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UNA BELLA VACANZA

Post n°1879 pubblicato il 07 Giugno 2023 da atapo
 
Tag: viaggi

AL SUD SI STA BENE



 

Ennesimo viaggetto, ennesima premiazione, ancora in bed&breakfast, sempre a causa del ginocchio non “sicuro” del marito.

Stavolta volevamo prendercela comoda, così siamo partiti giovedì 1 giugno e la premiazione era il 3 a Gragnano, in Campania; avevamo trovato l’alloggio a Angri, visto che, come al solito, il marito ha deciso all’ultimo momento di convertirsi all’hotel. Comunque la distanza era irrisoria, da quelle parti è tutto un agglomerato di paesi abbarbicati attorno al Vesuvio.

Tutto pareva a posto, ma il viaggio di andata è stato infame: code su code in autostrada, diluvi improvvisi, poi, verso Frosinone, un segnale lampeggiante sul cruscotto: CAMBIO NON FUNZIONANTE! Cosa sarebbe accaduto? Col cuore in gola abbiamo proseguito, senza spegnere mai il motore, senza cambiare le marce: l’auto è vecchiotta, problemi al cambio ne ha già avuti, ora la rottameremo prima possibile. Intanto però nelle successive ore pensavamo a come sarebbe continuato (o no?) il viaggio: auto a noleggio? Taxi per prendere il treno a Napoli? A me stava già venendo mal di pancia…

Però il giorno dopo quel segnale è sparito, così pian piano ci siamo tranquillizzati, l’apprensione è calata fino a non farci più pensare a quei momenti incresciosi. L’auto si è poi sempre comportata benissimo.

Si stava così bene laggiù che abbiamo deciso di restare un giorno in più, tornando lunedì. Tutto perfetto, tutto a posto: un alloggio funzionale e tranquillo, non ha mai piovuto, il venerdì passato al mare a Castellammare di Stabia, il sabato a Gragnano, famoso per i suoi pastifici, molti suoi edifici antichi sono ancora strutturati per la produzione della pasta, con grandi finestroni per l’essiccazione. Ed è veramente ottima: abbiamo mangiato nel ristorante annesso al pastificio più famoso, Cuomo, che bontà! Ma in realtà abbiamo mangiato benissimo sempre e dappertutto.

Al pomeriggio di sabato c’è stata la premiazione, sapevo di essere finalista, ma stavolta è andata ancora meglio: la mia poesia si è classificata seconda! Non me lo aspettavo e la gioia è stata grande; ho conosciuto la pittrice che aveva dipinto il quadro al quale mi ero ispirata, perché l’originalità del concorso “Versi sotto gli irmici” stava proprio in questo, che venivano proposti vari quadri ai quali, volendo, ci si poteva ispirare per le composizioni poetiche.

Anche il tempo successivo è trascorso liscio e piacevole: la domenica siamo andati sui monti Lattari, passando per vari paesi e dappertutto c’erano grandi festeggiamenti per il Napoli campione d’Italia. Il lunedì, prima del ritorno, l’abbiamo dedicato agli acquisti e siamo tornati a Firenze (stavolta il viaggio è stato più decente) carichi di mozzarelle, pasta di Gragnano, sfogliatelle e pasticcini vari che, oltre ad essere enormi e squisiti, là costano pochissimo: abbiamo pensato, oltre che a noi, anche ai nostri figli e siamo sicuri che gradiscono souvenirs di questo tipo.

Ma non è finita, sabato e domenica prossimi avrò altri eventi letterari: a Bologna la presentazione di un’antologia in cui è inserito un mio racconto, domenica a Castrocaro una menzione d’onore. Stavolta si andrà col camper e, se tutto filerà liscio, da Castrocaro partiremo per una vacanza più lunga, al mare. Ancora non abbiamo ben definito i dettagli, c’è davvero poco tempo ed io sono indaffaratissima a fare il tour operator e a fare le valigie.

