Creato da atapo il 15/09/2007
Once I was a teacher

LUGLIO


 

Me han traído una caracola.

Dentro le canta
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con pececillos
de sombra y plata.

Me han traído una caracola.

(Federico Garcia Lorca)


 

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ARRIVEDERCI




 

Messaggi di Aprile 2013

ARRIVEDERCI... O NO ?

Post n°955 pubblicato il 29 Aprile 2013 da atapo
 

 

ON  Y  VA  ?! 

Sono qui tra i bagagli da preparare perchè...domani si dovrebbe partire!

Appena avevo scoperto questo ponte lunghissimo, volendo dal 25 aprile al 5 maggio, come tour operator subito mi ero costruita castelli in aria, salvo ridimensionare il tutto quando nell'agenda scoprivo impegni già fissati e irrinunciabili, tipo i controlli medici ospedalieri che te li fissano da un anno all'altro e spostarli vuol dire rimandarli a chissà quando. Però il “pezzetto” di ponte che ci rimaneva libero lo abbiamo difeso strenuamente da ogni richiesta altrui, abbiamo cancellato altri appuntamenti cancellabili e così possiamo farci un viaggetto da domani a domenica prossima, quando sarebbe il secondo compleanno di Damiano, ma fanno una festicciola solo con gli amichetti e i genitori giovani, non vogliono i nonni ...e per noi in questo caso è stata una bella notizia!

Chiamiamola vacanza di primavera e speriamo che primavera sia, visto il maltempo incessante.

Naturalmente saremo in camper, la prima uscita della stagione, mio marito l'ha già controllato e assicura che tutto è a posto.

Dove andremo? Torniamo in Francia, finalmente, dopo quasi tre anni!!!

Tenteremo di visitare Marsiglia che quest'anno è dichiarata “città della cultura”. Avevo detto tempo fa che mi interessava continuare quell'esplorazione iniziata e subito finita in un lontano e gelido dicembre, poi le storie di Jean Claude Izzo... insomma, questo me lo sento il momento giusto.

Dico tenteremo perchè pare che sia rischioso soggiornare col camper a Marsiglia, dappertutto è sconsigliato. Non ci sono aree di sosta e nemmeno campeggi. I più vicini sono in paesi a circa 20 chilometri dalla città.

E allora ecco che il nostro viaggio, come sempre, è un po' all'avventura: cercheremo questi paesi, controlleremo se sono collegati a Marsiglia da bus o treni, sperando che questi bus o treni abbiano orari compatibili con i NOSTRI orari, cioè con le abitudini irrinunciabili di mio marito di svegliarsi tardi in vacanza, di fare tutto con molta calma, di non fare fatica... Ormai so cosa mi aspetta, so che magari andrà a finire che visiteremo tutt'altro rispetto a quello che mi avrebbe interessato...ma la Provenza è talmente piena di luoghi suggestivi che senz'altro non sarà un giro a vuoto.

E poi, in fondo, l'importante è partire, cambiare aria, rinnovarsi un poco...

Porterò i miei prossimi copioni da studiare, così non mi annoierò durante il viaggio e i miei registi, quello italiano e quello francese, non mi sgrideranno se perdo una lezione.

Naturalmente non si parla di avere internet sul computer, quindi per un po' non sarò da queste parti, a meno che non troviamo collegamenti fortunosi e miracolosi.

Ho scritto tutto questo come se la faccenda fosse sicura e definita, ma in realtà...

dopo aver controllato il camper a mio marito è venuto mal di schiena (per forza, muoversi per lavori fisici lui che passa quasi tutto il giorno dal computer al divano) ed ora...è tutto in forse!

La stessa cosa accadde alcuni anni fa...

Non dico più nulla, se no direi troppo...

BON COURAGE!

