Creato da atapo il 15/09/2007
Once I was a teacher

AGOSTO




ITACA

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze...

Che i mattini d'estate siano tanti
quando nei porti finalmente e con che gioia
toccherai terra tu per la prima volta..

Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos'altro ti aspetti?

Kostantin Kavafis

 

 

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Vittorio Arrigoni

"Gaza.
Restiamo umani"

diario quotidiano
da una tragedia




David Grossman

"Che tu sia per me
il coltello"

le parole scritte
per raccontarsi, conoscersi,
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ci sono i libri precedenti
 

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Messaggi di Maggio 2011

FINE MAGGIO

Post n°691 pubblicato il 31 Maggio 2011 da atapo
 

 

BELLISSIMO



Hennessy W.J., Fiori di maggio, 1885

 

E' l'ultimo giorno. Sta finendo questo mese di maggio...che è stato ricco, bello.

Quasi a volersi far perdonare i maggi di degli ultimi anni...

Quante meraviglie, quante soddisfazioni, quante sensazioni positive in questi trentun giorni!

Damiano, le gioie della famiglia, i viaggi, le feste, gli amici vecchi e quelli nuovi, i rapporti piacevoli con le persone, il teatro e il successo...

I periodi così, troppo belli, a volte mi inquietavano: me li merito? Li pagherò?

Stavolta me lo voglio godere proprio tutto, fino all'ultimo minuto dell'ultimo giorno, senza pensare troppo...

E lo metterò nell'angolo del mio cuore riservato ai giorni più belli: starà lì, mi dovrò ricordare soltanto di riprenderlo fuori per "curare" i prossimi momenti neri, quando arriveranno.

Allora ripensare a questo mese di maggio dovrà farmi tornare in mente cos'è la felicità...e che ogni tanto ritorna...

 
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CORA 2

Post n°690 pubblicato il 29 Maggio 2011 da atapo
 

 

"Appena sarai sulla scena, tutto andrà bene..."

(da "Surtout pas un ange")

Cannes

Avrei potuto continuare quel "fiabesco" del post precedente, c'erano atmosfere e sensazioni che si aggrovigliavano dentro di me e mi suggestionavano in quel senso, ma...

...ho deciso di salutare Cora, di lasciarla al suo nuovo amore, al rimpianto per l'amico perduto, alla grande gioia del successo e degli applausi tutti per lei. E mentre lei, raggiante dopo il suo spettacolo, si allontanava in una tiepida notte di fine maggio pensando alle repliche e a nuovi trionfi...

...io sono ritornata solamente io,

ho riposto sospirando il copione e un naso da clown, mi sono levata dalla testa il cerchietto dal fiore rosso...per riprendere la vita normale.

E' stato bello, molto bello, come speravo che fosse.

Le prove delle ore precedenti, per fissare dettagli di cui ci eravamo accorti solo all'ultimo minuto...

Poi i gruppetti di attori che ripetono, tutti insieme, le voci che si sovrappongono e si disturbano sopra il palco e lungo il corridoio, intralciati dagli elettricisti che sistemano le luci, disturbati dal tecnico del suono che "spara" gli stacchi musicali per regolarne il volume... gli abiti gettati alla rinfusa nel camerone (sì, camerone, perchè camerini non ne esistono)... il trucco davanti ad uno specchio dalla luce sempre sbagliata...rapide occhiate all'orologio...all'avvicinarsi dell'ora X uno sguardo gettato fuori, verso la sala: "C'è qualche spettatore? Ma in quanti verranno?"

La sala si è riempita, il regista ha presentato e ...via!

Tutto bene, tutto a posto.

Le scene si susseguivano, i più esperti hanno aiutato a volte qualche novellino più titubante, c'è stata qualche improvvisazione niente male: i movimenti, i cambi di scena, le battute scivolavano senza intoppi.

Quando io sono arrivata al punto più difficile della mia parte, mi è successo qualcosa: ho SENTITO il pubblico come non mi era mai capitato, ho percepito come un fremito, di chi partecipava ed era fortemente colpito da ciò che stava succedendo nella storia...

E questo mi ha dato una grande soddisfazione, una grande carica, mi ha aiutato tanto nel momento successivo quando dal dolore dovevo passare alla gioia...perchè sì, la gioia la stavo provando veramente, e volevo trasmetterla tutta agli spettatori!

Alla fine, applausi, varie persone sono venute a complimentarsi personalmente con molti di noi, il regista era raggiante, noi tutti contenti...

Poi la cena tutti insieme, con amici, parenti, coniugi, si sono intrecciati discorsi, battute, commenti...Il regista ha detto che la parte finale, molto importante e difficile, è venuta benissimo, che noi sei che abbiamo recitato la parte di Cora lungo tutta la commedia siamo riuscite ad armonizzarci ed eravamo quasi diventate la stessa persona, che si era creata proprio quella tensione che lui voleva...

Forse... può darsi...che facciamo prossimamente un'altra replica, in un altro teatro...pare ci sia questa lontana possibilità.

Il testo è interessante, il regista lo manderà a degli enti francesi e canadesi che esaminano sceneggiature teatrali, molti di noi abbiamo chiesto di farne la traduzione in italiano e di mandarlo ad analoghi enti in Italia, ci piacerebbe tanto che venisse rappresentato anche da altre compagnie, magari più esperte della nostra, che avesse successo...e noi saremmo stati i primi!

Il regista ha anche detto che siamo il gruppo con cui ha lavorato meglio, finora, perchè siamo molto uniti e disponibili ad aiutarci, soprattutto verso chi è nuovo o meno esperto. Così ci siamo dati appuntamento al prossimo autunno, se tutto andrà bene.

