Ponte 2 giugno: a Milano cresce il traffico turistico e aumenta l’indotto per commercio e servizi

Il ponte del 2 giugno conferma la crescita dei flussi turistici e il ruolo centrale di Milano nella mobilità nazionale e internazionale. Secondo le stime di CNA Turismo e Commercio saranno circa 22 milioni i turisti e i gitanti in movimento lungo la Penisola, per un giro d’affari vicino ai 9 miliardi di euro.

A rafforzare il trend sono anche i dati del Ministero del Turismo, che registrano un incremento del 23% delle ricerche aeree per viaggi tra venerdì 29 maggio e martedì 2 giugno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Cresce inoltre la capacità aerea programmata sugli aeroporti italiani, con Milano tra gli scali che segnano aumenti compresi tra il 14% e il 16%.

“Milano è uno snodo strategico per i flussi turistici del Paese – afferma Matteo Reale, Presidente di CNA Milano -. L’aumento della mobilità e della connettività aerea produce sicuramente effetti diretti su migliaia di micro e piccole imprese del territorio: strutture ricettive, ristorazione, commercio di prossimità, trasporto persone, servizi e attività legate all’accoglienza. Accanto a questo fenomeno registriamo un rovescio della medaglia, in termini di rincari sui costi di chi vive e opera professionalmente sul territorio”.

Secondo CNA Milano si consolida inoltre un modello di turismo sempre più distribuito durante tutto l’anno, fondato su short break, turismo esperienziale, itinerari culturali ed enogastronomia, con Milano sempre più punto di partenza e di accesso verso le principali destinazioni lombarde. I flussi attesi per il ponte interesseranno infatti non solo il capoluogo, ma anche l’intera rete economica collegata alla ricettività, ai servizi e alla mobilità. In crescita il turismo lacuale e di prossimità verso le destinazioni lombarde, con effetti positivi per tutta la filiera territoriale.

“La crescita dei flussi – prosegue Realeè anche l’effetto di scelte politiche territoriali che finiscono per trascurare gli investimenti sulle attività produttive e sull’industria della conoscenza, il cuore dell’economia milanese della piccola impresa, che necessitano di maggiori infrastrutture e servizi, di strategie industriali e di coordinamento metropolitano”.

Tonitto 1939 dimezza l’utilizzo di plastica per gelati e sorbetti

Una trasformazione che va oltre il packaging

L’evoluzione del packaging rappresenta uno dei principali tasselli della strategia di sostenibilità dell’azienda ligure, leader in Italia nel sorbetto, nel gelato senza zuccheri aggiunti e nei gelati “speciali” vegan e high protein.

Tonitto 1939 ha infatti avviato la progressiva sostituzione dei tradizionali barattoli in plastica con contenitori in carta, dove tecnicamente possibile e coerente con il prodotto e il mercato di riferimento.

La transizione verso nuovi materiali non rappresenta però una semplice scelta estetica o di comunicazione. Il cambiamento ha richiesto test industriali, adeguamenti produttivi, nuove valutazioni sugli approvvigionamenti e un confronto costante con clienti e mercati internazionali.

Si tratta di un vero cambio di rotta industriale guidato non dalla logica del risparmio immediato, ma dalla volontà di anticipare l’evoluzione del mercato e rendere il prodotto sempre più coerente con le nuove sensibilità ambientali.

La spinta arriva dai mercati del Nord Europa

Negli ultimi anni, i mercati internazionali del Nord Europa e dell’Europa continentale hanno avuto un ruolo determinante nell’accelerare questo percorso.

Norvegia, Paesi Bassi, Germania e Francia rappresentano oggi contesti in cui la sostenibilità è diventata un criterio centrale sia per i retailer sia per i consumatori finali, influenzando concretamente le decisioni di acquisto e premiando le aziende capaci di investire in packaging più green.

Anche in Italia il tema sta assumendo un peso crescente all’interno della grande distribuzione organizzata, con una sempre maggiore attenzione verso riduzione della plastica, riciclabilità dei materiali e coerenza ambientale dei prodotti.

Una filiera sempre più sostenibile

Il percorso intrapreso da Tonitto 1939 si inserisce all’interno di una visione più ampia orientata a rendere progressivamente più sostenibile l’intera filiera produttiva, mantenendo alta l’attenzione verso innovazione, qualità e riduzione dell’impatto ambientale.

L’azienda sta inoltre valutando una quantificazione tecnica sempre più strutturata dei benefici ambientali generati dalla riduzione della plastica, anche in termini di CO₂ equivalente.

La visione dell’azienda

“Il tema della sostenibilità è diventato sempre più centrale non soltanto per i consumatori, ma anche per tutta la filiera del largo consumo, dalla distribuzione ai partner internazionali”, afferma Massimiliano Dovo, Co-owner di Tonitto 1939.