 

Cezanne, Golfo di Marsiglia visto da l'Estaque

 
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INSHALLAH

Post n°954 pubblicato il 27 Aprile 2013 da atapo
 

 

DALLE  GALETTES  AL  THE'  ALLA  MENTA

Siamo arrivati in fondo, ce l'abbiamo fatta. Tra l'ostentata quasi sicurezza di chi segue il mio corso di francese dagli anni passati e alle mie ultime raccomandazioni risponde “Lo so, ce lo dici sempre”, all'emozione e all'ansia dei nuovi, che li fa saltare come grilli fino a un attimo prima dell'inizio, con gli occhi sbarrati e mille domande ancora da farmi per la paura di aver dimenticato tutto.

Poi tutti seduti nella posizione iniziale mentre entra il pubblico di familiari e amici... e alle prime note della colonna sonora uno alla volta vanno sul palco e si rivolgono agli spettatori con la medesima frase “Il était une fois” detta, gridata, sussurrata, come ognuno ha scelto, accompagnata da un gesto teatrale ugualmente scelto da ciascuno come presentazione personale: chi fa un inchino, chi una piroetta, un salto, un accenno di danza, uno sguardo pensieroso o una boccaccia...

Così si riscalda l'atmosfera e si comincia la storia, anzi le storie delle due bambine che si incontrano e si conoscono attraverso le loro differenze e uguaglianze.

Come sempre, c'è chi si è un po' intimidito e ha avuto bisogno dei miei piccoli aiuti, chi invece mi ha sorpreso per una sicurezza che durante le prove non aveva rivelato.

Come in ogni spettacolo scolastico che si rispetti la tecnologia dello stereo ha fatto qualche capriccio, ma non grave per fortuna e risolto rapidamente. E la colonna sonora ufficiale, la musica scritta dal mio amico, verrà ricordata insieme al tintinnio dei braccialetti di metallo che tutti i piccoli attori (anche i maschi!) erano ben contenti di indossare: oggetti importantissimi per la seconda parte della storia e che abbiamo usato per ritmare la canzoncina di nostra invenzione cantata in certi punti e per concludere lo spettacolo.


la canzone finale

 

I bambini alla fine erano soddisfatti, i genitori pure, ma loro non fanno testo in questi casi...

E, sorpresa, dopo l'inchino, gli applausi e le mie quattro parole di ringraziamento e di saluti...le mamme marocchine hanno apparecchiato rapidissimamente i due tavoli che fino a qualche minuto prima erano le case della nonna e del nonno... con ogni ben di dio, dolci, salati, thè alla menta... tutto preparato da loro, tutti cibi del loro paese! “Una piccola merenda” hanno detto...

Qualcosa mi era stato accennato dai bambini che non riescono a tenere i segreti, ma non pensavo ad una festa così! Queste mamme hanno coinvolto con sorrisi grandi e piatti pieni tutto il pubblico, oltre ai bambini: i genitori di altre origini, fratelli, amici, alcuni insegnanti miei amici venuti allo spettacolo, mio marito che ha fatto il video-ricordo ed ora si abbuffava volentieri.

Le mamme mi hanno chiesto mettendomi tra le mani un piatto colmo di squisitezze: “Allora ci rivediamo l'anno prossimo?”

Ho risposto “Spero di sì, questo gruppo di bambini si è amalgamato bene, è stato bello lavorare con loro, mi piacerebbe continuare...”

Inshallah” è stato l'augurio con cui ci siamo salutati


le protagoniste

 

una nonna... molto moderna porta un regalo alla sua nipotina

 

l'orco e le streghe

 

 
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SCAMBI CULTURALI

Post n°953 pubblicato il 24 Aprile 2013 da atapo
 

 

GRAN FINALE

 

 

Nel teatro dei miei piccoli principi i costumi di scena sono essenziali e semplicissimi, dato che si debbono vestire, ed eventualmente cambiare nel corso dello spettacolo, sempre da soli: non ho altri adulti che mi aiutino ed io sono allo stereo per mettere la musica e controllare il tutto.

