Creato da atapo il 15/09/2007
Once I was a teacher

SETTEMBRE


 
Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l'ho ancora detto.
Nazim Hikmet
 

OTTOBRE

 
 Lieve offerta
 Vorrei che la mia anima ti fosse 
leggera
come le estreme foglie
dei pioppi, che s’accendono di sole
in cima ai tronchi fasciati
di nebbia -

Vorrei condurti con le mie parole
per un deserto viale, segnato
d’esili ombre -
fino a una valle d’erboso silenzio,
al lago -
ove tinnisce per un fiato d’aria
il canneto
e le libellule si trastullano
con l’acqua non profonda -

Vorrei che la mia anima ti fosse
leggera,
che la mia poesia ti fosse un ponte,
sottile e saldo,
bianco -
sulle oscure voragini
della terra.
(Antonia Pozzi)
 

ça c' est tout




musica per l'amicizia




 

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David Grossman

"Che tu sia per me
il coltello"

le parole scritte
per raccontarsi, conoscersi,
amarsi


R. L. Stevenson

"Viaggio nelle Cévennes
in compagnia
di un asino"

avventure,
storie e incontri
tra i monti

ci sono i libri precedenti
 

ASCOLTA...

 

RECHERCHE DU TEMPS PERDU 1

 

RECHERCHE DU TEMPS PERDU 2

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Messaggi di Settembre 2014

RETROUVAILLES

Post n°1157 pubblicato il 27 Settembre 2014 da atapo
 

 

IL GURU

 


 

All'inizio del 1976 lavoravo nel tempo pieno del Comune di Bologna, ospitavo in pancia il primogenito che doveva nascere in febbraio e avevo appena saputo di aver superato la prova scritta del concorso magistrale per insegnare nella scuola statale, ricordo ancora l'emozione di quando aprii la lettera che mi comunicava la notizia e la votazione altissima...

O la va o la spacca, mi dissi, devo ASSOLUTAMENTE vincerlo questo concorso e tra i primi posti, in modo da avere una sede vicina, in città, ora che sta per arrivare anche un figlio!

Stavo per imbarcarmi in un'impresa titanica: quella volta fu un CONCORSONE: dopo la prova scritta c'era l'obbligo di frequentare un corso quadrimestrale di aggiornamento didattico ed esercitazioni laboratoriali, con prova scritta ed orale alla fine. Chi l' avesse superato avrebbe poi dovuto sostenere un'ultima prova orale su un sacco di materie teoriche e pratiche, tipo pedagogia, legislazione, storia della scuola, igiene scolastica ecc. Tutto questo finì a metà agosto...

Un lavoro improbo, ma da quel corso quadrimestrale ebbi veramente un'ottima formazione, come non ne ho mai più avuta in tutto il resto della mia carriera...

Tralascio i salti mortali che feci per frequentarlo, mio figlio che nacque giusto nella settimana di interruzione tra i primi due periodi, io che andavo alle lezioni prima con una pancia enorme poi con mia madre che mi teneva il bimbo (non erano concesse molte assenze, pena l'annullamento...), gli incontri con altri colleghi con cui si lavorava in gruppo che si tenevano sempre a casa mia, così da poter accudire meglio mio figlio... Ho ricordi quasi drammatici di quei mesi, ma, come capita col passato difficile, rivissuti ora nella memoria con un alone di eroismo... Per la cronaca, riuscìì nel mio intento e l'anno successivo ero di ruolo a Bologna in una scuola abbastanza vicina a casa mia.

Dunque, tra i vari insegnanti di quel terribile corso c'era come coordinatore U.S.: era un direttore didattico che di nome conoscevo già perché scriveva sulla rivista scolastica a cui ero abbonata. Inoltre l'insegnante con cui stavo lavorando nel tempo pieno (quella che fece la staffetta partigiana) diversi anni prima era stata sua collega quando erano entrambi maestri e me ne aveva raccontato con entusiasmo...

