Creato da atapo il 15/09/2007
Once I was a teacher

OTTOBRE

 
 Lieve offerta
 Vorrei che la mia anima ti fosse 
leggera
come le estreme foglie
dei pioppi, che s’accendono di sole
in cima ai tronchi fasciati
di nebbia -

Vorrei condurti con le mie parole
per un deserto viale, segnato
d’esili ombre -
fino a una valle d’erboso silenzio,
al lago -
ove tinnisce per un fiato d’aria
il canneto
e le libellule si trastullano
con l’acqua non profonda -

Vorrei che la mia anima ti fosse
leggera,
che la mia poesia ti fosse un ponte,
sottile e saldo,
bianco -
sulle oscure voragini
della terra.
(Antonia Pozzi)
 

ēa c' est tout




musica per l'amicizia




 

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"Che tu sia per me
il coltello"

le parole scritte
per raccontarsi, conoscersi,
amarsi


R. L. Stevenson

"Viaggio nelle Cévennes
in compagnia
di un asino"

avventure,
storie e incontri
tra i monti

ci sono i libri precedenti
 

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Messaggi di Settembre 2010

RICORDO MUSICALE

Post n°584 pubblicato il 29 Settembre 2010 da atapo
 

COLONNA  SONORA  DELL' ESTATE

per tutto il mese di agosto

in Francia, nel viaggio lungo la Loira,

questa canzone mi ha accompagnato,

quasi perseguitato...

Però è simpatica...

In Italia pare che il CD esca ora.

 

 
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UN PAIO DI SCARPE

Post n°583 pubblicato il 27 Settembre 2010 da atapo
 

L' AUTUNNO

E' UN PAIO DI SCARPE CHIUSE


Magritte

 

Era un giorno di primavera, ventoso ma caldo, forse verso maggio, nel 2003.

Io ero andata a Ferrara col treno. Ormai da un anno non ci andavo, perchè avevo fatto l'intervento della protesi, poi le complicazioni, la riabilitazione, il freddo dell'inverno e ancora le mie insicurezze nel camminare...

In tutto questo tempo con la mia mamma ci eravamo solo telefonate, le solite telefonate settimanali, lei si era preoccupata per me, poi si era rassicurata, ma non se la sentiva di fare il viaggio fino a Firenze, aveva già da anni problemi di salute. Naturalmente, se le dicevo “Appena cammino meglio vengo a trovarti” lei sosteneva che no, non era il caso, mi sarei strapazzata troppo, non era così urgente...

Invece tutte e due sentivamo che era urgente, non eravamo mai state tanti mesi senza vederci, inoltre morivo dalla voglia di mostrarle che, finalmente, camminavo senza più zoppicare vistosamente...e sono sicura che anche lei avesse lo stesso desiderio: sua figlia, che dai 10 anni non aveva più camminato bene, ora le diceva che era tornata “diritta”!

Quella mattina, scesa dal treno, mi ero incamminata lentamente lungo il viale un po' in salita verso la casa di mia mamma, una passeggiata di un quarto d'ora. Lei sapeva l'orario del treno, di solito mi aspettava in casa, spiando dalla finestra il mio arrivo.

A un tratto, in fondo alla strada, mi parve di vedere una sagoma familiare...certo, era lei! Lentamente, un pochino curva, era uscita per venirmi incontro. E man mano che ci avvicinavamo e mi guardava camminare lo sguardo le si illuminava sempre di più: “Che soddisfazione!” mi disse appena fummo vicine.

Ci abbracciammo e ci baciammo lì in mezzo alla strada, commosse. Una cosa straordinaria, perchè la mia mamma (un po' come me) in pubblico si intimidisce e non è troppo espansiva e “sbaciucchiona”.

“Come ti senti? Sei stanca?”

“No, tranquilla, va tutto bene.”

“Allora, se ne hai voglia, prima di salire in casa proseguiamo un po' lungo questa strada, hanno aperto un nuovo centro commerciale, potremmo darci un'occhiata...”

Ora mi rendo conto che quasi mai sono stata, da adulta, a fare spese con mia madre: le nostre vite non erano organizzate in questo modo. Quella volta fu l'ultima.

Girellammo a guardare le vetrine, entrammo nel negozio di scarpe e borse (un marchio che ora ha aperto anche vicino a casa mia), lei si comprò delle scarpe nuove e convinse anche me a comprarne un paio, non che ne avessi proprio bisogno, però erano chiuse ma non troppo pesanti, con i buchini per “arieggiare”, una linea classica sempre attuale, adatte alle mezze stagioni...

Quelle mezze stagioni che spesso non ci sono più, soprattutto in questi ultimi anni le primavere sono state strane e quasi sempre ho lasciato le scarpe pesanti reggi-acquazzoni direttamente per i sandali...

In autunno invece, quando comincio ad avere freddo ai piedi con i sandali, facilmente indosso le scarpe comprate quel giorno a Ferrara e mentre le tolgo dalla scarpiera rivedo sempre, con tanta tenerezza, la piccola sagoma della mia mamma che mi viene incontro là in cima alla salita, in una mattina ventosa di primavera di ormai tanto tempo fa...e in quel momento la tristezza non è colpa dell'autunno...

 

 
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PRIMO AUTUNNO

Post n°582 pubblicato il 24 Settembre 2010 da atapo
 

CHANSON  D' AUTOMNE


Les sanglots longs
Des violons
De l'automne
Blessent mon coeur
D'une langueur
Monotone.

Tout suffocant
Et blême, quand
Sonne l'heure,
Je me souviens
Des jours anciens
Et je pleure

Et je m'en vais
Au vent mauvais
Qui m'emporte
Deçà, delà,
Pareil à la
Feuille morte
.

Paul Verlaine

 
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CACCIA ALL' ARMADIO

Post n°580 pubblicato il 24 Settembre 2010 da atapo
 

 

L' ARMADIO DELLA SUOCERA


Matisse H., Interno in Aubergines, 1911

 

Laggiù tra i monti del Lazio mia suocera si trova bene nella nuova casa, è contenta, non le manca niente..

...cioè, pare che le manchi una cosa sola: UN ARMADIO.

C'era un armadio (offerto da un nostro amico) che, al momento del “trasloco”, avrebbe voluto far entrare nel camper, insieme a tutto il resto: cosa impossibile a meno che non si riuscisse a “compattarlo” alle dimensioni di un beauty-case...o forse avremmo potuto chiamare Mary Poppins con la sua famosa borsa, chissà che non avesse un camper dalle stesse magiche caratteristiche!

Insomma, come Catone al senato romano terminava ogni discorso con “Carthago delenda est!”, così per tutta l'estate mia suocera ha concluso ogni telefonata con la solita frase:

“...però mi manca ancora un armadio!”

Laggiù ha trovato tutto quello che ancora le mancava, regalato o a prezzi stracciati, ma l'armadio no. Il ritornello si ripete non solo con noi, a quanto pare anche con il figlio che fa il rappresentante e che è passato a salutarla laggiù, perchè lui ci ha chiamato dicendo: “Bisognerà trovarle un armadio, una buona volta!”

Lei avrebbe le idee chiare: NOI dovremmo andare periodicamente da Emmaus o Mani Tese finchè non troviamo un armadio in buono stato, grande un tot, che costi il minimo, dovremmo comprarlo, smontarlo, caricarlo sul camper, portarglielo, rimontarglielo.

