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Post n°1828 pubblicato il 23 Giugno 2022 da atapo
 
Tag: memoria

ANNIVERSARIO




 

Si può festeggiare il compleanno di una cosa? Non credo sia comune il farlo, ma se il compleanno è di quelli importanti…

Ecco, io a metà giugno ho voluto festeggiare il ventesimo compleanno… della mia protesi d’anca!

Proprio perché ventesimo, se lo merita proprio!

Nel 2002, quando la mia situazione ortopedica si era fatta insostenibile, dopo tanti mesi in lista d’attesa, con una grande ansia, ma con la speranza che poi avrei avuto miglioramenti, affrontai questa prova che fu davvero pesante e impegnativa. I medici dicono che ormai è un intervento di routine, ma per chi lo deve affrontare non è da poco; di fronte ai vantaggi del “dopo” non mettono bene in evidenza i rischi, le complicazioni, gli esiti non perfetti… che accadono abbastanza di frequente perché in realtà è un’operazione complessa.

Nel mio caso ancora di più, perché provenivo da una malformazione di nascita, su cui erano intervenuti già nell’adolescenza, il medico che mi operò (bravissimo, pochi anni dopo divenne primario) aveva fatto tutti i calcoli e i controlli possibili. La complicazione che ne seguì, cioè la lesione al nervo sciatico, credo di poterla imputare proprio al fatto che la mia anca era “fuori posto” da prima, chissà da dove passava quel nervo, che fu toccato e danneggiato, per cui dovetti fare mesi e mesi di fisioterapia per riacquistare un po’ di sensibilità e di equilibrio, ma non completamente.

L’anca nuova però era PERFETTA e funzionava a meraviglia. Nel 2002 quel tipo di protesi veniva garantita per dieci anni, massimo quindici, invece ora, dopo venti anni, è ancora al suo posto e fa il suo dovere. Certo, un po’ di affaticamento con l’avanzare degli anni è aumentato, ma niente per cui mi debba preoccupare o senta segni di usura tali da temerne la fine, la necessità di sostituzione. E io ho venti anni di più, anche questo in generale è da mettere in conto! Io cerco di tenerla bene, di non affaticarmi o lanciarmi in prodezze da correre rischi, sarebbe veramente un sogno se mi durasse per tutta la vita, ricordo quell’intervento e il periodo successivo con angoscia, rifare l’esperienza è l’ultima cosa che vorrei.

Ecco quindi che un festeggiamento la protesi se lo meritava proprio: eravamo in montagna, siamo andati a mangiare al ristorante.

Ricordavo che per i dieci anni di protesi neppure ci feci caso, era la terribile estate del 2012, con la suocera ammalata in casa, poi all’ospedale…

Ma stavolta la ricorrenza non volevo proprio passarla sotto silenzio!

 
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INTERCITY

Post n°1827 pubblicato il 18 Giugno 2022 da atapo
 
Tag: viaggi

VIAGGIO LENTO

 


 

Ieri sono stata a Bologna. Giusto una scappata, praticamente l’arrivo per l’ora di pranzo (non mi lascio sfuggire l’occasione di una trattoria, un piatto di lasagne squisite e un cream caramel sublime), poi il pomeriggio e il ritorno in serata. Tutto deciso pochi giorni fa, dovevo incontrare persone a un evento, per una futura possibile iniziativa sul mio libro autobiografico… ma non voglio dire oltre sull’argomento, è tutto ancora agli inizi e nebuloso, forse non se ne farà nulla, per lo meno ho ritrovato amici e ho conosciuto nuove persone simpatiche.

Il motivo per cui ora scrivo è un altro, ha a che fare col viaggio-trasferimento, in particolare quello del ritorno. Il caso fortunato ha voluto che pochi giorni prima del fissare questo appuntamento, sia Trenitalia sia Italo mi avessero mandato le solite periodiche offerte per forti sconti sui viaggi del prossimo periodo… offerte che quasi mai avevo utilizzato, perché si sa che i miei viaggi sono col contagocce. Invece ora sono capitate proprio a proposito e riuscivo ad avere biglietti a prezzi molto inferiori, davvero una pacchia. C’erano da considerare gli orari, soprattutto quello del ritorno, abbastanza tardi per stare tranquilla di non dover fuggire a Bologna di corsa verso la stazione. Così esplorando il sito di Trenitalia ho scoperto che alle 20.04 da Bologna partiva un Intercity, forse l’unico della giornata. Residui di una ferrovia quasi preistorica, di Intercity non ce ne sono quasi più, almeno sulle linee principali, tutto è diventato più rapido e con l’alta velocità delle Frecce Firenze-Bologna si fa in poco più di mezz’ora. Stavolta fretta proprio non ce l’avevo, l’orario di partenza mi andava benissimo, non mi importava poi se il viaggio durava un’ora e venti, porto sempre con me un libro da leggere. E col prezzo così basso, lo sconto ulteriore di cui disponevo… mi sono tolta la voglia di viaggiare in prima classe con meno di 10 euro!

Intercity… qualcosa che mi riportava al passato… ed è successo qualcosa che non avevo previsto.

Il ritorno con questo treno, iniziato con 20 minuti di ritardo che non mi hanno affatto sorpreso, anzi avevo messo in conto tale eventualità, mi ha fatto fare un viaggio nel tempo.

Mi sono sorpresa a pensare da quanti anni non prendevo l’Intercity, che viaggia sulla linea che non è solo gallerie, ma ti lascia ammirare l'Appennino.

A quei tempi sapevo a memoria i paesi e i paesaggi e li riconoscevo al volo: all’uscita di ogni galleria l’abitudine mi faceva capire subito in che punto eravamo, poi c’era la sottile ansia durante la galleria lunghissima, coi truci ricordi degli incidenti e degli attentati.

Ho ripensato alle occasioni in cui viaggiavo così: nei tempi lunghi della mia tesi i frequenti pomeriggi Firenze-Bologna e ritorno per incontrare il professore che mi seguiva; negli anni precedenti a quelli i viaggi per dare gli esami universitari, per le iscrizioni e la ricerca dei programmi d'esame, lo stress di quelle fatiche di studio che si sommavano alle fatiche di famiglia e del lavoro...

Appena in pensione ci furono i tanti viaggi Firenze-Ferrara negli ultimi anni di vita di mia madre, viaggi sempre più tristi... E quelli successivi alla sua morte, per svuotare la casa, tra nostalgia, dolore e ricordi.

E ancora, prendevamo gli Intercity notturni con le classi per i viaggi-scambio in Francia, risentivo il chiasso dei bambini emozionati, anche agitati all'inizio con la sistemazione negli scompartimenti e i bagagli dappertutto, per alcuni era il primo viaggio in treno e senza genitori... anche noi insegnanti eravamo un po' emozionati per l'avventura, ogni volta diversa: si apriva per loro e per noi una settimana che sarebbe stata ricca di esperienze indimenticabili.

Così il viaggio è volato senza che avessi bisogno di aprire il libro per leggere, guardavo dal finestrino a riconoscere i paesaggi familiari e a rievocare anche un po’ alla rinfusa tanti ricordi della mia vita. La luce del lungo tramonto sereno di giugno mi ha consentito questo viaggio nel tempo fin quasi all’arrivo a Firenze, a un presente ormai immerso nel buio notturno di una serata caldissima.

 
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PROGETTI ?

Post n°1826 pubblicato il 16 Giugno 2022 da atapo
 
Tag: cronaca

AVANTI E INDIETRO

il mio paese sulla montagna pistoiese

Ancora non si sa niente, non si può decidere niente. La revisione del camper è stata fatta, il risultato è che si devono cambiare le gomme: non è prudente avventurarsi in viaggi con quelle montate, sono troppo vecchie.

Così ora il marito deve cercare le gomme nuove (confronto prestazioni, prezzi ecc. tutto on line), poi trovare l'officina, farle procurare, fissare l'appuntamento per il lavoro...

Giorni e ancora giorni.

Nel frattempo a Firenze si bolle, allora andiamo in montagna, tre, quattro giorni, poi si torna, ci sono varie incombenze in città, per fortuna il viaggio dura meno di un'ora.

