Creato da neopensionata il 10/03/2009

PENSIERI LIBERI

Il mio Io in piena sintonia con me stessa

 

Il Castello della Zisa a Palermo e il mistero dei suoi diavoli

Post n°263 pubblicato il 27 Luglio 2016 da neopensionata







Un gioiello dell’architettura fatimida

Il Castello o anche Palazzo della Zisa oggi inteso semplicemente la Zisa, prese il nome

 dall’arabo al-ʿAzīza, ovvero “la splendida”.

Il Castello della Zisa è l’esempio più rappresentativo di architettura fatimida di età

 Normanna.

La costruzione dell’edificio fu iniziata nel 1165 da Guglielmo I detto “il Malo” e fu portata a termine dal figlio Guglielmo II detto “il Buono” intorno al 1175.

Scrive Michele Amari nella sua Storia dei musulmani in Sicilia: “Guglielmo … rivaleggiando col padre … si mosse a fabbricare tal palagio che fosse più splendido e sontuoso di que’ lasciatigli da Ruggiero. Il nuovo edifizio fu murato in brevissimo tempo con grande spesa e postogli il nome di al-ʿAzîz, che in bocche italiane diventò «la Zisa» e così diciamo fin oggi”

Il Castello della Zisa che sorgeva fuori dalle mura della città di Palermo nel parco Normanno “il Genoardo” o paradiso in terra, fu residenza estiva dei re normanni.

Il progetto del Castello della Zisa, concepito per essere la dimora estiva dei re, fu realizzato da un architetto di matrice culturale islamica, profondo conoscitore di tutta una serie di espedienti per rendere più confortevole questa struttura durante i mesi caldi dell’anno: dall’esposizione a Nord-Est alle finestre che favorivano il muoversi dell’aria attraverso le stanze del palazzo, alle fontane che inumidivano opportunamente l’aria rendendola più fresca e respirabile.

Gli appartamenti ai piani primo e secondo erano residenze private della famiglia reale, mentre le sale del piano terra accoglievano le manifestazioni di corte: feste, concerti, spettacoli vari.

Il Castello della Zisa, i cui proprietari potevano fregiarsi del titolo nobiliare creato dai re di Spagna di “Principi della Zisa”, nel 1955 fu espropriato dallo Stato per avviare i necessari lavori di consolidamento e restauro.

Il restauro del Castello iniziò in effetti solamente nel 1971 dopo il crollo di un’intera ala conseguente al terremoto del 1968.

I lavori furono completati nel 1991 ed oggi ilCastello della Zisa, restituito al suo antico splendore, è meta continua di turisti che rimangono affascinati non soltanto dalla solida fattura del palazzo, ma soprattutto dall’armonia degli ambienti collegati tra loro da passaggi e scale molto suggestivi.

Al piano terra dell’edificio è possibile visitare la mostra permanente del progetto di restauro.

L’esterno è ancora da recuperare completamente ma l’interno è stato ripristinato con interventi discreti e rispettosi dell’originale stato.

Nella fase di restauro, da studi effettuati dai tecnici progettisti, venne fuori una particolarità; le aperture della facciata principale corrispondevano armonicamente ad una partitura musicale: raffinatezze di un’epoca incredibilmente piena di fascino.
L’incrocio di culture e tecniche diverse, tipiche del periodo a cui risale la costruzione della Zisa ha sicuramente contribuito alla realizzazione di un’opera architettonica, nel suo genere, unica ed irripetibile.

Entrare dentro il Castello della Zisa è un’esperienza magica: di colpo ti senti proiettato in tempi lontani e pieni di fascino. Ci si prova ad immaginare che tipo di vita conducessero questi Re che avevano il privilegio di riposarsi nella frescura delle spesse mura, tra il fruscio dell’acqua zampillante dalle fontane e delle peschiere che si trovano davanti all’ingresso principale, e passeggiare tra l’ombra discreta di giardini rigogliosi e profumati.