Qui non so se riuscirò a passare prima della partenza. Ritorneremo… ancora non so quando.

 
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CHE MAGGIO AFFOLLATO !

Post n°1878 pubblicato il 31 Maggio 2023 da atapo
 
Tag: cronaca

DI VIAGGI, PREMI, TEATRO, MERCATI ecc.

 

Trento

Di questo maggio frenetico e già finito mi rimane molto, nella mente, perché il tempo volato non mi ha lasciato scrivere qui.

Altro viaggio per una premiazione, a Trento. Con un po’ di turismo, in quella città non ero mai stata, ci ho messo una tappa a Riva, neppure sul lago di Garda ero mai stata.

Poi sono arrivati gli ultimi preparativi e le ultime prove per lo spettacolo con “I ragazzi over 65”, stavolta abbiamo fatto un Cyrano raccontato in modo moderno, siamo riusciti ugualmente ad emozionare il pubblico.

Ed è arrivato l’unico mercato svuotacantine che faccio durante l’anno, quello del quartiere, così partecipa anche mia figlia con i bambini, che stavolta tra le mie carabattole si sono aggiudicati delle magliette e dei braccialetti. Anche mio genero è stato contento: ha messo le mani su dei bicchieri da brandy che stavo per buttare via: li avevo da tanto e nessuno me li comprava! Si è svolto in una bellissima giornata di sole, con tanta gente, piacevoli incontri con persone che non vedevo da anni e… molte vendite!

Sto rifacendo i bagagli, perchè domani si riparte, verso sud: altra premiazione a Gragnano, vicino a Napoli, stavolta. Andiamo in albergo: mio marito ha un ginocchio che gli fa male, teme che guidare il camper gli sia faticoso, mi dispiace per lui, ma un po’ di agiatezza me la voglio proprio godere! Spero di trovarmi bene come nei bad&breakfast precedenti (anche a Trento).

Ci risentiremo in giugno. Vorrei proprio trovare il modo di parlare, qui, di questi miei viaggi… che non sono finiti!

 
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L'ULTIMO SOLE

Post n°1877 pubblicato il 18 Maggio 2023 da atapo
 
Tag: viaggi

QUALCOSA HO VINTO

reggia di Caserta

Ormai sono passati 15 giorni, tutti di pioggia, di alluvioni, di disastri...

L'ultimo fine settimana bello me lo ero goduto proprio tanto: ero in viaggio, a Caserta e a Nola.

C'era di mezzo un altro premio, per un racconto stavolta; una "menzione di merito", ma tutto va bene se diventa l'occasione per uno spostamento. A Nola era la cerimonia, vicino c'è la reggia di Caserta che da molti anni volevamo visitare, quale occasione migliore?

Stavolta eravamo in camper, abbiamo trovato un'area di sosta comodissima a Caserta, in dieci minuti a piedi si va alla reggia, in dieci minuti a piedi si è nel centro città, Caserta non è certo una metropoli!

Tutto ben programmato e filato liscio: arrivo giovedì pomeriggio, giro serale esplorativo a Caserta, primo buon ristorante; venerdì a Nola, esplorazione della cittadina, pizza a pranzo, nel pomeriggio la premiazione e insieme a questa l'offerta di una visita gratuita guidata al museo archeologico e alle sale che illustrano la tradizione della festa dei gigli a Nola, che non sono fiori, ma... torri alte 25 metri che vengono portate a spalla, in gara, per un percorso lungo le viuzze del centro.

Cena a mozzarella.

Il sabato tutto dedicato alla reggia di Caserta, una magnificenza che all'inizio mi ha fatto girare la testa, per la grandiosità dell'insieme. Insieme alla reggia ci sarebbe stato il giardino, ugualmente immenso, 3 chilometri è la sua lunghezza. Era già pomeriggio e i piedi già brontolavano per il percorso all'interno della reggia: abbiamo optato per il percorso col pulmino fino all'estremità del parco, così da avere una veduta dell'insieme, poi una passeggiatina dentro la parte detta "Giardino inglese", che sembra piccolo, se si confronta al tutto, ma in realtà è grande pure lui.

