Anno scolastico all’estero, benefici su voti e crescita personale: risultati positivi per 8 ragazzi su 10

L’anno scolastico all’estero durante le scuole superiori non penalizza il percorso degli studenti italiani, ma al contrario ne rafforza risultati, competenze e prospettive di carriera future. È quanto emerge dal sondaggio “Un anno all’estero… e dopo?”, realizzato da Astudy International Education, realtà italiana specializzata nell’orientamento e nell’organizzazione di esperienze di formazione scolastica internazionale, su 840 studenti delle scuole secondarie di secondo grado che hanno partecipato a programmi Exchange tra il 2016 e il 2025.

Un dato rilevante riguarda il rendimento scolastico al rientro nel sistema italiano: più di 8 studenti su 10 non subiscono alcun peggioramento, smentendo uno dei principali timori di famiglie e scuole superiori. In particolare oltre la metà degli studenti (51,7%) mantiene invariata la propria media, mentre il 30,2% la migliora. Solo il 18% registra una diminuzione, spesso legata alla fase iniziale di riadattamento. A conferma dell’impatto positivo dell’esperienza anche nel lungo periodo, i risultati alla Maturità sono eccellenti: circa il 73% degli exchange students consegue una votazione superiore a 80/100, con punte di eccellenza (100 e 100 e lode) che superano il 22%.

Oltre ai risultati scolastici, l’esperienza exchange durante l’adolescenza produce benefici più ampi. L’81,5% degli intervistati considera le competenze trasversali acquisite con i soggiorni all’estero come chiave per la propria carriera professionale.

Dove vanno gli studenti: dominio USA ma cresce la varietà delle mete

Le destinazioni confermano il forte richiamo dei Paesi anglofoni tra gli studenti italiani delle scuole superiori. Gli Stati Uniti si posizionano nettamente al primo posto con il 46,3% delle scelte, seguiti da Regno Unito (12,8%), Canada (11,6%) e Irlanda (9,4%).

Accanto alle mete più tradizionali, emerge però una crescente diversificazione: Australia (5,2%), Spagna (3,9%), Germania (3,7%), Francia (3,2%) e Paesi nordici (3,2%) intercettano studenti interessati a esperienze educative e culturali alternative già durante il percorso scolastico. In fase di crescita anche le scelte verso destinazioni meno convenzionali, come Nuova Zelanda o Costa Rica, che segnalano una propensione crescente alla mobilità anche in età pre-universitaria.

Anche la durata conferma la natura immersiva dell’esperienza: il 62% degli studenti sceglie di trascorrere un intero anno scolastico all’estero, mentre il 34,2% opta per un semestre e solo il 3,9% per periodi più brevi.

Il rientro nelle scuole italiane: tra riallineamento didattico e crescita personale

Il ritorno nelle scuole superiori italiane rappresenta una fase delicata. La maggior parte degli studenti deve affrontare un recupero didattico significativo: il 40,8% dichiara di aver dovuto recuperare tra 4 e 6 materie, il 35,4% tra 1 e 3, mentre quasi uno su quattro (23,7%) oltre 6 materie.

Il report evidenzia come le modalità di reinserimento varino sensibilmente tra istituti e docenti. In alcuni casi il recupero è graduale e strutturato, in altri più concentrato e impegnativo. Il riallineamento viene comunque percepito come una sfida gestibile, soprattutto quando accompagnato da indicazioni chiare e da un’organizzazione efficace. Accanto alla dimensione scolastica, il rientro assume anche un valore personale: molti studenti delle superiori lo descrivono come una fase di transizione emotiva e identitaria, in cui si torna nello stesso contesto ma con una maggiore maturità e consapevolezza.

Nel complesso, circa l’80% degli studenti valuta il reinserimento in classe come positivo o in linea con le aspettative. Anche il rapporto con compagni e docenti viene generalmente recuperato senza particolari criticità, pur con alcune differenze legate al contesto scolastico.

Accanto alla tenuta scolastica emerge con forza il dato sulle competenze linguistiche: quasi il 90% degli studenti, dopo l’esperienza durante il percorso liceale o tecnico, si colloca tra 8 e 10 su 10 nella lingua utilizzata durante l’exchange.

Dopo le superiori: scelte universitarie più consapevoli e apertura internazionale

L’esperienza all’estero durante le scuole superiori incide in modo significativo sulle scelte successive. Le facoltà più scelte sono quelle politico-economiche (27,6%), seguite da linguistico-umanistiche (17,4%), medico-farmaceutiche (13,8%) e ingegneristiche (12,2%), a dimostrazione di un orientamento ampio e non limitato ai soli ambiti linguistici. Anche l’orizzonte geografico si amplia: se il 69% degli studenti sceglie di iscriversi all’università in Italia, oltre il 30% guarda all’estero, tra chi parte subito e chi pianifica esperienze future come Erasmus o master.

Non solo lingua: sicurezza, adattabilità e valore nel tempo

I benefici più significativi non si manifestino sempre nei voti o nelle procedure di ammissione, ma in una dimensione più profonda, tanto che oltre l’80% ritiene che le competenze trasversali sviluppate durante i soggiorni all’estero siano fondamentali per il proprio percorso professionale: nella sicurezza personale, nella capacità di comunicare, nell’adattabilità a contesti nuovi e nella gestione di responsabilità e carichi di lavoro. Per molti, l’impatto si rivela nel tempo: c’è chi riconosce un valore orientativo, perché l’esperienza ha aiutato a chiarire le proprie scelte universitarie; chi ne sottolinea l’efficacia sul piano metodologico, grazie a una maggiore autonomia nello studio; e chi evidenzia ricadute concrete nel mondo del lavoro, soprattutto in contesti internazionali o a contatto con il pubblico.

