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Poesia del blog-compleanno

Post n°420 pubblicato il 16 Settembre 2010 da LaDonnaCamel
 
Foto di LaDonnaCamel

Quando è venuto a trovarmi
il fantasma dei blog passati
si è seduto sul bordo del mio letto
aveva una camicia consumata e gli occhi fondi come buchi
prendete pure tutti gli stereotipi di un luogo
dove è assente, o quasi, ogni fantasia
ecco, esatto, era così
mi ha fatto vedere sul soffitto
le diapositive dei post passati
aveva accesso al database di libero
o li aveva scaricati sul suo hard disk
vai a sapere
non diceva niente
ma aveva il dito alzato
e io ho capito
la citazione era facile pure per me
che me la tiro da grande intellettuale
ma scava scava
sotto la crosta del comune
c'è solo sabbia
puoi chiederlo al bagnino.

Se aspetti una risposta, caro mio
gli ho detto col pensiero
resterai deluso
ancora non so niente
qualcosa vorrà dire
se dopo quattro anni sono qui
inamovibile come un macigno di calcare
più sarcastica che ironica
sempre ingenua e saputella
irrimediabilmente borghese metropolitana
con una punta di radical scic
adoro la campagna
ma nei poster di hopper
così nitidi e precisi
preferisco il realismo alla realtà
è più pulito e molto meno faticoso
l'apparenza funziona quasi uguale
i buoni sentimenti di una firma
sotto qualche petizione
piuttosto che un'ora vera e delusione
una foto mi rappresenta più di me
non so più perché andavo in barca a vela
i viaggi il volo le bombole da sub
a dirla tutta
non so più perché facevo troppe cose
eccetto scrivere
quello lo so: è il mio gioco preferito
o almeno me lo dico.

Guardo davanti come se avessi
tutto ancora da fare
invece è ormai l'ora del plaid
la radiolina un libro il gatto sulle gambe
la sedia a dondolo vicino alla finestra
(ancora uno stereotipo, la colpa è del fantasma
che mi mostra le scene sul soffitto
del resto la vita è un luogo comune
l'arte no, vabbè
ma che c'entra l'arte con me?)

Dovrei contare i punti e passare alla cassa
per convertire le poche fiches rimaste
ma se non ho fatto mai quel che dovevo
non vedo perché adesso
così continuo a buttare gettoni sul tappeto
godo la tachicardia che mi riscalda
mentre spillo le carte
e spero
il colpo grosso o almeno una sorpresa
una buona mano
purché sia subito adesso ora
che se aspettare non mi è mai piaciuto
attualmente è diventato una tortura
la notte incalza e pure la metafora mi ha rotto.

Sembra che io abbia fatto tanto
un gran rumore più che altro
mai niente di definitivo
gioco
ma rischio poco
buttati bianca mi dicevano
eh magari
sono ancora qui sul bordo
a tastare l'acqua con il piede
quando l'ho fatto
che spanciate
mi son mezza affogata
ancora come allora
mi agito e faccio un bel casino
alzo il pelo sulla schiena per sembrare più grossa
spalanco gli occhi e mostro i denti storti
ruggisco e tuono
per spaventare la paura
ma di solido, di vero
solo un successo
posso mettere a bilancio
quei due bei pezzi
di carne e sangue sì
mi son riusciti bene
quando non ce la farò più
andranno avanti loro
e il nulla è battuto ai supplementari.

(Il lieto fine fa parte del cliché
una finzione
la fine è fine al femminile
e dopo non c'è altro
non mi scuso nemmeno
è tutto ovvio
lo spettro scuote la testa
prende atto
l'alba entra dalla finestra
col profumo delle brioches dal bar di sotto.
Allegria.)

 
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