All’interno si trovano esposti rari esempi di arte araba normanna, ma la cosa che più attira i visitatori sono i così detti “diavoli della Zisa”. Si tratta di un affresco dipinto nell’intradosso dell’arco di ingresso alla sala della fontana, e raffigura personaggi mitologici detti “diavoli “ perché risulta estremamente difficile contarne l’esatto numero.

Una leggenda popolare racconta che nel Castello è nascosto un tesoro in monete d’oro custodito appunto dai diavoli che, con i loro continui movimenti impediscono a chiunque di contarli esattamente e quindi di risolvere l’arcono secondo il quale contando esattamente i diavoli il tesoro verrebbe trovato e con ciò terminerebbe la povertà a Palermo.

Giuseppe Pitrè ascrive la difficoltà di contare esattamente i diavoli della Zisa con il fatto che alcune delle figure sono molto piccole e altre non intere, cosicché c’è chi li conta e chi no con la conseguenza che persone diverse non arrivano alla stessa conclusione.

Questa leggenda ha generato un modo di dire popolare: “E chi su, li diavoli di la Zisa?” (E che sono, i diavoli del palazzo della Zisa?), termine adottato a Palermo quando non tornano i conti.

 
 
 

Il Liberty a Palermo

Post n°262 pubblicato il 21 Luglio 2016 da neopensionata

Palermo ha conosciuto anche un'enorme diffusione dello stile liberty, grazie anche ai lavori di Ernesto Basile, architetto e disegnatore, rappresentante di quello stile floreale, che all'inizio del Novecento ha iniziato a decorare tantissimi centri europei.
In particolare a Basile dobbiamo opere come il Teatro Massimo, il tempio della lirica europea, terminato poi dal figlio Ernesto.
Questo edificio coniuga aspetti tipici della classicità ellenica, con altri dello stile nuovo.
Di Basile è anche la progettazione del Giardino Inglese su via della Libertà.
Di tutto lo sfarzo del passato, oggi sono rimasti, a testimonianza, decide e decine di palazzi, che costellano il centro storico di Palermo, alcuni diroccati altri ancora invece hanno mantenuto intatto il loro fascino.
Chi si incammina per le vecchie stradine potrà incontrare strade, passeggiate e una continua scoperta di bifore, rosoni e portali scolpiti, corti interne, adornate di plumelie, edifici con colonne e i tipici balconi panciuti.

Il fiorire del Liberty a Palermo è stata una stagione molto breve, ma molto importante, legato in particolare alla storia della famiglia Florio.
Grazie a loro infatti furono costruiti splendidi esempi di giardini, teatri e ville private in tutta l'isola.
Esempi di liberty palermitano sono il villino Favaloro, il Grand Hotel Villa Igiea, nella borgata marinara dell'Acquasanat, oggi sede della Marina di Villa Igiea, il Villino Florio e alcuni chioschi in città.
Tutte queste opere inserirono Palermo nel flusso artistico del modernismo europeo.

 

 
 
 

È il fiore simbolo di Palermo: la Pomelia o Frangipani

Post n°260 pubblicato il 17 Luglio 2016 da neopensionata

La Plumeria, conosciuta anche come Frangipani o Pomelia, in Sicilia, è un arbusto tropicale il cui fiore bianco dall’odore dolce-speziato affolla le zone costiere di Sicilia e i balconi della zona di Palermo.

Con il nome infatti di ‘Plumeria Palermitana’, si identifica la prima varietà di acutifoglia che ha fatto le prime apparizioni nei mazzetti delle nobildonne che giravano il centro di Palermo, nonché presso le vie e i sontuosi palazzi nobiliari del centro. Giunta nel Settecento in Europa, quindi in Sicilia, per mano degli Inglesi, ha fatto capolino, per la prima volta, presso l’Orto Botanico di Palermo, che ancora oggi ne conserva i suoi esemplari più antichi. La varietà ‘palermitana’ dai fiori bianchi e carnosi, e dall’insistente odore di vaniglia, cannella e rosa, è caratterizzata da petali arrotondati e in parte sovrapposti, quasi a formare un cerchio chiuso, e striature gialle, a volte rosa, di diversa intensità.