Ebbene, fin dalle prime lezioni mi piacque moltissimo, me ne innamorai, dal punto di vista professionale s'intende, e per me diventò più che un insegnante, ma un amico, il vero MAESTRO che mi aiutava a scoprire come insegnare, come stare con i bambini, come organizzare il lavoro, che tipo di scelte fare... E questo accadeva a tutti coloro che facevano parte del mio corso, il suo entusiasmo era contagioso, tutti ci sentivamo destinati a fare grandi cose se avessimo vinto quel maledetto concorso! Non era più faticoso seguire le lezioni, studiare, ritrovarci e confrontarci tra noi, sentivamo che in quelle ore stavamo veramente crescendo professionalmente. Lui era capace di essere per noi l'insegnante serissimo e insieme il nostro amico di appena qualche anno di più, era diventato un idolo per tutti coloro che lavoravano, in qualche modo, con lui.

Naturalmente io in casa ne parlavo moltissimo e mio marito era diventato geloso, poi scoprì che questo... innamoramento era molto collettivo allora lo chiamava un po' sprezzantemente “il vostro guru” e forse il termine era azzeccato...

Lui ci parlava di come organizzava la sua scuola, ci portava i giornalini che pubblicavano le sue classi secondo la pedagogia attiva di Dewey e Freinet, ci invitava ad andare a visitare la sua scuola, cosa che per me in quel periodo era impossibile: non avevo tempo nemmeno per respirare!

Una volta vinto il concorso il nostro rapporto non si interruppe, anzi diventò ancora più personale, perché, dietro suo invito, io gli scrivevo di come stavo impostando il lavoro in quei primi anni, gli esponevo dubbi e gli chiedevo consigli, lui mi rispondeva e ci scambiavamo i giornalini preparati dagli alunni. Mi fece iniziare anche una bellissima corrispondenza tra la mia classe e una parallela della sua scuola, che durò per tutti i cinque anni e in quinta finalmente le due classi si incontrarono... Insomma continuò ad affiancarmi in quei primi anni di lavoro nella scuola statale.

Poi mi trasferii a Firenze. Ricordo che gli scrissi ancora, stavolta demoralizzata per la realtà fiorentina in cui mi trovavo a lavorare, che mi pareva arretrata anni luce rispetto a ciò che avevo costruito e lasciato a Bologna... Lui mi incoraggiò ancora, mi diede la spinta per non arrendermi, mi stimolò a mettere a frutto ciò che di importante avevo assimilato fino ad allora e ad avere pazienza. Come sempre, aveva ragione lui...

Cessò la nostra corrispondenza, io ero subissata dalla nuova vita fiorentina.

Lo rividi anni dopo a Bologna alla fiera del libro per ragazzi: mi riconobbe e ricordava tutto di me e della mia esperienza, chiacchierammo come se ci fossimo salutati il giorno prima.

Qualche giorno fa mi è tornato alla mente, insieme a tante cose di quegli anni. Come si usa oggi, l'ho cercato su Facebook: c'è, e non sembra cambiato per nulla: i capelli li aveva già bianchi, il sorriso sornione è sempre quello! Naturalmente è in pensione, ha una decina d'anni più di me, ma mantiene contatti col mondo scolastico bolognese, con progetti europei, viaggia in Francia...

E' raro che io chieda l'amicizia a qualcuno, soprattutto se non ho grandi rapporti, ma con lui... gliel'ho chiesta quasi senza rendermene conto, ero troppo contenta di averlo ritrovato! Chissà se mi avrebbe ricordato... Ebbene sì! Mi ha accettato tra gli amici, dicendomi che lui frequenta poco facebook, ma che è contento di aver ripreso il contatto. Ne sono stata contenta anch'io...

 
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A SCUOLA !

Post n°1156 pubblicato il 23 Settembre 2014 da atapo
 

 

ZAINI PICCOLI



 

E' passata già la prima settimana di scuola per i tre moschettieri.

Riccardo è al secondo anno di scuola materna, ha ritrovato maestre e compagni, ha ripreso tranquillamente. Nei primi giorni c'era orario ridotto e subito con uno sciopero, così meno tranquilli sono stati i suoi genitori: la baby sitter ha avuto un problema e non poteva essere a disposizione, allora siamo subentrati noi nonni e i genitori ce l'hanno portato, prendendo qualche ora di permesso dal lavoro a turno, da Montelupo a Firenze. Il bimbo si è stancato in tutti questi viaggi, però era contento di passare tante ore da noi, di aiutarmi, di venire con me a fare la spesa...


