Creato da atapo il 15/09/2007
Once I was a teacher

GIUGNO


Primo giorno d'estate

Il camioncino dei gelati
(la campanella allegra)
passa tra gli alberati
viali residenziali.
I bambini,
che .giocano nel prato a perdifiato,
smettono e gli vanno incontro:
i nichelini in mano.
...

Una cicala urla
nell'ora meridiana:
è la prima di un'estate
di tenere piogge,
che pareva una burla.
E' scoppiata e si sente
l'avvenuto momento
da come il cielo vibra
sull'erba radente.
Ogni cosa, nella luce,
ha la trasparenza dell'aria.

(A. Barolini)

 
 

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Messaggi di Marzo 2017

IN CASTIGO

Post n°1422 pubblicato il 30 Marzo 2017 da atapo
 
Tag: memoria

LIBERTA'… INTERIORE.

Al gruppo di teatro "I ragazzi over 65" quest'anno ci occupiamo... degli anziani!

Sembra facile, viste le nostre età, ma non è così!

La nostra giovane regista ci fa anche scrivere, perchè nello spettacolo finiranno parti dei nostri racconti, oltre che le ispirazioni da un libro che stiamo leggendo, ma di cui ancora non parlerò!

La settimana scorsa dovevamo scrivere una nostra esperienza, di quando ci siamo sentiti liberi, io sono ritornata alla prima infanzia e dato che il mio raccontino, che ho letto a tutti, pare sia piaciuto, ho pensato di riproporlo anche agli amici da queste parti...

 



Quando ero piccola, molto piccola, ero parecchio birbona secondo quanto diceva la mia mamma e spesso finivo in castigo.

A dire la verità non ricordo assolutamente che cosa combinassi di così grave, ricordo soltanto di un grosso danno quando giocando maldestramente ruppi il vetro di un mobiletto porta-liquori molto bello e particolare: il vetro era curvo, non se ne trovavano per sostituirlo, ricordo i conciliaboli dei miei genitori col vetraio e la sua sostituzione con listelli di vetro affiancati un po' in curva, unico modo per rimediare… e quei listelli sono rimasti fino a quando non abbiamo disfatto la casa di mamma, fissando nella mia memoria quel disgraziato incidente.

Invece ricordo molto bene come funzionava il castigo…

Nella cucina di casa c'era un alto mobile-credenza di legno colorato in giallo e celeste, tipico degli anni '50, tra il fianco del mobile e la parete della stanza restava uno spazio piccolo, ma sufficiente a “contenere” una piccola bambina come ero io allora. Quello era “l'angolino del castigo” e dopo una solenne sgridata e magari anche qualche scapaccione ecco la pena definitiva gridata dalla mamma: -Vai nell'angolino del castigo e rimani lì finché non ti chiamo io!-

Che fosse un modo per togliermi dalla circolazione per un po' ed evitare nuovi danni? Ma io non arrivavo allora a sospettare tale motivazione e rassegnata mi rintanavo in questo piccolo spazio, dove nessuno più mi vedeva ed io restavo isolata da tutti e da tutto.

Non mi dispiaceva poi tanto… lì pensavo, fantasticavo e mi inventavo storie: il piccolo ripiano su cui si appoggiava la parte superiore della credenza diventava un piccolo palcoscenico su cui le mie dita erano i personaggi… si inchinavano principesse, correvano cavalli… così passavo il tempo, non mi sentivo affatto in castigo, né i sensi di colpa mi facevano rinsavire, anzi, mi sentivo soddisfatta dalle belle storie che mi raccontavo, dimenticavo in fretta l'umiliazione delle sgridate e il bruciore degli sculaccioni.

Solo una cosa mi metteva in crisi in quella situazione: a volte venivano in casa delle clienti della mia mamma che a domicilio riparava le calze velate. Se una di queste signore arrivava mentre io stavo nell'angolino del castigo, non vedendomi in giro per la casa chiedeva: -E la bimba dov'è?-

La mamma rispondeva: -E' nell'angolino del castigo, perché....- e raccontava il “fattaccio” del giorno.

Ecco, solo in quelle occasioni io avrei voluto sprofondare e sparire davvero...