Poi... era ora di chiusura, ci è rimasta la voglia di tornare per il giardino e per il teatro, che non siamo riusciti a vedere: era aperto solo al mattino e questo orario ridotto ci era sfuggito, incantati da tutte le stanze e le altre meraviglie del palazzo. Peccato, ci avrei proprio tenuto, da commediante avevo già pensato di mandarne subito una foto ai gruppi dei miei amici di teatro.

Alla domenica, dopo un altro giro per il centro di Caserta, l'ultimo pasto in una trattoria tipica e l'acquisto di un sontuoso vassoio di paste enormi nella pasticceria migliore, consigliata dal gestore dell'area di sosta, rientro a Firenze.

Fine del viaggio, fine del bel tempo.

Che dire di questa escursione al sud? Ho ritrovato le luci e ombre conosciute: il sole e il caldo ci hanno fatto sempre compagnia, la gente è splendida, tutti gentili, il cibo... neanche parlarne! Un attentato continuo alle diete!

I contrasti: angoli ed edifici bellissimi, dimore cadenti, super centri commerciali, ruderi transennati da chissà quanto tempo...

Il museo di Nola è stata una notevole scoperta, per la ricchezza dei reperti, la cura delle esposizioni, la chiarezza dei pannelli esplicativi: dovrebbero prendere esempio certi altri musei ben più famosi! E' un peccato che non sia maggiormente conosciuto, merita davvero una visita.

Sono tornata a Firenze con il diploma, l'ennesima antologia contenente il mio racconto e stavolta anche un simpatico quadretto con la targa del premio e la riproduzione di una scultura di uno scultore locale, una rondine stilizzata.

Ma, soprattutto, con gli occhi e l'animo pieni di sole e delle bellezze di quei pochi giorni. E fra poco si riparte.

 
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COMPLEANNO

Post n°1876 pubblicato il 08 Maggio 2023 da atapo
 

72



Sono questi gli anni a cui sono arrivata oggi. Nei giorni scorsi ero in viaggio (poi ne dovrò parlare, è stato un bel viaggio), però sono voluta rientrare per oggi e passare il giorno del compleanno a casa mia.

Mi piace che sia così, non so esattamente perché, forse l’ambiente familiare, le mie cose, la mia quotidianità normale mi pare che accompagnino meglio la ricorrenza. L’ho sentito le poche volte in cui non ero a casa: capitò negli scambi di classi in Francia, una volta ero a Dunkerque, l’altra a Parigi, due bei compleanni lo stesso, però… in quel giorno casa mia mi mancava.

Oggi non è stato niente di speciale, eravamo rientrati all’una di notte per cui ero anche parecchio stanca, stamattina il giardino mi ha fatto un bel regalo: sono sbocciati gli iris viola scuro, grandi e dai bellissimi petali arricciati; sono nati anche piccoli iris selvatici, meno appariscenti, dal colore giallino un po’ rosato. Questi ultimi non li abbiamo piantati noi, erano già lì quando abbiamo preso la casa, però è solo da due anni che fioriscono. Anche il caprifoglio è in piena fioritura profumata.

Pure il giardino della casa accanto alla mia mi fa un dono: anche lui è un po’ giungla, poco curato, però ha dei cespugli di rose che, mai tagliati, ogni anno sono sempre più giganteschi. Ce ne sono di bianche, di rosate e, meraviglia delle meraviglie, una pianta enorme di rose tea, con fioritura abbondante e di varie sfumature, tra giallo, arancione, rosa carico. Io amo moltissimo questa pianta, è come quella che avevo nella casa della mia infanzia, dagli stessi colori, ugualmente bella e imponente, mi perdo ad ammirarla, mi tornano ricordi e la nostalgia di quei tempi, insieme si fa più acuto il rammarico del tempo che passa.