Così è importante trovare per ognuno ciò che può caratterizzare il suo personaggio: una giacca, un cappello, un oggetto...

C'è una bambina che farà la parte delle due mamme, quella di Chaperon Rouge e quella di Leila: praticamente dovrà ripetere le stesse frasi con piccole variazioni, ma va bene così per lei, che ha solo 7 anni e quest'anno frequenta per la prima volta. Per la mamma di Chaperon Rouge ho trovato subito un grazioso grembiule da cucina mio, che le arriva fino ai piedi: alla bimba è piaciuto molto...perchè è fondamentale che il ruolo e il travestimento siano accettati dai piccoli attori, altrimenti sono capaci di mandare tutto all'aria (per esempio due anni fa i maschi che non volevano cullare le bambole...!).

Invece per la mamma di Leila, la cui storia si svolge in Marocco, mi ero trovata più in difficoltà: un abito intero, magari lungo, sarebbe stato complicato da gestire, altro non mi veniva in mente se non il foulard, il famoso velo che portano tutte le mamme dei bambini marocchini del mio corso. Però, confesso, avevo un po' di timore, coi tempi che corrono: avrebbe dato l'idea di uno stereotipo, una caratterizzazione che avrebbe potuto sembrare antipatica per qualcuno?

Non mi sapevo decidere e intanto la bimba mi chiedeva... Così la lezione scorsa ho portato a scuola uno dei miei foulard lunghi, che uso contro il mal di gola, chiedendole se le sarebbe piaciuto. Non avrei mai immaginato un entusiasmo simile! E non solo lei, ma tutte le bambine marocchine del corso! E in pochi minuti tutte mi hanno mostrato, abili e veloci, tante maniere diverse per sistemarlo in testa, come fanno le loro giovani mamme...

Stavolta ero io ad imparare da loro ammirando tutte quelle variazioni, ho tenuto per me l'unica maniera che conosco, semplicissima, che avevo imparato in Tunisia... A quel punto che dire? Mi sono solo raccomandata che la piccola scelga un modo facile e rapido, ma so che le sue compagne saranno felici di aiutarla prima che entri in scena. E ho messo questo episodio tra altri in cui ci siamo scambiati conoscenze tra culture diverse e tutti abbiamo dato e ricevuto qualche cosa...


In un commento mi è stato chiesto di spiegare il finale differente tra le due storie che stiamo per rappresentare: tutti penso che conoscano il finale di Cappuccetto Rosso, anzi i finali, ma noi abbiamo scelto quello più conosciuto col cacciatore che uccide il lupo e salva nonna e nipotina.

Invece nella storia “La palma di Mosh” c'è un orco che segue non visto la piccola Leila quando va dal nonno e vorrebbe mangiarli entrambi: “il vecchio per impadronirsi della sua saggezza e la bambina per impadronirsi della sua giovinezza” .

Si fa aiutare dalle streghe che gli suggeriscono uno stratagemma, così riesce ad entrare e a mangiare il nonno. Leila però si accorge della tragedia prima di entrare, chiama in aiuto i compaesani che incendiano la casa con l'orco dentro. Sulle ceneri nascerà una palma che sarà chiamata “la palma di Mosh” dal nome del nonno. Quando la leggemmo fu un momento interessante di riflessione, la perdita di una persona cara e il suo ricordo che continua dentro di noi attraverso oggetti...

E ormai siamo vicini al debutto, al gran finale...

