Creato da neopensionata il 10/03/2009

PENSIERI LIBERI

Il mio Io in piena sintonia con me stessa

 

Siamo due scintille 💫💫

Post n°417 pubblicato il 21 Gennaio 2018 da neopensionata

Siamo due scintille


Stiamo vicini e siamo luce

Il calore delle tue carezze 

Vieni, illuminiamo il mondo

Questo buio non fa più paura 

Un amore come il nostro 

Accecante, brucia

Tutto brucia di passione 

Allora dammi milioni di baci

Infiammami il cuore 

Dio come ti amo

Io e te, siamo come due scintille 




 
 
 

☘️☘️☘️☘️☘️☘️☘️☘️

Post n°416 pubblicato il 20 Gennaio 2018 da neopensionata




 
 
 

🍁🍁🍁🍁🍁🍁🍁🍁🍁

Post n°415 pubblicato il 18 Gennaio 2018 da neopensionata


È la luce della consapevolezza che rende le cose preziose e straordinarie.

E allora le piccole cose non sono più piccole.

Quando un uomo, con attenzione, sensibilità e amore tocca un comune

sassolino sulla spiaggia, quel sasso diventa un diamante.

E se tu tocchi un diamante in stato di inconsapevolezza,

diventerà una comune pietra o nemmeno quella.

La tua vita avrà tanta profondità e significato quanta sarà la tua consapevolezza.

La gente si chiede, in tutto il mondo:

“Qual è il significato della vita?”.

Per forza il significato si è perso,

perché avete smarrito lo strumento per trovare il significato;

e lo strumento è la consapevolezza.

(Osho)



 

 
 
 

🌻🌻🌻🌻🌻🌻🌻🌻

Post n°414 pubblicato il 16 Gennaio 2018 da neopensionata

Sai cos'è la nostra vita ?

La tua e la mia ?
Un sogno fatto in Sicilia.
Forse stiamo ancora lì
e stiamo sognando.

(Leonardo Sciascia)

Così scriveva Leonardo Sciascia in "Candido, ovvero un sogno fatto in
Sicilia" ed è proprio la soleggiata isola la terra dell`incontro tra lo scrittore,
saggista, politico e spregiudicato narratore del `900 Sciascia e Giuseppe Leone, fotografo nato a Ragusa, di cui Silvano Nigro scrive: "Leone è un viaggiatore incantato, forse l`ultimo in giro per l`Isola. Un narratore che si 
è accompagnato a Sciascia, a Bufalino e a Consolo e ha rivelato alla letteratura, la Sicilia più vera, quella degli uomini come quella della pietra vissuta e del paesaggio.










 
 
 

Dare e ricevere amore 🌷🌷🌷🌷

Post n°413 pubblicato il 13 Gennaio 2018 da neopensionata

Abbiamo bisogno di amare e di essere amati,

ma ci frena la timidezza,

l'orgoglio che teme il rifiuto,

il timore di abbassare le nostre difese.

Ci blocca la paura di lasciarci guidare

dalla passione e dalle emozioni,

di svelare la nostra anima.

Ma non riusciamo a far tacere

ogni parte del corpo che vuole parlare.

Le mani tremano,

gli occhi svelano i sentimenti che proviamo,

i silenzi esprimono ogni emozione.

Perché siamo amore noi stessi

e ci è impossibile non esprimerlo,

perché è più forte della nostra paura.

E spesso chi incontriamo

ha più paura di noi

ed ha il nostro stesso desiderio,

dare e ricevere amore.

(A. D.).


 

 
 
 

Lei si sentiva così......

Post n°412 pubblicato il 12 Gennaio 2018 da neopensionata


Lei si sentiva così,

a volte spiaggia silenziosa 

modellata dalle onde in burrasca,

altre volte gabbiano eternamente in viaggio 

che si lascia trasportare dalla brezza marina.

Oppure vascello con le vele spiegate 

dal vento dei sogni,

diretto verso la fine dell'orizzonte,

dove il cielo abbraccia il mare.

Lei si sentiva così
,
a volte anima solitaria 

chiusa nel suo silenzio

altre volte gabbiano irrequieto

in volo verso l’infinito.

