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Una persona una volta mi ha detto: "Gio a me piace donare un sorriso alle persone, il sorriso è contagioso, tu pensa se tutti noi sorridessimo, pensa a come sarebbe il mondo se tutti noi avessimo dipinto sul volto un sorriso".... Beh, con mio grande stupore ho provato sulla mia pelle una sensazione meravigliosa legata appunto ad un semplicissimo sorriso. Questa persona aveva ed ha ragione! Un giorno, passeggiando come al solito lungo una pista ciclabile, ricevo un messaggio che mi ha donato un sorriso immenso. Questo sorriso è rimasto sul mio volto per lungo tempo e mentre passeggiavo, le persone che mi guardavano hanno a loro volta sorriso... Il sorriso è contagioso, è vero e dona serenità alle persone che lo ricevono e che a loro volta lo donano. Non abbiate paura di sorridere, di donare il vostro sorriso agli altri. Provate, poi ditemi come vi siete sentiti.

 

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Un nuovo, dolce amico!

Post n°46 pubblicato il 06 Ottobre 2009 da giostella2
 

 

Glitter Grafici

… Erano settimane che girovagavi  qui….  Entravi come se nulla fosse, come se questa fosse già la tua casa e tu ne fossi il padrone…. Tu con la testolina alta e la coda ritta…. Non temevi tutte quelle persone che vedevi, anzi, per nulla impaurito tu gli andavi vicino e, come se già le conoscessi, strusciavi il tuo musetto nelle loro gambe in cerca di tante coccole…..
Nell’esplorare questo luogo, con la curiosità che caratterizza la tua specie, mi hai trovata e subito hai provato simpatia per me…. Hai cercato anche da me quelle tanto e  attese coccole ed io non ho saputo negartele…. Ma come potevo negare delle carezze a quegli occhioni così grandi e furbi? Quegli occhioni marrone chiaro dei quali mi sono subito innamorata?
Così abbiamo stretto amicizia e tu ogni giorno venivi nel mio ufficio, padrone come sempre e sicuro come sempre… Qualcuno ha provato a cacciarti, ma tu niente, hai fatto orecchie da mercante fregandotene delle grida del mio capo che correndoti dietro ti costringeva ad uscire fuori…. Non potevo fare nulla, purtroppo lui aveva ragione. Tu non potevi stare qui, questo non era il posto giusto per te…..
Ogni giorno però venivi a trovarmi, ottenevi la tua dose di coccole e poi capivi che dovevi lasciarmi lavorare e tornavi dai ragazzi giù…. Loro lo negano, ma so che si erano affezionati a te perché ogni volta che scendevo, vedevo con quanta premura facevano le manovre con le auto stando attenti a non metterti sotto….
Beh eri diventato la nostra mascotte!!!!! Tutti in fin dei conti ti volevano già un mondo di bene….
Per tre settimane  è stato così….. Più passava il tempo, più tu ti sentivi a casa tua. Ti sdraiavi imperterrito nella poltroncina in sala d’attesa, giocavi con le costruzioni nell’angolo della sala d’attesa dedicato ai bimbi, e poi stanco, ti sdraiavi sul tappeto ed iniziavi a leccarti le zampette prima di chiudere gli occhi e dormire….
Nel frattempo io, dentro me, avevo già cominciato a considerarti mio, e ti avevo chiamato Leone…. Leone, come il marchio che caratterizza la nostra attività, ma diventato poi Leo, perché il nome per intero era troppo lungo…. Ma in realtà tu mio non eri, perché eri libero di andare e venire come più ti piaceva, tu eri un randagio e mio non potevi essere. Mi accontentavo di vederti tutti i giorni nel mio ufficio, avevi persino cominciato a salire sulla scrivania…Ed io ti permettevo di farlo, ma solo durante l’orario di pranzo, quando più nessuno era qui, quando solo io rimanevo in ufficio a lavorare. Ti sdraiavi tra me e la tastiera del computer ed osservavi le mie dita battere su di essa….  Il ticchettio che ne usciva per te era una ninna nanna e beato, ti addormentavi. Alle due e trenta però io ti svegliavo, non potevi più stare così perché di lì a poco i miei colleghi sarebbero rientrati e se ti avessero visto lì, avrei rischiato una bella ramanzina……
Il mio capo però si era arrabbiato nel vederti sempre in concessionaria, non che non si fosse affezionato anche lui a te, ci giocava con te e le ultime volte ti cacciava con dolcezza, ma non potevi stare qui per tantissimi motivi e tutti validi… Così ha cominciato a pregare me di riportarti nella mia casa…. Ma come potevo portarti via con me, quando io sono a lavoro chi si sarebbe preso cura di te? Così sono sempre stata ferma nella mia decisione, sempre no… Era per me impensabile portati a casa mia, se l’avessi fatto significava prendermi cura di te come un figlio ed io non avevo la possibilità di fare questo per te, non ora perlomeno….
Ma sabato scorso, l’ultimatum del capo. “Gio o te lo porti via tu, oppure ci penso da me!”… Era una vera minaccia, chissà dove t’avrebbe portato… Così mi armo di coraggio e faccio la telefonata: “D., ti devo fare una richiesta, so che mi risponderai di no, ma io ci provo ugualmente….. Vedi  sono tre settimane che qui viene un gattino (vedessi quant’è bello e quant’è dolce!)…. Ma qui non può stare, è troppo pericoloso con tutte queste macchine che vanno e vengono…. (il gattino in realtà sapeva stare bene attento alle auto perché ci si era abituato e aveva capito che erano un pericolo in marcia). Il capo mi ha detto che devo portarmelo a casa…. Io gli ho già detto di no, gli ho detto che non posso proprio portarmelo, ma lui insiste…. Che faccio, lo porto?…..” . Con la speranza nel cuore ho atteso la sua risposta… “ Per me no, ma fai quello che vuoi”… Una risposta un po’ cruda a dirla tutta, ma io non attendevo altro, così, armata di forbici avevo iniziato a fare dei buchetti in una scatola di cartone….  Poi ti avevo messo dentro dicendoti che dovevi soffrire solo per mezz’ora ma che poi saresti stato un gatto felice per tutta la tua vita e infine ti avevo portato in auto ed eravamo partiti verso la tua nuova casa. Ero felicissima…..
Il viaggio però era stato uno strazio, ti sentivo miagolare disperato, ti chiamavo per tranquillizzarti, ma tu eri disperato….. Avevo cercato di correre, ma più correvo e più tu miagolavi, quindi poi avevo di nuovo rallentato la corsa…..
Finalmente arriviamo a casa. Apro il portabagagli, tu eri riuscito a uscire dalla scatola (ecco perché a un certo punto avevi smesso di miagolare, mi avevi fatto prendere un bello spavento sai?) e ti eri accovacciato in un angolo, raggomitolato tutto su te stesso e con gli occhi aperti, attenti a qualsiasi movimento… Mi avevi guardato, uno sguardo di sfida, neanche un miagolio, eri sceso, mi hai ignorata nonostante io ti chiamassi ripetutamente e avevi iniziato a perlustrare il nuovo luogo….
“Leo questa è la tua nuova casa!”…. Incredibile, mi ignoravi, eri arrabbiato con me e mi ignoravi, come se io non esistessi…. Ma guarda un po’ che dispettoso!!!!…
Avevi perlustrato tutta la tua nuova casa e finalmente, dopo aver finito di fare ciò, mi eri ritornato vicino, cercavi delle carezze, ho capito che mi avevi perdonata ed io ti ho strapazzato facendoti mille coccole… “D. hai visto com’è bello questo micino? Hai visto che occhi che ha?”… Nessuna risposta, ma mi era bastato alzare il mio viso e guardare i suoi occhi sorridenti per capire che anche lui ci si era già affezionato…..
Il weekend era trascorso dedicandoti tutte le attenzioni e le premure possibili. Ti avevo nutrito a dovere, ti avevo ripulito, avevo fatto una cuccetta per te con un cartone usando come cuscino una vecchia maglia e poi ti avevo coccolato a dovere.