Nota: la credenza dell'immagine l'ho trovata in rete: è molto simile a quella della mia infanzia.

 
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QUANTO TEMPO

Post n°1421 pubblicato il 25 Marzo 2017 da atapo
 

ULTIME  DAL  GIARDINO



 

E' passata quasi una settimana dall'ultima volta che ho scritto qui… e non me ne sono nemmeno accorta!
Qui il tempo vola via, nonostante non succeda niente di rilevante. In realtà ho avuto alcune cosucce da fare oltre alla solita routine: alcune spedizioni nei supermercati per le provviste (ora con questo lavoro all'impianto di irrigazione mio marito NON C'E' per nient'altro), ricognizioni in armadi e guardaroba per cercare oggetti per il teatro, lo studio e anche un compito scritto sempre per il teatro.
Sono stanchissima, dormirei in continuazione e vado a rilento nel fare tutto. Ho preso una pausa anche dalla ginnastica in piscina, perché non ne avrei avuto le forze. Mi sento svuotata, senza energie né entusiasmo, la ricerca di pensieri positivi che mi diano un po' di carica è sempre più difficile. In realtà fuori di me non c'è nulla di grave, ma è un disagio tutto interiore che non riesco a controllare. Avrei bisogno di una vacanza, sarà per quello…
Avevo già in mente un nuovo post, su alcune coppie che ho incontrato (un po' come seguito alla coppia dei vicini di casa), ma i giorni sono passati veloci, lo scriverò un'altra volta.
Oggi vorrei soltanto ricordare che in giardino l'impianto di irrigazione è finito, è stato collaudato… e funziona, meno male! Restano da sgomberare diversi bidoni di macerie e da richiudere qualche buco. Ci è voluto SOLO UN MESE in più del previsto…
E oggi è tornato il giardiniere: finalmente potrà seminare l'erba, mettere le piante nuove, sistemare quelle che già ci sono, o meglio che sono rimaste dopo lo sbancamento per l'impianto… Spero che inizi presto.
In questi ultimissimi giorni ho scoperto che il limone ha qualche fiore e qualche piccolissima foglia nuova: bene, ha superato l'inverno! Ora gli faremo un po' di cura ricostituente.
Gli iris crescono a vista d'occhio, di fiori non se ne parla ancora, è già tanto se ci sono le foglie dai rizomi interrati in autunno.
Le nandine nei vasi sotto il portico hanno qualche foglia nuova, io già temevo che non si fossero ambientate,
invece fra poco le metteremo nel terreno a fare la siepe. Le cicas che avevo comperato insieme alle nandine invece sono  sempre ferme, speriamo che metterle in terra gli faccia bene!
Nella parte del giardino che resta sempre in ombra continuano a resistere, insieme all'edera, piccole piante verdi su cui non ho mai visto fiori da quando stiamo qui: oggi, finalmente, ho notato alcune piccole gemme di petali avvolticciolati ancora su se stessi, colore viola scuro: che siano pervinche? Mi piacerebbe molto, le pervinche mi ricordano i prati e i boschi della mia infanzia…Vedremo.
Ecco, se il giardino fiorisce mi sento meglio anch'io.

 
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CONTRAPPASSO

Post n°1420 pubblicato il 19 Marzo 2017 da atapo
 

L' ERBA DEL VICINO...

 


 

Conoscemmo i nostri vicini ancora prima di entrare ad abitare in questa nuova casa. Dai giardini confinanti: noi di qua a discutere con le maestranze delle ristrutturazioni, loro di là nelle loro faccende giornaliere, uscivano in giardino probabilmente anche per la curiosità di vedere chi sarebbe venuto ad abitare in quel terratetto abbandonato da anni.

Così ecco qualche scambio di parole e di informazioni: erano una coppia più anziana di noi, lui un omaccione sospettoso e brontolone nel prendersela con tutto e tutti, di poche parole ma svariate imprecazioni che passavano siepi e muri, lei una donnona mite e piena di sospiri che lo lasciava dire e gridare con la sopportazione delle lunghe convivenze e dell'abitudine al lasciar correre per non suscitare guai peggiori... Hanno un figlio di qualche anno maggiore del nostro che purtroppo è gravemente invalido per un incidente avuto da piccino ed esce raramente in carrozzina accompagnato da infermieri o volontari. Una vita difficile deve essere stata per loro!