Figuriamoci se mio marito ne ha voglia! Ora poi che si è rimesso a studiare (quasi) giorno e notte e che sta ripartendo l'attività in parrocchia! Così questi discorsi finivano sempre con gli occhi alzati al cielo e nelle telefonate marito-suocera spesso sentivo la frase: “Ma non ci sta un armadio nel camper!!!”

Finchè non mi è venuto in mente Mister IKEA!

E sul catalogo ho visto più di un armadio che potrebbe andarle bene...E su internet ho visto che un magazzino IKEA non è troppo lontano dal suo paesello...

Così all'ultima telefonata mio marito le ha detto:

“Fra poco verremo a trovarti, andremo insieme da IKEA, ti comprerai l'armadio che vuoi, te lo portano anche a casa!”

Non è mica stata molto contenta: forse costano troppo, forse sono troppo moderni...e poco dopo ci ha richiamato dicendo che i parenti di là forse le trovano uno di quei begli armadi antichi che piacciono a lei...

Speriamo che forse la storia finisca: o l'armadio antico o da IKEA !!!

E prima o poi, nei prossimi giorni, all'improvviso come d'abitudine, partiremo per qualche giretto a nord e a sud d'Italia per andare a salutare lei e un po' di altri parenti, prima dell'arrivo della brutta stagione...

 

 
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MAH !

Post n°579 pubblicato il 22 Settembre 2010 da atapo
 

 

A SCUOLA

Rankley A., The village school, (1855)

...tanto fra poco la scuola italiana tornerà così, più o meno...

 

Ho rimesso piede nella mia scuola.

Avevo un conto in sospeso, forse ricorderà qualche lettore fedele e di buona memoria: L'AULA .

Quest'anno non mi sarei adattata a svolgere il mio corso di francese ai bambini nello stanzino dell'anno scorso: l'avevo spiegato a voce alla collaboratrice del mio plesso, alla profe che organizza questi corsi, l'avevo scritto nella verifica finale (che tanto poi non legge nessuno) e, diversamente dagli anni precedenti, non avevo presentato il nuovo progetto .

Mi sarebbe dispiaciuto lasciar cadere tutto per...l'incapacità organizzativa di certe persone, ma volevo avere garanzie di poter lavorare in un ambiente adeguato, prima di impegnarmi.

Dopo alcune telefonate per sapere a che punto era l'avvio di tutta la baracca, mi sono state fatte delle proposte quindi sono andata a vedere le possibili stanze. Direi che ci siamo: ora avranno circa un mese per allestire l'ambiente che ho scelto, spostare le mie (poche) cose...ce la faranno? Sarà meglio una settimana prima dell'inizio tornare a dare un'occhiata...

Ho salutato i colleghi, sono sempre meno quelli che conosco, i trasferimenti e i pensionamenti mi danno il polso degli anni che passano...

Qualcuno mi ha chiesto se tornerò a seguire il prestito in biblioteca, nel pomeriggio in cui più tardi tengo il corso. Pare sia stato apprezzato da quegli insegnanti che hanno voluto usufruirne, anche a me era piaciuto: parlavo con i bambini dei libri da leggere, li aiutavo a scegliere, ascoltavo i loro commenti spontanei, ai più piccoli ho letto delle storie, ai più grandi ho “tirato le orecchie” se registravano tutto pasticciato, alla fine raddrizzavo i libri che sempre restavano un po' storti e ammucchiati, dopo certi passaggi delle mani infantili un po' imbranate e un po' arruffone...Col passare dei mesi qualche bambino si era affezionato alla biblioteca, mi faceva confidenze personali, c'era chi usciva dalla classe per andare in bagno e se mi vedeva dentro la stanza si fermava un attimo per un saluto, poi usciva accarezzando lievemente con la mano, quasi senza farlo apposta, lo scaffale più vicino alla porta...

Ho dato di nuovo la disponibilità, ci risentiremo, è una piccola cosa, ma la mia scuola non è decisamente all'avanguardia e non c'è spirito di gruppo nel corpo docente...Peccato, perchè la situazione non è disastrosa, ci sono gli insegnanti necessari, ci sono gli ambienti, finora c'è il tempo pieno assicurato e ci sono le famiglie che ci credono...ma lo stile del corpo docente non è cambiato negli anni, anzi, va peggiorando.

Mi hanno raccontato le ultime novità e...il fattaccio:

una classe quarta, che aveva cambiato insegnanti ogni anno, l'anno scorso aveva due maestre di ruolo da anni nella scuola, che io conosco come persone serie e impegnate. Fu però un anno molto duro, per la presenza di un bambino molto problematico che ne combinò di tutti i colori, addirittura venne sospeso...Figuriamoci, a otto anni!

Aveva frequentato anche il mio corso per alcune lezioni, poi la mamma non lo mandò più...per punirlo perchè nelle ore di scuola si comportava male...no comment!

Ora questo terribile ha cambiato scuola, avrebbero potuto cominciare un anno tranquillo...

Beh, il 30 agosto la dirigente ha convocato le due insegnanti e ha detto loro che avrebbe avuto molto piacere se si fossero tolte da quella classe...non era un obbligo, ma...lasciava loro 24 ore per decidere...Non ha dato spiegazioni dei motivi...(Avevo saputo di questa storiaccia, i dettagli me li ha aggiunti una delle due maestre)

Che vuoi rispondere a una proposta simile? (a me pare una proposta di stile mafioso...) Insomma, le due hanno ubbidito, per non avere “inimicizie” future, sono state messe in altre classi (più tranquille, comunque), in quella quarta ora c'è una maestra veterana della scuola insieme con una arrivata per trasferimento, che quindi devono prima conoscersi tra loro, poi conoscere i bambini...

A me sembra una scelta assurda: quest'anno gli alunni avrebbero finalmente avuto un po' di continuità, si poteva impostare da subito il lavoro...Anche a me successe di capitare in classi difficilissime, con un primo anno terribile, ma è proprio la continuità che consente di assestarsi e di recuperare. Mi pare un modo di agire così antipedagogico...poi non spiegare nulla, decidere tutto da un giorno all'altro...che ci sarà stato sotto di così grave? O c'è lo zampino di qualche genitore troppo rompic...?

Sono queste le occasioni in cui mi sento contenta di esserne uscita...e di essere “free lance”...

 

 

 
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BUONI PROPOSITI

Post n°578 pubblicato il 20 Settembre 2010 da atapo
 

"Settembre è il mese del ripensamento..."

(F.Guccini)

fiori lungo la Loira

 

E mentre ripercorrevo il mio lungo viaggio estivo col ricordo, col racconto, con la scelta, non facile, tra le moltissime foto scattate ...

...la vita va avanti.

C'è Martino da ritirare all'asilo che fa ancora orario ridotto, mentre la sua mamma lavora ad orario completo.

C'è la novità dei viaggi a Montelupo in treno (e ho scoperto che è veloce e comodo!) per passare qualche ora con Riccardo e la sua mamma a casa in maternità: mio figlio me l'aveva proposto più volte, ma io temevo di fare la suocera impicciona... è andato tutto bene, Riccardo ora si fa prendere in braccio senza piangere subito, mia nuora qualcosa mi racconta...cercherò di continuare questi begli incontri periodicamente, almeno finchè non andrà anche lui al nido, a novembre.

Ci sono le telefonate per riannodare i fili dei rapporti tra gli amici, tra i colleghi di varie iniziative: “Come è andata l'estate? Ci sono novità? Ci rivediamo...A quando il prossimo incontro?”

