Creato da atapo il 15/09/2007
Once I was a teacher

OTTOBRE

 
 Lieve offerta
 Vorrei che la mia anima ti fosse 
leggera
come le estreme foglie
dei pioppi, che s’accendono di sole
in cima ai tronchi fasciati
di nebbia -

Vorrei condurti con le mie parole
per un deserto viale, segnato
d’esili ombre -
fino a una valle d’erboso silenzio,
al lago -
ove tinnisce per un fiato d’aria
il canneto
e le libellule si trastullano
con l’acqua non profonda -

Vorrei che la mia anima ti fosse
leggera,
che la mia poesia ti fosse un ponte,
sottile e saldo,
bianco -
sulle oscure voragini
della terra.
(Antonia Pozzi)
 

ša c' est tout




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Messaggi di Marzo 2013

PASQUA BASSA

Post n°945 pubblicato il 30 Marzo 2013 da atapo
 
Tag: memoria

 

DIRTY EASTER

 

Bologna, Giardini Margherita

Quando la Pasqua cade alla fine di marzo, e spesso è freddo poiché la primavera non è ancora stabilizzata, mi viene sempre in mente una Pasqua bassa di tantissimi anni fa, un lontano ricordo di gioventù...

Posso dire anche esattamente l'anno: era il 1967, la Pasqua cadeva attorno al 25-26 marzo (si potrebbe controllare nei calendari perpetui...), però non faceva troppo freddo, ricordo ancora che nel giorno che sto per raccontare portavo una maglietta verde a maniche corte sotto il giaccone color cammello dalla foggia che andava di moda: il giaccone dei Beatles e come quello dei Beatles avevo anche il cappellino di panno nero.

All'inizio del mio ricordo che diventa storia c'è un'amica, si chiama A., una grande amica, avevamo fatto la scuola media nella stessa classe, ora avevamo sedici anni ed eravamo ancora in classe insieme. Una compagna di merende...andavamo molto d'accordo, un po' pazzerelle entrambe, ne combinavamo di tutti i colori, entrambe avevamo un fratellino minore di alcuni anni che le nostre mamme ci “appioppavano” spesso quando volevamo uscire insieme, era un sistema di controllo efficace che noi sopportavamo perchè... allora era così: si ubbidiva (magari cercando altre vie di fuga...).

In quel mese di marzo eravamo tutte e due innamorate, anzi di più: ognuna aveva finalmente “il ragazzo”, il primo amore naturalmente all'insaputa dei genitori, con cui ci incontravamo qualche ora al sabato pomeriggio, in centro a Bologna, dopo la lezione di educazione fisica che avevamo al sabato dalle 15 alle 16. Il mio era il siciliano dagli occhi verdi campione sportivo della nostra scuola, di cui ho già parlato qui , il suo non lo ricordo.

Per quelle vacanze di Pasqua di fine marzo io e A. avevamo architettato un piano: avere il permesso di andare in centro insieme al sabato pomeriggio (senza fratellini), con la scusa di ultimi acquisti pasquali, poi naturalmente incontrarci con...

Tutto sembrava filare liscio, ma improvvisamente arrivò uno sciopero degli autobus proprio per il pomeriggio del sabato santo! L'ansia che tutto saltasse... per l'andata il bus c'era, ma non per il ritorno... Saremmo tornate a piedi! Promettevamo ai genitori. I miei ce ne misero a cedere, avevano paura che mi stancassi a camminare tanto... suppliche, discorsi, promesse che non avrei corso... Ma finalmente...sììì! E ci precipitammo, io e A., in un bar a telefonare ai nostri innamorati: io non avevo telefono, lei non voleva farsi scoprire...quel bar conservava i nostri segreti telefonici in quel periodo.

Tutto quel sotterfugio...la mia coscienza un pochino si faceva sentire. Era la mia prima Pasqua NON da brava ragazza... c'è sempre una prima volta... ma ero innamorata e avevo sedici anni.

Quel sabato i due ragazzi ci aspettavano come convenuto al capolinea del nostro autobus: le due coppie si divisero, ognuna andò per i fatti suoi, dandoci l'appuntamento lì dopo qualche ora.

Dove andammo io e lui? Francamente non lo ricordo, ricordo la gioia, l'emozione, il timore leggero che mi vedesse qualcuno che conoscevo, ma il luogo di quel giorno no, non lo ricordo.

Forse, come facevamo gli altri sabati, saremo andati al Boowling oppure in un baretto fumoso sotto i portici che aveva una stanza coi tavolini al piano di sopra, rifugio per coppie di giovani innamorati come noi, oppure, molto più probabile visto che era bel tempo, avremo allungato la passeggiata fino a certi giardini pubblici dove avevamo scoperto una panchina appartata sotto due grandi alberi che univano i loro rami sopra alle nostre teste...ed era diventata la nostra panchina romantica. Un pomeriggio insieme, indimenticabile!

All'ora convenuta ci ritrovammo con l'altra coppia e dopo l'ultimo bacio io e A. affrontammo a piedi la via del ritorno...lunga alcuni chilometri!

Per abbreviare passammo attraverso i Giardini Margherita, il parco più grande e bello di Bologna. Naturalmente era tardissimo, il sole appena tramontato dietro quegli alberi maestosi, il crepuscolo che rapidamente diventava sempre più buio e noi due che avevamo ancora tanta strada da fare...ma eravamo felici, il brivido della trasgressione e l'emozione che si prova a sedici anni e al primo amore... Cominciammo a correre per il parco, tenendoci per mano, ridendo e cantando...

Ecco, come ho ancora vivo il ricordo di quella corsa di gioia dentro l'ultima luce della giornata!