“Il dato sui voti è importante perché rassicura le famiglie, ma non l’unico – commenta Beate Lenzbauer, Country Manager di Astudy -. Parliamo di ragazze e ragazzi che vivono questa esperienza durante le scuole superiori, in una fase decisiva della crescita personale. È proprio in quel momento che sviluppano autonomia, capacità di adattamento e fiducia in sé stessi, competenze che poi si riflettono nelle scelte successive. Quello che vediamo è che l’anno all’estero non indirizza verso un percorso unico, ma rende i giovani più consapevoli e più liberi di scegliere: che decidano di restare in Italia o di guardare all’estero, lo fanno con una visione più ampia e con strumenti più solidi. Anche la lingua è un fattore chiave, ma non va letta solo come competenza tecnica: è ciò che permette di muoversi, studiare e lavorare in contesti internazionali con naturalezza. Più che una parentesi nel percorso scolastico, l’anno all’estero si conferma come un passaggio di crescita: un’esperienza che parte da un viaggio, ma continua nella persona che si diventa”.

Relazioni aperte: la gelosia resta, ma cambia linguaggio

 

Secondo i dati diffusi da Wyylde, la gelosia non dipende dal modello relazionale, ma dalla qualità della comunicazione e degli accordi di coppia.

 

Nelle relazioni non monogame la gelosia non scompare. Cambia forma. È questo uno dei principali insight emersi dall’analisi condotta da Wyylde, il social network più autorevole dedicato alla libertà sessuale, che mette in discussione l’idea che la libertà affettiva coincida con l’assenza di emozioni complesse.

Secondo i dati raccolti, il 68% degli utenti dichiara di aver provato gelosia anche all’interno di relazioni aperte. Non si tratta però di una tensione legata al possesso, bensì una forma più sottile, fatta di confronto. Il punto, secondo il social network, non è più “lui o lei mi tradisce”, ma chi è l’altro, cosa prova, quanto spazio emotivo occupa. Tra le situazioni più frequenti emergono il confronto con altri partner sul piano estetico e sessuale, la percezione di legami inattesi e la gestione del tempo e dell’attenzione nella coppia. Un elemento particolarmente significativo riguarda la trasparenza: oltre il 55% degli utenti afferma che sapere troppi dettagli sulle esperienze del partner può aumentare il disagio invece di ridurlo, evidenziando il delicato equilibrio tra informazione e protezione emotiva.

La gelosia non dipende dal tipo di relazione

Le ricerche più recenti sul tema confermano che la gelosia non è necessariamente più intensa nelle relazioni non monogame rispetto a quelle monogame.

Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Sexes, condotto dai ricercatori dell’Università di Oviedo, ha analizzato un campione di 210 adulti in Spagna, confrontando relazioni monogame e non monogame consensuali (CNM). I risultati mostrano che non emergono differenze significative nei livelli di gelosia tra i due gruppi, mentre le persone in CNM riportano maggiore consenso relazionale, maggiore desiderio sessuale diadico e una più alta capacità di negoziazione nei conflitti.

Una meta-analisi internazionale che ha aggregato 35 studi per oltre 24.000 partecipanti conferma lo stesso quadro: non esistono differenze significative nella soddisfazione relazionale tra i modelli, e i fattori davvero determinanti sono comunicazione, chiarezza degli accordi e connessione emotiva. In altre parole: non è la forma della relazione a determinare la gelosia, ma la qualità del legame.

Se la gelosia non dipende dal tipo di relazione ma da come la coppia comunica e si ascolta, la differenza sta nella quotidianità: piccoli accordi, equilibri che cambiano e capacità di adattarsi senza perdersi. Da qui nasce un vademecum relazionale promosso da Wyylde, un modo più consapevole di abitare libertà, confini ed emozioni.

Come vivere le relazioni aperte e gestire la gelosia nella vita quotidiana

Nelle relazioni aperte l’equilibrio non nasce dall’assenza di regole, ma da regole vive, condivise e rinegoziabili nel tempo. I confini non sono controllo, ma sicurezza condivisa: chiarire quali relazioni esterne sono compatibili e come integrarle nella vita quotidiana aiuta a evitare ambiguità.

Anche la gestione pratica degli incontri ha un peso emotivo: sapere quando ci si vede, come ci si racconta e cosa resta fuori dalla coppia sostiene stabilità e continuità. Centrale è la condivisione: quanto dire, cosa trattenere, come proteggere l’intimità senza creare distanza.

Infine, il tempo insieme: mantenere rituali di coppia, anche minimi, aiuta a non perdere il centro emotivo del legame.

Gelosia: da emozione scomoda a segnale utile

La gelosia, in questo contesto, non viene eliminata ma riletta. Non è un errore del sistema, ma un segnale che indica bisogni di sicurezza, riconoscimento o paura di perdita.