Lassù si sta bene, è fresco ed è tutto riposo per me, perchè non ho un computer mio, solo il cellulare per leggere la posta, le ultime notizie di facebook, qualche telefonata o messaggio ad amici e amiche. E per questi spostamenti sono da organizzare nei tempi giusti le provviste, le lavatrici, i bagagli da spostare...

Lassù leggo, almeno finisco qualcuno degli innumerevoli libri intonsi della mia biblioteca, anzi, ho pensato che, ora che qualche armadio è sistemato e chiuso, ne porterò là un bel po', di quelli più... narrativi e leggeri, proprio da vacanza.

Sollecito il marito affinchè finisca la camerina col lettino singolo, così spero che mio figlio ci lascerà finalmente Riccardo per qualche giorno.

Intanto però il mare si allontana sempre di più!

E si sta avvicinando un altro "incubo": a mio marito il 27 luglio scade la patente: dovrà rifare la visita medica. Quando? Impossibile saperlo, lui ha presentato la documentazione molto per tempo, come gli era stato consigliato cinque anni fa, quando per il precedente rinnovo si era mosso all'ultimo momento ed eravamo rimasti senza patente per alcuni mesi e fu una tragedia!

Questa volta i documenti ci sono, la richiesta è partita, ma... c'è il covid! Tutti questi tipi di prestazioni hanno ritardi spaventosi, ne leggiamo sui giornali, si rischia di aspettare mesi su mesi prima di essere chiamati. E nel frattempo? Mezzi pubblici e taxi.

Se non riusciamo ad andare al mare e a rientrare per il 27 luglio... Fine dei progetti di viaggio estivi, oppure tutto da reinventare.

E' mai possibile che ultimamente quasi tutte le estati ci sia da combattere per un po' di viaggetti e un po' di mare? E non aggiungo altro per ora, accontentiamoci della salute.

 

 
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MA E' GIA' ESTATE ?

Post n°1825 pubblicato il 05 Giugno 2022 da atapo
 
Tag: cronaca

GIUGNO CHE SEMBRA LUGLIO


"Amicizia" di Eduardo de Filippo

E anche maggio è volato. I miei buoni propositi di stancarmi un po’ meno dopo lo spettacolo di Brecht non li ho molto realizzati: ho preparato quelle presentazioni del libro all’evento del quartiere, al CIDI mi hanno coinvolto in un convegno nazionale on-line in cui dovevo parlare della mia esperienza come insegnante nel laboratorio extracurricolare di teatro in francese. Dicevano che quest'anno doveva partecipare anche il nostro gruppo di studio sull'intercultura, che ognuno di noi aveva qualcosa di interessante da trasmettere ad altri... Ho aderito senza molto entusiasmo, ormai sono passati anni dal mio lavoro di insegnante, inoltre quella era un’esperienza particolare che secondo me non si può liquidare in 15 minuti di bla bla davanti a uno schermo, senza il tempo e il modo di approfondire in risposta alle eventuali domande degli ascoltatori; ho lavorato a lungo a preparare quella relazione, cercando i punti essenziali, la documentazione indispensabile, da materiali che avevo riposto nell’armadio da anni, semplificando, tagliando… e alla fine non sono rimasta soddisfatta di come si è svolto l’intervento, in così poco tempo (e interruzioni per inconvenienti tecnici) mi pareva non fosse esauriente a far capire il valore e, soprattutto, la riproducibilità in altre situazioni di un progetto simile. E non vedere in faccia chi mi ascoltava non mi dava il riscontro dell’attenzione, interesse e partecipazione. Vabbè. Molta fatica, risultati quantomeno dubbi. Spero che sia l’ultima volta che si facciano convegni online e magari anche l’ultima volta in cui mi chiedono di partecipare: da otto anni ormai sono completamente al di fuori dalla scuola!

Poi c’è stata l’ultima fatica teatrale: i “ragazzi over 65” hanno messo in scena alcuni atti unici, io ero in “Amicizia” di Eduardo de Filippo. Anche se è stato impegnativo, con necessità di prove aggiuntive per migliorarci al massimo (ma per fortuna, essendo tutti pensionati, si potevano fissare in orari decenti e diurni), mi sono molto divertita. Siamo andati in scena il 27 maggio, proprio all’inizio del gran caldo: era stata un’ottima intuizione di chiudere il percorso teatrale entro maggio, dato che alcuni poi partivano già per viaggi, da bravi pensionati.

Nel frattempo abbiamo avuto occasioni di procurarci alcune cose che occorrono nella casa in montagna, allora vai, giornate a girare, a prenderle, a portarle su… c’era anche un divano, dono della mia regista anziana che sta cambiando arredamento in una delle sue case.

E assaporato il clima più favorevole che c’è ora in montagna ci siamo già ritornati e restati per tre giorni, fra un impegno e l’altro. Lassù, dopo aver scaricato le innumerevoli mercanzie che portiamo ogni volta, mi riposo davvero, non svengo per il caldo (alla sera: felpa), leggo finalmente un bel po’ di libri, di romanzi. Ora sono con “La guerra dei figli” di Lidia Ravera, in tre giorni in montagna ne ho letto metà.

Il caldo forsennato mi dà la sensazione di essere già avanti con l’estate, luglio inoltrato, mi stupisco quasi che siamo ancora qui e non in qualche viaggetto.

Questo argomento è ancora un grosso punto interrogativo. Mio marito è riuscito a ridursi all’ultimo per fissare la revisione del camper, quando ormai l’officina era strapiena di appuntamenti e ce lo ha fissato per il 10 giugno, fino ad allora meglio non usarlo, ci sono alcune cosette da controllare. Tocchiamo ferro che tutto poi si sistemi in fretta, che si possa metterlo in strada… verso il mare! Io avrei preferito poter partire appena finito l’ultimo spettacolo, per essere ora già coi piedi a mollo.

Ho una voglia folle di mare, ma leggo nei siti e pagine di camperisti che i prezzi in campeggi e aree di sosta sono saliti alle stelle e che sulle coste da molte parti è già tutto esaurito, pare che il covid abbia “lanciato” la moda del camper, piccola casa indipendente che isola da contatti rischiosi. Così chissà cosa ci toccherà, se riusciremo a vedere il mare…

Nei prossimi giorni dobbiamo fare quindi un po’ di progetti per l’estate, confrontarci anche coi figli, se e quando avranno bisogno di babysitter… penso che in ogni caso sarà bene preparare vari piani d’azione, quello A, ma forse non basterà soltanto prevederne uno B, le sorprese posso essere tante…

Io, per ora, fino al 10, vivo giorno per giorno, sopravvivendo al caldo con l’aiuto della ginnastica in piscina.

 
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DOVE VORREI TORNARE

Post n°1824 pubblicato il 30 Maggio 2022 da atapo
 
Tag: viaggi

MOLISE

 

 

"Il Molise non esiste” così come “La Basilicata non esiste”: frasi cattive che girano su queste due piccole regioni che hanno tante bellezze, come tutte le altre regioni italiane, però meno pubblicizzate, quindi meno conosciute, sono luoghi per intenditori.

Nella seconda non ero mai stata fino al viaggio-avventura dell’estate 2011 (chi volesse saperne di più è anche raccontato abbondantemente in questo blog), nella prima andai tanti anni fa.

Erano i tempi dei figli piccoli e delle vacanze in campeggio col carrello-tenda, da fare santo subito per la sua comodità: si attaccava all’auto, arrivati in campeggio si staccava, si premevano alcuni pulsanti e si apriva tutto, ferri di supporto, teli di copertura, piani aggiuntivi, un po’ come i furgoncini degli ambulanti. Entro cinque minuti potevamo già andarci a letto dentro, se eravamo arrivati alla sera tardi. Poi, con comodo, il mattino dopo si aggiungeva la veranda. E se volevamo fare gite nei dintorni si lasciava lì il carrello e si partiva con l’auto.

Insomma, quell’anno eravamo finiti in Molise, in un campeggio sul mare vicino a Campomarino; quasi sempre sceglievamo un po’ a caso le mete delle nostre vacanze, ma sempre al mare, che faceva bene a me e ai bambini, forse quella volta aveva influito anche la mia curiosità di conoscere qualcosa sui popoli antichi precedenti ai Romani. Non ricordo molti dettagli di quei giorni, soprattutto la tranquillità del luogo, insieme alla sua ricchezza di un ambiente ancora molto naturale. Ci stavamo bene, i figli erano sempre all’aperto con gli altri bambini ospiti del campeggio, passavano i contadini con uova, verdure e formaggi squisiti, c’era vicino un maneggio appena aperto con prezzi irrisori, lì ho scoperto la bellezza dell’andare a cavallo, anche mio figlio, che aveva otto anni, si appassionò a tal punto che poi da adolescente andò a fare per vari anni settimane-vacanza a cavallo.