BUONA PASQUA A TUTTI !

 

 

 

 
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VACANZE

Post n°944 pubblicato il 28 Marzo 2013 da atapo
 

 

FIORISCONO BAMBINI



Stamattina mi sono presa mezza giornata di libertà, sono andata in centro. Avevo varie commissioni, le piogge incessanti dell'ultimo periodo mi avevano sconsigliato di uscire, così certi impegni si erano accumulati. Stamattina un po' di sole e allora...via! E, fra una commissione e l'altra, qualche momento per me di vagabondaggio ricostituente fra strade e librerie.

Se i fiori stentano a spuntare in questa pazza primavera invernale...ecco, oggi per le strade sono fioriti i bambini!

E' il primo giorno delle vacanze scolastiche: mi ha colpito vedere tanti bambini in giro per Firenze e sugli autobus!

Non le solite classi di scuola, file o gruppi che si trascinano in gita turistica, ma bambini figli, nipoti, con adulti al seguito. O è il contrario? Mah!

Le femmine si notano subito, hanno quasi sempre qualcosa addosso di rosa, i maschi di solito sono più sobri, ma ugualmente belli.

Quelli che camminano naso all'aria trascinati dai genitori, quelli che trotterellano, saltellano, fanno di tutto tranne camminare normalmente... poi si inciampano, si scontrano... bambini poco abituati a camminare, tra automobile e banco di scuola.

Quelli che chiacchierano, che piagnucolano, che chiedono supplichevoli: “Mi compri...”, o che chiedono perchè vogliono sapere di ciò che vedono, così diverso dagli altri giorni.

Quelli turisti appena arrivati coi genitori alla ricerca dell'hotel, col loro piccolo trolley e un peluche sottobraccio, dagli occhi stanchi per il viaggio e sbarrati su questa nuova città sconosciuta.

Quelli turisti già da alcuni giorni o soltanto alcune ore, con genitori intelligenti da cui hanno ricevuto la mappa di Firenze e la tengono ben stretta magari stropicciandola un poco, con la loro macchina fotografica e scattano, scattano...oppure naso all'aria e bocca aperta ascoltano mamma o papà che gli raccontano le belle storie dei palazzi imponenti o delle statue che, chissà perchè, sono quasi sempre nude e non ridono mai.

Quelli che mi piacciono di più sono i bambini con lo zainetto sulle spalle: si presentano subito così col loro eroe preferito sulla schiena e ricordano che questa uscita è qualcosa di straordinario, non da tutti i giorni: non c'è scuola e vado a passeggio con mamma e papà! Immagino l'emozione prima di uscire e la preparazione scrupolosa dello zainetto: il pacchetto dei fazzolettini, una merendina, forse un mini ombrello vista la stagione perfida, probabilmente un giocattolino portafortuna e...tanto spazio vuoto, con la speranza di riempirlo perchè mamma e papà compreranno qualcosa anche per me...

I piccolissimi nei marsupi o nei passeggini per le strade della città hanno sempre occhi enormi ben aperti e curiosi per questo caleidoscopio strano che colpisce tutti i loro sensi, così diverso dalla casa o dall'asilo a cui sono abituati negli altri giorni... finchè non crollano addormentati nelle posizioni più buffe, stroncati dall'overdose di stimoli...

Insomma, una meraviglia era stamattina Firenze, riempiva di allegria e di ottimismo, con questa bellissima fioritura di bambini!

E anch'io mi sentivo più giovane e sentivo più acuta la voglia di nuovo, di andare da qualche parte, di fare nuove esplorazioni ed esperienze...

 
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RICETTE

Post n°943 pubblicato il 26 Marzo 2013 da atapo
 

 

EREDITA' IN CUCINA

 


 

Quando mi sposai, non ero molto esperta tra i fornelli e confesso che passai il mio primo anno di matrimonio a cucinare per gran parte delle ore dopo il lavoro. Molto del mio tempo casalingo lo dedicavo a questa nuova arte con cui dovevo assolutamente prendere confidenza e che, in fondo, mi piaceva: seguivo puntigliosamente le ricette delle riviste, non osavo ancora sperimentare...

Da brava mogliettina desiderosa di compiacere il maritino, gli chiesi se mi indicava alcune delle ricette che gli cucinava sua madre e che lui preferiva. Dopo pochi giorni arrivò da parte di mia suocera un quattro pagine di quaderno in cui lei, con scrittura ordinatissima, aveva descritto meticolosamente alcune ricette della loro tradizione familiare. Ed io, con buona volontà e tanto amore, mi accinsi a sperimentare. Mi resi conto in fretta che quelle ricette erano quasi di un altro mondo, piatti abbastanza diversi da quelli a cui ero abituata, ah, solo da una regione ad un'altra (Veneto contro Emilia) come cambiavano le cose!

Ne provai alcune e mi accorsi che erano ricette lunghe, che obbligavano ad una permanenza assidua nei preparativi e davanti ai fornelli per varie ore, per impastare, elaborare, controllare le cotture... Io non ero fatta per questo!!! Stavo fuori casa per lavoro molte ore, poi arrivarono i figli, chi poteva permettersi di dedicare alla cucina tutto quel tempo? Cominciai a intuire di che pasta fosse fatta mia suocera... agli antipodi di me! Sì, continuavo a sforzarmi, solo per amore, ma sempre meno convinta:

i crostoli, che sarebbero i cenci toscani (o sfrappole bolognesi) andavano impastati col vino e solo un uovo, l'impasto era durissimo e sudavo sette camicie;

il baccalà alla vicentina andava comperato secco, battuto con forza, tenuto in ammollo diversi giorni impestando tutto l'appartamento, poi cucinato per tante ore controllando spesso che non attaccasse;

nel minestrone di fagioli i fagioli andavano passati a mano col passaverdure;

per non parlare delle testine di agnello al forno, così sanguinolente che solo a vederle mi facevano vomitare.