Invece nell'altra famiglia tutti hanno cominciato una nuova scuola.

Damiano è entrato alla materna, la stessa frequentata dal fratello, così conosce già l'ambiente e non ha problemi. Comunque lui è sempre molto ben disposto e curioso verso le esperienze nuove, anche se è un bambino silenzioso e tranquillo non gli sfugge niente ed è maturo e riflessivo per la sua età. Impara rapidissimamente tutto, è un tipo di... intellettuale puro, è più imbranato dal punto di vista motorio.

Ieri pomeriggio l'ho portato con me al teatro dove ho seguito i corsi negli anni passati, c'era la lezione aperta per i bambini, Martino non si è voluto fermare, invece Damiano è entrato volentieri ed è rimasto fino alla fine. Era il più piccolo fra i bambini presenti, ma si è inserito senza problemi.

Ha raccontato che nella sua scuola materna hanno la “chiave della parola”: una grossa chiave di cartone appesa al muro e quando lavorano solo il bambino che ha la chiave in mano può parlare e gli altri devono ascoltarlo... Cosa devono inventare le maestre per avere un po' di ordine!

 


Martino è alla scuola primaria, una volta si diceva "remigino".

Il primo giorno era un po' deluso: nella sua scuola il cortile è piccolo e notava che non c'erano giochi, però gli piaceva il banco col sottobanco e il gancio per lo zaino. Una delle sue maestre la conosco: molto tempo fa avevamo lavorato nello stesso gruppo docenti su alcune classi. E' una persona un po' particolare, a volte con gli adulti è un po' irruenta, ma con i bambini non ha mai avuto problemi e lavora con professionalità. A mia figlia è piaciuto come si è posta in questi primi giorni e Martino sembra tranquillo. La settimana scorsa hanno fatto orario ridotto, solo la mattina e domenica sera lui diceva alla sua mamma: -Indovina cosa succede domani?-

-Restate a scuola anche al pomeriggio.-

-Sì. E poi?-

-Mangiate a scuola.-

-Sì e poi?-

- Arriva anche un'altra maestra.-

-Sì e poi?-

- E poi cosa?- la mamma non trovava altro...

- E poi... FACCIAMO I COMPITI !!!- ha concluso trionfante Martino.

(Finalmente le cose serie... finora avevano scherzato!!!)

 
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IL MIO GIARDINO

Post n°1155 pubblicato il 20 Settembre 2014 da atapo
 

 

GIUNGLA

Nell'ultimo post qualcuno ha pensato che l'immagine messa fosse la mia nuova casa col giardino annesso...

Magari! Ci sarebbe poco da lavorarci!

Per togliere ogni dubbio ecco alcune foto di come è realmente il mio giardino, scattate giusto stamattina: non ha un leggero aspetto di foresta o di giungla? La casa si intravede bianca in fondo, ed è meglio non vederne di più per ora.

 

   

 

Ho deciso di documentare fotograficamente le trasformazioni, per quanto mi sarà possibile, comincio adesso che è ancora allo stato originario, prima che i muratori diano il via agli smantellamenti, così in futuro riguarderemo il tutto pensando alla strada percorsa...

Ora che abbiamo le chiavi comincio a sentirla davvero MIA e ad immaginarmi gli spazi riempiti dai mobili. Ho già raccolto tre piccole mele da uno degli alberi, le ho assaggiate: sono proprio buone!

E comincio a preoccuparmi delle sue condizioni...

Ieri a Firenze c'è stata quella forte tromba d'aria con la grandinata che ha imbiancato, con vari danneggiamenti, tutto il centro città: le immagini sono state diffuse dai giornali e dalla TV. Ecco, ieri sera avevo una forte preoccupazione: ci saranno stati danni alla casa nuova? E vedendo i grossi alberi sradicati lungo i viali cittadini temevo per i miei sei alberelli alti, sottili e anche un po' malconci dopo anni di incuria.