(A. D.)



 

 
 
 

Il cane come confidente nelle delusioni di amore

Post n°411 pubblicato il 11 Gennaio 2018 da neopensionata

Ficcando il naso nero nel vetro, 
il cane aspetta, aspetta sempre qualcuno.

Infilo la mano nel suo pelo, 
io pure aspetto qualcuno.

Ricordi, cane, c'è stato un tempo 
quando una donna abitava qui.

E chi era essa per me? 
Forse una sorella, una moglie forse,

e forse, talvolta, sembrava una figlia 
a cui dovevo il mio aiuto.

Essa è lontana... Ti sei fatto zitto. 
Più non ci saranno altre donne qui.

Mio bravo cane, sei bravo in tutto, 
ma che peccato che tu non possa bere!

Evgenij Aleksandrovič Evtušenko è nato nel 1931 ed è un poeta e romanziere russo (tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso è stato tra gli scrittori sovietici più tradotti in Italia).

 

Arte classica - Ralfh Ahdley

Ah, le pene d’amore! Si sa che poi passano, ma quando le si sta vivendo non si vogliono sentire ragioni: il mondo sta finendo, sembra, e nulla può calmare il vuoto che sentiamo dentro.

Nella poesia Al mio cane, Evgenij Aleksandrovič Evtušenko racconta della fine di un amore anche attraverso la metafora del cane che aspetta sempre qualcuno e che, in silenzio, è lì che attende. Certo, afferma il poeta russo, con il cane non ci si può sbronzare per dimenticare (e per fortuna, aggiungiamo noi!), ma è lì: quando tutti ti abbandonano sai sempre che Fido è lì e scodinzola felice solo perché tu ci sei. Il resto non conta.


 

 
 
 

Ci sono donne.........

Post n°410 pubblicato il 10 Gennaio 2018 da neopensionata


Ci sono donne che hanno la leggerezza


e la delicatezza dei fiocchi di neve.

Sono emotive, fragili,

introspettive e vulnerabili.

Vanno rispettate, trattate con cura.

Quello che molti uomini non sanno

è che col tempo, fiocco dopo fiocco,

potrebbero diventare valanghe,

e travolgere quel che trovano

nel loro cammino.

Donne che hanno imparato,

delusione dopo delusione,

a non subire più, a ribellarsi,

a cercare altrove

i loro spazi bianchi e silenziosi.

Perché i cambiamenti veri,

avvengono dentro,

lentamente e silenziosamente,

ma fanno molto rumore.


(A. D.)


 
 
 

Elogio alla rosa 🌹 🌹 🌹

Post n°409 pubblicato il 07 Gennaio 2018 da neopensionata

Poi le luci girando al vicin colle,
dov'era il cespo che 'l bel pie' trafisse,
fermossi alquanto a rimirarlo, e volle
il suo fior salutar pria che partisse;
e vedutolo ancor stillante e molle
quivi porporeggiar, cosi' gli disse:
- Salviti il ciel da tutti oltraggi e danni,
fatal cagion dei miei felici affanni.

Rosa, riso d'Amor, del ciel fattura,
rosa del sangue mio fatta vermiglia,
pregio del mondo e fregio di natura,
de la Terra e del Sol vergine figlia,
d'ogni ninfa e pastor delizia e cura,
onor de l'odorifera famiglia,
tu tien d'ogni belta' le palme prime,
sovra il vulgo de' fior Donna sublime.

Quasi in bel trono imperadrice altera
siedi cola' su la nativa sponda.
Turba d'aure vezzosa e lusinghiera
ti corteggia d'intorno e ti seconda;
e di guardie pungenti armata schiera
ti difende per tutto e ti circonda.
E tu fastosa del tuo regio vanto
porti d'or la corona e d'ostro il manto.

Porpora de' giardin, pompa de' prati,
gemma di primavera, occhio d'aprile,
di te le Grazie e gli Amoretti alati
fan ghirlanda alla chioma, al sen monile.
Tu, qualor torna agli alimenti usati
ape leggiadra o zeffiro gentile,
dai lor da bere in tazza di rubini
rugiadosi licori e cristallini.