Ogni tanto facevamo gite, a Termoli, nei paesi sulle montagne dell’entroterra: per arrivarci c'erano o autostrade o quasi mulattiere contorte, in una natura incontaminata. Ciò che mi rimase più impresso e che ricordo ancora è l’enorme diga di Guardalfiera, il grande lago che si è formato e la strada che lo attraversa: un’opera così imponente per un territorio così piccolo! Certo un vantaggio per gli approvvigionamenti d’acqua per le coltivazioni, ma sulla costa gli abitanti storcevano il naso: al campeggio ci dicevano che la diga aveva cambiato il microclima, quella enorme massa d’acqua aveva aumentato l’umidità e la piovosità, prima non c’erano mai stati temporali così violenti… e lo subimmo anche noi, perché un acquazzone quasi diluvio appena prima della nostra partenza ci impregnò d’acqua il carrello, ferri e teli, a tal punto che da allora cominciò il suo lento rovinarsi e arrugginirsi.

Negli ultimi anni, attraverso questo blog ho conosciuto un’amica originaria di Capracotta, in Molise; emigrò a Bologna da piccola, ma laggiù ha ancora una casa di famiglia in cui trascorre diversi mesi all’anno. Le foto che mette su Facebook di quelle zone mi fanno ripensare a quella lontana vacanza e mi è venuta voglia di tornarci, ormai sono diversi anni che all’inizio dell’estate lo prendo in considerazione, ma, per una ragione o per l’altra, alla fine viene rimandato a… chissà quando.

 
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PRESENTAZIONI

Post n°1823 pubblicato il 25 Maggio 2022 da atapo
 
Tag: cronaca

"IL LIBRO DEL VICINO"



Si tratta di una manifestazione del mio quartiere: gli scrittori che abitano in zona possono presentare un loro libro al pubblico, in alcune biblioteche. Di questo libro lasciano in omaggio una copia ad ognuna delle biblioteche di quartiere.

Nata qualche anno fa, sospesa nel 2020 per il covid, l'anno scorso fu fatta on line, io partecipai per la prima volta, feci conoscere il mio libro "Neretta". Quest'anno finalmente è tornata in presenza ed io mi sono iscritta, stavolta col libro "L'aria buona del giardino".


Per me è la prima esperienza di questo genere, ero emozionata, ma non troppo, in fondo mi piace incontrare le persone, raccontar loro qualcosa, intuire le reazioni del pubblico osservando le reazioni, gli sguardi... altrimenti che attrice sarei?

Forse ero più agitata l'anno scorso, con queste piattaforme dove vedi gli altri ma sembrano lontanissimi, riesco male a interpretare gli sguardi, e ho in più l'ansia dei malfunzionamenti della tecnologia.

Mi ero preparata bene: le impressioni sul mio libro che mi aveva raccontato un amico mi avevano dato l'idea di fare una piccola indagine tra altri amici lettori su quali parti li avessero colpiti di più. Avevo ricevuto parecchie risposte, con risultati interessanti: contavo di leggere piccoli brani, scelti tra quelli che avevano avuto più preferenze, sarebbero stati probabilmente graditi.

Invece, alla diffusione del programma ho scoperto che in una prima presentazione generale di tutti gli autori ognuno avrebbe avuto a disposizione cinque minuti e che vuoi dire in così poco tempo?

Successivamente ci sarebbero stati altri due incontri, in due diverse biblioteche di quartiere, in ognuno avremmo avuto quindici minuti, nemmeno questi sono poi molti, quando si parla o si legge passano in un baleno.

Così ho dovuto tagliare drasticamente le mie aspirazioni di letture, insomma ho letto solo due brani, il primo sul giardino, tanto per onorare il titolo, il secondo sulle mie prime impressioni appena arrivata a Firenze, stavolta per onorare... il pubblico fiorentino. Ho preferito per il resto del tempo spiegare perchè l'ho scritto e cosa si può trovare in quelle pagine: una città, Bologna, e un'epoca molto diverse da oggi.

Sono così rimasta dentro ai tempi dati, altri autori hanno spudoratamente "sfondato" e non mi è sembrato corretto. Il pubblico mi è parso attento e interessato, entrambe le volte; mi dispiace che fossimo in tanti autori, alla fine era tardi, quasi nulla è rimasto per chi voleva porre osservazioni o domande. Penso di suggerire agli organizzatori, che conosco, di fare magari una presentazione soltanto per ciascun autore, anzichè due, ma con maggior tempo a disposizione. Entrambe le volte è venuto qualche mio amico, più di quanti mi aspettassi e questo mi ha reso felice e carica per dare il meglio di me.

Mi dispiace un po' che mio marito non si sia fermato nemmeno una volta, dice di essere contento quando scrivo o vinco premi, però non gli interessa questo genere di eventi, magari mi accompagna, ma poi se ne torna a casa, o si ferma ad aspettarmi in un parcheggio, leggendo o lavorando al portatile.

Ora però confesso una cosa: anche altri autori hanno letto brani dalle loro opere, devo dire che quasi nessuno mi è piaciuto, mi parevano abbastanza inconsistenti nel contenuto, o con linguaggio arzigogolato... e le poesie di poetico avevano ben poco, non mi davano emozioni, erano più raccontini dove, immagino, ogni tanto si andava a capo, se avessi visto la pagina scritta. O forse sono troppo critica e presuntuosa?

Tra l'anno scorso e ora, in questo evento ho conosciuto alcune scrittrici, famose come me, cioè per nulla; una soprattutto mi ha colpito, una signora egiziana che l'anno scorso presentò due fiabe del suo paese scritte in italiano e arabo, mentre quest'anno un romanzo costruito da interviste a donne emigrate. E' stato pubblicato da una casa editrice egiziana, per ora solo in arabo, peccato, perchè l'avrei letto volentieri. E' una donna vulcanica, attiva in varie associazioni culturali, ci ha proposto di ritrovarci ancora per conoscerci meglio; così un pomeriggio in quattro scrittrici ci siamo date appuntamento in un parco cittadino e siamo rimaste a chiacchierare un'oretta di noi, dei nostri lavori, dei dubbi, successi e insuccessi della nostra attività e dei nostri sogni letterari. Due di loro sono anche insegnanti, altro punto che ci accomuna. Vorremmo aiutarci a creare occasioni per presentare e diffondere i nostri lavori, è una strada per me completamente nuova, ci terremo aggiornate... e chissà...

 
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TEMPI BREVI E RARI

Post n°1822 pubblicato il 17 Maggio 2022 da atapo
 

PICCOLE GIOIE

 


 

In una grande cucina, un tavolo con succhi di frutta e pezzetti di schiacciata, è ora di merenda.

In mezzo al tavolo, un sacchetto di stoffa ben chiuso da un nastro azzurro, vicino un biglietto: regalo e auguri per un compleanno.

Attorno al tavolo tre bambini e una nonna (io). E’ il compleanno di Damiano, io e il nonno siamo andati a prenderlo a scuola, insieme a Cesare, poi io ho aspettato Diletta alla sua scuola, ora siamo lì tutti insieme.

Smaniano per aprire il pacchetto, ma ho detto che prima devono finire la merenda e pulirsi bene le mani unte. Intanto giochiamo a indovinare cosa contiene, devono pormi domande a cui posso rispondere solo con SI’ o NO, si divertono proprio e non indovinano, anzi il mistero diventa ancora più fitto.

Finalmente Damiano può aprire: ci sono due statuine di dei Egizi (ricordate la visita al museo archeologico?): il dio ippopotamo in ceramica azzurra, riproduzione di quello conservato al Louvre, e il dio cane Anubi di legno nero, un pezzo vintage che proviene dall’Egitto. Damiano è felicissimo, li accarezza, ne studia ogni particolare, tutti ascoltano la storia dell’ippopotamo e del significato dei fiori di loto disegnati sulla statuina.