Così stamattina siamo andati a controllare: per fortuna tutto è a posto, il vento non ha abbattuto nemmeno quelle piante infestanti dalle bacche blu e dai fiorellini bianchi molto graziosi, ma alte più di mezzo metro, che stanno riempiendo ormai tutto lo spazio.

Ci avrebbe fatto comodo che il vento avesse alleggerito un po' il lavoro del giardiniere... ma solo per quanto riguarda le erbacce!

 

 

SOLANUM NIGRUM

 

 
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LE CHIAVI DI CASA

Post n°1154 pubblicato il 16 Settembre 2014 da atapo
 

 

FINE PRIMO TEMPO

 

questa NON è casa mia, è solo una foto presa dal web!

 

Abbiamo la casa!

Abbiamo appena firmato il rogito e pagato... pagato...

Come mi sento leggera! Calmata quell'ansia che mi attanagliava nei giorni scorsi in attesa della conclusione della vicenda, svuotato il conto in banca, ora tiro un attimo il fiato.

Avevo lasciato da tempo le cronache delle nostre ricerche, quando erano ancora infruttuose, poi c'è stata un po' di vacanza, l'eredità, altre vicende... ma intanto qualcosa si stava muovendo.

Una casa ci aveva colpito: proprio quel piano in meno e quella stanza in meno che cercavamo e, udite udite, un ampio giardino! Su internet non pareva un granchè, ma vedendola ci è scattato qualcosa: diffidando degli innamoramenti facili, ci siamo impegnati (soprattutto mio marito espertissimo in questo) a trovarle tutti i difetti possibili. E' sfiorata dalla solita rotta degli aerei, ha bisogno di una grossa ristrutturazione a cominciare dalla sistemazione del tetto e dal rifacimento degli impianti, il giardino non è curato da alcuni anni ed è diventato una foresta, con erbe e piante dappertutto di tutti i generi e sei alberi che speriamo non siano pericolanti.

Però ad ogni difetto trovavamo presto la soluzione.

Mio marito ha fatto varie misurazioni scoprendo che il rumore degli aerei in realtà non è superiore al rumore della strada di grande traffico su cui si affaccia la casa in cui abitiamo attualmente.

Per il giardino ho un amico del gruppo del teatro che lavora come giardiniere e progettista di giardini e mi ha assicurato che qualche suggerimento me lo darà volentieri, poi magari lo “noleggeremo” per i lavori più gravosi.

Ci spaventavano le grosse ristrutturazioni indispensabili per poterci abitare, i preventivi che ci facevano non erano indifferenti, ma quando l'eredità dei miei suoceri ha cominciato a sbloccarsi … abbiamo preso più coraggio...

E il porticato che corre lungo tutto un lato della casa, che la rende originale e amplia lo spazio al piano superiore continuava a sedurci...

Bisognava decidersi: avevo un po' indagato con fare noncurante presso le agenzie scoprendo che era in vendita già da qualche anno e c'erano almeno altre due persone interessate, ma aspettavano mutui o cose del genere... e se ce l'avessero soffiata sotto il naso? Effettivamente era la migliore che avessimo trovato in tutti quei mesi. Così abbiamo fatto un'offerta abbassando scandalosamente il prezzo che richiedevano: i proprietari hanno accettato con un piccolo rialzo che noi avevamo messo in conto. EVVAI!

Ora la casa è nostra, da oggi c'è un grosso mazzo di chiavi in più nel nostro cassetto portachiavi e ci sono molti euro in meno nel conto in banca, dobbiamo sperare che la spartizione dell'eredità proceda a passi veloci perché contiamo molto su questa per i lavori di ristrutturazione. Giovedì incontreremo la ditta per fare... il piano d'attacco e se ne sentiranno delle belle: mio marito ha sempre idee brillanti e grandiose, temo dovrà contenersi, già a tavolino gli ho fatto depennare io come NON URGENTI alcuni dei lavori che vorrebbe fare, viste le dubbiose finanze...

Purtroppo, la casa in cui abitiamo ora continua a ricevere visite di persone che vogliono acquistare, ma nessuno in seguito concretizza... e questo è un altro problema, a cominciare dal fatto che per ora la nuova è seconda casa e si pagano le tasse di conseguenza...