“Per questo abbiamo scelto di investire in un percorso concreto di evoluzione del packaging, affrontando un cambiamento complesso che ha coinvolto sviluppo, produzione e organizzazione industriale. Oggi crediamo che un prodotto debba essere sempre più coerente con le nuove sensibilità ambientali non solo nella qualità che offre, ma anche nel modo in cui viene presentato e distribuito sul mercato.”

“La crescente attenzione che registriamo soprattutto in Nord Europa conferma che questa direzione rappresenta sempre più un elemento distintivo e strategico per il futuro del settore.”

Guerra Iran, colpite anche le imprese artigiane milanesi Idraulici, panettieri, autotrasportatori “soffocati” dai rincari

 CNA Milano: “Questa crisi è una nuova tassa occulta. Si abbatte su chi non ha i margini per assorbirla e rischia di ribaltarsi sui consumatori, in un territorio come quello di Milano che vive già un rialzo inflattivo significativo”

La guerra in Iran e le tensioni nello Stretto di Hormuz rischiano di trasformarsi in una nuova tassa occulta sulle piccole imprese milanesi. Non solo grandi industrie energivore o trasporti internazionali: a essere colpite sono soprattutto le attività di prossimità, quelle che ogni giorno, consegnano prodotti, effettuano manutenzioni, assistenza tecnica e servizi locali.

È quanto emerge da una analisi di CNA sugli effetti del rincaro di petrolio, carburanti ed energia sulle micro e piccole imprese. L’aumento medio del gasolio può arrivare a quasi 1.000 euro l’anno per un artigiano con un furgone; circa 1.900 euro annui per una microimpresa con due furgoni; quasi 2.900 euro annui per una microimpresa con tre furgoni; oltre 1.600 euro l’anno per un NCC; circa 2.000 euro l’anno per un taxi; oltre 10mila euro annui per una piccola impresa del trasporto merci. Un extra costo che oscilla tra i 3 e i 4 miliardi l’anno.

Matteo Reale, Presidente CNA Milano

“Ogni crisi geopolitica presenta il conto alle imprese più piccole per prime, e questa non fa eccezione anche per Milano – afferma Matteo Reale, Presidente di CNA Milano -. Quello che stiamo documentando non è un disagio temporaneo: è una nuova tassa occulta che si abbatte su chi non ha i margini per assorbirla e che rischia di ribaltarsi sui consumatori, in una situazione in cui il nostro territorio vive già un rialzo inflattivo significativo.”

Un impiantista percorre mediamente 25-30mila chilometri l’anno; un tecnico manutentore effettua anche 5-6 interventi al giorno; panifici, lavanderie, gelaterie e laboratori artigiani devono sostenere contemporaneamente l’aumento dei costi energetici e delle consegne.

Per un furgone artigiano che percorre 30mila chilometri l’anno, con un consumo medio di 11 chilometri al litro, il rincaro del gasolio determina un aggravio di circa 955 euro annui. Per un’attività con tre mezzi, il conto sale a quasi 2.900 euro, una cifra che può equivalere a una mensilità di affitto del laboratorio o di un piccolo capannone.

Ancora più pesante l’impatto per chi vive di chilometri. Un NCC che percorre 60mila chilometri l’anno può sostenere oltre 1.600 euro di costi aggiuntivi; un taxi con 80mila chilometri annui arriva a circa 2mila euro. Per una piccola impresa di autotrasporto merci, con un mezzo che percorre 120mila chilometri l’anno e consuma mediamente un litro ogni 4 chilometri, l’aggravio supera i 10.500 euro.

Le imprese milanesi, il cui modello produttivo è basato su reti di artigiani, manutentori, installatori, trasporto leggero e filiere locali che lavorano quotidianamente “su gomma” sono dunque a forte rischio. In Italia inoltre circolano circa 4,6 milioni di furgoni e veicoli commerciali leggeri. Se anche solo la metà fosse interessata da un aggravio medio vicino ai 1.000 euro annui, l’impatto complessivo del caro gasolio supererebbe i 2 miliardi di euro solo per il maggior costo del carburante.

 

L’ospitalità cambia volto: tecnologia, talenti e nuovi modelli al centro di HIP Italia

Il settore dell’ospitalità italiana sta attraversando una fase di cambiamento profondo. Non si tratta più soltanto di accogliere clienti o servire pasti: oggi il futuro di hotel, bar e ristoranti passa attraverso tecnologia, sostenibilità, nuovi modelli organizzativi e capacità di attrarre competenze.

A fotografare questa evoluzione è HIP Italia – Horeca Professional Expo, il nuovo appuntamento internazionale dedicato all’innovazione nel settore Ho.Re.Ca, presentato a Milano e in programma dal 19 al 21 ottobre 2026 a BolognaFiere.

L’evento nascerà con l’obiettivo di accompagnare imprese e professionisti in una fase di transizione che coinvolge l’intera filiera. Oltre 300 aziende e più di 10.000 operatori si incontreranno per discutere delle trasformazioni che stanno ridisegnando il comparto.