C'è il riordino casalingo della fine estate (non ancora finito, naturalmente...), la sistemazione di ciò che abbiamo riportato dal viaggio...

C'è stato il regalo di una meravigliosa giornata di mare con le amiche, con tutto ciò che può far trascorrere ore serene: la voglia di rivedersi, le chiacchiere, l'allegria, un giro al mercato e un buon ristorante per coccolarci un poco, tanto sole e l'acqua tiepida per un bagno in mare, forse l'ultimo della stagione...


Così il viaggio e le vacanze si sono allontanati a poco a poco, sfumando nelle parole che scrivevo qui sopra, nelle storie che hanno fissato i miei ricordi, ai quali tornerò tutte le volte che passerò a rileggere, se ne avrò voglia...e quasi senza accorgermi sono scivolata tranquillamente nella routine quotidiana: ritagliare ogni giorno un piccolo spazio per scrivere dell'estate mi ha aiutato ad affrontare lo “stress del rientro”. E certe tensioni che avevo ancora durante il viaggio, e appena tornata, che venivano da lontano nel tempo e che continuavano ad inquietarmi...si sono un po' allentate...

Settembre di solito è stagione di progetti, di organizzazioni: io ora non ho proprio nessuna voglia di tutto questo. Gli ultimi due anni sono stati molto pesanti: ciò che volevo fare io ha cozzato duramente contro gli imprevisti spiacevoli della vita, ho impegnato molte energie a “resistere”.

Ora non ho voglia di decidere niente...mi lascerò organizzare.

Certo, qualcosa sarà inevitabile, tipo la fisioterapia in acqua, altrimenti sarebbero guai, ma poi non voglio cercare impegni di lunga durata, di previsioni a lungo termine, di settimane scandite da “oggi questo, domani quest'altro” …aspetterò che mi chiamino altri...

Il mio stato d'animo è come tre anni fa, quando decisi per la pensione: anche ora ho passato un periodo duro, ogni tanto le cicatrici mi fanno ancora male, non so cosa succederà, sto ad aspettare, non vado a cercare nulla...tanto sarà la vita a cercarmi !

E così passo giorno dopo giorno queste ultime giornate di settembre,

riempiendo l'agenda il meno possibile,

un po' nonna,

un po' ex-maestra,

un po' casalinga,

un po' sognatrice,

un po' me stessa...

 
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ULTIMA FESTA

Post n°577 pubblicato il 18 Settembre 2010 da atapo
 

 

SABATO NEL BORGO



 

Non è servito un rassicurante arcobaleno

a metà pomeriggio

dopo piccole gocce di pioggia

trasportate dal vento,

che arrivavano da nuvoloni in fondo, dall' ovest.

La festa nel borgo andava avanti

un occhio al cielo

un occhio ai saltimbanchi,

tra il profumo dei dolci

temevi di sentire

l'inconfondibile odore della pioggia in arrivo...

Ma il cielo è stato gentile:

ha aspettato il tramonto

quando stanchi i piedi si trascinano per l'ennesimo giro

da una bancarella all'altra

per decidere l'ultimo acquisto

e per non decidere di rientrare...

Festa di un sabato pomeriggio

di fine estate

ancora col sapore di vacanza...

Nel buio sono arrivati all'improvviso:

la nuvola decisiva, il lampo inaspettato, il rimbombo del primo tuono,

lo scroscio...

Piove, piove, una rivincita

su chi si illudeva ancora di vivere giorni d'estate,

raccontando agli amici di viaggi e di calde emozioni...

Già pestiamo il primo tappeto di foglie cadute,

il vestito troppo leggero è già umido,

un piccolo brivido, una piccola tristezza:

stasera ci arrendiamo,

inevitabilmente, all'autunno.



 

 
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LA PRIMA VOLTA

Post n°576 pubblicato il 17 Settembre 2010 da atapo
 

 

Picasso, i figli Claude e Paloma, 1950

 

UN SUPER POMERIGGIO

Non era in programma, poi, come spesso accade, gli imprevisti dell'ultimo minuto...

Una riunione di lavoro di mia figlia ed ecco Martino da tenere per alcune ore, degli orari e degli impegni da risistemare nella famiglia di mio figlio...

“Che ne dici se Riccardo e la sua mamma restano da voi per il pomeriggio?”

E così c'è stato il primo incontro prolungato fra i cuginetti, Martino e Riccardo.

Riccardo è ancora “innocuo”, basta solo rifornirlo di giochini da ciucciare, di moine per farlo ridere e nei momenti di crisi prenderlo in braccio e portarlo un po' in giro...

Martino invece è instancabile e molto più propositivo e sa che la nonna è lì proprio per giocare con lui...Anche Riccardo lo attirava, ma le coccole erano un po' troppo rudi, non era il caso che continuasse a usarlo come tiro a segno per lanciargli le palline e quando si è accorto che i suoi giocattoli “da piccolo” li avevamo messi a disposizione di Riccardo non è mica stato molto d'accordo e se li è ripresi uno alla volta commentando “E' mio” in tutti i toni e i sottotoni...

Poi girellava anche il gatto Beto che si intrufolava fra i due annusando con impegno borotalchi e pannolini, distendendosi addosso a qualche bimbo o a qualche giocattolo, saltando da un passeggino all'altro...

Ma per fortuna c'era anche mia nuora... e c'era il sole, così, rinchiuso il gatto nelle sue stanze, attrezzati i passeggini, siamo usciti verso uno dei piccoli parchi-gioco della zona.

Beh, non nascondo l'orgoglio di nonna quando qualche persona si fermava a fare i complimenti ai due marmocchi!

E, sotto sotto, ero contenta anche per un altro motivo: ultimamente ci siamo viste diverse volte e mia nuora si sta un po' sciogliendo, è un po' meno timida...

Riportati i pargoli a casa sani e salvi, nonostante che Riccardo fosse preda delle voracissime zanzare del mio quartiere e che Martino avesse deciso di arrampicarsi da solo su una struttura di legno e poi naturalmente buttarsi di sotto...

...ormai il più era fatto, il preparare la cena anche per figlio, nuora e pappa per Riccardo era cosa da nulla!

Ma quando ieri sera sono andata a letto...allora sì che ho sentito la schiena!

Però non avrei rinunciato a quel pomeriggio per tutto l'oro del mondo!

 
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MA QUALE SCUOLA ?

Post n°575 pubblicato il 15 Settembre 2010 da atapo
 

TUTTI  A  SCUOLA ... DOMANI


 

Questa mattina si sarebbero dovute riaprire le scuole in Toscana.

A Firenze, la maggior parte delle scuole sono rimaste chiuse: da quasi tutti i sindacati è stata indetta un'assemblea sindacale di quattro ore (legittima) e circa 5000 insegnanti si sono riuniti in un enorme teatro che non è riuscito a contenerli tutti, riempivano anche le strade intorno...

Una grande partecipazione!

I problemi sono gravissimi in tutti gli ordini di scuole:

dove mancano gli insegnanti,

dove ci sono classi di 35 alunni,

dove i tempi pieni richiesti dai genitori non si potranno fare o si faranno con lo "spezzatino" degli insegnanti che hanno ore da mettere a disposizione,

dove hanno soppresso sezioni di scuola carceraria e scuole per adulti,

dove le nomine annuali sono ancora indietro,

dove è stato drasticamente ridotto il personale ausiliario...