Poi un discorso dietro l’altro e finiamo a parlare del terremoto che in questo periodo si fa sentire a Firenze: loro mi dicono cosa si deve fare, l’hanno ben chiaro, io gli racconto le mie esperienze di terremoti precedenti.

E’ bello stare così insieme, senza fretta, tranquilli, a parlare e ad ascoltarci, senza la televisione accesa. Peccato che queste occasioni siano così rare, quasi sempre abbiamo fretta, hanno qualcosa di pressante da fare, c’è un cartone in TV che gli interessa, o sono agitati e si scatenano. Me lo ricorderò con piacere quel pomeriggio.

Quando, alcuni giorni dopo, ho ricevuto in dono il libro “La cuntintizza. Piccole ragioni della bellezza del viveredi Simonetta Agnello Hornby e Costanza Gravina e ho letto in quarta di copertina “… qualcosa di piccolo che si scioglie e per un attimo addolcisce il tutto e subito si consuma” , mi è venuto in mente quel breve tempo di pace e bellezza vissuto insieme ai tre bimbi in quel pomeriggio, così bello e così breve.

 

 
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FINE DI UN' EPOCA

Post n°1821 pubblicato il 10 Maggio 2022 da atapo
 
Tag: teatro

SPOSTATI ADDIO


Picasso


A fine mese la regista lascerà Firenze definitivamente, dividerà l’anno tra Viareggio, dove ha un appartamento, Nizza, dove ha una casa, il Lussemburgo, dove vive sua figlia. Sta iniziando un periodo tumultuoso in cui dovrà sistemare le sue case, il teatro verrà accantonato, probabilmente per sempre. Del resto ha già un’età ragguardevole, può anche pensare di riposarsi.

Ieri sera ci ha invitati tutti in un bar del centro, dalle 19,30 alle 22,30 era solo per noi, per un apericena e un incontro di saluti.

E’ stato molto bello, a tratti commovente: c’eravamo tutti noi “Spostati”, del Camerino Volante, nonostante fossero invitati, ne sono venuti solo alcuni, manco a dirlo quelli più simpatici (probabilmente quelli che si sono trovati meglio nei due lavori che abbiamo già fatto insieme).

Pizzette e chiacchiere, brindisi e rievocazioni del successi passati.

C’era anche Enrico, il nostro artista che ha sempre preparato scenografie e locandine, è anche ottimo musicista e negli spettacoli ci faceva gli accompagnamenti musicali, sia con arrangiamenti di canzoni, sia con composizioni sue. Ieri sera aveva portato la tastiera e a un certo punto ci siamo messi a cantare in coro… un po’ di tutto, partecipava anche il padrone del bar.

Il locale è in una stradina del centro abbastanza conosciuta, le porte erano spalancate, i passanti rallentavano incuriositi, si aprivano le finestre delle case e qualcuno si affacciava: erano divertiti, abbiamo fatto spettacolo, l’ultimo spettacolo. E quando ricordavamo che non ci saremmo più incontrati in questo modo, che non avremmo più lavorato insieme spronati dalla nostra regista, c’era un attimo di imbarazzo e di commozione…

Avevamo commissionato a Enrico una pittura da regalarle: lui ha fatto una bellissima composizione in cui c’è lei al centro e tutt’intorno, come immagini in girotondo, delle raffigurazioni che riprendevano particolari degli spettacoli che abbiamo messo in scena durante gli anni in cui siamo stati “Spostati”. Non poteva avere un’idea migliore: a guardarla si rivive la nostra storia teatrale, siamo rimasti affascinati quando la destinataria ha aperto il rotolo e mi pare proprio che l’abbia gradito moltissimo. Naturalmente dietro l’abbiamo tutti firmato.

Alle 22,30 siamo usciti, fine della festa. Sul marciapiede non ci decidevamo a lasciarci, tra le promesse di rivedersi, di andare a trovare la regista, almeno quando sarà a Viareggio…

Fine degli Spostati, ci disperderemo; qualcuno spera di avere impegni con un altro regista di un teatro fiorentino, in teoria molti di noi sono ufficialmente passati al Camerino Volante, ma ancora non è chiaro cosa bolle in pentola e se ci saranno progetti che coinvolgano tutti.

La storia della compagnia è decisamente finita.

Meglio, per ora, cominciare a pensare alle vacanze!

 

 
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DOVE VORREI TORNARE

Post n°1820 pubblicato il 01 Maggio 2022 da atapo
 
Tag: viaggi

VIENNA

 

 

Forse avrei dovuto dire AUSTRIA, o forse va bene così, VIENNA.

Un'estate di molti anni fa, durante le settimane in cui i nostri figli erano in vacanza in colonia e mio marito ed io eravamo soli, decidemmo di fare un viaggetto in Austria, nove giorni, dal sabato alla domenica successiva, una settimana di ferie per mio marito.

In macchina, senza fissare nessun albergo: lui si era informato e aveva saputo che in ogni paese e città all'ufficio del turismo si poteva fissare una stanza o un albergo per la sera stessa e così avremmo fatto.

-Ma come si fa con la lingua, col tedesco? Parlerai sempre tu in inglese?- chiesi io.

-Non preoccuparti, mi rassicurò lui, ho studiato il tedesco nei primi due anni di scuola superiore, non avremo problemi.-

Io non ero del tutto tranquilla, ma a quei tempi avevo ancora molta fiducia nelle sue affermazioni.

Appena passato il confine, ai primi cartelli stradali o di avvertenze io mi sentivo un'aliena.

-Cosa c'è scritto?- chiedevo. Lui taceva.

Al secondo paesino che attraversavamo fermò l'auto di botto davanti a un negozio, scese ed entrò velocemente: ne uscì con un piccolo vocabolario italo-tedesco, si era reso conto di non ricordare quasi niente!

Così cominciò quel viaggio, che poi proseguì molto bene, percorremmo la strada tra i laghi per avvicinarci a Vienna, la nostra meta più importante. Soggiornavamo in bed&breakfast graziosissimi, con paesaggi da sogno e colazioni superabbondanti e squisite, lungo il percorso però tante cose belle ci distraevano e ci facevano attardare: soste ai bordi dei laghi in luoghi incantevoli, un villaggio-museo con la ricostruzione della vita medievale (allora impensabile in Italia), la città di Klagenfurt, poi Graz...

Insomma, i giorni passavano troppo veloci così quando arrivammo a Vienna ci era rimasto poco tempo, mi pare tre giorni al massimo. E sulla guida erano tante le cose da vedere! Quanto abbiamo camminato! Ci abbiamo infilato anche il castello di Schönbrunn e lì mio marito temeva crollassi a terra da un momento all'altro dalla stanchezza. Non volevo assolutamente perdermi un giro sul Prater (dove soffiava un vento gelido dal Danubio), qualcosa di Klimt, il mercato dell'usato dove dai paesi dell'est arrivavano oggetti strani e particolari, la cotoletta viennese e, soprattutto, almeno una merenda in un caffè, a base di sachertorte.

I miei sensi erano talmente attivi e all'erta per non farmi sfuggire niente in quelle ore di folle immersione nel mondo viennese che, alla notte, sognai di continuare i giri turistici e sognai... in tedesco, che capivo benissimo, almeno in sogno.

Restammo fino all'ultimo minuto possibile, di corsa rientrammo in Italia, vedendo Salisburgo, dove avremmo voluto fermarci, solo dal finestrino dell'auto.

Così tornerei volentieri a Vienna (e aggiungo pure Salisburgo) rifacendo la zona dei laghi, ma senza fretta, d'estate, mettendoci stavolta... non meno di tre settimane!

 

 
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ATTIVITA' FISICA

Post n°1819 pubblicato il 30 Aprile 2022 da atapo
 
Tag: cronaca

A PASSO LENTO

 


 

Ha ricominciato a uscire, ma si sente molto debole, le gambe sono fiacche. Da febbraio, ancora non ci siamo. E non c'entra il covid. Gli ho proposto di andare lui a fare la spesa nei supermercati vicini, in circa un quarto d'ora a piedi ci si arriva, sarebbe una passeggiatina quotidiana, un'attività fisica leggera, ma costante, lo aiuterebbe a rinforzarsi, respirerebbe anche un po' d'aria. Se si convincesse ad andare in piscina, o a un corso di ginnastica leggera per anziani, abbiamo una palestra per questo a pochi passi da casa... Macchè!

