Creato da atapo il 15/09/2007
Once I was a teacher

AGOSTO




ITACA

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze...

Che i mattini d'estate siano tanti
quando nei porti finalmente e con che gioia
toccherai terra tu per la prima volta..

Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos'altro ti aspetti?

Kostantin Kavafis

 

 

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Vittorio Arrigoni

"Gaza.
Restiamo umani"

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da una tragedia




David Grossman

"Che tu sia per me
il coltello"

le parole scritte
per raccontarsi, conoscersi,
amarsi


ci sono i libri precedenti
 

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Messaggi di Gennaio 2015

DA UNA CASA ALL'ALTRA 3

Post n°1196 pubblicato il 29 Gennaio 2015 da atapo
 

 

"Il piccolo Marroncini"

 


 

Il titolo di questo post è quello di un racconto per bambini, un libretto della collana Tantibambini famosa negli anni '70 del secolo scorso tra le famiglie e gli insegnanti un po' rivoluzionari e contestatori... ma questa sarebbe un'altra storia...

Parla di un bambino, figlio unico dei signori Marroncini, che vive in un ambiente molto serio, monotono, noioso, con i genitori occupati solo in cose serissime, anche i colori che lo circondano sono non-colori, solo sfumature tristi di grigi e marroni. Poi un giorno con l'aiuto della cameriera finalmente passerà una giornata felice, incontrerà gente nuova e farà nuove esperienze, insomma, colorerà la sua vita...

Che c'entra questo con la mia "casa-novelas"?

Ecco, ultimamente mi è tornata in mente questa storia...

Dunque, stiamo cominciando ad interessarci di COLORI: muri esterni, pareti delle stanze, anche qualche mobile che probabilmente cambieremo... Sembra prematuro se guardiamo come la casa è ancora ridotta a scheletro, ma i giorni volano, i tempi di attesa delle ditte sono imprevedibili quindi meglio non attardarci.

Nei negozi in cui ci rechiamo ci propongono subito i colori "di moda": sorpresa! La moda ora vuole colori spenti, neutri, tutta la gamma di grigi, marroncini slavati, bianchi opachi e velati, il massimo della vivacità è quello che chiamano il color tortora, proprio il colore delle piume delle tortore. Esiste qualche altro colore, soprattutto in tonalità acide o fosforescenti, con cui magari fare uno sportello qua e là per ravvivare.

"Molto distinti, molto signorili" ci dicono i commessi, ma a me sembrano soltanto MOLTO TRISTI! Già tendo a deprimermi per conto mio, figuriamoci se in casa dovessi vivere avvolta in grigi e marroncini! Neppure mio marito ne è entusiasta, dice che vanno di moda questi tristi perchè siamo in periodo di crisi e c'è poco da stare allegri...

Un giorno siamo andati a trovare la giovane coppia dei nostri amici del "matrimonio perfetto": i muratori che stanno lavorando da noi sono gli stessi che avevano ristrutturato la loro casa e volevamo vederne il risultato. Niente da ridire, hanno lavorato proprio bene e questo ci rincuora per il nostro esito finale.

Loro, sposini giovani, hanno arredato la casa all'ultima moda, sembra di vedere una rivista d'arredamento (anche perchè è tutto ordinatissimo, da veri "sposi perfetti"): ecco quindi la cucina color bianco e marroncino col pavimento grigio, la camera da letto serissima giocata su varie tonalità di marrone e grigio, pareti comprese, il bagno rivestito di pietra grigia, il soggiorno con un enorme mobile bianco e grigio ravvivato da alcune ante rosso sangue... che secondo me è una tonalità di rosso che non ravviva granchè, anzi mi fa un po' impressione.

Se penso che non hanno nemmeno trenta anni... la loro casa mi sembra così triste... più vecchia di loro, mi viene da chiamarli signori Marroncini!

Insomma, le nostre prime ricerche non sono entusiasmanti! Non troviamo molto per osare e folleggiare...


 
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RESTAURO

Post n°1195 pubblicato il 25 Gennaio 2015 da atapo
 
Tag: memoria

 

STORIA DI UN ANELLO




Un Senegalese, dopo tanto tempo che faceva il venditore ambulante in Italia, finalmente trovò un lavoro fisso, qui a Firenze. Ormai la paccottiglia e la mercanzia che ogni giorno trascinava nel borsone non gli sarebbe più servita: aveva anche una scatola con oggetti, ornamenti, piccoli gioielli del suo paese, etnici li chiamano in Italia e incuriosiscono qualche compratore.

Passò dal mercato delle Cascine, il più conosciuto e frequentato di Firenze, donò quella scatola ad una signora anziana che tiene un banco particolare: “Gli amici del cane e del gatto”, rivende un po' di tutto, oggetti e usato che le lascia la gente, ciò che ricava serve a mantenere un canile e gattile per gli animali abbandonati.

Le raccontò la sua storia: “Adesso questa merce non mi serve più... penso che possa essere utile ad altri.” E se ne andò verso la sua nuova vita.