Così ecco di nuovo Lunedì. “Ed ora che faccio con te? Non posso lasciarti qui a casa, non posso, tu, con la vivacità che ti ritrovi mi combineresti qualche guaio! Dovrei lasciarti fuori, ma non ancora ti abitui a questa nuova casa, e qui intorno ci sono troppi cani, tu curioso come sei sicuro ti ficcheresti in qualche guaio!” Così decido di portarti di nuovo con me. Ma sarebbe stato meglio che non l’avessi fatto! Quando ero arrivata a lavoro avevo trovato un cartello con su scritto: “ PER FAVORE IL GATTINO CHE AVETE VISTO QUI IN GIRO E’ MIO, VI PREGO RIPORTATEMELO INDIETRO!”…Era  una vera e propria supplica da parte di chi aveva lasciato quel messaggio…  Un vero e proprio strazio, invece, per me! Ho capito che tu randagio non eri, avevi già un padrone ed era proprio la ragazzina che abita sopra l’immobile presso cui lavoro… Con il cuore in gola avevo suonato alla porta di quelli che dicevano essere i tuoi padroni e ti avevo restituito a loro…. “Mia figlia sarà contentissima, meno male, meno male che l’hai riportato!”… Ed io nella mia mente: “Già tua figlia sarà contentissima, ma io? Io come starò ora? E’ bastato così poco per affezionarmi a questo micio, ora quanto tempo mi ci vorrà per disaffezionarmi?… Se solo avessi tenuto fede alla prima decisione che avevo preso e cioè quella di non portarlo a casa!!!” ….. Tristezza, ecco cosa avevo  nel cuore durante tutto il giorno, non  ero riuscita a lavorare e la mia mente tornava sempre a quel dolce gattino al quale mi ero tanto affezionata e, per giunta, Leo era come sempre in concessionaria, accanto a me, a cercare coccole, a leccarmi la mano ed il braccio in cambio delle mie carezze. Di nuovo con me, a ora di pranzo, sulla mia scrivania, tra me e la tastiera, ancora a dormire beato con il ticchettio dei tasti premuti a fargli  da ninna nanna….  Il mio capo: “Gio, ma questo gatto è ancora qua?… Non te l’eri portato a casa?” … “Si capo, ma stamane l’ho riportato perché avevo intenzione di portarlo dal veterinario questa sera appena finivo col lavoro e non volevo tornare a casa a prenderlo per non perdere tempo (questa era una mezza verità perché l’altra metà era che non volevo lasciarlo a casa, fuori, da solo… Non ancora, in ogni caso, volevo che si abituasse piano piano a rimanere solo e non di colpo…) Stamattina quando sono arrivata in ufficio ho scoperto che la figlia della signora sopra di noi è la padrona di questo gattino e ha lasciato un biglietto dove chiedeva che le fosse restituito il gattino. Io ho suonato alla porta e l’ho restituito. La signora mi ha detto che in realtà loro non lo tengono dentro casa. Gli mettono solo da mangiare e poi, visto che io le avevo fatto notare che avevo già speso dei soldi per il gattino e che mi ci ero affezionata mi ha detto che era un gatto di tutti”….- Ma di tutti chi? Leo trascorreva la maggior parte del suo tempo in ufficio, si limitava solo a mangiare il cibo che la signora gli metteva in un piattino, nel sottoscala… Questo significa tenere un gatto? Come si può essere così egoisti? Vuoi tenere un gatto e non gli permetti né di essere un gatto randagio perché gli togli l’istinto di cercarsi il cibo da se, dato che ne aveva già, né un gatto domestico perché gli neghi un riparo ed un posto caldo dove dormire…..–
Eh si, rattristata e sconfortata dalla perdita di Leo, mi ero sfogata col mio capo esternando questi miei pensieri…… “Adesso ci penso io” Mi aveva poi detto e alzando la cornetta aveva composto il numero della signora. “Signora sono M. dell’ufficio qui sotto di Lei… La ragazza mi ha detto che vi ha restituito il gatto perché è vostro, ma il gatto è sempre qui dentro, ed io non posso tenerlo, sa, alcuni clienti si sono già lamentati, un mio dipendente è anche allergico ai peli del gatto… Dovrebbe venire a prenderlo e fare in modo che non entri più qui…. Mi spiace perché è un bel gattino e personalmente mi ci sono anche affezionato, ma qui dentro proprio non può stare…. Pensi che ero riuscito a convincere Gio a portarselo a casa!!!!”… Così la telefonata si era conclusa ed il mio capo poi mi aveva riferito che la signora gli aveva detto che ne avrebbe parlato con la figlia e che in serata gli avrebbe dato una risposta…
Un barlume di speranza! Forse non era tutto perduto. Forse Leo poteva tornare di nuovo a casa con me….
Verso le cinque il mio capo mi aveva finalmente dato la notizia. Quella che attendevo con ansia… “La signora ha detto che puoi riportarti il gatto a casa… Sai mi ha detto che anche la figlia è allergica al pelo del gatto”… Forse è per questo motivo che non lo tenevano dentro casa, ma qualsiasi potesse essere il motivo a me non importava nulla. Leo era mio ed io ero felicissima. Avevo atteso con ansia che arrivassero le sei e trenta per poter andare via e per correre dal veterinario, volevo far controllare Leo e sincerarmi che stesse bene. Sapere che età potesse avere e sapere tutto ciò che dovevo fare per tenerlo nel migliore dei modi.
Quindi arrivate le sei e trenta, non aspetto più un solo minuto, fuggo via con la promessa di non riportare più il gattino in ufficio, principalmente perché effettivamente non può stare con me in ufficio, ma poi per non correre il rischio di un ripensamento da parte di quelli che si sono definiti padroni di Leo ma che, io credo, non lo erano affatto….