 
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BLOG FLORILEGIO ... a scuola

Post n°1153 pubblicato il 14 Settembre 2014 da atapo
 

Prof. ALESSANDRO

 

 


 


Venerdì era il giorno del blog-florilegio, ma a me premeva raccontare altro venerdì scorso.

Inoltre, in molte regioni d'Italia, compresa la Toscana, domani riapriranno le scuole e per me domani sarà un'emozione particolare perchè

Martino inizia la prima elementare!



 

Ha preparato tutto, comincia a leggiucchiare e a scribacchiare da solo, è un campione in matematica dove conta fino alle centinaia, somma e sottrae anche su numeri a due cifre nei giochi che si trovano sui giornaletti per bambini e che gli piace risolvere insieme a me. Domattina non andrò a vederlo, ci sarà una confusione enorme e credo sia un momento da condividere con genitori e fratellini. Spero che scatteranno qualche foto...


Ma torniamo al blog che voglio presentarvi: per l'occasione torno ad un blog... scolastico.

Conoscete il prof. Alessandro D'Avenia?

Oltre che insegnare, ha scritto due romanzi: "Bianca come il latte, rossa come il sangue" e "Cose che nessuno sa", dal primo è stato fatto anche il film. Io confesso di non averli ancora letti, non mi piace leggere i best-sellers mentre tutti ne parlano, preferisco leggerli con calma quando il clamore si è attenuato, mi sembra di farmi meno influenzare. Il primo comunque dovrebbe prestarmelo a breve un'amica.

Invece ogni tanto faccio un salto a leggere il blog che scrive questo autore: Prof 2.0, in cui tratta di tematiche scolastiche e del mondo giovanile. Lo leggo meno spesso di quanto vorrei e non riesco a seguire i commenti e le varie rubriche, ma di solito lo trovo interessante ed avvincente per l'entusiasmo che traspare dalle parole verso il lavoro dell'insegnante che ha la grande responsabilità di formare gli uomini del futuro. Pensando alla giovane età del prof. Alessandro, mi pare una meraviglia che sappia essere così vicino alle problematiche dei suoi ragazzi e nello stesso tempo così... saggio. Ce ne fossero dentro la scuola di insegnanti così!

 


 

E allora l' augurio per il nuovo anno scolastico, dedicato agli alunni e ai professori, lo voglio porgere attraverso alcune frasi tratte da questo blog:

"L’alternativa ad una scuola noiosa è una scuola “meravigliosa”, cioè capace di destare l’interesse attraverso la meraviglia. ...

Il compito di ogni insegnante è proprio quello di presentare nelle sue parole, nei suoi gesti, nei suoi occhi, la meraviglia verso l’oggetto in esame. Non esistono aspetti della realtà poco interessanti, esistono casomai persone poco interessate. ...

L’insegnante è un narratore-attore della meraviglia verso ciò che insegna..."

 
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PER UN POCO

Post n°1152 pubblicato il 12 Settembre 2014 da atapo
 

 

LIBERA

-Ci vado. E torno tardi!- Avviso il marito.

E' pomeriggio, mi preparo: pantaloni neri, lunga camicia dai colori vivaci e fantasie orientaleggianti, sottile golf grigio argento perché più tardi non si sa mai, trucco leggero e borsa nuova in cui ho travasato il contenuto della borsa ormai troppo estiva, sperando di non aver dimenticato nulla di importante. Alla fermata del bus scopro che ho dimenticato il cellulare, ma decido che fa lo stesso, posso, anzi voglio, restare senza.

E' un bellissimo pomeriggio soleggiato, una via di mezzo tra fine estate (se mai ce n'è stata una) e autunno incombente (che al mattino aveva minacciato pioggia): quella stagione che io preferisco, in qualunque mese capiti e sono contenta che capiti proprio oggi. Con la luce ideale anche per scattare foto, ma ora non è il mio scopo. Così mi godo il percorso nei due autobus, non importa se ritardano, sogguardo i compagni di viaggio che salgono e scendono con le proprie storie che mi piace immaginare dall'aspetto, dallo sguardo, da poche parole che scambiano tra loro. Guardo fuori la città che scorre nei suoi quartieri: le case popolari, poi i palazzoni che diventano via via più signorili e più antichi fino alle stradine medievali affollate quasi esclusivamente dai turisti, croce e delizia di Firenze.