A quel banco passai io qualche giorno dopo, sempre alla ricerca di cose originali e di storie nuove da conservare dentro di me. Da quella scatola africana mi “chiamarono” strani anelli di legno, alti, un po' arrotondati e con una punta leggermente conica come fosse una montagna, o meglio un vulcano, avevano colori brillanti e tutti diversi. La venditrice, che ben mi conosce per i miei frequenti passaggi ed acquisti, me ne raccontò la provenienza, mentre io me li provavo: ognuno aveva una misura differente... Ne scelsi due, uno turchese che mi entrava nel mignolo, uno rosso per l'anulare.

Dopo qualche tempo, in partenza per la magnifica avventura greca del giugno 2011, misi in valigia quello rosso insieme a collanine e braccialetti: volevo portare gioielli semplici, poco impegnativi per quel viaggio così un po' fuori dalle mie abitudini...

Laggiù, nelle conversazioni con i nostri ospiti greci, scherzando dicevano che io e mia cognata risultavamo nubili, quindi appetibili dai signori locali, perché là gli ortodossi portano la fede alla mano destra mentre noi l'avevamo alla sinistra e la destra era libera... Così per scherzo e per evitare eventuali approcci, magari in lingua greca, cominciai a portare l'anello di legno rosso all'anulare della mano destra...

e da quei giorni non l'ho più lasciato!

Perchè è bello, originale, luminoso, me lo sento come se fosse una parte di me... diverse persone l'hanno apprezzato, a molti ho raccontato la sua storia...

Purtroppo col passare del tempo e l'uso continuo il colore rosso brillante è sbiadito, prima sulla punta poi tutt'attorno, era rimasto il legno qua e là un po' rosato, solo nell'interno si intravedeva un po' il colore originario. Che peccato! Era come se ciò che mi ricordava quell'anello, giorni bellissimi, si stessero allontanando e scomparendo dalla mia vita. Continuavo a portarlo, non mi decidevo a toglierlo e riporlo, o a buttarlo, ma se lo guardavo sentivo ora una punta di tristezza.


Poi l'ha notato quell'amica che mi ha insegnato a fare i mercatini, le ho raccontato la sua storia e le mie malinconie. Lei è abilissima nei lavori manuali e d'artigianato, le ho chiesto consiglio: con quale tipo di colore, lucido, resistente ecc... avrei potuto rinnovarlo? E lei mi ha suggerito di tentare con lo SMALTO PER UNGHIE! Quel giorno a casa sua abbiamo fatto la prova con uno dei suoi smalti in un angolo dell'anello, poi ho aspettato qualche giorno, pareva tutto a posto, allora ho comperato la tonalità di rosso che mi è sembrata più simile all'originale: una boccettina mini, solo per questo lavoro perché sulle mie unghie lo smalto rosso non mi piace, io lo uso blu, verde scuro, lavanda...

E con pazienza ho fatto l'operazione di restauro, ho dipinto tutto l'anello: lucido, bello, bellissimo!

A rivederlo come era all'inizio mi sono un po' emozionata... perché quell'anello resta il simbolo di un periodo della vita che è stato molto felice e che ora si può solo ritrovare nei ricordi e nei sogni...

Ora tutto così rinnovato spero anche che mi porti fortuna!

E se pian piano scolorirà di nuovo so come fare...


 
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DA UNA CASA ALL'ALTRA 2

Post n°1194 pubblicato il 21 Gennaio 2015 da atapo
 

 

NUOVI PADRONI

 

E. Hopper

Da ieri viviamo in una casa che non è più nostra.

Davanti agli occhi vigili del notaio, dopo la lettura di pagine su pagine di bla bla descrittivi nei minimi dettagli..., dopo un'infinità di firme, dopo il passaggio degli ultimi assegni...

...la casa in cui abbiamo abitato dal 1981 ha nuovi proprietari!

Noi siamo autorizzati a restarvi fino al 31 marzo.

Che dire? I problemi finanziari sono risolti, ma il cuore è lo stesso pesante...

Mentre il notaio leggeva ripercorrevo nella mente tutti gli anni trascorsi qui a Firenze, tutti i passaggi da quando mi pareva di abitare in un rudere medievale ed era affascinante solo per i nostri figli bambini e i loro amici che venivano a giocare da noi, alle prime migliorie costate svariati milioni, enormi disagi e per me mesi di allergia alla polvere. Tutti gli spostamenti da un piano all'altro che mi facevano andare fuori di testa e che inghiottivano nel dimenticatoio un numero mai quantificato di oggetti i quali, se andava bene, ricomparivano dopo mesi o anni, spesso ormai inservibili o sostituiti... Ora però era diventata proprio bella, tanto è vero che i nuovi proprietari cambieranno pochissimo...

Che malinconia lasciarla!

Dopo questo atto definitivo, a pranzo, io e mio marito eravamo molto silenziosi. Lui ha detto: “Avremmo dovuto venderla diversi anni fa.”

Perchè?” gli ho chiesto, ma avevo intuito che non si trattava di motivi finanziari, degli anni in cui avremmo potuto guadagnarci di più...

Perchè non ci saremmo ancora affezionati così tanto.”

Aveva ragione. Non ho infierito ricordandogli che in fondo è stato lui ad intestardirsi e ritenere la cosa indispensabile... forse l'ostacolo dei tre piani, volendo, si poteva rimediare in altro modo. Ho pensato che ecco, anche stavolta era riuscito a trovare la strada più complicata, per rendere a sé e agli altri la vita faticosa... E' il suo stile: “ufficio complicazioni affari semplici”, dice sua figlia.