Ed io...non posso impedirmi di sognare...

(Vi invito a leggere il romanzo da cui è stata tratta la commedia: in italiano si intitola "L'angelo caduto" ed. Barbès)

Cannes, sulla Croisette

 

 

 
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CORA

Post n°689 pubblicato il 26 Maggio 2011 da atapo
 

 

PROVA GENERALE


Toulouse Lautrec, Ballerina nel camerino


Cora ha preso l'autobus ed è scesa al capolinea. Ora deve camminare una decina di minuti per arrivare al teatro, fa caldo in queste prime ore del pomeriggio e non siamo ancora in estate. Le strade hanno chiazze d'ombra gettata dagli antichi palazzi del centro e Cora cerca di camminare dentro quelle, i suoi tacchi risuonano in modi diversi sulle grandi lastre medievali o sull'asfalto, ci sono pochi altri rumori perchè ci sono pochi passanti e poco traffico, a quest'ora calda, nelle vie.

Ormai quel percorso potrebbe farlo ad occhi chiusi: casa-teatro, teatro casa. Sono le ultime volte...poi ci sarà lo spettacolo...poi...vacanze, progetti, pensieri e desideri per il momento accantonati, chissà...

Nello zainetto, vicino al copione, ha i vestiti di scena, poche cose per cambi rapidi, un fiore per caratterizzare certi momenti importanti della storia.

Fa anche la comparsa, Cora, in alcune scene di gruppo: partecipa ad una festa di compleanno, applaude all'inaugurazione di una nuova casa, diventa apprendista clown. Clown! Non avrebbe mai pensato di finire anche lì, ma il regista l'ha chiamata...per fortuna non si tratta di fare salti mortali!

Poi finalmente sarà LEI, quel personaggio tanto amato, indagato e conosciuto a poco a poco, studiando, immaginando, sentendo che LEI le assomiglia un poco, in certi sentimenti e desideri che prima non avrebbe mai ritenuto possibili e che invece esistevano, ben nascosti nelle pieghe del suo animo, accantonati dagli eventi di una vita reale.

Se Cora fosse LEI...se LEI fosse Cora...ma la vita non è un teatro, sul palcoscenico della tua vita non sempre riesci a dirigere la storia come vorresti...

Il regista ha avuto una grande fiducia in lei: Cora dovrà soffrire in scena, poi subito dopo trasmettere al pubblico una gioia grande, quella di aver raggiunto finalmente un traguardo inseguito da tanto!

Un passaggio difficile, sotto le luci accecanti, sola sulla scena, una sfida che Cora vuole vincere, vuole che il pubblico prima soffra e poi sia felice con lei. Perchè subito dopo la commedia si conclude e l'ultima scena, come quella iniziale, sono le più difficili, quelle che gli spettatori ricorderanno di più, che decideranno il successo dello spettacolo!

Pensa ancora una volta a tutto questo, Cora, mentre cammina verso il teatro, mentre ripassa alcune battute e rivede nella mente alcuni spostamenti sul palco, le entrate e le uscite soprattutto, poi sorride nel ricordare quando, alcuni giorni prima, nell'intervallo tra le prove tutti avevano fatto un salto al bar. Nel tornare verso il teatro, il partner di una scena le aveva chiesto se le andava di ripassare il loro dialogo lì, camminando lungo la strada: tanto, nella commedia dovranno recitare quel pezzo in platea, camminando tra il pubblico! E così avevano fatto, scansando i passanti che li guardavano sbalorditi, era stato divertente...

Ecco la porta socchiusa del teatro, in un antico palazzo. Cora entra, c'è fresco finalmente lì dentro. Abituata al sole esterno, il corridoio le sembra quasi buio. Sotto al palcoscenico, alcuni compagni sono già arrivati, stanno commentando gli abiti di scena, riguardano i copioni appoggiati sulle tavole illuminate del palco...

Via, il lavoro sta per cominciare!


Domani, alle ore 18, presso l'istituto Francese di Firenze, finalmente reciteremo

"Surtout pas un ange"

sceneggiatura originale tratta dal romanzo di J.P. Milovanoff "Tout sauf un ange".

Vorrei che fossimo tutti bravissimi,

vorrei che il pubblico fosse numeroso, che si divertisse

perchè...

...a me sembra una storia molto bella!

 

 

 
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POST BIANCO

Post n°688 pubblicato il 25 Maggio 2011 da atapo
 

 

WHITE SUMMER



 

Il caldo comincia a farsi sentire, decisamente si vira verso gli abiti estivi...leggeri, colori chiari...meglio di tutti: il bianco! E un'amica ne ha già parlato, argomento lieve, fatuo potrebbe sembrare, da animo femminile che apre l'armadio e dice "Cosa mi metto?" , ma le sue parole mi hanno stuzzicato la fantasia e i ricordi...

Il bianco è difficile, rischia l'effetto bomboniera, o balena nei casi più critici... spesso si accompagna a trasparenze maliziose da gestire con nonchalance o civetteria...il bianco pare attiri lo sporco, le ombre , le macchioline, ma per fortuna, se è cotone o lino, la maggior parte delle volte si lava senza problemi e si asciuga rapidamente, al calore estivo, non troppo alla luce altrimenti ingiallisce...

Il bianco di un abito estivo era il massimo della raffinatezza per la mia mamma: lo portava esclusivamente nei giorni di festa, ravvivato da un foulard o da una collana, per poi "rinfrescarlo" e riporlo con la massima cura.

