Creato da atapo il 15/09/2007
Once I was a teacher

NOVEMBRE


 
 E viene il tempo degli alberi
che lasciano cadere foglie d’oro.
E viene il tempo
dei giorni che si accorciano.
Le notti sono lunghe
e ogni sera ha un nome.
sempre nuovo di fiabe.
Nel vano della finestra
una stellina si ferma ad ascoltare
.

E. Borches
 

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Messaggi di Agosto 2016

CHE FARE

Post n°1365 pubblicato il 26 Agosto 2016 da atapo
 

QUALCOSA

 


 

Siamo riusciti ad andare al mare da mio figlio. Neppure una giornata intera, se si considera che il consorte odia alzarsi di buon'ora, partire velocemente ed arrivare presto. Così mio figlio, che conosce bene suo padre, ci aveva dato appuntamento a mezzogiorno a Vada all'ingresso del suo campeggio; almeno siamo arrivati in orario, ed è già molto!

Il pranzo a Cecina a collaudare una nuova trattoria che cucina anche per i celiaci: collaudo ottimamente superato!

E un lungo pomeriggio tra pineta e spiaggia, a sonnecchiare sotto gli alberi, a costruire con Riccardo improbabili piccole capanne con i rametti di pino per i topolini della pineta, poi quando il sole si è fatto meno bruciante ci siamo affacciati in spiaggia e sugli scogli. Peccato ci fosse il vento abbastanza forte e ho rinunciato a fare il bagno, ma non a entrare in acqua con Riccardo, tanto avevo messo una gonna corta e leggera che poteva bagnarsi senza danno. E l'ora del ritorno è arrivata troppo presto, come al solito quando si sta bene.

Così almeno per qualche ora le tristi notizie di cronaca del terremoto le abbiamo dimenticate. Appena si getta l'occhio ai giornali o si apre la televisione l'angoscia e la tristezza assalgono: vorrei fare qualcosa...Sì, parteciperemo alle raccolte di denaro della Caritas attraverso la parrocchia, come le altre volte, ma ho sempre la sensazione che forse si potrebbe fare di più. Ci sono sottoscrizioni di ogni tipo, raccolte di materiali da molte associazioni… ma vengono in mente i fattacci del passato quando ciò che fu raccolto prese poi altre vie, allora mi chiedo: di chi fidarsi? Ed è una vergogna che si debba pensare a questo.

Alla tv avevo sentito parlare dei bambini e della necessità di distrarli, tranquillizzarli, c'erano richieste di giocattoli semplici e piccoli e materiali da disegno e simili, allora mi era venuta un'idea… e da stamattina ho cercato se era realizzabile. Ho tentato inutilmente alcune telefonate, poi ho trovato su facebook un centro sociale che stava raccogliendo… ma nell'elenco delle necessità non aveva inserito giocattoli…però in un commento qualcuno chiedeva se poteva portarne…

Così appena nel primo pomeriggio ho letto la risposta. “Certo, ma non ingombranti”, ho capito che potevo procedere: ho preparato una grande borsa piena di peluches, perché ne ho tanti, di tanti animali diversi, ancora rimasti da quando li usavo per il teatro con gli scolari. Sono a disposizione dei nipotini, ma non tutti sono preferiti, alcuni ho notato che non li scelgono mai, inutile tenerli! Ne avevo anche che portavo con me ai mercatini per venderli a 1 euro… Via tutti! Ora ci sono piccoli che forse si sentiranno meglio stringendo un nuovo peluche…

Alle ragazze del centro sociale a cui ho consegnato la borsa si sono illuminati gli occhi: “Che bello! I peluches per i bimbi!” Ed io mi sono sentita finalmente soddisfatta.

Così mi sono premiata da sola mentre tornavo a casa, tra un bus e l'altro mi sono regalata un ottimo gelato in una gelateria che dicono sia tra le cinque migliori di Firenze.