 
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LIBERAZIONE

Post n°952 pubblicato il 21 Aprile 2013 da atapo
 
Tag: memoria

 

LA STORIA DA UNA SOFFITTA

 

Volevo scrivere di altro, oggi, ma un video trovato attraverso youtube da un'amica insegnante a Bologna e postato su facebook mi ha fatto ricordare e sentire dentro di me parole e racconti del passato. E a volte ci sono questi ricordi che restano a frullarmi nella mente, come se richiedessero con insistenza di essere fermati, affinchè non si disperdano e magari passino ad altri... eccomi dunque ad accontentarli.


i miei genitori a Bologna, inverno di guerra

 

A Bologna l'ultimo inverno di guerra, 1944-45, fu terribile. La linea gotica, l'ultima linea del fronte, passava proprio sulle colline a ridosso della città. Non era più sicuro abitare nella casa costruita dal mio nonno, quella col giardino e il ciliegio, perchè si trovava nella zona che allora era l'estrema periferia della città proprio verso le colline. I colpi di mortaio poco precisi e i bombardamenti mettevano a rischio la vita.

Tutti sfollati dunque verso il centro di Bologna, in stanze di risulta, trovate o requisite. Il mio nonno aveva bottega di orologiaio all'inizio di Strada Maggiore, proprio di fronte alle due torri simbolo della città e nello stesso palazzo aveva una soffitta-magazzino. Lì si era trasferita tutta la famiglia: con la mia nonna, le due figlie più piccole, la mia mamma e il mio papà sposi da pochi anni (e anche la storia del mio papà in quel tempo sarebbe da raccontare, sarà per un'altra volta...).

Spesso la mia mamma mi ha detto cosa accadde la mattina del 21 aprile 1945, una volta lo raccontò anche ai miei scolari di quinta elementare, l'avevamo invitata a darci testimonianza di quegli anni terribili...

Dice che dalla notte precedente c'era stato un silenzio innaturale, i Tedeschi che occupavano Bologna se n'erano andati. Al mattino prestissimo furono svegliati (se mai fossero riusciti a dormire, con l'ansia di quei momenti) da un rumore nuovo, che proveniva dalla strada. Con timore e precauzione sbirciarono dalle persiane della finestra e videro arrivare, provenienti dall'esterno della città e diretti verso il centro, i carri armati degli Alleati. Dapprima increduli, poi immagino con quale gioia si unirono rapidamente a tutti gli altri Bolognesi festanti che accompagnarono quei carri armati fino alla Piazza Maggiore...

Avevo già avuto per le mani foto di quei momenti, da riviste, libri di storia ed era su quelle foto che partivano i racconti della mia mamma. Questo video è la prima volta che lo vedo e mi ha emozionato non poco...

Mi chiedo se fra le persone fissate in quei fotogrammi ci possano essere anche i miei genitori...chissà...



 

Ecco, ho deciso che il mio 25 aprile di quest'anno sarà questa storia, un pezzo di storia anche della mia famiglia.


 
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FRANCESE PER CUCCIOLI

Post n°951 pubblicato il 17 Aprile 2013 da atapo
 

 

TRA FRANCIA E MAROCCO

 


 

In questi giorni la parte scolastica-organizzativa della mia mente è parecchio in fermento: il mio nuovo mestiere di attrice deve condividere tempi e spazi col mio vecchio mestiere di regista... regista sui generis, regista dei Piccoli Principi e Principesse, gli allievi del corso di francese che tengo nella mia ex scuola.

Il nostro viaggio di quest'anno sta per concludersi, tra poco arriveremo alla meta...

E dove arriveremo? Se l'anno scorso avevamo viaggiato tra i pianeti in compagnia del Piccolo Principe...anche quest'anno siamo andati ad esplorare...

Avevo detto in novembre, quando cominciammo, la novità che tra gli iscritti c'è solo un'italiana pura, un italo-giapponese e il resto sono tutti bimbi provenienti da famiglie straniere, di cui la maggior parte marocchine. E mi era subito venuta l'idea di valorizzare questa caratteristica, di trovare qualcosa di esotico su cui organizzare lo spettacolino di fine corso. Ho pensato, ho cercato fra i materiali che avevo a disposizione, ho chiesto suggerimenti alle famiglie dei bimbi e ad amici e pian piano qualcosa ha cominciato a delinearsi...