Io ebbi un periodo di "estati bianche" negli anni '80: avevo scoperto al mercato certi banchi con vecchi corredi ammucchiati e stropicciati, dove trovavo a poco prezzo antiche camicie da notte e sottovesti di cotone bianco. Un bucato li riportava agli antichi splendori e li trasformava in abiti estivi alla moda, pezzi unici, col valore aggiunto di una storia sconosciuta nascosta tra i ricami e i piccoli bordi di pizzo. Ricordo che sui più larghi usavo come cintura due foulards lucidi, un po' orientali, uno blu e uno arancione, da alternare secondo l'umore.

Mia figlia, che in quegli anni era ancora nell'età in cui la mamma è amata e presa a modello assoluto, adorava questo mio abbigliamento e la sua gioia fu alle stelle quando trovai uno di quegli abiti proprio della sua misura...

La ricordo con il suo vestitino svolazzante, macchia bianca in corsa sul prato o sotto l'ombra degli alberi...e alla sera necessariamente tutto in lavatrice...per fortuna era cotone buono, resistette pure a qualche strappo che io mi affrettai a rammendare.

Passò la moda, il bianco l'ho "dimezzato": chi non apprezza la freschezza di una camicia candida di lino o di cotone indiano? Oppure la bellezza di una gonna appena sotto al ginocchio, un po' svasata da sollevarsi leggermente mentre si cammina, in stile Positano, con le decorazioni e gli inserti ricamati bianco su bianco? Mi piace abbinarci qualcosa di molto vivace, fantasie un po' astratte, quasi colori rovesciati alla rinfusa, con una collana di corallo, lapislazzulo o malachite.

L'ultimo abito total white lo comprai in Francia: senza maniche, lungo, corpino aderente, gonna e sottogonna leggerissimi, quasi impalpabili.

Mi rivedo in quell'estate: in piedi sugli scogli e i prati accanto al castello di Dieppe, in Normandia, sfiorata dai gabbiani in volo radente, guardando il blu del mare e ascoltando il vento, mentre quell'abito voleva diventare una vela bianca ed io cercavo di trattenermi il cappello...mi sembrava di essere una dama di un altro tempo, dentro un quadro di Monet.

Monet     -     dal castello di Dieppe

 

 
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INCONTRI

Post n°687 pubblicato il 23 Maggio 2011 da atapo
 

 

PRIMA COMUNIONE


Signorini T., Processione a Settignano

Ieri siamo stati tutti, noi due, figli, coniugi e nipoti, in provincia di Bologna per la comunione della bambina del fratello più piccolo di mio marito.

Una comunione d'altri tempi, pareva: un parroco vecchiotto e bonario, una piccola chiesa di paese, pochi bambini, il campanaro (vero, non elettronico) che faceva acrobazie a suonare le campane sporgendosi dal campanile per dare più spinta alle corde: in quella zona c'è ancora la tradizione dei concerti dei campanari, fanno delle vere e proprie gare di virtuosismo campanario, una volta andammo ad assistere, ci vuole una buona resistenza dell'apparato acustico, ma è un'esperienza incredibile...

Però non siamo più a "quei tempi" passati e semplici: la nostra festeggiata aveva un abito prezioso da piccola sposa, un'acconciatura a ciocche intrecciate a nastri che aveva richiesto l'intervento della parrucchiera di prima mattina, un bouquet di roselline bianche e rosa che poi, dopo la cerimonia, si divertiva a lanciare come una palla alle amichette e ai cugini. A seguire un pranzo al ristorante durato quattro ore. Dicevano che era stata proprio la bambina a volere tutto questo...

Ma dico: quando si sposerà che farà? Mi è sembrata un'esagerazione...ripensavo alle comunioni dei miei figli, alle tuniche bianche uguali per tutti proposte dal parroco (la stessa tunica è passata dal fratello alla sorella), ai pranzi in casa tutti fitti attorno al tavolo allungato, alle mie maratone per cucinare (e congelare) per tutti nei giorni precedenti, alla confusione di parenti che mi invadevano la casa per uno o due giorni, provenienti da mezza Italia, ai pomeriggi trascorsi tutti insieme al parco delle Cascine seduti sull'erba a guardare correre dietro un pallone i bambini e gli zii più giovani: allora eravamo più poveri...

Questa giornata ha però avuto anche un altro significato, secondo me: ha partecipato anche mia suocera, è venuta col treno ed è stata ospite qualche giorno a casa della festeggiata. E' stata l'occasione per farle trascorrere alcune ore insieme ai figli, ai nipoti, ai pronipoti: Martino se l'era goduto quando aveva abitato con noi, Riccardo l'aveva visto solo una volta appena nato, Damiano...è del tutto nuovo!

Io guardavo mia suocera, che ora sembra ringiovanita di dieci anni, attorniata dai suoi quattro figli che le raccontavano, le parlavano, la facevano ridere, e con commozione pensavo all'infelicità che c'è stata in quella famiglia, a tutta la paura, la violenza, la non educazione agli affetti che per decenni ha logorato tutti quanti e ha rovinato la vita a tutti, anche se in modi diversi...E tutto nascosto, tutto coperto, per salvare...che cosa? Chi mi conosce ha capito a cosa alludo, chi non sa...pazienza, dovrebbe tornare indietro a leggere qui sopra... Ogni figlio ha sofferto e ha reagito in modo diverso, secondo il proprio carattere, ma tutti ne stanno portando i segni lungo la loro vita e facilmente coivolgono e fanno del male anche chi gli sta accanto e vorrebbe amarli...