 
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CHE NOTTE

Post n°1364 pubblicato il 24 Agosto 2016 da atapo
 
Tag: cronaca

DOWN

Una notte dai cento risvegli per dare la caccia alle zanzare che su di me hanno fatto cena di gala e anche qualcosa di più ...

...ogni risveglio con forte mal di testa a causa di un raffreddore estivo (grazie all'aria condizionata di bus e supermercati) che non riesce a sfogarsi, sfido io! Il rimedio sarebbe aria di mare per almeno dieci giorni...


Poi, quando finalmente dormo profondamente, ma sono già le 7,30, la radio-sveglia mi fa iniziare la giornata con la notizia del terremoto sugli Appennini, dalle parti dove viaggiammo nel 2012 tra i monti Sibillini.

Forse nel mio dormire male avevo inconsciamente "sentito" qualcosa delle scosse che molti hanno avvertito anche qui a Firenze?

Ed ho subito un brivido e il cuore in gola, il terremoto è quanto di più subdolo e angoscioso ci possa essere e dopo averlo provato forte a Ferrara mi fa ancora più impressione. E le notizie dei disastri e dei morti che aumentano si susseguono...

Come inizio di giornata non c'è male.

 
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GITE

Post n°1363 pubblicato il 21 Agosto 2016 da atapo
 

MA DOVE VAI...

 

Siamo tornati a Monte Senario. Stavolta ci abbiamo accompagnato la coppia di nostri amici bolognesi con cui ci incontriamo per una giornata ogni tanto, visto che da un po' le vacanze alle Canarie con loro non riusciamo a farle più...

Abbiamo notato che in tanti anni che abitiamo a Firenze, in tante volte che li abbiamo ospitati, fra i tanti luoghi belli fiorentini che gli abbiamo fatto conoscere... Monte Senario ci mancava!

E così eccoci lassù per qualche ora al fresco. Sono rimasti anche loro colpiti da quel luogo, abbiamo scoperto che c'è un nuovo sentiero (oltre a quello che percorrevo con i miei alunni) che attraversa altre zone di quel monte, forse una prossima volta lo collauderemo. Lassù in un giorno di metà settimana non c'è il pienone del weekend e l'atmosfera della foresta cupa e solitaria è ancora più affascinante: le pochissime persone che abbiamo incrociato ci salutavano, come si fa per i sentieri di montagna.

 

bosco a monte Senario

 

Quel giorno siamo rientrati a casa soddisfatti e ritemprati. Appena a casa ha telefonato mio figlio, ci invitava a passare una giornata al mare da loro il giorno dopo...

Tutta vita! Pensavo. Finalmente ci si movimenta un po'!

Ma la mattina successiva, già con lo zaino dei costumi pronto, sul piede di partenza, ecco una nuova telefonata di mio figlio: al mare aveva piovuto la notte, c'era vento forte e nuvoloni neri all'interno... chissà se sarebbero tornati sulla costa? Fare 150 Km e rischiare di trovarsi a prendere freddo e forse pioggia non ci sembrava intelligente, così abbiamo rinunciato. Sì, ci sono rimasta male, mi sono sentita un po'...xxx... una volta tanto che... Quel giorno è stato il giorno col tempo peggiore di tutta la settimana passata.

Abbiamo rimandato alla settimana prossima, vedremo se nella data scelta la sorte metereologica ci sarà più benevola.

 
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GATTI & C.

Post n°1362 pubblicato il 16 Agosto 2016 da atapo
 

THE DAY AFTER

Ferragosto alternativo... potrei chiamarlo con un po' di sarcasmo... dedicato principalmente ai gatti.

I figli con le rispettive famiglie sono partiti in vacanza, ogni figlio ha un gatto. Con Beto è ormai un'abitudine che tocchi a noi (me) accudirlo, una passeggiata quotidiana di 10 minuti fino a casa sua e l'ora d'aria per lui con pulizia della lettiera, rinnovo della pappa, razione di carezze e grattatine.

