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Creato da black_rose_and_moon il 21/07/2011

Astral Night Reverie

Stargazers ride through virgin oceans...

 

 

« The First OracleIn Us »

Abyss

Post n°16 pubblicato il 12 Ottobre 2011 da oltre_ogni_suono
 

Adren iniziava a subire tutto il peso degli attacchi del centauro, la stanchezza si avvicinava inesorabilmente facendolo diventare lento nei movimenti. Osservava il suo avversario, ammirandone la straordinaria resistenza. La prova si sarebbe conclusa quando uno dei due sfidanti avrebbe sorpassato il cerchio che limitava l'aria di combattimento. Adren era leggermente lontano da centro e di tanto in tanto indietreggiava.
Tutto ad un tratto, l'elfo, sentì una voce nella sua mente, sussultò nel riconoscere la voce di Dreja "L'hai detto tu che dobbiamo farcela e che non possiamo fermarci all'inizio: vai alle sue spalle e mira al suo fianco destro". Adren mise in pratica il consiglio e riuscì a fare indietreggiare il centauro. Lentamente, senza neanche accorgersene, quest'ultimo incespicò nelle pietre del cerchio ritrovandosi al suo esterno. Adren fu acclamato con applausi, ma lui non li sentiva: rinfoderò la spada correndo verso la sua compagna di viaggio, voleva chiedere spiegazioni per quella voce.
"Non so come abbiamo fatto ma abbiamo imparato a comunicare tra noi con le menti, tu l'hai fatto mentre combattevo con la lancia"
Ci fu un banchetto per i vincitori, poi l'oracolo indicò loro la via per la prossima tappa. L'indomani sarebbero partiti.

***

Dreja e Adren, giorno dopo giorno incontrarono le tombe degli antichi e gli altri oracoli di quella terra. Plasmarono una scultura di bronzo per gli gnomi, corsero contro gli unicorni, fecero rivivere un antico albero per le fate e scalarono un crepaccio per sfidare le arpie.
Arrivati in cima ad una collina videro, finalmente, i ghiacciai, da qualche parte vi dimorava il Grande Oracolo. Ai loro piedi c'era una laguna spettacolare piena di piccole cascate, prati verde smeraldo e laghetti in cui dovevano affrontare l'ultima prova. Quali creature magiche si celavano in quel luogo?
I due elfi scesero la collina e iniziarono a sentire l'aria mite che spirava dai ghiacciai. Una brezza leggera increspava le acque dei laghi.
"Ormai credo che siamo quasi al centro della palude, chissà perché nessuno ci viene incontro"
"Adren, questa palude sembra disabitata"
"Forse le fate ci hanno fatto uno scherzo..." le parole di Adren furono interrotte da un rumore d'acqua al suo fianco, sulla sponda del laghetto che stavano costeggiando si formarono alcune bolle dalle quali emerse una ragazza. Aveva lunghi capelli biondi a coprirle il petto e, quando vide gli elfi, sorrise ma non uscì dall'acqua, poi parlò con voce melliflua ma dolce "Benvenuti figli degli elfi, vi stavamo aspettando, seguitemi" e si immerse. Dreja e Adren si fissarono impreparati, legarono i cavalli ad un albero ed eseguirono un incantesimo su se stessi per poter respirare sott'acqua.
Rimasero sorpresi dalla ragazza: era una straordinaria nuotatrice, ma la cosa più particolare era che non aveva le gambe, ma una pinna. I due elfi vennero condotti in una grotta sottomarina dove c'erano altre sirene. Le loro pinne erano verdi come alghe o bluastre, erano creature incantevoli e misteriose, dai lunghi cappelli color dell'oro o del rame.
Tra queste creature, risaltava una sirena dalla coda argentea e i capelli chiarissimi, che li riportò in superficie dove poterono parlare.
Il trio si ritrovò in una piccola grotta, alle spalle di una piccola cascata.
"Terrestri, siete giunti all'ultima prova. Non sarà facile superarla, solo la fermezza e la calma potranno aiutarvi" disse l'oracolo sussurrando. I sussurri si infrangevano contro le pareti rocciose delle grotta, echeggiando... lasciando in Adren e Dreja un brivido.

***

Di lì a pochi giorni i due elfi affrontarono la prova. Vennero separati e portati negli abissi di un lago: dovevano ritrovarsi. Da menti sincrone riuscivano a comunicare tra di loro, ma flebilmente, la distanza era tanta e non si erano mai esercitati a comunicare con la mente molto lontani uno dall'altra; pensarono che però sarebbe stato facile orientarsi, comunicare e ritrovarsi. Pensavano di riuscirci... così credevano.