I numeri raccontano un mercato ancora dinamico: i consumi continuano a crescere e la ristorazione italiana mantiene un andamento positivo. Ma il cambiamento impone nuove sfide. La rivoluzione digitale, ad esempio, procede ancora lentamente: solo una minoranza delle attività italiane ha raggiunto un elevato livello di digitalizzazione.

Allo stesso tempo emerge con forza la questione delle competenze. Trovare personale qualificato sta diventando una delle difficoltà principali per le imprese, in un contesto in cui cambiano le aspettative dei lavoratori e si trasformano le esigenze delle aziende.

Il mondo dell’accoglienza guarda inoltre a nuove tendenze: esperienze personalizzate, sostenibilità e tecnologie intelligenti stanno diventando fattori sempre più rilevanti nelle scelte dei clienti e nelle strategie di investimento.

A ottobre Bologna ospiterà dunque una sorta di laboratorio sul futuro dell’ospitalità, con il Congresso Hospitality 4.0 che riunirà centinaia di esperti internazionali per discutere i temi destinati a ridefinire il settore nei prossimi anni.horeca

L’AI aumenta la pressione sui data center: Daikin punta su raffreddamento intelligente e liquid cooling

L’esplosione dell’intelligenza artificiale sta cambiando rapidamente l’architettura dei data center. L’aumento dei workload computazionali e delle densità di potenza richiede infatti sistemi di raffreddamento sempre più sofisticati, capaci di contenere consumi energetici e garantire continuità operativa.

Su questo fronte si inserisce la presenza di Daikin a Data Center Nation Milan 2026, evento dedicato all’evoluzione delle infrastrutture digitali che si terrà il 27 maggio a Milano.

Tra le tecnologie che l’azienda presenterà figurano sistemi ad alta efficienza basati su free cooling, soluzioni intelligenti per il monitoraggio degli impianti e sistemi di raffreddamento a liquido direct-to-chip destinati ad applicazioni ad alta densità.

L’evoluzione dell’intelligenza artificiale sta infatti imponendo nuovi modelli infrastrutturali: server più potenti significano maggiore produzione di calore e quindi necessità di ripensare l’intera gestione termica dei data center.

Per affrontare queste esigenze, Daikin punta su un approccio integrato che combina componenti hardware, piattaforme di gestione intelligente e servizi di monitoraggio continuo. Tra le soluzioni presentate figurano anche sistemi CRAH per ambienti hyperscale e piattaforme per l’ottimizzazione automatizzata delle prestazioni degli impianti.

Secondo Hiroshi Shimada, CEO e Presidente di Daikin Italy, le nuove esigenze del mercato richiedono infrastrutture sempre più resilienti e capaci di adattarsi a scenari tecnologici in rapida evoluzione.

L’obiettivo è coniugare crescita della capacità elaborativa ed efficienza energetica, una delle principali sfide che il settore dovrà affrontare nei prossimi anni.

Coppie aperte, Wyylde: “Tra Milano e Sud Italia cambia il modo di vivere la coppia”

 

Secondo Wyylde Nord e Sud Italia vivono la gelosia in modo diverso: nelle grandi città si negozia, al Sud resta più legata a possesso e tradizione.

 

La gelosia non sparisce nelle relazioni aperte. Cambia linguaggio, dinamiche e significato. È questo il quadro che emerge dall’analisi diffusa da Wyylde, il social network dedicato alla libertà relazionale e sessuale, che fotografa come anche nelle coppie non monogame consensuali continuino a esistere insicurezze, confronto emotivo e bisogno di rassicurazione.

Secondo i dati raccolti dalla piattaforma, il 68% degli utenti dichiara infatti di aver provato gelosia anche all’interno di relazioni aperte. Una gelosia che però non ruota più soltanto attorno al tradimento o all’esclusività sessuale, ma si sposta su aspetti più sottili: il confronto con altri partner, la paura della sostituzione emotiva, la gestione del tempo e dell’attenzione nella coppia.

Tra gli elementi più sensibili emerge anche il tema della trasparenza: oltre il 55% degli utenti afferma che conoscere troppi dettagli sulle esperienze esterne del partner può aumentare il disagio invece di ridurlo, evidenziando quanto sia delicato l’equilibrio tra sincerità e protezione emotiva.

Uomini e donne vivono la gelosia in modo diverso

Le differenze emergono anche sul piano emotivo e culturale. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Personality and Individual Differences nel 2020, basato su oltre 5.000 partecipanti, uomini e donne tendono a vivere la gelosia in modo diverso anche nelle relazioni non monogame consensuali.