Chilly è "nuovo" e anche se l'organizzazione familiare prevede che mentre i padroni sono in vacanza lui vada in trasferta presso i suoceri pistoiesi, restava un "buco" di due giorni . Dato che noi siamo qui... in fondo una gitarella a Montelupo poteva essere un diversivo: avremmo anche innaffiato il loro giardino e raccolto per noi l'abbondanza dei pomodori ciliegini che sono cresciuti sulle loro piante. Chilly è timidissimo e quando ci sono ospiti si rintana sempre nel suo spazio preferito e irraggiungibile, un pertugio tra le valigie. Invece quando siamo arrivati la sua curiosità e forse la solitudine che sentiva lo ha fatto comparire, avvicinarsi, ha accettato una fugace carezza e si è installato ad osservarci da una distanza ragionevole. Si è lasciato perfino fotografare, mia nuora ha detto che è un grosso progresso.


 

E il giro a Montelupo è stata l'unica uscita di questo ferragosto, se si eccettuano le due messe quasi deserte dove perfino il prete era in vacanza e c'era un supplente.

Un ferragosto doppio, col fatto che domenica e lunedì sono stati due squallidi festivi che mi hanno rigirato il coltello nella piaga.

Se avessimo goduto ogni tanto di qualche distrazione, una pizza, una serata al cinema, una sagra, una gita, qualche altra scappata al mare, un'uscita a cercare le stelle cadenti, avrei sopportato come gli altri anni l'abitudine del marito al RINTANAMENTO perchè si sa che a Ferragosto c'è l'odiata confusione dappertutto, ma adesso che il mese di agosto è stato ancora più solitario e tristone del mese di luglio, io non ce l'ho più fatta!!!

Gli avevo proposto qualcosa... non mi risponde nemmeno, mi sono stancata di chiedergli. Lavoro, LAVORO, LAVORO: "Devo fare, devo fare..."

Poi alla fine delle giornate mal di schiena, mali dappertutto, insonnia notturna alle stelle e per recuperare dormite nelle ore più improbabili. Per riposarsi c'è la TV, i suoi amati telefilm sono stati sostituiti dalle olimpiadi, sacre perchè vengono ogni quattro anni e non si possono perdere.

Insomma, io ieri ho avuto un attacco di depressione spaventoso, non mi serviva cercare di ragionare sui soliti argomenti ragionevoli, non ne avevo proprio più voglia, anzi non avevo voglia di nulla, anche il cucinare una cena leggermente più elaborata del solito non mi ha dato alcuna soddisfazione. Avrei potuto approfittare per fare anch'io qualcosa qui in casa, e ce ne sarebbe, ma ora mi fa solo innervosire ancora di più. L'insonnia sta attaccando anche me.

Non vedevo l'ora che il nulla di queste giornate festive finisse.

E oggi... non è che sia cambiato molto, ma almeno c'è qualche autobus in più, anche se pochi, posso cercare di raccogliere le forze, se riesco, e andarmene a fare un giro oltre la casa di Beto...

 

 
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SULL' ALBERO

Post n°1361 pubblicato il 13 Agosto 2016 da atapo
 

PICCOLI INQUILINI

Tra i rami del leccio del mio giardino, quello che arriva all'altezza della finestra della mia camera da letto, l'estate scorsa scoprii il nido di tortore e i due "tortorini", così li chiamavo, prima di imparare a volare passeggiavano sui ponteggi dei muratori proprio davanti alla mia finestra.

A fine estate se ne andò tutta la famiglia alata, con la nuova primavera mi chiedevo se qualcuno sarebbe ritornato. Una coppia di tortore si fece vedere sui rami per alcuni giorni, mi sembravano giovani e pensavo che fossero i pulcini dell'anno prima venuti a rivedere la casa natia... Sparirono dopo poco.

Peccato! Mi dicevo che ormai per quest'anno niente ospiti sul leccio.

Invece una mattina si sentì un grande svolazzare tra le foglie, dal mio osservatorio nascosto della camera vidi che qualcuno era arrivato ed era deciso a restare: una coppia di colombacci, quelli che io definisco "da arrosto" si erano installati ed avevano iniziato a fare il nido, o meglio a sistemare, restaurare e ingrandire quel po' che era rimasto dall'anno scorso. Due bellissimi esemplari, grandi, dai colori vivaci e cangianti, con un bel collare di piume bianche e brillanti.