Ho trovato una fiaba proveniente dal Magreb, “La palma di Mosh”: ricalca la fiaba di "Cappuccetto Rosso", che fu scritta, insieme ad altre, da Perrault per allietare la corte del re di Francia. Anche se il finale della nuova storia è diverso, più crudele, la struttura è identica: una bambina, una mamma, un nonno al posto della nonna, un orco al posto del lupo, un percorso nel deserto fino all'oasi al posto del bosco, alcuni personaggi minori che aiutano oppure ostacolano.

Per la lettura di Cappuccetto Rosso, anzi Chaperon Rouge, ogni bimbo aveva un piccolo libro in francese facilitato, “La palma di Mosh” era in italiano allora l'ho raccontata io e facilmente trovavano le continue somiglianze tra le due storie, perfino nei dialoghi principali.

Erano stupiti e insieme contenti delle loro scoperte... E insieme notavano le differenze dovute all'ambientazione diversa: per esempio le “galettes” si trovano in entrambi i “paniers”, ma al posto del burro (che nel deserto avrebbe vita breve!) al nonno vengono portati il couscous e i datteri. Somiglianze e differenze tra persone e culture... come nella realtà della nostra vita quotidiana.

Si trattava di far diventare tutto questo un piccolo spettacolo: ho costruito io una piccola “cornice” in cui le due bambine, Chaperon Rouge e Leila, all'inizio si incontrano, si presentano e ognuna invita l'altra ad ascoltare la sua storia, per conoscersi meglio.

E alla fine se ne andranno a giocare insieme tenendosi per mano, perchè conoscere la storia dell'altro aiuta ad accettarlo e a diventare amici...

Io sono soddisfatta di questa sceneggiatura e anche i bambini ne sono contenti, la sentono vicina al loro mondo e ai loro pensieri.

Ora siamo alla ricerca degli oggetti di scena e dei costumi, semplici ed essenziali, giusto per caratterizzare i personaggi!

Spero che si impegnino a studiare decentemente le loro piccole parti, ma che per loro sono abbastanza difficili...

La prove di queste ultime lezioni per me sono faticosissime: loro sono eccitati, non hanno la pazienza di ripetere più volte un piccolo brano, non hanno la pazienza di aspettare tranquilli i compagni più lenti... ma li capisco, facciamo lo stesso anche noi adulti quando proviamo i nostri spettacoli!

Anche quest'anno ho avuto la collaborazione preziosa del mio amico blogger che per la colonna sonora mi ha mandato ben due musiche originali, una per ciascuna storia.

Stamattina sono andata a scuola in orario extra, nella classe del mio collega pittore, da cui provengono diversi Piccoli Principi: lui ci ha fornito i colori a pittura e abbiamo dipinto due immagini di sfondo, il bosco e il deserto.

E così ci avviamo verso lo spettacolo, la settimana prossima...e cominciamo a incrociare le dita fin da ora...

 

 
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MA PERCHE' ...

Post n°950 pubblicato il 14 Aprile 2013 da atapo
 

 

ARIA NUOVA

 

Una stupenda domenica di primavera, forse la prima di VERA PRIMAVERA tiepida e soleggiata, oggi;

il mio nipotino Riccardo che ebbe il buon gusto di nascere il 15 aprile 2010;

la decisione di festeggiare il suo terzo compleanno oggi, nel paesino sulla montagna pistoiese dove abitano alcuni parenti di mia nuora, invitando anche noi due nonni paterni, zii e cuginetti Martino e Damiano...

...la felice combinazione di questi elementi ha fatto sì che mia marito, pur lamentando mille mali, si sia messo al volante per partecipare alla festa...

Guardare i vivai pieni di fiori nella campagna, i colori vivaci dei prati e delle foglie nuove, le rondini che sfrecciano nel cielo terso con le montagne ancora innevate sullo sfondo, poi immergersi nei boschi lungo strade tortuose con le prime gemme e foglioline sui rami sopra le nostre teste e con ciuffi di primule e viole ai bordi della via, respirare finalmente un'aria diversa...