Alcune coppie iscritte a Wyylde raccontano come questo cambio di prospettiva abbia trasformato il loro modo di vivere le emozioni: “Non abbiamo smesso di essere gelosi, abbiamo imparato a dircelo.” Nel dibattito contemporaneo sulle relazioni non monogame anche figure pubbliche come Will Smith e Jada Pinkett Smith, così come Mo’Nique e Sidney Hicks, hanno contribuito a rendere visibile un elemento ricorrente: la relazione si regge sulla negoziazione continua, non sulla staticità dei confini.

Fiducia: la vera struttura delle relazioni aperte

Le esperienze più stabili mostrano che la fiducia non nasce dall’assenza di altri legami, ma dalla coerenza tra accordi e comportamenti. Quando funziona, la relazione aperta non riduce l’intimità, ma la ridefinisce: a volte la complicità aumenta, perché tutto diventa più esplicito, consapevole e condiviso.

In questo confronto emerge un punto centrale: conta più come la coppia comunica che il tipo di relazione scelto. Dove invece mancano chiarezza e ascolto, possono emergere ansia, controllo e insicurezza emotiva.

Monogamia, relazioni aperte e forme ibride non sono gerarchie affettive, ma modi diversi di vivere la stessa cosa: la gestione dell’intimità. All’interno della community di Wyylde ricorre spesso la stessa consapevolezza: non è il tipo di relazione a fare la differenza, ma la capacità di costruire accordi chiari e sostenibili nel tempo. Secondo quanto emerge dalle testimonianze degli iscritti alla community, alcune coppie definiscono insieme cosa condividere dopo un incontro esterno, altre si concedono momenti strutturati di confronto emotivo per rielaborare ciò che è stato vissuto. C’è anche chi sottolinea come diventi centrale la gestione del tempo di coppia, attraverso rituali e spazi dedicati che mantengono stabile il legame principale.

Wyylde

Wyylde è una community internazionale pensata per la condivisione di contenuti sul tema della sessualità, che fa parte del gruppo francese Koala Interactive. Nata in Francia nel 2004, conta oggi oltre 7 milioni di utenti tra Francia, Spagna e Germania, 20 mila in Italia e una media di 700 mila visite giornaliere in tutta Europa. Da 10 anni Wyylde è leader del mercato in Francia, grazie alla priorità data alla sicurezza e alla privacy, nonché a supporto di importanti campagne di comunicazione multicanale che hanno contribuito alla notorietà del servizio.

Nel tempo la piattaforma è diventata un vero e proprio social network, con l’obiettivo di seguire e cavalcare le nuove tendenze e le abitudini sessuali sempre in continua evoluzione, preservando allo stesso tempo la sicurezza e la riservatezza degli utenti.

Wyylde è in grado di proporre esperienze sempre migliori grazie alla consulenza di esperti e alla creazione di uno spazio per conoscere nuove persone, sperimentare nuove pratiche, trovare nuovi partner o semplicemente scambiarsi opinioni, in un contesto aperto, mentalmente libero, rispettoso e non giudicante.

 

 

Daikin a Green Fair – Agorà delle Energie Rinnovabili di Bari: soluzioni per edifici più efficienti e intelligenti

Daikin conferma la propria presenza a Green Fair – Agorà delle Energie Rinnovabili, in programma dal 14 al 16 maggio presso la Fiera del Levante a Bari. Si tratta di un appuntamento internazionale e innovativo punto di riferimento per il futuro delle energie rinnovabili in Italia e nel Mediterraneo e per il confronto tra aziende, istituzioni e professionisti sui temi della transizione energetica e dell’innovazione nel settore edilizio.

All’interno dell’evento, giovedì 14 maggio Luca Franco, Senior Consultant Developer & Special Project Manager di Daikin Air Conditioning Italy, interverrà nel panel “Edifici intelligenti, efficienti e pronti al futuro”. Il dibattito vedrà la partecipazione di esperti del settore in rappresentanza di ENEA e Keep Zero e sarà focalizzato sulle principali direttive europee, EED, EPBD e RED, e sul loro impatto concreto nella riqualificazione del patrimonio edilizio esistente.

Le pompe di calore rappresentano infatti una delle tecnologie chiave in questo scenario. Grazie alla loro capacità di utilizzare energia rinnovabile presente nell’ambiente (aria o acqua), consentono di ottenere prestazioni elevate: con 1 kW di energia elettrica è possibile generare oltre 4 kW termici in riscaldamento e sottrarre oltre 6 kW in raffrescamento. Un approccio che si traduce in una significativa riduzione dei consumi, dei costi e delle emissioni. A questo si affianca il tema del controllo intelligente degli edifici, sempre più centrale nelle normative europee. I moderni sistemi di climatizzazione integrano elettronica avanzata e gestione digitale, ottimizzando automaticamente il funzionamento degli impianti in ogni condizione e rendendo il controllo semplice e accessibile anche da remoto tramite app.

Daikin presenterà, all’interno del panel, un percorso concreto di soluzioni per il residenziale, a partire dagli interventi più semplici e meno invasivi fino ai sistemi completamente basati su pompa di calore. In questa direzione si colloca Hybrizone, una soluzione che consente un miglioramento immediato dell’efficienza energetica con un investimento contenuto, garantendo benefici concreti in termini di riduzione dei consumi, delle emissioni e di gestione intelligente dell’impianto. Questa tecnologia è infatti in grado di contribuire al miglioramento di almeno due classi energetiche in un appartamento tipo di 100 mq.