Se il nostro giardino era una giungla per i troppi anni di abbandono, il loro non era da meno, solo che la giungla si era formata da loro per la sovrabbondanza di alberi e piante che il marito aveva piantato nel corso degli anni e che curava il giusto, lasciando che il tutto si intrecciasse e si intricasse in modo quasi selvaggio.

Inutile dire quanto mi piacesse il loro giardino, mi ricordava moltissimo il giardino di quando ero bambina, quello del nonno (in effetti questo signore aveva qualcosa del mio nonno, nella durezza del carattere): rifugio di gatti e uccelli di ogni tipo che cantavano a tutte le ore del giorno e anche della notte. Mio marito invece storceva il naso...

Poi questo Signore Padrone si è ammalato e usciva sempre meno, poi è stato ricoverato all'ospedale, infine è morto.

E qui è avvenuta la trasformazione.

Sua moglie è sembrata liberarsi da un peso, è come rinata, come se finalmente avesse lasciato un'oppressione che la logorava...

... e ha iniziato a liberarsi anche di altro...

Innanzitutto il giardino, ha fatto estirpare tutto il groviglio di piante, ha tenuto solo alcune rose e qualche ciuffo di aromatiche, ha regalato a noi le piante di lamponi, ha fatto abbattere tutti gli alberi tra cui un fico e un albicocco enormi, lasciando solo una palma e un alberello che ora sta facendo fiorellini rosa. Via tutto! E dissodato... poi seminato a prato, solo prato. In quei giorni del "disboscamento" io ci stavo così male: guardavo lo scempio ed era come se togliessero una cosa mia, mi dicevo:"Ma non toglieranno mica anche questo... e quest'altro..."

E invece giorno dopo giorno tutto spariva... anche gli uccelli. Ora ce ne sono molti meno, gli è rimasto solo il mio leccio un po' rachitico e il mio melograno spoglio su cui rifugiarsi.

La signora dice che tutti quei canti le davano fastidio, ora sì che si sente meglio!

Ha fatto svuotare e ristrutturare i casottini che, come noi, ha in fondo al giardino, che erano diventati deposito di un po' di tutto, avanzi e cianfrusaglie, ci ha messo davanti una panchina e ora il giardino suo è diventato SERIO. E come le è cresciuta in fretta l'erba! Una bella erba folta con i fiorellini della primavera.

Accanto il nostro giardino è vergognoso, sempre un campo di battaglia dopo gli sbancamenti per l'impianto di irrigazione non ancora concluso, nemmeno le erbacce si azzardano a crescere, terra, fango, detriti, mucchi di sassi, qualcosa di buono che c'era già l'anno scorso non rispunta, chissà se è morto o dov'è finito...

Ma la signora non si è accontentata del giardino: ha rifatto anche alcune stanze dentro casa, con macerie e mobili da buttare. E rumori, rumori dei SUOI muratori...

Proprio appena noi avevamo finito di avere i lavori (e i rumori) dei NOSTRI muratori! Come se si fosse voluta vendicare di due anni in cui ci ha sopportato in ristrutturazioni, una specie di contrappasso. Che poi chi ha lavorato da lei non è stata una ditta, ma alcuni suoi parenti che quindi non avevano orario, venivano quando potevano, a volte anche di sabato e domenica, a volte stavano fino a sera tardi!

Ora pare abbia finito, ha iniziato la sua nuova vita che si è sistemata come vuole, sembra più serena e rilassata, le auguro che se la goda un po' di più di prima con quel marito cerbero...

E io guardo ancora tristemente, accanto al suo, il mio giardino che a confronto sia con la giungla precedente che col prato e cespuglietti attuali è ancora molto, ma molto squallido, forse ancora di più dell'anno scorso.

 
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COMPLEANNO ROSA

Post n°1419 pubblicato il 14 Marzo 2017 da atapo
 

FESTA IN ROSA

Domenica era il compleanno della mia nipotina D, tre anni ha festeggiato!