Se questa giornata è servita anche a dare qualche ora di gioia, a ritrovarsi tutti insieme questa donna e i suoi figli...ne è valsa la pena affrontare il viaggio che non finiva più su strade di montagna, il pranzo interminabile, l'intrattenimento non sempre facile dei più piccoli, le scarpe nuove da cerimonia un pochino da domare...

 
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DIARIO...E BASTA

Post n°686 pubblicato il 21 Maggio 2011 da atapo
 

 

...E IL RESTO DELLA SETTIMANA


Previati G., Danza delle ore

Dopo i primi giorni del post precedente, per fortuna è stato più tranquillo. Mettiamoci SOLTANTO un po' di aquagym (quasi d'obbligo), un po' di ore con i nipotini, qualche prova a teatro (siamo allo sprint finale...), le varie incombenze casalinghe accanto a un marito che, immerso nello studio, iniziava a soffrire da sindrome di abbandono, cerimonie in arrivo da parenti e amici (comunioni e matrimoni)...normale amministrazione, direi.

Qualcuno, commentando il post precedente, mi ha invidiato. Sì, è stato bello. E' stato come molti sognerebbero che fosse la vita, ma la vita non è così.

Ora, in pensione, finita l'epoca del lavoro fisso che impegna tante ore, non posso negare che avrei più tempo per "divertirmi", tra viaggi, spettacoli, mostre e iniziative gradevoli, era questo che sognavo da giovane, ingolfata tra scuola, marito, figli e routine.

Ma ora, purtroppo, devo fare i conti con un altro tempo, quello che è già passato, gli anni che sono aumentati, che hanno consumato tante energie. Mi stanco molto più facilmente, anche i miei problemi fisici reclamano considerazione e rispetto.

Non ci si pensa quando si è giovani, non passa per la mente che, man mano che aumenteranno gli anni, non sempre "volere è potere". Ora il pensiero e il cuore corrono ancora, organizzano, sognano, desiderano, ma devono presto fare i conti con una fisicità che diventa zavorra, che impone scelte e calcoli al risparmio. Come fare per raggiungere ciò che porta soddisfazione limitando i danni, le stanchezze, senza dover pagare prezzi troppo alti...è un compito che a volte diventa impegnativo, occorre dire di no prima che sia troppo tardi, occorre spesso scegliere, ascoltando il proprio corpo oltre che la mente e il cuore.

Si sentono di più gli anni volati via, ma si cerca lo stesso di continuare ad andare, a fare, a volte ci si arrischia a strafare, se può valerne la pena...si cerca di accumulare ricordi ed esperienze, si cercano sempre cose belle, per VIVERE e sentirsi contenti...

 
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DIARIO DI...VIAGGI

Post n°685 pubblicato il 18 Maggio 2011 da atapo
 

 

LUNEDI'

Campiglia Marittima.....e teatro!




MARTEDI'

Roma.....e arte varia!




MERCOLEDI'

Firenze, Palazzo Pitti ....e i pittori del Risorgimento!


Fattori, Dopo la battaglia di Magenta


E siamo solo a metà settimana!

 
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FESTA

Post n°684 pubblicato il 15 Maggio 2011 da atapo
 

 

TRA IL PASSATO E IL FUTURO


Renoir (pastello)

E' quasi mezzogiorno. Dai fornelli arrivano profumi e borbottii: il pollo e le zucchine ormai a buon punto, si possono prendere dal frigorifero gli altri tegami con quello che è stato preparato nei giorni precedenti, ora solo da riscaldare. Alla nonna non piace doversi affannare all'ultimo minuto, quando già gli ospiti sono in casa, preferisce godersi la conversazione, guardarsi con affetto i figli, i compagni dei figli, i nipoti... man mano che arrivano, che si tolgono le giacche, che chiedono dove mettere la carrozzina, dove appoggiare gli immancabili pacchetti, mentre i piccoli corrono ad aprire lo scatolone dei giocattoli che la nonna lascia a loro disposizione... non capita spesso di ritrovarsi tutti insieme a pranzo, non capita quasi mai di festeggiare il compleanno di una nonna vicino alla nascita dell'ultimo nipotino: due feste in una sola. E' un giorno straordinario, non ci devono essere frette o affanni a sovrapporsi alla gioia che la nonna prova oggi...

Resta da apparecchiare: è un rito, ogni scelta ha un suo motivo che la nonna conosce perchè le piace scegliere lei, in questo modo. Nel cassetto delle tovaglie, quale prendere? Quasi senza pensare, la mano della nonna ne accarezza una che le fa venire in mente un'estate lontana, una spiaggia affollata di ragazzi, le canzoni dal jukebox, gli occhi languidi per quel corteggiatore nei giorni infuocati e nelle serate di luna...e il venditore ambulante di biancheria che proponeva i corredi ...e la sua mamma comprò quella tovaglia: bisogna cominciare a pensarci, diceva. La ragazzina che era a quei tempi la nonna faceva spallucce, rideva e correva a tuffarsi con gli amici...Ora stende quella tovaglia, ricorda e sospira.

I posti a tavola cominciano ad infittirsi: chi l'avrebbe mai pensato, pochi anni fa, che la famiglia sarebbe aumentata così velocemente? I piccoli dove li mettiamo? Sarà meglio sistemarli in mezzo ai genitori, così li tengono sotto controllo...La nonna ha da poco comprato dei bicchieri di plastica colorati, con delle faccine buffe: uno per ciascuno. E il cesto col pane affettato ora sono diventati due, perchè sa che ai bimbi piacciono "i crostini", cioè grissini e simili bastoncini un po' duretti, così stavolta c'è un cestino in più tutto per loro.

