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EFFETTI COLLATERALI

Post n°1748 pubblicato il 17 Aprile 2021 da atapo
 

 

SENZA PAROLE

 

J.H. Fragonard, La lettrice

 

Cosa mi sta succedendo? Mi sento in una nuova fase di questo eterno periodo di pandemia: sono mutamenti all’inizio impercettibili, poi un giorno mi rendo conto in pieno che c’è qualcosa di diverso da una settimana, da un mese prima. Il nuovo ROSSO toscano (che non è un tipo di Chianti stavolta, purtroppo!) ci ha richiusi in casa: non si esce se non ci sono motivi inderogabili e dimostrabili con un’autocertificazione che, finora, nessuno mi ha mai chiesto. In effetti, il giretto dal giornalaio o al supermercato più vicino, l’appuntamento col dentista o altri controlli medici non sono uscite di grande soddisfazione e non rallegrano affatto. Così, pian piano, mi sono accorta che le mie massime aspirazioni di questo ultimo periodo, al di là degli essenziali lavori domestici, sono diventati il dormire e il leggere libri.

Dormire per dimenticare, non pensare: dormo di notte, dormo di pomeriggio anche più di un’ora se non metto la sveglia. Il periodo Covid a qualcuno porta insonnia, a me, almeno per ora, tutto il contrario.

Leggere libri per entrare in altri mondi, vivere mille vite, diceva Umberto Eco. Ha ragione, e meglio se sono vite senza Covid, ma normali come erano prima.

Non è un problema: ho tanti libri in casa da leggere, causa i miei acquisti compulsivi, ho solo l’imbarazzo della scelta, me li divoro rapidamente, uno degli ultimi è stato “Gita al faro” di Virginia Wolf, era da tanto che volevo conoscerla. Una volta “entrata” nel suo modo di scrivere l’ho proprio gustato. Ne ho altri scritti da lei, ma non li leggerò tutti di seguito, mi piace variare e alternare. Nei corsi dell’Università dell’età libera che ho seguito in DAD quest’anno ho conosciuto diverse scrittrici degli ultimi secoli, una tematica che mi ha molto interessato, così ho comperato qualche libro di alcune di loro, romanzi e novelle, per approfondire e capirle meglio. Magari un’altra volta ne parlo di più.

Ma tutte queste parole scritte mi hanno fatto pensare a quanto sono diminuite le parole… parlate. Con chi dovrei parlare? Mio marito non è l’uomo dalle grandi conversazioni e certe sue idee bisogna trattarle con precauzione perché si inalbera con poco e diventa quasi persecutorio nel voler convincere l’interlocutore, specie se questi sono io che mi trovo, volente o nolente, sempre a portata di mano e di voce.

Non ci si incontra con nessuno.

Talvolta telefono, o ricevo telefonate. Non mi è mai piaciuto telefonare, è diverso dal parlarsi di persona, sfugge l’espressione, lo sguardo, a volte le voci si sovrappongono… Ora ci si deve accontentare, ma non mi soddisfa, mi pare sempre di aver trascurato o dimenticato qualcosa, o di essermi spiegata affrettatamente, quando chiudo la telefonata spesso vorrei richiamare subito dopo… forse per poter prolungare quel raro contatto.

Così ho l’impressione che mi manchino le parole, che a non usarle pian piano se ne fuggano via, me ne restino sempre meno per chiarire i miei pensieri o ciò che vorrei raccontare parlando e, ahimè, anche scrivendo. Vorrei scrivere qualche racconto, con tante letture mi frullano idee per la testa, ma poi, quando mi siedo davanti alla pagina bianca del computer, le idee non si convertono facilmente in parole, che devo andare faticosamente a cercare e quando le trovo mi pare che siano sempre inadeguate.

La mia insegnante di scrittura creativa (dal corso dell’università dell’età libera che feci due anni fa siamo rimaste in contatto) ha aperto un gruppo Whatsapp tra i suoi allievi: avrebbe voluto trovare il modo di fare qualche incontro più o meno letterario all’aperto, ma finora non ci siamo riusciti. Così nel gruppo ci scambiamo consigli di lettura, impressioni e altre notizie, ma che siano positive, si raccomanda lei, per “alleggerirci”. Dice che dovremmo scrivere ogni giorno qualcosa, per non perdere l’abitudine alle parole: anche questo suo suggerimento mi ha fatto riflettere su quanto ho scritto sopra.

Ieri però abbiamo fatto un passo in più: per chi era disponibile abbiamo fissato un appuntamento su Skype. C’era chi non poteva e chi non sapeva usare la tecnologia, ci siamo trovate in cinque e abbiamo chiacchierato quasi un’ora. E’ stato davvero piacevole vedersi in viso, finalmente un po’ di conversazione, di scambi di esperienze, di piccole letture di qualcosa che avevamo scritto, tutto molto semplicemente, quasi non mi pareva di essere dietro a uno schermo, ma in un salotto davanti a una tazza di thè. Ogni tanto lo rifaremo, in attesa di trovare un luogo e un modo per incontri in presenza più culturali e per esperienze di scrittura. Io ho sentito che quell’oretta mi ha dato una vivacità e una soddisfazione che da tanto mi mancava.

Come quando per caso, mentre andavo per una radiografia, per strada ho incontrato la regista degli “Spostati” e ci siamo fermate a parlare una decina di minuti: ecco le parole di nuovo usate, uscivano a illuminare quel nostro inaspettato e goduto incontro. E dopo, per un po’ mi sentivo allegra.

Aspetto con ansia e desiderio che la situazione migliori: mi avvilisce anche il fatto che qui in Toscana i vaccini per noi dal 1941 al 1951 stiano arrivando col contagocce, quando hanno aperto le iscrizioni online dopo pochi minuti i posti erano esauriti e finora io e mio marito non siamo riusciti a prenotarci. Anche questa storia mi aumenta lo stress: quando ce la faremo? E ce la faremo a sfuggire al Covid fino al momento della vaccinazione? La nostra segregazione dipende anche da questi ritardi.


 

 
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Commenti al Post:
artemisia_gent
artemisia_gent il 18/04/21 alle 11:24 via WEB
Manca davvero la conversazione in questo periodo, ed è quasi impossibile averne una. Pensa che sono andata a lavorare finché ho potuto perché avevo bisogno di incontrare persone e parlare. Per mia mamma che è un pochino più giovane dit te, sono riuscita ad avere un appuntamento per la fine di maggio perché soggetto ultrasensibile. Mio marito invece niente, nono riusciamo a procacciare un vaccino per lui. Incrociamo le dita e speriamo vada tutto bene, le pochissime persone che frequentiamo sono state vaccinate oppure lo hanno preso, per cui siamo un pochino più tranquilli
(Rispondi)
 
atapo
atapo il 23/04/21 alle 23:29 via WEB
Questo silenzio è pesantissimo e aumenta lo stress: noi in pratica non frequentiamo più nessuno. Pare che da metà maggio arrivi una valanga di vaccini...
(Rispondi)
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