Accompagnati e adornati dalle rose tea i primi e gli ultimi compleanni della mia vita…

Perché ora il compleanno mi mette più malinconia, che accompagna la consapevolezza dei traguardi tutto sommato raggiunti, penso che devo scegliere cosa privilegiare nei giorni a venire, che pian piano devo anche abituarmi a lasciar andare, a cercare e valorizzare l’essenziale… il tempo che mi resta deve essere pieno e vuoto contemporaneamente.

Così, pian piano, ammirando fiori, pensando, meditando, tra serenità e malinconia è arrivata la sera anche di questo giorno, con un anno di più.

 
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AMBIZIONI LETTERARIE

Post n°1875 pubblicato il 01 Maggio 2023 da atapo
 

SCRIVERE MOLTO e LEGGERE POCO



 

Io scrivo. Il solo fatto che esista questo blog, da molti anni e con alterne fortune, mostra che mi piace scrivere. Chi mi conosce da tempo sa che ho “seminato” poesie, racconti, un libretto per bambini, un romanzo(?) autobiografico autopubblicato. Mi diverte mandare queste mie cose a concorsi, talvolta vinco premi o menzioni d’onore.

Ho cominciato così pian piano a interessarmi del mondo dell’editoria: avevo sogni all’inizio, un editore si sarebbe accorto delle mie fatiche, mi avrebbe pubblicato qualcosa? Avrei avuto successo? Avrei guadagnato dalle vendite?

Il libro per bambini “Neretta” in effetti è stato pubblicato da un piccolo editore che mi è parso abbastanza serio, per lo meno non mi ha chiesto soldi. In queste mie ricerche ho scoperto il mondo dell’editoria a pagamento, sotto varie forme e con vari “trucchi”; ho scoperto che per vendere e farsi pubblicità bisognerebbe conoscere gente, riuscire a organizzare presentazioni qua e là… insomma, i miei sogni si sono ridimensionati, anzi, direi che mi sono proprio svegliata.

E’ un mondaccio, i grandi editori vanno sul sicuro, pubblicano chi solo dal nome garantisce popolarità e guadagni perché è già conosciuto anche non come scrittore, ma magari come sportivo o come cuoco. Tra i piccoli editori scovare quelli seri è una fortuna e la diffusione dei loro titoli è limitata.

Ma c'è un altro problema enorme attualmente: gli scrittori sono più dei lettori! In Italia i lettori sono pochi, mentre pare che in tanti abbiano voglia e velleità di fare gli scrittori.

Si pubblica e autopubblica un numero spropositato di libri, della maggior parte verranno distribuite e vendute solo poche copie, c’è un’inflazione di volumi che per la maggior parte resteranno intonsi. Anche testi bellissimi, autori esordienti molto bravi, meglio di grossi nomi, molto difficilmente nella marea di titoli verranno presi in considerazione e potranno emergere. Ho letto a volte, nei gruppi facebook di lettori appassionati, dei commenti molto positivi su sconosciuti che quasi di sicuro rimarranno tali. In più, bisogna avere una fortuna enorme, incontrare e saper cogliere l’occasione giusta.

Adesso se continuo a scrivere non mi illudo più, lo faccio perché mi piace, amo le parole quando diventano storie, sono contenta se riesco a vendere qualche copia dei miei libri attraverso il passaparola o incontri e conversazioni casuali. Se ai concorsi ottengo piccoli riconoscimenti ne gioisco, la mia soddisfazione più grande è quando a questi concorsi ci è concesso di leggere una parte, o tutto, delle nostre opere presentate. Così le storie, in versi o in prosa, riescono a passare ad altri, per qualche minuto fanno sorridere, pensare e sognare

Il Nobel per la letteratura non lo vincerò di certo.

 
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IN UMBRIA

Post n°1874 pubblicato il 25 Aprile 2023 da atapo
 
Tag: viaggi

NON HO VINTO, MA...

