Creato da neopensionata il 10/03/2009

PENSIERI LIBERI

Il mio Io in piena sintonia con me stessa

 

Non è facile invecchiare con garbo.

Post n°278 pubblicato il 20 Settembre 2016 da neopensionata

Non è facile invecchiare con garbo. 

Bisogna accertarsi della nuova carne, di nuova pelle, di nuovi solchi, di nuovi nei.

Bisogna lasciarla andare via, la giovinezza, senza mortificarla in una nuova età che non le appartiene, occorre far la pace con il respiro più corto, con la lentezza della rimessa in sesto dopo gli stravizi, con le giunture, con le arterie, coi capelli bianchi all’improvviso, che prendono il posto dei grilli per la testa.

Bisogna farsi nuovi ed amarsi in una nuova era, reinventarsi, continuare ad essere curiosi, ridere e spazzolarsi i denti per farli brillare come minuscole cariche di polvere da sparo. 
Bisogna coltivare l’ironia, ricordarsi di sbagliare strada, scegliere con cura gli altri umani, allontanarsi dal sé, ritornarci, cantare, maledire i guru, canzonare i paurosi, stare nudi con fierezza. Invecchiare come si fosse vino, profumando e facendo godere il palato, senza abituarlo agli sbadigli.

Bisogna camminare dritti, saper portare le catene, parlare in altre lingue, detestarsi con parsimonia. 
Non è facile invecchiare, ma l’alternativa sarebbe stata di morire ed io ho ancora tante cose da imparare.



 
 
 

♥•°”˜♥˜”*°•♥♥•°”˜♥˜”*°•♥

Post n°277 pubblicato il 18 Settembre 2016 da neopensionata

Fidatevi delle persone che non si vergognano di piangere, 


perché a sentirsi spavaldi e forti sono bravi tutti.

Fidatevi delle persone che rimangono ad ascoltarvi, anche se 

non sanno che pesci pigliare per consolarvi. 

Fidatevi delle persone a cui basta guardarvi in faccia per capire come state. 

Di quelle che non chiedono mai niente, ma sanno già tutto. 

Di quelle che hanno visto tutti i difetti, ma sono rimaste lo stesso. 

Fidatevi soprattutto delle persone che non danno molta retta alle parole, 

perchè le parole ti portano sempre dove vogliono, 

ma nella vita contano i fatti.


 
 
 

Buon giovedì a voi....

Post n°276 pubblicato il 15 Settembre 2016 da neopensionata

 
 
 

FIDATI SOLO DI TE STESSO !!!

Post n°275 pubblicato il 12 Settembre 2016 da neopensionata

 
 
 

GRAND HOTEL VILLA IGIEA - PALERMO

Post n°274 pubblicato il 08 Settembre 2016 da neopensionata

Con accesso dalla salita 

Belmonte e ubicata sopra 

una splendida scogliera 

compresa tra le borgate 

dell’Arenella e dell’Acquasanta, 

questa villa, un tempo in stile 

neogotico, venne venduta dall’

ammiraglio Cecil Downville a 

Ignazio Florio, il quale, 

incaricato l’architetto Ernesto Basile, 

tra il 1899 e il 1900 la destinò in un 

primo tempo, su consiglio del 

prof. Vincenzo Cervello, a un 

moderno sanatorio, e 

successivamente a un grande 

albergo in stile liberty, denominato 

Grand Hotel Villa Igiea, per il fatto 

che si constatò che la vicinanza del 

mare non apportava alcun giovamento 

alla cura della tubercolosi.

Nel vasto giardino annesso alla villa, 

che degrada dolcemente verso il mare, 

sul quale si affaccia con scenografiche 

ed ampie terrazze, si trova una bella 

statua bronzea modellata nel 1895 

dallo scultore Ettore Ximenes 

e denominata “La Rinascita”, 

per significare la speranza 

di rigenerazione di coloro 

i quali soggiornavano in 

questa eccezionale e suggestiva 

stazione climatica, dove, a 

differenza delle rinomate 

stazioni climatiche di Sanremo 

e di Nizza, si ha in gennaio 

una temperatura media di 

12 gradi centigradi.

Questa artistica statua, che teneva 

un tempo nella mano sinistra un 

giglio, fu inserita nel frontespizio 

del depliant “Igiea Guide de Palerme” 

del 1909, ispirandosi ad Hygieia, 

figlia di Asclepio, dio della 

medicina. Hygiea, considerata 

dea della salute, dette il nome ad 

una delle figlie di Ignazio Florio, 

poi al costruendo 

sanatorio summenzionato ed 

infine all’attuale Grand Hotel, 

famoso in tutto il  mondo 

per la sua suggestiva bellezza e 

per la sua splendida ubicazione.