Dispone i piatti, i piattini per il dolce staranno impilati fino al momento giusto. Non vuole i soliti piattini, stavolta. I ricordi del passato arrivano fino in fondo al mobile, scoprono proprio il numero giusto di piattini con i fiori blu, ancora mai usati qui, ereditati da un maggio più triste di questo, che parlano di antiche feste di primavera quando dalle finestre aperte entrava il profumo delle rose del giardino, la nonna risente quei profumi e sui piattini quasi rivede nel loro colore dorato le losanghe della torta di riso, tradizione di feste bolognesi, ne ritrova in bocca il sapore delicato...

Ci siamo quasi. Fra poco suoneranno...in ritardo, come sempre. Perchè quando ci sono bambini piccoli l'orario è sempre un all'incirca.

La nonna gongola quando il maggiore dei nipotini (insomma, maggiore, ha solo due anni e mezzo!), al momento di sedersi a tavola, decide che non gli va il posto tra mamma e babbo e sposta il suo bicchiere colorato accanto al posto della nonna, poi le dice che mangerà le sue tagliatelle se lei lo aiuta a tagliarle...

 

Quattro ore dopo, nel silenzio, la nonna, con la schiena che si fa un po' sentire, prima di stendersi in poltrona controlla il campo di battaglia e scopre briciole e pezzetti di crostini dappertutto nella stanza, perfino dentro alle macchinine...insieme ad un bavaglino dimenticato...

 

 
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CI SONO, MA DI CORSA

Post n°683 pubblicato il 14 Maggio 2011 da atapo
 

CRONACHE DI FAMIGLIA


Balla G, Bambina che corre al balcone, 1912

 

Che giornate!  Per dire con una battuta della mia Cora...

Ecco un'altra infilata di giorni pieni, pienissimi, dove agli impegni già in cantiere all'improvviso se ne aggiungono altri inevitabili...

Abbiamo avuto qualche apprensione per Damiano che è stato ricoverato per ittero neonatale. Non è un problema grave, molti neonati ce l'hanno, è risolvibile con la fototerapia: resta in una culla particolare costantemente illuminato da una luce azzurra finchè il colorito e i valori non ritornano normali. E la mamma resta ricoverata insieme a lui.  La faccenda è diventata un po' più complicata per il fatto che l'ospedale, in cui è nato Damiano e dove è stato ricoverato immediatamente quando al primo controllo post-dimissioni hanno rilevato il problema, è a 40 km (non venti come avevo detto) da Firenze: un bel viaggetto per me e mio marito che avevamo il compito di portare ai due tutto l'occorrente... Gli zii avevano invece il compito di occuparsi di Martino nelle ore in cui il babbo era a lavorare. Insomma, un po' di trambusto che ora è finito, per fortuna, e mi sono già concessa un pomeriggio intero a "stancarmi" con questi due fratellini, mentre la loro mamma "si riposava" in qualche faccenda domestica.

E anche i prossimi giorni sono in programma delle avventure...che poi racconterò con calma, certamente, perchè spero saranno belle!

Ma non c'è rosa senza spine: tornano a farsi vivi dei fantasmi familiari che mi mettono in ansia, nonostante cerchi di non pensarci: non bisogna mai abbassare la guardia...

Così stanno passando una dietro l'altro queste giornate di maggio, finalmente un maggio di vera primavera, dove respiro il sole, metto un cappello di paglia e un foulard leggero al collo e quest'anno mi impongo di vedere tutto con colori chiari in questo mese che a volte mi ha mostrato un volto ambiguo e non sempre mi ha lasciato bei ricordi...

 
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GOLD !

Post n°682 pubblicato il 12 Maggio 2011 da atapo
 

 

STELLA STELLINA

Van Gogh, Nuit étoilée sur le Rhone

 

Alcune settimane fa mi ha scritto Libero.

Mi proponeva di entrare nei GOLD BLOG, avrebbe ornato il mio blog con la famosa STELLINA sinonimo di qualità, importanza, visibilità ecc. ecc.

Sì, ne sono stata lusingata. In fondo, creare un proprio spazio qui è unito al desiderio di essere letti, commentati, seguiti, si è contenti di trovare nuovi amici, di conoscere e scambiare idee con altri. La popolarità dà soddisfazione, perchè negarlo? Magari ci si illude anche di dire qualcosa di importante, a volte, qualcosa che lasci in chi legge un segno, uno spunto a riflettere o qualcosa di simile...

La STELLINA aiuterebbe in questo, dicono.

Però...Libero mi chiede qualcosa in cambio: la pubblicità. Dovrei inserire nel mio blog spazi con annunci pubblicitari che comunque potrei, dicono, in un certo qual modo controllare... Molti miei amici in questo mondo li hanno già.

Ci ho pensato sopra parecchio (infatti ormai il mese concessomi da Libero sta per scadere), ho oscillato fra le decisioni opposte, motivandole entrambe nelle mie riflessioni. Ora ho scelto.

NON avrò la stellina, NON sarò GOLD.

Ringrazio Libero di avermi letto, di avermi fatto la proposta, ma il riconoscimento pubblico della importanza e validità di quello che scrivo non mi sembra giusto che dipenda dal mio aderire o meno ad un programma di pubblicità. Lo scopo del mio scrivere è di passare messaggi, ma non quelli pubblicitari. Non mi interessa guadagnare con queste inserzioni, non aspiro nemmeno ad entrare in classifiche varie, né a scalare posizioni in esse, anche se ho piacere quando vedo che chi mi legge poi spesso ritorna: chi mi incontra qui sopra, esplorando o leggendomi da amici, deciderà se continuare a seguirmi o meno secondo quello che giudica dai miei post e dai miei commenti, indipendentemente da qualsiasi stellina che brilli accanto al titolo del mio blog.

