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« Marinai, Profeti e BaleneReferendum »

Falcone

Post n°839 pubblicato il 23 Maggio 2011 da jigendaisuke

nauseato dai commenti a questo video:

I suoi nemici non erano solo i mafiosi, alcuni politici e l'amplissima
zona grigia fra onesti e disonesti, i suoi nemici erano fra molti dei
suoi colleghi nella stessa procura di Palermo, nel pool di mani
pulite con la sola eccezione di Ilda Boccassini, in buona parte del
CSM, in Magistratura democratica, in Leoluca Orlando.... insomma
quasi tutti quelli che ora lo osannano e gridano contro chi tocca
la magistratura.

La Storia siamo noi - Giovanni FalconeGiovanni Falcone: documenti, foto e
citazioni nell ... - Treccani
http://digilander.libero.it/inmemoria/falcone_biografia.htm

 

"Nell'agosto 1989 iniziò a collaborare coi magistrati anche il mafioso
Giuseppe Pellegriti, fornendo preziose informazioni sull’omicidio
del giornalista Giuseppe Fava, e rivelando al pubblico ministero
Libero Mancuso
di essere venuto a conoscenza, tramite il boss
Nitto Santapaola
, di fatti inediti sul ruolo del politico Salvo Lima
negli omicidi di Piersanti Mattarella e Pio La Torre.
Mancuso informò subito Falcone, che interrogò il pentito a sua volta, e,
dopo due mesi di indagini, lo incrimina insieme ad Angelo Izzo, spiccando
nei loro confronti due mandati di cattura per calunnia (poi annullati
dal Tribunale della libertà in quanto essi erano già in carcere). Pellegriti,
dopo l’incriminazione, ritrattò, attribuendo a Izzo di essere l’ispiratore
delle accuse.

Lima e la corrente di Giulio Andreotti, erano spregiati dal sindaco di
Palermo, Leoluca Orlando, e tutto il movimento antimafia, e
l’incriminazione di Pellegriti venne vista come una sorta di cambiamento
di rotta del giudice dopo il fallito attentato, tanto che ricevette nuove
e dure critiche al suo operato da parte di esponenti come
Carmine Mancuso
, Alfredo Galasso e in maniera minore anche
da Nando Dalla Chiesa, figlio del compianto generale.
Gerardo Chiaromonte, presidente della Commissione Antimafia, scriverà
poi, in riferimento al fallito attentato all'Addaura contro Falcone:
«I seguaci di Orlando sostennero che era stato lo stesso Falcone a
organizzare il tutto per farsi pubblicità
».

Nel gennaio '90, Falcone coordina un'altra importante inchiesta che
porta all'arresto di trafficanti di droga colombiani e siciliani.
Ma a maggio riesplose, violentissima, la polemica, allorquando Orlando
interviene alla seguitissima trasmissione televisiva di Rai 3, Samarcanda
dedicata all'omicidio di Giovanni Bonsignore, scagliandosi contro Falcone,
che, a suo dire, avrebbe "tenuto chiusi nei cassetti" una serie di
documenti riguardanti i delitti eccellenti della mafia[11].
Le accuse erano indirizzate anche verso il giudice Roberto Scarpinato,
oltre al procuratore Pietro Giammanco, ritenuto vicino ad Andreotti.
Si asseriscono responsabilità politiche alle azioni della cupola mafiosa
(il cosiddetto "terzo livello") ma Falcone dissente sostanzialmente da
queste conclusioni, sostenendo, come sempre, la necessità di prove
certe e bollando simili affermazioni come "cinismo politico". Rivolto
direttamente ad Orlando, dirà: "Se il sindaco di Palermo sa qualcosa,
faccia nomi e cognomi, citi i fatti, si assuma le responsabilità di
quel che ha detto. Altrimenti taccia: non è lecito parlare in assenza
degli interessati"[12]."

Il 15 ottobre 1991 Giovanni Falcone è costretto a difendersi davanti
al CSM in seguito all'esposto presentato il mese prima (l'11 settembre)
da Leoluca Orlando. L'esposto contro Falcone era il punto di arrivo
della serie di accuse mosse da Orlando al magistrato palermitano, il
quale ribatté ancora alle accuse definendole «eresie, insinuazioni» e
«un modo di far politica attraverso il sistema giudiziario». Sempre
davanti al CSM Falcone, commentando il clima di sospetto creatosi
a Palermo, affermò che «non si può investire nella cultura del
sospetto tutto e tutti. La cultura del sospetto non è l’anticamera
della verità, è l’anticamera del khomeinismo».