La visita dal veterinario è andata bene. Benissimo direi. Leo ha 4 mesi, è un maschietto (ne ho avuto la conferma) e gode di ottima salute. Non ha ospiti (cioè pulci e quant’altro) così come li ha chiamati il dottore. E’ un gattino straordinariamente affettuoso e calmo. Dobbiamo tornarci lunedì prossimo, per fare il primo vaccino. E così, la visita è terminata.

Ora Leo ha finalmente una casa, un posto caldo dove dormire, un posto ampio dove giocare e tanto largo intorno alla casa dove cacciare le sue piccole prede. Ora Leo ha dei padroni che sapranno amarlo e curarlo come si deve, perché i suoi padroni gli vogliono davvero bene. Padroni che sapranno anche educarlo, perché occorre anche questo!

Benvenuto a casa piccolo Leo, mio dolce e nuovo amico.

Non credevo ci si potesse affezionare così tanto ad un animale. Non credevo poi che bastasse così poco tempo per affezionarcisi. Ora invece lo so… Ora invece capisco tutte quelle persone che trattano i propri animali come fossero dei figli, come fossero esseri umani!
In realtà lo sono, perché loro ricambiano il tuo stesso affetto. Perché loro ti cercano  sempre e non ti abbandonano mai!

 

La piccola Gio.

 

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Data di creazione: 10/07/2009
 
 

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