Creato da woodenship il 23/08/2010

delirio

una spirale

 

Big bang

Post n°378 pubblicato il 25 Febbraio 2017 da woodenship
 

Fu bocca che si spalancò al rutto

il big bang: sconfinamento fuori dai denti

d'una poesia/ porta aprentesi logaritmica

dalla metrica caotica materia oscura

strofe di passaggio da inerte a vitale

stanza poetica/ sfintere dilatantesi

flatulenza. Lirica astrale dalle viscere

uscente dalla quiete di nebulosa

non più satolla ma desta alla necessità

del salto: dall'oscuro

alla luce, connettendoci vita a stillare

conoscenza; per poi diluirci intelligenza

al fine di instillare consapevolezza

che si è umani perchè si ha estro

energia per la riproduzione estetica

dimensione etica fantastica informa

universi conformandoli in versi.

 

 
 
 

Vanescendo silenzia

Post n°377 pubblicato il 18 Febbraio 2017 da woodenship

Quando poi, fuori, così caldo è il sole

ci si può anche credere che perduri l'estate

fulgore mattutino d'orgoglio pulviscolare

che c'è un bel tepore in sala d'attesa

tra sedie e numeri a contarcela

alla volta rifacendo gli stucchi in lattosio.

Ma non appena chiamati

allo sportello a render conto

no che non si può più ignorarlo

che poggi giallognola una fogliolina

sul nero della borsa guarnizione

linguina più fredda che l'aria affilata

finitaci chissà come tra le dita

rigirata meraviglia tra i presenti

figlia di un ciclo che non lascia scampo:

smunta di clorofilla esangue

vanescendo silenzia.

 
 
 

Senza più rimorsi

Post n°376 pubblicato il 11 Febbraio 2017 da woodenship
 

Danza immobile si fa dalle stelle

con sferze di cera la pelle arrossando:

brucianti d'amore strusciano

spasmodiche lambendo in sospiri

strianti, travestimenti e fiammelle

sangue d'accesso in valzer di corpi

sospensioni tremule nel vento solare

... e senza più peso

eppure vanno lontano

allontanantisi

lo stesso danzando

 

20/10/2011 woodenship

 
 
 

Più in basso del paradiso

Post n°375 pubblicato il 04 Febbraio 2017 da woodenship
 

Sorge spontaneo il dubbio che si possa

avere vissuto a sufficienza

senza per questo aver visto abbastanza.

Dunque, di tanto in tanto, ritorno là

visualizzando un luogo virtuale.

Ove, dalle radici d'un tiglio, ho visto

d'incanto scaturire un tralcio di edera

a sera, abbarbicato non troppo in alto

appena sotto una linea: scannerizzante 

chiarore, sfuggente alle tende di una finestra

vetrate ampie sul tiglio

tra fronde scheletriche istoriate di stelle.

Ad essa, arrampicandomi, ho immaginato

di giungere, sfuggendo l'inferno

di rocciatori dalle sentenze sputate.

In una spirale accentrandoci il futuro

ho inseguito una visione

consumando le unghia contro la corteccia

più in basso del paradiso

ove i cani latrano incatenati

furiosi con l'estraneo

viandante che s'attardi furtivo

amante.

 
 
 

Coda in gola

Post n°374 pubblicato il 28 Gennaio 2017 da woodenship
 

Cosa mi instilla in cuore paura

scollinando ultimo raggio di sole

che ci sto sulla scaletta poggiata al fienile

preda di umori svaporanti?

I richiami vicini lo dicono

delle bestie rientrate

delle fatiche spese

del sudore raffredatosi sotto le ascelle

e intorno al collo, fin giù per la schiena

le membra afflosciando.

Ma essi non dicono del buio

perchè debba inquietare peggio

che nella lotta, il fuoco, tra formiche rosse

e scorpione: scadenza imposta;

non dicono se, a sottoporre a tale prova

siano mani fanciulle incuranti

intente all'innocenza d'un passatempo.

Perchè mi piacerebbe saperlo, scrivo

perchè mi sento spesso di morire.

Allora cerco di sgattaiolare fino al tetto

nello scadermi di fronte e di terga

d'ultimi baluginii che ci sto già sulla scaletta

rapito dalle svisate di pipistrelli

badando bene di disorientare la morte.

Perchè dicono di lei che senta la puzza

di chi ha paura.

E chi ha paura, per lei, è già morto.