Le donne riportano mediamente livelli più elevati di gelosia emotiva e relazionale, legata soprattutto alla paura di perdere connessione affettiva con il partner. Gli uomini mostrano invece una maggiore sensibilità alla competizione sessuale e all’idea di esclusività erotica. Lo studio evidenzia però che nelle coppie aperte queste differenze tendono a ridursi grazie a comunicazione, negoziazione e definizione condivisa delle regole.

Anche una meta-analisi pubblicata su Evolution and Human Behavior conferma questo schema: gli uomini reagiscono più intensamente all’infedeltà sessuale, mentre le donne risultano più vulnerabili alla perdita emotiva e relazionale.

Italia divisa: Nord più aperto, Sud più legato al modello tradizionale

In Italia, la gestione della gelosia continua a essere fortemente influenzata dal contesto culturale e territoriale. Gli studi sociologici sulla famiglia italiana — tra cui il lavoro del sociologo Giuseppe Micheli pubblicato sull’European Journal of Population — descrivono il Sud Italia come l’area in cui resiste maggiormente il modello della “famiglia forte”: relazioni più vincolanti, maggiore pressione sociale sulla coppia e una concezione dell’amore ancora molto legata all’esclusività e all’appartenenza reciproca.

Le principali evidenze mostrano che nel Sud:

  • la gelosia viene più facilmente interpretata come prova d’amore o protezione;
  • il controllo sociale e familiare sulla coppia resta più elevato;
  • la libertà relazionale femminile continua a essere più stigmatizzata;
  • i modelli maschili tradizionali mantengono una forte componente identitaria.

Al contrario, nelle grandi città del Nord — soprattutto Milano — si osservano modelli relazionali più individualizzati, minore pressione comunitaria e una crescente apertura verso coppie aperte, poliamore e sessualità non esclusiva.

Secondo studi sulle reti sociali urbane italiane pubblicati su arXiv e secondo quanto emerge dalle community italiane dedicate alla non monogamia consensuale, nei contesti metropolitani aumenta infatti la separazione tra amore, sessualità e possesso emotivo, mentre nel Sud permane una cultura della coppia più tradizionale, spesso associata a gelosia, controllo e possessività.

La gelosia non dipende dal tipo di relazione

Le ricerche più recenti confermano però un elemento centrale: la gelosia non è necessariamente più intensa nelle relazioni non monogame rispetto a quelle monogame.

Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Sexes dai ricercatori dell’Università di Oviedo, che ha confrontato relazioni monogame e non monogame consensuali, non ha rilevato differenze significative nei livelli di gelosia tra i due gruppi. Le persone coinvolte in relazioni aperte riportano invece maggiore capacità di negoziazione, maggiore consenso relazionale e una gestione più esplicita dei conflitti.

Anche una meta-analisi internazionale che ha aggregato 35 studi e oltre 24.000 partecipanti conferma lo stesso quadro: la soddisfazione relazionale non dipende dalla forma della relazione, ma dalla qualità della comunicazione, dalla chiarezza degli accordi e dalla connessione emotiva.

La nuova generazione separa amore, desiderio e possesso

Secondo Wyylde, le trasformazioni più evidenti riguardano soprattutto giovani adulti, professionisti urbani e utenti delle piattaforme dedicate all’open-minded dating, sempre più orientati a distinguere amore, desiderio e possesso.

In questo contesto la gelosia viene riletta non come un fallimento della coppia, ma come un segnale utile da comprendere e gestire attraverso il dialogo.

“Non abbiamo smesso di essere gelosi, abbiamo imparato a dircelo”: è una delle riflessioni che ricorre più spesso tra le testimonianze raccolte dalla community.

Relazioni aperte: la fiducia nasce dagli accordi

Secondo la piattaforma, le esperienze più stabili mostrano che la fiducia non nasce dall’assenza di altri legami, ma dalla coerenza tra accordi e comportamenti.

Nelle relazioni aperte, spiegano gli utenti, diventano centrali:

  • la definizione di confini chiari e rinegoziabili;
  • la gestione del tempo di coppia;
  • la scelta condivisa di cosa raccontare e cosa mantenere privato;
  • la presenza di rituali e momenti dedicati alla relazione principale.

Il punto, quindi, non sarebbe scegliere tra monogamia o non monogamia, ma costruire modalità relazionali sostenibili, esplicite e coerenti con i bisogni della coppia.

Per Wyylde, il tema della gelosia resta centrale anche nelle relazioni aperte, ma viene affrontato sempre più come un elemento da comprendere e negoziare, piuttosto che come un limite invalicabile della coppia.

https://www.wyylde.com/it-it

Anno scolastico all’estero, benefici su voti e crescita personale: risultati positivi per 8 ragazzi su 10

L’anno scolastico all’estero durante le scuole superiori non penalizza il percorso degli studenti italiani, ma al contrario ne rafforza risultati, competenze e prospettive di carriera future. È quanto emerge dal sondaggio “Un anno all’estero… e dopo?”, realizzato da Astudy International Education, realtà italiana specializzata nell’orientamento e nell’organizzazione di esperienze di formazione scolastica internazionale, su 840 studenti delle scuole secondarie di secondo grado che hanno partecipato a programmi Exchange tra il 2016 e il 2025.