Ormai non si torna più indietro.” Ho chiuso il discorso con questa ovvietà, per non dire altro... ora si deve guardare solo avanti.

La settimana scorsa per un intero pomeriggio la coppia dei nuovi padroni sono venuti in casa col seguito di chi gli sistemerà le stanze: architetto, idraulico, elettricista... Hanno controllato, misurato, picchiettato dappertutto, ci sono attacchi da spostare... giravano e frugavano qua e là, per fortuna in previsione avevo fatto un riordino come quando venivano le visite dell'agenzia! Io e mio marito eravamo completamente esclusi, tranne che per mostragli gli interruttori e rispondere ai loro quesiti tecnici: mi sono sentita proprio estranea in casa mia, ho avuto la prima sgradevole sensazione del dover abbandonare, anzi, dell'aver già abbandonato in sostanza... Non sapevo nemmeno se seguirli nei loro spostamenti (non volevo sembrare curiosa) o restare in una stanza come se niente fosse...

Quando se ne sono andati, ho scoperto che in cucina, dove avevano discusso a lungo la disposizione dei loro mobili ed elettrodomestici, per prendere le misure hanno fatto sulle mattonelle e sul muro degli evidenti segni a matita! Avrebbero potuto anche chiederlo, avvisarmi, non mi è sembrato carino. E ci sono rimasta proprio male.

 
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DA UNA CASA ALL'ALTRA 1

Post n°1193 pubblicato il 17 Gennaio 2015 da atapo
 

 

"FERMI TUTTI !!!"

Visto che probabilmente i miei prossimi racconti verteranno principalmente sull'impresa della nuova casa, poi del trasloco, e pochi saranno i miei avvenimenti notevoli di altro genere nei prossimi mesi...

... allora che impresa sia!

E metterò un titolo apposta per questa casanovelas, per contarne poi, alla fine, le puntate, come accadde nel periodo dell'abitare in camper dietro casa...

Il conteggio avrei potuto già cominciarlo da prima di Natale, in verità...

Così, se qualche lettore fosse preso dall'insana voglia di ristrutturarsi completamente una casa sa cosa l'aspetta!!!

Dopo la sosta di fine anno tutto è ripreso se possibile ancora più vorticoso: ora siamo sommersi da rubinetterie, sanitari, scale, balaustre, caloriferi, le porte le abbiamo dovute tutte rivedere perchè abbiamo avuto un coup de coeur all'ultimo momento e la scelta è stata cambiata! Mio marito fa le nottate (ma tanto soffrirebbe di insonnia ugualmente) a conteggiare le calorie necessarie al riscaldamento nelle varie stanze per scegliere caloriferi adeguati: l'aveva già fatto anche per la nostra casa attuale, ma in tempi più lunghi e rilassati all'epoca... ci mettemmo vari mesi prima di entrare in casa, qui a fine marzo deve essere tutto a posto!

Ieri mattina avevamo queste intenzioni: un passaggio rapido alla casa per scattare alcune foto che ci sarebbero servite nei negozi da esplorare subito dopo, argomentodel giorno: corrimani, ringhiere e compagnia.

Ogni cosa sembrava procedere regolarmente nel rudere tutto buchi che è adesso l'abitazione, con fili e cavi che serpeggiano dappertutto, lui al pianterreno scattava foto, io per curiosità sono salita al primo piano. Lì ho gettato l'occhio dentro all'enorme bagno, che pochi giorni fa avevano cominciato a smantellare per rifarlo suddividendolo in due: bagno e stanzetta antibagno. Ormai mi è venuto un colpo: il muratore stava innalzando a velocità incredibile il muro divisorio di mattoni... quel muro che noi avevamo pensato invece di fare nella parte alta con blocchi di vetro cemento per dare luminosità! E stavano sistemando mattoni proprio nella parte alta!

"ALT ! FERMI TUTTI !"

Mi era venuto un terribile dubbio... Ho fatto salire con urgenza mio marito: "Ma glielo avevi detto che non volevamo il muro normale?"

"No, non ancora! Non credevo che i lavori avanzassero così rapidamente e che fossero già a questo punto!"

Certo che se il suo metro di confronto sono i SUOI tempi tecnici... Però con tutto quello che c'è da decidere tutto insieme, è comprensibile che qualcosa resti indietro!

Il muratore era rimasto bloccato sulla scala, un mattone in una mano, la spatola con la malta nell'altra mano: "Che faccio?"

Ho detto: "Mi pare che le soluzioni siano due: o rinunciamo al vetrocemento e lui continua, o se si può toglie quello che è stato già murato e si va DI VOLATA a scegliere il vetro cemento!"

Il muratore suggeriva che era un peccato rinunciare alla possibilità di aumentare la luce, lui non avrebbe avuto problemi a togliere i mattoni già collocati, però la decisione doveva essere rapida, altrimenti tutto si induriva e diventava più complicato, ci ha anche suggerito due posti dove si comperavano bene... Noi avevamo già gli impegni in mattinata per i negozi di scale, al pomeriggio io avevo il teatro in francese.

