Viandante che passi di qui...
Se ti ritrovi tra i miei link o mi ritrovi nel tuo mondo è perché ti leggo spesso o perché mi ritrovo in quel che scrivi.
Non mi interessa vedermi elencata nei tuoi. Se ti ho lasciato un commento, non sei obbligato a rispondermi se lo devi fare per gentilezza.
La gentilezza a volte è un peso. Niente vincoli, solo il piacere, se c’è, di sfiorarsi sulle parole.
Chi sono? Forse un segno, che vorresti cancellare ma non puoi, non puoi.
Grazie del passaggio.

La nostra sfera emotiva ...
Quell’armadio pieno di emozioni che tiriamo fuori a seconda dei casi e che indossiamo in particolari circostanze.
O forse dovrei dire che ci cadono addosso, perché nella maggior parte dei casi non sono affatto scelte

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Tra lui e lei c’era sempre stata la tecnologia di mezzo. Il loro primo vero incontro avvenne sul foglio bianco di una e mail. Dopo numerose mail una sera decisero di scambiarsi i numeri del cellulare. Un repentino scambio di battute, un paio di invii e scivolarono verso la decisione di potersi conoscere davvero.
Fu così che la loro storia cominciò. E funzionava anche per lui che usava la tastiera del computer così come lei usava i trucchi quando voleva tirarsi a lucido. Ognuno i propri metodi.
Fu così che la tecnologia li unì. Tra lui e lei c’’era sempre stata una finestra aperta sullo schermo dei loro reciproci mondi. Sempre collegati l’uno all’altro grazie ai computer in wi-fi o il cellulare. Il loro rapporto sembrava sempre più un “meraviglioso rapporto a distanza”. Presto capirono che le loro insicurezze trovavano caldo rifugio tra le applicazioni più usate in rete: la chat, la mailing list, i blog. E altrettanto presto capirono che però il loro alfabeto relazionale stava cambiando. Addio telefono, addio discussioni tête a tête, addio parole al vento che spesso si dimenticano: tra di loro era tutto rigorosamente scritto su una piccola tastiera. O quasi. "Parliamone”, lei chiese più volte. Ma lui, lontano da quell’immagine con cui si era proposto durante i loro primi incontri in rete, sembrava quasi scocciato dal confronto reale propostogli. La loro storia cominciò e finì così: lei, faccia allo schermo del suo computer e lui, sul suo portatile.
Available.
"Come stai?" lei.
La tecnologia, si sa, è funzionale. E funzionò anche questa volta.
"Mi dispiace" "Resteremo amici, vero?"
Click.
Sei sicuro di voler chiudere l’applicazione?
Annulla.
Chiudi. (trovato in rete)
Un click per arginare solitudini reali. Nascosti in una stanza in cerca di scorciatoie; troppo penetrante aprire la porta. Piccole fughe. Liberazione di parole che scivolano sotto le dita e si compongono su un monitor, già distanti dai nostri stessi pensieri. Convinti di aver detto, appianato, chiarito. Apriamo la bocca a noi stessi. Il mondo, in fondo, resta fuori. Aprire la porta, invece, vuol dire rischiare.
Dicono che internet sia diventato una fucina per maniaci e pervertiti che passano le loro giornate a creare falsi account e profili sui social network più frequentati per adescare ignare ragazzine che in preda all’ingenuità amorosa ed idealistica del principe azzurro (senza cavallo, così fuori moda; ora l’uomo dei sogni arriva a bordo di una Lamborghini) si lasciano sedurre non dai primi, ma dai secondi soggetti che passano per caso nella chat. Ciò non toglie, che se usata con moderazione, la chat può essere uno strumento di interazione molto potente. Non si tratta di due mondi paralleli, ma di due visioni confinanti della vita. Era anche facilmente prevedibile che sia psicologi che sociologi si sarebbero sbizzarriti a trovare spiegazioni legate al fenomeno degli incontri nelle chat. Perché si gioca con la propria personalità innalzando un regno fatato prettamente immaginario dove siamo noi a comandare e ciò comporta anche dei rischi.
