Creato da: pa.oletta il 31/05/2010
ed è la vita che seduce...

Area personale

 

Paola

Io li proteggo ancora
i ricordi che ho di te,
io ti proteggo ancora
e non importa cosa fai tu,
io ti penso sempre.

 
 

 

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Tu non sei i tuoi anni,
nè la taglia che indossi,
non sei il tuo peso
o il colore dei tuoi capelli.
Non sei il tuo nome,
o le fossette sulle tue guance,
sei tutti i libri che hai letto,
e tutte le parole che dici
sei la tua voce assonnata al mattino
e i sorrisi che provi a nascondere,
sei la dolcezza della tua risata
e ogni lacrima versata,
sei le canzoni urlate così forte,
quando sapevi di esser tutta sola,
sei anche i posti in cui sei stata
e il solo che davvero chiami casa,
sei tutto ciò in cui credi,
e le persone a cui vuoi bene,
sei le fotografie nella tua camera
e il futuro che dipingi.
Sei fatta di così tanta bellezza
ma forse tutto ciò ti sfugge
da quando hai deciso di esser
tutto quello che non sei.

         Ernest Hemingway

 
 
 

 

 

 

Porto a spasso i pensieri

Post n°306 pubblicato il 17 Aprile 2015 da pa.oletta
 

 

 

Esco e porto a spasso i pensieri evitando le vetrine e i tragitti piccolo borghesi di chi non vuole sentirsi sola.

Amo la solitudine ma non come abitudine.

Due decenni fa avevo tanti errori ancora da imparare, ero poco più che una bambina. A volte, sento di essere ancora una bambina.

Cos’è la vita? E' assenza, è presenza; dipende dal punto di vista.

Un bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. E’ attesa, anche, a tratti più intensa.

L’autobus è rimasto fermo, ha bucato una gomma. Insomma, non è passato.

Mentre invano l'aspettavo ho alzato gli occhi al cielo per esclamare "eccheccaspita" e allora ho visto un aereo passare e lasciare una lunga scia bianca.

Un incanto che si compie ogni volta  bello quanto l’arcobaleno in arrivo dopo un temporale.

Cosa porta quell’aereo? Dove va? Chi c’è dentro?

La gioia dell'incognita.

Abbasso gli occhi e mi guardo. Due decenni fa i tacchi alti li portavo tutti i giorni, ora raramente. Ho scoperto che certi uomini s'imbarazzano a vederti alta nonostante amino i tacchi, le calze velate.

Ti credono sicura ma non si accorgono che dentro tremi.

Li rimetterò, prima o poi,  in questa terra che dondola così affascino il cielo e tutti i cieli negli occhi di chi passa e di chi sta fermo.

Camminare soli è un po’ come vagabondarsi dentro ignorando chi c’è fuori.

Inspirare ed espirare. Ascoltare quei respiri che richiedono fede alla vita perché sbagliare è facile.

Ho fede ma a volte dentro mi sento atea e forse nel mio intimo anche un po’ puttana.

Ci vuole coraggio a vivere la vita.

Tu uomo, devi avere la costanza e la tenacia di un passo di montagna.

Voglia e forza di raccogliere legna profumata di resina da ardere nel camino e dare vita ad un fuoco che illumini. Per leggerti dentro nella notte, per scaldare il tuo cuore e perché no, per scaldare il mio.

 

 

 

 

Ehi, come ti chiami?

Tu come mi chiameresti?

Così, con un occhiolino, con un gesto.

Ecco, quello è il mio nome: con un occhiolino, con un gesto.

E dimmi uomo, dimmi, i tacchi li posso indossare?

Si, se vuoi si, ma tanto non servono, ti porto in braccio io.

Oh ... grazie, se riesci a trattenere anche il peso che non si vede ma che ho ancora dentro, giuro ti do un bacio e mentre ti bacio ascolta questa musica e poi balla con me.

 

 

 
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Tentazioni

Post n°305 pubblicato il 15 Aprile 2015 da pa.oletta
 
Tag: Vita

 

 

Il mio dito va alla bocca e la bocca si apre.

Il mio dito si posa sulla lingua e la lingua inumidisce il polpastrello.

