avanti ...

Ho percepito il senso della mia poca forza fisica quando ho fatto la nuotata nel Naviglio Grande partendo a 24 km da Milano e arrivando in Darsena ... nei primi 10 km la corrente viaggia ad una velocità di 8km orari circa nei tempi di buona piena ...il che significa, che aggiungendo la velocità delle bracciate, tale distanza  viene percorsa in un ora ... sono i restanti 14 che diventano piu' impegnativi ... ma in quei primi 10 non appena si tocca l'acqua,  sembra di volare ... la forza dell'acqua che scende dalla centrale elettrica di Turbigo ti prende,  ti avvolge e spinge furente in avanti ... ed è li che ho pensato che così deve sentirsi un naufrago in balia dell'elemento ... sbraccia sgamba sbuffa e respira ... il cuore batte forte piu che per lo sforzo per l'emozione e l'adrenalina ... cerchi la direzione nonostante la prepontenza benigna della corrente , questo per non finire nel Naviglio di Bereguardo ... poi un ansa e un'altra ancora il paessaggio cambia  ... la corrente si calma un poco e la sua velocità passa sui 4km allora ed è allora che si comincia a godere del lungo viaggio ..di km ne mancan 14 ...sotto il fondale pullula di pesciotti curiosi che sbucano da inpnotiche piante che ondeggiano sul fondo e in alcuni punti risalgono in superfiecie in grovigli attorciaglianti ... per questo le denominai le piante attonciglianti, poichè se ci finisci in mezzo ti catturano, graffiano un pochino e strappan via gli occhialini ... e li puoi immaginare di nuotar per il gran rio ammazzonico non fosse altro che il cambiamento del paesaggio da rurale a urbano  stia li a  ricordarti che verso il cuore della grande città ti stai dirigendo ... 

un bracciata e un'altra ancora ... e poi la stana sensazione che si prova nel passar sotto i ponti ... l'acqua si fa scura ... una bracciata e un'altra ancora ...respirare non è solo esigenza essenziale ma anche osservare con la testa di lato in su verso il cielo e ruotare nuovamente verso il subacqueo ondeggio  ipnotico delle piante sbuffando bolle di ossigeno ... e piu' ci si avvicina alla civiltà e piu' rifiuti di razza umana si trovano sul fundo ... bottiglie bicchieri, bicclette.. cartelli stradali e chi piu' ne ha piu' ne immagini ahimè  ... ad un tratto poi l'ultimo ponte e si arriva nel porto della Darsena a destra il Naviglio Pavese che scorre in senso contrario ( ed io rimango sempre estasiata dal mircolo dell'ingegneria fluviale non comprendendone il meccanismo ...) a sinistra invece l'arrivo..ed è in Darsena che l'acqua si fa fredda,  ben 7 gradi in meno ... una spinta ulteriore verso lo sprint finale ... e una volta toccato il telone dell'arrivo ..un sospiro in cui si nasconde il  rammarico .. che il viaggio sia finito ...

galleggio sospesa come tutti qin questo mare di  incertezze quotidiane

appigliandomi

ostinata e pertinace alla mia resilienza ..scorre il fiume della vita ..scorre e va...

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ICH BIN EIN GOTTESANBETERIN

Piccole storie e riflessioni ed immagini bucoliche di viaggi di una piccola impiegatina aSburgica che all'occorenza puo anche diventare  ...

 

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(CXX DEL CANZONIERE CINIANO)

Signor, e’ non passò mai peregrino,
o ver d’altra manera viandante,
cogli occhi sì dolenti per cammino,
né così greve di pene cotante,
com’i’ passa’ per lo mont’Appennino,
ove pianger mi fece il bel sembiante,
le trecce biond’e ’l dolce sguardo fino
ch’Amor con l’una man mi pone avante;
e coll’altra nella [mia] mente pinge,
a simil di piacer sì bella foggia,
che l’anima guardando se n’estinge.
Questa dagli occhi mie’ men’ una pioggia,
che ’l valor tutto di mia vita stringe,
s’i’ non ritorno da la nostra loggia.

 

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CANZONIERE DI CINO DA PISTOIA

(CXII canto)
Oimè, lasso, quelle trezze bionde
da le quai riluciéno
d’aureo color li poggi d’ogni intorno;
oimè, la bella ciera e le dolci onde,
che nel cor mi fediéno,
di quei begli occhi, al ben segnato giorno;
oimè, ’l fresco ed adorno
e rilucente viso,
oimè, lo dolce riso
per lo qual si vedea la bianca neve
fra le rose vermiglie d’ogni tempo;
oimè, senza meve,
Morte, perché togliesti sì per tempo?
Oimè, caro diporto e bel contegno,
oimè, dolce accoglienza
ed accorto intelletto e cor pensato;
oimè, bell’umìle e bel disdegno,
che mi crescea la intenza
d’odiar lo vile ed amar l’alto stato;
oimè lo disio nato
de sì bell’abondanza,
oimè la speranza
ch’ogn’altra mi facea vedere a dietro
e lieve mi rendea d’amor lo peso,
spezzat’hai come vetro,
Morte, che vivo m’hai morto ed impeso.
Oimè, donna d’ogni vertù donna,
dea per cui d’ogni dea,
sì come volse Amor, feci rifiuto;
oimè, di che pietra qual colonna
in tutto il mondo avea
che fosse degna in aire farti aiuto?
E tu, vasel compiuto
di ben sopra natura,
per volta di ventura
condutta fosti suso gli aspri monti,
dove t’ha chiusa, oimè, fra duri sassi
la Morte, che due fonti
fatt’ha di lagrimar gli occhi miei lassi.
Oimè, Morte, fin che non ti scolpa
di me, almen per li tristi occhi miei,
se tua man non mi colpa,
finir non deggio di chiamar omei.

 

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