E, detto tra parentesi, quei box pubblicitari che spuntano spesso appena si apre un blog non mi piacciono proprio, anche dal punto di vista estetico dell'arredamento di una pagina...

Insomma, oltre che teacher-free-lance vorrei continuare ad essere anche blogger-free-lance, finchè sarà possibile...

 
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DOPO

Post n°681 pubblicato il 10 Maggio 2011 da atapo
 

 

GRAZIE !


Sono rimasta sorpresa...piacevolmente sorpresa...

Non avrei mai immaginato che in questo compleanno in tanti mi avrebbero fatto gli auguri! Persone che ritrovo spesso, persone con cui da tempo non scambiavo notizie...quanti si sono ricordati di me!

Tra Libero, Facebook, mail, messaggi e telefonate...certo questi mezzi aiutano a raggiungerci e ad incontrarci, però...mica è un obbligo. Chi lo fa, mi illudo che sia per il piacere di farsi vivo e di rinnovare legami d'affetto e di simpatia con una persona.

Poi mi sono state donate musiche, immagini, rose vere e rose virtuali...

E allora GRAZIE, GRAZIE A TUTTI !

Ho sentito tanto calore intorno a me, mi sono sentita preziosa e molto amata.

E anch'io voglio bene a tutti voi...

 

 
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FESTA GRANDE

Post n°680 pubblicato il 08 Maggio 2011 da atapo
 

 

ECCOLO !


Vi presento Damiano, poche ore dopo la sua nascita. In uno dei rari momenti in cui non dormiva, ma si guardava intorno incuriosito...

Da quel primo giorno ancora non l'ho rivisto. Dopo le visite in ospedale dei parenti e amici, la piccola famiglia ha voluto un po' di tempo per sé, per stare insieme tutti e quattro, per abituare Martino alla nuova presenza...Io e mia figlia ci sentiamo o ci messaggiamo una volta al giorno, tutto procede bene per ora, Martino è tranquillo. Ed io penso spesso a loro...

Non credevo che riuscissi ad emozionarmi ancora così tanto, ormai al terzo nipote! Sarà che ognuno di loro ha avuto qualcosa che dalla nascita me lo rende unico e irripetibile...

Damiano lo considero il più bel regalo per questo mio compleanno, anche se è nato il 5 anziché l'8 maggio.

Già il mio è un compleanno importante per conto suo, il passaggio di una decina ha sempre qualcosa in più, qualcosa che fa pensare a un capitolo che si chiude e ad un altro che si apre, se poi la decina richiama un numero abbastanza alto porta con sé anche pensieri, meditazioni, rimpianti che spesso rischiano di soffocare attese e speranze...

Ecco, Damiano sta illuminando di più queste attese e queste speranze, ha messo in luce solo la gioia in questo sessantesimo compleanno. Probabilmente è il compleanno più bello che io abbia mai avuto, soprattutto dopo quelli difficili degli ultimi anni...

Ho gettato un'occhiata alla carta del cielo di nascita di Damiano (era uno dei miei hobby giovanili, poi abbandonato): ha varie caratteristiche uguali a me, potrebbe assomigliarmi abbastanza come carattere. Così me lo sento ancora più vicino.

Allora oggi festa grande per me: mi festeggio come mamma, come nonna, come nuova  splendida sessantenne...

Avremmo dovuto pranzare tutti insieme in famiglia con figli e nipoti, ma visto che sono tornati dall'ospedale solo ieri sera abbiamo spostato il pranzo a domenica prossima, così festeggeremo oltre al mio compleanno anche l'arrivo del nuovo cucciolo. Per questo potrei dire che Damiano mi ha ...ringiovanito di una settimana, visto che in pratica i miei sessant'anni inizieranno tra sette giorni!

E mi avanza questo intervallo per meditarci sopra e abituarmi meglio all'idea!

 
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!!!

Post n°679 pubblicato il 05 Maggio 2011 da atapo
 

 

IN AUTOBUS

Mamma, dove sei? Puoi parlare?”

Sto tornando dalla piscina, sono in autobus, tra 10 minuti arrivo a casa. Hai bisogno?”

No, tutto a posto. Ti volevo solo dire...CHE DAMIANO E' GIA' NATO ! Richiamami quando arrivi a casa.”

Ormai saltavo la fermata...NONNA TRIS !!!

A casa, seduta comoda per diluire l'emozione, la telefonata per i dettagli.

Dicono che si è “annunciato” molto presto stamattina, hanno fatto in tempo ad accompagnare Martino all'asilo dicendogli che il papà andava a lavorare e la mamma andava a fare il fratellino, un CIAO-CIAO di Martino rivolto alla pancia...

...poi sono partiti per la maternità di Borgo San Lorenzo (20 KM circa) dove anche stavolta mia figlia voleva partorire.

Sono arrivati appena in tempo per entrare direttamente in sala parto...

 

 

Damiano è nato alle 9,50.

 

 

Oggi, 5 maggio, data Manzoniana e già “storica” per conto suo.

 

 

Non è arrivato il giorno del mio compleanno, ma se tutto va bene forse lo festeggerà già qui a casa con tutti noi...

 

 

Dicono che assomiglia moltissimo a Martino, ma in versione “capelli neri” e di qualche etto più pesante.

 

 

 

 

Ora devo rintracciare il nonno, perso tra le sue lezioni universitarie, per cui non risponde mai...poi...non so quando ci risentiremo da queste parti!