La bocca si chiude.

Il polpastrello poi si appoggia sulla pagina e così, rende agile la lettura della rivista in questione.

Le lettere dell’alfabeto sono le regine di ricette prelibate, sono tortuosamente morbide, risalgono dalla carta stampata e si sdraiano sul mio dito, poi sulla lingua, poi in bocca, poi in gola, poi nello stomaco.

Sfiziosamente peccatrici fanno lievitare la ricetta di una crème brulée al caffè e cardamono o di una tarte-tatin di mele e salsa al calvados o di un biscuit al cioccolato e vin santo.

Sarà questa voglia di zucchero a velo impigliato tra le mie impronte digitali che risale alle mie papille gustative, finisce al cervello e ....manda a puttane le mie buone intenzioni.

 

Anche questa è ... primavera!

 

 

 

 
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A cosa servono i baci se non si danno?

Post n°304 pubblicato il 10 Aprile 2015 da pa.oletta
 

 

 

In dote Le porto

foglioline di salvia

e di rosmarino

più mille poesie circa

più quello stralunato ritrattino

tutto qui?

no anche un fiore con dentro un'ape

un velo da sposa

più una goccia di miele

più una spina di rosa

tutto qui?

no anche il resto del mondo

più un cielo gentile

più i colori che vuole

più il doppio della metà

di tutto il mio cuore.

 

 Vivian Lamarque.

 

 

 

 

IL SIGNORE INTOCCABILE


Nei sogni baciabilissimo

intoccabile come un filo scoperto nella realtà

era quel signore.

Allora come fare?

Bastava confondere un poco sogno e realtà

cancellare con una bianca gomma

l'inutile linea di confine.

 

 

 

 LA SIGNORA DEI BACI

 

 Una signora voleva tanto dargli dei baci

 non dico tanti, anche solo sette otto (mila).

 

 Invece era proibito perciò non glieli dava.

 Se però non fosse stato proibito glieli avrebbe dati tutti

 dal primo all'ultimo.

 

A cosa servono i baci se non si danno?

 

 


 

 
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Spesso le cose si uccidono per paura di viverle...

Post n°303 pubblicato il 07 Aprile 2015 da pa.oletta
 
Tag: Vita

 

 

E così alla fine tutti tornano perché riemerge la nostalgia dell’inizio.

 

Tornano quando non ce n’è più bisogno, quando il sole di mezzogiorno ha ormai asciugato l’acqua sulla sabbia del mare, al tramonto.

Quando il vento, anziché bussare lieve, spacca i vetri, la notte.

Quando è inesorabilmente tardi.

Tornano un attimo dopo che ci si è abituati all’assenza, come la luce accesa alle sette del mattino, la felicità che va a giocare d’azzardo e perde tutto per strada.

Le persone dovresti amarle quando il loro cuore ne ha il desiderio e non quando conviene.

E se proprio non ce la fai, se non puoi ricambiare questo desiderio, se non le puoi amare, devi lasciarle in pace.

Se non si è stati in grado di restare al momento giusto non si deve inventare un momento giusto per tornare.

Non si scippano sorrisi in ritardo.

Le curve dei sorrisi fanno girare la testa all’amore, quelle dell’arcobaleno incantano l’anima della pioggia fermandola, ma ciò che di prezioso è ignorato si dilegua alla svelta.

In un’altra vita ti dissi che a volte il vero coraggio è quello di restare e non quello di andare.

Oggi ti dico che c’è sempre un motivo valido per andare, come per restare.

E’ la parte che prevale che fa la differenza.

Quando te ne vai, però, anche se non lo sai, senza sprecare inutili parole, fai una promessa silenziosa.

La promessa che siccome hai scelto di andartene non tornerai.

 

Massimo Bisotti

 

 

 

 

 

Ho trovato questo scritto fra le pagine del mio sentire e ho pensato a Te.

La distanza ci divide.

Quando guardo google maps e vedo la cartina geografica del nostro bel paese mi sorprendo di quanto sia lunga quella sottile linea blu che percorre in perpendicolare regioni e regioni.

Oggi Milano è circondata da tantissimo verde nonostante la temperatura non sia mite.

