Canzone,io credo che saranno radi
color che tua ragione intendan bene,
tanto la parli faticosa e forte.
Onde,se per ventura elli addivene
che tu dinanzi da persone vade
che non ti paian d'essa bene accorte,
allor ti priego che ti riconforte,
dicendo lor,diletta mia novella:
"Ponete mente almen com'io son bella!"
Dante,Convivio.
Dopo 16 anni di pubblicazioni, mi hanno detto ora basta: il 9 giugno si chiude baracca.
Era già da un po' che mi sentivo strano, come quando ho dei presentimenti ai quali non riesco a dare sostanza.
Adesso la sostanza è manifesta: si chiude.
Mi piacerebbe tanto dire che si aprono nuove porte. Ma non credo che sarà possibile.
Comunque non mi arrendo e provo a seguitare sul cammino della poesia.
Continuerò a scrivere su word press, per coloro che volessero continuare a leggere di me.
In ogni caso vedrò di accelerare i tempi di pubblicazione di quanto è ancora alle bozze, n modo da dare un senso di esaurimento a questa esperienza su libero.
Un grazie di cuore ed un abbraccio strettissimo a tutti gli amici coi quali ci si è letti, condividendo emozioni e, perché no: anche qualche litigio.
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Post n°378 pubblicato il 25 Febbraio 2017 da woodenship
Fu bocca che si spalancò al rutto il big bang: sconfinamento fuori dai denti d'una poesia/ porta aprentesi logaritmica dalla metrica caotica materia oscura strofe di passaggio da inerte a vitale stanza poetica/ sfintere dilatantesi flatulenza. Lirica astrale dalle viscere uscente dalla quiete di nebulosa non più satolla ma desta alla necessità del salto: dall'oscuro alla luce, connettendoci vita a stillare conoscenza; per poi diluirci intelligenza al fine di instillare consapevolezza che si è umani perchè si ha estro energia per la riproduzione estetica dimensione etica fantastica informa universi conformandoli in versi.
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Post n°377 pubblicato il 18 Febbraio 2017 da woodenship
Quando poi, fuori, così caldo è il sole ci si può anche credere che perduri l'estate fulgore mattutino d'orgoglio pulviscolare che c'è un bel tepore in sala d'attesa tra sedie e numeri a contarcela alla volta rifacendo gli stucchi in lattosio. Ma non appena chiamati allo sportello a render conto no che non si può più ignorarlo che poggi giallognola una fogliolina sul nero della borsa guarnizione linguina più fredda che l'aria affilata finitaci chissà come tra le dita rigirata meraviglia tra i presenti figlia di un ciclo che non lascia scampo: smunta di clorofilla esangue vanescendo silenzia. |
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Post n°376 pubblicato il 11 Febbraio 2017 da woodenship
Danza immobile si fa dalle stelle con sferze di cera la pelle arrossando: brucianti d'amore strusciano spasmodiche lambendo in sospiri strianti, travestimenti e fiammelle sangue d'accesso in valzer di corpi sospensioni tremule nel vento solare ... e senza più peso eppure vanno lontano allontanantisi lo stesso danzando
20/10/2011 woodenship |
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Post n°375 pubblicato il 04 Febbraio 2017 da woodenship
Sorge spontaneo il dubbio che si possa avere vissuto a sufficienza senza per questo aver visto abbastanza. Dunque, di tanto in tanto, ritorno là visualizzando un luogo virtuale. Ove, dalle radici d'un tiglio, ho visto d'incanto scaturire un tralcio di edera a sera, abbarbicato non troppo in alto appena sotto una linea: scannerizzante chiarore, sfuggente alle tende di una finestra vetrate ampie sul tiglio tra fronde scheletriche istoriate di stelle. Ad essa, arrampicandomi, ho immaginato di giungere, sfuggendo l'inferno di rocciatori dalle sentenze sputate. In una spirale accentrandoci il futuro ho inseguito una visione consumando le unghia contro la corteccia più in basso del paradiso ove i cani latrano incatenati furiosi con l'estraneo viandante che s'attardi furtivo amante. |
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Post n°374 pubblicato il 28 Gennaio 2017 da woodenship