Ci provavo, per poi sentirmi dire: “E' buono, ma non è venuto come quello di mia mamma!” E all'inizio ci rimanevo pure male (ma solo all'inizio)

E il baccalà a lui piace solo cucinato così, non ha mai gradito il baccalà cucinato in altri modi

E il minestrone di fagioli deve essere solo quello, non gradisce nessun'altra ricetta (anche mia mamma o faceva buono, dico io, ma non è “QUELLO”...)

Col passare degli anni mi si sono aperti gli occhi (oh, come si cambia!!!) e l'ho mandato a quel paese: il minestrone di fagioli lo frullo col mixer a immersione, la ricetta dei crostoli l'ho “ammorbidita”, il baccalà alla livornese, o fritto, o con i porri, se ne ho voglia me ne compro una porzione in rosticceria, a lui lascio l'onere, quando non ha di meglio da fare, o vuole farsi onore con qualcuno, di prepararsi il suo baccalà alla vicentina. Le testine d'agnello...ci ho fatto il callo, ma credo di metterle nel tegame quasi ad occhi chiusi e la cottura poi se la controlla da solo.

E lui si è rassegnato...anche perchè, a dire il vero, sono abile in altre ricette con cui sono riuscita finora a prenderlo per la gola!

La mia mamma, anche lei imparò da sola a cucinare essendo rimasta orfana da piccola, aveva capito da subito di che stampo ero io, sospirava che una figlia così poco casalinga...chissà...era meglio che studiassi per potermi permettere la donna di servizio (e lo diceva sul serio!).

Mi diede qualche suo antico libretto di ricette, tipo il Ricettario Bartolini, e non insisteva più di tanto ai miei giovanili rifiuti di imparare a cucinare: “Ti arrangerai” concludeva.

Lei era brava: tortellini, tagliatelle, cotolette, dolci, crescentine, che uscivano dalle sue mani e dai suoi tegami erano sempre squisiti, piacevano pure a mio marito! Soprattutto era abbastanza pratica e col tempo, e con i figli piccoli, imparai a chiederle e ad apprezzare i suoi consigli utili.

Una volta (abitavo già a Firenze) le chiesi per telefono la ricetta delle “castagnole”, delle palline fritte di pasta dolce che si fanno a Bologna per Carnevale. Lei me la dettò ed io presi nota con diligenza. Provai a farle, un disastro! Riprovai...nulla, tutt'un'altra cosa da ciò che ci offriva quando andavamo a trovarla! Confesso che tentai molte volte e per vari carnevali, inutilmente, non venivano bene ed io davo la colpa a questo o a quest'altro...finchè mi decisi e mi ricordai (allora non ci telefonavamo spesso) di parlargliene.

Le ripetei la ricetta che mi aveva dettato ...e lei si mise a ridere! Disse che gli ingredienti erano giusti, ma quelle dosi me le aveva dette un po' a caso, perchè sapeva quanto io ci tenessi alle dosi, ma che lei in realtà misurava sempre ...a occhio, a pugni, a pizzichi! Non pesava mai nulla, o solo in occasioni davvero importanti! Ed era vero...

Insomma, io ho continuato i miei tentativi con le castagnole quasi ogni anno, ma devo confessare che finora, anche se sono buone, non sono MAI venute uguali a quelle della mia mamma e ogni volta che le faccio, variando un po' qui o un po' là, è sempre una sorpresa!

Ma ho ancora molti anni davanti a me... e mia figlia, dopo aver riso su questa storia quando mi ha chiesto la ricetta, ha già iniziato a provarci per conto suo...glielo lascio in eredità, questo mistero culinario!

 
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LA FAMIGLIA PERFETTA

Post n°942 pubblicato il 22 Marzo 2013 da atapo
 

 

BACCALA'

 

baccalà alla vicentina, immagine presa dal web

 

Nel penultimo post ho parlato di una cena incombente, con la FAMIGLIA PERFETTA. Gli amici forse la ricorderanno, in ogni caso l'avevo presentata qui per chi volesse saperne di più o rinfrescarsi le idee.

Da un po' mio marito ripeteva: Dobbiamo ritrovarci per una cena” (una scusa per aprire qualche buona bottiglia, hobby molto apprezzato anche dall'altro capofamiglia, ma non temete, non sono ubriaconi)

Non crediate che sia facile trovare una serata adatto: noi abbiamo impegni, quegli altri ancora di più, così ammanicati tra parrocchia e gruppi vari religiosi... Nel periodo del teatro io avevo messo il veto, ero già stressata per conto mio... e mio marito era stato d'accordo, visto che stavolta si andava stressando pure lui coinvolto nella compagnia! Ma finito il teatro... i due capifamiglia avevano confabulato, sfogliato le agende e...il 21! Avevano decretato. Da noi o da loro?

Da loro” avevo suggerito io, visto che noi avremmo avuto la domenica prima il ricevimento di 14 persone e che ieri pomeriggio ero impegnata come baby sitter dai nipoti fino a tardi..

Pare che mio marito avesse già promesso all'amico di preparare il famoso baccalà alla vicentina, ricetta della sua mamma (e queste ricette meriterebbero un post tutto per loro...), ma a me non aveva detto niente! Questo baccalà ha una lunghissima preparazione, ti coinvolge per tre-quattro giorni, bisogna controllarne di continuo la cottura...

