Creato da Vasilissaskunk il 16/06/2008

ALIVE IN THE NIGHT

(foto di viaggioMIE)

 

 

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boSCHIVAmente

Post n°339 pubblicato il 08 Marzo 2021 da Vasilissaskunk

 

Non c'è verso  di trovarci un ragionaMENTO ... io dissento  anche da me stessa ... non c'è verso ..di trovare un senso ... è tutta una casualità persino quella di venire al mondo .... Demolisci i rituali ... trasgreDIRE ...scappa nella foresta .. renditi boSCHIVA  ... respira il ritmo del mondo che non è assolutamente quello del Matrix ... inspira l'essenza espira la demenza ...

Dalla putrefazione delle foglie rinasce nuova vita in fiori ... il ciclo perpetuo delle stagioni ... tutto il resto è innaturale e fuori dal tempo ... tutto il resto è il Matrix ... ed è più pandemico di qualsiasi virus ... inghiotte e fagocita esistenze ... e la gente corre e non si accorge di niente ... 

 

 

Commenti al Post:
je_est_un_autre
je_est_un_autre il 09/03/21 alle 09:59 via WEB
...però la foto è molto bella.
 
 
Vasilissaskunk
Vasilissaskunk il 10/03/21 alle 13:20 via WEB
nebulosa come la presente situazione ....
 
cassetta2
cassetta2 il 15/03/21 alle 15:34 via WEB
Io non me ne sono accorto.
 
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ICH BIN EIN GOTTESANBETERIN

Piccole storie e riflessioni ed immagini bucoliche di viaggi di una piccola impiegatina aSburgica che all'occorenza puo anche diventare  ...

 

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(CXX DEL CANZONIERE CINIANO)

Signor, e’ non passò mai peregrino,
o ver d’altra manera viandante,
cogli occhi sì dolenti per cammino,
né così greve di pene cotante,
com’i’ passa’ per lo mont’Appennino,
ove pianger mi fece il bel sembiante,
le trecce biond’e ’l dolce sguardo fino
ch’Amor con l’una man mi pone avante;
e coll’altra nella [mia] mente pinge,
a simil di piacer sì bella foggia,
che l’anima guardando se n’estinge.
Questa dagli occhi mie’ men’ una pioggia,
che ’l valor tutto di mia vita stringe,
s’i’ non ritorno da la nostra loggia.

 

CANZONIERE DI CINO DA PISTOIA

(CXII canto)
Oimè, lasso, quelle trezze bionde
da le quai riluciéno
d’aureo color li poggi d’ogni intorno;
oimè, la bella ciera e le dolci onde,
che nel cor mi fediéno,
di quei begli occhi, al ben segnato giorno;
oimè, ’l fresco ed adorno
e rilucente viso,
oimè, lo dolce riso
per lo qual si vedea la bianca neve
fra le rose vermiglie d’ogni tempo;
oimè, senza meve,
Morte, perché togliesti sì per tempo?
Oimè, caro diporto e bel contegno,
oimè, dolce accoglienza
ed accorto intelletto e cor pensato;
oimè, bell’umìle e bel disdegno,
che mi crescea la intenza
d’odiar lo vile ed amar l’alto stato;
oimè lo disio nato
de sì bell’abondanza,
oimè la speranza
ch’ogn’altra mi facea vedere a dietro
e lieve mi rendea d’amor lo peso,
spezzat’hai come vetro,
Morte, che vivo m’hai morto ed impeso.
Oimè, donna d’ogni vertù donna,
dea per cui d’ogni dea,
sì come volse Amor, feci rifiuto;
oimè, di che pietra qual colonna
in tutto il mondo avea
che fosse degna in aire farti aiuto?
E tu, vasel compiuto
di ben sopra natura,
per volta di ventura
condutta fosti suso gli aspri monti,
dove t’ha chiusa, oimè, fra duri sassi
la Morte, che due fonti
fatt’ha di lagrimar gli occhi miei lassi.
Oimè, Morte, fin che non ti scolpa
di me, almen per li tristi occhi miei,
se tua man non mi colpa,
finir non deggio di chiamar omei.

 

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