E' uno sfascio...nell'anno II dell'era Gelmini.

Io sono andata nel pomeriggio, perchè la giornata di mobilitazione continuava con banchi informativi, esposizioni di scuole che attuano progetti di un certo valore (che sono a rischio, se non arrivano fondi e conferme di personale), dibattiti, intrattenimenti musicali da parte di ragazzi delle scuole...

Ho portato il mio sostegno morale da insegnante pensionata, ho incontrato colleghi, ho ascoltato storie. Qualcuno che ha partecipato al mattino mi ha inviato foto, che ho messo su Facebook e che metto anche qui...

forza ragazzi, non bisogna arrendersi!


 
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3 ANNI

Post n°574 pubblicato il 15 Settembre 2010 da atapo
 

 

oggi questo blog

compie 3 ANNI !

C'è stato un po' di tutto, come nella vita...

Vi offro una grande torta

per festeggiare con chi passa di qua,

al cioccolato, come piace a me e a molti altri.

E si continua...

 
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LOIRA 8, perdersi nell'oceano

Post n°573 pubblicato il 14 Settembre 2010 da atapo
 

 

LA LOIRA BRETONE

Velocemente percorriamo la strada sull'ultima levée (diga, argine), la Loira attraversa le sue ultime gole, ma molto più ampie di quelle all'inizio, che viene spontaneo ricordare...quanti giorni sono passati!

Poi pianura e pianura verso Nantes, nei campi si vedono sempre più spesso gli ortaggi coltivati sui terreni sabbiosi (legumes maraichers), la vegetazione cambia di nuovo e ritroviamo i pini marittimi sempre più frequenti: l'Oceano è vicino.

A Nantes, secondo porto francese, inizia l'estuario, ma prima di arrivare all'Oceano dobbiamo percorrere ancora più di 50 chilometri e attraversare altre belle cittadine

Paimboeuf, cittadina sull'estuario

 

Il fiume, lungo il suo estuario, non sembra più un corso d'acqua, ma una vasta distesa, piuttosto un golfo, se ci si ferma qualche ora sulla riva si vede anche la marea che sale e scende.

E ci sono fabbriche, passano grosse navi e chiatte cariche di merci...

 

Ultima emozione: percorrere il ponte che attraversa l'estuario in fondo, al limite dell'Oceano:

il ponte di Bretagna,

3 chilometri sospesi sull'azzurro, fiume e oceano mescolati,

per arrivare a Saint Nazaire, l'ultima città sul fiume (o la prima sull'Oceano?)

dal ponte: ... fiume?...oceano?

 

Dopo tante città piene di case, castelli e monumenti di tutte le epoche del passato, Saint Nazaire è un ritorno al presente: di antico non ha nulla, è tutta moderna, vetro, acciaio, cemento, locali e centri commerciali, ma è ugualmente gradevole e non troppo caotica.

La sua storia è tragica, perchè fu completamente rasa al suolo durante la seconda guerra mondiale. I Tedeschi che l'avevano occupata e sfruttavano la sua posizione strategica di avamposto sull'oceano distrussero il porto commerciale e costruirono una grande base per i sommergibili: oggi ne sono state conservate diverse parti, cupi blocchi di cemento armato che ora ospitano mostre , musei ed iniziative culturali, luoghi che restano un po' spettrali a ricordare le brutture di un passato recente.

parte della base dei sommergibili, in fondo si vede l'inizio del ponte di Bretagna

 

Anche se questa regione si chiama “Paesi della Loira”, dal punto di vista storico e culturale siamo decisamente in Bretagna: ce lo ricordano le bandiere a righe bianche e nere, i crocifissi ad ogni incrocio di campagna,

le crepes e le galettes che si trovano dappertutto,

 

il kouign aman, il dolce più buono della Bretagna, buono da svenire,

che io ho soprannominato “Sua Burrosità”:

solo lassù si può mangiare, lo avevamo portato in Italia l'altra volta che andammo in Bretagna, ma da noi fa troppo caldo, il burro si sciolse troppo e il sapore in Italia cambiò completamente!

 

E nei pochi giorni che siamo rimasti da quelle parti, un piccolo riposo prima di riprendere il viaggio di ritorno, non ci siamo fatti mancare un “pardon”, la festa tipica bretone, coi costumi tradizionali, la musica, le danze...

 

Ma il momento che mi ha emozionato di più, dopo tanta strada, è stato quando sono arrivata in riva all'Oceano, dove si disperde il fiume che avevamo accompagnato per più di mille chilometri, da quasi un mese...ce l'avevamo fatta!

E davanti al rumore delle onde

si affollavano immagini... suoni...sapori... ricordi...

...che stavano già diventando nostalgia...

 
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LOIRA 7, placida signora

Post n°572 pubblicato il 13 Settembre 2010 da atapo
 

 

LA LOIRA DEI GRANDI (E DEI PICCOLI) SPAZI

 

Passano i giorni e passano i chilometri...

Ormai la strada è quasi sempre pianeggiante e costeggia quasi sempre il fiume. Anzi, le strade spesso sono due, una lungo la riva destra e una lungo la sinistra, si tratta di scegliere ogni giorno, di controllare dove sono i ponti per passare dall'altra parte...Perchè ormai i ponti sono rari, la Loira ha un letto talmente largo che presumo sia complicato (e costoso) costruire ponti in grado di resistere alle piene che abbiamo visto, per fortuna solo in fotografia.

Ormai queste strade corrono su argini alti e anche questo ci dà il senso della pericolosità del fiume che più sotto scorre placido, sinuoso e luccicante al sole, tra isole di sabbia e voli di sterne e gabbiani.

strada sull'argine

Dalla parte opposta, sotto la protezione degli argini, il panorama è spesso ampio, fino a colline lontane, con campi, fattorie, paesi di case bianche di tufo e coi tetti neri d'ardesia, dove negli edifici più alti di ogni paese spiccano delle specie di altoparlanti: sono le sirene d'allarme in caso di straripamento del fiume...

dall'altra parte dell'argine

 

Ma una sorpresa inaspettata ci attende ancora: il mondo trogloditico!

Le colline della Touraine e dell'Anjou sono fatte di tufo, roccia chiara vulcanica che si utilizza per le costruzioni locali, e attorno a Saumur viene estratta anche un'altra pietra, più giovane del tufo e formata da sedimentazioni di conchiglie, la chiamano falun. Tutte le gallerie e le cave dismesse col passare del tempo sono state utilizzate come stalle, cantine, magazzini, laboratori, ambienti per coltivare funghi e perfino abitazioni: ci sono paesi che si estendono per la maggior parte lungo i versanti delle colline, o sotto il livello del terreno, le case spuntano dalla roccia, ben sistemate e agghindate, le persone vi abitano tranquillamente. Alcune si visitano...ricordano un po' le case che avevo visto in Tunisia, a Matmata.

 

Ci sono anche ristoranti in grotta e a Doué-la-Fontaine vogliamo provare l'emozione di un menù tipico ...sottoterra: l'accoglienza dell'ambiente è un po'...umida, in compenso è molto caloroso e simpatico l'oste: è un localino tenuto da giovani, informale e caratteristico, che offre “menus Troglos”: prendere o lasciare.

