Creato da Vasilissaskunk il 16/06/2008

ALIVE IN THE NIGHT

(foto di viaggioMIE)

 

 

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IRINAmangiaSASSI

Post n°337 pubblicato il 01 Marzo 2021 da Vasilissaskunk
Foto di Vasilissaskunk

Irinamangiasassi la trovi giustamente in riva al fiume pronta a selezionare i sassi piu gustosi e come dice il nome a lei non pesa ingoiare macigni ha i denti duri di metallo, oro credo ... di lei mi piaccion tanto le lunghe trecce rosse e le lentiggini sulle gote e il naso ... nochè la sua massiccia corporatura che fa sì che nessuno le si avvicini per importunarla

....

allora le ho chiesto "Irina ma non son pesanti i sassi da digerire " lei mi ha risposto : " Non piu' de macigni che porto nel cuore , anzi è mangiando i sassi che mi sono abituata a sopportare le pesantezze dell'essere "

Meditabonda decido di tuffarmi nelle acque gelide del fiume ... il freddo sale velociussimo in ogni parte del corpo e' una sensazione folgorante ... il cuore richiama ase ogni goccia di sangue ... solo la testa sporge come una biscia e riman caldo e mentre affornto la corrente degli eventi guardo lontana Irina intenta a cercar sassi da mangiar ...qual si voglia o sia i percorso ... io ai sassi non faro' ricorso e dall'acuqa mi faro' trasportare dove solo il mio cuore sa osare ....

 
 
 
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ICH BIN EIN GOTTESANBETERIN

Piccole storie e riflessioni ed immagini bucoliche di viaggi di una piccola impiegatina aSburgica che all'occorenza puo anche diventare  ...

 

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(CXX DEL CANZONIERE CINIANO)

Signor, e’ non passò mai peregrino,
o ver d’altra manera viandante,
cogli occhi sì dolenti per cammino,
né così greve di pene cotante,
com’i’ passa’ per lo mont’Appennino,
ove pianger mi fece il bel sembiante,
le trecce biond’e ’l dolce sguardo fino
ch’Amor con l’una man mi pone avante;
e coll’altra nella [mia] mente pinge,
a simil di piacer sì bella foggia,
che l’anima guardando se n’estinge.
Questa dagli occhi mie’ men’ una pioggia,
che ’l valor tutto di mia vita stringe,
s’i’ non ritorno da la nostra loggia.

 

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CANZONIERE DI CINO DA PISTOIA

(CXII canto)
Oimè, lasso, quelle trezze bionde
da le quai riluciéno
d’aureo color li poggi d’ogni intorno;
oimè, la bella ciera e le dolci onde,
che nel cor mi fediéno,
di quei begli occhi, al ben segnato giorno;
oimè, ’l fresco ed adorno
e rilucente viso,
oimè, lo dolce riso
per lo qual si vedea la bianca neve
fra le rose vermiglie d’ogni tempo;
oimè, senza meve,
Morte, perché togliesti sì per tempo?
Oimè, caro diporto e bel contegno,
oimè, dolce accoglienza
ed accorto intelletto e cor pensato;
oimè, bell’umìle e bel disdegno,
che mi crescea la intenza
d’odiar lo vile ed amar l’alto stato;
oimè lo disio nato
de sì bell’abondanza,
oimè la speranza
ch’ogn’altra mi facea vedere a dietro
e lieve mi rendea d’amor lo peso,
spezzat’hai come vetro,
Morte, che vivo m’hai morto ed impeso.
Oimè, donna d’ogni vertù donna,
dea per cui d’ogni dea,
sì come volse Amor, feci rifiuto;
oimè, di che pietra qual colonna
in tutto il mondo avea
che fosse degna in aire farti aiuto?
E tu, vasel compiuto
di ben sopra natura,
per volta di ventura
condutta fosti suso gli aspri monti,
dove t’ha chiusa, oimè, fra duri sassi
la Morte, che due fonti
fatt’ha di lagrimar gli occhi miei lassi.
Oimè, Morte, fin che non ti scolpa
di me, almen per li tristi occhi miei,
se tua man non mi colpa,
finir non deggio di chiamar omei.

 

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