Il ruolo di "Superprocuratore" a cui stava lavorando avrebbe consentito
di realizzare un potere di contrasto alle organizzazioni mafiose sin
lì impensabile. Ma ancor prima che egli vi venisse formalmente
indicato, si riaprirono ennesime polemiche sul timore di una riduzione
dell'autonomia della Magistratura ed una subordinazione della stessa
al potere politico. Esse sfociarono per lo più in uno sciopero
dell'Associazione Nazionale Magistrati e nella decisione del
Consiglio Superiore della Magistratura che per la carica gli oppose
inizialmente Agostino Cordova.

Il giudice Ilda Boccassini urlerà la sua rabbia rivolgendosi ai colleghi
nell'aula magna del Tribunale di Milano: «Voi avete fatto morire
Giovanni, con la vostra indifferenza e le vostre critiche; voi diffidavate
di lui; adesso qualcuno ha pure il coraggio di andare ai suoi funerali».
Nel suo sfogo il magistrato, che si farà trasferire a Caltanissetta per
indagare sulla strage di Capaci, ricorderà anche il linciaggio subito
dall'amico Falcone da parte dei suoi colleghi magistrati, anche facenti
capo alla stessa corrente cui Falcone aderiva:

« Due mesi fa ero a Palermo in un'assemblea dell'Anm. Non potrò mai dimenticare quel giorno. Le parole più gentili, specie da Magistratura democratica, erano queste: Falcone si è venduto al potere politico. Mario Almerighi lo ha definito un nemico politico. Ora io dico che una cosa è criticare la Superprocura. Un'altra, come hanno fatto il Consiglio superiore della Magistratura, gli intellettuali e il cosiddetto fronte antimafia, è dire che Giovanni non fosse più libero dal potere politico. A Giovanni è stato impedito nella sua città di fare i processi di mafia. E allora lui ha scelto l'unica strada possibile, il ministero della Giustizia, per fare in modo che si realizzasse quel suo progetto: una struttura unitaria contro la mafia. Ed è stata una rivoluzione. »

La Boccassini criticherà anche l'atteggiamento dei magistrati milanesi
impegnati in Mani pulite:

« Tu, Gherardo Colombo, che diffidavi di Giovanni, perché sei andato al suo funerale? Giovanni è morto con l'amarezza di sapere che i suoi colleghi lo consideravano un traditore. E l'ultima ingiustizia l'ha subìta proprio da quelli di Milano, che gli hanno mandato una richiesta di rogatoria per la Svizzera senza gli allegati. Mi ha telefonato e mi ha detto: "Non si fidano neppure del direttore degli Affari penali" »

Ilda Boccassini, confermerà le critiche in un'intervista a La Repubblica
del maggio 2002[18], in occasione dell'affissione di targa in memoria
di Giovanni Falcone al ministero della Giustizia. Il magistrato criticherà
gli onori postumi offerti a Falcone, sostenendo che

« Né il Paese né la magistratura né il potere, quale ne sia il segno politico, hanno saputo accettare le idee di Falcone, in vita, e più che comprenderle, in morte, se ne appropriano a piene mani, deformandole secondo la convenienza del momento.[...] Non c'è stato uomo la cui fiducia e amicizia è stata tradita con più determinazione e malignità. Eppure le cattedrali e i convegni, anno dopo anno, sono sempre affollati di "amici" che magari, con Falcone vivo, sono stati i burattinai o i burattini di qualche indegna campagna di calunnie e insinuazioni che lo ha colpito  »

Nell'intervista ricorderà anche come diversi magistrati e politici, sia
vicini a partiti della sinistra che della destra, criticarono fortemente
Falcone quando questo era ancora vivo.

In particolare, l'opposizione a Falcone dei magistrati vicini al Pds fu
fortissima: al Csm, per tre volte il magistrato palermitano subì dei veti.
Quando concorse al posto di super-procuratore antimafia, gli venne
preferito Agostino Cordova, procuratore capo di Palmi.
Alessandro Pizzorusso, componente laico del Csm designato dal
Partito Comunista
, firmò un articolo sull'Unità sostenendo che
Falcone non fosse "affidabile" e che essendo "governativo", avrebbe
perso le sue caratteristiche di indipendenza. Successivamente,
quando al Consiglio superiore della magistratura si dovette decidere
se Falcone dovesse essere posto o meno a capo dell'Ufficio istruzione
di Palermo, gli venne preferito Antonino Meli; votarono per quest'ultimo
e quindi contro Falcone anche gli esponenti di Magistratura democratica,
vicini al Pds, Giuseppe Borré ed Elena Paciotti, quest'ultima poi eletta
europarlamentare dei Democratici di Sinistra.

Dopo la sua morte, Leoluca Orlando, commentando l'ostracismo che
Falcone subì da parte di alcuni colleghi negli ultimi mesi di vita, dirà:
L'isolamento era quello che Giovanni si era scelto entrando nel Palazzo
dove le diverse fazioni del regime stavano combattendo la battaglia finale».

Fonte: wikipedia

 

 
 
 
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