Per tutto quel giorno fu un'attività frenetica: lui andava e veniva con rametti nel becco e li trovava facilmente attorno al leccio in ciò che pomposamente chiamo giardino, lei li sistemava, li intrecciava nell'incavo tra i rami. Proprio quel giorno c'erano i nipotini a casa nostra ed erano eccitati a spiare da dietro le persiane... e dovevano fare silenzio per non disturbare...

Nei giorni successivi, calma assoluta: si intravedeva una sagoma grigia immobile, era in cova...

Non so dopo quanto si schiudano le uova, ma finalmente la sagoma grigia ha ricominciato a muoversi...

Ogni giorno controllavo dalla mia postazione e finalmente ogni tanto si intravedeva una pallottola piumosa che si agitava. Una o due? Non si capiva ancora, finchè, cresciuti velocemente, sono diventati ingombranti e due testoline ogni tanto si allungavano insieme al di sopra del bordo del nido.

Naturalmente ad ogni arrivo dei nipotini era prioritario un controllo silenzioso dietro le persiane e fu proprio Martino, che ci vede meglio di me, a scoprire che erano due!

Pochi giorni fa sono usciti da nido ed hanno cominciato a passeggiare lungo i rami, allargando ogni tanto le ali. I ponteggi non ci sono più, si devono accontentare. Ogni tanto arriva un genitore per nutrirli sul ramo: pescano col becco il cibo rigurgitato all'interno del becco dell'adulto.

Ed io spiavo e scattavo foto...

Peccato che i nipotini ora siano partiti per il mare, sarebbe stato interessante per loro vedere anche i pasti.

Stamattina... sorpresa! Non c'è più nessuno! Nido vuoto, rami vuoti. Hanno preso il volo! Chissà se stasera ritorneranno almeno a dormire o se la loro vita sarà vagabonda?

Ma ho letto che i colombacci possono fare anche tre covate prima del freddo... forse i genitori ci riproveranno nel nido sul mio leccio, la buona stagione è ancora lunga...

 

AGGIORNAMENTO SERALE:

poco prima del tramonto sono tornati e fino a buio hanno svolazzato sui rami degli alberi nella serie di giardinetti delle case a schiera o sulle tettoie, con molto impegno ma ancora con poco stile.

MA... uno dei gatti più o meno randagi che bazzicano per i nostri giardinetti li seguiva sotto gli alberi, col muso all'insù sperando di poter cenare con un piccioncino! Gli è andata male...

due nel nido

due sul ramo

l'ora della pappa


 

 

 
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NATURA o CULTURA ?

Post n°1360 pubblicato il 10 Agosto 2016 da atapo
 

ROSA



In questo periodo io e mia figlia ci siamo spesso scambiate informazioni e impressioni su Diletta e ci poniamo domande…

Fino a poco prima del suo secondo compleanno nel marzo scorso Diletta usava i giocattoli dei suoi fratelli: palle, macchinine, costruzioni, pupazzi di personaggi fantastici. A casa loro c'erano alcuni bambolotti, quelli che erano stati di mia figlia bambina: né Diletta né i fratellini ci prestavano particolari attenzioni, erano usati come gli altri.

Ricordo che quando Diletta compì un anno e qualcuno le regalò un servizio di piattini per bambole mia figlia mi sussurrò sbuffando:-Ecco, adesso si comincia con i giochi da femmina!- Ma i piattini non avevano avuto successo ed erano finiti in un cestone insieme ad altri oggetti.

Alla fine dell'inverno passato Diletta cominciò ad usare le “bamboline”, alcune piccole che avevano in casa, ma queste bamboline andavano a cavallo, salivano sui castelli o sulla nave dei pirati… Anche a casa mia toglieva le bamboline etniche che tengo nel mobile coi libri e giochi per loro, le voleva tenere tutte fra le braccia portandole in giro qua e là. -Così piccole sono alla sua portata-commentava mia figlia.