A completare il percorso evolutivo degli impianti esistenti, Go Hybrid rappresenta una soluzione flessibile di transizione verso sistemi a maggiore efficienza. L’offerta si estende poi alle configurazioni full electric a pompa di calore, che includono le soluzioni aria/acqua Altherma ad R290, i sistemi integrati Multi Altherma e i sistemi aria/aria VRV, pensati anche per applicazioni più complesse e articolate.

“Il settore edilizio sta entrando in una fase di trasformazione profonda, in cui non si tratta più soltanto di migliorare le prestazioni energetiche, ma di ripensare il modo in cui gli edifici vengono progettati, riqualificati e gestiti lungo tutto il loro ciclo di vita – afferma Luca Franco -. In questo scenario, realtà come Daikin lavorano da anni per sviluppare tecnologie capaci di rendere questa evoluzione concreta e applicabile, non solo a livello teorico ma soprattutto nel patrimonio edilizio esistente. Le soluzioni oggi disponibili consentono di intervenire con un livello di flessibilità molto più ampio rispetto al passato, permettendo di combinare efficienza, comfort e controllo in un’unica logica integrata. Questo significa poter accompagnare interventi di diversa scala, dalle riqualificazioni più semplici fino alle trasformazioni più profonde, mantenendo sempre una coerenza prestazionale e gestionale del sistema. L’obiettivo non è soltanto ridurre i consumi energetici, ma abilitare un’evoluzione graduale verso edifici sempre più intelligenti, capaci di ottimizzare automaticamente il proprio funzionamento e di contribuire in modo concreto agli obiettivi di decarbonizzazione.”

La fotografia: il tempo dell’uomo impresso nella luce

A due secoli di distanza da quel lontano 1826, quando Joseph Nicéphore Niépce impresse su una lastra di peltro la celebre “Vista dalla finestra a Le Gras”, il mondo è cambiato radicalmente. Eppure, l’essenza di quell’atto non è mutata: la fotografia rimane, oggi come allora, la nostra finestra più autentica aperta sulla complessità dell’essere umano.
Per decenni abbiamo celebrato la fotografia come una sbalorditiva conquista della scienza. Prima è stata figlia della ricerca chimica, tra sali d’argento e tempi di esposizione infiniti; poi è diventata il simbolo del progresso tecnologico con l’avvento del digitale. Ma ridurre la fotografia a una sequenza di bit o a un processo chimico sarebbe un errore di prospettiva.
La verità è che la tecnologia è solo il mezzo. La fotografia diventa arte vera solo quando incontra l’attenzione umana, la cura del dettaglio, il coraggio dell’osservazione. Senza l’occhio di chi guarda, l’obiettivo è cieco.
Le vere notizie, quelle che scuotono le coscienze e fermano il tempo, continuano a passare attraverso le “finestre” aperte da fotografi e fotogiornalisti che operano in ogni angolo del pianeta. Spesso non conosciamo i loro nomi, non sappiamo quali rischi abbiano corso o quale silenzio li circondi, ma le loro immagini sono diventate la memoria collettiva della nostra specie. Hanno raccontato le nostre storie più luminose e quelle più dolorose, trasformando un istante fugace in un patrimonio eterno.
Per questo duecentesimo compleanno, il regalo più grande non sarebbe un nuovo modello di fotocamera o un software più potente. Il regalo più bello sarebbe, finalmente, scoprire i loro volti. Dare un nome e un’identità a quegli occhi che, per due secoli, sono rimasti nascosti dietro il mirino.
È tempo di onorare chi ha scelto di restare nell’ombra per regalarci la luce, trasformando la propria osservazione in un atto d’amore e di testimonianza per l’intera umanità. Maurizio Riccardi ( Pres.Associazione Identità fotografiche)

Daikin coinvolge gli studenti della Cattolica in un progetto sulla comunicazione della decarbonizzazione e di Hybrizone

Daikin ha ospitato presso la propria sede di Milano gli studenti del Master di primo livello in Comunicazione, marketing digitale e pubblicità interattiva di Università Cattolica del Sacro Cuore, protagonisti della fase conclusiva di un progetto formativo dedicato ai temi dell’innovazione sostenibile e della comunicazione d’impresa.

L’iniziativa nasce dal precedente incontro svolto in Università, durante il quale il team Daikin ha presentato agli studenti l’azienda, i suoi valori e la propria visione orientata alla transizione energetica. In quell’occasione, ai partecipanti è stato affidato un project work finalizzato all’elaborazione di un piano di comunicazione dedicato a Hybrizone, una delle soluzioni più innovative sviluppate da Daikin in ambito efficienza energetica e decarbonizzazione. L’obiettivo era quello di stimolare dei giovani esperti di comunicazione su queste tematiche, che la loro generazione ha sicuramente molto a cuore, avvicinandoli inoltre ad un settore e ad un’industria, quella dell’HVAC, che sta cercando sempre di più di andare incontro a questi nuovi consumatori.

Nel corso della giornata nella sede italiana della multinazionale, gli studenti, suddivisi in gruppi di lavoro, hanno presentato i propri progetti davanti a una giuria interna composta dal team marketing Daikin, che ha valutato i vari elaborati.

