Creato da woodenship il 23/08/2010

delirio

una spirale

 

Fuori campo l'ippocampo

... Bella a iosa d'incanti la sera

dileguava luci devolvendole sogno

dilungando luccichii negli occhi

in grani innervando pensieri


Uno sfilaccio di vento li sparpagliava

da un capo all'altro  polline

che mi dicevo che non serviva

cercare di prenderne al laccio i nugoli


 ... Presto a guisa d'ippocampo

li vidi fuori campo scappare nube

sfruttando uno scampolo di sole

arrossiti sparire in un lampo...


 

 
 
 

Incipiente la notte

Madre d'oriente incipiente la notte

viaggia da oriente ad occidente

tempesta accumulandosi sui tetti

che da oriente ad occidente spadroneggia

Figlio discente il turbine

appreso a boccoli d'aria corre e s'ingegna

escogitando cabrate di chiome sibilanti

tra rottami volanti schivate d'ali

scoppi d'ira spremendo dai rami

scricchiolanti per compressioni

dai diaframmi ventosi mulinelli d'acuti

gorgheggi di gronda soprano

decrescenti nell'alba dispiegantesi

s'obliano nel sole sorgente

presto ricordo frusto d'alberi scossi

tronchi e cartelli divelti

sangue di fronde sparse

membra sottratte

distratti orrori metropolitani

... Eppure viaggiatori si era in sala

in attesa d'imbarchi

magari appena giunti da mete immaginifiche

prima di ritrovarsi alla presenza del totem

dispensatore di scadenze incolpevole

predisponendosi sul tavolo operatorio

inconsci digitando la propria sorte

come non si fosse più malati immaginari

vittime ipocondriache d'ignavo languore


 
 
 

Divisa

languida mi sei alle pupille un desio

candita sorretta per fianchi

capelli spalmati su crema d'intonaco

fasciata appena nera di veli

da scrostare delizie di raso

affinchè affiori in petali nivei

fiore da assaggiare con glassa

e caffè

quello sguardo smagliante stupore

inchiostro d'occhi spungenti la frangia

vista e rivista

la piega del labbro al gusto di panna

opposta al passaggio a livello

calda di primo sole la camiciola

semaforo rosso di salsa

col verde che mai arriva al giallo

...lei lo dice da sotto il berretto

complice nuda e candida nel tocco

di quanto si possa scorrere scottanti in gola

sferragliando di piacere

come treno su lembi di carta

dita di lapis a disegnare vagone

stracarico di voglie

sfilando tra sbarre di bottone in bottone

su binari di pelle a dividere colline

asserendo che son d'assaggio così divise

lo dice che insiste nel gesto

che la ciocca scosta con sbuffo

vezzo di bimba

 
 
 

Haiku

Post n°326 pubblicato il 03 Aprile 2016 da woodenship
 

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Sol che sia nota

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accorda luce in volto

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Aurora intona

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Addentellate

Vienimi a trovare anche se spoglia
nuda nel sonno in un sogno
estemporanea sul far del giorno
sdrucito orlo

è nel rivoltarsi della prospettiva
in quell'attimo che si frappone porta
intercorrendo non morte nè vita
la ragione del tuo abbraccio:

trascorrerlo quell'istante
io e te stremata foschia
addentellata lanceolata foglia
presa a morsi e rincorsa dal vento

fioritura di rammendi
l'abito più bello
in questa stagione
l'indossiamo frementi

 
 
 

Anima mundi

accecando che nemmeno abbagli di sole
gli sbagli bruciano nelle dita
spilli nel trafiggere di fuoco
lapilli espungenti dai polpastrelli

fanno si che le mani s'affondino nelle tasche
ricercando il contatto con le tue chiavi
quelle del tuo cuore anima mia
chiavi che più non si trovano
vanesia anima mai stanca di orrori
che chissà mai dove si saranno perse:
forse nel reticolato di belati erranti
oppure appresso all'uggiolare di belve
cacofonia revanscistica usuale
coazione a ripetere sacrifici rituali
orride insistite crapule

base di materia organica
all'ordine dei nuovi coprofagi
ch'è di barricate e bastioni eretti
attorno all'ovile che si fanno fortezza:
agnelli con i lupi
lupi con gli agnelli
errori che il freddo di un bicchiere non ristora
storture che nemmeno la brezza raddrizza
facendo si che si ritrovino le chiavi
sempre che tu l'abbia mai avuto un cuore
anima mundi

 
 