Mio marito ha assicurato che avrebbe pensato lui a tutto, alla fine l'avremmo trasportato nella casa perfetta senza problemi. Ha ordinato la settimana scorsa il baccalà in un negozio in centro, l'unico che glielo prepari bagnato come vuole lui, lo abbiamo tenuto in soffitta durante l'altro ricevimento e lunedì ha cominciato la preparazione... scoprendo che in casa mancavano altri ingredienti, dato che non controlla mai in anticipo. Così è uscito a recuperarli, poi ha dato il via, prendendo possesso della cucina, come sanno fare così completamente e disordinatamente gli uomini ... e fino a ieri sera abbiamo convissuto con due fornelli perennemente occupati dai pentoloni del baccalà che sobbolliva, avvolti in un'atmosfera e in un effluvio molto...peschereccio! Per lo meno, oltre al baccalà, a tutto il resto della cena ci avrebbe pensato l'altra famiglia, credevo io.

Ma con questo baccalà è d'obbligo la polenta. E quando prepararla? La polenta in famiglia è affar mio, ho una ricetta segreta quasi magica che mi permette di cuocerla rapidamente nella pentola a pressione. Se non si sta attenti si corre il rischio che si attacchi, ma di solito va tutto liscio... Stavolta bisognava fare almeno due pentolate anche di polenta, poi tagliarla a fette, abbrustolirla sulla piastra... non si poteva trasportare così facilmente. Io, visto che mi sentivo stanca e che non potevo liberarmi da certi impegni ho proposto: “Perchè la polenta non la preparano loro?”

Ma mio marito: “Cosa ci vuole? Se al pomeriggio sei dai bambini, la prepari mercoledì sera e giovedì mattina, la abbrustoliamo appena prima di cena.”

Insomma, LUI all'ultimo momento ha preso la decisone che la cena sarebbe stata a casa nostra. Io non ne sono stata affatto contenta e gli ho brontolato: “Se è una cena, dovremo preparare qualcos'altro, che so, un primo, un dolce...”

“Il dolce lo portano loro”, mi ha informato “e basta il baccalà” salvo poi cambiare idea e decidere che avrebbe voluto fare anche delle bruschette con radicchio rosso alla piastra e formaggio fuso: tutte queste ultime decisioni negli ultimi due giorni, così che abbiamo dovuto trovare il tempo per una spesa grossa fuori programma... ed io ho comperato anche le fragole, da servire col gelato, tipo digestivo.

Così da mercoledì i preparativi si sono intensificati: in cucina, un po' di riordino nel resto della casa notoriamente sempre per aria... io ho rinunciato alla ginnastica in piscina (recupero sabato) perchè già mi sentivo stanca da prima e in ansia per la buona riuscita della cena. Ieri pomeriggio sono stata con i bimbi fino a tardi ...quando sono tornata a casa LUI era indaffaratissimo a forno e fornelli per le bruschette, ho preparato la tavola, l'abbrustolimento della polenta sulla piastra era più lento del previsto e si è prolungato anche mentre mangiavamo, così era tutto un alzarmi per controllare...

Il baccalà è stato apprezzatissimo e con merito, ma quando la LEI ospite ha saputo la ricetta, ha detto che...no, non si sente proprio ispirata a rifarlo! E' stata molto più interessata alla polenta nella pentola a pressione...

Eravamo solo in 7 persone, la metà di domenica, ma l'impegno è stato uguale. E ugualmente imponente il numero di stoviglie che ingombrano la cucina alla fine e che aspettano il loro turno di lavapiatti... che ho iniziato stamattina, perchè ieri, a mezzanotte, non ne avevo proprio voglia.

Ma la prossima volta...da LORO, da LORO!

 
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IL SIGNOR G.

Post n°941 pubblicato il 18 Marzo 2013 da atapo
 

 

DOLCE SENTIMENTO

 


 

Il cellulare che fu di mia suocera, che ora teniamo noi e usiamo ogni tanto per esaurire la scheda telefonica, squilla improvvisamente.

Rispondo io: “Pronto...?”

Mi scusi, sono G., ero un grande amico della signora S....” dice una voce un po' in sospeso, quasi imbarazzata.

Forse per pudore, forse per istinto, ritengo di non essere io a dover continuare quella telefonata: “Aspetti un attimo, le passo il figlio della signora S.” e dò il telefono a mio marito.

Lui si sposta in un'altra stanza più silenziosa perchè la TV è accesa, ricompare dopo alcuni minuti, mi pare abbia lo sguardo un po' emozionato.

Allora?” Vorrei sapere, ma mi trattengo, questa unica parola gli consentirà, come già successo altre volte, di dirmi o non dirmi, a seconda del suo stato d'animo del momento, senza che si senta infastidito dalla mia curiosità.

Stavolta parla: questo signor G gli ha detto che dopo tanti mesi, rivedendo in rubrica il numero di mia suocera, ha sentito il bisogno di chiamare...senza sapere chi gli avrebbe risposto...che faceva le sue condoglianze...perchè con la signora S. si stava tanto bene a parlare...

Il signor G!

Uno del gruppo di amici, più o meno coetanei, che mia suocera si era fatta nei due ultimi anni in cui aveva abitato nel paese del Lazio: partite a carte, uscite in pizzeria, gite, chissà se erano insieme anche nel suo ultimo viaggio in Egitto!

Ne parlava spesso di questo signor G, diceva che bastava che lo chiamasse e lui era sempre disposto ad aiutarla in quei piccoli problemi di anziana che vive sola, sempre così gentile... Quando andavamo a trovarla e lei ci raccontava di lui, le parenti confermavano questo feeling e tra loro e i suoi figli c'era uno scambio di occhiate e di battutine, ci dicevano che qualcuno aveva scattato una foto in cui loro due erano a braccetto...