"Senti, ho detto al marito, in fondo di questi mattoni ne abbiamo già visti qua e là, abbiamo deciso come li vogliamo, puoi andare da solo nel pomeriggio nei posti indicati, a sceglierli, magari li comperi anche e li porti qui entro stasera. E non telefonarmi per chiedere nulla perchè al teatro io spengo il cellulare."

Stavolta la mia presenza non mi sembrava così necessaria da rinunciare ad una delle poche cose mie che tengo a fatica in piedi in questo periodo. Era un po' tentennante, ma... o così o il muro chiuso: lunedì la parete va completata. Allora è stato COSI': è andato da solo.

Li ha visti, ma non li ha comperati, ieri sera me li ha descritti: dato che erano dello stesso tipo in entrambi i negozi, ma in uno costavano quasi il doppio dell'altro, anche se c'erano più varietà di colori, e date le spese impreviste che stanno saltando fuori (come in tutte le ristrutturazioni che si rispettino), direi che non avrebbe dovuto avere dubbi sulla scelta!

Per finire: oggi siamo andati a comperarli e li porterà alla casa lunedì mattina PRESTO (altra parola poco in uso nel suo stile di vita) e visto che questo magazzino è vicino a un supermercato, siamo riusciti a fare anche un po' di spesa come si deve per la sopravvivenza normale, finalmente!

Tanto per stare sempre in allerta, ecco notizie dell'ultima ora sull'eredità: il cognataccio ha messo in vendita la famosa casetta in montagna senza dire nulla agli altri fratelli eredi! Tempeste in arrivo da questa parte...

...è solo per dare l'idea, ma non sarà così.

 
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L' AVVENTURA

Post n°1192 pubblicato il 14 Gennaio 2015 da atapo
 
Tag: Francia

 

“Paris sera toujours Paris"

 


 

Mi rendo conto che ultimamente le mie parole vanno quasi solo in una direzione, quella dei miei pensieri: gli impegni pressanti per la nuova casa. E' ciò che coinvolge e stravolge le mie giornate, non posso farci niente, tutto il resto ne consegue...

Stavolta però ho una storia diversa, quasi un sogno con appena una puntina di invidia...

Ho un'amica, si chiama C., che ha partecipato fino all'anno scorso al teatro in francese e agli spettacoli organizzati dalla mia amica regista. E' più giovane di me, fa l'insegnante di francese nella scuola media, è una persona seria e molto impegnata in ciò che fa. In autunno abbiamo saputo che quest'anno non avrebbe recitato con noi, qualcuno ha detto che era a Parigi per un progetto... Mi ero ricordata che tempo prima mi aveva accennato in effetti a qualcosa del genere, pensavo fosse uno dei progetti europei che le scuole mettono in piedi e che impegnano moltissimo gli insegnanti coinvolti (ne ho fatti anch'io, ai miei tempi...), quindi vista la scrupolosità della mia amica non ritrovasse il tempo anche per il teatro, che comunque la appassiona molto. La curiosità di saperne di più mi ha spinto a scriverle (siamo amiche anche su Facebook), lei mi ha risposto subito con entusiasmo, poi ci siamo sentite anche per telefono, visto che ha una convenzione particolare per cui può permettersi di chiacchierare comodamente qualche volta tra Parigi e Firenze.

E ho saputo... dell'avventura che sta vivendo!

Nessun progetto europeo, né la sua scuola coinvolta! Anzi, dall'insegnamento ha preso un anno di aspettativa, perché... a Parigi ci è andata per conto suo, ci resterà per tutto l'anno scolastico! Era il sogno della sua vita!

Passare un anno a Parigi, entrare DENTRO alla città e al suo mondo...

C'era già stata qualche estate fa una quindicina di giorni, aveva raccolto materiale per i suoi studenti (come facevo anch'io, ai miei tempi...) e quel soggiorno aveva solo reso più acuto il desiderio di realizzare il suo sogno!

Allora suo marito (è sposata, ma non ha figli) le ha detto:- Se ci tieni tanto, vai...-

Hanno contato se finanziarmente ce la potevano fare (perché lei resta senza stipendio durante l'aspettativa) ed è partita. Lui ogni tanto la va a trovare, per alcuni giorni. Quando ho raccontato a mio marito tutto questo è rimasto allibito, ha detto che lui non avrebbe mai acconsentito a una simile pazzia! E anche la mia amica regista, che ha qualche anno più di me, mi confidava che suo marito avrebbe fatto uguale... Diverse generazioni di mariti...

Che fa C. a Parigi? Lei vorrebbe trovare una scuola in cui inserirsi attivando qualche progetto didattico, per entrare anche nel sistema scolastico, ma quando ci siamo telefonate questo era ancora in alto mare, stava solo prendendo contatti. Intanto ha trovato lavoro come baby sitter in una famiglia italo francese, vive in uno studio piccolissimo, partecipa alla vita parigina ed è entusiasta del suo sogno che sta diventando realtà.