Cosa mi instilla in cuore paura scollinando ultimo raggio di sole che ci sto sulla scaletta poggiata al fienile preda di umori svaporanti? I richiami vicini lo dicono delle bestie rientrate delle fatiche spese del sudore raffredatosi sotto le ascelle e intorno al collo, fin giù per la schiena le membra afflosciando. Ma essi non dicono del buio perchè debba inquietare peggio che nella lotta, il fuoco, tra formiche rosse e scorpione: scadenza imposta; non dicono se, a sottoporre a tale prova siano mani fanciulle incuranti intente all'innocenza d'un passatempo. Perchè mi piacerebbe saperlo, scrivo perchè mi sento spesso di morire. Allora cerco di sgattaiolare fino al tetto nello scadermi di fronte e di terga d'ultimi baluginii che ci sto già sulla scaletta rapito dalle svisate di pipistrelli badando bene di disorientare la morte. Perchè dicono di lei che senta la puzza di chi ha paura. E chi ha paura, per lei, è già morto. Dunque mi sforzo di raccontare un lemma punta di un iceberg linguistico infestonato di luci, allontanantesi lemme lemme, incastonato di boria algido come si conviene, così candido quasi un pupazzo di neve terribile nei sogni nel cozzare di parti sommerse e mai espresse, se non capovolte di senso: urticanti prese di coscienza negli urti ... e mi par d'aver detto tutto anche del pur minimo desiderio del suo squassare il petto con colpi di tosse in quel vuoto opprimente alienante come uno strusciare di coda in gola paura |
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Post n°373 pubblicato il 20 Gennaio 2017 da woodenship
"Ma all'inferno!" Sbottai. Nel profluvio, che mi chiedevi dove fossi stato: veloce la lancia scorreva. Il pescatore squarciava le prede, al vento gettando le viscere. E la gara tra rondini marine, gabbiani ed albatros, esplodeva selvaggia di picchiate e cabrate: feroce sopravvivenza all'inferno. A mezz'aria, a pelo d'acqua con l'avanzare dell'urlo dal ventre al cervello così da dilungarti orgasmo ruotavo costante di fianchi così da arrivare a te lento rimbombo dagli scogli così che tu mi vedessi come zucchero di canna diluirmi nel caffè dei tuoi occhi ... Dove fossi stato stavi chiedendomi che dagli abissi risalivo di tra le tue gambe umore d'agave.
19/09/2011 woodenship
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Post n°372 pubblicato il 13 Gennaio 2017 da woodenship
... da giù da più giù da dietro l'angolo giù in strada le vibrazioni d'un sax giungono fraseggi azzardati riducendo le lenzuola in brani i guanciali in percuotenti assoli pestanti a nevicare piume tra noi neve sfocata foto d'inverno in primavera ...oltre i motteggi di spirito da chiedere non credo che ci sia altro: di fatto ci siamo sul letto non è certo il prato che avremmo voluto soffice d'erbe fragrante d'essenze ma è dove siamo giunti e tanto basti che si sa: è difficile poi starci dentro alle ore troppo divaricate nella notte a meno che un sorriso non le restringa come le tue labbra nel tenermi dentro amore nel risvolto d'un colletto sdrucito presa per mano nel fuggi fuggi da sotto i ponteggi sostegni di strutture decrepite/ le ricordo fiaccate da sussulti tragici mero esistere... ma no no non è proprio dove avremmo voluto però è dove siamo riusciti ad arrivare amore che t'allunghi ombra a che ti baci inebriante fiore di campo
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Con noncuranza e lubrica scienza gettata su quel divano smossa e studiata quello in similpelle bianca s'addolciva delle mollezze di forme del fluire morbido di ore natura morta: modella mai vista se non in sogno. Lei attrice di fiabe d'amore e sesso di ciò che si muove non visto e lacrime trasparenti di luna. Lui cercava di fissarla su tela nella mente insistendo nel farla propria con mano scorrendone nudità con pennello abbozzando profilo psiche sfuggente dai colori e sfondo d'inverno espressioni dileguantisi fumo dai camini sentimenti retrattili in spine sui rami ... Alla fine sospese di frullare guardando lei messa a nudo nivea poi il ritratto poi lo specchio restando con braccio in aria, pensoso come merlo sul manto perplesso e nero dove stesse non capendo ancora.