Ci fidiamo e accettiamo la sfida: arrivano a volontà le fouaces, squisiti panini cotti tra la cenere nel forno a legna, che accompagnano le rillettes (specie di patè di maiale), i rillauds (bocconi morbidissimi di maiale, assomiglianti a pancetta magra), le morgettes (fagioli bianchi al pomodoro), il formaggio di capra...tutto leggerino, come vedete...

le fouaces nel forno

Ma la maggior squisitezza sono le galipettes, grossi funghi farciti da un impasto con erbette, saporito, delizioso...Gustiamo e pensiamo di informarci che tipo di impasto sia, per poterlo eventualmente “riprodurre”, ma poi ci dimentichiamo di chiedere, perchè il cameriere, che è anche l'oste, ci intrattiene piacevolmente chiacchierando sulla vita nelle grotte, dice che non fa affatto freddo, c'è una temperatura costante sui 13° tutto l'anno, dunque in estate si sta freschi, in inverno si risparmia sul riscaldamento visto che all'esterno si scende facilmente sotto zero. E per l'umidità...ci si abitua, dice lui.

Poi il dessert, paghiamo, usciamo soddisfatti e rimpinzati...e la salsa sconosciuta ci torna in mente che siamo già ripartiti: ormai resterà sconosciuta...

Ma qualche giorno dopo, leggiamo in un altro posto informazioni culinarie della zona e scopriamo che le galipettes sono quasi sempre farcite con un ripieno a base di ...lumache (proprio escargots)!

Allora...ci sono altissime probabilità che...

...e a noi le lumache fanno proprio schifo!

Però quello era davvero buono...

Ci illudiamo ancora oggi che quel giorno il ripieno fosse diverso...

(continua...)

 

 
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LOIRA 6, tracce di donne

Post n°571 pubblicato il 11 Settembre 2010 da atapo
 

 

LA LOIRA DELLE REGINE

 

Ho sempre amato le storie di donne, soprattutto quelle del passato che vivevano così diversamente dal qui e ora, in un mondo dominato dagli uomini e con fatica affermavano le loro idee, la loro volontà, i loro sogni...ma che amavano e soffrivano come qui e ora.

Tra i castelli, ho conosciuto due donne: erano regine che hanno lasciato tracce della loro storia, nei giorni del mio viaggio ho spesso pensato a loro e immaginato la loro vita...

ANNA

 

 

Sulle torri del castello di Amboise sventolano alternate le bandiere del re di Francia (gigli d'oro in campo azzurro) e le bandiere bianche e nere della Bretagna.

 

Era il ducato di Anna, che lo ereditò ancora bambina, il disegno nero sulla bandiera rappresenta l'ermellino, un animale caro ad Anna che lo riteneva coraggiosissimo, secondo un aneddoto tradizionale.

 

Un territorio come la Bretagna faceva gola, era una ricca dote che portava la giovane duchessa, per questo era contesa fra i re dell'epoca. Vinse la competizione Carlo VIII, il re di Francia, così ingrandì il suo regno. Anna lo sposò a 14 anni, il matrimonio fu celebrato quasi di nascosto alle 6 di mattina nel castello di Langeais.

Era felice? Chissà...Carlo non era una gran bellezza, ma almeno era giovane...era nato ad Amboise e lì vivevano insieme...quando il re non era lontano in guerra, per esempio in Italia.

Anna e Carlo raffigurati sulla cappella dove in seguito verrà sepolto Leonardo

 

Ebbero quattro figli, ma tutti morirono bambini. Nella cattedrale di Tours c'è la tomba di due di loro, in pietra bianca, come le tombe rinascimentali italiane: i principini sono in abiti sontuosi, sembrano dormire, li vegliano due angioletti bambini come loro. Le decorazioni raccontano le imprese di Ercole e Sansone, le cui gesta forse Anna aveva raccontato tante volte ai suoi bambini, sperando invano che da grandi sarebbero diventati forti e potenti come gli antichi eroi. E' una tomba allo stesso tempo molto dolce e molto triste...

Sette anni durò quel matrimonio. Nel 1498, il 7 aprile, mentre il re e la regina camminavano per le stanze del castello, Carlo battè la testa contro l'architrave di una porta e poche ore dopo morì: trauma cranico, sarebbe la diagnosi oggi.

Ma nel contratto matrimoniale dei due c'era una clausola: se il re fosse morto senza eredi maschi (come era accaduto), Anna era obbligata a sposare il nuovo re di Francia, che fu Luigi XII, cugino di Carlo.

Ah, la Bretagna era una preda troppo appetibile per lasciarsela sfuggire!

Con Luigi, Anna ebbe due figlie: Claudia che sposò un altro re di Francia, Francesco I (l'amico di Leonardo), così la Bretagna con un trattato fu definitivamente annessa alla Francia, e Renata, che arrivò in Italia a Ferrara sposando Ercole I d'Este. E ho scoperto anche l'origine della mia antica omonima il cui nome avevo letto nelle strade di Ferrara...

Anna di Bretagna

Anna, portatrice di una dote così ingombrante...sposò due re...ma fu amata o solo vista come simbolo di legami economici e politici?

 

ELEONORA

 

 

 

 

A Fontvraud, tra abbazie e conventi, c'è una enorme chiesa bianca, molto antica, dentro si trovano quattro tombe con le raffigurazioni dei defunti in pietra colorata: tra loro c'è

Eleonora d'Aquitania.

 

 

 

Nacque nel 1122 in quella parte di Francia della lingua d'hoc, dei trovatori, delle arti e della poesia, dove anche le donne leggevano, scrivevano, partecipavano alla vita culturale. Ed Eleonora non è da meno...

 

Anche lei giovanissima si ritrova a capo del ducato d'Aquitania, ha un carattere forte e deciso. Il padre l'aveva già promessa in sposa al re di Francia, Luigi VII, molto diverso da lei, ma che ne resta subito affascinato e innamorato, tanto da partire insieme per una crociata... Praticamente è lei che comanda e i suoi comportamenti spregiudicati suscitano pettegolezzi e scandalo alla corte, tanto che la Chiesa riesce a far dichiarare nullo il matrimonio, con la scusa che i due sono lontani cugini...L'albero genealogico si guarda solo se fa comodo!

Eleonora e Luigi alla crociata

Eleonora, secondo le regole del tempo, avrebbe dovuto ritornare in silenzio nel suo ducato d'Aquitania o ritirarsi in convento, ma lei non è il tipo...

Riesce a sposare Enrico II, conte d'Anjou e primo re d'Inghilterra della dinastia dei Plantageneti, uomo bellissimo e molto desiderato, torna ad essere di nuovo regina.

I due si assomigliano come temperamento, il loro è un grande amore, ma molto burrascoso, Eleonora contrasta politicamente il marito, gli sobilla contro i figli, Enrico la fa imprigionare in Inghilterra per riuscire a controllarla ed esce dal carcere solo dopo la morte del marito...

Fra tutti i figli che Eleonora ha avuto da Enrico, il preferito è Riccardo Cuor di Leone: gli paga il riscatto quando viene preso prigioniero nella crociata, gli difende il regno dalle mire dell'altro figlio minore e inaffidabile, Giovanni senza Terra, (la storia, o leggenda, di Robin Hood)

Quando Riccardo muore e Giovanni promette...di mettere la testa a posto, allora aiuta quest'ultimo a prendere il potere...