I nostri rapidi contatti su Facebook continuano, io ora ho pochissimo tempo per corrispondenze e telefonate... Dopo gli ultimi tragici avvenimenti a Parigi io e molti amici di teatro le abbiamo scritto per solidarietà: immagino il suo stato d'animo, ma è una persona forte, continuerà ciò che ha iniziato. Vorrei solo trovare un po' di tempo per scriverle con calma, sapere come se la passa, se è riuscita finalmente ad inserirsi nel mondo scolastico... Sognerò con lei, tanto è inutile invidiarla ormai: per me, l'età e la situazione non aiutano...

 
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CONSEGUENZE

Post n°1191 pubblicato il 11 Gennaio 2015 da atapo
 
Tag: cronaca

 

NON C'E' PIU' IL FISICO

 

G. Caillebotte, I piallatori di parquet

 

Quando si riescono a radunare tutti gli “esperti” che lavorano alla ristrutturazione della nostra casa e si trova giorno e orario giusto... non bisogna lasciarseli scappare, ma discutere e decidere il più possibile per far proseguire celermente i lavori. Tutto il resto passa in secondo piano ...

Così mercoledì mattina c'è stato uno di questi incontri al vertice, io non ci capisco molto, ma voglio essere presente e non ho ritegno a chiedere, fare proposte o mettere veti se qualcosa non mi pare funzionale: ci dovrò vivere e lavorare io lì dentro! Tre ore a discutere in quella casa che adesso è tutto un buco, col freddo di gennaio e l'umido aggiunto delle gettate di cemento, ma certe cose vanno viste e studiate in situazione... Mi si congelavano i piedi e il naso! Sapevo i rischi che correvo col freddo, è già successo altre volte che poi ho avuto malanni.

Ho lasciato mio marito con gli esperti a mezzogiorno, sono corsa a casa di mia figlia: lei era al lavoro, Damiano era ammalato e la babysitter non poteva coprire tutto l'orario: un'emergenza saputa solo dalla sera prima!

Mia figlia è tornata alle 14, io avevo promesso che alle 16 mi sarei ritrovata a casa di un'amica del teatro francese, in centro a Firenze: con qualcun altro volevamo passare un po' di tempo insieme e provare le nostre parti. Mi sentivo già stanca, ma...rinunciare? Una delle poche occasioni che mi rilassano e mi permettono di incontrare amici, soprattutto in questo periodo! Sono andata, ma avevo addosso tanto freddo accumulato nella mattina che mi sono fermata in un bar a bere un thè caldo. Qualche ora di piacevole compagnia, con pizzette e altre leccornie natalizie tipo aperi-cena, poi un salto a casa...

Alle 20,30 c'era la ripresa del corso di teatro alle Spiagge: prima lezione dopo le vacanze, importante per impostare il prossimo lavoro... non si poteva mancare! Sempre più stanca, ho detto a mio marito che se peggioravo gli avrei telefonato per farmi venire a prendere prima. Lezione tranquilla, lettura di testi, ma il raffreddore diventava sempre più potente...

L'ho pagata: dal giorno successivo sono stata male, raffreddore, tosse potente, mal di schiena, nausea, stanchezza infinita quasi coma... Febbre nulla, ma a me la febbre non viene quasi mai. E ciò che è successo in Francia mi ha aggiunto un'angoscia enorme, per quelle povere vittime, per l'insicurezza generale, per il fanatismo cieco... avrei voluto partecipare alle iniziative di queste sere nel mio istituto francese, ma non era proprio il caso...

C'è stata ancora necessità di babysitteraggio, necessità di uscire per rivedere infissi e radiatori... ora che i lavori procedono veloci altrettanto velocemente ci sono da fare scelte e da prendere decisioni che saranno irrevocabili, non si può rimandare niente! Tutti i momenti liberi (e non sono molti) li passo a dormire, ma non miglioro... mi sa che domani pomeriggio dovrò fare un salto dal medico!

Istituto Francese di Firenze, venerdì sera


 
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FINE VACANZE

Post n°1190 pubblicato il 06 Gennaio 2015 da atapo
 

 

CIAO BEFANA...!


 

Giorni di inizio d'anno con in testa quasi soltanto la nuova casa: domani avremo un incontro generale con tutti quelli che si occupano della ristrutturazione e mio marito ha passato questi giorni a progettare, controllare, ricercare su internet... con la sua pignoleria non è mai soddisfatto e si dà da fare strenuamente per evitare, per quanto gli è possibile, che ci siano poi cose che non tornano o di cui in seguito ci si debba pentire. Naturalmente anch'io sono chiamata in causa, perché mi spiega (anche se di certi aspetti ne capisco il giusto), mi chiede pareri o preferenze. Così per ore e ore: lui al pc ed io che gli sto nelle vicinanze per rispondere ai suoi richiami e chiedergli ogni tanto come va...

Giorni di un po' di riordino in casa e comincia a far capolino il pensiero del trasloco... un brivido!

Giorni in cui ho ricominciato a prendere in mano il prossimo copione, ma in modo leggero, poco più di una lettura...

Giorni in cui mi torna in mente più facilmente il passato... ed ecco la carrellata dei miei capodanni raccontati da queste parti...