Un dato rilevante riguarda il rendimento scolastico al rientro nel sistema italiano: più di 8 studenti su 10 non subiscono alcun peggioramento, smentendo uno dei principali timori di famiglie e scuole superiori. In particolare oltre la metà degli studenti (51,7%) mantiene invariata la propria media, mentre il 30,2% la migliora. Solo il 18% registra una diminuzione, spesso legata alla fase iniziale di riadattamento. A conferma dell’impatto positivo dell’esperienza anche nel lungo periodo, i risultati alla Maturità sono eccellenti: circa il 73% degli exchange students consegue una votazione superiore a 80/100, con punte di eccellenza (100 e 100 e lode) che superano il 22%.

Oltre ai risultati scolastici, l’esperienza exchange durante l’adolescenza produce benefici più ampi. L’81,5% degli intervistati considera le competenze trasversali acquisite con i soggiorni all’estero come chiave per la propria carriera professionale.

Dove vanno gli studenti: dominio USA ma cresce la varietà delle mete

Le destinazioni confermano il forte richiamo dei Paesi anglofoni tra gli studenti italiani delle scuole superiori. Gli Stati Uniti si posizionano nettamente al primo posto con il 46,3% delle scelte, seguiti da Regno Unito (12,8%), Canada (11,6%) e Irlanda (9,4%).

Accanto alle mete più tradizionali, emerge però una crescente diversificazione: Australia (5,2%), Spagna (3,9%), Germania (3,7%), Francia (3,2%) e Paesi nordici (3,2%) intercettano studenti interessati a esperienze educative e culturali alternative già durante il percorso scolastico. In fase di crescita anche le scelte verso destinazioni meno convenzionali, come Nuova Zelanda o Costa Rica, che segnalano una propensione crescente alla mobilità anche in età pre-universitaria.

Anche la durata conferma la natura immersiva dell’esperienza: il 62% degli studenti sceglie di trascorrere un intero anno scolastico all’estero, mentre il 34,2% opta per un semestre e solo il 3,9% per periodi più brevi.

Il rientro nelle scuole italiane: tra riallineamento didattico e crescita personale

Il ritorno nelle scuole superiori italiane rappresenta una fase delicata. La maggior parte degli studenti deve affrontare un recupero didattico significativo: il 40,8% dichiara di aver dovuto recuperare tra 4 e 6 materie, il 35,4% tra 1 e 3, mentre quasi uno su quattro (23,7%) oltre 6 materie.

Il report evidenzia come le modalità di reinserimento varino sensibilmente tra istituti e docenti. In alcuni casi il recupero è graduale e strutturato, in altri più concentrato e impegnativo. Il riallineamento viene comunque percepito come una sfida gestibile, soprattutto quando accompagnato da indicazioni chiare e da un’organizzazione efficace. Accanto alla dimensione scolastica, il rientro assume anche un valore personale: molti studenti delle superiori lo descrivono come una fase di transizione emotiva e identitaria, in cui si torna nello stesso contesto ma con una maggiore maturità e consapevolezza.

Nel complesso, circa l’80% degli studenti valuta il reinserimento in classe come positivo o in linea con le aspettative. Anche il rapporto con compagni e docenti viene generalmente recuperato senza particolari criticità, pur con alcune differenze legate al contesto scolastico.

Accanto alla tenuta scolastica emerge con forza il dato sulle competenze linguistiche: quasi il 90% degli studenti, dopo l’esperienza durante il percorso liceale o tecnico, si colloca tra 8 e 10 su 10 nella lingua utilizzata durante l’exchange.

Dopo le superiori: scelte universitarie più consapevoli e apertura internazionale

L’esperienza all’estero durante le scuole superiori incide in modo significativo sulle scelte successive. Le facoltà più scelte sono quelle politico-economiche (27,6%), seguite da linguistico-umanistiche (17,4%), medico-farmaceutiche (13,8%) e ingegneristiche (12,2%), a dimostrazione di un orientamento ampio e non limitato ai soli ambiti linguistici. Anche l’orizzonte geografico si amplia: se il 69% degli studenti sceglie di iscriversi all’università in Italia, oltre il 30% guarda all’estero, tra chi parte subito e chi pianifica esperienze future come Erasmus o master.