L’ambiente più importante della 

Villa Igiea è la “Sala Basile”, 

costituita da un grande 

ambiente rettangolare in 

cui le decorazioni e gli 

arredi sono perfettamente 

integri e originali, nella 

quale uno splendido soffitto 

ligneo, a capriate e in raffinato 

stile liberty, sostiene un 

bellissimo e lungo lampadario 

dello stesso stile, che 

illumina egregiamente il vasto 

ambiente arredato dalle porte e 

dai mobili art-nouveau, disegnati 

da Ernesto Basile e realizzati 

dalla ditta Ducrot.

Tutte le pareti della suddetta sala 

sono stupendamente decorate 

dagli affreschi di Ettore De Maria 

Bergler che, sotto la supervisione 

dello stesso Basile, fu collaborato 

dai pittori Cortegiani e De Giovanni.

   

Tra festoni di rose, campi di gigli, 

alberi con frutti, cespugli, cigni e 

giovani e belle donne, gli 

affreschi summenzionati sono 

così distribuiti sulle quattro 

pareti della grande sala: nelle 

due pareti corte, orientate una a 

levante e l’altra a ponente, 

sono raffigurate rispettivamente 

le immagini del “Profumo del 

mattino” e del “Profumo della sera”; 

sulla parete lunga, orientata a nord 

verso il monte Pellegrino e interrotta 

dal colonnato che si apre sull’

antistante bow-window, che 

non le consente di essere 

illuminata direttamente dai raggi 

del sole, è raffigurata la scena 

del “La notte” o “ Il giardino 

delle Esperidi”, mitiche figlie 

della Notte e dell’Oceano; sull’altra 

parete lunga, orientata a sud, 

tra un’eccezionale policromia di 

fiori e di vesti è raffigurata la 

bellissima composizione 

denominata “Floralia”, 

corrispondente a “Il giorno”, 

riferendosi il termine “Floralia” 

ai “Ludi florales”, cioè ai giochi 

e alle feste dedicati nell’antica 

Roma a Flora, divinità italica 

della primavera







 
 
 

Buon martedì

Post n°273 pubblicato il 06 Settembre 2016 da neopensionata


Buongiorno a tutti! 

Benedetta pioggia,

la prima di quest'estate, 

a Palermo !!







 
 
 

Ignazio Silone

Post n°272 pubblicato il 31 Agosto 2016 da neopensionata


Figlio di Paolo, piccolo proprietario contadino ed ex-emigrante in Brasile e di Marianna Delli Quadri, tessitrice, Ignazio trascorre l'infanzia nel paese natale abruzzese di Pescina, nella Marsica (è assolutamente probabile che il cognomeSilone affondi le proprie radici proprio nell'antichità del popolo dei Marsi, considerata la memoria di personaggi antichi come Quinto Poppedio Silone, condottiero marso).
Alla morte del padre (1911), il primogenito Domenico assume il gravoso compito di sostituire il padre nel duro lavoro dei campi, mentre la madre lavora come tessitrice ed il piccolo Secondino inizia gli studi ginnasiali nel locale Seminario diocesano.

Il 13 gennaio 1915 la Marsica è messa in ginocchio dallo spaventoso Terremoto di Avezzano che provoca nel solo paese natìo dello scrittore oltre 3.500 vittime; muoiono sotto le macerie la madre ed altri numerosi suoi familiari; Secondino riesce a salvarsi con il fratello Romolo, il più piccolo della famiglia. Il dramma personale del non ancora quindicenne Silone lo segnerà per tutta la sua vita e trasparirà anche nella sua produzione letteraria, come ricorda Richard W. B. Lewis: «Il ricordo del terremoto erompe dalle sue pagine con lo stesso significato che per Dostoevskij ebbe l'esperienza di scampare all'ultimo minuto dall'esecuzione capitale».

Così scrive al fratello, alcuni mesi dopo il sisma, di ritorno dal Seminario di Chieti(dove studiava) al paese natale distrutto:

« Ahimè! son tornato a Pescina, ho rivisto con le lagrime agli occhi le macerie; sono ripassato tra le misere capanne, coperte alcune da pochi cenci come i primi giorni, dove vive con una indistinzione orribile di sesso, età e condizione la gente povera. Ho rivisto anche la nostra casa dove vidi, con gli occhi esausti di piangere, estrarre la nostra madre, cerea, disfatta. Ora il suo cadavere è seppellito eppure anche là mi pare uscisse una voce. Forse l'ombra di nostra madre ora abita quelle macerie inconscia della nostra sorte pare che ci chiami a stringerci nel suo seno. Ho rivisto il luogo dove tu fortunatamente fosti scavato. Ho rivisto tutto… »
L'incontro con Don Orione

Nei drammatici giorni che seguono il tremendo sisma, i due fratelli Tranquilli vengono affidati alle cure della nonna materna Vincenza che riuscirà ad ottenere per il maggiore l'assistenza del Patronato Regina Elena e il successivo trasferimento in un collegio romano nei pressi del cimitero del Verano, luogo assai tetro da cui Silone fugge dopo poco tempo e per tale motivo ne viene poco dopo espulso.

