Creato da LaDonnaCamel il 16/09/2006
Il diario intimo della Donna Camèl con l'accento sulla èl
 

 

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La mia paperetta gialla

Post n°893 pubblicato il 29 Marzo 2014 da LaDonnaCamel
 
Foto di LaDonnaCamel

Il giallo è difficile, si era detto. C'erano scappatoie, pochi ne hanno approfittato. Son contenta di vedere che tutti più o meno si sono messi in gioco e ciascuno ha cercato di superare i propri limiti secondo le proprie possibilità. C'è chi c'è riuscito in pieno, chi meno, ma chi non gioca non vince e a questo giro hanno vinto tutti.

Bitols

Questo racconto è cominciato in una direzione e poi ha fatto un testacoda e si è voltato verso qualcosa di diverso, inaspettato, una libera associazione che parte dai detectives televisivi e arriva al ragazzino che li guardava. E' proprio questa improvvisa capriola che lascia il lettore indifeso, così basta un topolino a stenderlo. Va detto che il lettore non vedeva l'ora di essere steso.

Il numero 97

La novantasette, diremmo noi che attribuiamo agli autobus un genere femminile, mentre i tram sono maschi. Per lo meno a Milano è così, dev'essere per il trolley.
Un racconto tristissimo scritto con sapienza e partecipazione, te l'ho detto che negli ultimi tempi sei in uno stato di grazia creativo. Ogni cosa risponde a una sua logica, sentimenti, sensazioni, azioni misurate. Ma la cosa più riuscita, secondo me, è quell'assonanza che si crea pian piano tra l'investigatore e la vittima, come una specie di intimità piena di pudore, senza partecipazione ma piena di dolente taciuta comprensione.
[edit] La partecipazione tua e la non partecipazione del commissario, ci tengo a puntualizzare.



N.2 Giallo canarino
Angela mi piace tantissimo la ricerca stilistica che metti nei tuoi testi, sei sempre originale e spericolata  e io apprezzo il coraggio nella scrittura più di ogni altra cosa. Anche qui, pure se i temi sono classici hai trovato un modo spiazzante di svolgerli e la trovata è tutta nella scrittura, senza colpi di scena forzati nella trama: meno male che non lo dico solo io ma sembra che tutti siano d'accordo. Lo voglio sottolineare perché ho l'impressione che la scrittura cosiddetta normale non ti costerebbe niente, devi averlo fatto per lavoro o comunque devi aver scritto molto, si vede da certi piccoli particolari (per esempio la maestria di questa mossetta:  "Un singhiozzo, il capo fa cenno di sì, non riesce a parlare.") Questa più faticosa e difficile disarticolazione narrativa, come dice Hombre, è uno sforzo che vale la pena di fare solo se c'è qualcuno in grado di apprezzarlo, meno male che sei capitata qui.

Ritratto in giallo ocra e carboncino

Cominci subito destrutturato anche tu, questa non è una pipa vuol dire il tuo commissario che si guarda agire immaginandosi personaggio letterario, John Barth ti fa una pippa perché signore e signori noi non siamo quelli che ci piacciono le cose facili, noi siamo quelli della metafiction. Mia figlia e gli amichetti suoi protesteranno che se fai così butti il lettore fuori dalla storia e vabbè, la storia è mia e butto fuori chi voglio e quando voglio, ti autorizzo a rispondere. Del resto questa degli EDS è un'officina sperimentale, è una galleria del vento, è il MIT, insomma è il posto giusto dove testare stili e tendenze per avere subito riscontri dai lettori. Quando non lo butti fuori, come qui per esempio "in preda a un dolore forse ancora soltanto abbozzato, ma capace di offuscare il futuro come una nube tossica" il lettore si fa perfino commuovere un po', ma poi via via, su, pensiamo alle orchidee che non coltiva il vice e ci ricordiamo subito che questa non è una pipa.
L'esperimento postmodernista non è riuscito del tutto, secondo me, perché ormai qui siamo andati già oltre la cima di quella collina e siamo scesi dall'altra parte, non è più tempo di queste cose, siamo troppo postpost. Per questo nei tuoi panni avrei tenuto la mano dissacrante più leggera, oppure avrei destrutturato solo a tratti, ogni tanto, per spiazzare il lettore e non tutto il tempo, altrimenti il lettore, sempre lui, non ce la fa a piazzarsi che gli togli di nuovo il tappeto di sotto e se è già caduto, più di così non può cadere, non so se mi sono capita. (Chiedo scusa)

Assassinio sull’Agreste Express
Pendolo è un satiro, nel senso che sculaccia i costumi, voglio dire: scherza.
Questo non è un racconto scritto per l'eds, non è nemmeno un giallo classico, manca pure il morto e la cosa gialla. Però è una parodia del genere che nel suo piccolo può funzionare.