Il lavoro si è concentrato in particolare su Hybrizone, il sistema sviluppato da Daikin che consente di integrare in modo intelligente climatizzatori Daikin e radiatori esistenti, ottimizzando la produzione di calore ambiente per ambiente senza interventi invasivi sull’impianto.

“Aprire le porte della nostra sede agli studenti dell’Università Cattolica ha rappresentato un’occasione preziosa di confronto con giovani talenti capaci di portare nuove idee e sensibilità – dichiara Andrea Grassi, Marketing Director di Daikin Italy -. Crediamo che innovazione e sostenibilità passino anche dalla contaminazione tra impresa e mondo accademico. Con Hybrizone vogliamo dimostrare che la decarbonizzazione può essere concreta, semplice da adottare e vicina alle esigenze quotidiane delle persone. Per questo abbiamo voluto mettere alla prova questi studenti, chiedendo loro di raccontarla con il proprio linguaggio e, al tempo stesso, cogliendo spunti preziosi dalle loro osservazioni e dal loro punto di vista.”.

Gelosia nelle relazioni aperte, per Wyylde non scompare ma diventa negoziabile

Nelle relazioni non monogame la gelosia non scompare. Cambia forma. È questo uno dei principali insight emersi dall’analisi condotta da Wyylde, il social network più autorevole dedicato alla libertà sessuale, che mette in discussione l’idea che la libertà affettiva coincida con l’assenza di emozioni complesse.

Secondo i dati raccolti, il 68% degli utenti dichiara di aver provato gelosia anche all’interno di relazioni aperte. Non si tratta però di una tensione legata al possesso, bensì una forma più sottile, fatta di confronto. Il punto, secondo il social network, non è più “lui o lei mi tradisce”, ma chi è l’altro, cosa prova, quanto spazio emotivo occupa. Tra le situazioni più frequenti emergono il confronto con altri partner sul piano estetico e sessuale, la percezione di legami inattesi e la gestione del tempo e dell’attenzione nella coppia. Un elemento particolarmente significativo riguarda la trasparenza: oltre il 55% degli utenti afferma che sapere troppi dettagli sulle esperienze del partner può aumentare il disagio invece di ridurlo, evidenziando il delicato equilibrio tra informazione e protezione emotiva. 

La gelosia non dipende dal tipo di relazione

Le ricerche più recenti sul tema confermano che la gelosia non è necessariamente più intensa nelle relazioni non monogame rispetto a quelle monogame.

Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Sexes, condotto dai ricercatori dell’Università di Oviedo, ha analizzato un campione di 210 adulti in Spagna, confrontando relazioni monogame e non monogame consensuali (CNM). I risultati mostrano che non emergono differenze significative nei livelli di gelosia tra i due gruppi, mentre le persone in CNM riportano maggiore consenso relazionale, maggiore desiderio sessuale diadico e una più alta capacità di negoziazione nei conflitti.

Una meta-analisi internazionale che ha aggregato 35 studi per oltre 24.000 partecipanti conferma lo stesso quadro: non esistono differenze significative nella soddisfazione relazionale tra i modelli, e i fattori davvero determinanti sono comunicazione, chiarezza degli accordi e connessione emotiva. In altre parole: non è la forma della relazione a determinare la gelosia, ma la qualità del legame.

Se la gelosia non dipende dal tipo di relazione ma da come la coppia comunica e si ascolta, la differenza sta nella quotidianità: piccoli accordi, equilibri che cambiano e capacità di adattarsi senza perdersi. Da qui nasce un vademecum relazionale promosso da Wyylde, un modo più consapevole di abitare libertà, confini ed emozioni.

Come vivere le relazioni aperte e gestire la gelosia nella vita quotidiana

Nelle relazioni aperte l’equilibrio non nasce dall’assenza di regole, ma da regole vive, condivise e rinegoziabili nel tempo. I confini non sono controllo, ma sicurezza condivisa: chiarire quali relazioni esterne sono compatibili e come integrarle nella vita quotidiana aiuta a evitare ambiguità.

Anche la gestione pratica degli incontri ha un peso emotivo: sapere quando ci si vede, come ci si racconta e cosa resta fuori dalla coppia sostiene stabilità e continuità. Centrale è la condivisione: quanto dire, cosa trattenere, come proteggere l’intimità senza creare distanza.

Infine, il tempo insieme: mantenere rituali di coppia, anche minimi, aiuta a non perdere il centro emotivo del legame.

Gelosia: da emozione scomoda a segnale utile

La gelosia, in questo contesto, non viene eliminata ma riletta. Non è un errore del sistema, ma un segnale che indica bisogni di sicurezza, riconoscimento o paura di perdita.

Alcune coppie iscritte a Wyylde raccontano come questo cambio di prospettiva abbia trasformato il loro modo di vivere le emozioni: “Non abbiamo smesso di essere gelosi, abbiamo imparato a dircelo.” Nel dibattito contemporaneo sulle relazioni non monogame anche figure pubbliche come Will Smith e Jada Pinkett Smith, così come Mo’Nique e Sidney Hicks, hanno contribuito a rendere visibile un elemento ricorrente: la relazione si regge sulla negoziazione continua, non sulla staticità dei confini.