Dunque mi sforzo di raccontare un lemma

punta di un iceberg linguistico

infestonato di luci, allontanantesi lemme

lemme, incastonato di boria

algido come si conviene, così candido

quasi un pupazzo di neve

terribile nei sogni nel cozzare di parti

sommerse e mai espresse, se non capovolte

di senso: urticanti prese di coscienza

negli urti

... e mi par d'aver detto tutto

anche del pur minimo desiderio

del suo squassare il petto con colpi di tosse

in quel vuoto opprimente

alienante come uno strusciare di coda

in gola

paura

 
 
 

Come zucchero di canna

Post n°373 pubblicato il 20 Gennaio 2017 da woodenship
 

"Ma all'inferno!" Sbottai.

Nel profluvio, che mi chiedevi

dove fossi stato: veloce

la lancia scorreva. Il pescatore

squarciava le prede, al vento

gettando le viscere. E la gara

tra rondini marine, gabbiani

ed albatros, esplodeva selvaggia

di picchiate e cabrate: feroce

sopravvivenza all'inferno.

A mezz'aria, a pelo d'acqua

con l'avanzare dell'urlo

dal ventre al cervello

così da dilungarti orgasmo

ruotavo costante di fianchi

così da arrivare a te

lento rimbombo dagli scogli

così che tu mi vedessi

come zucchero di canna

diluirmi nel caffè dei tuoi occhi

... Dove fossi stato

stavi chiedendomi

che dagli abissi risalivo

di tra le tue gambe

umore d'agave.

 

19/09/2011 woodenship

 

 
 
 

Vibrazioni

Post n°372 pubblicato il 13 Gennaio 2017 da woodenship
 

... da giù

da più giù

da dietro l'angolo giù in strada

le vibrazioni d'un sax

giungono fraseggi azzardati

riducendo le lenzuola in brani

i guanciali in percuotenti assoli

pestanti a nevicare piume

tra noi neve sfocata

foto d'inverno in primavera

...oltre i motteggi di spirito

da chiedere non credo che ci sia altro:

di fatto ci siamo sul letto

non è certo il prato che avremmo voluto

soffice d'erbe fragrante d'essenze

ma è dove siamo giunti

e tanto basti

che si sa: è difficile

poi starci dentro alle ore

troppo divaricate nella notte

a meno che un sorriso non le restringa

come le tue labbra nel tenermi dentro

amore nel risvolto d'un colletto sdrucito

presa per mano nel fuggi fuggi da sotto i ponteggi

sostegni di strutture decrepite/ le ricordo

fiaccate da sussulti tragici

mero esistere... ma no

no

non è proprio dove avremmo voluto

però è dove siamo riusciti ad arrivare

amore che t'allunghi

ombra a che ti baci

inebriante fiore di campo

 

 
 
 

L'inafferrabile

Post n°371 pubblicato il 06 Gennaio 2017 da woodenship
 

Con noncuranza e lubrica scienza

gettata su quel divano smossa e studiata

quello in similpelle bianca

s'addolciva delle mollezze di forme

del fluire morbido di ore natura morta:

modella mai vista se non in sogno.

Lei attrice di fiabe d'amore e sesso

di ciò che si muove non visto

e lacrime trasparenti di luna.

Lui cercava di fissarla su tela

nella mente insistendo nel farla propria

con mano scorrendone nudità

con pennello abbozzando profilo

psiche sfuggente dai colori e sfondo d'inverno

espressioni dileguantisi fumo dai camini

sentimenti retrattili in spine sui rami

... Alla fine sospese di frullare

guardando lei messa a nudo nivea

poi il ritratto

poi lo specchio

restando con braccio in aria, pensoso

come merlo sul manto perplesso e nero

dove stesse

non capendo ancora.

 

10/11/2012

 
 
 

Natale sotto un giornale***

Post n°369 pubblicato il 22 Dicembre 2016 da woodenship

Dove lo fai se non hai dove farlo

certe volte che te le senti dolere

e ci stai male se non lo fai, animale

colare livido sperma come la cera

calda dalle sfoglie di pelle. Nesso

lacera, che per un coito non si abbia luogo altro

nè rogo su cui immolarsi, se non in piazza

ai piedi dell'edicola non paghi di sesso

percepiti amanti

tra aiuola e ferro concependo

strato su strato ruotando i fianchi

scatola l'amore racchiude le spinte

scatola di cartone anonimo:

vela ansimi, silenzia gemiti

il palpitare delle giugulari celando alla vista.

Scarabocchi i corpi aggrovigliati agli occhi

che li smembrano dipanando il buio dai ventri.

Convinti di aver visto

non rimarrà che chiedersi dove sarà rimasto

ciò che si sarà creduto d'aver visto

e magari non è stato.

Ora che la miseria non s'è spenta

che la voglia s'è appassita

che il borbottio di pancia lo dice dando peso

all'allontanarsi nella notte

percepiti per come s'è stati concepiti:

figlio cadente foglio

creatura di cartone.

