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LA MORTE DI PRINCISEPPIA

Post n°290 pubblicato il 04 Dicembre 2018 da Vasilissaskunk

non c'è niente che sia per sempre........

Facile credere in cio’ che si sente e perdersi nelle bolle  di piacere … e il tocco di quei tentacoli poi … poverina, povera Princiseppia  non sapeva che le vibrazioni di quei tocchi si configuravano  bolle di parole di falso ossigeno che si sarebbero schiuse poi nell’infinito mare della superficialità …. Ma soprattutto non aveva proprio capito di trovarsi di fronte ad una voracissima murena emozionale …  che usci’ dunque dalle tenebre del  suo nascondiglio di falsità …cominciando con fortissimi e decisi morsi a staccarle ad uno a  uno ogni suo grazioso  tentacolino …. e lei era li,  impietrita piu’ dallo stupore misto a spavento che dal dolore …lei aveva creduto lei stava pagando pegno ….fulminea la murena dopo aver compiuto il suo atto e ottenuto il proprio  piacere scappo’ a rintanarsi nel suo buco da dove apparivano  solo due occhi scintillanti di crudele indifferenza

E Princiseppia rimase a lungo immobile sul fondale del suo dolore, incapace di muoversi soffocava nelle sue lacrime di rabbia … ma siccome viveva in mare nessuno poteva vederle e quelle piccole gocce rendevano ancora piu salati gli abissi dell’esistenza …. Senza piu’ tentacoli per danzare le sue mozioni fu così che piano piano si comincio a sciogliere alimentando piccoli  e variegati avannotti ricchi di nuove emozioni ….fù così che la sua vicissitudine inutile non fu, poiché tra quei tanti puntini nutri’ la manta Gelsomina cuor di grattugia …continua..

 

E la murena beh … la murena agiva nella sua natura  … magari al prossimo giro di vita qualcosa in piu’ avrebbe capito…o forse no …

 

 

 
 
 
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(CXX DEL CANZONIERE CINIANO)

Signor, e’ non passò mai peregrino,
o ver d’altra manera viandante,
cogli occhi sì dolenti per cammino,
né così greve di pene cotante,
com’i’ passa’ per lo mont’Appennino,
ove pianger mi fece il bel sembiante,
le trecce biond’e ’l dolce sguardo fino
ch’Amor con l’una man mi pone avante;
e coll’altra nella [mia] mente pinge,
a simil di piacer sì bella foggia,
che l’anima guardando se n’estinge.
Questa dagli occhi mie’ men’ una pioggia,
che ’l valor tutto di mia vita stringe,
s’i’ non ritorno da la nostra loggia.

 

CANZONIERE DI CINO DA PISTOIA

(CXII canto)
Oimè, lasso, quelle trezze bionde
da le quai riluciéno
d’aureo color li poggi d’ogni intorno;
oimè, la bella ciera e le dolci onde,
che nel cor mi fediéno,
di quei begli occhi, al ben segnato giorno;
oimè, ’l fresco ed adorno
e rilucente viso,
oimè, lo dolce riso
per lo qual si vedea la bianca neve
fra le rose vermiglie d’ogni tempo;
oimè, senza meve,
Morte, perché togliesti sì per tempo?
Oimè, caro diporto e bel contegno,
oimè, dolce accoglienza
ed accorto intelletto e cor pensato;
oimè, bell’umìle e bel disdegno,
che mi crescea la intenza
d’odiar lo vile ed amar l’alto stato;
oimè lo disio nato
de sì bell’abondanza,
oimè la speranza
ch’ogn’altra mi facea vedere a dietro
e lieve mi rendea d’amor lo peso,
spezzat’hai come vetro,
Morte, che vivo m’hai morto ed impeso.
Oimè, donna d’ogni vertù donna,
dea per cui d’ogni dea,
sì come volse Amor, feci rifiuto;
oimè, di che pietra qual colonna
in tutto il mondo avea
che fosse degna in aire farti aiuto?
E tu, vasel compiuto
di ben sopra natura,
per volta di ventura
condutta fosti suso gli aspri monti,
dove t’ha chiusa, oimè, fra duri sassi
la Morte, che due fonti
fatt’ha di lagrimar gli occhi miei lassi.
Oimè, Morte, fin che non ti scolpa
di me, almen per li tristi occhi miei,
se tua man non mi colpa,
finir non deggio di chiamar omei.

 

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