Questo è mio marito, in pochi mesi è invecchiato di un bel po', se prima si muoveva poco, ora anche meno.

In due fine settimana sono riuscita a trascinarlo in centro a Firenze. La prima volta a vedere una mostra di Ferragamo sui bellissimi foulard di seta e l'origine dei motivi ornamentali usati nella ditta: un'esposizione particolare, curiosa e soprattutto bella, molto bella.

La domenica successiva in piazza Santa Croce al mercatino francese, attirato dall'acquisto dei biscotti bretoni di cui siamo golosi.

In entrambe le occasioni c'è stata una breve passeggiata, tra le vie del centro e sui Lungarni. I pomeriggi erano caldi e soleggiati, un po' di folla di turisti in certi punti, ma conoscendo la città si riuscivano a trovare strade poco frequentate. In questa stagione è bello girare per la città così luminosa e tiepida, i palazzi, il fiume, le sue rive, gli scorci del paesaggio e delle costruzioni sono ancora più affascinanti.

Ma ora camminiamo lenti: io che prima faticavo a stargli dietro col passo ora non fatico più, anzi a volte lui si ferma ad ammirare qualcosa, o a notare angoli che non conosceva (non ama andare in giro per la città così solo per guardare e scoprire), io riesco a stargli a fianco senza fatica, credo che queste soste siano anche per riposarsi.

Così scopro questa sua debolezza e mi addolora: sento il tempo che passa inesorabile, accantono come tesori questi momenti di serenità tranquilla, vorrei che ce ne fossero più spesso...

Non so cosa e quanto ancora riusciremo a fare, non si parla quasi più di progettare viaggi, ci sono diversi motivi che ci scoraggiano, ormai quello che è fatto credo ci dovrà bastare o poco di più...

... e tutto questo mi mette un po' di malinconia.

 

 
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INTORNO A PASQUA

Post n°1818 pubblicato il 22 Aprile 2022 da atapo
 

ARIA di RELAX

 


 

Sono stati molto belli i giorni attorno Pasqua: innanzitutto il sole, il tepore e la primavera nel suo splendore.

Siamo stati tutti insieme la domenica, nonni, figli e nipoti. Il solito pranzo a cui tutti contribuiscono, io avevo il… pezzo forte, perché da Bologna avevo portato più di un chilo di tortellini, comperati nel negozio più famoso della città (e nemmeno il più caro!), si sa che i tortellini bolognesi non hanno uguali e tutti in famiglia li apprezziamo, ricordando la città da cui proveniamo.

Per tortellini così SUPER ci voleva un super brodo, cioè quello fatto da me, che mio marito dice sia migliore di quasi tutti quelli che si trovano nei ristoranti. Così ora, consumato il brodo, ho congelato diverse porzioni di lesso, lingua e polpettone per pasti frettolosi dell’ultimo minuto.

Peccato solo che il giorno di Pasqua ci fosse un vento molto forte: avevamo progettato di fare tutti insieme una passeggiata… digestiva in un giardino storico di Poggio a Caiano, ma il vento eccessivo ce l’ha impedito, ci siamo accontentati di chiacchiere e giochi nell’ampia terrazza di mia figlia, protetta dal vento.

Martedì sono andata al Museo Archeologico con mio nipote Damiano: lui è l’intellettuale della sua famiglia, sempre interessato a tutto ciò che è culturale e tempo fa mi aveva chiesto “cos’è un museo?”

Dentro di me ero un po’ scandalizzata che in dieci anni di vita né i genitori, né gli insegnanti l’avessero mai accompagnato a un museo. Firenze poi di musei ne ha in abbondanza!

Dopo qualche spiegazione gli ho proposto di accompagnarlo a visitare un museo, quello che preferiva, a sua scelta. Ha deciso per la sezione egizia del museo archeologico e l’ultima mattinata delle vacanze siamo andati. Gli è piaciuto moltissimo, interessato a tutto, ha scattato foto, ha riconosciuto cose che aveva studiato; passando alla ricerca delle sale giuste ha intravisto gli spazi degli Etruschi e dei Greci, rallentava e gettava occhiate qua e là. Ma più di un’ora di visita come prima volta era sufficiente, gli ho promesso che torneremo ancora a vedere altro che gli interessa. Non sarà semplice trovare i tempi, con gli impegni scolastici e altro, ma vorrei proprio riuscirci e chissà che poi non voglia aggregarsi anche qualche altro fratellino…

Prima di uscire l’ho invitato a scegliere, al book shop, qualcosa come ricordo della visita, fra poco ci sarà anche il suo compleanno… Così ha preso un gioco di carte a quiz sugli Egizi e, diceva mia figlia, ha passato con questo tutto il pomeriggio.

Ora ci si avvia all’ultima parte della primavera, con la mente rivolta a certi prossimi impegni che stanno riempiendo il mese di maggio… e si comincia a pensare di tornare in montagna, una giornata per cominciare, riaprire e controllare che tutto sia a posto, comperare in paese la buona salsa di pomodoro e l’ottima carne, respirare aria pulita.

Peccato che la meteo dia tempo pessimo almeno le prossime due settimane: è vero, l’acqua ci vuole, ma la primavera si sogna sempre col bel tempo!

Mi impegno comunque a non stancarmi più come negli ultimi mesi, voglio godermi un po’ la vita e tutto quello che arriverà giorno per giorno!

 
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CAMMINA CAMMINA

Post n°1817 pubblicato il 15 Aprile 2022 da atapo
 
Tag: viaggi

GIORNATA FRA PARENTESI

 


 

Ho necessità di un distacco, dai giorni passati, dalla fatica, dall’ansia, dal quotidiano incombente, da ciò che vorrei cambiare, da ciò che non riesco ad afferrare…

Allora che faccio? Mi prendo una giornata che sia diversa da quelle prima e da quelle dopo, come uno scrollone che mi ricarichi, o di energie fisiche o, soprattutto, di energie mentali a cui attingere per proseguire. Una “giornata fra parentesi”, ho coniato questa definizione a mio uso e consumo.

Il meglio è andare a Bologna. Ma da sola, in treno, un libro nella borsa, una piccola mappa che fra poco cadrà a pezzi da quanto l’ho usata (dovrei ricordarmi, a Bologna, di andare a prenderne una nuova all’ufficio del turismo, ma lo dimentico sempre…), la macchina fotografica, gli orari di qualche mostra del momento, la speranza che ci sia il sole.

E anche stavolta è andata così. Le mostre in questione erano due: Lucio Dalla e Pasolini. Il primo da me amatissimo, il secondo per me quasi sconosciuto. Quando era in vita Pasolini era molto lontano dal mio modo di vivere, non mi attirava, successivamente ne ho scoperto l’acume intellettuale, certe intuizioni sui cambiamenti della società e alcune sue poesie dense di sentimento e sofferenza.

In questa giornata ho trovato tutto ciò di cui sentivo il bisogno. E ho camminato, camminato tanto: a Bologna conosco bene le principali direttrici nel centro storico, ma quando mi inoltro in certi quartieri antichi, in certi vicoletti, allora mi perdo e devo usare la mappa, mi piacciono questi straniamenti, i passi che rimbombano sotto i portici, i negozietti a sorpresa, i colori brillanti dei vecchi muri ben restaurati, le volute e i mascheroni dei palazzi antichi, i parchi che si intravedono oltre le cancellate di ferro, i ciuffi di glicine che in questa stagione ogni tanto spuntano e strabordano da giardini segreti, oppure si arrampicano sui muri, il vocio e i profumi del Mercato Vecchio. Non mi pare mai di essere stanca, camminando a Bologna, è la gioia e l’amore per la città che mi fanno resistere, vorrei vedere tutto e impadronirmi sentimentalmente di tutto. Salvo crollare poi sui gradini di San Petronio, quasi affollati di persone sedute come me, poi abbracciare con lo sguardo tutta la bellissima piazza Maggiore… e pensare che a Firenze è proibito sostare seduti sulle gradinate delle chiese, si rischiano multe: anche qui si nota la differenza di ospitalità tra Bologna e Firenze.