Riccardo Cuor di Leone

Gli anni passano anche per lei, già anziana decide di ritirarsi in quella grande abbazia a cui la sua famiglia era molto affezionata, alla quale aveva fatto tante importanti donazioni: a Fontvraud, dove Giovanni si reca a trovarla.

Lì muore nel 1204, riposa accanto a Enrico II, all'amato figlio Riccardo, alla moglie di Giovanni: ecco di chi sono i quattro sarcofaghi dentro l'abbazia.

Ma Eleonora ha voluto distinguersi anche nella tomba: gli altri hanno le mani giunte, lei no, lei ha voluto essere raffigurata tenendo tra le mani un libro sollevato, pare lo stia leggendo: cosa ha voluto suggerirci? L'importanza della cultura, del sapere, di uno spirito vivace e interessato...

Eleonora ed Enrico

Nella sua vita ne ha avute di avventure, probabilmente ha vissuto come ha voluto, è riuscita a scegliere pagandone le conseguenze...

 

E ora, la curiosità mi spinge a cercare di saperne di più su queste due donne del passato, per capirle meglio...

 

 
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LOIRA 5, la valle dei re

Post n°570 pubblicato il 10 Settembre 2010 da atapo
 

LA LOIRA DEI CASTELLI

 

Conoscete quella contrada che è stata soprannominata il giardino di Francia, quel paese dove si respira un'aria così pura nelle pianure verdeggianti bagnate da un gran fiume...” (Alfred de Vigny)

Lungo le colline tondeggianti e le nobili valli sono disseminati i castelli...” (Charles Peguy)

 

Ci vorrebbero parole di scrittori per raccontarvi degnamente la valle dei re, o almeno la piccola parte che ne ho visitato.

primo problema è proprio questo: tanti sono i castelli, le città, le abbazie di quella regione che a fermarsi in ognuno ...saremmo ancora laggiù! Leggendo le mie guide tutto è bello, tutto è interessante...allora abbiamo preso decisioni drastiche: lo scopo del nostro viaggio è di seguire il corso della Loira, quindi sosteremo solo in luoghi che incontreremo lungo il fiume, o quasi, viste le necessità di trovare le aree di sosta (e di vini...). Molti dei castelli più famosi si trovano più distanti (vedi Chambord), oppure lungo altri fiumi, per esempio lo Cher, su cui si affaccia il castello di Chenonceau che avevamo visitato anni fa. Anche in questo modo dobbiamo lo stesso rinunciare a vedere con calma molti luoghi rinomati, facendoci la promessa che ritorneremo senz'altro, e decidiamo alcune località dove ci fermeremo di più. Ci consoliamo scattando foto lungo la via ogni volta che ci è possibile, e prendendo materiali agli uffici del turismo, per prossimi viaggi.

Dopo Sully

castello di Sully

saltiamo Orleans, vista l'affaticante esperienza di Nevers per mio marito abbiamo deciso che non è il caso di avventurarci in grandi città, poi è in una zona piatta, agricola, tutta la campagna circostante per chilometri e chilometri manda un odore di letame che ti stende...non vediamo l'ora di scappare più in là!

Infatti ci fermiamo a Meung, dove c'è un severo castello, costruito lungo diversi secoli, che ospitò prigioniero il poeta François Villon: la guida dice che è poco conosciuto, ma bello da visitare. Peccato che sia...chiuso fino a dopo Ferragosto, forse i suoi padroni (è privato) sono in ferie!

castello di Meung

Ci consoliamo girando per il paese attorno al castello, una piccola Venezia, perchè molte strade sono affiancate dai canali che un tempo muovevano i mulini.


un canale e la panetteria a Meung

Questo del chiuso per ferie è stato un aspetto negativo del viaggio, ha spopolato i quartieri, tenuto chiusi molti negozi, ora anche il castello, insomma, qualcosa ci ha tolto...Mai più in agosto un viaggio di questo genere!

Vorremmo fermarci qualche ora a Blois, ma il traffico caotico, la ressa dei turisti e la difficoltà a trovare un parcheggio per il camper irritano mio marito che fugge senza riuscire nemmeno a vederlo, il castello di Blois!

Piccola sosta per fotografare il castello di Chaumont


ed arriviamo ad Amboise, dove ci sistemiamo nel campeggio che si trova in un'isola in mezzo al fiume. Pensate, la Loira è già tanto larga che in mezzo porta molte isole sabbiose o boscose, in questa oltre al camping c'è costruito un quartiere intero e la stessa cosa d'ora in poi sarà in tutte le città che incontreremo.


La scelta di Amboise per me è stato un doveroso omaggio a Leonardo da Vinci, che passò qui gli ultimi anni di vita, ospite del re Francesco I : aveva più di sessant'anni quando arrivò, non dovette essere un viaggio facile a quei tempi, ma l'amicizia e l'ammirazione del giovane re senz'altro gli avranno reso piacevole il soggiorno, pur lontano dall'Italia...

tomba di Leonardo

La campagna d'Italia di Carlo VIII e l'arrivo di Leonardo fecero conoscere il Rinascimento delle corti e degli artisti italiani, per cui iniziò anche in Francia l'age de la renaissance  nell'architettura e nell'arte, se ne trovano tracce abbondanti nei castelli.

Ad Amboise passarono vari re di Francia lungo i secoli, di ognuno è rimasto qualcosa nelle sale del castello, che un tempo era enorme, molto più vasto di ora.

La fama del luogo attira i turisti e le vie della cittadina sono affollate...e dopo alcune settimane torno a sentir parlare italiano!(ma non ne sentivo la mancanza, soprattutto di certi turisti italiani)


 

Una città è irrinunciabile: una visita a Tours non può mancare, la città di San Martino, Martino si chiama mio nipote e allo stesso santo è dedicata la mia parrocchia.

Ci fermiamo una giornata e...me ne è rimasta la voglia. E' una città molto piacevole, con quartieri antichi, diversi musei (che non abbiamo visitato, sarà per una prossima volta...), strade con bei negozi, è piena di giovani perchè c'è l'università


Nella mia guida ci sono storie e descrizioni da starci una settimana, a conoscerla a fondo...Avrebbe anche un castello, o quel che ne resta, così come restano solo due torri di quella che era (enorme) la più antica chiesa di San Martino: alla fine del XIX secolo fu costruita una nuova basilica di Saint Martin, in stile neo-bizantino: assomiglia un po' alla chiesa di Montmartre a Parigi.

Invece la cattedrale di Tours è dedicata a Saint Gaetien ed è di un bellissimo stile gotico.


Abbiamo passato Ferragosto sulle colline, all'abbazia di Fontvraud, un enorme complesso di conventi benedettini costruiti lungo diversi secoli. C'erano monaci, suore, un ospedale...tutta la comunità fu sempre governata da una badessa, ben 36 donne dalla fondazione alla Rivoluzione!

Dall'epoca Napoleonica questo complesso diventò un carcere per uomini, donne e, udite udite, bambini! I prigionieri lavoravano più di dodici ore al giorno e fu uno dei carceri più terribili che ci fossero in Francia. Ora c' è ancora un gruppo di suore, è usato per iniziative culturali, lo si può visitare e lì dentro è un labirinto, tra chiese, saloni, scale, edifici...

chiesa romanica a Fontvraud

L' ultima sosta importante è alla cittadina di Saumur, dove abbiamo visitato il bel castello che fu riprodotto nel “libro delle ore del duca di Berry” e che avevo messo qui, come buon augurio, nel post in cui anticipavo questo viaggio.