 

***L'ho scritta che non era ancora Natale, anzi si era d'estate. Ma, non appena finito e messa giù la penna, mi sono chiesto se non avrebbe potuto rappresentare un Natale diverso. Un Natale sul quale potere riflettere da un'angolatura differente dal solito.

In ogni caso è proprio da questo luogo"altro"che voglio ringraziarvi tutti, miei carissimi amici. E, ringraziandovi, farvi i miei più sentiti e sinceri auguri per le festività a venire affinchè possano esservi ricolme d'affetto e serenità...

Un carissimo saluto scoppiettante di stima

                                            ...........W............

 
 
 

Love and chips

Post n°368 pubblicato il 16 Dicembre 2016 da woodenship
 

patatine e pesce fritto
serviti sul piatto con mezzaluna a contorno
cotta al forno

già scritta è la commedia delle triglie
morta natura dalla sceneggiatura

salata lisca spolpata
emozionalmente labile
alle volte come l'amore:

oggi stagliantesi erezione al cielo regno di rubini
astri perversi dalle squame accese

domani gelosa suoneria "pretenziosa"
risuonando e insistendo
di notazioni a piè pagina scarne

confuse
a stento si leggono

... ma Lei all'amante le ricorda grave
all'impellenza rispondendo netta
battuta dopo battuta

che non è più il momento

che s'è già maturi per restare soli

 
 
 

Romea

Post n°367 pubblicato il 09 Dicembre 2016 da woodenship
 

Vuoi proprio saperlo? Sono io scritta

spesso pronunciata a sproposito.

A me mi scrivono, non fosse scorretto

mi verrebbe da dire. Ed io, parola

cerco d'accontentare l'immaginario

iperbolicamente regalando illusione

di non essere solo verbo ma pure sostanza

di segno grafico d'un volto l'abbozzo

più uno scarabocchio certe volte

quasi uno scarafaggio: amo le metamorfosi.

Linguisticamente parlando trascendo

per versi romantici, andando oltre il reale

ritrovandoci l'inconscio che conforma

realtà: un viaggio da goccia a fiume

con ritorno a scìa sulla guancia giovane o vecchia.

Magari appresso ad un sorriso, come quello:

la vedi, ragazza, illuminarsi che dei capelli

si fa treccia? Timido, lo sguardo sfugge

al pavimento, da dietro il paravento delle lenti

gioca con il di lui inseguendosi

che ci si amoreggia con i limiti

da ginocchio a ginocchio, fin sotto i tavoli

ove osano le mani farsi amanti segreti

nello sfiorarsi per linee sui palmi

esplorandoci la vita, la salute, la fortuna...

sgusciandosi di tra le dita. Intanto che ci si parla

alto in compagnia, un mondo di occhi

ci bazzica d'intorno; come api sapienti

prendono e danno tra miele e fiele

affannosa ricerca di reciprocità.

E'in essa il senso del basso e dell'alto

del lungo e del largo. Tutta la sensibilità

ci sta nell'epicentro nervoso

giusto sulla retta dell'ipocentro

nell'onda sismica d'una scossa dirompente.

Detta amore io sono: una parola, cinque lettere

a-m-o-r-e, descritta, implorata

esortata per farmi lievitare forma

sostanza evocata. Già che si parla alto

in compagnia, mimetizzando empatie

smorfie in condivise emozioni: aspettativa

è di lingua furtiva fulminea

che fuoriesca e scorra lungo le labbra

tumide, a che, seguendone contorni

determini l'intreccio: tradimento

forse, di certo passionalità

... Così per morire, mi si fa

in una sola parola

amore

 