Mia suocera allora si inalberava: “Ma cosa andate a pensare? Alla nostra età! E' solo una persona molto gentile! Mi aveva dato il braccio solo per scendere delle scale ripide...”

Perchè lei, nonostante tutto ciò che aveva dovuto subire, mai avrebbe concepito di cancellare colui che le aveva fatto così male, ma che davanti a Dio e agli uomini doveva restare l'unico suo uomo legittimo.

Però mi piace pensare (forse sono solo un'inguaribile romantica) che nei suoi ultimi due anni di vita, forse gli unici liberi e felici, lei abbia potuto sentire vicino a sé la presenza di qualcuno diverso, che le abbia fatto assaporare il rispetto e la tenerezza così gratuiti, pensare che qualcuno le abbia dato (e probabilmente ricevuto da lei) un affetto così delicato, perchè chiamarlo amore la farebbe rivoltare nella tomba, facendola finalmente sentire una donna importante e unica, non solo la serva di casa...

Così con il cuore ringrazio questo a me sconosciuto signor G, che probabilmente non sa il bene che ha fatto...

 
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TUTTI A TAVOLA

Post n°940 pubblicato il 17 Marzo 2013 da atapo
 

 

SETTIMANA LIBERA

Enna, la famiglia di Tancredi di Hauteville

Dopo la fatica dello spettacolo teatrale di sabato scorso, avevo tutte le intenzioni di prendermi una settimana di relax: finite le estenuanti prove quasi quotidiane, mi sentivo LIBERA, sognavo letture di riviste-perditempo, vagabondaggi in centro e nelle librerie con acquisto gratificante di almeno un libro nuovo, soste prolungate tra i blog amici e frequentazioni di altri siti, magari anche la preparazione di un dolcetto casalingo...

Non è che fossi proprio senza impegni, ma mi sentivo di riappropriarmi di tanto del mio tempo e volevo goderne!

Invece l'agenda mi ricordava che avevo ben due visite specialistiche di controllo proprio in questa settimana, l'influenza beffarda colpiva mia figlia costringendo me e mio marito ad ore supplementari di babysitteraggio per riprendere i nipotini dagli asili...

Non ero scoraggiata però e volevo salvaguardare almeno qualche “vagabondaggio” ricostituente...

Ci si è messa la meteorologia: pioggia, temporali e diluvi quasi continui, che scoraggiano qualsiasi uscita, soprattutto i vagabondaggi a guardar le vetrine.

Da una decina di giorni mio fratello aveva chiesto se con la famiglia poteva venire a trovarci questa domenica, anche per parlare di affari familiari: ottimo, gli avevo risposto, avrò finito l'impegno teatrale! Già pensavo ad un pranzetto al ristorante, ad una passeggiata tra le varie sagre e manifestazioni che sono in programma a Firenze e dintorni, una giornatina piacevole e tranquilla.

Dopo qualche giorno un nuovo messaggio suo: “Avremmo piacere di incontrarci anche con nipoti e nipotini che non vediamo da tanto”

Fattibile, ristorante e passeggiata restavano validi.

Invece il maltempo continuo non ci lasciava speranze di stare all'aperto, i miei figli erano molto contenti di incontrare zii e cugini, ma essendo i nipotini ancora piccoli e con problemi di orari e sonnellini non volevano andare al ristorante: mi hanno promesso che avrebbero preparato loro qualche piatto, mia cognata idem, così abbiamo deciso di stare tutti a casa nostra.

Tutti, cioè 14 persone!

Perchè oltre ai parenti già citati stavolta si è aggiunto il ragazzo di mia nipote (lei sta per fare 18 anni!). Così io mio marito abbiamo fatto il “censimento” di piatti, bicchieri, posate (fin qui ok, di stretta misura) i tovaglioli di carta sono una benedizione, ma le seggiole, panchetti ecc... non bastavano e i figli hanno portato qualcosa da casa loro.

La rosticceria aperta anche di domenica è stata di valido aiuto, io ho lavorato tutto ieri per preparare qualche torta salata, in cui sono abbastanza brava...

In realtà quasi tutto ieri: perchè ieri è stata finalmente una giornata di sole, fredda, ma soleggiata dall'inizio alla fine e non ho voluto rinunciare all'ultima possibilità che avevo di una di quelle passeggiate... ricostituenti. Avrei voluto partecipare al corteo di Libera, ma avrei tolto troppo ai doveri familiari: mi sono accontentata di andare qualche ora a passeggio nel pomeriggio, mescolata alla bella gente e ai bei giovani che giravano appena sciolto il corteo, in un'aria di festa, di allegria, di primavera incombente, che si respirava sia in centro che in periferia. E mi sono regalata qualche libro, come avevo promesso a me stessa.

Oggi, di nuovo sotto la pioggia, la grande riunione familiare: tutto è andato bene, mio marito ha un raffreddore potentissimo e credo sia stato quello che si è stancato di più, i bambini hanno giocato insieme seminando giocattoli dappertutto, le cibarie sono state molto ben accolte da qualsiasi parte provenissero e i resti equamente divisi tra i gruppi familiari, mia cognata ha scattato foto su foto: ora vuole mettersi in proprio come fotografa di cerimonie e tutto le serve per far pratica.

Il tavolone è stato allungato tutto l'allungabile, io credo di aver mangiato pochissimo perchè in queste situazioni sono tutta presa dal buon funzionamento... mio fratello ha detto: “Sembri come nostra madre, quando tutti mangiavano e lei non mangiava mai!” Mio marito a capotavola è stato definito “patriarca” e ha fatto gli occhiacci...