Questa volta sono anche tornata in un luogo dove ero già stata qualche anno fa, ma una giornata molto piovosa mi aveva impedito di godermelo: l’Orto Botanico dell’Università, in realtà è un giardino aperto al pubblico fitto di alberi, cespugli, prati e fiori, un’isola di natura in mezzo alla città, dove le auto quasi non si sentono, ma tanti uccellini si lanciano richiami che paiono conversazioni. C’era un bellissimo sole, li ascoltavo seduta su una panchina, non me ne sarei più andata da lì. Intanto arrivavano bambini coi genitori, ragazzi giovani a chiacchierare sull’erba, tutto in pace, tranquillità, luce e tepore di primavera.

Prima di riprendere il treno sono passata da un famoso negozio di prodotti tipici alimentari: volevo comperare i tortellini per il pranzo di Pasqua, ma ero sedotta anche dai vari dolciumi bolognesi!

Non potevo prendere molto altro, oltre ai tortellini, avevo solo lo zaino e una borsa da spesa in più e non posso portare troppo peso… Che fare?

Ho dovuto scegliere, a malincuore: solo qualche raviola con la mostarda, due piccole ciambelle. Ho lasciato il cuore e l’acquolina nella crescenta coi ciccioli, nella torta di riso e in quella con le tagliatelline.

E’ finita la mia “giornata tra parentesi”, Bologna mi ha cullata con affetto anche stavolta, nonostante un po’ di nostalgia ora mi sento meglio, la cura continuerà nei prossimi giorni, mangiando a colazione le raviole e le ciambelle.

 
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ULTIMA VOLTA

Post n°1816 pubblicato il 11 Aprile 2022 da atapo
 
Tag: teatro

ADDIO, MAC !

 


 

Ce l'abbiamo fatta! Lo spettacolo è andato in porto, sabato sera la prima rappresentazione, ieri pomeriggio la seconda!!! E tutte e due sono andate benissimo, il pubblico non era molto numeroso, quest'anno il teatro che ci ospitava ha cambiato gestione e sta perdendo popolarità, non pubblicizza i suoi spettacoli... Comunque di amici presenti ne abbiamo avuti abbastanza e tutti si sono divertiti.

Ma che faticata! Le ultime due settimane prove tutte le sere e fino quasi alla fine erano continuate quelle assenze che complicavano tutto!

Mi accorgo che non ho mai rivelato di che storia si trattava: dissi all'inizio che non si poteva ancora svelare per questioni di diritti d'autore, poi... ho continuato il mistero, quindi anche il titolo qui sopra resta incomprensibile!

Ecco, si tratta di una rielaborazione dell'"Opera da tre soldi", di Bertold Brecht. L'avevamo già messa in scena nel 2016, ora è stata ulteriormente "aggiustata" per non incorrere nei rigori delle leggi, però il filo è rimasto, così come le canzoni più belle e più famose, che si possono ritrovare on line, da vecchie registrazioni di Milva e Modugno negli spettacoli diretti da Strelher. Il MAC del titolo è il protagonista.

Per me è stato uno degli spettacoli più belli in cui ho recitato, mi sarebbe immensamente dispiaciuto se non fossimo riusciti ad arrivare in fondo; da quando lessi il testo, sei anni fa, mi immedesimai subito nel mio personaggio, la perfida signora Pitchum, e ho sempre cercato di migliorarlo, ora è stato un divertimento interpretarlo e anche stavolta in certe scene il pubblico ha riso di gusto (oltre agli applausi naturalmente!).

Gli attori che si erano ammalati ultimamente di Covid hanno fatto in tempo a guarire, ma per sicurezza altri avevano imparato le loro parti, con spostamenti fra interpreti e ruoli. Così quando sono ritornati per certi personaggi avevamo ... attori doppi! Per "par condicio" allora ci sono state due versioni: sabato diciamo la versione no-covid, con gli attori originali, domenica quella "covid", con i cambi effettuati, così tutti sono stati valorizzati!

In tutti questi cambiamenti io mi sono trovata ad avere... due mariti, uno sabato e un altro domenica! E non è proprio semplice adeguare l'interpretazione a due persone diverse, comunque è andata bene.

Gli Spostati e i Camerini, come ci definiamo, nello sprint di prove intense finali, in cui tutti erano finalmente presenti, hanno cominciato a conoscersi meglio e ad affiatarsi; i Camerini sono ammirati dalla bellezza e ricchezza del lavoro che ne è uscito, noi Spostati... lo sapevamo già il valore della nostra regista, siamo entrati un po' più in sintonia con loro!

Con un po' di malinconia ora diciamo addio al nome Spostati. Non comparirà più, da oggi siamo definitivamente inglobati nella compagnia "Il Camerino Volante", per la nostra regista è stato l'ultimo spettacolo, andrà in pensione da questo che lavoro non è, ma per lei è una grandissima passione. E' anziana, ha situazioni familiari un po' delicate, sta per traslocare in un'altra città, dovrà andare ogni tanto all'estero dalla figlia... però seguirà con tanto affetto le prossime avventure teatrali. E per me rimarrà una cara amica.

Oggi, dopo aver riordinato con malinconia gli abiti di scena, inizio un piccolo periodo di riposo, ne ho un gran bisogno dopo tutto questo impegno; nel pomeriggio sono andata in piscina che avevo dovuto saltare per due settimane. Camminavo per strada e mi sentivo leggera... come se avessi tolto dai pensieri e dal corpo chili e chili di fatica, di battute, di scenari, di arrabbiature...

Ma già stasera notavo che l'agenda riporta diversi appuntamenti e impegni per i prossimi giorni...

Il Camerino Volante farà un'assemblea il 21 aprile: sapremo i prossimi progetti, sarà forse più chiara la situazione, capirò meglio di che tipo sarà, e se ci sarà per me un futuro teatrale con loro.

 
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REPLICHE

Post n°1815 pubblicato il 04 Aprile 2022 da atapo
 
Tag: teatro

L’ALFABETO come LE TRECCIAIOLE ?


 

Lo spettacolo ALFABETO AL FEMMINILE, che la mia regista giovane costruì nel marzo 2021 on line, che adattammo per essere recitato in presenza e debuttò nell’ottobre 2021, poi facemmo una replica in dicembre in altra sede… ora è andato in trasferta: l’abbiamo portato ieri pomeriggio a Montemurlo, in provincia di Prato! Ci è stato richiesto da una locale associazione contro la violenza sulle donne ed era un avvenimento, anche con la presenza del sindaco.

Un bel teatro vero, grande, con tanto di camerini!

E’ stato un po’ faticoso, almeno per me che sono tra gli attori più anziani: tutto si è svolto nel pomeriggio, due prove per adattare le scene agli spazi nuovi, poi la buona col pubblico. E’ andata bene, siamo riusciti ancora una volta ad emozionare e a commuovere i presenti. Gettiamo piccoli semi di riflessione, inviti alla partecipazione… e ne siamo molto contenti.

Siamo anche fiduciosi che la vita di questo spettacolo continuerà, in altre occasioni, per farlo conoscere a molte altre persone…

Io ripenso allo spettacolo sulle trecciaiole, prima del Covid, che riuscimmo a replicare una decina di volte, in varie sedi: sarà così anche per questo?

Me lo auguro, credo sia importante far conoscere storie e lasciare messaggi… Questo è il teatro che piace a me.

 

 
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DOVE VORREI TORNARE

Post n°1814 pubblicato il 30 Marzo 2022 da atapo
 
Tag: viaggi

PASSO FALZAREGO

 


 

Era un luogo mitico per noi che frequentavamo il gruppo parrocchiale dei giovani, in quegli anni lontanissimi: 1968 e dintorni.

A poche centinaia di metri dal Passo Falzarego c’era (chissà se c’è ancora?) una di quelle “case” tra l’albergo e l’ostello, in cui si svolgevano, soprattutto d’estate, settimane di vacanze- formazione per i gruppi cattolici provenienti dalle parrocchie, diocesi e così via. Non solo giovani, c’erano quelle per gli adulti, per i religiosi, per le famiglie “impegnate” e altri.

Almeno per i ragazzi era anche occasione di divertimento: oltre alle messe, alle conferenze, alle meditazioni e alle discussioni c’erano escursioni, giochi, films, ore libere per socializzare…

E si sa che a quell’età ci si diverte con poco e le occasioni di allegria si creano anche autonomamente. Insomma, chi partecipava a quelle settimane ritornava sempre contento e ne raccontava con entusiasmo.