Mi resta un ultimo tratto a piedi e infine (un po' in ritardo, ma chi se ne importa tanto a Firenze tutto comincia sempre in ritardo) entro nel complesso di edifici recentemente restaurati e destinati a diversi usi: lì, al caffè letterario, c'è la presentazione di un libro di una scrittrice francese, appena tradotto in italiano. Non ho voluto mancare a questo incontro perchè l'argomento mi interessa molto: si parla dei cambiamenti sociali in una famiglia, del rapporto figlia-padre, è autobiografico, non lo compro perché potrò leggerlo prendendolo in prestito all'Istituto Francese che ha organizzato la presentazione.

Si svolge all'aperto nella corte centrale, mentre ascolto mi guardo intorno e rifletto che è stato fatto un bel lavoro di recupero in quel complesso: ora ci sono appartamenti, negozi, ristoranti, centri culturali... si tengono concerti e altre manifestazioni quasi di continuo. Ed io... è la prima volta che ci metto piede. Non è vicinissimo a casa mia, ma se in famiglia ci fosse un po' più di interesse per uscite serali... però non voglio che pensieri simili mi sciupino questo momento, così li scaccio subito sperando che oggi possa essere una prima volta seguita da altre...

I discorsi sono interessanti, alla fine mi trattengo un poco a parlare con alcune amiche che fanno teatro con me, pure loro appassionate di tutto ciò che è francese.

Riprendo la strada del ritorno verso il capolinea del primo bus, controllo orari e coincidenze perché ormai è buio e i mezzi pubblici sono meno frequenti. Mi sento leggera, contenta delle ore appena trascorse e senza nessuna fretta né ansia di rientrare.

 


 

Mentre il bus passa su uno dei ponti sull'Arno, il sole appena tramontato mi offre uno spettacolo incredibile di colori nel cielo e nell'acqua, di luci che si riflettono dai palazzi... e improvvisamente capisco: LIBERA!

Come mi sono sentita libera in queste ore, come non mi sentivo da mesi...

...niente casalinga,  infermiera,  sciatica,  eredità,  cognati,  casa da comprare,  casa da vendere,  agenzia,  visite ad ogni orario,  banca,  soldi che ci sono,  soldi che mancano,  planimetrie,  progetti,  mobili,  caldo infernale,  piogge monsoniche,  figli,  nipoti,  imprevisti,  ansia,  mal di testa...

Per un poco ero riuscita a dimenticare tutto questo: ho fatto solo ciò che IO avevo piacere di fare!

E spero che mi abbia fatto bene come una medicina, anche se in fondo in fondo non so far tacere una piccola voce che mi sussurra: “Sei un po' egoista...” Ma credo sia un difetto di molte di noi...

 
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QUELLA CASA

Post n°1151 pubblicato il 09 Settembre 2014 da atapo
 

 

IN  MONTAGNA

 


 

Non è stato un weekend facile. No, non è successo niente di grave, anzi. Il tempo è stato buono, soprattutto in montagna, e abbiamo mangiato specialità locali...

Non è stato facile “dentro” di me. Non tanto a Bologna: in quel grande appartamento ora è tutto in subbuglio, sono già state tolte molte cose, molti armadi sono vuoti e spalancati, si accumulano scatoloni e restano spazi vuoti... come qualcosa che sta svanendo poco alla volta, le vicende di famiglia che si allontanano nel passato...

Mi ha rattristato molto di più riaprire la casa in montagna: da quanti anni noi non ci andavamo! E probabilmente, per i fatti accaduti, lì ormai da quattro o cinque anni non ci ha più abitato nessuno. Nelle ultime settimane qualche volta c'è stato il cognataccio, ha buttato un po' all'aria, ha preso da solo iniziative che gli altri fratelli in parte non condividono, però le tracce del suo passaggio sono minime in quegli ambienti in cui il tempo e la vita si sono fermati anni fa: l'odore di chiuso, gli avanzi di estati che non si sono più ripetute, le ragnatele che spadroneggiano, gli antichi mobili scuri che contengono ancora tutto lì addormentato.