 
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TEATRI

Post n°678 pubblicato il 04 Maggio 2011 da atapo
 

 

SOPRA e SOTTO IL PALCO


Matisse, La danza

Ieri sono andata ad applaudire i miei ex-colleghi, ex da ormai due anni, del gruppo teatrale dell'Università dell'età libera (qualcuno, appassionatissimo, lavora con me anche al teatro in francese). La maggior parte di loro restano fedeli da un anno all'altro, la regista è sempre la stessa, io anche quest'anno ero riuscita una volta ad andare alle loro prove e ci eravamo ritrovati con molto piacere. Mi chiamano ancora VOLPE, dal personaggio che mi “lanciò” il primo anno, si ricordano del mio cappellaccio, del bastone che roteava e della coda spelacchiata...Anche altri hanno mantenuto familiarmente il nome del personaggio che recitarono in quel fortunato spettacolo, si sentono chiamare ancora la BALENA e BIANCANEVE...

Quest'anno i coraggiosi si sono cimentati in “L'ora in cui non sapevamo niente gli uni degli altri”, di Peter Handke, autore contemporaneo austriaco. Un testo mai rappresentato a Firenze, in internet ho trovato traccia di una rappresentazione a Parma due anni fa...credo ce ne siano state poche altre in giro. E' un'opera originale, quasi senza parole, solo gente più o meno strana che passa, si incontra, si scontra anche in modi assurdi, attraverso una piazza. Qualcosa di diverso, a volte incomprensibile, di grosso impegno e precisione organizzativa anche se non c'erano battute da imparare. Tutto l'insieme, gradevole.

Ma il momento più a sorpresa e più bello per me è venuto verso la fine, quando F. è sceso dal palcoscenico, è venuto tra il pubblico, mi ha preso per mano conducendomi sul palco.

Lo stesso invito altri attori hanno rivolto a qualche altro spettatore (presumo abbastanza conosciuto), poi ci hanno coinvolti insieme a tutti loro in una improvvisazione-marcia-danza-girotondo, non saprei come chiamarla, ma so che performances simili fanno parte dei nostri esercizi durante le lezioni, con la quale lo spettacolo è terminato. Come ero contenta di essere lassù “in gioco” con loro, ci sorridevamo a vicenda e mi sentivo leggera e ancora parte di quel bel gruppo...

E oggi ...Cora!

La mia Cora sta prendendo forma, tra posizioni, passi, spostamenti, battute dette, ridette, aggiunte, cambiate...insieme alle altre Cora e agli altri personaggi...tutto dovrà essere perfetto per la fine del mese.

Diventa uno spettacolo anche assistere e partecipare alle prove: si ride agli sbagli e alle papere, ci si rende conto degli effetti che si possono ottenere anche dietro i suggerimenti del regista, spesso c'è bisogno di inserire comparse e si fa presto a diventare per qualche minuto un clown, un invitato, un giornalista...

Stasera mi sono fermata un po' di più a discutere col regista di una scena in cui sarò quasi sola a parlare, scena che ancora non abbiamo provato, ma che secondo me è importante, commovente, quindi difficile, da capire e interpretare bene.

Il regista ha detto che si aspetta molto da me...

 
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SCAMBIO

Post n°677 pubblicato il 02 Maggio 2011 da atapo
 

 

BIENVENUE, REIMS !

Mi avevano invitato. Ed io sono stata contenta di accettare.

Stamattina, mi è sembrato di tornare indietro nel tempo, a quel tempo e a quegli anni pieni di entusiasmo e di vita, di esperienze incredibili...

Nella mia ex-scuola, una collega (ed amica) che continua ad insegnare il francese nella sua classe, quest'anno ha la quinta ed è riuscita ad organizzare, con la sua classe e la classe parallela, la settimana di scambio con la città di Reims. Sarà l'ultima volta che accade, perchè la collega a giugno va in pensione, poi non resterà più nessuno nella scuola a prendersi gli onori (pochi) e gli oneri (molti) di imbarcarsi in simili imprese.

Stamattina nel giardino eravamo immersi nell'atmosfera un po' eccitata che ben conosco, mentre aspettavamo l'arrivo del pullman con i bambini e gli insegnanti francesi: i maestri a ripetersi gli innumerevoli dettagli di un'organizzazione che non è mai del tutto definita e al riparo dagli imprevisti, gli alunni a fare una ricreazione diversa dalle altre, con qualcuno sempre di vedetta alla cancellata per scorgere prima di tutti il grande pullman o la fila degli ospiti in arrivo. E infatti i bambini li hanno visti prima di noi adulti: allora l'emozione aumenta, si taglia col coltello, improvvisamente tutti si raggruppano...mentre gli altri entrano, la fila diventa gruppo anche per loro, ugualmente emozionati. Chi ridacchia, chi si nasconde...mi sento tirare il braccio da qualcuno che mi chiede agitato: “Maestra, non mi ricordo più come si dice...”

Noi insegnanti ci scambiamo saluti, presentazioni e domande di rito sul viaggio...e intanto qualche piccolo coraggioso (più spesso coraggiosa, le donne sono le prime anche qui) lascia il gruppo protettivo e si avvicina ad un nuovo amico a cui magari era scappato il primo sorriso...e nel modo istintivo e misterioso che hanno i bambini di entrare in relazione con i coetanei il ghiaccio comincia a sciogliersi ed è iniziata l'avventura di una settimana insieme! Nell'auditorium gli Italiani hanno cantato per dare il benvenuto agli ospiti, poi ci sono stati i saluti del dirigente, dell'insegnante organizzatrice, poi finalmente tutti a tavola, dove immagino che, come tutte le altre volte, i piccoli Francesi si innamoreranno della pasta all'italiana e chiederanno il bis e oltre...