Ho già raccontato qui la sua passione per il colore rosa, dunque la festa è stata tutta di questo colore.

 


 

Noi nonni non c'eravamo, nella casa piccola che hanno, oltre a genitori e fratellini, a stento sono entrate ieri pomeriggio alcune sue amichette con le rispettive famiglie.

Però sappiamo dagli acquisti dei giorni precedenti che, oltre alle candeline, era rosa tutto ciò che poteva esserlo nell'apparecchiatura e negli addobbi.

I genitori e i fratellini le hanno regalato la bicicletta rosa e pare che lei riesca a pedalare anche nel soggiorno di casa, a slalom tra fratelli, mobili e giocattoli.

 


 

Due giorni prima era stata a casa nostra e noi nonni le avevamo dato il nostro regalo: era senza fiato dalla gioia, perchè il pacco era avvolto in una carta dai fiori rosa e legato con un fiocco rosa. Una volta sfasciato il tutto... ecco uno zaino rosa con l'amatissima gattina Kitty, che D userà da settembre alla scuola materna e dentro allo zaino un libro con una storia proprio adatta a lei, che si intitola "Voglio tutto rosa". Io appena l'avevo visto in libreria mi ero detta che era IL SUO! E da venerdì se lo è già fatto leggere e rileggere...

 


 

Chissà quanto durerà ancora questa preferenza esclusiva?

La mia amica di Bologna ha una nipotina di circa un anno e mezzo, mi ha detto pochi giorni fa che anche la sua comincia a manifestare questa inclinazione spiccata per il colore rosa. Questa bimba ha un fratello e alcuni cugini maschi, non frequenta l'asilo nido, ma sta con mamma e nonni, dunque le possibili influenze sociali su questo colore di "genere" non dovrebbero essere rilevanti...

Allora se ritorniamo a ciò che mi chiedevo nel primo post su questo argomento, a quale ipotesi dare credito?

 
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COME E' ANDATA

Post n°1418 pubblicato il 09 Marzo 2017 da atapo
 

NIENTE  MIMOSA,  NE'  FESTA

 


 

Non mi piace la mimosa. E' un fiore bello in piena fioritura, ma dura pochissimo ed è così delicato che si sciupa con niente e dopo… puzza soltanto!
Non mi piace l'8 marzo, che tanto so come la pensa mio marito su questa ricorrenza e  da molti anni non ne parliamo più: giorno da passare sotto silenzio e indifferenza dentro casa mia, per non litigare.
Quest'anno di diverso c'era  lo sciopero, per un sacco di motivazioni validissime, anche se non è con lo sciopero di un giorno che si affronta questo tipo di problemi, secondo me.
Avevo annunciato in casa già da giorni che ieri sarei andata in centro e mi sarei presa un “quasi-giorno libero”, non avrei fatto nulla di casalingo: sarei passata alla manifestazione, poi in libreria, poi nel pomeriggio letture e studio del copione... e stranamente non c'erano stati commenti ironici in casa.

Ma ho scoperto che lo sciopero toccava anche i bus: soppressioni, ritardi… Ecco! Andare in centro mi diventava impossibile. Però volevo fare lo stesso qualcosa tutto al femminile, così mi sono accordata con mia figlia: saremmo uscite insieme al mattino (con Cesarino mammadipendente nella fascia a tracolla) per andare da Emmaus a cercare qualche “occasione” anche non indispensabile. Ma era necessario aggregare pure Damiano che non andava alla scuola materna perché ha troppa tosse: per fortuna Damiano è il più tranquillo dei quattro.
Ancora: ieri mattina stessa hanno dato l'avvertimento che scioperava il personale ausiliario alla scuola di Martino e bisognava andare a ritirarlo alle 12,30, ecco che le nostre ore di libertà si riducevano! Un bel disagio improvviso per i genitori che lavorano, questo sciopero mi era diventato antipatico.
A quel punto mi è sembrato doveroso che tutti restassero a pranzo a casa mia: addio alla mia liberazione dalla casalinghitudine per un giorno, visto che mio marito sta a tempo pieno nel giardino per terminare a tappe forzate il famoso impianto di irrigazione!
Alle 14,30 mia figlia è uscita per ritirare dal nido Diletta, lasciandomi i due più grandi, che si sono tuffati tra i nostri giornalini e i nostri libri, hanno scoperto delle schede che io usavo quando insegnavo e hanno voluto eseguirle, naturalmente dovevo guidarli nel lavoro, soprattutto Damiano che sta imparando a leggere da solo.
Quando mia figlia e la bimba sono tornate ormai era ora di merenda, così nuova apparecchiatura, preparazione di cibarie e bevande, sbriciolio dappertutto.  Si vedeva che mia figlia si rilassava, con noi nonni a gestire i marmocchi insieme a lei (perché ora avevo fatto gli occhiacci a mio marito, così aveva rinunciato per un po' al lavoro in giardino e ci dava una mano).
Se ne sono andati verso le 17,30 giusto in tempo per rientrare prima che tornasse dal lavoro il loro babbo.
Ed io esausta mi sono distesa sul letto, mi sono dedicata al copione, poi un boccone per cena, poi alle prove del teatro.
Mio marito è uscito di nuovo nel giardino, per la cena che si arrangiasse!