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Santa è la mano di chi coglie il frutto, Sotto alle lacrime del salice diranno Raccoglieremo foglie di glicine e sarà di tutto quello che ci manca quello il letto del cielo.
diebouleversant
Ancora più difficile è esprimere sensazioni e sentimenti. Anch’io sono in cerca di miracoli ma i miracoli non piovono dal cielo, così. Se non si prepara il campo perchè avvengano e se quando arrivano non ci si fa trovare pronti, è inutile lamentarsi con chissà chi o che cosa. Bisogna cominciare a preparare il campo, ad arare il terreno. Si raccoglie sempre quello che si semina. Vent’anni fa lo Stato creò disagio e questo disagio lo si sente più forte che mai anche oggi. Quando il nemico attacca, colpisce coloro che ami e chi è nel giusto. Falcone aveva già visto e capito tutto. Borsellino fece un ultimo intervento alla Biblioteca comunale di Palermo il 25 giugno 1992, un atto d'accusa sofferto e violento contro alcuni magistrati, definiti Giuda in una sala piena e pietrificata.
Due magistrati diventati il simbolo dell’Italia onesta ed io voglio pensare che ci sia una dolce verità in questa assenza di suono, la ascolto e mi si scioglie dentro come un onda…
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Parliamo di rapporti. Rapporti umani, rapporti d’amore, d’amicizia e pensate al classico vaso che si rompe. Quando si rompe è difficile incollarlo. Puoi prendere il super attack, tentare di far combaciare i pezzi, guardare le tue dita, scoprirle appiccicate e capire che il solo modo per staccarle è strapparsi le impronte digitali. Poi guardiamo i rattoppi di questo vaso diventato puzzle e vediamo che piange acqua come fosse una cascata. Si dice che “morto un papa se ne fa un altro” ma se c’è qualcosa di buono in un rapporto e se c’è voglia di ricostruire basta iniziare a mettersi i guanti, perché si sa, il super attack è il numero uno per incollare la pelle umana.
E poi c’è questa soap infinita, Beautiful. Dove le storie d’amore e di sesso non finiscono mai. Si può passare a miglior vita più volte, si possono far figli con l’intero paese, si può cambiare viso affidandosi alla chirurgia plastica fino a rendersi irriconoscibili, si può essere in procinto di sposarsi quando ad un tratto ti arriva un flash back a ricordarti quanto era bella la storia con il tuo ex e basta un unico bacio per far si che la fiamma spenta della passione si riaccenda e divampi più fulgida che mai. I vasi rotti in Beautiful si riparano senza colla, basta cliccare rewind e i cocci tornano intatti: una noia infinita.
Ho guardato Beautiful poche volte e penso sia la soap più seguita al mondo e trasmessa in 100 paesi. Ma ora credo sia diventata ridicola. I baci hanno “sapore” e non il sapore di un rossetto, e se ci sono lacrime sono lacrime che quando escono lo fanno per un perché.
E se si rompe il vaso?... Beh, ognuno dovrebbe sapere come fare a rimediare. In un modo o nell’altro.
PUNTATA 1000 Ridge - Ma tu mi hai tradito! Brooke - Si Ridge - E perchè lo hai fatto? Brooke - Perchè ti ho schifato! Ridge – Ah!
PUNTATA 10000 Ridge - Ma tu mi tradisci! Brooke - Si Ridge - E perchè lo fai? Brooke - Perchè ti schifo! Ridge – Ah!
PUNTATA 100000 Ridge - Ma tu mi tradirai! Brooke - Si Ridge - E perchè lo farai? Brooke - Perchè ti schiferò! Ridge - Ma questo ancora non lo puoi sapere! Brooke - C'è scritto sul copione! Ridge – Ah!