 

Amelia, la città più antica d'Italia

Da venerdì a ieri sera siamo stati in Umbria.

Prima meta, Terni e principalmente la basilica di San Valentino. Perchè proprio là?

Negli anni più rigidi della pandemia avevo partecipato ad alcuni concorsi di poesie, indetti da un'associazione "valentiniana" di Terni, poesie sull'amore: mi ero sempre classificata tra le "menzioni d'onore", ma le premiazioni erano state on-line e il mio desiderio di vedere questa basilica e di approfittarne per un giro in Umbria era rimasto nei sogni.

Quest'anno il concorso era affidato a un'altra associazione, con regole diverse, i vincitori li avrebbero detti il giorno stesso della premiazione, cioè sabato scorso. Che fare? Andare o no? Io difficilmente vinco, a volte qualche "menzione", rischiavo, per così dire, di fare un viaggio a vuoto.

Però di un'uscita ne avevo proprio voglia, concorso o non concorso; anche a mio marito faceva piacere e così siamo andati. E pure in albergo, perchè nel camper è in sistemazione l'impianto di condizionamento dell'aria.

Abbiamo trovato un agriturismo tranquillissimo sulle colline vicino a Orte, "La locanda di San Lorenzo", avevamo un appartamentino tra uliveti e boschi, con un panorama spettacolare sulla val Tiberina, i monti, il paese antico di Orte; per la colazione ogni mattina il padrone ci portava dalla pasticceria un vassoio di brioches e paste appena sfornate da far resuscitare i morti, oltre alle bevande e ai prodotti confezionati da forno di cui ci manteneva piena la dispensa...

Una delizia, ci siamo sentiti proprio coccolati.

Stavolta al concorso non ho vinto niente, solo il diploma di partecipazione, graficamente molto bello comunque; mi sono detta che il giro valeva per le classifiche migliori degli anni precedenti.

Ho vinto però lo stesso qualcosa di importante: alcuni giorni di piena e riposante vacanza!

Ho voluto anche staccare il più possibile: la posta e facebook controllati solo ogni tanto, niente copioni da studiare, nessun libro da leggere, solo la lettura curiosa delle guide turistiche relative ai luoghi visti.

Abbiamo fatto dei giri molto tranquilli, scegliendo tra le cittadine attorno. I tempi sono stati lenti, mio marito vive in vacanza con i ritmi e gli orari di casa, si stanca presto, stavolta non ho voluto spingerlo, affrettarlo, diciamo che ho lasciato che fosse lui a... dare il ritmo. Ormai non spero di cambiarlo, ormai a questa età mi sono rassegnata: per tutto ciò che vorrei vedere il tempo non ci sarà più, ogni meta raggiunta è qualcosa di prezioso e di cui devo accontentarmi.

C'era anche l'incognita della mia caviglia, che ho dovuto tenere in considerazione, si è sforzata nelle stradine medievali in salita. Ora me la ritrovo gonfia... mi riposerò di più nei prossimi giorni.

Abbiamo visitato Terni, città che mi è parsa disordinata, mi ha messo tristezza: i palazzi moderni brutti, frutto della ricostruzione affrettata dopo i bombardamenti distruttivi della guerra, qua e là spunta qualcosa di antico, di storico, ma spesso da restaurare, oppure restaurato o riadattato in modo sgradevole. Molto più belle le cittadine antiche, arroccate sui colli: abbiamo visitato e apprezzato Orte, Narni e Amelia, quest'ultima quella che ho preferito, anche se le stradine del suo centro storico sono state le più impervie. Però ha diverse case antiche restaurate bene, nonostante i cartelli VENDESI dà l'idea di un paese vivo e vivace, anche abbastanza pieno di giovani.

Ecco, se fossimo stati col camper avremmo dovuto parcheggiare più all'esterno, certi paesi sui cocuzzoli col camper sono irraggiungibili da chi, come noi, ha difficoltà a fare lunghe camminate.