Poi ci fu la fase del Cicciobello, il pupazzo senza gambe, mezzo orsetto mezzo umano, che era stato di sua mamma: le avevano regalato un passeggino rosa con cui portava sempre con sé il povero mutilato.

Ma la svolta ci fu quando per il secondo compleanno le fu regalata una buffa torta di legno, tutta rosa, già divisa in spicchi: li poteva riunire per ricomporre la torta, metterci le candeline di legno, suddividere le porzioni e offrirle a… bambole o umani che giocavano con lei. Ecco che riscoprì i piattini dell'anno prima e da lì a diventare una premurosa “mammina” per i bambolotti di casa sua il passo è stato brevissimo. Ora è una perfetta mamma e donnina di casa, cura i bambolotti come figli, è molto accudente, ogni tanto:-Io puliscio.-e parte con strofinacci e acqua, fra la costernazione mia e di mia figlia che mai l'abbiamo indirizzata…

I giocattoli dei fratelli ormai non li considera più.

-Forse imita ciò che fanno all'asilo nido- ho ipotizzato, mia figlia mi ha risposto che all'asilo hanno giochi di tutti i generi e non è certo l'ambiente in cui indirizzino le bimbe verso certi comportamenti…

Contemporaneamente è scoppiata la passione per il colore rosa (“il losa”): sceglie sempre quello per primo, a cominciare dalle matite colorate e le brillano gli occhi al vederlo. Da un gelataio perse la testa per il gusto “pompelmo rosa” , che è molto raro a trovarsi, anche la fragola può andare, ma quel pompelmo continua a richiederlo ad ogni gelateria… Nel mio frigorifero scoprì una bottiglia di yogurt alla melagrana (colore: rosa!) che avevo trovato in un negozio marocchino e le piacque moltissimo, tanto che me lo richiede sempre (lei dice che è un succo di frutta), ma purtroppo non è proprio facile procurarlo. Naturalmente da me ha subito individuato un bicchiere di plastica ROSA e si raccomanda:-Nonna, il MIO bicchiere rosa.-

La bambola preferita di questo periodo è enorme, fatica a portarla in braccio, per cui ha preso il posto del Cicciobello nel passeggino, non aveva nome, io gliene suggerii diversi ma non le piacevano, poi proposi ROSA e… indovinate un po' come si chiama ora la bambola?

Se va con la mamma a comperarsi vestiti o biancheria naturalmente preferisce dove c'è almeno un po' di rosa quando la mamma le dice:-Scegli.- e lei risponde:-Sceglio io!-

Così un giorno che andammo tutti insieme ad un mercato, ma avevamo un po' fretta e non ci fermavamo alle bancarelle dei vestiti e simili, ad un tratto ha domandato un po' spazientita:-Ma quand'è che scegliamo?-

-Bene! Ci siamo dette, è già avviata sulla via tutta femminile dello shopping!-

Ci chiediamo allora, io e mia figlia, quanto di tutto questo venga dalle suggestioni di ciò che le sta attorno anche se noi non la indirizziamo, o quanto invece sia connaturato alla sua essenza femminile, qualcosa che c'è già innato… Vedremo gli sviluppi.

 
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LA MIA FRANCIA 8

Post n°1359 pubblicato il 05 Agosto 2016 da atapo
 

LES LANDES

 


Dopo La Rochelle, dovetti rimandare di qualche anno il mio appuntamento con l'Oceano.

Ci riprovammo nell'estate del 2003, in un viaggio in camper che ci avrebbe condotto laggiù, ma un po' più a sud..

Primo assaggio fu Bordeaux, visitata rapidamente e con difficoltà perchè il centro era sventrato dai lavori per la tramvia (toh, guarda, ora a Firenze c'è lo stesso problema...), lasciata con la solita promessa finora vana:. "Ci torneremo in un momento migliore".