Provengono da Reims, che è gemellata con Firenze, per cui gli scambi anche di bambini della scuola primaria si organizzano abbastanza facilmente: questa classe proviene dalla stessa scuola con cui io feci l'ultimo scambio, gli insegnanti arrivati oggi conoscono l'insegnante che venne nove anni fa, la quale sarebbe quell'amica ora in pensione che mi ospitò l'anno scorso a Perpignan. Coincidenze della vita!

L'ingresso della mia scuola è ornato di bandierine e coccarde coi colori dell'Italia e della Francia. Mentre stamattina le guardavo, una anziana bidella mi diceva: “Si ricorda, maestra, quando gli scambi li organizzava lei...che belle feste! Che spettacoli!”

Già, che tempi!

In nove anni nei quali insegnai il francese a tutte le classi della mia scuola (prima che la Moratti mi defenestrasse per mettere obbligatorio solo l'inglese), ben sei volte organizzai scambi delle classi quinte con scuole di città francesi, con la cooperazione del Comune di Firenze e la collaborazione degli insegnanti di classe.

Qualcuno in giro diceva, soprattutto all'inizio: “Ma sono troppo piccoli, cosa vanno a fare? Conoscono così poco la lingua, cosa gli serve?”

Io mi sono accorta, e con me tutti i colleghi e le famiglie che hanno vissuto queste esperienze, che sono state invece molto importanti per la crescita di quei bambini: la lingua straniera è solo una delle motivazioni, quel poco che gli avevo insegnato e le letterine della corrispondenza con i coetanei erano sufficienti per inserirsi tra i compagni, poi i giochi, le amicizie e gli amori hanno fatto il resto... Ma alla fine delle due settimane, soprattutto dopo quella passata in Francia, erano tutti cresciuti, più sicuri, più autonomi... e più felici! Dicevo loro che quella era come la prova di iniziazione che si faceva in certe società: chi la superava sarebbe stato pronto per andare alla scuola media.

E per le famiglie che accettavano di imbarcarsi nell'impresa, dovendo organizzare anche loro alcuni momenti, per esempio una festa tutti insieme, una gita, delle ore in cui ognuno si portava a casa un piccolo francese...ecco, era motivo per stare insieme, collaborare, iniziare rapporti anche con le famiglie dei corrispondenti: ci furono casi in cui poi la famiglia italiana e quella francese si ritrovarono anche dopo, nelle vacanze...Diverse famiglie alla fine dell'esperienza mi ringraziavano dicendo: “Non credevamo che fosse così bello!”

Insomma, in quegli anni era diventata quasi un'abitudine per la nostra scuola: chi non riuscì a partire, fu per motivi gravi. I più piccoli non vedevano l'ora di crescere e chiedevano: “Anche noi, vero, andremo in Francia?” Ma anche se erano piccoli, cercavo che partecipassero indirettamente all'esperienza: lasciavamo sempre qualche ricreazione in cui stavano tutti insieme in giardino, grandi e piccoli, Fiorentini e Francesi. E soprattutto coinvolgevo tutte le classi nello spettacolo d'accoglienza, in cui ognuna presentava una canzoncina o una scenetta. Ecco perchè la bidella ricordava gli spettacoli...

E quando ci si lasciava, qui o là, gli ultimi saluti nelle stazioni o attorno ai pullman erano sempre annegati nelle lacrime.

Ricordo città, volti di bambini, cerimonie di benvenuto di sindaci e direttori, feste con cibi caratteristici ( in Normandia 27 torte di mele, una per bambino, tutte diverse una dall'altra!!!), scambi di metodi, materiali, esperienze con colleghi...

Nessuno scambio assomigliò ad un altro, ognuno ebbe le sue caratteristiche:

a Dieppe terra di Normanni, con l'emozione della prima volta,

a Dunkerque, dove fummo inseriti in un programma di festeggiamenti per l'Unione Europea e rappresentavamo l'Italia insieme a classi provenienti da tutta l'Europa,

a Vaivre-Vesoul, per due anni consecutivi perchè entrambi partner di un progetto Comenius, paese in cui ormai mi sentivo di casa e dove abbiamo fatto rinascere l'interesse per la lingua e la cultura italiana nei discendenti di nostri emigranti,

a Parigi dopo un interessante lavoro di ricerca comune sui giardini poi...Parigi è sempre Parigi,

infine a Reims, dove tutto era facilitato dal suo gemellaggio con Firenze, terra che mi ha lasciato ricordi impensati di bellezze naturali e artistiche. Potrei scrivere a lungo solo raccontando di questi viaggi e di quanto sono stata arricchita da queste esperienze: il mio amore per i viaggi, per conoscere il mondo e per incontrare altre persone è stato senz'altro alimentato e si è rafforzato in quegli anni entusiasmanti...

Allora quando le colleghe mi hanno invitato, nei giorni scorsi, sono stata ben contenta di accettare. Mi avevano chiesto se volevo anche partecipare nei prossimi giorni a qualche visita guidata col gruppo, ma per me sono troppo faticose, fu uno dei motivi per cui dovetti lasciare l'insegnamento. Invece tornerò volentieri con loro giovedì nel tardo pomeriggio, quando faranno la festa tutti insieme, musica, danze e buona cucina a volontà, organizzato dalle famiglie.

Sempre che nel frattempo non diventi più indispensabile il mio ruolo di nonna...


l'angelo che sorride, sulla Cattedrale di Reims

 

 
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