Io solo nel 1968 riuscii ad andarci, avevo già 17 anni e fino ad allora i miei genitori severissimi non vedevano di buon occhio che io restassi “fuori casa”. Lì però l’organizzazione parrocchiale avrebbe garantito la serietà, così potei partire, con tanta emozione e tante aspettative. Non furono affatto deluse, anch’io al ritorno ero entusiasta, col valore aggiunto di aver conosciuto alcuni ragazzi che mi erano sembrati favolosi (succedeva più o meno a tutte… forse a tutti, ma i maschi non ce lo raccontavano). Feci la mia prima (e ultima) escursione in alta montagna, su una delle cime dei dintorni (Lagazuoi?): dicevano fosse facile, ma per me fu un’impresa, partita coi primi, arrivai tra gli ultimi, con la lingua di fuori.

Cinque anni dopo tornai lassù, in un’altra estate, in un’altra settimana di vacanza-formazione per giovani adulti. Mi sarei sposata dopo pochi mesi, con me venne il fidanzato, con un braccio ingessato perché poco prima aveva avuto un incidente sul lavoro. Tutti sapevano di noi, eravamo “gli sposini” ancora prima del matrimonio, ma ciò non ci permetteva ulteriori intimità, visti i tempi e l’ambiente molto religioso. Ci divertimmo lo stesso, c’erano con noi amici cari e persone simpatiche.

Qualche anno dopo, avevamo il figlio di un anno, decidemmo di fare una vacanza sulle Alpi in estate e ripassammo dal passo Falzarego, a rievocare i tempi di quella giovinezza che si stava allontanando. Fu una settimana piacevole, di aria buona e di giornate serene. Ho belle foto di picnic sui prati soleggiati, col nostro cucciolo che fa le sue prime corse in mezzo ai fiori.

Non sono più tornata da quelle parti. I miei problemi motori, aggravatisi con gli anni, non mi permettono lunghe escursioni e senza queste per me l’alta montagna è noia associata a bei panorami di luoghi che non posso esplorare.

Ogni tanto penso che mi piacerebbe rivedere il passo Falzarego, la val Parola, Alleghe e i dintorni; ho saputo che hanno sistemato e reso agibili i camminamenti e le trincee della prima guerra mondiale: nel 1968 se ne parlava come di luoghi misteriosi e segreti, non erano visitabili, quei tristi ricordi li rievocavamo nei cori dei canti degli Alpini, che noi ragazzi cantavamo la sera sotto le stelle.

 
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PEGGIO DI COSI'

Post n°1813 pubblicato il 26 Marzo 2022 da atapo
 
Tag: teatro

DALLA PADELLA ALLA BRACE

 


 

Si può sempre peggiorare... ecco che alle già descritte difficoltà nella preparazione del prossimo spettacolo, da qualche giorno se ne è aggiunta un'altra: uno degli attori principali si è beccato il Covid!

Per fortuna sua dopo una nottata di febbre ora sta bene, ma è sempre positivo e ormai manca meno di due settimane al debutto.

Con una serie di spostamenti a scacchiera nei vari ruoli secondari, la regista pensa, alla peggio, di sostituirlo con un altro, uno del nuovo gruppo che si è dimostrato serio e impegnato e che dicono abbia una memoria prodigiosa. Comunque la regista sta lavorando per tagliare delle battute in modo da agevolargli la preparazione.

Io sono molto coinvolta in questa nuova "sfortuna", perchè avrei diverse scene con lui, fra quelle più lunghe e impegnative della storia: sarebbe infatti, tra i personaggi, proprio mio marito!

Cambiando o accorciando le battute anch'io dovrò rivedere la preparazione e riadattarmi, inoltre non è facile di punto in bianco lavorare con una persona nuova, nuova anche perchè prima di questo spettacolo non era con noi, quindi non lo conosco per niente.

All'ultima prova abbiamo fatto per prime tutte le sue scene, in modo da indicargli gli spostamenti sul palco, le sue azioni e così via... una faticata per me!

A ciò si sommano i problemi consueti, cioè le assenze: possibile che alla sopraddetta prova su tredici attori ne mancassero ben cinque?

Chi è sempre presente è molto scoraggiato e avvilito, la regista è arrabbiatissima; dà ancora più sui nervi il fatto che proprio chi manca più spesso (ed è gente del gruppo nuovo) si permette di mandare messaggi su whatsapp lamentandosi che siamo indietro, che si dovrebbero fare prove tutti i giorni, anche la domenica per molte ore... poi quando la regista stabilisce giorni e orari si affrettano a rispondere "Io non posso!" oppure "Ho appena fatto un altro spettacolo, mi devo riposare".

E' che non hanno capito che gli spettacoli allestiti dalla nostra regista sono più impegnativi e con azioni di gruppo (canti, balli) da coordinare tutti insieme, rispetto a ciò che loro erano abituati a preparare: commediole giusto per far ridere il pubblico.

Dire, raccomandare, non è servito a nulla finora.

Non ho idea di come finirà, per ora c'è solo rabbia e amarezza, si sta sciupando uno spettacolo che, fatto diversi anni fa, fu uno dei più belli e di successo degli Spostati.

 

 
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MA COME SARA' ?

Post n°1812 pubblicato il 20 Marzo 2022 da atapo
 

PRIMAVERA


Botticelli

 

Gli astronomi dicono che sia arrivata oggi, con un giorno di anticipo quest’anno, all’incirca alle 16,30.

Ma che primavera squallida!

Non si ritrova per nulla nelle immagini e nelle cronache tragiche di guerra che continuano e assillano, bisogna seguirle con attenzione sì, ma con moderazione per non affondare nell’angoscia.

C’è questo vento gelido, continuo, da giorni ormai, non rincuora e non porta primavera, le piante non si svegliano, i rami sono secchi e senza gemme, gli alberi che hanno avuto il coraggio di fiorire hanno già perso quasi tutti i fiori, strappati dal vento; il freddo annulla l’allegria del sole che continua a splendere, ma anche lui è angosciante, ormai si diffonde una temuta siccità. Il vento viene da nord e da est.

Da est… mi fa tornare il pensiero alla guerra e rabbrividisco, non so più se per l’ansia o per il gelo: ho sempre troppo freddo, non riesco a lasciare il piumino, il berretto di lana e i guanti.

C’è mio marito che continua a non stare bene, la sciatica gli ha aggravato altri precedenti problemi motori, migliora, ma molto, molto lentamente e ha perso gran parte delle forze, si stanca con niente.

Io sono assillata dal teatro: ormai, come temevo, abbiamo prove quasi tutti i giorni… ma continuano ad esserci assenti, il solito problema. Non ho più tempo per altro: se la sera ho prove non posso stancarmi durante il giorno, devo organizzare, anzi incastrare, tutte le altre necessità e impegni di vita e di famiglia, difficilmente riesco ad andare a ginnastica in piscina almeno una volta alla settimana. Non parliamo poi di passeggiate, viaggi, telefonate o incontri con amici.

Così il teatro non è più un’attività piacevole, ma diventa uno stress infinito e con tanta rabbia per lo scarso impegno di certe persone; la regista arrabbiatissima continua a dire che fa ancora in tempo a mandare tutto all’aria… ci mancherebbe pure dovesse arrivare a questo, dopo tutti i mesi di lavoro e, almeno per me, anche di rinunce per portare a buon fine lo spettacolo!

Insomma, questa primavera inizia parecchio in salita.

 
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TEATRO A SINGHIOZZO

Post n°1811 pubblicato il 13 Marzo 2022 da atapo
 
Tag: teatro

MA SI ANDRA’ IN SCENA ?

 

Picasso

 

Nell’ormai lontano agosto 2021 accennai al fatto che il mio gruppo teatrale degli SPOSTATI si sarebbe fuso con un’altra compagnia amatoriale, il CAMERINO VOLANTE, per poter continuare a sopravvivere, date le nuove regole burocratiche imposte alle compagnie amatoriali.

In quel momento l’unione ci permetteva di riportare in scena rapidamente, in una rassegna cittadina, il nostro spettacolo “Piazza Mondo”, poi, ci dicevamo, pian piano ci saremmo conosciuti meglio e avremmo cominciato ad amalgamarci verso futuri successi.