Non solo lingua: sicurezza, adattabilità e valore nel tempo

I benefici più significativi non si manifestino sempre nei voti o nelle procedure di ammissione, ma in una dimensione più profonda, tanto che oltre l’80% ritiene che le competenze trasversali sviluppate durante i soggiorni all’estero siano fondamentali per il proprio percorso professionale: nella sicurezza personale, nella capacità di comunicare, nell’adattabilità a contesti nuovi e nella gestione di responsabilità e carichi di lavoro. Per molti, l’impatto si rivela nel tempo: c’è chi riconosce un valore orientativo, perché l’esperienza ha aiutato a chiarire le proprie scelte universitarie; chi ne sottolinea l’efficacia sul piano metodologico, grazie a una maggiore autonomia nello studio; e chi evidenzia ricadute concrete nel mondo del lavoro, soprattutto in contesti internazionali o a contatto con il pubblico.

“Il dato sui voti è importante perché rassicura le famiglie, ma non l’unico – commenta Beate Lenzbauer, Country Manager di Astudy -. Parliamo di ragazze e ragazzi che vivono questa esperienza durante le scuole superiori, in una fase decisiva della crescita personale. È proprio in quel momento che sviluppano autonomia, capacità di adattamento e fiducia in sé stessi, competenze che poi si riflettono nelle scelte successive. Quello che vediamo è che l’anno all’estero non indirizza verso un percorso unico, ma rende i giovani più consapevoli e più liberi di scegliere: che decidano di restare in Italia o di guardare all’estero, lo fanno con una visione più ampia e con strumenti più solidi. Anche la lingua è un fattore chiave, ma non va letta solo come competenza tecnica: è ciò che permette di muoversi, studiare e lavorare in contesti internazionali con naturalezza. Più che una parentesi nel percorso scolastico, l’anno all’estero si conferma come un passaggio di crescita: un’esperienza che parte da un viaggio, ma continua nella persona che si diventa”.

Relazioni aperte: la gelosia resta, ma cambia linguaggio

 

Secondo i dati diffusi da Wyylde, la gelosia non dipende dal modello relazionale, ma dalla qualità della comunicazione e degli accordi di coppia.

 

Nelle relazioni non monogame la gelosia non scompare. Cambia forma. È questo uno dei principali insight emersi dall’analisi condotta da Wyylde, il social network più autorevole dedicato alla libertà sessuale, che mette in discussione l’idea che la libertà affettiva coincida con l’assenza di emozioni complesse.

Secondo i dati raccolti, il 68% degli utenti dichiara di aver provato gelosia anche all’interno di relazioni aperte. Non si tratta però di una tensione legata al possesso, bensì una forma più sottile, fatta di confronto. Il punto, secondo il social network, non è più “lui o lei mi tradisce”, ma chi è l’altro, cosa prova, quanto spazio emotivo occupa. Tra le situazioni più frequenti emergono il confronto con altri partner sul piano estetico e sessuale, la percezione di legami inattesi e la gestione del tempo e dell’attenzione nella coppia. Un elemento particolarmente significativo riguarda la trasparenza: oltre il 55% degli utenti afferma che sapere troppi dettagli sulle esperienze del partner può aumentare il disagio invece di ridurlo, evidenziando il delicato equilibrio tra informazione e protezione emotiva.

La gelosia non dipende dal tipo di relazione

Le ricerche più recenti sul tema confermano che la gelosia non è necessariamente più intensa nelle relazioni non monogame rispetto a quelle monogame.

Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Sexes, condotto dai ricercatori dell’Università di Oviedo, ha analizzato un campione di 210 adulti in Spagna, confrontando relazioni monogame e non monogame consensuali (CNM). I risultati mostrano che non emergono differenze significative nei livelli di gelosia tra i due gruppi, mentre le persone in CNM riportano maggiore consenso relazionale, maggiore desiderio sessuale diadico e una più alta capacità di negoziazione nei conflitti.

Una meta-analisi internazionale che ha aggregato 35 studi per oltre 24.000 partecipanti conferma lo stesso quadro: non esistono differenze significative nella soddisfazione relazionale tra i modelli, e i fattori davvero determinanti sono comunicazione, chiarezza degli accordi e connessione emotiva. In altre parole: non è la forma della relazione a determinare la gelosia, ma la qualità del legame.

Se la gelosia non dipende dal tipo di relazione ma da come la coppia comunica e si ascolta, la differenza sta nella quotidianità: piccoli accordi, equilibri che cambiano e capacità di adattarsi senza perdersi. Da qui nasce un vademecum relazionale promosso da Wyylde, un modo più consapevole di abitare libertà, confini ed emozioni.

Come vivere le relazioni aperte e gestire la gelosia nella vita quotidiana

Nelle relazioni aperte l’equilibrio non nasce dall’assenza di regole, ma da regole vive, condivise e rinegoziabili nel tempo. I confini non sono controllo, ma sicurezza condivisa: chiarire quali relazioni esterne sono compatibili e come integrarle nella vita quotidiana aiuta a evitare ambiguità.

Anche la gestione pratica degli incontri ha un peso emotivo: sapere quando ci si vede, come ci si racconta e cosa resta fuori dalla coppia sostiene stabilità e continuità. Centrale è la condivisione: quanto dire, cosa trattenere, come proteggere l’intimità senza creare distanza.