Fiducia: la vera struttura delle relazioni aperte

Le esperienze più stabili mostrano che la fiducia non nasce dall’assenza di altri legami, ma dalla coerenza tra accordi e comportamenti. Quando funziona, la relazione aperta non riduce l’intimità, ma la ridefinisce: a volte la complicità aumenta, perché tutto diventa più esplicito, consapevole e condiviso.

In questo confronto emerge un punto centrale: conta più come la coppia comunica che il tipo di relazione scelto. Dove invece mancano chiarezza e ascolto, possono emergere ansia, controllo e insicurezza emotiva.

Monogamia, relazioni aperte e forme ibride non sono gerarchie affettive, ma modi diversi di vivere la stessa cosa: la gestione dell’intimità. All’interno della community di Wyylde ricorre spesso la stessa consapevolezza: non è il tipo di relazione a fare la differenza, ma la capacità di costruire accordi chiari e sostenibili nel tempo. Secondo quanto emerge dalle testimonianze degli iscritti alla community, alcune coppie definiscono insieme cosa condividere dopo un incontro esterno, altre si concedono momenti strutturati di confronto emotivo per rielaborare ciò che è stato vissuto. C’è anche chi sottolinea come diventi centrale la gestione del tempo di coppia, attraverso rituali e spazi dedicati che mantengono stabile il legame principale.

La rivoluzione digitale tra utopia e controllo: incontro con Enrico Pedemonte

Pedemonte-1

Alle ore 18:30, all’associazione The Mill, il giornalista e scrittore Enrico Pedemonte si confronterà sul rapporto tra tecnologia e la crisi delle democrazie occidentali

Milano – Prosegue il ciclo di appuntamenti culturali ospitati da The Mill, spazio dedicato al confronto interdisciplinare e alla produzione di idee, con un nuovo incontro aperto al pubblico che si inserisce nel solco delle iniziative volte ad approfondire i grandi temi dell’attualità.

Ospite dell’incontro di martedì 12 maggio sarà il giornalista e scrittore Enrico Pedemonte. Un’occasione di approfondimento riguardo uno dei temi più delicati del nostro tempo: l’impatto delle piattaforme digitali sulla società contemporanea e il modo in cui l’intelligenza artificiale sta ridefinendo il rapporto tra individui, informazione e potere.

Presentando il suo ultimo libro, La fattoria degli uomini, Pedemonte analizza come, a partire dalla diffusione capillare di internet, dei social network e degli smartphone, le grandi piattaforme tecnologiche abbiano progressivamente modificato il nostro modo di comunicare, informarci e interpretare la realtà. Attraverso un intreccio di cronaca, ricerca e analisi culturale, l’autore si interroga sugli effetti di questo nuovo ecosistema digitale: dalla crisi della democrazia alla diffusione della disinformazione, fino alla crescente dipendenza dagli algoritmi che regolano la nostra quotidianità.

Il titolo richiama volutamente l’immaginario distopico di George Orwell, offrendo però una riflessione profondamente contemporanea: oggi il controllo non passa più soltanto attraverso strutture politiche tradizionali, ma attraverso infrastrutture digitali sempre più pervasive e spesso prive di reali meccanismi di regolamentazione. Un tema che si intreccia con il dibattito sull’“ipnocrazia”, ovvero quella condizione di assuefazione tecnologica che rischia di ridurre la capacità critica dell’individuo di fronte ai sistemi automatizzati.

Enrico Pedemonte, giornalista, saggista ed esperto di innovazione tecnologica, nel corso della sua carriera ha collaborato con importanti testate italiane e internazionali, occupandosi dei cambiamenti prodotti dalla rivoluzione digitale sul piano culturale, politico e sociale. Durante l’incontro dialogherà con il pubblico sui rischi e sulle opportunità legati all’intelligenza artificiale, sulla trasformazione dell’informazione e sulle nuove forme di potere esercitate dalle big tech.

L’iniziativa si inserisce nel percorso culturale promosso da The Mill, spazio dedicato al dialogo interdisciplinare e all’approfondimento dei grandi temi contemporanei attraverso incontri con protagonisti del mondo della cultura, della scienza e dell’informazione.

REBUILD arriva in Italia: Rimini ospita la prima edizione della fiera europea sulla costruzione industrializzata

Rimini, 6 maggio 2026 – Sistemi costruttivi industrializzati, decarbonizzazione, efficienza energetica e transizione digitale. L’Italia ospiterà per la prima volta REBUILD, il format fieristico europeo dedicato all’innovazione nel mondo delle costruzioni e dell’edilizia avanzata. L’appuntamento è in programma dal 17 al 19 novembre a Rimini, dove professionisti, imprese, progettisti, investitori e stakeholder si confronteranno sui principali cambiamenti che stanno interessando il settore.

REBUILD Italia si propone come piattaforma di incontro e aggiornamento delle conoscenze professionali per l’intera filiera delle costruzioni. Nel corso delle tre giornate sono attesi oltre 7.000 professionisti, mentre l’area espositiva ospiterà più di 250 aziende che presenteranno prodotti, servizi e soluzioni dedicate al building di nuova generazione, caratterizzata dall’industrializzazione della sua operatività.

La manifestazione nasce in un momento di profonda trasformazione per il settore edilizio, chiamato a rispondere a nuove esigenze abitative, all’aumento dei costi di costruzione, alla necessità di ridurre l’impatto ambientale degli edifici e alla crescente carenza di manodopera specializzata. In questo scenario, il nuovo modello costruttivo e la tecnologia rappresentano leve strategiche per migliorare produttività, qualità e tempi di realizzazione.

