Creato da atapo il 15/09/2007
Once I was a teacher

OTTOBRE

 
 Lieve offerta
 Vorrei che la mia anima ti fosse 
leggera
come le estreme foglie
dei pioppi, che s’accendono di sole
in cima ai tronchi fasciati
di nebbia -

Vorrei condurti con le mie parole
per un deserto viale, segnato
d’esili ombre -
fino a una valle d’erboso silenzio,
al lago -
ove tinnisce per un fiato d’aria
il canneto
e le libellule si trastullano
con l’acqua non profonda -

Vorrei che la mia anima ti fosse
leggera,
che la mia poesia ti fosse un ponte,
sottile e saldo,
bianco -
sulle oscure voragini
della terra.
(Antonia Pozzi)
 

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"Che tu sia per me
il coltello"

le parole scritte
per raccontarsi, conoscersi,
amarsi


R. L. Stevenson

"Viaggio nelle Cévennes
in compagnia
di un asino"

avventure,
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tra i monti

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CEVENNES 4

Post n°1469 pubblicato il 22 Settembre 2017 da atapo
 

VERSO  NORD

Ora ci dirigiamo a Nord, dobbiamo superare il monte Lozère.

 

E' tutto esattamente come aveva descritto Stevenson: il versante Sud un alternarsi di abeti, brughiere, radure dove sorgono piccole fattorie, ma soprattutto un "caos" (parole usata in francese che rende benissimo l'idea) di enormi massi e gruppi rocciosi che a volte assumono strane conformazioni. Man mano che si sale l'orizzonte si apre su onde di montagne che non finiscono mai.

 

queste rocce mi sembrano il Brucaliffo

 

Oltre la cima sull'altro versante aumentano i boschi e si vedono grandi prati dove le eriche e altri fiori formano belle macchie di molti colori, dalle sfumature di tutti i rosa e viola, ai gialli e agli arancioni. Peccato che dalla mattina il tempo non ci è più amico, è molto nuvoloso, ventoso, a tratti piove. Così le foto non rendono assolutamente questa bellezza di colori.

 

 

Perchè spesso ci fermiamo a fare foto, col risultato che quando arriviamo ai ristoranti in cima e oltre... l'ora canonica per il pranzo francese è molto superata, questi sono già chiusi e anche stavolta dobbiamo pranzare in camper alla meglio: quasi soltanto formaggio locale, squisito. In quella zona ci sarebbero percorsi ed escursioni in piano, adatte a noi, tra i prati e in mezzo ai boschi, ma la metereologia ci sconsiglia, così rinunciamo e proseguiamo, arrivando alla città di Mende, la "porta a nord" del parco delle Cevennes.
Mende mi è subito simpatica: ha un'area di sosta per camper proprio vicino al centro storico, accanto ad un supermercato e vi si può stazionare gratuitamente fino a quattro giorni. Ah! Se tutte le città facessero così!  Invece abbiamo avuto l'impressione che anche in Francia, come in Italia, in diverse città non abbiano piacere di ospitare i camper, relegano le aree di sosta lontanissime dal paese, a volte addirittura proibiscono perfino la sosta nei parcheggi, con barriere o divieti espliciti. Come se pure i camperisti non producessero ricchezza e consumi, turisti come gli altri. Quando andavamo in Francia in passato questa sensazione non era mai stata evidente...
Mende non è molto grande nè molto famosa. Girando per le sue stradine mi pareva di essere a Vesoul, dove soggiornai ai tempi dei progetti Europei Socrates, sia per la sua struttura che per la tranquillità. Il centro storico di case antiche, molte in via di ristrutturazioni, è piccolo ma suggestivo.

 

 

La cattedrale è molto bella, tipica dello stile gotico francese, con la facciata un po' a fortezza e il campanile a guglia che si vede da tutti i punti della città, quasi come la cupola del Duomo di Firenze. Una guida che troviamo all'ufficio del turismo ci aiuta a scoprire i punti principali, con descrizioni e racconti su questa città che conobbe in passato tempi difficili di guerre di religione (restò cattolica in quella zona di protestanti) e tempi gloriosi come via di collegamento tra il Sud e il Nord della Francia. Troviamo qui alcune Madonne Nere, statue che sono molto comuni in Alvernia: in fondo l'Alvernia è a due passi verso Nord.

 

 

Nonostante l'area camper fosse sempre affollata, di turisti per la città non se ne vedevano molti e tutti erano molto discreti e silenziosi. Naturalmente nessun Italiano, come nessun Italiano abbiamo incontrato in tutte le Cevennes.
La settimana prima del nostro arrivo c'erano state a Mende le Feste Estive, con spettacoli, sfilate, quasi un Carnevale. Forse per questo la città ora è così tranquilla, inoltre molti negozi hanno appena chiuso per ferie ed anche diversi ristoranti... ma ne restano a sufficienza per sfamarci, basta trovarli col navigatore.
Che meravigliosa invenzione! Finiti i tempi in cui il navigatore lo dovevo fare io durante i viaggi, un occhio alla carta e uno alla strada, prendendomi i rimproveri del coniuge innervosito agli sbagli e alle indecisioni... e i tempi in cui per mangiare si andava quasi alla cieca, annusando l'aria e cercando frecce lungo la strada...
Peccato che avessimo dovuto rinviare l'inizio del nostro viaggio giusto di una settimana: se tutto fosse andato secondo i piani, saremmo arrivati qui proprio nei giorni delle feste, sarebbe stato bello!
Purtroppo a Mende dobbiamo fare un po' i conti sui tempi: i giorni che ci restano sono pochi, non riusciremo a completare il giro che avevo previsto, occorre scegliere e rinunciare.
Ma qualcosa è assolutamente irrinunciabile: un giro alle gole del Tarn!
Abbiamo già incontrato questo fiume, che poi si dirige a Ovest, formando delle gole strette, molto suggestive e famosissime: non dobbiamo farcele mancare! Dopo confronti e discussioni davanti alle carte, ci arrendiamo: riusciremo a percorrere solo metà della strada delle gole, se arrivassimo in fondo poi sarebbe da perdersi in altre zone di monti con strade piccole e tortuose per ritornare sulle Nazionali e avviarci verso l'Italia.

 


 

Dunque percorriamo questa strada incassata tra le rocce e il fiume, davvero bella, paradiso dei motociclisti, fino al paese di La Malène, da dove partono le canoe e le barche per escursioni lungo il Tarn così da vedere il paesaggio delle gole da un altro punto di vista.

 

La Malène

Pure al giro in barca dobbiamo rinunciare per questioni di orario, era una delle esperienze a cui tenevo di più in questo viaggio... Ci diciamo a consolazione che in un prossimo viaggio potremo percorrere la parte ovest del Parco che ora ci manca, comprese le gole del Tarn che non vediamo ora e il giro in barca non mancherà!
A La Malène il sole scompare presto dietro ai monti alti, è ora di tornare indietro. Mio marito, non pago delle curve già fatte, sceglie un nuovo percorso, ripido e con molti tornanti, che ci fa uscire velocemente (per modo di dire) dalle gole riportandoci in quota, oltre i 1000 metri, per poi attraversare la causse Mejan, che ci è già nota.


E lassù... ma lo racconterò la prossima volta...

 
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