Infine, il tempo insieme: mantenere rituali di coppia, anche minimi, aiuta a non perdere il centro emotivo del legame.

Gelosia: da emozione scomoda a segnale utile

La gelosia, in questo contesto, non viene eliminata ma riletta. Non è un errore del sistema, ma un segnale che indica bisogni di sicurezza, riconoscimento o paura di perdita.

Alcune coppie iscritte a Wyylde raccontano come questo cambio di prospettiva abbia trasformato il loro modo di vivere le emozioni: “Non abbiamo smesso di essere gelosi, abbiamo imparato a dircelo.” Nel dibattito contemporaneo sulle relazioni non monogame anche figure pubbliche come Will Smith e Jada Pinkett Smith, così come Mo’Nique e Sidney Hicks, hanno contribuito a rendere visibile un elemento ricorrente: la relazione si regge sulla negoziazione continua, non sulla staticità dei confini.

Fiducia: la vera struttura delle relazioni aperte

Le esperienze più stabili mostrano che la fiducia non nasce dall’assenza di altri legami, ma dalla coerenza tra accordi e comportamenti. Quando funziona, la relazione aperta non riduce l’intimità, ma la ridefinisce: a volte la complicità aumenta, perché tutto diventa più esplicito, consapevole e condiviso.

In questo confronto emerge un punto centrale: conta più come la coppia comunica che il tipo di relazione scelto. Dove invece mancano chiarezza e ascolto, possono emergere ansia, controllo e insicurezza emotiva.

Monogamia, relazioni aperte e forme ibride non sono gerarchie affettive, ma modi diversi di vivere la stessa cosa: la gestione dell’intimità. All’interno della community di Wyylde ricorre spesso la stessa consapevolezza: non è il tipo di relazione a fare la differenza, ma la capacità di costruire accordi chiari e sostenibili nel tempo. Secondo quanto emerge dalle testimonianze degli iscritti alla community, alcune coppie definiscono insieme cosa condividere dopo un incontro esterno, altre si concedono momenti strutturati di confronto emotivo per rielaborare ciò che è stato vissuto. C’è anche chi sottolinea come diventi centrale la gestione del tempo di coppia, attraverso rituali e spazi dedicati che mantengono stabile il legame principale.

Wyylde

Wyylde è una community internazionale pensata per la condivisione di contenuti sul tema della sessualità, che fa parte del gruppo francese Koala Interactive. Nata in Francia nel 2004, conta oggi oltre 7 milioni di utenti tra Francia, Spagna e Germania, 20 mila in Italia e una media di 700 mila visite giornaliere in tutta Europa. Da 10 anni Wyylde è leader del mercato in Francia, grazie alla priorità data alla sicurezza e alla privacy, nonché a supporto di importanti campagne di comunicazione multicanale che hanno contribuito alla notorietà del servizio.

Nel tempo la piattaforma è diventata un vero e proprio social network, con l’obiettivo di seguire e cavalcare le nuove tendenze e le abitudini sessuali sempre in continua evoluzione, preservando allo stesso tempo la sicurezza e la riservatezza degli utenti.

Wyylde è in grado di proporre esperienze sempre migliori grazie alla consulenza di esperti e alla creazione di uno spazio per conoscere nuove persone, sperimentare nuove pratiche, trovare nuovi partner o semplicemente scambiarsi opinioni, in un contesto aperto, mentalmente libero, rispettoso e non giudicante.

 

 

Daikin a Green Fair – Agorà delle Energie Rinnovabili di Bari: soluzioni per edifici più efficienti e intelligenti

Daikin conferma la propria presenza a Green Fair – Agorà delle Energie Rinnovabili, in programma dal 14 al 16 maggio presso la Fiera del Levante a Bari. Si tratta di un appuntamento internazionale e innovativo punto di riferimento per il futuro delle energie rinnovabili in Italia e nel Mediterraneo e per il confronto tra aziende, istituzioni e professionisti sui temi della transizione energetica e dell’innovazione nel settore edilizio.

All’interno dell’evento, giovedì 14 maggio Luca Franco, Senior Consultant Developer & Special Project Manager di Daikin Air Conditioning Italy, interverrà nel panel “Edifici intelligenti, efficienti e pronti al futuro”. Il dibattito vedrà la partecipazione di esperti del settore in rappresentanza di ENEA e Keep Zero e sarà focalizzato sulle principali direttive europee, EED, EPBD e RED, e sul loro impatto concreto nella riqualificazione del patrimonio edilizio esistente.

