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Le anguille con l'ombrello

Post n°190 pubblicato il 30 Luglio 2007 da LaDonnaCamel
 
Foto di LaDonnaCamel

Io ne scrivo e non ho mai messo in discussione la verità di queste leggende familiari, solo stasera, per la prima volta, pensando alle anguille con l’ombrello comincio a dubitare che alcune fossero fanfaronate, o barzellette, o che forse avevo capito male io, che per tutti questi anni ho serbato per ricordo un malinteso, un doppio senso mai compreso, cose di grandi interpretate con i carenti mezzi di una bambina che non ha mai perso una certa sua innocenza.

Potrei documentarmi, chiedere a mia madre o allo zio, che ai tempi, ragazzetto con i calzoni corti, aveva partecipato a quelle battute notturne ma non mi va, dopotutto che importa di come sono andati i fatti? Che poi, della pesca all’anguilla non so nulla, se usassero le canne o i bolentini a mano o le reti, che esche, che ami, piombi a fondo o galleggianti. In qualche modo le prendevano, queste bestiole immortali che mi si dice si dibattano ancora, tagliate a pezzi e infarinate, fino a un attimo prima di incontrare l’olio bollente della frittura. Il fatto curioso è che le mettevano in un ombrello per non farle scappare. Tutto qui? E ti sembra poco? Le anguille sono agili e furbe, si dimenano come da detto proverbiale e passano da tutti i pertugi, son capaci di evadere da un cestino chiuso, da un secchio vuoto, dalla borsa della spesa mentre torni dal mercato, campano senz’acqua, al caldo, al freddo, al digiuno, peggio dei dannati dell’inferno che più morti di così non possono diventare.

Per quanto riguarda mio padre e suo cognato, sembra che aprissero l’ombrello, lo rovesciassero e lo conficcassero nel terreno per il puntale: la conca di tessuto liscio e ripido era una trappola dalla quale nessuna anguilla poteva sfuggire, o almeno così l’hanno venduta a me: il pescatore le passava all’aiutante, nello specifico lo zio, via via che le tirava su, e lo zio le buttava dentro l’ombrello e forse le teneva d’occhio con la pila, per accertarsi che non si facessero scaletta l’una con l’altra per arrivare al bordo. Non so se fosse questo un metodo tradizionale o un’invenzione di mio padre, perchè lui di invenzioni ne aveva prodotte tante e aveva anche brevettato qualche marchingegno, ma l’ombrello per le anguille no, non credo.

E invece bisogna crederci alle cose. Avere fiducia. Guarda cosa ho trovato googolando in cerca di foto di ombrelli, o di anguille, o di entrambi!

Tra poco vado via per un po'. Magari ogni tanto trovo il modo di aggiornare il blog, ma anche no. Fai il bravo, mio caro lettore, se puoi vai in vacanza anche tu che non si può sempre lavorare.

See you :)

 
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