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A volte non si può dire no a qualcuno. Sto pensando a questo mentre mi tiro su a sedere nel letto, nel mezzo della notte. Questa voce diceva così: “ti voglio così tanto, non posso fare a meno di pensarti di giorno, di sera, al lavoro, in auto e impazzisco al pensiero di non poterti avere in quei momenti”.
Lui allunga le mani verso i miei fianchi, ha fatto due passi avanti e mi ha premuto le labbra sul collo. E’ stato un bacio lungo paragonabile forse all'ultimo gesto che si fa prima di morire e che non si vorrebbe dimenticare mai. Il suo respiro è caldo. Quando mi sono girata, la sua bocca era sulla mia. Mi ha baciato come se fosse affamato ed io mi sono sentita sciogliere. Ha detto: "Shh...". Poi, io gli ho restituito il bacio e gli ho infilato le mani tra i capelli. Era un uomo, quello che mi stringeva, era un uomo e mi diceva: "Cristo Santo, ti voglio. Non riesco a fermarmi. Non riesco a smettere. Non farmi smettere". So che non è l'uomo giusto per me, ma è come una specie di bisogno febbrile. Una specie di droga paragonabile all’alcool, alle sigarette. "Mi hai fatto paura", gli dico. Il sudore mi cola lungo la schiena. Mi attira a se, tra le gambe, l'interno delle sue cosce tocca l'esterno delle mie. Con il dito mi traccia una linea sulla pancia. "Io e te", dice, "non è una brutta cosa, non ti farò mai del male, lo sai vero?" "Ti voglio solo un po', ti guardo, non posso fare a meno di guardarti" e poi dice che sono troppo bella per questo mondo. La sua bocca sembra una macchia di lamponi. Alzo una mano e seguo la vena sotto la sua tempia sinistra e gli infilo l'altra tra i capelli. Io trattengo il respiro. Vorrei non fosse lui. Poi, mi prende per le braccia e mi spinge in ginocchio, tra le sue gambe. Lui mi attira a se. Accarezza con due dita la scollatura del mio vestito e poi lascia cadere la mano come se avesse cercato di rubare qualcosa. Stringe il mio seno sinistro tra le mani. Il suo respiro si fa rapido e affannoso. Poi le sue labbra sono sulle mie, mi sfila il vestito, tengo gli occhi chiusi e sento che sta leccando il sudore dalle mie spalle. Non voglio chiedergli di toccarmi nel profondo, ma se non mi tocca sento un dolore come di qualcosa che si è gonfiato e sta per esplodere. Inarco la schiena e chiudo di nuovo gli occhi. Sono lacrime calde e cerco di guardare altrove ma lui mi tiene ferma e con voce decisa dice: "perchè piangi? Sai che puoi fare ammattire un uomo se ti comporti come hai fatto oggi?" "Lo so", dico piano. Improvvisamente si addolcisce. "Grazie per essere con me, ora". Prendo una sua mano e l’avvicino al mio seno. Il mio bacio è soprattutto respiro e attesa. Il mio cuore sta per smettere di battere. Mi accarezza le spalle e capisco che sta cercando di farmi capire che per lui sono tutto ma le parole non le escono e così mi dice "sei dolce e sono pazzo di te".
Apro gli occhi di scatto, sento un rumore. Alla fine il suo corpo si rilassa, la mano che stringeva la mia diventa lieve e sorride. "Scusa", dico. "Credevo di aver sentito dei passi". Ci baciamo ancora e io le mordo le labbra, sfioro con le dita le sue e lo sento irrigidirsi, diventa un muro ed io sto per perderle l’equilibrio. Mi gira la testa e alla fine dobbiamo smetterla per riuscire a respirare. Chino il capo, con una mano sposto i capelli che si sono sciolti sulle spalle e mi allontano di un passo, guardando le nostre mani.