Le pompe di calore rappresentano infatti una delle tecnologie chiave in questo scenario. Grazie alla loro capacità di utilizzare energia rinnovabile presente nell’ambiente (aria o acqua), consentono di ottenere prestazioni elevate: con 1 kW di energia elettrica è possibile generare oltre 4 kW termici in riscaldamento e sottrarre oltre 6 kW in raffrescamento. Un approccio che si traduce in una significativa riduzione dei consumi, dei costi e delle emissioni. A questo si affianca il tema del controllo intelligente degli edifici, sempre più centrale nelle normative europee. I moderni sistemi di climatizzazione integrano elettronica avanzata e gestione digitale, ottimizzando automaticamente il funzionamento degli impianti in ogni condizione e rendendo il controllo semplice e accessibile anche da remoto tramite app.

Daikin presenterà, all’interno del panel, un percorso concreto di soluzioni per il residenziale, a partire dagli interventi più semplici e meno invasivi fino ai sistemi completamente basati su pompa di calore. In questa direzione si colloca Hybrizone, una soluzione che consente un miglioramento immediato dell’efficienza energetica con un investimento contenuto, garantendo benefici concreti in termini di riduzione dei consumi, delle emissioni e di gestione intelligente dell’impianto. Questa tecnologia è infatti in grado di contribuire al miglioramento di almeno due classi energetiche in un appartamento tipo di 100 mq.

A completare il percorso evolutivo degli impianti esistenti, Go Hybrid rappresenta una soluzione flessibile di transizione verso sistemi a maggiore efficienza. L’offerta si estende poi alle configurazioni full electric a pompa di calore, che includono le soluzioni aria/acqua Altherma ad R290, i sistemi integrati Multi Altherma e i sistemi aria/aria VRV, pensati anche per applicazioni più complesse e articolate.

“Il settore edilizio sta entrando in una fase di trasformazione profonda, in cui non si tratta più soltanto di migliorare le prestazioni energetiche, ma di ripensare il modo in cui gli edifici vengono progettati, riqualificati e gestiti lungo tutto il loro ciclo di vita – afferma Luca Franco -. In questo scenario, realtà come Daikin lavorano da anni per sviluppare tecnologie capaci di rendere questa evoluzione concreta e applicabile, non solo a livello teorico ma soprattutto nel patrimonio edilizio esistente. Le soluzioni oggi disponibili consentono di intervenire con un livello di flessibilità molto più ampio rispetto al passato, permettendo di combinare efficienza, comfort e controllo in un’unica logica integrata. Questo significa poter accompagnare interventi di diversa scala, dalle riqualificazioni più semplici fino alle trasformazioni più profonde, mantenendo sempre una coerenza prestazionale e gestionale del sistema. L’obiettivo non è soltanto ridurre i consumi energetici, ma abilitare un’evoluzione graduale verso edifici sempre più intelligenti, capaci di ottimizzare automaticamente il proprio funzionamento e di contribuire in modo concreto agli obiettivi di decarbonizzazione.”

La fotografia: il tempo dell’uomo impresso nella luce

A due secoli di distanza da quel lontano 1826, quando Joseph Nicéphore Niépce impresse su una lastra di peltro la celebre “Vista dalla finestra a Le Gras”, il mondo è cambiato radicalmente. Eppure, l’essenza di quell’atto non è mutata: la fotografia rimane, oggi come allora, la nostra finestra più autentica aperta sulla complessità dell’essere umano.
Per decenni abbiamo celebrato la fotografia come una sbalorditiva conquista della scienza. Prima è stata figlia della ricerca chimica, tra sali d’argento e tempi di esposizione infiniti; poi è diventata il simbolo del progresso tecnologico con l’avvento del digitale. Ma ridurre la fotografia a una sequenza di bit o a un processo chimico sarebbe un errore di prospettiva.
La verità è che la tecnologia è solo il mezzo. La fotografia diventa arte vera solo quando incontra l’attenzione umana, la cura del dettaglio, il coraggio dell’osservazione. Senza l’occhio di chi guarda, l’obiettivo è cieco.
Le vere notizie, quelle che scuotono le coscienze e fermano il tempo, continuano a passare attraverso le “finestre” aperte da fotografi e fotogiornalisti che operano in ogni angolo del pianeta. Spesso non conosciamo i loro nomi, non sappiamo quali rischi abbiano corso o quale silenzio li circondi, ma le loro immagini sono diventate la memoria collettiva della nostra specie. Hanno raccontato le nostre storie più luminose e quelle più dolorose, trasformando un istante fugace in un patrimonio eterno.
Per questo duecentesimo compleanno, il regalo più grande non sarebbe un nuovo modello di fotocamera o un software più potente. Il regalo più bello sarebbe, finalmente, scoprire i loro volti. Dare un nome e un’identità a quegli occhi che, per due secoli, sono rimasti nascosti dietro il mirino.
È tempo di onorare chi ha scelto di restare nell’ombra per regalarci la luce, trasformando la propria osservazione in un atto d’amore e di testimonianza per l’intera umanità. Maurizio Riccardi ( Pres.Associazione Identità fotografiche)