L'arrivo della primavera ha reso la terra ricca di germogli in fiore e la città sembra diversa.

L’aria è pulita e anche qui si vedono i colori dell’arcobaleno.

Ma sarà poi vero che le distanze allontanano le persone?

No, non credo.

Per me amore, amicizia, affetto, passione non si misurano con un metro.

Vanno però coltivate, alimentate, curate come si farebbe con il più prezioso dei giardini.

E chiunque pensa di prendere le emozioni e giocarci perde già in partenza perché non riesce, nonostante mille dribbling, a scalfire la parte più nobile, l’anima.

E per entrare nell’anima bisogna avere il cuore sgombro da pregiudizi e libero da qualsiasi tabù perché si rischia di calpestare un luogo sacro e fare del male.

Persone così non si aspettano e non ci si fa trattenere se loro per prime non ti vengono incontro. 

 


 

 

 


 

 
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Risposte

Post n°302 pubblicato il 31 Marzo 2015 da pa.oletta
 

 

 

 

E' una mattina di primavera ed un vento fresco mi tiene compagnia.

Mi sveglio presto, ancora avvolta nei pensieri della notte.

Sento lontano un aereo passare, poi solo il canto degli uccelli.

Mi tiro giù dal letto, cerco la vestaglia ma non la trovo, è caduta a terra come un impalpabile foulard di seta.

Entro nella stanza da bagno e mi soffermo allo specchio.

Mi guardo, cerco un qualcosa per avvolgere i capelli, lascio scivolare l’acqua sulle mani e sul viso; rimango li ad osservare alcune gocce scendere sul collo e all’interno del seno.

Poi, a piedi nudi esco in terrazzo. Tutto è quieto.

La mia città inizia il suo movimento, stranamente luminosa ed il sole fra poche ore sarà caldo.

Questa quiete è oggi la mia quiete. Questo calore è oggi il calore che sento dentro.

Mentre preparo la colazione penso che c’è una cosa importante che vorrei fare, iniziata come pensiero nella notte.

Un uccellino si posa sul davanzale, mi segue con gli occhi e mi rimane accanto.

E' silenzioso e io chiudo gli occhi.

 

Alla bellezza di questi attimi non fuggo mai, sono così preziosi che mi sento goccia nel mare.

Ultimamente parlo e scrivo poco ma tu ascolta il silenzio che ti dono e la bellezza di questa stagione.

Si dice che guardare è una visuale completamente personale che rende vario e straordinario ogni attimo e per me esistono sintonie mentali che oltrepassano qualsiasi orgasmo.

 

A tal proposito mi sono chiesta: che pensare?

 

 

 

“Ora tutto ciò che puoi fare è rilassarti in questo nulla, cadere in questo silenzio tra le parole, osservare questo vuoto che esiste tra il respiro che entra e quello che esce.

Fai tesoro di ogni istante di vuoto che l’esperienza ti dona.” (Osho)

 

 “Non amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità.” (1Gv 3,18)

 

 

 

Ecco le risposte.

 

 

 

 
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Amanti

Post n°301 pubblicato il 17 Marzo 2015 da pa.oletta
 

 

 

A volte non si può dire no a qualcuno.

Sto pensando a questo mentre mi tiro su a sedere nel letto, nel mezzo della notte.

Dev'essere colpa di un sogno e quando mi stendo di nuovo devo concentrarmi per regolare il respiro.

La mia sveglia segna le 3:15.

Nel sogno ho sentito una voce.

Questa voce diceva così: “ti voglio così tanto, non posso fare a meno di pensarti di giorno, di notte, al lavoro, in auto e impazzisco al pensiero di non poterti avere in quei momenti”.

Lui allunga le mani verso i miei fianchi, ha fatto due passi avanti e mi ha premuto le labbra sul collo.

E’ stato un bacio lungo paragonabile forse all'ultimo gesto che si fa prima di morire e che non si vorrebbe dimenticare mai.

Il suo respiro è caldo.

Il mio si è fermato dentro me.

"Sei stata monella oggi, signorina" mi ha sussurrato all'orecchio.

Poi mi ha toccato. Appena, sul gomito.