Giorni in cui mi è anche tornato il ricordo di quando, avrò avuto 12 o 13 anni, recitai in parrocchia in una piccola commedia che avevamo preparato nel gruppo dei giovani: il mio primo palcoscenico! E il mio personaggio fu... la Befana! Non lo voleva fare nessuna ragazza perché avevano paura che poi i maschi le avrebbero derise, io invece lo sentivo molto mio: non avevo un bel rapporto col mio aspetto fisico a quell'epoca! Neppure dopo, in verità... In seguito a quello spettacolo i miei genitori mi raccontarono che il mio papà da giovane aveva recitato anche lui con passione, in una compagnia teatrale nata proprio in quello stesso teatro della parrocchia: si parlava degli anni attorno al 1940...

Giorni che man mano che si avvicinava l'Epifania mi hanno fatto aumentare la nostalgia delle Canarie... quest'anno quanto mi mancheranno! Il ricordo dell'arrivo dei Magi laggiù, delle celebrazioni vivaci e piene di colore in questa festa da loro così sentita, dentro e fuori le chiese...

Giorni in cui ho passato qualche ora con Martino, Damiano e Diletta: Diletta è sempre più vivace, Damiano ha la febbre, Martino ha finito i compiti delle vacanze e ha imparato a leggere.

Oggi Martino con la mamma è venuto da me, si è preso delle schede che usavo con gli scolari in prima elementare e me le renderà quando ha finito di leggerle... Insieme siamo andati a vedere il presepio vivente di fronte a casa mia: bello il suo stupore di fronte agli antichi mestieri e al re mago che era un mio amico della scuola di teatro e ha fatto la foto con lui!


Ma da domani il ritmo cambierà... e andrà in accelerazione da subito!

 

 
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SPIRITO DEL PASSATO

Post n°1189 pubblicato il 04 Gennaio 2015 da atapo
 
Tag: memoria

 

CAPODANNI-SHOW



 

Il capodanno tipico e tradizionale dei Bolognesi si festeggia in piazza Maggiore, talmente affollata che non si sente il freddo umido padano: tutti a guardare a mezzanotte il rogo del “vecchione”, grande pupazzo che simboleggia l'anno vecchio, eretto nei giorni precedenti al centro della piazza. E dai giorni precedenti i vecchi Bolognesi esperti lo commentano dal punto di vista estetico (“l'era méi quèl de l'an passé”=era meglio quello dell'anno scorso”) e funzionale (“me a degg ch'al brusa miga fèt acsé”=io dico che non brucia fatto così). Poi dal rogo e dai successivi fuochi artificiali si traggono gli auspici per l'anno nuovo...

Questi furono i miei primi capodanni di bambina, issata sulle spalle di papà, era un rito da non mancare, un po' impressionante per i miei pochissimi anni, però amavo quelle sensazioni forti, perché papà mi avrebbe sempre protetta. E mi piaceva tenere in mano le girandole, i bastoncini grigi che accesi sprigionavano le scintille... Poi tornavamo a casa nella notte fonda, camminando veloci sotto i portici scuri, per non perdere l'ultimo autobus. Solo un anno ci fu concesso un posto d'onore: papà aveva il laboratorio in una soffitta di un palazzo antico che si affacciava proprio sulla piazza, invitammo qualche parente, assistemmo allo spettacolo dal laboratorio, al riparo dal freddo, distribuendoci i chicchi d'uva portafortuna, costati una follia...

Il primo dell'anno in casa mia c'erano due “tradizioni” per me terribili. La prima era la scampanellata, al mattino presto, di uno zio fratello di mia mamma, che partiva da casa sua in bici chissà a che ora, penso prima dell'alba, e faceva il giro dei parenti a portare gli auguri: poiché pareva che portasse fortuna vedere per primo un uomo, lui voleva assicurare una buona dose di fortuna ai suoi parenti: senz'altro così facendo assicurava a se stesso una buona dose di ***.

Anche se non ci fosse stato lo zio, da una certa età in poi ero lo stesso costretta ad alzarmi presto: la mia nonna Margherita (di cui ho riassunto la vita qualche tempo fa) era morta proprio il 1° gennaio 1953 e il mio nonno faceva sempre dire una messa in suo suffragio ogni 1° gennaio... ma alla prima messa, quella delle 7 o 8 del mattino!!! Nonno e zii erano sempre presenti, si mettevano tutti insieme nei banchi in fondo alla chiesa ed anch'io ero obbligata a partecipare... fino alla morte del nonno: dopo nessuno osò più mantenere la tradizione...

Da adolescente ricordo una festicciola concessa con gli amici d'infanzia, due di loro abitavano all'ultimo piano di casa mia (cioè di mio nonno, che affittava alcuni appartamenti) e c'era solo da salire le scale...

Il capodanno del 1968 fu la svolta: ero arrabbiatissima perché i miei non mi avevano concesso di andare ad una festa, invitata da un ragazzo a cui tenevo tanto, che però loro non conoscevano, la storia che è finita anche nel mio monologo... Mi concedevano solo di andare in parrocchia, alla cena e caccia al tesoro per adolescenti. E lì a tavola si sedette di fronte a me un ragazzo magro, nuovo del gruppo, appena arrivato a Bologna... Era abbastanza simpatico, finì nella mia squadra per la caccia al tesoro e da quel giorno nelle iniziative della parrocchia ce lo trovavo quasi sempre. Io avevo anche altri interessi, fu un mio breve momento di impegno politico, e fino ad ottobre lui rimase solo uno fra i tanti amici. Lui dice che invece da quel capodanno lo avevo già colpito, ma ci vollero dieci mesi perché io me ne accorgessi... Insomma, da quel capodanno i successivi li abbiamo sempre passati insieme, fino ad ora!

