Creato da LaDonnaCamel il 16/09/2006
Il diario intimo della Donna Camèl con l'accento sulla èl
 

 

« Per sempreLa perfezione »

Capitolo ottavo: Incontri fortunati

Post n°61 pubblicato il 14 Dicembre 2006 da LaDonnaCamel
 
Foto di LaDonnaCamel

(Le puntate precedenti nel box in alto a sinistra)


Dopo una mezz'ora vedemmo avvicinarsi una nuvola di polvere. Era una jeep con una guida francese e quattro signore. Si fermò vicino a noi: stavano andando a passare la notte all'eremo ma avevano tutto il tempo per aiutarci a riparare la gomma. Non avevamo dovuto nemmeno chiedere aiuto perché B, che li aveva incontrati poco prima sulla pista, aveva già spiegato la situazione: il passaggio di veicoli da quelle parti era così poco frequente che quando si incontrava qualcuno di solito ci si fermava a dire due parole.
Dividemmo con piacere le ultime lattine fresche con i benvenuti salvatori e scambiammo i soliti convenevoli con le ragazze mentre il francese faceva tutto il lavoro.

Insomma, la nostra nottatina romantica fu rimandata ad altra occasione e non era del tutto buio quando entrammo a Tamanraset, festeggiati dai nostri come eroi.

Ci fermammo ancora qualche giorno prima di deciderci a tornare indietro. Oramai avevamo capito come affrontare le asperità della natura, anche se per me rimaneva misteriosa l'essenza della cultura araba, il loro modo di fare. Si presentavano a noi con quella specie di francese, tenendo le braccia lungo i fianchi, muovendo il minimo possibile perfino i muscoli facciali. Sembrava che niente li potesse turbare. Lasciavano che le mosche li ricoprissero senza un gesto di impazienza, chiudendo appena le palpebre se entravano negli occhi. Era come se anche il tempo prendesse la stessa misura dello spazio immenso che li circondava. Per qualsiasi interazione che ci portasse in contatto con loro, come per esempio pagare il conto del villaggio, bisognava armarsi di una pazienza infinita, adeguarsi ai loro ritmi, aspettare la loro lentezza, le lunghe pause, i gesti misurati, direi quasi risparmiati.

Le donne non si vedevano e quelle poche erano velate. Unica eccezione, le Tuaregh, molto scure di pelle, alte e belle, portavano gioielli d'oro alle braccia e alle caviglie. Ma le abbiamo incontrate solo una volta e fuori dal centro abitato.

(continua)

 
 
 
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