Dappertutto pienone di turisti, la maggior parte italiani: il ponte, il bel tempo, la gran voglia di distrarsi, di vedere cose belle, come stava accadendo a me; comunque erano abbastanza ordinati ed educati, chi sceglie questi luoghi credo abbia un certo grado di cultura ed educazione.

Dulcis in fundo: mangiate spettacolari! La cucina umbra e laziale per me ha qualche difficoltà: non mi piace il tartufo, nè certe verdure amare, gradisco poco il piccante, in quei giorni c'era la sagra del carciofo che io non sopporto, ma di cui mio marito va matto. Ma ho trovato lo stesso dei piatti squisiti nei vari ristoranti, ho apprezzato anche un carciofo, che però era ... un dolce di pasta lievitata con cioccolata e amarene, tipico della sagra!

Spero che questa vacanza sia stata una buona cura ricostituente, oggi qui a Firenze ha piovuto a dirotto, siamo tornati appena in tempo. E nel giardino c'è una sorpresa: mentre eravamo via sono sbocciati i primi iris, azzurri, ho fatto appena in tempo a vederli, poi il diluvio, spero che la pioggia non li abbia distrutti.

 
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CERCANDO PRIMAVERA

Post n°1873 pubblicato il 17 Aprile 2023 da atapo
 
Tag: cronaca

NUVOLE, RONDINI E… PENSIERI SPARSI

 


 

Quando non piove, in questi giorni ci sono nel cielo nuvole di panna montata. La zona in cui abito è in pianura, la maggior parte dei giri che facciamo in auto, per commissioni o per i nipoti, è attraverso la Piana Fiorentina, da un paese all’altro: tutto pianeggiante e si vedono i primi monti che la incorniciano.

Fuori città il cielo si stende amplissimo e le nuvole ci corrono, a me questo paesaggio piace immensamente, mi illudo di attraversare le pianure del Far West sotto i suoi cieli che non finiscono più, tra residui di boschi, grandi campi, ogni tanto canali e stagni. Se si passa su un ponte che valica un canale la visione si fa ancora più ampia, quasi aerea, e mi piace ancora di più. Il cielo è una meraviglia quando le nuvole, montagne di panna, si allineano e si muovono, esercito candido della primavera.

E’ uno spettacolo che mi godo qui a Firenze, merito proprio della zona periferica in cui abito, se fossi in centro o in quartieri moderni di palazzi alti, vedrei fette di cielo sereno, brandelli di nuvole, ma non potrei godere dello spettacolo completo. Nemmeno da piccola, quando abitavo a Bologna, di solito potevo vederlo: abitavo in un quartiere ancora cittadino, soltanto quando io e le mie amiche salivamo in cima alla collina detta “polveriera” sopra di noi si apriva il cielo e a volte ci sdraiavamo sull’erba a guardare le nuvole e a dare un nome alle loro forme. Era bello, ma era diverso: ora la pianura e le montagne lontane danno un senso più di grandiosità, di apertura, viene voglia di volare, aprire le braccia, correre fortissimo fino a riuscire a sollevarsi da terra, come quegli aerei lontani che decollano dall’aeroporto di Peretola, un volo personale che si riesce a fare solo nei sogni notturni, a volte, senza paura di precipitare.

Poi ci sono le rondini: già da tempo sono arrivate, verso il 20 di marzo ho visto le prime proprio davanti casa mia, forse sono le solite degli anni passati, sfrecciano nella strada, tra le case, si fermano a riposarsi su un filo della luce che attraversa la strada, lì fanno “conversazione” un po’ tra loro, poi ripartono. Sono stata contenta di vederle arrivare così presto quest’anno, non si sono spaventate dal freddo. Le seguo con lo sguardo, tento di capire dove hanno il nido, guardo sotto i tetti delle case vicine, ma finora non l’ho scoperto. Mi piacerebbe che ne facessero uno sotto il nostro tetto, anche se poi in terra ci sarebbe da togliere lo sporco. Nella casa in cui abitavamo prima, molti anni fa lo abbiamo avuto e dalle finestre del piano più alto eravamo in prima fila per osservare la loro vita, degli adulti e dei piccoli. E’ rimasto diversi anni, tornavano sempre, poi durante le ristrutturazioni fu tolto e non vennero più.. Che peccato!