Don Orione

È un prete che molto si era speso per i disastrati del terremoto a concedere asilo a Silone ed al suo amico Mauro Amiconi, destinando i due giovani presso un collegio diSanremo; il sacerdote si chiama Don Luigi Orione che da quel momento avrà sempre un occhio benevolo per i due fratelli.

Così Silone ricorderà più avanti l'incontro con quello che definì «uno strano prete»:

« Benché Don Orione fosse allora già inoltrato nella quarantina ed io un ragazzo di sedici anni, a un certo momento mi avvidi di un fatto straordinario, era scomparsa tra noi ogni differenza di età. Egli cominciò a parlare con me di questioni gravi, non di questioni indiscrete o personali, no, ma di questioni importanti in generale, di cui, a torto, gli adulti non usano discutere con noi ragazzi, oppure vi accennano con tono falso e didattico. Egli mi parlava, invece, con naturalezza e semplicità, come non avevo ancora conosciuto l'eguale, mi poneva delle domande, mi pregava di spiegargli certe cose e induceva anche me a rispondergli con naturalezza e semplicità senza che mi costasse alcuno sforzo »

L'anno successivo, da Sanremo, il giovane Silone viene trasferito nel collegio San Prospero di Reggio Calabria, anch'esso gestito da Don Orione, sia a causa della sua cagionevole salute sia per il suo carattere irrequieto e insofferente alla disciplina.

Durante i suoi frequenti ritorni a Pescina, Silone inizia a partecipare attivamente alle vicende del paese, la cui popolazione è afflitta dai problemi sociali, accentuatisi nel post-terremoto; in una delle piccole "rivoluzioni" che si consumano nel paesemarsicano ed a cui lo scrittore prende parte (una sorta di lotta contro i locali Carabinieri venuti a trarre in arresto tre soldati in licenza per questioni di gelosia), Silone rimedia un processo e una condanna a mille lire di ammenda.

Frattanto non si interrompe il rapporto con il sacerdote, (che nel frattempo si occupa anche del fratello minore Romolo destinandolo al collegio di Tortona) con il quale Silone intrattiene un costante rapporto epistolare.

Le prime esperienze politiche

Dopo aver appreso alcune notizie circa ruberie e malversazioni da parte delle autorità che avevano colpito alcuni paesi della Marsica nel periodo del dopo-terremoto, Silone si fa paladino delle ingiustizie patite da quei "cafoni" (che descriverà con passione nel suo capolavoro letterario) e decide di inviare una circostanziata denuncia all'Avanti!, tramite tre lettere pubblicate sul "foglio" socialista ma che non producono gli effetti sperati.

Si iscrive quindi alla Lega dei Contadini e, alla fine del 1917, la sua scelta politica può dirsi compiuta con l'abbandono degli studi e del paese natale per recarsi a Roma, dove si iscrive alla Unione Giovanile Socialista, aderendo alle idee propugnate durante la Conferenza di Zimmerwald (1915).



Si avvicina alla politica in un periodo tra l'altro di grande travaglio per il Partito Socialista Italiano, diviso com'era tra riformisti e rivoluzionari (questi ultimi avevano trovato il loro punto di riferimento nel bolscevismo della Rivoluzione russa del 1917) inserendosi, nell'ambito della contesa tra le due correnti, in una posizione vicina a quella di sinistra, allineato alle posizioni dei suoi due esponenti principali, Amadeo Bordiga e Antonio Gramsci



 
 
 

Poesia

Post n°271 pubblicato il 14 Agosto 2016 da neopensionata

 

Fin quando ti lamenti del perduto


ed hai solo mete e nessuna quiete,


non conosci ancora cos’è pace.


Solo quando rinunci ad ogni desiderio


e non conosci né meta né brama


e non chiami per nome la felicità,

 

Allora le onde dell’accadere non ti raggiungono più


e il tuo cuore e la tua anima hanno pace.

 

(Hermann Hesse)

 

 

 
 
 

Lieta notte di San Lorenzo

Post n°270 pubblicato il 11 Agosto 2016 da neopensionata

 
 
 

Libertà

Post n°269 pubblicato il 09 Agosto 2016 da neopensionata



Io sono libera

come un petalo di Rosa

che abbandona il proprio fiore

e vola per gli sconfinati confini

della pura realtà.




 
 
 
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