Ho ripensato a quelle lontane estati in cui con i figli eravamo lassù in vacanza nella frescura delle stanze con i grossi muri di pietra, ai bambini che nelle cantine buie prendevano i giocattoli riscoperti da un anno all'altro, ho ricercato i mobili in cui trovavo le riviste di mia suocera con le storie d'amore, ho ritrovato ancora sull'acquaio i piatti di ceramica bianca in cui mangiavamo e il soppalco che diventava la nostra camera matrimoniale, ma sono sparite le piante di ortensia vicino all'ingresso e un albero è stato tagliato (grazie cognato!).

Nonostante tutto, allora lassù stavamo bene e i miei figli ne hanno ricordi ancora più sereni dei nostri, loro che erano bambini e non sapevano certi retroscena. Perchè i nonni, con loro, a quei tempi, in montagna si comportavano da nonni SUL SERIO. Mio figlio ha fatto un salto lassù sabato e ricordava l'ultima estate in cui c'era stato: andò in moto, doveva preparare un esame all'università, a Firenze faceva troppo caldo allora andò a studiare in montagna dai nonni... E mia figlia ne conserva ricordi ancora più lontani, ma noi abbiamo ritrovato in cantina uno scatolone chiuso con la scritta: “giocattoli Laura”. La calligrafia è della nonna, li aveva riposti in attesa di un'estate successiva che non ci fu. Glielo daremo così chiuso, lo aprirà lei...

Provavo sentimenti contrastanti: ogni tanto mi sentivo un'oppressione addosso, avevo bisogno di uscire, di fare un giretto per il piccolo paese che si è trasformato, ma non troppo, però quelle stanze mi attiravano, frugavo qua e là senza uno scopo preciso, solo per riprendere le fila del passato come se dovessi scoprire chissà cosa... Mio marito ha ritrovato dei suoi giocattoli, libri, quaderni di quando era piccolo: ecco, quell'aspetto di lui mi mancava, qualcosa ho scoperto davvero...

E ora? Bisogna pensare al futuro, a che farne di quella casa. A me e a mio marito piacerebbe tenerla, sarebbe una pacchia per sfuggire le afose estati fiorentine e anche mia figlia coi suoi marmocchi potrebbero sfruttarla. Però non è una decisione semplice: agli altri fratelli non interessa, dovremmo rilevarla da soli e questo non è affatto il momento adatto per le nostre finanze a causa dell'altra impresa di acquisto in cui ci stiamo imbarcando... E andrebbero fatti del lavori di ristrutturazione, anche minimi, ma qualcosa è indispensabile per metterla in sicurezza secondo le regole.

Occorre innanzitutto farla valutare, poi... il cognataccio troverà il modo di rendere la cosa il più complicata possibile, ne siamo certi! E non accetterà attese, sconti o dilazioni...


 
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RIPRESA

Post n°1150 pubblicato il 04 Settembre 2014 da atapo
 

 

LE ULTIME NOVITA'

Non sono passate quarant'otto ore dal rientro a Firenze che già i benefici rilassanti delle due settimane al mare stano andando a farsi benedire...

Perchè puntualissime al ritorno sono arrivate notizie dalla questione EREDITA': il cognataccio ha accettato le decisioni principali al momento della conciliazione, ma ha ripreso a fare questioni e contestazioni su ogni passo per suddividere o decidere cosa fare di tutti gli oggetti, mobili ecc. delle case da svuotare. Gli altri non ne possono più, sono esasperati. Compreso mio marito che è già ritornato al nervosismo e alle reazioni sgradevoli dei mesi scorsi. E mi sento di nuovo nervosa anch'io, quando ci sono certe telefonate o lui commenta la posta che gli arriva sul PC...