In giardino si sono rivisti i merli, spariti durante l’inverno, e tornano alla porta finestra per mangiare le briciole che scrolliamo dalla tovaglia; l’autunno scorso tra i rami del pero avevamo collocato una casetta-nido di legno, chissà se qualche uccellino la userà come nido… forse l’anno prossimo, so che ci vuole molto tempo perché arrivino a fidarsi e temo che il pero non abbia i rami abbastanza fitti per un riparo sicuro .

Il giardino è sempre una giungla: le spiree sono enormi, stanno facendo un’invasione di fiori bianchi, sono belli, ma sono troppi, andavano potate, soffocano i corbezzoli. Si vede già spuntare qualche bocciolo di iris: di che colore saranno i primi a fiorire?

Ma fa freddo, freddo invernale, c’è un vento gelido che spazza tutto e io devo stare ben attenta a coprirmi per non avere le mie dolorose nevralgie.

E’ una primavera ancora molto a rischio.

 
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PASQUA AFFOLLATA

Post n°1872 pubblicato il 11 Aprile 2023 da atapo
 

15 + IL CANE

(ma senza gatte)

 

identico a Ubaldo

Stavolta hanno organizzato gli uomini, cioè mio marito e mio figlio. Per forza, io col piede malandato, mia figlia con gli attuali suoi problemi di salute, non avevamo proprio voglia di darci da fare; avevo preavvisato che non ci sarebbero stati i miei biscotti fatti in casa a forma di colombina, concedevo solo la preparazione della torta pasqualina, meno impegnativa, ma sempre della nostra tradizione familiare. Mia figlia aveva detto che i biscotti li avrebbe fatti lei, cioè i suoi figli, ecco il vantaggio di averne quattro e ben contenti di pasticciare in cucina. La carne da fare alla brace sul barbecue di pietra in giardino è da sempre compito di mio figlio e di Riccardo, a cui piace cucinare.

Mio marito ha telefonato ai suoi fratelli: uno di loro tempo fa ci aveva detto: - E’ da anni che non vedo i vostri figli e nipoti, se fate un raduno verrei volentieri. -

La Pasqua era il primo raduno, così l’abbiamo invitato. Per par condicio ha invitato anche l’altro fratello, il quale ha accettato, sarebbe venuto con la moglie.

Ed eravamo a quota quattordici.

Poco dopo ci ha richiamati: si univano anche la figlia e il suo fidanzato. Evvai! Sedici.

Però doveva venire anche il loro cane: non riesce a stare lontano dai suoi padroni, deve sempre vederli, altrimenti soffre e piange. Prendiamo pure anche il cane! Io ero allibita: un animale così appiccicoso non lo terrei mai!

Insieme al cane ci avrebbero portato 2 chili di tortellini fatti a mano dalle sfogline bolognesi e lo direi un ottimo regalo. Così anche il primo piatto era sistemato, a quel punto ho preparato il brodo di carne per i tortellini, in famiglia dicono che il mio brodo è buonissimo. Ogni famiglia ha raccattato più sedie possibili e anche qualche tavolo pieghevole; i piatti bastavano tutti quelli di mio figlio, c’era di riserva un pacco di piatti di plastica monouso, per la colomba e le uova di cioccolata a merenda.

Poi, il mattino di Pasqua, proprio il cognato single che aveva più voglia di incontrarci si sentiva male per qualcosa mangiato la sera prima al ristorante con tracce di latte (è leggermente allergico), così non è venuto: saremmo stati SOLO quindici, più il cane.