Stare con i bambini amici e parenti del festeggiato a giocare finalmente all'aperto e coccolarseli anche con gli occhi: noi nonni ci stanchiamo presto e i giochi scatenati li lasciamo ai papà, ma siamo contenti ugualmente...

Ma perchè per mio marito ci deve essere la necessità di un compleanno per uscire finalmente insieme in una bella giornata a ritemprarsi se non le forze fisiche almeno quelle della mente e del cuore?

Alla fine di una giornata così siamo tutti meno nervosi e riusciamo anche ad andare più d'accordo...

 

tre candeline


 
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A TITOLO DI CRONACA

Post n°949 pubblicato il 11 Aprile 2013 da atapo
 

 

MISSING ?

 

C'è chi mi ha mandato un messaggio chiedendomi se ero sparita...

Non ha tutti i torti, non solo da qualche giorno non scrivo, ma ho tardato a rispondere agli ultimi commenti e non ho nemmeno fatto le rilassanti passeggiate tra i blog amici.

E' che questa settimana qui a Firenze c'è il Théatralisons,

da uno spettacolo di questi giorni


quella manifestazione in cui molte classi provenienti da tutta Europa e dal Magreb presentano ogni mattina all'istituto francese i loro spettacoli teatrali in lingua francese. Già altri anni ne ho parlato qualche volta, avevo detto quanto mi piaccia partecipare a questa rassegna, immergermi in quel mondo di scuola vivace e interessante a cui ho dovuto purtroppo rinunciare... In questa occasione incontro il mio regista, la mia collega organizzatrice e altri colleghi, insieme ci entusiasmiamo per gli spettacoli, commentiamo e ci scambiamo pareri e opinioni. Così dovrei essere proprio molto ammalata per rinunciare!

E nonostante il continuo maltempo di questi mesi per fortuna la salute si mantiene a livelli decenti.

Ma, non so perchè, qualcosa d'altro si accanisce, visto che avendo tutte le mattine impegnate, giusto in questa settimana hanno pensato bene di capitare impegni in più anche nei pomeriggi, oltre quelli di routine. Così un babysitteraggio improvviso, un incontro con cena insieme al marito tra gli amici dell'ultimo spettacolo, una spedizione straordinaria al supermercato tutta dedicata a certe cose che servono per i miei Piccoli Principi...ed ecco che mi ritrovo ingolfata, senza più un minuto libero... e ho dovuto rinunciare anche alla partecipazione ai laboratori di aggiornamento tenuti per gli insegnanti al pomeriggio, sempre nell'ambito del Théatralisons.


E ci sono anche i Piccoli Principi, ormai allo sprint finale... vorrei trovare il tempo per parlarvi anche di loro, di ciò che stiamo facendo insieme... perchè in questo momento stanno al primo posto nelle mie occupazioni e nei miei pensieri...

Pazientate, per favore...con calma riuscirò a fare tutto...

 
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RICORDO

Post n°948 pubblicato il 06 Aprile 2013 da atapo
 

 

Per te, PICCOLO PRINCIPE

 


 

In televisione ho sentito una notizia:

il 6 aprile 1943 uscì il libro : IL PICCOLO PRINCIPE” di Antoine de Saint-Exupéry.

Ha settanta anni! Quante persone l'hanno letto... e riletto...

Io sono fra queste. L'avevo letto da ragazzina, poi ogni tanto nel corso della vita ne ho incontrato qualche frase, qualche brano, in varie occasioni.

Finalmente l'anno scorso l'ho ripreso in mano e l'ho riletto tutto...perchè ero stata coinvolta dai miei alunni a realizzare quel sogno che avevo da tempo, ma che mi sembrava troppo difficile...

Chi mi segue capisce a cosa alludo e sa la grande soddisfazione che ho provato alla fine di quell'impresa, l'ho sentito come il felice completamento di una mia “carriera”.