Ci sposammo dopo cinque anni e dal nostro appartamentino di periferia, al quinto piano, si vedevano i tetti di Bologna, così i fuochi d'artificio di piazza Maggiore ce li potevamo godere comodamente dalla terrazza, magari insieme ad un gruppo di amici, finché non arrivarono i figli...

Fra questi amici c'era quasi sempre la coppia con cui siamo andati alle Canarie. Trasferiti a Firenze, loro sono venuti da noi con i loro figli, in alcuni capodanni: un po' affollati in casa nostra, ma stavamo bene, grandi e piccoli. Un anno invece lo passammo tutti nella loro casa in Romagna, una bella trasferta al mare d'inverno!

Oppure andavamo a Pordenone (congelamento assicurato) dai parenti di mio marito, quando ancora c'era un buon accordo tra fratelli e pareva che le famiglie potessero restare “normali”.

Un anno festeggiammo con le famiglie della classe in cui insegnavo, erano famiglie eccezionali...

Poi, dal 2000, ci sono stati i capodanni al caldo: potevamo sfuggire al gelo solo durante le vacanze natalizie perchè io ancora insegnavo e non potevo prendere ferie in altri periodi. Eravamo costretti a pagare profumatamente il cenone e spesso il successivo spettacolo... Non sempre gli hotel organizzavano bene, spesso se la cavavano aprendo la sala da ballo verso mezzanotte... Però alle Canarie ci sono i sacchi con cotillons e regalini a sorpresa, c'è il rito del mascherarsi e dei 12 chicchi d'uva da mangiare ai 12 rintocchi per accaparrarsi la SUERTE...

 


Più belli gli spettacoli in Tunisia, con fantasisti, danza del ventre, mangiatori di fuoco, prestigiatori, suonatori di strumenti e musiche tradizionali... un mondo orientale ricreato per l'occasione!

Negli ultimi anni abbiamo sempre passato il capodanno a teatro, una passione comune a entrambi: viaggiare al freddo notturno d'inverno ci affatica, le nostre conoscenze e amicizie qui sono scarse, in fondo questa soluzione ci accontenta... e gli anni passano.

E ricordando questa carrellata, mi sono venuti in mente alcuni capodanni particolari, per chi ha la pazienza di continuare e forse alla fine riderà un po'...

CAPODANNI SFIGATI

ASSALTO AL BUDINO

Ci eravamo sposati in ottobre e il 31 dicembre avevamo invitato i migliori amici nel nostro “nido d'amore” per una cena insieme, come dessert mio marito aveva promesso il favoloso budino al cacao: una ricetta della sua mamma, buonissimo e famosissimo tra gli amici perché lui non faceva altro che parlarne: era diventato un mito culinario nel nostro gruppo e tutti erano ansiosi di assaggiarlo.

Lui l'aveva già preparato varie volte, era quindi allenato e non c'erano problemi.

Però, al momento in cui dallo stampo capovolto sul piatto avrebbe dovuto staccarsi il budino... accadde un imprevisto: da sotto allo stampo cominciò a gocciolare cioccolato... il budino non era abbastanza solido e... giù a sformarsi e a colare da tutte le parti! Stupore generale, sbiancamento di mio marito, un OH!!! collettivo, ma senza perderci d'animo ognuno ha agguantato un cucchiaio e si è lanciato a raccogliere ( e a mangiare) quanto più budino possibile... assicurando però che anche in quel modo era squisito!

Abbiamo rifatto il budino altre volte, non è mai più successo un simile disastro, chissà perché quella sera... E' rimasto nella storia della famiglia come un punto di disonore per le capacità culinarie di mio marito!


MALEDETTA INFLUENZA

Era il capodanno del 1976, io avevo una pancia enorme, mio figlio sarebbe nato dopo poco più di un mese. Consapevoli che sarebbe stato l'ultimo capodanno di baldoria per chissà quanti anni, con la coppia di cui parlavo sopra dovevamo andare da altri amici a passare la notte in una casa di montagna: falò all'aperto, polentata, salsicce allo spiedo... un po' di avventura a cui partecipavo volentieri anche se incinta. Però a mio marito venne l'influenza proprio il 30, con la febbre a 40° nella notte del 31! Sì, sospirammo parecchio in quella notte, per quello che ci perdevamo... e non erano sospiri di passione...

 

LE MADONNINE

Abitavamo già a Firenze, mio marito si stava inserendo con entusiasmo nelle attività parrocchiali, i figli ormai grandi uscivano con amici, noi fummo invitati alla cena e brindisi da una famiglia nella cui casa ci ritrovammo con una decina di parrocchiani tra i più “devoti”, sposati, nubili o celibi già di una certa età. Ebbene, gli argomenti di conversazione di tutta la serata furono: pellegrinaggi, organizzazione delle liturgie, riordino dei paramenti sacri, pettegolezzi sui sacerdoti conosciuti, dislocazioni ottimali nelle stanze di quadri sacri e Madonnine di Lourdes e simili...