10/11/2012 |
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Post n°369 pubblicato il 22 Dicembre 2016 da woodenship
Dove lo fai se non hai dove farlo certe volte che te le senti dolere e ci stai male se non lo fai, animale colare livido sperma come la cera calda dalle sfoglie di pelle. Nesso lacera, che per un coito non si abbia luogo altro nè rogo su cui immolarsi, se non in piazza ai piedi dell'edicola non paghi di sesso percepiti amanti tra aiuola e ferro concependo strato su strato ruotando i fianchi scatola l'amore racchiude le spinte scatola di cartone anonimo: vela ansimi, silenzia gemiti il palpitare delle giugulari celando alla vista. Scarabocchi i corpi aggrovigliati agli occhi che li smembrano dipanando il buio dai ventri. Convinti di aver visto non rimarrà che chiedersi dove sarà rimasto ciò che si sarà creduto d'aver visto e magari non è stato. Ora che la miseria non s'è spenta che la voglia s'è appassita che il borbottio di pancia lo dice dando peso all'allontanarsi nella notte percepiti per come s'è stati concepiti: figlio cadente foglio creatura di cartone.
***L'ho scritta che non era ancora Natale, anzi si era d'estate. Ma, non appena finito e messa giù la penna, mi sono chiesto se non avrebbe potuto rappresentare un Natale diverso. Un Natale sul quale potere riflettere da un'angolatura differente dal solito. In ogni caso è proprio da questo luogo"altro"che voglio ringraziarvi tutti, miei carissimi amici. E, ringraziandovi, farvi i miei più sentiti e sinceri auguri per le festività a venire affinchè possano esservi ricolme d'affetto e serenità... Un carissimo saluto scoppiettante di stima ...........W............ |
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Post n°368 pubblicato il 16 Dicembre 2016 da woodenship
patatine e pesce fritto già scritta è la commedia delle triglie salata lisca spolpata oggi stagliantesi erezione al cielo regno di rubini domani gelosa suoneria "pretenziosa" confuse ... ma Lei all'amante le ricorda grave che non è più il momento che s'è già maturi per restare soli |
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Post n°367 pubblicato il 09 Dicembre 2016 da woodenship
Vuoi proprio saperlo? Sono io scritta spesso pronunciata a sproposito. A me mi scrivono, non fosse scorretto mi verrebbe da dire. Ed io, parola cerco d'accontentare l'immaginario iperbolicamente regalando illusione di non essere solo verbo ma pure sostanza di segno grafico d'un volto l'abbozzo più uno scarabocchio certe volte quasi uno scarafaggio: amo le metamorfosi. Linguisticamente parlando trascendo per versi romantici, andando oltre il reale ritrovandoci l'inconscio che conforma realtà: un viaggio da goccia a fiume con ritorno a scìa sulla guancia giovane o vecchia. Magari appresso ad un sorriso, come quello: la vedi, ragazza, illuminarsi che dei capelli si fa treccia? Timido, lo sguardo sfugge al pavimento, da dietro il paravento delle lenti gioca con il di lui inseguendosi che ci si amoreggia con i limiti da ginocchio a ginocchio, fin sotto i tavoli ove osano le mani farsi amanti segreti nello sfiorarsi per linee sui palmi esplorandoci la vita, la salute, la fortuna... sgusciandosi di tra le dita. Intanto che ci si parla alto in compagnia, un mondo di occhi ci bazzica d'intorno; come api sapienti prendono e danno tra miele e fiele affannosa ricerca di reciprocità. E'in essa il