Ma non è tutto: rileggerlo in quel momento mi ha dato nuovi motivi di riflessione, ho fatto paralleli, mi sono ritrovata in sentimenti che sembravano proprio adatti a ciò che stavo vivendo dentro di me.

Ancora una volta la magia di quel piccolo personaggio mi è stata vicina e mi ha donato qualcosa di importante... di cui rimarranno tracce nel tempo che verrà. E chissà che non lo incontri di nuovo, in altro momento, con altri occhi, ma con lo stesso cuore...

Grazie ancora, Piccolo Principe...

 
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LETTURE

Post n°947 pubblicato il 04 Aprile 2013 da atapo
 

 

VECCHIE RIVISTE


 

La telefonata del signor G qualche tempo fa (vedi post n.941) e un raccontino scritto in quel periodo da un'amica in un gioco letterario su facebook: due piccoli fatti che si sono incontrati insieme e mescolandosi hanno dato vita in me a ricordi e riflessioni...

Moltissimi anni fa, d'estate, nella casa dei miei suoceri sull'appennino modenese, quei giorni che i miei figli ricordano come le belle vacanze coi nonni...

Io non mi sentivo molto a mio agio lassù, i lettori amici conoscono le vicende: quando non ero in passeggiate con figli e marito me ne stavo a leggere, a studiare (dovevo ancora finire l'università), aiutavo mia suocera con la quale intrecciavo scarne conversazioni...non solo per la mia timidezza...

Giravo per le stanze di quella casa osservando i vecchi mobili, eredità di bisnonni e trisnonni, i vecchi ninnoli e chiedevo le vecchie storie di famiglia, sicura che fosse un terreno di conversazione che a me interessava, come sempre mi interessano le storie di vita, che a lei faceva piacere, e abbastanza neutrale per non provocare contrasti tra le nostre mentalità così differenti. Un giorno scoprii, in un armadio aperto non so per quale motivo, una montagna di vecchie riviste femminili: moda, racconti, attualità (molto datata...).

Incuriosita chiesi a mia suocera se potevo leggerle.

Certo, finchè vuoi!” Così mi immersi in quelle letture per me inusuali... Erano tutti racconti d'amore, di quegli amori pieni di sentimentalismo, di traversie, di contrasti, di sciagure, di colpi di scena e di ravvedimenti...per poi concludersi tutti, immancabilmente, con almeno un matrimonio e un finale lietissimo e strappalacrime...Storie che io non leggevo più da quando avevo sedici anni... Però mi catturavano, ne iniziavo una per noia, poi la vicenda avanzava e mi veniva la curiosità di scoprire come andava a finire, qualche struggimento lo provavo nei passaggi più romantici mentre contemporaneamente mi dicevo: “Ma che sdolcinature! La vita vera non è così...” Perchè in quegli anni la MIA vita vera non era certo morbida... alla fine mi davo della cretina per averci perso sopra del tempo, avrei potuto fare qualcosa di meglio, ma era vacanza... quelle riviste mi avevano attirato come una droga, non ne capivo il perchè...

Da tanti anni non siamo più tornati lassù in vacanza e avevo dimenticato.

Dopo la morte di mia suocera, nel primo giro che io e mio marito facemmo nella sua casa a Bologna, scoprii in un armadio un grosso pacco di riviste femminili attuali e altre ne stavano arrivando per posta, in abbonamento. Le sfogliai e mi resi conto che erano della stessa razza di quelle lasciate in montagna: mia suocera aveva continuato a leggerne in tutti questi anni... mi tornò in mente tutto.

Ma nel frattempo si erano svelate tante cose, i drammi di famiglia erano venuti allo scoperto e stavolta mi è parso di capire...

...per lei erano state un sogno, forse un rifugio: una vita familiare di dolcezza e di amore che sicuramente avrebbe desiderato per sé, ma che era così lontana da quella che lei viveva nella realtà... per tutto questo tempo forse cercava cose che non si erano realizzate per lei...