Visto che c'erano i bimbi, abbiamo aperto in anticipo l'uovo di cioccolato appena comprato per una beneficenza: così se il giorno di Pasqua i figli volessero andare dai suoceri noi non ci offendiamo...e andremo a ristorante o a farci un viaggetto senza rimpianti!

Ora è tutto concluso: il primo giro di lavapiatti è iniziato e credo che ne seguirà subito almeno un altro.

Sarebbe finita anche la settimana che avevo destinato al relax...

E incombe una nuova cena, ancora non si sa quando, stavolta con la FAMIGLIA PERFETTA !

 
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SOGNO

Post n°939 pubblicato il 13 Marzo 2013 da atapo
 

 

LA DOPPIA LUNA



Io e mio marito in auto stiamo tornando a casa. E' sera, la strada costeggia una spiaggia da cui è separata da un bosco rado, probabilmente una pineta.

Come faccio di solito durante i viaggi notturni, guardo il cielo limpido e le stelle brillanti cercando di distinguere le costellazioni conosciute. In alto la luna piena è grande, bianca e brillante.

A un tratto all'orizzonte sul mare scuro intravedo tra gli alberi un'altra luna, rossa ed enorme, che sta sorgendo.

“Fermati, voglio fotografare questa cosa strana!” dico al marito.

Lui per fermare devia sulla destra ed entra con l'auto in un bar sulla spiaggia, molto grazioso ed illuminato. Sto per scendere quando mi sento un pizzicorino sul collo: mi giro e vedo che sulla parte alta del sedile brulica un mucchio di lombrichi neri aggrovigliati: sono loro che mi hanno fatto il solletico! Mi fanno abbastanza schifo, ma non ne ho paura e resto calma, controllo che qualcuno non mi sia rimasto addosso, poi chiedo a mio marito se per favore può ripulire il sedile (di solito in casa è lui che si occupa di...ospiti indesiderati del regno animale), intanto io vado a far foto.

Mi avvio sulla spiaggia fresca e deserta nell'oscurità della notte lasciandomi alle spalle il bar illuminato, col fiato sospeso quasi in attesa di nuove sorprese: la luna bianca è sempre lassù in alto tra le stelle, il suo riflesso è argenteo fra le onde, la luna rossa sta salendo molto rapidamente nel cielo, sempre enorme, ora è infuocata e sembra bruciare come nelle immagini della superficie solare. Il suo riverbero rosso si affianca sulle onde a quello d'argento. Io guardo incantata mentre tiro fuori la macchina fotografica e mi auguro di riuscire a scattare delle belle foto...


 

E' suonata la sveglia. Ecco, questo sogno l'ho fatto stanotte. Spesso mi capita di sognare paesaggi notturni, la maggior parte delle volte non sono paurosi, stavolta questa strana sequenza di immagini prodotte dalla mia mente mi ha colpito.

Che significato potrebbe avere? Ci ho pensato, ho cercato appigli con situazioni della mia realtà attuale, ma non ne sono venuta a capo.

Qualcuno fra i lettori ci vuole provare? Chi mi conosce, chi passa qui per caso... può essere un nuovo gioco per passare qualche minuto di relax...

 
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IL CIRCO SUL PALCOSCENICO

Post n°938 pubblicato il 11 Marzo 2013 da atapo
 

 

QUELLI CHE PRENDONO GLI APPLAUSI

 

Ieri mi sono completamente riposata.

Cioè, ho sistemato le foto che aveva scattato mio marito durante lo spettacolo quando non era impegnato con le musiche, ne ho messe su Facebook mandandole così agli amici che erano stati spettatori, che hanno recitato con me, che non avevano potuto venire, ma che aspettavano ansiosi notizie e commenti. E ci siamo commentati a vicenda, ricordando e rivivendo le sensazioni di questo sabato emozionante...che così si vanno depositando pian piano tra i bei ricordi.

E' stato difficile, ma tanto bello.

Le incertezze che ancora avevamo, e ne eravamo consapevoli, hanno creato qualche piccolo momento di difficoltà durante lo spettacolo che però siamo riusciti a gestire ripetendo, aggiungendo, improvvisando... ci sentiamo ormai veri artisti! E nessuno tra il pubblico se ne è accorto! Qualcuno anzi ha detto che ce n'è voluto del coraggio per affrontare una storia e un testo simile.

Così se il titolo era “Quello che prende gli schiaffi” noi non abbiamo preso nessuno schiaffo, ma solo tanti applausi!

La regista è raggiante: ha creduto moltissimo nel suo lavoro, in noi attori, dice che continua a ricevere telefonate di complimenti dai tanti che conosce, vorrebbe trovare il modo di replicarlo in qualche altro teatro, magari più vero e importante, con più pubblicità... ma pare che ci siano anche dei regolamenti e della burocrazia pesante da affrontare, visto che non siamo una vera e propria compagnia registrata...

Io confesso che mi sono divertita a fare il pagliaccio (come sempre nella vita quotidiana, commenta maligno mio marito) e mi sono ancor di più divertita quando alla fine alcuni amici spettatori mi hanno confessato che ero davvero irriconoscibile e che solo dalla voce erano riusciti a riconoscermi! C'erano anche dei compagni di corso del teatro serio che frequento il lunedì sera e mi hanno fatto tanto piacere, purtroppo il maestro è impegnato in uno spettacolo proprio questo fine settimana e gli rincresceva di non poter venire a vedermi...

Ecco il mio stupendo costume da clown... Che ne dite, soprattutto chi mi conosce nella realtà?