senso del basso e dell'alto del lungo e del largo. Tutta la sensibilità ci sta nell'epicentro nervoso giusto sulla retta dell'ipocentro nell'onda sismica d'una scossa dirompente. Detta amore io sono: una parola, cinque lettere a-m-o-r-e, descritta, implorata esortata per farmi lievitare forma sostanza evocata. Già che si parla alto in compagnia, mimetizzando empatie smorfie in condivise emozioni: aspettativa è di lingua furtiva fulminea che fuoriesca e scorra lungo le labbra tumide, a che, seguendone contorni determini l'intreccio: tradimento forse, di certo passionalità ... Così per morire, mi si fa in una sola parola amore
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Post n°365 pubblicato il 27 Novembre 2016 da woodenship
Tag: aculei, caos, Castagne, destino, fede, ippocampo, respiro cosmico, ricci, sogno, universo quantico
Tosto insceno la notte ed imposto la voce: "Di certo non tu che ti dici riccio..." Affumicato canticchio che rigiro castagne annunciando un cambio:"Braci per il tuo corpo appetibile polpa da sfarinare sul palato. L'anima già la bevo dagli occhi incandescente brusta fumante crosta." Perciò ti chiedo chi resista al pungere dei tuoi aculei nel ventre molle dell'Ippocampo. Non lasciare che sia il primo gelo a dirmelo, tra colpi di tosse, traspirando vapori dalla bocca, pur io ansante faccia al cielo, rinsecchita buccia tarlata di vermi lunari tosto che si inscena la notte: onde radianti nell'universo quantico, si è e non si è allo stesso tempo in ogni luogo; non il destino e nemmeno la fede o il caos ci guidano bensì l'apparire-scomparire nostro prima e dopo le curve spazio-temporali che più non ci si vede ma ci si sente presenza: respiro cosmico delle galassie. Così insceno la notte con braci impostando la voce:"Di certo non tu, disillusa, che ti dici riccio all'abbraccio resisterai chiusa: carne universale ti aprirai fragranza" ... Intanto rigiro castagne sogno non-sogno intrecciantisi membra scoppiettanti ceppi stellanti.
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Post n°364 pubblicato il 20 Novembre 2016 da woodenship
Stai urlando così forte da spaccare i timpani alla notte perchè senti l'alone impossessarsi del tuo dolore penetrando, come odore, nelle nari del mondo depositandoci nel suo polmone il degrado anomalia d'un chiacchiericcio rancoroso. Di fuggire ti direi ci avessi l'ali ma troppo è il torpore: ci si è restiamoci. Nostro è il fazzoletto di cielo ci si sta piegati in due la fronte a toccare le scarpe nella stanza delle spazzole fruscianti è di Chet la tromba di raso su raso l'annotazione restiamoci.
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Post n°363 pubblicato il 14 Novembre 2016 da woodenship
... non ci crederei per nulla al mondo se così fosse: ci si provasse qualcun altro a suggerirmelo! preferisco pensare che si sia soltanto utopia che, nello sfiorarmi, so certezza: dissonanze. è come piovessero dal cielo gli eventi tra capo e collo ... ripeto: certo che gli eventi ci piovono dal cielo e noi da essi investiti più in basso attoniti per le provocazioni dal mormorio delle cime dei boschi percosse e noi li si accogliesse goccianti dalle felci naturalezza in stille dalle complesse assonanze: viluppo aereo siamo di radici sonore tali non fossimo non vanteremmo parentele vegetali spiovendo ideale |
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