Quando mi sono girata, la sua bocca era sulla mia.

Mi ha baciato come un affamato ed io mi sono sentita sciogliere.

Ha detto: "Shh...".

Poi, io gli ho restituito il bacio e gli ho infilato le mani dietro la nuca.

Era un uomo, quello che mi stringeva, era un uomo e mi diceva: "Cristo Santo, ti voglio. Non riesco a fermarmi. Non riesco a smettere. Non farmi smettere".

Ed io non l'ho fatto.

Non riuscivamo a fermarci, come non si riesce a fermare un fulmine attirato da un oggetto metallico in un campo.

So che non è l'uomo giusto per me, ma è come una specie di bisogno febbrile, una specie di droga paragonabile all’alcool, alle sigarette.

 "Mi hai fatto arrabbiare", gli dico.

"Sei arrabbiata con me, signorina?", mi chiede.

"Si, non avevo voglia di vederti", rispondo.

Lui china la testa e ride. "Vieni qui a dirmelo, dolcezza".

“No, vieni qui tu”, dico e mi fermo accanto a lui con le braccia incrociate sul petto.

"Che c’è?"

"Nulla".

"Stai scappando da me o cosa?"

"No", dico.

Mi stringe forte il braccio.

Il sudore mi cola lungo la schiena. Mi attira a se, tra le gambe, l'interno delle sue cosce tocca l'esterno delle mie.

Con il dito mi traccia una linea sul ventre.

"Tu ed io", dice, "non è una brutta cosa, non ti farò mai del male, lo sai vero?"

Mi preme le labbra contro lo stomaco.

"Ti voglio solo un po', ti guardo, non posso fare a meno di guardarti" e poi dice che sono troppo bella per questo mondo.

Io deglutisco, studio i suoi lineamenti e i suoi occhi quando mi guarda e la sua bocca sembra una macchia di lamponi.

Mi sussurra: "Perché non stai con me più spesso”?

Alzo una mano e seguo la vena sotto la sua tempia sinistra e gli infilo l'altra dietro al collo.

Lui, con una mano, solleva il mio vestito e tocca il mio intimo di seta nero afferrando l'elastico.

Io, trattengo il respiro.

Il mio corpo diventa liquido.

Vorrei non fosse lui.

Perché non può essere qualcuno che potrei amare davanti a tutti senza essere costretta a sussurrare il suo nome?

Mi costringe a fare un passo indietro, mi prende per le braccia e mi spinge tra le sue gambe.

"Stai tremando", dice e mi attira a se.

Accarezza il mio vestito e poi lascia cadere la mano come se avesse cercato di rubare qualcosa.

Ma poi, famelico, torna e stringe il mio grande seno tra le mani.

Il suo respiro si fa rapido e affannoso.

Io chiudo gli occhi e socchiudo le labbra.

"Stai bene?" mi chiede.

Poi le sue labbra sono sulle mie, mi sfila il vestito, tengo gli occhi chiusi e sento che sta leccando il sudore dalle mie spalle.

Apro gli occhi e ci guardiamo mentre lui mi tocca dappertutto, il collo ed il viso, le cosce e la pancia, come se stesse toccando un animale ferito per capire qual è l'osso rotto.

Sto gemendo e nel mio ventre si apre uno spasimo.

Non voglio chiedergli di toccarmi nel profondo, ma se non mi tocca sento un dolore come di qualcosa che si è gonfiato e sta per esplodere.

Inarco la schiena e chiudo di nuovo gli occhi.

Sto dicendo qualcosa, non so cosa, solo io riesco a sentirmi.

E poi piccole gocce scendono dai miei occhi, lui sposta le braccia, mi mette le mani sulle guance e mi guarda negli occhi.

Sono lacrime calde e cerco di guardare altrove ma lui mi tiene ferma e con voce decisa dice: "perché piangi? Sai che puoi fare ammattire un uomo se ti comporti come hai fatto oggi?"

Io distolgo lo sguardo.

"Lo so", dico piano.

Improvvisamente si addolcisce. "Ma ora sei con me".

Apro gli occhi e lo guardo.

Prendo una sua mano e l’avvicino al mio seno.