ElettrikaPsike
ElettrikaPsike il 10/12/16 alle 21:09 via WEB
Ti avevo appena ringraziato per un tuo commento…e ti dicevo, appunto, che mi aveva fatto uno stregonesco piacere, leggerlo. Laddove stregonesco era da intendere come profondamente e stranamente accattivante. Ecco, ora leggendo il tuo post, penso la medesima cosa…Come Le Fanu, nel suo gioco dilatato di specchi ritornanti con la sua Carmilla, Mircalla e Millarca, stretta in un’anagramma di vite, la tua Romea è uno stregonesco lavoro di ermeneutica! Come la vampira romantica, la tua Romea, mescolata d’Amore e perduta in se stessa, si giustifica, spiegandoci la sua alienazione…Cerca d’accontentare l’ideale di cui ha sete l’umano immaginario, regala iperboli e diventa strega, trasformando verbi in sostanza e sostantivi in coniugazioni…Segni e simboli, graficamente, poi, abbozza e cancella; facendo, talvolta, vedere solo le assenze vestite di rimandi. A segrete metamorfosi e sotterfugi letterari, ricorre, con riferimenti autorevoli di romanzate trasmutazioni e linguistici viaggi…Romanticamente si plasma ad ogni volto, per ogni goccia di desiderio scorto. Carpisce tutto: Sguardi che sfuggono per gioco, da inseguire con i sogni di una mente che anticipa e predice il tocco caldo di un corpo; carezze sfiorate oltre i limiti di spazio e segreti…Carpisce, intimidite, le fuggevoli richieste, e distingue ogni timidezza dal più calcolato piacere di rimandi e di intimi accenni che lambiscono la vita che rasenta dai ricami incisi nel palmo di una mano…Carpisce furtivi azzardi accarezzati in dialoghi muti di occhi e sgusciati fra le dita…Carpisce i sussurri incontrati nell’alto di voci accerchianti, in un contorno di folla vicina e sbiadita, in un mondo a parte. Carpisce, infine, ogni affannosa urgenza di ricerca per cibarsi di un accenno e di un appiglio di reciprocità indifferibile. Così, si…lei è chiamata Amore. Anche se in silenzio, anche se dissimulata in empatie mimetizzate da smorfie, imbarazzi e turbamenti per corrispondenze d’ innamorata complicità e in aspettative guardinghe, non dichiarate… E’ conosciuta come Amore ed aspetta, palesata e clandestina, trasparente o taciuta, di scorrere lungo le umane labbra per definire i contorni di ogni parola, lacrima o sorriso, e ricamare le brame del suo intreccio. Ed infine, Amore fa anche quello…cambia identità alla sua androgina anima: e per i versi di chi ha congiunto amore e morte in un solo abbraccio di veleno sepolcrale, si spoglia e si riveste con le sembianze di chi ama. Facendo del suo maschile nome, Romeo, l’abito di una donna… 
 
 
 

haiku

Post n°366 pubblicato il 03 Dicembre 2016 da woodenship
 

Roteano in cielo

 

 

fantastiche planando

 

 

note di vento

 
 
 

Ceppi stellanti

Post n°365 pubblicato il 27 Novembre 2016 da woodenship
 

 

Tosto insceno la notte ed imposto la voce:

"Di certo non tu

che ti dici riccio..."

Affumicato canticchio che rigiro castagne

annunciando un cambio:"Braci

per il tuo corpo appetibile

polpa da sfarinare sul palato.

L'anima già la bevo dagli occhi

incandescente brusta fumante crosta."

Perciò ti chiedo

chi resista al pungere dei tuoi aculei

nel ventre molle dell'Ippocampo.

Non lasciare che sia il primo gelo

a dirmelo, tra colpi di tosse, traspirando

vapori dalla bocca, pur io ansante

faccia al cielo, rinsecchita buccia

tarlata di vermi lunari

tosto che si inscena la notte: onde radianti

nell'universo quantico, si è e non si è

allo stesso tempo in ogni luogo;

non il destino

e nemmeno la fede o il caos ci guidano

bensì l'apparire-scomparire nostro

prima e dopo le curve spazio-temporali

che più non ci si vede ma ci si sente

presenza: respiro cosmico delle galassie.

Così insceno la notte con braci

impostando la voce:"Di certo

non tu, disillusa, che ti dici riccio

all'abbraccio resisterai chiusa:

carne universale ti aprirai

fragranza"

... Intanto rigiro castagne

sogno non-sogno

intrecciantisi membra

scoppiettanti ceppi stellanti.


 

 

 

 

 
 
 

Resilienza

Post n°364 pubblicato il 20 Novembre 2016 da woodenship
 

Stai urlando così forte

da spaccare i timpani alla notte

perchè senti l'alone impossessarsi del tuo dolore

penetrando, come odore, nelle nari del mondo

depositandoci nel suo polmone il degrado

anomalia d'un chiacchiericcio rancoroso.


Di fuggire ti direi ci avessi l'ali

ma troppo è il torpore: ci si è

restiamoci.


Nostro è il fazzoletto di cielo

ci si sta piegati in due

la fronte a toccare le scarpe

nella stanza delle spazzole fruscianti

è di Chet la tromba

di raso su raso l'annotazione


restiamoci.


 

 
 
 

E_venti

... non ci crederei per nulla al mondo se così fosse:

ci si provasse qualcun altro a suggerirmelo!

preferisco pensare che si sia soltanto utopia

che, nello sfiorarmi, so certezza: dissonanze.

è come piovessero dal cielo gli eventi

tra capo e collo

... ripeto:

certo che gli eventi ci piovono dal cielo

e noi da essi investiti più in basso

attoniti

per le provocazioni dal mormorio delle cime dei boschi

percosse

e noi li si accogliesse goccianti dalle felci

naturalezza in stille dalle complesse assonanze:

viluppo aereo siamo di radici sonore

tali non fossimo

non vanteremmo parentele vegetali

spiovendo 

ideale

 
 
 
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