Che faticosa giornata della donna, così senza mimosa… né manifestazione, né riposo: tutto sostituito da figlia e quattro nipoti!

Alle 23,30 LUI si è deciso a svuotare la lavapiatti e mi ha avvisato che potevo riempirla, la pila delle stoviglie sporche di tutta la giornata e di 6 mangiatori era arrivata ad altezze da record. Gli ho detto che se voleva la riempisse lui, io non ci pensavo affatto!
Come credete che sia finita? Le stoviglie sono rimaste lì fino ad oggi alle 14, con l'aggiunta di quelle della colazione e del pranzo, perché io stamattina avevo la piscina e solo alle 14 ho potuto (e voluto) dedicarmi a loro.

Già, ma oggi è il 9 marzo, non è più la FESTA DELLA DONNA, tutto è rientrato nella normalità...

 
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UNA FAMIGLIA

Post n°1417 pubblicato il 06 Marzo 2017 da atapo
 
Tag: cronaca

E  DOPO ?



 

Molti anni fa, nei mesi successivi al mio arrivo con la famiglia a Firenze, cercavo di conoscere il mio nuovo quartiere, vecchio borgo storico ormai inglobato nella città che si era estesa. Osservavo i suoi abitanti che, come in un piccolo paese, si conoscevano tutti e soprattutto gli anziani non accettavano facilmente i nuovi arrivati.

Presto notai una bambina poco più grande dei miei figli: aveva grosse difficoltà motorie, spastica si diceva allora, tetraplegica si dice oggi, si muoveva spesso in carrozzina, o faceva passi tremolanti e sempre in equilibrio precario, aggrappandosi alla sua mamma che l'accompagnava sempre. Però era ben inserita nella comunità, per strada tutti si fermavano a salutarla e a scambiare due parole e i suoi grandi occhi azzurri sorridevano. Era stata allieva della maestra che poi fu di mia figlia, così venni a sapere dalla collega che si impegnava molto a scuola, era brava, per aiutarla le avevano procurato una speciale macchina da scrivere adatta alle sue mani impacciate. Crescendo girava per le strade con un triciclo che le permetteva un po' più di autonomia, ma la mamma stava sempre con lei. Le vedevo molto spesso alla messa, partecipava a molte iniziative, dipingeva con un certo talento artistico seguita da un gruppo di volontariato, aveva anche trovato lavoro negli uffici del Comune, di età ormai aveva raggiunto la quarantina. I suoi problemi fisici non le impedivano un progetto di vita, tutti quelli che la conoscevano le volevano bene.
Accanto a lei ho sempre visto solo la mamma, mai il babbo: mi ero fatta l'idea che il padre non ci fosse, come accade purtroppo che certi uomini di fronte ad un figlio handicappato abbandonino figlio e compagna...