Ebbene, la faccenda si sta dimostrando più difficile del previsto. Innanzitutto, ora siamo un gruppo molto numeroso e in futuro non tutti riusciremo a “lavorare”, qualcuno verrà chiamato poche volte… ma a questo c’è tempo per pensarci.

Poi, il repertorio dell’altro gruppo è di solito abbastanza leggero, storielle da farsi quattro risate, spesso sfruttando il vernacolo, la regista degli “Spostati” invece ha sempre scelto opere di un certo spessore, che trasmettano valori e facciano riflettere, oltre che divertire, per questo io mi trovavo molto bene.

In queste settimane i vecchi “Camerini” stanno portando in giro un loro spettacolo precedente, in cui hanno inserito anche alcuni di noi (io no), la nostra regista ha ripreso uno spettacolo che alcuni anni fa riuscì molto bene, di cui per ora non posso svelare il titolo, per ragioni legate ai diritti d’autore. Qualcuno che recitò nel passato ora non c’è più nel gruppo, per cui sono stati chiamati dei “Camerini” a completare il cast. Ma le prove stanno andando a singhiozzo: mettiamo pure che ci sia stato il covid per qualcuno, però il problema è che alcuni dei nuovi entrati spesso sono assenti, i motivi non li conosco, si saranno giustificati con la regista, so solo che a volte dipende dalle repliche dell’altro loro spettacolo.

Soprattutto accade con una signora, che ha una parte principale e accumula assenze e ritardi: a me non piace parlar male, mi permetto solo di dire che i suoi atteggiamenti da primadonna (lei recita anche in una compagnia di un teatro cittadino!) mi stanno rompendo molto.

Naturalmente quando mancano attori è difficilissimo provare: non soltanto per le battute, tanto qualcuno che legge le parti degli assenti si trova, ma soprattutto per gli spostamenti negli spazi che si definiscono male a dover immaginare sulla scena con te… dei fantasmi!

Come temevo, la prova settimanale ora è raddoppiata, ci vediamo due sere, e dalla prossima settimana diventeranno tre; per me è faticosissimo. Lo spettacolo, che mi entusiasmava tanto, dove mi sentivo coinvolta e anche molto a mio agio, sta diventando una corvé estenuante.

Ciò che fa più rabbia, a me e ad altri che sono sempre presenti e che lavorano seriamente, è che a rimetterci e ad affaticarci di più siamo proprio noi più seri, mentre se non ci fossero le numerose assenze il lavoro procederebbe più disteso e più facile per tutti.

Si sta ripetendo la situazione dei primi anni in cui lavoravo con questa regista, poi certe persone se ne andarono, chi era subentrato lavorava seriamente e ha permesso di essere veramente uniti e impegnati, portando a termine bellissimi spettacoli, non per niente da qualche anno, prima della chiusura covid, eravamo nel cartellone di un teatro a Sesto Fiorentino.

Lo siamo anche adesso con l’attuale spettacolo, la cui gestazione è così faticosa: il direttore del teatro dice che conta molto su di noi, che siamo un pezzo forte della programmazione di quest’anno, la regista minaccia di non andare neppure in scena se non saremo pronti a un livello più che dignitoso, quasi perfetto.

Manca circa un mese e la vedo dura...

 
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DAL PASSATO

Post n°1810 pubblicato il 07 Marzo 2022 da atapo
 

RICORDI

 

Riolunato, centro storico

E' passato il compleanno di mio figlio e nel pomeriggio ci siamo ritrovati tutti insieme a casa sua per festeggiarlo.

C'è voglia di incontrarci ora che la pandemia morde meno: una volta non facevamo queste riunioni di famiglia per festeggiare compleanni, adesso... ne sentiamo il bisogno!

Il nonno, cioè mio marito, non è affatto guarito dalla sciatica, è stato trasportato in auto a Montelupo con mille precauzioni e, arrivato a destinazione, si è mosso il meno possibile, passando le ore tra sedie e divano.

I nipoti uscivano a giocare, non solo nel giardino, ma anche nei campi intorno. Infatti la casa è al limite estremo del paese, in collina, e attorno resistono ancora terreni incolti e boscosi, per la gioia dei bambini. Tirava un vento gelido, ma loro non se ne accorgevano e si divertivano molto.

Intanto noi adulti, dentro casa, passavamo il tempo chiacchierando, soprattutto di cose di famiglia, di fatti lontani negli anni, di aggiornamenti su persone conosciute. E proprio su questi argomenti a mio figlio è venuta un'idea, quando i bambini sono rientrati perchè il tramonto portava un freddo troppo forte anche per loro.

-Mettetevi davanti al televisore- ha detto a tutti -Vi faccio vedere una cosa.-

Erano alcuni video che aveva girato a Riolunato nella casa in montagna dei nonni, quando era andato, col padre e lo zio, a fare dei sopralluoghi prima che venisse messa in vendita.

Martino ricordava di quando ci recammo tutti insieme lassù, quando ancora pensavamo di tenerla noi: era piccolo, ma riconosceva i luoghi, ricordava certi mobili, i rumori delle scale di legno, l'oscurità di certi angoli... tutto così diverso dalla sua abitazione di città!

Anch'io ho rivisto, ho ricordato, le immagini conservavano parte della mia vita di nuora ...

Ma soprattutto i miei figli si sono abbandonati all'onda dei ricordi della loro infanzia, che hanno raccontato soprattutto ai loro compagni e ai piccoli.

Così ho scoperto quanto fossero state belle per loro quelle poche settimane che abbiamo passato lassù, durante le estati, e rievocavano fatti, abitudini, momenti, anche frasi dei nonni... Alcuni di questi io li avevo dimenticati, mentre per loro, per entrambi, erano così vivi e ne parlavano con gioia.

Per me quelli non erano anni facili, nè era facile la convivenza coi suoceri, naturalmente non ne ho accennato, anzi, sono stata molto contenta che per loro invece fosse tutto così degno di essere ricordato come una parte importante nella loro vita.

 
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DOVE VORREI TORNARE

Post n°1809 pubblicato il 27 Febbraio 2022 da atapo
 
Tag: viaggi

VENEZIA

 


 

Da un po’ di tempo mi è venuta voglia di andare a Venezia, perché non ricordo nulla di questa città.

Probabilmente ci sono stata una volta da piccola, con papà: c’erano associazioni che organizzavano gite in treno o in pullman, a lui piacevano e ci andavamo insieme, soprattutto negli anni in cui mio fratello era molto piccolo, quindi la mamma restava a casa con lui e noi due eravamo contenti di passare qualche domenica a conoscere nuovi luoghi.

Venezia si raggiunge facilmente da Bologna, è una città così affascinante, vuoi che non ci siamo stati? Però non ricordo assolutamente.

Senz’altro ci sono stata col fidanzato, pochi mesi prima del matrimonio. Lui doveva fare dei documenti nei paesi del Veneto dove era nato e aveva abitato da piccolo, quindi un fine settimana facemmo una gita, quasi un pellegrinaggio tra i ricordi d’infanzia per lui, in diversi luoghi della regione.

Che passammo da Venezia è sicuro, perché andammo a Murano dove, affascinati dagli oggettini di vetro, ci venne l’idea di comperare degli animaletti che sarebbero state le bomboniere per le nozze. Tra questi, conservo ancora il topolino, che avevamo tenuto per noi, ma non ho alcun ricordo di quella visita.

Immagini di Venezia si trovano in giro molto facilmente, a volte non si sa se, chiudendo gli occhi, nella mente se ne vedono riferite a ricordi personali o a qualcosa visto in giro. Così è successo che l’anno scorso, quando ho letto il romanzo “La cosa buffa” di Giuseppe Berto, ho immaginato benissimo i luoghi della storia, mi sono resa conto dei miei non-ricordi e ho pensato che era ora di tornarci.

Qualche settimana fa ho fatto una visita virtuale, attraverso un gruppo di Facebook che organizza questi giri in luoghi del mondo, ed è stata davvero bella perché hanno mostrato, spiegato e raccontato di luoghi anche al di fuori dei più famosi percorsi turistici. Così, quando ci andrò, alla guida classica cartacea aggiungerò i miei appunti e sarà ancora più interessante.

Ma… quando ci andrò?

Per ora purtroppo non c’è in programma nessun viaggio… continuo a fare la “badante” e a fare iniezioni al marito...

 

 
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