E' come i castelli delle fate, torri, guglie, un bel panorama sulla città e sul fiume...


Purtroppo è in via di restauro, se ne possono vedere poche sale, in una delle quali c'è una mostra sull'addestramento dei cavalli nella storia. Saumur ha da secoli una famosa scuola di cavalleria (Cadre Noir), con maneggi, scuderie, quartieri militari...nella sua epoca d'oro in città arrivarono ad esserci 800 cavalli! Immagino gli odori e...i residui, quando passavano per le strade!

E in onore all'equitazione (e per non stancarci troppo), non potevamo negarci un giro della città in calesse, visti anche i prezzi molto contenuti!


Ci apparvero il mastio e le bianche case di Saumur, una visione splendida in lontananza...

Questa città ha una sua aria di grandezza...” (Stendhal)


(continua...)

 

 
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LOIRA 4, un brindisi...

Post n°568 pubblicato il 06 Settembre 2010 da atapo
 

LA LOIRA DEI VINI

La giornata passata camminando a Nevers ha messo KO mio marito: il sole...fa troppo caldo, il vento...fa venire mal di testa, si risvegliano tutti i suoi mali, secondo me non aiuta il fatto che lui non è abituato a camminare, passa dall'auto al computer alla poltrona davanti alla TV...e dire che Nevers non è nemmeno una grande città! Così io vedo nero per i prossimi giorni e, confesso, un po' mi girano...siamo arrivati fin qui e c'è ancora un mondo da scoprire...lo vedremo solo dal finestrino del camper? Intanto il giorno successivo lo passiamo in relax sulle spiagge lungo il fiume, l'ho già raccontato perchè è stata l'ultima occasione in cui sono riuscita a collegarmi (vedi il post dell'8 agosto)

spiagge sul fiume

e spesso, dietro alla spiaggia...

 

...è agosto, ma sembra ottobre! Siamo già al Nord...

Invece, accade un quasi-miracolo, scatta qualcosa che fa dimenticare a mio marito tutti i suoi mali, trova una forte motivazione anche a girare, a esplorare, a fermarsi: il VINO!

Non è un ubriacone, ma apprezza i buoni vini e ne è molto esperto, sapeva che ne avremmo trovati di eccellenti e abbiamo intenzione di portarne a casa parecchie bottiglie per la nostra cantina, ma a Pouilly scopre anche vini...che non conosceva! E scopre che tutte le città, tutti i paesi anche piccoli hanno la Maison des vins o la Cave dove poter assaggiare, conoscere, confrontare e acquistare. Per non parlare dei reparti vini ai supermercati: i prezzi sono assolutamente convenienti!

la cave de Saumur

E lungo la strada, da qui fino all'oceano, sarà tutto un susseguirsi di Domaines e di Chateaux, che in questo caso indicano le aziende vinicole e i loro territori.

vigne a Sancerre (sullo sfondo una centrale nucleare...)


vigne a Mesland, detto il paese degli stregoni


vigne nella Touraine


vigne nell'Anjou, con case e cantine scavate nella roccia


le ultime vigne prima dell'oceano


Poi ci sono le giornate Caves ouvertes, poi in un ufficio del turismo troviamo una mappa con tutte le zone vinicole, le caratteristiche dei vini, le aziende che accolgono sui loro terreni i turisti per far assaggiare i vini...insomma, uno sballo! I Francesi sono efficientissimi nel settore e questa mappa per lui diventa un vangelo ...

E quando a un ristorante si assaggia un vino nuovo, se è buono ci informiamo su chi lo produce...

Così il percorso d'ora in poi dovrà tener conto anche di questo, le scelte saranno storiche, artistiche, paesaggistiche ed enologiche...mica facile! Però è simpatico: un nuovo punto di vista da cui godere di questo viaggio.

 

 

Anche se verso la fine l'ho minacciato che se non smetteva di passare lunghi tempi in adorazione davanti a tutti i negozi di vini l'avrei fotografato con quello sguardo sognante e avrei pubblicato la foto su Facebook...

Poi non l'ho fatto, perchè lui avrebbe potuto vendicarsi mettendo in rete i miei sguardi dello stesso tipo davanti alle patisseries e chocolateries...

 

 

 

Ormai abbiamo superato la metà del fiume, arriviamo a Gien, la città che è detta “la porta della vallata della Loira”, perchè lì inizia quella parte del fiume conosciuta e visitata da milioni di persone... dove torneremo anche a sentire la lingua italiana. Ma ne parlerò la prossima volta.

castello di Gien

 

(continua...)

 

 

 
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LOIRA 3, selvaggia

Post n°567 pubblicato il 05 Settembre 2010 da atapo
 

LA  LOIRA  DEI  CANALI

Il 2 agosto la pioggerellina della sera precedente si trasforma in una mezza giornata di orage, uno di quei temporali pazzeschi dove sembra che l'acqua venga rovesciata da rubinetti aperti al massimo, il vento forte la fa andare di traverso e non c'è ombrello o impermeabile che ti salvi. Abbiamo già conosciuto in Francia queste situazioni (anche a Villeneuve in giugno), sappiamo che non c'è nulla da fare se non aspettare che passi, possibilmente al coperto. Naturalmente è impensabile visitare città, ma tanto Saint Etienne l'avevamo già esclusa dalle soste possibili: da quello che avevamo letto ci pareva troppo grande, troppo moderna, troppo caotica...e non avevamo torto, ce ne siamo accorti al ritorno quando l'abbiamo dovuta passare in mezzo al traffico convulso della sua circonvallazione...

Allora decidiamo di procedere pian piano verso nord, cercando di intravedere il panorama e i paesi attraversati negli attimi in cui i tergicristalli riescono a ripulire il vetro prima dello scroscio successivo...ci fermeremo quando smetterà di piovere.

Così arriviamo a Roanne, poi, in serata, a Charlieu. Ora siamo in campagna, i monti sono finiti, d'ora in poi si alterneranno altipiani e colline, il paesaggio tipico francese che a dirla così sembra monotono, ma in realtà i suoi elementi, campi, alberi, fattorie, paesi, boschi, animali, castelli...si combinano in modi e colori e varietà sempre diversi, così che non annoiano, ma trasmettono una grande tranquillità e un senso di spazi ampi e sereni e il viaggio è molto piacevole, in attesa di vedere la sorpresa della prossima curva.

Per molti chilometri il fiume (con le strade che lo costeggiano) segue il confine tra l'Alvernia e la Borgogna, un po' di qua e un po' di là come facesse il gioco della campana: quando vediamo i tetti delle case che cambiano la loro forma...ci rendiamo conto ancora prima del cartello stradale che siamo passati da una regione all'altra.

A Roanne la Loira inizia ad essere navigabile, e lo sarà fino alla foce. Pensate che le scorrerie dei Vichinghi, che venivano dall'oceano e risalivano il fiume, portarono devastazioni fin quaggiù...

