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La svolta del Cavaliere: "Voglio i Tea party per aiutare il Pdl in crisi"

Post n°2074 pubblicato il 14 Ottobre 2010 da fernandez1983

"LA rivoluzione liberale non basta più". Sondaggi a picco, partito spaccato, popolarità in calo come non mai e elezioni sempre più vicine. Silvio Berlusconi è ormai convinto che "il Pdl non basta". O meglio, non basterà per affrontare il probabile voto della prossima primavera.

Deve provare a risalire la china in qualche modo. Con un "nuovo strumento", un "nuovo contenitore" che non sostituisca il Popolo delle libertà ma lo affianchi. Per "pescare" là dove la struttura ufficiale non riesce più a lanciare i suoi ami. "Bisogna dare alla gente un nuovo sogno - spiegava il premier nei giorni scorsi - . Possiamo farlo con una cosa simile ai "Tea party" americani".
Da quando è sceso in politica il Cavaliere ha dragato e raccolto a piene mani nell'esperienza statunitense. Nel 2001 aveva "rubato" a George Bush il modello di campagna elettorale e alcune parole-chiave. Lo stesso aveva fatto nel 2006. E ora ci riprova. Il suo punto di riferimento sono appunto i "Tea party" della destra ultraconservatrice. Il movimento messo in piedi da Sarah Palin subito dopo l'elezione alla Casa Bianca di Barack Obama.

Un paio di mesi fa il premier si è fatto inviare a Via del Plebiscito una serie di documenti e di ricerche sui meccanismi dell'organizzazione nata a destra del Partito Repubblicano. Metodi di reclutamento, criteri organizzativi e soprattutto i "temi" che hanno ridato speranza agli avversari del Partito Democratico. Subito dopo ha contattato una società Usa che organizza campagna elettorali per verificare come adattare il tutto alla politica nostrana. E così si è ritrovato tra le mani una miscela che considera fatta su misura per l'Italia e che in parte è già stata declinata dalla Lega: "Dobbiamo fare proprio così". Lotta all'immigrazione, difesa della vita e temi etici, meno centralismo e soprattutto guerra alle tasse. Il tutto emulsionato in un'operazione che nasce "dal basso", bypassa gli organi di partito e solletica gli istinti più viscerali degli elettori.


Ma l'aspetto che ha colpito l'inquilino di Palazzo Chigi consiste nella piena sovrapponibilità dei Tea Party al "microclima" italiano. Nel dossier che spicca in bella vista sulla scrivania del Cavaliere ad Arcore c'è, infatti, anche un sondaggio effettuato qualche mese fa dall'Istituto Quinnipiac in cui si straccia l'identikit del movimento Usa: radicale, conservatore e individualista. I suoi associati sono contro le tasse e contro l'intervento statale, contro gli immigrati e per la Patria. La Palin ad agosto scorso aveva sintetizzato: "Dio, patria ed esercito". Il 55% degli aderenti sono donne (l'88% delle quali bianche) e una quota consistente non ha votato alle ultime elezioni presidenziali. Berlusconi ha quindi sottolineato ai suoi fedelissimi gli aspetti determinanti: i "Tea party" sono promossi da una donna ultraconservatrice come la Palin, sponsorizzati da una potente televisione commerciale come la Fox e ora rappresentati da un volto noto come Glenn Beck. Nei suoi progetti, allora, il ruolo della Palin dovrebbe essere ricoperto da Daniela Santanché, di destra ma non organica al Pdl e battagliera come l'ex governatrice dell'Alaska. La Fox potrà essere facilmente "riprodotta" da Mediaset e, quanto al volto noto, in qualche modo Berlusconi pensa di poter scommettere su se stesso.

Insomma le caratteristiche del gruppo ultraconservatore americano dovrebbero consentirgli - nelle sue intenzioni - di recuperare al nord il terreno perduto rispetto alla Lega di Bossi, riconquistare il voto femminile in discesa dopo le vicende di Noemi Letizia e di Patrizia D'Addario, ricatalizzare il voto cattolico in crisi da tempo e in particolare dopo l'ultima bestemmia, e guadagnare consensi nell'area dell'astensionismo che secondo i sondaggi si sta decisamente ampliando. Nella convinzione che i "Tea party" sono riusciti a colmare le lacune dei Repubblicani, inglobare alcuni gruppi radicali come i sostenitori del conservatorismo compassionevole (decisivi nelle vittorie di Bush) e per certi versi sostituirsi al partito come è accaduto nelle ultime primarie.

"Restituire l'onore al Paese", dicono Palin e Beck. E il presidente del Consiglio vuole iniziare a utilizzare come slogan elettorale anche questa frase legandola alla politica estera. I "Tea party" stanno poi sfruttando al massimo internet per convocare e fare proselitismo. E guarda caso il Cavaliere ha iniziato di recente a fare sempre più spesso capolino nella community web: si è iscritto a Facebook, dialoga sul sito "Forza Silvio" e spesso sbarca su quello dei "Promotori della libertà".

Insomma, il presidente del Consiglio più che a un "nuovo predellino" sta pensando a un "predellino diverso" rispetto a quello del 2006. Una struttura autonoma dal Pdl ma che macini voti a suo favore, che indossi i panni della "modernità" e che si richiami ai "valori di una volta". Utilizzando, se possibile, pure il nome originale "Tea party", come ha fatto anche l'inglese Daniel Hannan in Gran Bretagna (non a caso molto seguito da Fox News). Del resto, ha spiegato Berlusconi nei giorni scorsi, "il Pdl non posso cambiarlo ora. Dovrei rivoluzionarlo, ma a pochi mesi dal voto non si cambiano i vertici e la natura". Forse però, potrebbe coinvolgerlo in una sorta di Convention per lanciare il nuovo movimento. Come ha fatto la Palin qualche tempo fa a Nashville. 

La svolta del Cavaliere: "Voglio i Tea party per aiutare il Pdl in crisi"

 
 
 
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