Creato da: giampi1966 il 13/03/2006
Questo blog si propone di promuovere la politica come servizio e la coerenza dei politici con gli obbiettivi programmatici. Troppo spesso l'agire del politico è distante anni luce dal suo programma e da ciò che professa. Per poter rinascere la politica deve sapersi imporre alle varie pressioni e deve guardare lontano.

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Fondi pensione parte 2° - resa

Post n°108 pubblicato il 22 Gennaio 2007 da giampi1966
 
Foto di giampi1966

Ma finora il Fondo Pensione ha reso più del Tfr? NO!

La rivista “Soldi Sette” (servizio di “Altroconsumo”), nel luglio 2006 ha confrontato l’andamento del Tfr e del Fondo Pensione Cometa (considerando solo la gestione monocomparto, essendo i comparti troppo recenti per consentire un’analisi), prendendo in considerazione tutti i 1.830 intervalli temporali (60 mensili, 59 bimestrali, 68 trimestrali...) che è possibile calcolare su di un arco temporale di 5 anni. Il risultato è stato il seguente:

Cometa ha reso più del Tfr in 459 casi

Cometa ha reso come il Tfr in 115 casi

Cometa ha reso meno del Tfr in 1256 casi.

A ulteriore conferma dell’assoluta inconsistenza della tesi secondo la quale il Fondo renda necessariamente più del Tfr, presentiamo questo grafico, tratto dal “Il Messaggero” del 16 gennaio 2007. Prende in considerazione l’intera vita della gestione “multicomparto’ di Cometa (dall’aprile 2005 ci sono 4 comparti, con grado di rischio e rendimenti diversi l’uno dall’altro):

 

Dunque dal 1998 al 2005 il Tfr ha reso complessivamente il 20,54, mentre il Fondo ha reso il 15,78%.

Dare per scontato una maggior resa dei Fondi rispetto al Tfr è scorretto per il futuro, falso per il passato.

 

Ma i mercati borsistici nel tempo rendono sicuramente più del Tfr: e chi l’ha detto?

I promotori finanziari certamente presentano grafici basati sui corsi azionari nominali.

L’effetto, sui dati della Borsa Italiana, mostra una indubbia crescita tendenziale.

Ma se si mostra il grafico dei corsi azionari deflazionati, cioè dove si tiene conto dell’inflazione, che ovviamente tende ad erodere il valore reale dei corsi azionari, l’effetto è ben diverso e molto più realistico.

 

Qui eventi storici reali (il “miracolo economico”, lo “shock petrolifero”, la “ristrutturazione industriale”) assumono un’influenza decisiva sui corsi azionari, che il mancato calcolo dell’inflazione impedisce di rilevare. Qui si rileva che nel 1961-1962 (crisi dei missili a Cuba e rischio di guerra) Borsa Italiana ha perso la metà del valore (da circa 200 a circa 100); così come durante lo shock petrolifero del 1973, il calo dovuto al quale è stato recuperato solo a metà degli anni ’80.

Il grafico in termini “reali” dei corsi azionari spiega ampiamente come la garanzia per i Fondi Pensione di un rendimento superiore al Tfr nei prossimi 20-30-40 anni possa rappresentare solo una chimera, buona per chi deve “vendere” un prodotto, ma non per dare una valutazione serena sulla nostra pensione integrativa.

(i dati sono tratti dalle rilevazioni Mediobanca)

 

Ma se vedo che c’è una fase negativa dei corsi azionari, posso cambiare comparto?

In un anno solo in 4 giorni è possibile il cambio di comparto (1 giorno ogni tre mesi!), e il cambio di comparto deve essere chiesto un mese prima del giorno X. Queste regole rendono impossibile un cambio di comparto tempestivo. Così, in caso di fasi negative del mercato, si ha un bel paradosso: chi possiede fondi normali può smobilizzarli immediatamente, proteggendo il proprio capitale e scontando solo l’inizio della fase negativa, chi ha aderito ad un fondo pensione, dovrà subire per diversi mesi la negatività del mercato prima di poter trasferire il capitale in un comparto più sicuro.

 

Ma dopo una crisi di borsa, c’è sempre un recupero? Per il mercato, ma non per noi!

Se ho un capitale accumulato di 20.000 euro, in caso di una perdita del 50% mi ritroverò con 10.000 euro. Può darsi che il mercato recuperi il terreno perduto, ma anche con un rendimento, successivo alla perdita, del 50% i miei euro non saranno più 20.000, ma solo 15.000!

 
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