Il bacio è soprattutto respiro e attesa ed il mio cuore sta per smettere di battere, il suo urla, è un ruggito.

Ha dentro se un animale che mi desidera così tanto che lo sento irrigidirsi, tanto si trattiene.

Gli offro il collo e me lo bacia, bacia anche il lobo dell'orecchio ed il mento.

Mi accarezza le spalle e capisco che sta cercando di farmi capire che per lui sono tutto ma le parole non le escono e così mi dice  “sono pazzo di te".

Apro gli occhi di scatto, sento un rumore.

Mi porta un dito alla bocca.

Io cerco di controllare il respiro mentre aspetto, irrigidita.

Alla fine il suo corpo si rilassa, la mano che stringeva la mia diventa lieve e sorride.

"Scusa", dico. "Credevo di aver sentito dei passi".

"Immagino che lui stia per tornare".

Io annuisco. "Probabile", dico.

Ci baciamo ancora e io le mordo le labbra, sfioro con le dita le sue e lo sento irrigidirsi, diventa un muro ed io sto per perderle l’equilibrio.

Mi gira la testa e alla fine dobbiamo smetterla per riuscire a respirare.

Chino il capo, con una mano sposto i capelli che si sono sciolti sulle spalle e mi allontano di un passo, guardando le nostre mani.

Dice che mi pensa, che rinuncerebbe a mille e poi ancora a mille e poi ancora a mille minuti per stare con me un minuto solo.

Dice che sono parole che non ha mai detto e che non sapeva di avere dentro.

Mi stringe forte, mi bacia sotto l’orecchio e pronuncia il mio nome come nessuno ha fatto prima.

Sto per salutarlo.

E' così ingiusto tutto ciò che mi viene voglia di urlare ma scendiamo le scale e rimango vicino alla porta.

Mi guarda.

Io sorrido.

Sento che impreca a bassa voce dicendo che potrebbe morire se lo guardo ancora così.

Scende i gradini di marmo, si gira e mi saluta: "Ciao amore e buonanotte".

Chiudo la porta e quel rettangolo di luce scompare...

 

Le lenzuola sono madide di sudore; le spingo via e scendo dal letto, mi avvolgo nella vestaglia di seta e mi inginocchio davanti all'armadio.

Nascosto in un angolo c’è un cofanetto.

Quando mi sento sola lo tiro fuori e tocco le cose che contiene.

E' come trovare un'altra me, seduta in un paese lontano.

Dentro ci sono le parole delle canzoni che traduco, le più belle.

Ci sono anche le lettere di mia madre e lo zaffiro che mi lasciò prima di morire, che è la prima cosa che salverei se la casa andasse a fuoco.

Quando ho guardato abbastanza, nascondo il cofanetto sotto le coperte che stanno sul fondo dell'armadio, mi alzo, mi vesto e ricomincio a vivere.

Oggi il mio viso sembra diverso.

Non capisco se sono gli occhi, la bocca o altro, ma soprattutto è qualcosa a cui non riesco a dare un nome.

Ma forse ho capito cos'è.

Sono le cose che ti capitano o sono solo sogni e speri sempre che qualcuno si avveri.

Quelle cose di cui nessuno sa niente ma che ti rendono “viva” e chi ti vive attorno lo percepisce.

 

Si chiamano segreti ed io li coloro dei miei pensieri.

 

 

 
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Scrivimi una lettera

Post n°300 pubblicato il 07 Marzo 2015 da pa.oletta
 

Scrivimi una lettera fra tanto tempo. Scrivimela a mano, con la tua calligrafia.

 

Prova a mandarmi tanti pezzi di cuore.

 

Scrivimi come stai, dall’inizio alla fine, sei origine e polvere magica. Oppure non scrivere niente, mandami la busta vuota con dentro la tua anima ed io senza scriverti niente, ovunque sarò ti risponderò e tu saprai sempre riconoscerti nelle mie parole, solo tue.

 

C’è un bacio sul tavolo, me l’hai lasciato qui.

 

E ricordati non sempre ma spesso una cosa.

 

La tua vita può vedere tutti i miei desideri perché i miei desideri hanno l’altezza dei tuoi occhi.

 

 

 

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