Dice che mi pensa, che rinuncerebbe a mille e poi ancora a mille e poi ancora a mille minuti per stare con me un minuto solo. Dice che sono parole che non ha mai detto e che non sapeva di avere dentro. Mi stringe forte, mi bacia sotto l’orecchio e pronuncia il mio nome come nessuno ha fatto prima. Mi lancia una rapida occhiata e sento che impreca a bassa voce dicendo che potrebbe morire per quanto sono bella e per come si sente stupido. Scende i gradini di marmo, si gira e mi saluta: "Ciao amore e buonanotte". Chiudo la porta e quel rettangolo di luce scompare…
Quando mi sento sola lo tiro fuori e tocco le cose che contiene. E' come trovare un'altra me, seduta in un paese lontano. Dentro ci sono le parole delle canzoni che traduco, le più belle. Ci sono anche le lettere di mia madre e lo zaffiro che mi lasciò prima di andarsene, che è la prima cosa che salverei se la casa andasse a fuoco. Non capisco se sono gli occhi, la bocca o altro, ma soprattutto è qualcosa a cui non riesco a dare un nome. Sono le cose che ti capitano o sono i sogni, alcuni si avverano. Quelle cose di cui nessuno sa niente ma che ti rendono speciale e chi ti vive attorno lo percepisce. Si chiamano segreti ed io li coloro dei miei pensieri…
quadri di Jack Vettrano
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Passami il kukident prima di baciarmi. Se vorrai toccarmi il culo non impressionarti per le mutandone alte imbottite.
Non riesci mai a mentire.
dieBouleversant
E poi esistono (per fortuna) le Adele, le Paole, le Grazie, le Marie, le Beatrici ...
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Esco e porto a spasso i pensieri evitando le vetrine e i tragitti piccolo borghesi di chi non vuole sentirsi sola. Amo le solitudine ma non come abitudine. Due decenni fa avevo tanti errori ancora da imparare, ero poco più che una bambina. A volte, sento di essere ancora una bambina. Due decenni fa i tacchi alti li portavo tutti i giorni, ora raramente o spesso quando cammino sola. Oggi però ho deciso che metterò i tacchi in questa terra che dondola così affascino il cielo e tutti i cieli negli occhi di chi passa e di chi sta fermo. Camminare soli è un po’ come vagabondarsi dentro ignorando chi c’è fuori. Ascoltare quei respiri che richiedono fede alla vita perché sbagliare è facile ed io in questo sono bravissima. Ho fede ma a volte dentro mi sento atea e forse nel mio intimo anche un po’ puttana.
Ehi, come ti chiami? Tu come mi chiameresti? Così, con un occhiolino, con un gesto. E dimmi uomo, dimmi, i tacchi li posso indossare? Si, se vuoi si, ma tanto non servono, ti porto in braccio io. Oh ... grazie, se riesci a trattenere anche il peso che non si vede ma che ho ancora dentro, giuro ti do un bacio. Anzi tre.
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Lo vorrei proprio vedere quel giardino, dove esplode la vita. Strana scelta questa parola … “esplodere”. Noi invece, stiamo sempre a pensare alla fine, una parola che ci portiamo dentro, sin dalla nascita. Non pensiamo mai all’esplosione, all’evolversi, pensiamo invece alla conclusione di ogni cosa. Siamo o non siamo figli dell’immensità?
E poi, e poi è così bello scoprire che c’è il continuo movimento, quegli occhi riflessi per trovare l’attimo.
L’eterno è tutto li. Nell’attimo “in cui”. E non è triste o fonte di chissà quale sofferenza. E’ qualcosa che se riesci a percepire e attraversare vale tanto quanto un’intera vita passata a cercare.
Come la grazia del fare l’amore, esistendo. Ai quei passi silenziosi che non lasciano traccia, eppure ci sono, io non rinuncio.
Che sia un amabile e gradevole primavera …
don seegmiller
Se me ne stessi qua sdraiato se proprio stessi qua staresti con me e ti dimenticheresti del mondo?