Invece il padre c'era... e sabato scorso, all'alba, questo padre ormai ottantenne ha preso il fucile da caccia, ha sparato alla figlia, alla moglie e poi a sè stesso. Tutti morti.
Ha lasciato alcuni biglietti, dove esprime la paura del futuro per questa figlia, quando i genitori non ci sarebbero più stati ad aiutarla...
Nel quartiere questa enorme tragedia ha lasciato sconvolti tutti coloro che conoscevano la famiglia. Ora discorsi su discorsi: sembravano tranquilli, certo qualche preoccupazione ce l'avevano, ma chi se lo sarebbe aspettato, ma se erano seguiti dai servizi sociali...
I "servizi sociali" in un intervista in TV hanno confessato che  purtroppo non riescono mai a fare tutto quello che sarebbe necessario: pochi fondi, poco personale, troppi casi da gestire.
Tristissima confessione di impotenza.
Probabilmente seguivano la ragazza, questo sì ed anche bene visto il suo buon inserimento anche nel lavoro, ma (io temo) forse non si occupavano con altrettanta cura di questi due anziani genitori che si vedevano diminuire le forze e le capacità di aiuto alla loro unica figliola. Il fatto che abitassero ad un piano alto di una vecchia casa senza ascensore costringeva ad aiutare la figlia pesantemente solo per uscire di casa: si può immaginare quali pensieri gli saranno passati per la testa ad ogni scalino che faticosamente salivano o scendevano, quando non c'erano infermieri e volontari in aiuto... Possibile che non si potesse trovare per loro un appartamento più comodo a piano terra, almeno negli ultimi anni in cui i genitori erano così anziani?
Non c'è stata certo indifferenza verso questa famiglia, ma forse, secondo me, è mancato un ascolto adeguato delle loro necessità e delle loro ansie, espresse o tenute dentro, come spesso accade nelle situazioni di forte disagio.
Credo che questo abbia potuto aumentare nei genitori  la preoccupazione del "Come farà quando noi non ci saremo più" fino a diventare un'ossessione, fino ad arrivare alla tragedia...
 E' stato detto che in realtà la giovane, compatibilmente con le sue condizioni, era autonoma ed organizzata, senza i genitori avrebbe potuto vivere dignitosamente in qualche appartamento adeguato, con altri e con qualche aiuto, come fanno varie persone in difficoltà ... Erano stati tranquillizzati in questo senso quei genitori?
E' troppo tardi, rimane il rimorso di non aver fatto tutto il possibile nel modo giusto.

 
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UNA SPECIE DI COMPLEANNO

Post n°1416 pubblicato il 04 Marzo 2017 da atapo
 

 BOLOGNA  di  MARZO

 


 

Vorrei essere a Bologna, oggi.

Perchè dopo le poche ore passate in un soffio nella mia città il giorno del funerale della mia zia sento il bisogno di un incontro diverso, più lungo, più calmo, più addolcito di ricordi sereni.

Perchè oggi, sabato, c'è il grande mercato della Montagnola, e amerei riprendere la tradizione degli incontri delle Montagnola girls, anche se ormai mi pare che l'epoca sia tramontata purtroppo... Ma anche da sola è sempre un'esplorazione interessante...

Perchè oggi è il compleanno di Lucio Dalla e so che Bologna continua ad amarlo, dopo 5 anni dalla sua morte: oggi ci sono visite nei luoghi in cui il cantautore è vissuto, oggi ogni quarto d'ora vengono diffuse per le vie del centro storico le sue canzoni più belle e famose. E' un'emozione riascoltarlo così passeggiando tra strade, piazze e soprattutto portici, è come sentire amplificati i battiti del cuore segreto di Bologna, generosa con chi la scopre e la ama.

Perchè a Bologna in marzo può anche capitare che nevichi, le gemme sugli alberi e i primi fiori  devono essere forti e resistenti per vincere, ma tutti gli anni si impegnano a ritrovare la primavera e rivederli in marzo, tra il grigio e l'umidità padana, dà un soffio di ottimismo.

Perchè l'ultima volta che andai a Bologna da sola, per ricordare storie ed emozioni del mio passato, in una giornata tutta per me, fu proprio di marzo, cinque anni fa, e se lo rifacessi oggi potrei quasi sognare che cinque anni non siano passati, che io abbia ancora le  illusioni e le speranze di quel periodo che per me era molto bello...

 
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