Gema Travería, direttrice di REBUILD Italia, sottolinea che “arriviamo con l’obiettivo di trasformare l’edilizia affinché sia più competitiva, efficiente, decarbonizzata e digitale. Per raggiungere questo obiettivo puntiamo sull’industrializzazione, un modello pionieristico che, grazie alle sue caratteristiche, consente di ridurre i tempi di consegna, ottimizzare le risorse e diminuire i costi derivanti dalle deviazioni rispetto al progetto iniziale. Allo stesso modo, questo approccio garantisce uno standard di qualità negli edifici e attira nuovi talenti. Così, con REBUILD Italia, saremo l’epicentro per promuovere questo approccio e contribuire a una reale evoluzione del settore, lasciandoci alle spalle i modelli tradizionali di costruzione”.

Nato in Spagna nel 2018, REBUILD si è consolidato come il principale evento in Europa dedicato all’edilizia industrializzata. L’ultima edizione, svoltasi a Madrid lo scorso mese di marzo, ha riunito più di 32.000 professionisti e oltre 700 aziende espositrici, diventando un punto di incontro di riferimento per l’intero settore. Con la sua celebrazione, è stato generato un impatto economico superiore a 84 milioni di euro.

L’evento italiano avrà un’impostazione multispecialistica e coinvolgerà i principali segmenti del comparto: sistemi costruttivi offsite e modulari, involucro edilizio, rivestimenti interni, impiantistica e comfort climatico, efficienza energetica, materiali innovativi, interni e illuminazione, bagno e cucina industrializzata, soluzioni in legno, ascensori e mobilità verticale, oltre a software, BIM, automazione, robotica e intelligenza artificiale applicata alle costruzioni.

L’ispirazione per promuovere la nuova era dell’edilizia arriverà anche grazie al Congresso di Architettura Avanzata e Costruzione 4.0, il forum in cui verranno presentate le questioni che stanno segnando attualmente il settore, con più di 300 relatori internazionali, 4 palchi e oltre 180 sessioni di analisi.

Il programma affronterà l’evoluzione dell’industria attraverso casi di studio, scenari di mercato e buone pratiche nazionali e internazionali. Tra i temi centrali del congresso figurano: il progresso dell’industrializzazione, le nuove politiche abitative, la rigenerazione urbana, l’edilizia sostenibile, la decarbonizzazione, la digitalizzazione dei cantieri, la catena di approvvigionamento, le nuove competenze professionali e l’applicazione di tecnologie emergenti ai processi costruttivi.

In relazione alla struttura, il congresso avrà 6 forum dedicati a diversi segmenti, tra cui living, hospitality, workspaces, retail, riqualificazione degli edifici e settore pubblico. Inoltre, includerà 10 agende verticali focalizzate su profili professionali che operano in diversi ambiti dell’edilizia, come il legno, il BIM, il design d’interni, l’ingegneria, l’installazione e lo sviluppo tecnologico.

Fabio de Santis, Direttore Event & Conference Division di IEG, afferma che “questa partnership con REBUILD segna l’avvio di un percorso che speriamo di consolidare nel tempo, facendo leva sulla perfetta sinergia tra i nostri network e sulla natura complementare delle nostre realtà nel comparto fieristico.

Il programma sarà arricchito da attività di networking volte a favorire la creazione di sinergie tra professionisti. Tra queste, spiccano gli Advanced Architecture Awards 2026, che riconoscono coloro che stanno guidando lo sviluppo nel settore dell’edilizia, e il Forum Startup Tech per le Costruzioni, che sarà la competizione che riunirà il talento imprenditoriale tecnologico più dirompente con una soluzione per il settore.

Estate 2026, il gelato si evolve: Tonitto 1939 introduce nuove linee tra biscotti e caramelle

Il gelato si conferma uno dei protagonisti assoluti dell’estate italiana, anche alla luce di un mercato particolarmente solido: in Italia si vendono circa 3 miliardi di porzioni di gelato confezionato all’anno, con un consumo pro capite di circa 2 kg (dati IGI). Un comparto che continua a rinnovarsi attraverso contaminazioni e nuove ispirazioni di gusto, guardando sempre più ai grandi classici della dolcezza per creare esperienze familiari ma allo stesso tempo inedite.

In questo scenario si inseriscono le novità per l’estate 2026 di Tonitto 1939, azienda leader in Italia per il sorbetto, i gelati senza zuccheri aggiunti e i gelati “speciali” (High Protein e Vegan) che amplia la propria gamma con nuove collaborazioni pensate per portare nel banco freezer sapori riconoscibili e texture appaganti.

GELATO CUBIK ELAH

Tra le principali novità spicca il gelato ispirato a Cubik di Elah, la storica caramella mou che ha accompagnato generazioni di consumatori. In questa versione frozen, il gusto tipico del caramello viene esaltato in una crema liscia e avvolgente, capace di restituire immediatamente le note calde e burrose della toffè. Il risultato è un gelato dal gusto dolce e riconoscibile, con una consistenza morbida e cremosa.