 

Ormeggi



C'è qualcosa che ci fa di carta i corpi
forse solo d'avvisaglie si tratta/ sentimentali paccottiglie
vezzi impuniti/ viziosità esplicite ed ingessate
Ormeggiati ci fanno sentire ai  lampioni nelle piazze
galleggianti nel deserto tra i femori friabili delle dune
luccicanza nell' inconscio della mattanza
E dire che balenii fanno di noi esseri luminosi
disperse nel cielo anime soggette ad alti supplizi

gioie e stravizi al consesso celeste ma umano
 con membra saldamente ancorate e a mollo
strattonate dalla risacca strafottente

...mare miraggio mirabile nel suo essere esecrabile...

E'una volontà che ci vuole opposti
ognuno per un senso cardinale
assi cartesiane sentimentali

vettori per diagrammi
statisticamente ellittici

asimmetrici nella realtà

di ormeggi infranti

 

...tra l'uno e l'altro le curve dialettiche

di ognuno

eloquenze divergenti

 in picchiata


 
 
 

Segnaletica


di piatto o di taglio
feriscono repentini i fari

fasci luminosi affettano insaccati di nera
fumosa nebbia catramosa

... non appena la sfilata dolente s'incurva
quiete ritorna declinando fatica
il sudore freddo accordando con la discesa

segnale nell'ombra
un cartello crocefisso
indicazione stradale per il nulla

 

 
 
 

L'anello mancante

Post n°321 pubblicato il 28 Febbraio 2016 da woodenship
 

Dove finì quell'anello tra i tanti
sfuggito alla catena mancando l'aggancio
maglia con maglia nella notte dei tempi
smarrendosi introvabile?
Forse il rifiuto a dar seguito
magari un accidente
l'incidenza di una non coincidenza
incidente non probatorio
dunque non delimitante colpa
null'altro determinando che il non esserci...
Perdona questi rigiri
volevo dirti che non ci sono
non ci sono più
sono io come quell' anello mancante
quello svanito senza interrompere
lasciando un vuoto da non riempire
a che si sappia che c'è sempre da spiegare se si vuole...
Che dirti di questo mio che non è gusto?
mi riporta sempre a camminare in equilibrio
rivolto al passato che vorrei guardare al futuro
in ritardo sul filo del marciapiede
come troppo tardi sul muretto diga sugli scogli
Ci sarà pure un luogo non fuori tempo
ove non si sia più mancanti
che si comprenda chi comprende in sè
dell'uomo e della scimmia
della vita e della non vita
anello all'oggi mancante
com'io nella nostra storia

tra le storie

 
 
 

Bluescenza

ch’era gennaio di blu

blu di fumi

grigio di sterpi

nel blu ch’era di gennaio

non intersecantisi linee

fortuna e vita

sprofondavano tra zolle di terra

gialli di stoppie e bianchi di calli

sul palmo della mano avida

protesa nello stringere in pugno il giorno

sfuggente con sibili e rimbalzi

di voli sfreccianti su campi bruni in sonno

radenti ch’era blu di gennaio il sogno

faccia affilata di falce

intravista sul far della sera

di sfuggita

firma in calce al contratto

se ne stava sospesa discrimine

lucente

ch’era blu di gennaio

d’alieni cosparsi a mezz’aria di blu:

blu di rossetto i denti

di blu screpolato le labbra

desertiche le guance bluescenze

più su negli occhi sugli steli l’attesa

asciutta dall’azzurro circoscritta

che dal cielo inbrunescente

a noi erano promesse

di rondine le ali

di blu

...d'un tratto

ignari che già fossimo in febbraio

entrambi a mezz’aria

iniziammo a rincorrerci

fiocchi di blu

tra palazzi vecchi

come novelli pazzi

 
 
 

Movida esistenziale

 