Merci di tutti i tipi risalgono e discendono il corso del fiume, ci sono stati vari tipi di imbarcazioni nel corso dei secoli. Alcuni di questi antichi ora sono rimasti per trasportare i turisti nelle escursioni, in ogni città c'è un imbarcadero adibito al turismo e si può provare l'ebbrezza di un viaggio lungo il fiume a pelo d'acqua.

barche antiche e moderne

Così la vita delle cittadine sul fiume dipende da quest'ultimo, di solito erano centri importanti già all'epoca dei Celti, poi diventarono gallo-romane, poi furono contese tra i vari nobili e i re di Francia, erano fiorenti per i commerci quando non venivano distrutte dalle guerre...ed è per questo che in ognuna di esse abbondano torri, castelli, fortificazioni...o quel che ne resta...

navigazione antica sul fiume

Attorno al fiume c'è una fitta rete di grandi canali, che praticamente attraversa tutta la Francia e mette in comunicazione la Loira con gli altri grandi fiumi, la Senna, il Rodano, la Saone...

Uno di questi si chiama canale laterale della Loira ed ogni giorno, in questo tratto, decidiamo: “Oggi cosa seguiamo, il fiume o il canale?” Perchè a volte la strada più bella e panoramica è più vicina al canale...ma ogni tanto il navigatore ci fa strani scherzi, è difficile impostarlo sui giri spesso un po' tortuosi che ci interessano, allora pare si voglia vendicare mandandoci per sperdute strade di campagna o in mezzo ai boschi...dove comunque un castello inaspettato o una foresta maestosa incontrati a sorpresa ci fanno pensare che, in fondo, non abbiamo perso tempo ed è stato bello lo stesso...

Tornando ai canali, il massimo di tutta la faccenda lo vedo a Digoin, dove c'è un “ponte canale”, cioè il canale incrocia la Loira e...ci passa sopra, lungo un ponte, come spero si possa capire dalla foto:

E per far “salire” le barche? C'è la chiusa, una delle tante che permettono a questi canali di superare le colline

Sapete che là è molto sviluppato il turismo fluviale? Si noleggia un battello, con o senza marinaio, e si va su e giù per fiumi, canali, chiuse, fermandosi nei vari porti, dove si scende a visitare la città, magari con le biciclette che non mancano mai sui battelli, apposta per questo...oppure si fa una sosta in un ristorante a mangiare la bistecca di Charolais, che è come la nostra chianina italiana, tenera, morbida e saporitissima...

Non me ne vogliano i vegetariani, ma quando nei campi vedo pascolare queste candide Charolais non posso fare a meno di pensare al loro futuro...io non sono tanto carnivora, ma quelle bisteccone le apprezzo ...

 

Così come apprezzo un “plateau de fromages”

 

la “friture de la Loire”

 

i biscotti e i dolci tipici

A Charlieu, a Digoin, a Decize negli uffici turistici c'è molto materiale sulla Loira, scopro che viene chiamata “l'ultimo fiume selvaggio d'Europa”, sia per la ricchezza di flora e fauna selvatica lungo le sue rive, sia, soprattutto, per la difficoltà di controllarne il corso e la portata d'acqua: poiché ha molti grossi affluenti, in primavera e in autunno raggiunge delle piene incredibili: ora in agosto la vedo calma e tranquilla, ma leggo un lungo elenco di straripamenti e inondazioni, ci sono tacche sui muri delle case: “nell'anno...l'acqua arrivò fin qui”, vedo foto in cui il viale lungo il fiume che ho appena percorso è completamente sommerso dall'acqua e spuntano solo le cime degli alberi...Per un attimo ripenso a Firenze, così lontana eppure così vicina...

Loira a Digoin (è larga come l'Arno a Firenze)

 

Pian piano, costeggiando un po' il fiume e un po' il canale laterale, arriviamo a Nevers, troviamo da sostare comodamente, quindi la visitiamo: ci sono strade di case medievali e rinascimentali, negozi e fabbriche di bellissime e costosissime ceramiche, una grande cattedrale dove però la torre è fasciata per i restauri, quindi ci accontentiamo delle guglie

e dell'interno, dove le vetrate antiche furono completamente distrutte durante l'ultima guerra e solo da poco sono state sostituite, facendole decorare da artisti moderni che hanno usato stili diversi, alcuni figurativi, altri astratti, ma tutti suggestivi.

E finisco con un po' di orgoglio nazionale: Nevers, nel XVI secolo, appartenne ai Gonzaga di Mantova, che fecero costruire il palazzo ducale sotto l'influenza del Rinascimento italiano...un tocco di classe!

 

(continua...)

 
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LOIRA 2 , giovane

Post n°566 pubblicato il 02 Settembre 2010 da atapo
 

LA LOIRA DELLE GOLE

Il fiume procede verso nord aprendosi la strada tra le rocce vulcaniche dell'Alvernia, formando un lungo tratto di gole e di panorami suggestivi.

La strada corre quasi sempre in alto, ad ogni ponte che si attraversa la Loira è un poco più cresciuta, ma conserva l'aspetto del torrente di montagna.

Non sempre ci sono spiazzi per la sosta, non si riesce a fare molte foto...

E cominciano i castelli...

Tutti conoscono i castelli di Chambord, Amboise ecc. nella famosa vallata, che è ancora ben lontana da dove siamo ora, in realtà di castelli ce ne sono lungo tutto il percorso, ecco il primo, ad Arlempdes:

 

Si può dire che ogni villaggio ha il suo castello:

 

ma ci sono castelli anche senza villaggio

all'improvviso, dopo una curva, ecco un castello-fattoria-fortificazione:

lo fotografo e non so più se sono nel 2010 o ai tempi di Carlo Magno e dei suoi feudi...

 

L'Alvernia è piena di chiese romaniche costruite con pietre vulcaniche, lava nera e graniti dalle varie sfumature: così giocando coi colori ecco la facciata decorata della chiesa di Monastier-sur-Gazeille.


Da questo paese partì Robert Louis Stevenson (lo scrittore dell'Isola del tesoro) per un viaggio attraverso i monti in compagnia di ...un asino, poi raccontò le sue avventure nel libro “Travels with a donkey in the Cévennes”. Monastier è un paese che pare fermo al 1800, le case sono tutte di quell'epoca oppure ancora più antiche, in ricordo dell'impresa di Stevenson il suo turismo si è specializzato nell'organizzazione dei trekkings di più giorni sulle orme dello scrittore: sport che ci è precluso, però a questo punto mi è venuta la curiosità di leggere quel libro, magari non in inglese...

Insomma, sulle tracce di Stevenson, abbiamo girellato da un paese all'altro, ma...in camper, più comodamente!

Ci siamo fermati nel villaggio di Beauzac: non ha un castello, ma è racchiuso ancora dentro alle mura medievali. Non gli manca la sua bella chiesa romanica, col campanile a vela.

E qui, finalmente, abbiamo partecipato a quello che a me piace moltissimo, che finalmente fa entrare nell'anima dei luoghi: una calda giornata di sole trascorsa ad una festa paesana!

Non mancava niente: la banda, l'artigianato, i prodotti tipici...

ghiottonerie locali a base di...escargots


chi ha detto che in Francia si mangiano solo baguettes ?

 

...il mercato anche dell'antiquariato (brocante e vide-grenier)...

una piccola Francia al mercato dell'usato


...e uno spettacolo di danze tradizionali dell'Alvernia.

Eccoli, i ballerini, peccato che qui non si senta la musica!

 

Altri boschi, altre gole, qualche diga sbarra la corsa al fiume e forma dei laghi...Il tempo si rannuvola e l'ultimo tratto tra i monti purtroppo lo percorriamo in mezzo alla nebbia, quindi niente foto...e ci sono tornanti...e pioviggina...è meglio essere prudenti...ormai siamo a Saint Etienne, le montagne stanno per finire.

(continua...)

 

 

 
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