Comunque in quell'estate non erano le città importanti ad attirarci...

Mio marito era attirato, come sempre, dagli "chateaux" vinicoli e conseguenti acquisti e se ne tolse la voglia attorno a Bordeaux, nella zona del Medoc che dopo la città dovemmo attraversare per arrivare finalmente all'oceano.

 


 

Così scoprimmo Les Landes, una regione naturale talmente bella da togliermi il fiato.

Immaginate un territorio grande all'incirca come la Toscana, confrontai sull'atlante, ricoperto quasi completamente da pinete, poi laghi costieri, spiagge infinite, dune altissime che separano dall'oceano.

Un territorio che nel passato era paludoso, poi bonificato attraverso queste immense foreste di pini marittimi che hanno permesso nell'interno lo sviluppo dell'agricoltura.


 

Ma i turisti, come eravamo noi in quell'inizio di agosto, apprezzano soprattutto la costa...Vi sono centri balneari molto ricercati: Lacanau, Cap Ferret, Biganos, Mimizan, Biscarrosse... I due luoghi più famosi della costa sono il Bassin d'Arcachon, una enorme laguna famosa per gli allevamenti di ostriche e la Dune du Pilat, uno dei siti naturali più affascinanti di Francia, dicono: è una duna costiera lunga quasi tre chilometri, larga 500 metri, alta sui 100 metri... Da lassù il panorama su tutta la zona è unico... dicono, perchè purtroppo noi non ci salimmo ed è stata una delle rinunce che mi è dispiaciuta di più.

Nei giorni del nostro arrivo laggù, ad inizio agosto del 2003, ci fu in tutta Europa quella terribile esplosione di calore... che poi iniziò a diventare più frequente nelle estati successive. Ogni giorno le temperature arrivavano a 40°, mai successo in quel clima oceanico, nel nostro camper senza aria condizionata era un problema, mio marito stava peggio di me, dovevamo assolutamente sostare in luoghi ombreggiati... che non era semplice trovare nè in campeggio nè in aree attrezzate per camper, perchè in pieno periodo turistico tutti i posti buoni erano occupati.

Ricordo che facemmo il giro del Bassin d'Arcachon, termometro fisso sui 40°, senza trovar da fermarci fino alla cittadina di Arcachon, dove parcheggiammo alla meglio e scappammo letteralmente dal camper, passammo il resto del pomeriggio spossati su una panchina all'ombra nel giardino pubblico, mangiando gelati e bevendo acqua dalla fontanella. Poi costeggiammo la duna del Pilat: non c'era da fermarsi, strapieno di turisti, proseguimmo fino al primo campeggio in pineta che aveva un posto ancora libero, pagato come l'oro, ma finalmente all'ombra.

-Torneremo alla duna uno dei prossimi giorni- dicevamo, ma quel giorno deve ancora arrivare... continuava a fare troppo caldo per affrontare quella scalata...

bassin d'Arcachon

dune du Pilat

A parte queste disavventure, ricordo quei giorni e le soste in vari punti della regione con tanto piacere: le onnipresenti piste ciclabili attraverso la pineta ci conducevano alle spiagge oppure dalla parte opposta sulle rive ombreggiate dei tranquilli laghi costieri. Ogni mattina ci svegliavamo immersi in una nebbiolina che nei primi giorni ci faceva temere il maltempo, ma poi capimmo che era l'umidità dell'oceano, si dissolveva in poco tempo sciolta dal sole che si alzava tra i pini con riflessi quasi da sogno...

 

Le cittadine erano molto piacevoli anche se un po' invase dai villeggianti (perfino qualche Italiano), costruite sulle antiche dune costiere, per cui alcuni quartieri hanno strade... in salita, prima di arrivare a vedere l'Oceano.

Già, finalmente l'Oceano: mi piaceva fermarmi prima di scendere alla spiaggia, lungo i sentieri tra gli arbusti delle dune, per abbracciarne con lo sguardo tutta la vastità, o per vederlo scintillare molto in fondo ad una specie di deserto paludoso nella bassa marea...