Giallo di provincia
Lillina hai lavorato benissimo stando dentro le regole, hai pensato la trama, hai mostrato poco alla volta quello che serviva, ti sei documentata sui particolari tecnici, insomma hai fatto tutto per bene e il racconto sta in piedi eccome. Si può lavorare un po' sul ritmo, sulla scrittura magari, sui dialoghi: questioni di esperienza e tecnica, niente che un buon editor non ti saprebbe mettere a posto.
A proposito dei dialoghi e del ritmo, ho scoperto una cosa molto utile per dare verosimiglianza al parlato e allo stesso tempo regolare la velocità delle scene: abbassare l'audio e concentrarsi su quello che si vede.
Quando immaginiamo due o più persone che parlano tra loro, se oltre alle parole che si dicono descriviamo anche i movimenti che fanno, le espressioni, il linguaggio del corpo, non solo aiutiamo il lettore a immergersi meglio nella scena ma possiamo rallentare o accelerare a piacimento, sostituendo per esempio una battuta di dialogo con un cenno del capo, come ha fatto Angela nel pezzettino che ho citato, oppure descrivendo nel dettaglio quello che si vede tra una battuta e l'altra, se vogliamo rallentare un po' perché il tempo della storia è più lento del tempo del racconto.
Metti quattro persone attorno a un tavolo e hai Principianti di Carver (ex Di cosa parliamo quando parliamo d'amore), un racconto che ho analizzato nei minimi particolari e poi ho quasi plagiato qui, un esercizio utilissimo per capire come funzionano i dialoghi che faremo una volta o l'altra - ma non stavolta, tranquilla.

Dolce come la morte

Hai  caratterizzato bene questi personaggi tutti un po' sopra le righe, ti sei però mantenuta dentro i canoni per quanto riguarda la trama, un po' come se non avessi saputo decidere se imboccare senz'altro la strada della parodia oppure scrivere un giallo classico. E' venuta fuori una storiella divertente, che forse avrebbe meritato uno svolgimento più ampio come spazio narrativo: purtroppo come è stato già detto e questo vale per tutti, il giallo è sacrificato dal formato blog. In ogni caso l'importante è divertirsi e mi sa che questo non te lo sei fatta mancare ;-)

Carmelo Sapienza

Ancora bambini ma stavolta alle prese coi morti ammazzati veri. Lo so, non devo star lì a spiegarti i tuoi racconti, e poi gli altri hanno già detto tutto nei commenti. E però. Lasciami dire che questo doppio confronto tra il pischello buono e quello cattivo che si tramuta in una specie di vendetta del pischellone cattivissimo su quello moderatamente cattivo è talmente vero e profondo da far girare la testa. Ma magari è colpa di quella sigaretta un po' macchiata di giallo che mi hai dato quella volta e mi fa star male, sarà per questo che non la fumo più ;-)

Ah, look at the lonely people  è il mio. Dico solo che mi sono divertita tantissimo a scriverlo, che ci ho messo tutta la toponomastica del mio quartiere, che Eleanor Rigby era anche una rivista messa insieme da un gruppo di ragazzi carinissimi che adesso sono tutti diventati grandi e che uno di questi è Giorgio Fontana.

I Feel Fine
Calikanto ha scritto un pezzetto di teatro camminando sul filo. Come ho detto sopra, scrivere senza descrivere è difficilissimo perché si rinuncia a tutte le sfumature del linguaggio del corpo, si rinuncia ai correlativi oggettivi vale a dire alla potenza simbolica di certi oggetti messi nel posto giusto al momento giusto e ci si affida al cento per cento alla drammatizzazione delle voci.
Il tentativo è riuscito solo in parte, secondo me, in quanto questa struttura costringe a esplicitare, "in gergo "telefonare", certi fatti e certe situazioni, che altrimenti non si potrebbero far sapere.
Però se invece che lette queste stesse parole fossero recitate, quei fatti e quelle situazioni si potrebbero alludere invece che telefonare, il corpo avrebbe di nuovo il suo ruolo e la potenza del testo verrebbe restituita a chi di dovere.

Lo strano caso del signor D., investigatore

Questa compagnia di postmoderni destrutturalisti ammazzatori del romanzo classico non ti ha traviato perché son sicura che eri già così fin da piccolo. Un investigatore che si investiga da solo dopo morto mi sembra fin troppo, ma tu sai quello che fai: solo chi conosce le regole ha il diritto di abbatterle a fucilate. Il pubblico va in visibilio, hai trovato la tua nicchia ma soprattutto il tuo poligono di tiro.

Il privilegio della memoria

Anche questo pezzo di Gordon è piaciuto a tutti, a ripova che si può scrivere una cosa bella e nuova anche stando dentro le regole. Anche a riprova che non c'è nessuna speranza, ma vabbè.

Angelo e lucifero
C'è qualche parolina da sistemare ma son contenta di averti spinto e prima o poi sarai contento anche tu. Per adesso ti lascio borbottare: sono sadica ma mica scema.

Il cane bianco
Michela! il tuo racconto non sono riuscita a finirlo, il che non è necessariamente una cosa brutta visto che non ho finito nemmeno l'Ulisse di Joyce e Infinite Jest.
Il fatto è che un minimo di progetto è necessario, magari sbagliato, va bene lo stesso, basta che non si dia partita vinta al caos. La scrittura - come la vita - ha bisogno anche di autocontrollo, si devono operare delle scelte, prendere delle strade a scapito di altre. Ci vuole anche un po' di rispetto per il lettore, altrimenti ti dò in testa il vocabolario e ti dico: le parole sono tutte qui dentro, prenditi pure quelle che vuoi.

E anche questa è fatta.

 
 
 
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