Non superbisca ambizioso il sole
di trionfar tra le minori stelle,
che ancor tu fra i ligustri e le viole
scopri le pompe tue superbe e belle.
Tu sei con tue bellezze uniche e sole
splendor di queste piagge, egli di quelle.
Egli nel cerchio suo, tu nel tuo stelo,
tu Sole in terra, ed egli rosa in cielo. 

 
 
 

Epifania del Signore

Post n°407 pubblicato il 06 Gennaio 2018 da neopensionata


Epifania vuol dire manifestazione. La Santa Chiesa istituì questa festa per commemorare la triplice manifestazione di Gesù: come Dio, facendosi adorare dai Magi; come umo, ricevendo il Battesimo da San Giovanni; come operatore di miracoli, cambiando, alle nozze di Cana, l'acqua in vino. 

Oggi però la liturgia ricorda in modo tutto particolare la prima manifestazione di Gesù come Dio, con l'adorazione dei Magi. 

Già il profeta Isaia aveva detto: « Sorgi, ricevi la tua luce, o Gerusalemme, poiché la tua luce è venuta, e la gloria del Signore è spuntata su di te ». 

« E alla tua luce cammineranno le genti, ed i re nello splendore che da te emana. Alza intorno il tuo sguardo e mira : tutti costoro si sono radunati per venire da te. Sarai inondata da una moltitudine di cammelli: i dromedari di Madian e d'Efa; tutti quelli di Saba verranno a portare oro ed argento ed a celebrare le lodi del Signore ». 

Difatti, nato Gesù, ecco spuntare una stella : la stella di Giacobbe. I Magi, che erano principi gentili (cioè non ebrei) studiosi di astrologia, appena la videro, si ricordarono delle profezie e dissero: questo è il segno del Re dei Giudei, del Messia, del Salvatore del mondo. Andiamo ad. adorarlo. E partirono dalle loro contrade senza spaventarsi né della lunghezza del cammino. né delle difficoltà del viaggio, né del pericolo dei ladroni. 
Dio premiò tanto loro coraggio e generosità, facendo si che la stella che essi avevano visto in Oriente, li precedesse nel cammino. 

Giunti però a Gerusalemme, la stella scomparve. Ma essi animosamente domandarono: « Dov'è il nato Re dei Giudei? Vedemmo la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo ». Udito questo, Erode si turbò e con lui tutta Gerusalemme. E radunati tutti i Principi dei Sacerdoti e gli Scribi del popolo, domandò loro dove avesse a nascere il Cristo. Ed essi risposero : « A Bethlem di Giuda ». Erode, informati i Magi, si raccomandò loro affinché, adoratolo, ripassassero da lui, dicendo di volere egli pure recarsi ad adorarlo. 

Ed ecco i Magi di nuovo in cammino: la stella, che era scomparsa al loro arrivo in Gerusalemme, riapparve con sommo loro gaudio, e li guidò fino al luogo ov'era il fanciullo Gesù. « Ed entrati nella casa, trovarono il Bambino con Maria sua madre, e prostrati lo adorarono; poi, aperti i loro tesori, gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. E avvertiti in sogno di non ripassare da Erode (perché macchinava iniqui disegni), tornarono al loro paese per altra via ». 

La grazia e la benedizione del Pargoletto divino li seguì: si diedero ad una vita perfetta, e la Chiesa oggi onora i tre Magi come santi. Essi sono in modo specialissimo i nostri protettori, essendo le primizie dei gentili nel regno glorioso di Cristo. 

PRATICA. Portiamo anche noi a Gesù i nostri doni: l'oro dell'adorazione; l'incenso della preghiera; la mirra della mortificazione. 

PREGHIERA. O Dio, che con la guida d'una stella oggi hai rivelato alle genti il tuo Figliuolo Unigenito, concedi a noi che per mezzo della fede t'abbiamo conosciuto, di giungere a contemplare la bellezza della tua gloria in Paradiso. 


 Epifania del Signore

 
 
 
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