 

Le maree infatti la fanno da padrone e regolano le attività marittime e balneari: dappertutto si trovano affissi gli orari delle maree e su questi è bene decidere quando scendere in spiaggia o fare il bagno. Scoprii che in certi orari è proibito perchè pericolosissimo: ci sono le baïnes, delle specie di gorghi che si formano in momenti ben precisi dell'alzarsi e abbassarsi dell'acqua e i bagnini con i loro potenti fischietti fanno uscire tutti dall'acqua quando arriva l'ora x.

Laggiù mi innamorai del surf: ammiravo per ore le evoluzioni dei surfisti, scoprii il bodyboard in cui sono esperti tutti i bambini francesi e la possibilità anche per me di scivolare sulle onde stesa sulla tavola... Nelle librerie dei paesi c'erano tantissimi libri sul surf e mi piaceva leggiucchiarne ... la teoria, finchè presi il coraggio a quattro mani e passai... alla pratica: sotto lo sguardo tra lo scettico e il compassionevole di mio marito mi comprai la tavola da bodyboard adatta a me e... mi divertii ancora di più!!!


 

Insomma, peccato che Les Landes siano così lontane, ci tornerei al mare ad ogni estate!

Qualche anno fa uscì un film francese: "Les petits mouchoirs", in italiano tradotto in "Piccole bugie tra amici". Lo andai a vedere ed ebbi letteralmente un tuffo al cuore quando mi accorsi che la storia del gruppo di amici in vacanza era ambientata proprio nelle Lande, rividi le pinete, le spiagge, la luminosità, risentii dentro di me la bellezza di quegli spazi e tanta, tanta nostalgia...


 
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SACRO E PROFANO

Post n°1358 pubblicato il 01 Agosto 2016 da atapo
 

DAI  SANTI   AI  GITANTI

Circa alla metà del 1200, sette giovani nobili fiorentini dopo aver dato ai poveri i loro beni, come san Francesco, decisero di ritirarsi a fare vita da eremiti e si stabilirono in alcune grotte tra i boschi di una collina quasi montagna, a circa 20 chilometri a nord di Firenze. La loro fama di santità faceva salire lassù i devoti, venne costruita una prima chiesetta, poi un convento che nei secolì subì danni, traversie, rifacimenti con stili e ambienti aggiunti e sovrapposti. I sette santi fondatori dell'ordine dei Servi di Maria sono molto popolari tra i cattolici fiorentini e molto amato è questo loro primo convento di Monte Senario che ancora oggi è aperto e abitato dai frati dell'ordine. Pellegrinaggi e passeggiate lassù in mezzo a folti boschi di macchia, di abeti e di agrifogli sono una abitudine di molti Fiorentini.Dallo spiazzo del convento esposto a nord si ammira tutta la vallata del Mugello.

 



Tutto questo me lo raccontava, nei primi anni del mio stare a Firenze, il collega insegnante che lavorò con me per otto anni e con pazienza ed entusiasmo mi aiutò ad ambientarmi nella nuova città. Diceva che d'estate quando aveva troppo caldo a Firenze lui saliva a Monte Senario e passava qualche ora al fresco, leggendo un libro o conversando col priore. Lui, ateo incallito, trovava lassù una pace speciale. Questo luogo per me divenne un po' mitico e gli chiesi dopo qualche anno di organizzare lassù una gita di classe. Ne fu felicissimo, un bel mattino di maggio partimmo in due classi da Firenze, la corriera di linea ci avrebbe portato fino all'ultimo paese (Bivigliano), poi saremmo saliti a piedi per alcuni chilometri fino al convento, lassù spiegazioni, pic nic, giochi e ritorno di nuovo con la corriera.

Ma non andò tutto come previsto.

Il viaggio in corriera di mattina presto provocò un forte malessere in una bambina e arrivati a Bivigliano capimmo che non si sarebbe ripresa per continuare la gita a piedi. Il maestro telefonò (dal posto pubblico, erano gli anni '80, niente cellulari) ai genitori che sarebbero venuti a riprenderla.