"Dreja, provo a superare un banco di rocce, forse sentirò meglio la tua presenza"
"Ho visto delle ombre aggirarsi qui attorno"
"Saranno pesci innocui, ma stai in guardia lo stesso"
"Calma e fermezza, hai ragione"
Dopo che Adren ebbe aggirato le rocce, sentì, nell'anima, l'inquietudine di Dreja, rabbrividì e cercò di tranquillizzarla ma l'angoscia dell'elfa crebbe fino a tramutarsi in panico "Dreja, cos'hai?"
L'elfa gridò alla mente del compagno "C'è..."
"Cosa? Cosa c'è?" ma l'elfo non ottenne risposta e la presenza di Dreja si spense all'improvviso.

Una voce soave giunse dagli abissi alle orecchie di Adren "Vieni con me, sei stanco e hai bisogno di ristorati" e una sirena comparve dal nero delle ombre, gli tendeva la mano, lo incantava con la sua bellezza, con la sua pelle quasi diafana "E' una prova difficile, devi riposarti un po' per poter riprendere al meglio"
Adren non seppe dire di no a quella voce suadente e alla possibilità di rigenerarsi, la seguì abbandonando l'abisso.
La sirena lo portò in superficie, in una grotta, per offrirgli cibo e bevande e intanto la creatura le parlava dolcemente incantandolo. Parlava della bellezza della vita acquatica tanto che Adren iniziò a desiderare quella vita lontana dagli impegni reali, lontana dall'essere un principe.
La sua voce gli accarezzava l'anima e quegli occhi, quanto erano dolci, bellissimi, unici, di un viola intenso. Quegli occhi sembravano capirlo, scrutarlo dentro.

***

L'ultima cosa che Dreja vide furono due occhi, poi tutto divenne nero; cadde in un sonno profondo in cui rivide quegli stessi occhi, erano particolari, di un viola intenso. Rivide i momenti di permanenza tra le sirene. Una di loro aveva quegli occhi e spesso l'avevano incontrata; ogni volta, quella creatura, la guardava per un attimo con indifferenza, ma fissava Adren dolcemente, troppo a lungo.

***

"Dalla prima volta che ti ho visto ho capito che desideravi una vita di pace. Resta con me e l'avrai. Non pensare più alla tua missione, alla tua compagna, alla tua casa. Qui avrai tutto ciò che desideri: saprò darti felicità, pace e amore" stava sussurrando la sirena ad Adren.
"Non posso lasciare i miei cari, la mia casa, Dreja... Dreja! Devo tornare nell'abisso!" ma quando fece per tuffasi in acqua, la sirena lo afferrò per un braccio trattenendolo a forza. La sua voce, che prima sussurrava dolce, cambiò tono, era arrabbiata "No! Sei mio!" e delle alghe si arrampicarono sul corpo dell'elfo impedendogli di muovere le gambe.
Alla mente di Adren tornò nitido un ricordo: stava con il suo saggio in riva ad uno stangno, era appena ragazzino, accarezzava il pelo dell'acqua, curioso chiedeva se c'era qualche creatura magica ad abitare nell'acqua; e il saggio gli raccontò un qualcosa di molto particolare "Lontano da qui, vivono le sirene, creature metà donna e metà pesce, esseri misteriosi e oscuri. Le sirene sono bellissime, sono capaci di incantarti con poche parole, ma sono anche molto egoiste e malvagie quando desiderano qualcosa. E' come se la loro mente si oscurasse e da creature pacifiche si trasformano in belve".

***

Dreja aprì gli occhi, era sola in una valle di sabbia e acqua, le sue gambe e le sue mani erano legate da alghe che si elevavano dalla sabbia, tentò di liberarsi, di lanciare magie ma invano, chiamò Adren, lo cercò con la mente, lo sentiva soffrire.

***

La sirena dagli occhi viola fissava Adren e cantava una strana nenia, l'elfo si sentiva sempre più confuso ma leggero, come se fosse pronto a non pensare a nulla. All'improvviso sentì una voce nella sua mente che insisteva, urlando, lo chiamava, era Dreja che cercava di dirgli qualcosa ma lui non capiva il significato delle parole. Nella sua mente c'era un nero abisso che lo risucchiava, stava perdendo la sua anima.

 
 
 
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