 

Ed ecco altre foto... I colori dei vestiti e dello scenario erano davvero notevoli, a guardare le foto ora ce ne rendiamo conto meglio... ci ricordano un poco il mondo dei quadri di Picasso... infatti abbiamo pensato molto a lui, nell'immaginare il nostro circo...

 

 

 

 

 

 
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HANNO DETTO, HANNO SCRITTO

Post n°937 pubblicato il 08 Marzo 2013 da atapo
 

NOI  DONNE

 

 

 

"Quelle come me regalano sogni,
anche a costo di rimanerne prive…
Quelle come me donano l’Anima,
perché un’anima da sola è come
una goccia d’acqua nel deserto…
Quelle come me tendono la mano
ed aiutano a rialzarsi, pur correndo il rischio
di cadere a loro volta…
Quelle come me guardano avanti,
anche se il cuore rimane sempre qualche passo indietro…
Quelle come me cercano un senso all’esistere e,
quando lo trovano, tentano d’insegnarlo
a chi sta solo sopravvivendo…
Quelle come me quando amano, amano per sempre…
e quando smettono d’amare è solo perché
piccoli frammenti di essere giacciono
inermi nelle mani della vita…
Quelle come me inseguono un sogno…
quello di essere amate per ciò che sono
e non per ciò che si vorrebbe fossero…
Quelle come me girano il mondo
alla ricerca di quei valori che, ormai,
sono caduti nel dimenticatoio dell’anima…
Quelle come me vorrebbero cambiare,
ma il farlo comporterebbe nascere di nuovo…
Quelle come me urlano in silenzio,
perché la loro voce non si confonda con le lacrime…
Quelle come me sono quelle cui tu riesci
sempre a spezzare il cuore,
perché sai che ti lasceranno andare,
senza chiederti nulla…
Quelle come me amano troppo, pur sapendo che,
in cambio, non riceveranno altro che briciole…
Quelle come me si cibano di quel poco e su di esso,
purtroppo, fondano la loro esistenza…
Quelle come me passano inosservate,
ma sono le uniche che ti ameranno davvero…
Quelle come me sono quelle che,
nell’autunno della tua vita,
rimpiangerai per tutto ciò che avrebbero potuto darti
e che tu non hai voluto…"

(Alda Merini) 

 
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NUOVO TEATRO

Post n°936 pubblicato il 07 Marzo 2013 da atapo
 
Tag: teatro

 

QUELLO CHE PRENDE GLI SCHIAFFI”

Siamo nel mondo del circo, con tutti i suoi personaggi: il direttore, l'acrobata, l'incantatrice di serpenti, la domatrice dei leoni, la ballerina, i pagliacci...

Una sera, all'inizio dello spettacolo, dalla platea un distinto signore chiede di poter entrare a far parte di quel mondo che lui crede felice, puro e molto diverso dal mondo della realtà che gli ha procurato ingiustizie e sofferenze. Deve fare una dura scuola per essere accettato e diventare anche lui un clown: il suo nuovo lavoro ora è quello di prendere gli schiaffi per far ridere il pubblico. Presto scopre che anche il mondo del circo non è diverso dalla realtà fuori dal palcoscenico: si innamora della ballerina bravissima e muta, che però è stata promessa dalla madre ad un ricco barone solo per arricchirsi. Così la vicenda si avvia ad un finale tragico...

Picasso, Al circo: amazzone, pagliaccio e Pierrot


Questa è la trama dello spettacolo, una riduzione tratta dalla storia di Leonida Andreyew, che rappresenteremo sabato pomeriggio nella sala-teatro di un ospedale cittadino,così da avere come spettatori, oltre a parenti e amici, anche chi è ricoverato, ma non sta troppo male.

Da novembre ci lavoriamo ed è stata dura, durissima. Nonostante le riduzioni fatte dalla regista, il testo rimane complesso, occorre creare e mantenere un ritmo sostenuto per dare vivacità, ci sono scene di gruppo con dialoghi serrati che si intrecciano...

E i problemi sono stati sempre gli stessi: difficilmente eravamo tutti presenti alle prove, c'è chi lavora e soprattutto nella scuola riunioni e impegni improvvisi non mancano. Così è ancora più complicato amalgamarci e creare quell'armonia che è indispensabile per memorizzare e costruire lo spettacolo. Inoltre il fatto di non essere quasi mai tutti insieme ha causato degli aggiustamenti continui in itinere da parte della regista, a volte creando confusione.

All'inizio non pensavamo fosse così difficile, ma è andata a finire che da gennaio anziché ritrovarci una sola volta alla settimana è stato necessario raddoppiare e vederci il martedì e il giovedì, dalle 18,30 alle 20-20,30 perchè il debutto non si poteva posticipare, per diversi motivi.

Per me questo tour de force è stato massacrante: oltre al fatto che questo secondo giorno ho dovuto incastrarlo fra gli altri miei impegni, le prove sono in centro città, ho circa un'ora di autobus con alcuni cambi, il rientro è tardi quando i bus sono più rari e devo aspettare a lungo alle fermate al freddo. Insomma, è proprio passione, è perchè mi piace questa parte di pagliaccio un po' maligno che non parla molto, ma commenta pungente, irride, saltella, rifà il verso ad altri personaggi, sotto la maschera allegra nasconde e fa trapelare rabbia e dolore.

Maschera...sarò irriconoscibile, avrò una parrucca gialla, il viso bianco e una grande bocca rossa sghignazzante, l'abito da clown me lo sono costruita pian piano con pezzi recuperati nei mercatini e cuciti, risistemati: una casacca lucida a cui ho aggiunto fiocchi colorati, larghi pantaloni da Arlecchino ottenuti da una gonna larga e lunga, calzettoni a righe imbottiti... cambierò completamente i connotati, mi agiterò e danzerò da buffone come una signora sessantenne mai si sognerebbe di fare! Ma questa è la magia del teatro! Questo è ciò che mi affascina e che mi spinge a complicarmi così la vita!