-Nel frattempo, ci disse, io resto con lei, ma voi potete cominciare a salire lentamente con gli altri, poi vi raggiungerò.- Lungo il tragitto, poco sotto la strada, un breve sentiero ci avrebbe condotto ad una ghiacciaia rinascimentale, una specie di grotta metà naturale metà artificiale dove si raccoglieva la neve d'inverno, da cui i Medici prelevavano ghiaccio che veniva portato nelle loro ville di Firenze e del contado per stupire gli ospiti ai banchetti principeschi. C'era in programma di farci una piccola sosta per mostrarla agli alunni.

Il maestro diceva che era tutto molto facile, potevamo fare anche senza di lui... così partimmo, arrivammo alla ghiacciaia in mezzo al bosco... stupore, racconti, domande...

Poi continuammo per il sentiero che avrebbe dovuto farci ritornare sulla strada carrabile e salire al monte. All'inizio fu un grande entusiasmo, in mezzo al bosco fitto era un'esperienza nuova per molti bambini, arrivammo a una radura che a tutti ricordò quella descritta in un romanzo per ragazzi, "PelleRossa" che stavamo leggendo proprio in quel periodo e ci pareva di essere entrati nella storia, ma dopo il percorso non finiva mai, il sentiero diventava più impervio, i bambini erano affaticati e iniziavano a lamentarsi... io e le colleghe dell'altra classe cominciammo a temere di aver capito male le spiegazioni del maestro sul cammino da seguire e... dove saremmo finiti? Niente cellulari all'epoca, già immaginavo la cronaca: "due classi disperse ..." e le nostre responsabilità di adulti... Io, come faccio nei casi disperati, tentai di orientarmi col sole e intuii che anzichè salire diretti stavamo lentamente salendo ma facendo il giro intorno al monte... sperai con tutto il cuore di incrociare al più presto una strada di qualsiasi genere che arrivasse al santuario dal lato opposto... Infatti, dopo circa due ore di cammino nel bosco fitto, fu così e quando tornammo a mettere i piedi sull'asfalto e a vedere di nuovo la costruzione in alto, molto in alto... ringraziai sentitamente i Sette Santi Fondatori! Lassù in cima c'era il maestro che scrutava preoccupato la vallata e quando ci vide si mise ad agitare le braccia prima di correrci incontro lungo l'ultimo tratto che, manco a dirlo, era tutto al sole! Il resto della gita andò splendidamente, ai bambini facemmo credere che il giro nel bosco fosse stato programmato e per loro fu l'esperienza più emozionante della giornata...

 


 

Anni dopo, quando il maestro non lavorava più con me, pensai di riportare a Monte Senario la classe quinta che avevo, rifacendo quel percorso emozionante in mezzo al bosco. Stavolta però per sicurezza mi accordai con una guida del WWF: lui disse che era una buona idea, il giro era molto interessante e lui ci avrebbe spiegato notizie naturalistiche sull'ambiente... Così stavolta potei godermelo senza preoccupazioni, nei bambini ritrovai lo stesso piacere e le stesse emozioni di quelli che c'erano stati cinque anni prima...

In quegli anni presi anch'io l'abitudine d'estate di salire qualche volta con la corriera al mattino, fare la strada a piedi (quella breve, senza sbagliare), restare lassù al fresco fino al pomeriggio, rincasare per cena... A volte andai con i miei figli, più spesso da sola. E' un luogo che ristora, lassù sei portato a incontrare te stesso, a ripensare alla tua vita, si torna a Firenze e si sta meglio non solo fisicamente... So che anche per altri conoscenti è così...

Forse un piccolo miracolo i Sette Santi lo hanno fatto anche ieri: mio marito si è convinto a sfuggire per qualche ora il caldo insopportabile della città e a salire lassù, a rifugiarci in pineta fino al tramonto. La pineta, come sempre nelle domeniche estive, era affollatissima di persone che cercavano il fresco come noi.


 
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