GELATI GRISBI’

Accanto a questa novità nasce anche la linea ispirata a Grisbì, il famoso biscotto di frolla del Gruppo Vicenzi che racchiude un cuore morbido di crema. La sua reinterpretazione in gelato punta proprio su questo contrasto: da un lato la cremosità piena e avvolgente, dall’altro una componente più strutturata che richiama la consistenza del biscotto, per un’esperienza che richiama quella dell’originale ma in chiave fresca.

I gusti proposti:

  • Crema al cioccolato con Frolla Croccante: un gelato ricco e vellutato che riprende la golosità del ripieno Grisbì, arricchito da fragranti pezzi di frolla per un gusto intenso e avvolgente
  • Crema al limone con Frolla Croccante: un gelato fresco la cui la dolcezza del cocco si combina con note croccanti che donano equilibrio e naturalezza
  • Crema al cocco con Frolla Croccante: morbida ed esotica, per una pausa dal gusto rotondo e delicato

GELATI BUONDI’ BAULI

Le nuove referenze si inseriscono accanto a collaborazioni già consolidate. Con Bauli arriva il Gelato Buondì Bauli, nelle varianti classico e cioccolato, che trasforma il gusto della colazione in un dessert fresco e cremoso, mantenendo le note soffici e golose dell’iconico dolce.

GELATO SPERLARI LATTE E BISCOTTO

Prosegue anche il percorso con Sperlari, che amplia la gamma Galatine con il nuovo gusto latte e biscotto: una combinazione che unisce la cremosità del latte a inclusioni croccanti, aggiungendo una dimensione di texture che rende il prodotto ancora più dinamico al palato.

Farmaci: quando servono davvero? Dialogo con Silvio Garattini sulle luci e ombre del mercato della salute

Garattini - 1

Alle ore 18:30, all’Associazione The Mill, il medico Silvio Garattini, presidente dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”, affronterà il tema dell’uso eccessivo e inconsapevole dei medicinali e della tendenza a medicalizzare la società

Martedì 5 maggio alle ore 18:30, da The Mill in Via Cappuccio 5 a Milano, si terrà un incontro aperto al pubblico in cui, il medico e oncologo, Silvio Garattini approfondirà alcuni temi di rilievo presenti nel suo ultimo libro “Farmaci – Luci e ombre”.

Lo scienziato, con la lucidità e il rigore scientifico che lo hanno contraddistinto in oltre settant’anni di attività nella ricerca biomedica, affronta la tendenza a medicalizzare la società e la proliferazione di farmaci “fotocopia” privi di reale innovazione terapeutica. L’incontro si pone l’obiettivo di migliorare la conoscenza dei farmaci che assumiamo ogni giorno, come vengono sviluppati, testati e approvati, se sono sempre necessari e quale impatto economico e sociale ha il loro consumo sul sistema sanitario e sui cittadini.

Durante il suo intervento l’oncologo dialogherà con il pubblico, cercando di accompagnarli verso una riflessione sui grandi nodi della medicina contemporanea: la prevenzione come nuovo paradigma sanitario, l’informazione farmacologica indipendente, l’etica della ricerca e la necessità di una maggiore vigilanza sugli effetti avversi dei medicinali.

Silvio Garattini, nato a Bergamo il 12 novembre 1928, è tra le figure più autorevoli della farmacologia e oncologia italiana e internazionale. Laureato con lode in medicina e chirurgia all’Università di Torino nel 1954, avvia la sua carriera come assistente all’Istituto di Farmacologia dell’Università di Milano. Nel 1961 fonda l’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”, di cui è stato direttore per oltre cinquant’anni e di cui oggi è presidente.

L’Istituto, che prende il nome dall’imprenditore che ha deciso di finanziare la sua creazione, è una fondazione privata italiana senza scopo di lucro dedicata alla ricerca biomedica e farmacologica. La Fondazione è nota soprattutto per la sua indipendenza da interessi commerciali e per la scelta di non brevettare le proprie scoperte, un approccio che risulta particolarmente rilevante nello studio delle malattie rare come la Sindrome nefrosica idiopatica che colpisce soprattutto i bambini. Sotto la guida di Garattini, l’Istituto “Mario Negri” ha prodotto oltre 13.000 pubblicazioni scientifiche e circa 250 volumi nei campi della cancerologia, della neuropsicofarmacologia, della farmacologia cardiovascolare e renale e delle patologie rare, formando più di 7.000 giovani ricercatori.

Sul piano internazionale, Garattini è stato tra i fondatori dell’Organizzazione Europea per la Ricerca e la Cura del Cancro (EORTC), che ha guidato come presidente dal 1965 al 1968, oltre a ricoprire il ruolo di consulente per l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti di prestigio, tra cui la Legion d’Onore conferita dalla Repubblica francese per i suoi meriti scientifici, il titolo di Grande Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana e lauree honoris causa conferite dalle università di Białystok e Barcellona.

L’Associazione The Mill, situata nel cuore di Milano, è uno spazio culturale dedicato al dialogo, al confronto e alla produzione di idee. Nato come luogo di incontro tra esperienze e sensibilità diverse, ospita regolarmente presentazioni, dibattiti, eventi artistici e momenti di riflessione su temi sociali e culturali. Pensato come un “laboratorio” di pensiero contemporaneo, promuove un confronto aperto e rispettoso tra prospettive differenti, con l’obiettivo di stimolare nuove visioni del futuro.