...e mi torna in mente il signor G, mi immagino le sue premure, il suo lievissimo corteggiamento d'altri tempi che chissà... le avrà dato l'dea di qualcosa assaporato soltanto in quelle letture...

Ora quella montagna di riviste mio marito l'ha portata in parrocchia: pare che ci siano altre signore molto anziane che ne vanno matte...

 

 

 

 
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RITORNO

Post n°946 pubblicato il 01 Aprile 2013 da atapo
 

 

NON CI POTEVO CREDERE...

 

pianura attorno a Firenze

Ieri, giorno di Pasqua, nella tarda mattinata percorrevo in auto una delle strade che tagliano la pianura qui attorno a Firenze: guardavo il cielo plumbeo, gli alberi da frutto con poche fioriture (fiori già spazzati via dal vento o nemmeno aperti per il freddo?), i campi verdissimi per effetto di tutta questa pioggia, i canali e gli stagni ripieni fino all'orlo che riflettevano il grigio del cielo... ed ecco che ad un tratto ho visto qualcosa attraversare velocemente il cielo... e poi ancora...e ancora...

Ho guardato con attenzione, non ci potevo credere, pensavo fossero i soliti e invadenti storni, invece NO!

Erano rondini! Sì, proprio RONDINI !

E non una o due in avanscoperta, in anticipo rispetto al grosso delle compagne...

...ma un intero stormo: volavano dappertutto e facevano acrobazie salendo fino a diventare quasi invisibili poi scendendo in picchiata, qualcuna sfiorava le superfici d'acqua a prendere nel becco qualche goccia o qualche insetto...

La mia meraviglia è stata grande, mai avrei creduto che con la stagione fredda di quest'anno sarebbero arrivate così presto! Non avranno vita facile in questi giorni, poverine, pare che continuerà a piovere ancora. Però le rondini sono sempre un segno di speranza, di gioia, di rinascita, la loro tenacia è un invito a non mollare mai...

Ieri, contemplando la scena con una punta di allegria in più nel cuore, mi sono venuti in mente alcuni versi di una poesia di Quasimodo che mi piaceva tanti anni fa, forse perchè il paesaggio che avevo davanti dentro il quale sfrecciavano le rondini era proprio come quello che mi immaginavo quando allora leggevo quella poesia. Allora tornata a casa l'ho ricercata (grazie Google!) ed eccola qui:

Già la pioggia è con noi,

scuote l’aria silenziosa.

Le rondini sfiorano le acque spente

presso i laghetti lombardi,

volano come gabbiani sui piccoli pesci;

il fieno odora oltre i recinti degli orti.

Ancora un anno è bruciato,

senza un lamento, senza un grido

levato a vincere d’improvviso un giorno.

(Salvatore Quasimodo)


Mi piaceva Quasimodo quando ero alle scuole superiori, a volte lo imitavo quando scrivevo poesie come fanno tutti i ragazzi a quell'età.

Questi versi parlano della Lombardia, pare alludano all'autunno. Ma il paesaggio era come il mio toscano di ieri attorno a Firenze, una pianura verde di campi e azzurra di acque sotto il cielo grigio. Potrebbe essere di sicuro anche la primavera al posto dell'autunno: “ancora un anno è bruciato”, non era forse considerato il capodanno in primavera tanto tempo fa?

E ho pensato con malinconia a questo ultimo mio anno, quello che iniziò all'incirca proprio un anno fa quando lentamente cominciò a bruciare, poi divampò sempre più forte, più distruttivo, più difficile, quando ho dovuto soffocare dentro di me molte volte lamenti e grida... ed ora mi consegna ad una nuova primavera con un bagaglio pesante di prove e di esperienze... che a qualche cosa serviranno pure... forse a nuovi viaggi della mente e del cuore... o a ritorni, ostinati e fedeli come le rondini.

 
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