Una novità di questa volta è che la regista nelle ultime prove ha arruolato anche mio marito come tecnico delle musiche che dovrà far partire nei momenti giusti. Così anche lui coinvolto ora mi capisce e mi sopporta meglio, anche se brontola lo stesso per la fatica e le continue variazioni...ha già detto che non si farà più incastrare...

Bene signori, ormai ci siamo: oggi dal tardo pomeriggio...a oltranza avremo la prova generale, per cui fino a quel momento mi tengo molto in relax, poi lo spettacolo SABATO 9 MARZO, alle ore 17.

Dopo vi racconterò come è andata e spero di mettere anche una foto del mio bellissimo e sudato costume di scena.

 

 
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VALZER

Post n°935 pubblicato il 03 Marzo 2013 da atapo
 

 

EDUCAZIONE FISICA

 

Renoir, Ballo a Bougival


Due mattine la settimana in piscina: ginnastica dolce in acqua.

Al teatro in francese, ogni venerdì, all'inizio di ogni lezione una ventina di minuti di attività fisica per sgranchire il corpo e favorire poi la concentrazione (dice il regista).

Al corso di teatro SERIO, il lunedì sera, su tre ore una piena è dedicata a muoversi in tanti modi, a provare mille posizioni e a scoprire le possibilità di movimento di ogni parte del corpo. Pare che nel teatro moderno la fisicità sia di moda...

Quando sto con i miei piccoli principi iniziamo ogni lezione con “on bouge!” (muoviamoci!) e spesso propongo, a volte adattandoli, gli esercizi che imparo nei corsi tra adulti, loro si divertono un sacco...ma anch'io partecipo e...je bouge!

Nello spettacolo in italiano in cui sono impegnata faccio, l'ho già detto, la parte di un pagliaccio: non lunghi discorsi, ma tanto tanto movimento... e a questo punto tutta la ginnastica che ho raccontato nei punti precedenti mi serve proprio da allenamento!

Ed è così ormai da novembre scorso.

Nei primi mesi tutto questo mi metteva ko e nei fine settimana avevo dolorini dappertutto, spesso anche dopo una prova da pagliaccio, poi pian piano qualcosa è cambiato ed ora...sì, mi sento molto meglio, faccio molta meno fatica a muovermi anche nelle attività della vita normale, in una parola ho acquistato maggiore agilità!

E, almeno finora, quest'inverno ho avuto meno raffreddori, mal di gola, voce affaticata rispetto agli altri anni: sarà un caso? Mi sento quasi ringiovanita, almeno fisicamente...

Così è successo che...

Nello spettacolo in cui sono clown ad un certo punto noi clown dobbiamo ballare tra di noi il valzer: poco tempo fa, la prima volta che l'abbiamo provato io quasi senza pensarci sono partita col clown partner e via con la danza!

Che c'è di strano? Direte.

Beh, è da prima che mi sposassi che non ballavo più! Eppure mi sono ritrovata subito a mio agio, come in quegli anni di giovinezza!

Ma la regista ha strillato: “Nooo! Ballate il valzer troppo bene! Dovete fare un ballo più sgraziato, una caricatura di valzer!”

Io dentro di me ho riso, perchè, in realtà, credo che nemmeno in quei tempi lontani io avessi mai ballato davvero il valzer... l'ho soltanto visto e ammirato nei films e in televisione!

 

 
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MARTISOR

Post n°934 pubblicato il 01 Marzo 2013 da atapo
 

 

TRADIZIONI

Poche parole e alcune immagini trovate per caso oggi vagabondando su internet mi hanno fatto tornare in mente un piccolo ricordo...

Era l'ultimo anno in cui insegnavo, avevo una terza elementare, era arrivata da settembre una bambina rumena molto diligente, impegnata, con una grandevoglia di studiare e di mettersi al passo con i compagni, così che a marzo ormai parlava l'italiano abbastanza correttamente e si era inserita bene nella classe.

Il primo marzo arrivò a scuola con qualcosa di strano, che non avevamo mai visto: dei fili di lana intrecciati, rosso con bianco, adornati con nastrini rossi, mi pare ci fossero anche cuoricini e qualche piccolo fiore, il tutto fermato con spilline che si potevano appuntare sui vestiti.

Tutti eravamo sorpresi e lei ci raccontò che era il MARTISOR, cioè la celebrazione del primo marzo, quando in Romania si festeggia l'arrivo ormai vicino della primavera, una tradizione gentile di offrire questa unione di rosso e di bianco alle persone amate come augurio di buona fortuna e speranza per la stagione nuova...

Quel giorno tutti i bambini della classe si costruirono dei piccoli MARTISOR, uno lo appendemmo anche alla porta dell'aula,  bastava prendere strisce di carta e intrecciarle, aggiungere fiorellini disegnati e ritagliati...tutti portarono a casa questo scambio culturale e fecero conoscere ai familiari la tradizione che la loro compagna ci aveva donato dal suo paese lontano. Era l'impegno di noi insegnanti, valorizzare e diffondere ciò che ognuno ci sapeva offrire...

Oggi che casualmente questo piccolo episodio mi è tornato in mente, il MARTISOR lo passo con affetto a voi lettori, per un augurio di primavera serena, di pace e di amicizia, per esorcizzare un poco lo sconforto di questi ultimi tempi storici.

E per chi volesse saperne di più... su internet c'è tutto, qui per esempio.


 
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