...a catinelle come da doccia

si eccede anche in vodka in certe occasioni

che il moto ondoso poi impazza d'intorno

lasciando stecchi la testa sul tavolo reclinata

in faccia smorti

che ci si dispiaccia pure che ci si beva il mondo

d'un fiato

a quattordici anni si è" nè carne nè pesce"

mentre sul capo si intrecciano ricami

richiami dagli amici trepidanti

apparecchio all’orecchio con quel fare maturo

Figli sono per caso con nessuno che contesti

nemmeno genitori per finta dalla ruga rimossa

bugia

concettualità di poco più che bimbi

imitazioni tra rissa e vomito

andirivieni scomposto il finale

culla in barella

vittimizzando col beccheggio tra lenzuola di carta

... che ci si compiaccia che non ci si abbia tempo

tanto che il mondo ci si beve di un sorso

genitori compresi dall’ambulanza

deambulare

di movida gocciante di nasi

il vociare sguaiato da un sorso all'altro

nell'antro del bar si sfiniscono le ore

senza che nulla ci dia un taglio

 come se nulla fosse avvenuto

al gioco di bimba

notte dai  capelli biondo fluenti

procede sregolata nel succedersi dei salti

 chè alla vita non ci si nega

come non ci si annega nell'ultimo calice

pur se infanti e non si respira

ch'è fonda la notte 

ma all'alba s'annusa rugiada

di già adulti

 

 

 
 
 

Parole volanti

In tante
questuanti arrivano sempre più
sfinenti

sbarcano a frotte in testa
che io vorrei invece andarmene da qua
tacendo

compresso tra un linguaggio e l'altro
ch'è assai ristretto questo universo
mentalmente e non solo

hanno faccia le parole foreste
sorrisi, gambe e braccia
oscure, abbronzate, pallide

strozzate in gola/ affogate in mare d'amarezza
masticate senza neppure comprenderle
pur limpide e senza doppi sensi

metafore foranee
strade che portano ovunque chiunque
ma non me

da un luogo, il mio
in cui non si può che restarci zitti
facendo a pugni con tutte
colpendole con risentimento e disgusto:
perchè non parlate?
Arrivate e ronzate nel cervello
favo di vespe impazzite
in cambio di sciamare con sdegno al molesto sul grugno
ricamandogli con pungiglioni i neuroni di pan di spagna...

Allora fuggite via maledette
già che di bucare il cranio è lungi dalle vostre intenzioni
lasciatemi inerte nel silenzio!

C'è aroma di spezie che spezza il discorso
scena ultima di quanto possa essere fonda la disperazione
insistenza con cui si ambisce uno spazio ed un tempo
parole volanti oltre ogni velo

 
 
 

Panificando

 

...come si fosse pasta per pane

impastati con la stessa cura d'un tempo

posticcia di amalgama impressa a forza di dita

strizzata e composta a lievitare
si che sapienza e solerzia ne affiorino

dall'impasto infine appetitose

con la fragranza delle croste fumanti

in sè conservate col sapore e la croccantezza

ancora adesso

persistente di pagnotte appena sfornate

memoria

dalla consistenza delle cose trascorse e pur vive

ombre di mani che lavorano impasti

del vento che se l'è portate via

e della madia che si sono lasciate dipresso

grinza di muffe...

 
 
 

Pleiadi

... pancia e polmoni urlano d'insieme

politicamente
che ci si venda o ci si compri
è servilismo offerto all'incanto

ricettazione si fa della vita rubata

anime al mercato nero

non solo armi

dal vero

Erano giorni di mercato all'anno
quelli abbisognanti del colore
del calore di più varia umanità
poi che più smorti defluivano
tediosi e gravi:

sventagliate di luoghi comuni

sbavature di siliconature

insidiosa metafora

il pianto alla bancarella dei canditi

... in mesi assommandosi annosi
motivo per cui si assumevano bancarelle
a varianza di mercanzie
disordinato accatastamento a parametro
il pigia pigia dei curiosi a indice di successo...

indiscusso il vanto dell'esacerbare:

c'è la truffa al dettaglio da camuffare

petrolio di contrabbando spacciato a prezzo di mercato

ma è che lor signori dei mercati

il mercato si sono rubati

 

...Lo spirito
si sono rubati

del mercato a buon mercato
l'hanno sottratto che si era distratti
avvitati a pulegge e ponteggi
con bielle e pistoni a stantuffare
battendo in testa il più delle volte
convinti della bontà del sistema
complici attivi e golosi

in panciolle a godersi il massacro

degli altri

... ricchezza facile per tutti

ricchezza ma non per l'oggi
domani forse la ricchezza
in paradiso la ricchezza di sicuro
basta averci la fede nella ricchezza

povertà di speranze...

 

 
 
 

Piano al piano

Post n°315 pubblicato il 17 Gennaio 2016 da woodenship
 

 ...non ti si vede
sono i fiori a dirmelo
che ci sei:

coloratissimi

adagiati profumano melodie

piano

 

al piano

odorano tasti sfioriti

pianissimo

 

fortissimo nel cuore

 

 
 
 
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