Dimentica quello che ci hanno detto prima che invecchiamo troppo. Mostrami il giardino dove sta esplodendo la vita.
Perdiamo tempo facendoci viaggi mentali.
Ho bisogno della tua grazia per ricordarmi di trovare la mia...
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Dov’ero rimasta? Mi ero persa? Che stagione strana è stata questa, piena di mutamenti, di tempo incerto, di neve, di freddo siberiano, di sole improvviso, di buio improvviso. Stamani ho comprato dei fiori. Di alcuni sapevo il nome, di altri no. Mi sono infilata un piccolo fiore azzurro fra i capelli ed ho sorriso al pensiero. Ho associato ogni fiore ad un suono e ogni suono corrispondeva ad un colore, un profumo, una danza, una forma, una dimensione, una stagione. Ogni tanto succede che mi perdo. Mi conosco, sono un pasticcio. Poi però mi cerco, mi trovo e mi ritrovo.
Mi interrogo spesso, forse troppo. A volte mi scordo di essere, poi mi accordo, mi sento e stamani mi sono guardata allo specchio. E così ho preso quei fiori e sono andata da Lei. Ho pensato a mia madre che non c'è più, alla giornata di oggi, al ricordo dei suoi occhi che troppo presto si sono chiusi per sempre, a tutti i suoi insegnamenti, alla donna che è stata, l’unica che non mi ha mai deluso. Ho pensato a Lei e mi sono fatta forza e forte di questo ho provato a guardare la mia vita, a ciò che sono, a ciò che provo da dietro un muretto. Ho osservato dall'esterno le mie emozioni, le mie paure con amore e compassione, senza giudicarmi, e credo funzioni. Sono sempre più convinta che ogni situazione o incontro non siano mai "un caso" e so che devo respingere la tentazione forte di infilare in un cassetto ciò che mi farebbe male affrontare.
"Spesso accadono cose che sono come domande, passa il tempo ma se sappiamo ascoltare bene, poi la vita ci risponde". La vita per me è un dono e mai come in questi giorni ne ho capito l’importanza. La mia mamma si chiamava Angela ed era un angelo.
TU SEI ANCORA QUI anche se vivi in un altro cielo Con passi discreti, tra spine e fiori, stai nel mio cuore e sei ancora qui niente è cambiato, vedi le mie lacrime che ad una a una raccogli per farne un sentiero di stelle. Nella luce del buio mi sei accanto quando la vita si fa troppo dura e accogli il mio pianto quando nel cuore sento la paura. Ti nasconde una nuvola e non ti vedo ma so che ci sei, sei nel vento e in quel rosso tramonto, quando la brezza mi scompiglia i capelli è la tua mano che mi fa una carezza. Vuoi un regalo da me, vuoi il mio sorriso. Ti cerco nelle piccole cose di ogni giorno. Li ti troverò, per darmi ancora un bacio.
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Si dice che i miei scritti siano pieni di dolcezza e che a volte volo troppo di fantasia. E' vero. Dicono anche che sono erotica nello scrivere e se lo dicono, forse non sbagliano. Ciò che s'immagina - per me - rimane il vero veduto, il vero erotismo. L'immaginato è sempre un bel vedere. L’immaginato è qualcosa di non vissuto - ancora - è l'idea che rimane dentro qualcosa che sta fuori, oltre. Attraverso l'idea s’ipotizzano cose - quelle che si vorrebbero vedere – e forse, un domani - toccare - Invece nella realtà esistono solitudini reali. Ci sono litigi che attanagliano e sono indecenti più del pensato, più del lussurioso, più del carnale. Ci sono negligenze, mancanze di rispetto, sopportazioni, non amore. Spesso c’imbarazziamo di uno scritto o di un pensiero indecente ma non ci vergogniamo mai delle brutte parole che ci diciamo perché, per chi ancora non lo sapesse, amare è molto di più.
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