Nel mondo, sono presenti più di 300 ibridi che vanno dai colori del bianco panna al lillà, e più di 7 specie, capaci di raggiungere anche la notevole altezza di 10 metri. Essa campeggia nelle collane di benvenuto create dai Polinesiani in segno di amicizia e accoglienza, in quanto simbolo d’immortalità e buon auspicio; mentre per i Thailandesi è considerata una pianta sacra, che affolla i vasi e i terreni di cimiteri e luoghi di culto. Cresce spontaneamente sull’isola di Creta, dove viene utilizzata come pianta da siepe per recinzioni.

La coltivazione della Pomelia si è diffusa molto bene in Sicilia; dato che la pianta è di origini tropicali, non è difficile farla crescere sana e robusta: basta avere a portata di mano un bel po’ di sole, di cui l’Isola abbonda. Ma è un fiore anche piuttosto delicato, che oltre a temere il freddo, teme anche la siccità; non a casoviene coltivata nelle zone più miti di Sicilia (e della Liguria) come la zona di Palermo, dove funge da pianta ornamentale, anche per abitazioni private. Se tenuta riparata dall’umidità e dai venti, ed esposta a non meno di 15-16 °C, essa sopravvive molto bene. La Plumeria va piantata nei vasi con terriccio fertile misto a torba, sabbia o altro materiale poroso e inerte, a cui aggiungere del concime equilibrato 20-20-20 tra maggio e giugno, per la costituzione della fogliatura. A seguito di innaffiature abbondanti, che caratterizzano il periodo vegetativo che va da maggio a settembre, la Pomelia produrrà foglie abbondanti, fiori colorati e aromatici, e fusti robusti.

 
 
 

Solidarietà alla Francia

Post n°259 pubblicato il 15 Luglio 2016 da neopensionata

Oggi è il giorno del silenzio, del rispetto, della solidarietà per i 75 morti, i 100 feriti e le loro famiglie vittime del gravissimo attentato terroristico di Nizza.


"Buongiorno" a chi è stanco di attentati terroristici, di gesti disumani di chi si ritiene umano ma non lo è più, a chi è stanco di vedere pazzi fanatici che uccidono nel nome di Dio. Quel Dio che ha tanti nomi ma è sempre Uno ed anche oggi assiste sgomento alle follie umane.

"Buongiorno" a chi è stanco di tante, troppe vite innocenti stroncate freddamente, con cinismo, nel nome di un Dio che tace inorridito per quel che vede fare in Suo nome. 

"Buongiorno" a chi sugli organi di informazione, non vuole vedere scorrere immagini di sangue, corpi maciullati, particolari raccapriccianti che aggiungono dolore al dolore, che creano assuefazione all’orrore, che seminano sgomento e paura e fanno il gioco dei criminali terroristi. 

Perché anche i morti vanno rispettati in silenzio e non sbattuti in prima pagina.


 
 
 

PUGLIA: SCONTRO FRA TRENI FRA ANDRIA E CORATO

Post n°258 pubblicato il 13 Luglio 2016 da neopensionata

Buongiorno alle persone che in questi giorni discutono e si sono confrontate e talvolta


scontrate in merito tragico incidente dei treni che si sono scontrati in Puglia.

Perché quei 27 morti sono morti nostri, persone innocenti che si sono 

semplicemente trovate nel posto sbagliato, come poteva capitare a ciascuno di noi.

Buongiorno all’Italia migliore, quella generosa del volontariato, di chi si rimbocca le

 maniche anzichè fare sterili polemiche. Quella che emerge con forza quando

 succede qualcosa di grave.


Buongiorno alle persone che continuano a sperare, nonostante le difficoltà e i pericoli

 e alle persone che invece cominciano ad avere paura , in questo mondo sempre più

 difficile e pericoloso per tutti. 

A chi è preoccupato e vorrebbe tornare a sperare e a sorridere.


Buongiorno a tutti, ma proprio a tutti, nessuno escluso. 


Scusate , ma oggi è giorno triste, non adatto per sorridere .




Puglia: commozione e rabbia per le 27 vittime innocenti.

Oggi alla luce del disastro emergono anche le gravi responsabilità della politica.