E mia figlia ha necessità di essere aiutata con la gestione dei tre marmocchi finché non riaprono le scuole. C'è stato un incidente: quando erano al mare il mese scorso Damiano, andando in bicicletta dietro al suo babbo, è rimasto col piede destro tra i raggi della ruota. Nonostante fosse tutto gonfio e nero il bambino ci camminava e i genitori hanno ritenuto che non ci fossero fratture e che guarisse pian piano. Così hanno sottovalutato l'ampia ferita che c'era posteriormente sopra al tallone, pensando che si sarebbe richiusa da sola. Quando l'avevo visto, appena prima di partire per Vada, ero rimasta impressionata per come si presentava, non mi piaceva per nulla come stava cicatrizzando: mia figlia diceva che sarebbero dovuti andare dal pediatra per i tagliandi di routine il giorno dopo e gli avrebbero fatto vedere anche il piede. Il pediatra l'ha mandato subito al pronto soccorso dell'ospedale Mayer, da lì è stato spedito al reparto ustioni dove hanno cominciato pomate più volte al giorno, medicazioni, fasciature...L'hanno rimandato a casa, ma periodicamente la mamma, con anche gli altri due al seguito, lo deve riportare per le cure.

Visto che noi ora siamo RIPOSATI dopo la vacanza, in quei giorni teniamo Martino (Diletta non si può perché fa ancora l'allattamento a richiesta) mentre gli altri vanno alla medicazione, poi tornano, restano tutti a pranzo da noi e magari ancora un po' nel pomeriggio, così se mia figlia ha da fare qualche commissione urgente può andare solo con Diletta.

E quando poi tutti se ne tornano a casa, io e mio marito ci accasciamo esausti sul divano... come è successo anche oggi!


Domani ripartiamo col camper: dobbiamo andare prima a Bologna, poi alla casa dei miei suoceri sull'Appennino, non per diletto, ma sempre per questioni legate all'eredità. Non sarà per niente facile nè rilassante...

 

Damiano, Martino e Diletta

(i due solo se guardano la TV stanno fermi)

 
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INDIMENTICABILE

Post n°1149 pubblicato il 01 Settembre 2014 da atapo
 

 

L' HO VISTO !

Al mare non ho dimenticato la mia passione... fotografica: i tramonti!

Non tutte le sere, ma quando non c'era troppo vento ed io ero libera, poco prima delle ore 20 uscivo dal campeggio sulla spiaggia con la mia fidata macchinetta e facevo il servizio fotografico al sole che pian piano spariva nel mare.

 


 

Ero sempre in buona compagnia, nelle serate più calde la spiaggia era quasi affollata: tanti, come me, uscivano apposta per godersi quegli spettacoli così suggestivi e per fotografarli, molti con attrezzature da professionisti. “Gli amanti dei tramonti” li chiamavo dentro di me, come se appartenessimo tutti ad una stessa confraternita... e quasi ci si salutava poi alla fine nel rientrare, come se la partecipazione a quell'esperienza creasse tra noi una comunanza nel desiderio di riempirci gli occhi e lo spirito con quel fascino celeste.

Una delle prime sere, questa:

 


 

appena il sole è sparito completamente sotto l'orizzonte... è stato un attimo: dove c'era il sole è comparso un bagliore molto vivo... di colore verde chiarissimo!!!

Brevissimo... è scomparso, con l'effetto di una stella cadente che appena la vedi e già non c'è più, resti a guardare il punto dove c'era e ti chiedi: “Ma ho visto bene oppure ho sognato?”

IL RAGGIO VERDE!

Proprio quello, raro, di cui avevo parlato qui. E il cielo non era nemmeno in quelle condizioni atmosferiche ideali che descrivono gli scienziati... Eppure era accaduto!

Mi sentivo emozionata: dopo averlo cercato in capo al mondo, nelle innumerevoli serate alle Canarie, ecco che lo vedo qui, quasi dietro l'angolo di casa mia!

E mi è venuto da pensare che è come quando cerchiamo la felicità a destra e a manca e a volte la vita ce la fa scoprire proprio a due passi da noi, così vicina...

Ancora temevo che fosse stata solo una suggestione, mai mi sarei aspettata di vederlo proprio in quel luogo: nelle sere successive sono stata attentissima ad ogni ultimo istante del sole che si tuffava nel mare, ma quel bagliore non è mai più tornato...


 
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