Io arrivai distrutta al brindisi di mezzanotte, pure mio marito era abbastanza stravolto e mi confessò in seguito che... sì... forse erano un po' eccessivi anche per i suoi gusti! Per fortuna non ci hanno più invitati, forse non eravamo abbastanza dotati per sostenere una conversazione così ispirata...


 
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INIZIO

Post n°1188 pubblicato il 01 Gennaio 2015 da atapo
 

 

UN  LUNGO  CAPODANNO



Se l'avere messo un fiore ogni mese ad ornare il mio blog nel 2014 mi ha portato un giardino,

mettere un gatto per mese nel 2015 mi porterà un gatto vero?

Mi piacerebbe, ma ne dubito: mio marito non li sopporta! Nei giorni scorsi, parlando di porte-finestre per la casa nuova, gli ho suggerito: "Quella che abbiamo scelto tra cucina e giardino è proprio del tipo che può avere la porticina basculante in basso per fare uscire e rientrare il gatto..."

Non l'avessi mai detto! Ormai scoppiava... Ma credo che in quel giardino qualche gatto poi verrà a gironzolare, anche senza addomesticarlo (se mai si può addomesticare un gatto)...

Allora senza illusioni via con i 12 gatti, tutti rigorosamente fotografati da me durante i miei viaggi, cominciando, naturalmente, con il meraviglioso Beto, il gatto "di famiglia" (un giorno merita che vi racconti la sua storia...)

E torniamo a questo capodanno, che per me è durato... 24 ore di più!

Come in questi ultimi anni, volevamo andare a teatro la sera del 31. Da un pezzo avevamo scelto uno spettacolo comico in cui recita Anna Meacci, una delle mie insegnanti al teatro delle Spiagge, reduce da un intervento chirurgico per guarire dal malanno di cui soffriva e che in brevissimo tempo è già tornata sul palcoscenico! Però, sopraffatti dagli impegni per la ristrutturazione della casa, non si riusciva mai a trovare il tempo e a ricordarsi di fare i biglietti, quando finalmente ci siamo attivati... troppo tardi: per il 31 tutto esaurito!!!

Che fare? Cambiare spettacolo? Però l'Anna volevo vederla, anche salutarla...

Allora abbiamo deciso che saremmo andati allo spettacolo del 30 dicembre (con una spesa dimezzata...). Per il 31 avevo adocchiato in TV un film che volevo vedere da tempo, "Hugo Cabret", poi saremmo usciti a fare un giro per qualche piazza festaiola della città.

Tutte queste decisioni prima dell'arrivo del mal di schiena a mio marito... che fino all'ultimo ci ha tenuto sulle spine: per il 30 sarebbe almeno diminuito, oppure a teatro ci sarei andata da sola, tornando in taxi?

Insomma, ce l'abbiamo fatta, anche se lui, fermo sulla poltroncina, verso la fine ha abbastanza "sofferto", ma ormai c'era e ha resistito.

Lo spettacolo è stato molto divertente, dopo ho potuto salutare Anna e scambiare quattro chiacchiere, mi ha abbracciata dicendo ai presenti: "Questa è la mia allieva!"

Da quella serata, nelle ore successive io ho avuto l'impressione... che fosse già capodanno e il 31 per me è stato come un giorno sospeso, qualcosa che non era previsto nel mio tempo, un di più nè carne nè pesce. Con un vento gelido, una leggera nevicata che mi sconsigliava di uscire a fare la spesa, ma non ne avevo nemmeno voglia, il ritorno da un viaggio a Napoli di mia figlia con tutta la sua tribù e la sua visita per portarci qualche sfogliatella, un po' di tempo al pc per scambi di notizie e di auguri anche con chi non risentivo da tanto e mi ha dato un piacere raddoppiato... A me sembrava già anno nuovo.

Abbiamo deciso di cenare in casa, ordinando al ristorante cinese una ricca cena coi piatti che preferiamo, da gustare davanti al film previsto in TV, dopo non era il caso di uscire, con quel freddo e col residuo di mal di schiena. A mezzanotte un brindisi tra noi due con uno spumante scadentissimo che ci siamo ritrovati in casa senza ricordarci la provenienza, poi... SORPRESA!

Sono cominciati i botti e i fuochi artificiali un po' dappertutto... siamo saliti all'ultimo piano di casa nostra, da una finestra potevamo vedere... che spettacolo! Si alzavano fontane colorate da tutti i quartieri di Firenze, anche dai paesi attorno che si intravedono dal mio terzo piano, addirittura dai locali in cima a Monte Morello, sullo sfondo!

UNA BELLISSIMA SORPRESA!

Negli ultimi anni eravamo sempre stati a teatro, non mi ricordavo che fosse così spettacolare il panorama da quella finestra la notte di capodanno! Insieme a questa meraviglia però, un pizzico di maliconia: tutto questo lo perderò nella casa nuova, con un piano in meno non si arriva a vedere un panorama così vasto!

E così è iniziato ufficilamente il mio 2015.

 
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