Infatti, nonostante i 180 milioni finanziati dalla U.E. necessari per il raddoppio dei 12

 chilometri, proprio di quella linea dove hanno perso la vita 27 innocenti, previsti “entro

 il 2015″ non sono MAI partiti. Perché?

Cari politici anzicchè fare “passerelle”, solo per essere immortalati dalle telecamere,

dovete avere il coraggio di dire il perché il raddoppio non è stato MAI fatto

nonostante i finanziamenti e i relativi progetti.

Sentite condoglianze per tutte le famiglie che hanno perso i loro cari.

 
 
 

Le donne......

Post n°257 pubblicato il 11 Luglio 2016 da neopensionata


Certo che le donne sono un’altra razza.

Con gli sguardi catarifrangenti da Barbie, con l’uomo sbagliato addosso, innamorate

di un gatto o tradite dall’ombra della felicità,

abbandonate all’angolo di una piazza o tagliate da un improvviso dolore,

si fermano un istante per piangere, poi sollevano il capo e riprendono la strada.

Sono maestre di dignità le donne.

Non bisogna lasciarsi distrarre dall’ondeggiare dei fianchi se vogliamo capire qualcosa di loro,

dobbiamo soltanto guardarle negli occhi perché i loro occhi dicono quello che le bocche sanno

tacere.

Sì, le donne sono un’altra razza.

Spesso ci camminano a fianco così leggere che neanche ce ne accorgiamo.

Quasi sempre, però, ci precedono e basterebbe solo seguirle per capirne di più.

Seguirle con poco orgoglio e molto rispetto.

Per essere più uomini.



 
 
 

Palpito del cuore....

Post n°256 pubblicato il 07 Luglio 2016 da neopensionata

*°* Palpito del cuore


Il tempo per...

per amarti

per scriverti

per averti

per possederti

ed ancora mai sazia

ricominciare ogni giorno

abitando la tua bellezza,

dimorando nel tuo cuore

confondendo i miei sensi con i tuoi


e poi... scrivere questa nostra poesia

regalando qualcosa di noi

a chi sogna

a chi crede ancora che l'amore

è un palpito del cuore.



 
 
 

Ci sono donne come stelle......

Post n°255 pubblicato il 28 Giugno 2016 da neopensionata

"Ci sono donne come stelle,
che creano e riflettono luce,
che vivono le loro infinite vite
cercando l’armonia con le lontane galassie
dalle quali provengono.
Emanano luce divina,
sono l’alfa e l’omega del Tutto,
creano vita e conoscono il mistero della creazione, della quale fanno parte.
Dialogano col cielo, i soli, le stelle e le lune,
chiamandole ciascuna col proprio nome...
Sono consapevoli di avere
dentro di loro l’immensa bellezza
e il mistero degli infiniti universi.
Hanno memoria dell'inizio del mondo
e sanno che siamo fatti di idrogeno e polvere di stelle,
di carne e di anima, di caos e di mistero,
di raggi cosmici e sete d’amore,
di esplosioni terrificanti e di oceani di pace,
di domande che faticano a trovare risposte,
se non crediamo nel divino che è in noi.
Dopo infinite vite la loro anima
è eternamente giovane,
profumata ancora di stelle, mistero e universo."




 
 
 

♥•°”˜♥˜”*°•♥♥•°”˜♥˜”*°•♥

Post n°254 pubblicato il 22 Giugno 2016 da neopensionata


William Shakespeare


Amore non è amore se muta quando scopre un mutamento

o tende a svanire quando l’altro si allontana…

Amore è un faro sempre fisso

che sovrasta la tempesta e non vacilla mai…

Amore non muta in poche ore

o settimane ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio…

Se questo è errore e mi sarà provato io non ho mai scritto…

E nessuno ha mai amato..



 
 
 

♥•°”˜♥˜”*°•♥♥•°”˜♥˜”*°•♥

Post n°253 pubblicato il 02 Giugno 2016 da neopensionata



Non è mai troppo tardi per

inseguire un sogno....è sempre

troppo presto per smettere di

sognare.....





 
 
 
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