Il quale, un grosso coker nero di nome Ubaldo, è effettivamente appiccicoso come descritto e dovevamo stabilire dove metterlo, in modo che riuscisse a vedere sempre i movimenti della sua padrona: una bella pizza! La sua presenza aveva obbligato a rinchiudere in una stanza al piano superiore le due gatte della compagna di mio figlio, che ora convive con lui (insieme alle gatte). Diceva che sono abituate a restare nella stanza, sul davanzale della finestra (chiusa), dove arriva il sole a scaldarle: magari la confusione nostra le metteva a disagio, lì chiuse da sole, chissà.

Abbiamo fatto una passeggiata per i prati intorno, prima di pranzo, così da stimolare l’appetito, c’era il sole e il vento proprio di primavera, una giornata tipica di stagione.

Con ottimismo abbiamo deciso di apparecchiare fuori, nel giardino, anche se le nuvole si addensavano. Io a sorpresa ho sparso sulla tovaglia bianca tanti ovetti confettati dai gusci colorati, li avevo trovati all’Eurospin, hanno formato una graziosa decorazione pasquale e sono finiti velocemente perché erano buoni, mangiati come antipasto!

Ma dopo i tortellini ha cominciato a piovere, allora ecco il trasloco, ognuno col suo coperto, via ad apparecchiare all’interno, a ridistribuire i posti negli spazi più ristretti… e sempre col cane fra i piedi! Cesare a tavola ha voluto stare tra me e il nonno, io ne ho avuto un piacere enorme, è l’ultimo nipotino, il più piccolo, me lo sto godendo il più possibile.

Al momento del dolce, fuori era tornato il sole, così abbiamo traslocato di nuovo all’aperto, tanto per i biscotti, il cheese cake e la colomba abbiamo fatto una specie di self service, ognuno prendeva da solo ciò che voleva, i ragazzini giocavano a palla tra un boccone e l’altro, noi adulti ci perdevamo in chiacchiere. Ultimo momento di raduno per l’apertura delle uova di cioccolato e gli assaggi: i giovani ne avevano portati di tutti i tipi: al latte, fondente, bianco, bigusto, rocher, kinder… quel tavolo sembrava una pasticceria.

Insomma, è stato un bell’incontro allegro, anche il mio piede non mi ha fatto troppo soffrire.

Alle 17 abbiamo smobilitato: Riccardo doveva “passare” alla mamma, che si trovava dai nonni in montagna, in un paese vicino a quello in cui c’è la nostra casa. Allora siamo andati anche noi in montagna, mio figlio doveva portarci un materasso e dopo aver lasciato Riccardo ha proseguito fin da noi.

Pure lassù era una bella serata luminosa, molto fredda; il bosco dietro casa è ancora spoglio, ma per terra sono fioriti tantissimi anemoni e primule; c’è un grande silenzio, nessuno in giro, si sentono solo il vento e il fiume che scorre in basso. Ho pensato che è un peccato non avere il riscaldamento lassù, mi sarei fermata volentieri a dormire in quella pace, poi anche il giorno successivo, tanto sapevo già che il lunedì mio marito non si sarebbe voluto muovere da casa...

 

 
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IN ATTESA DELLA PASQUA

Post n°1871 pubblicato il 06 Aprile 2023 da atapo
 
Tag: cronaca

CHE PERIODO !



 

Finito bene il tempo della cataratta, si cominciava a pensare al tempo della Pasqua...

Qualche giorno prima del primo intervento di mio marito io ero andata in centro, in uno dei miei pomeriggi di "libera uscita", che però da mesi non mi riusciva più di fare. Anzi, il Covid aveva cancellato questa saggia e rilassante abitudine, anche dopo ritagliarmi una mezza giornata era stato quasi impossibile, c'era sempre da fare in fretta e da lottare coi ritardi degli autobus. Quel pomeriggio il mio giro in centro era dedicato a uova e colombe nei negozi equo-solidali e alla ricerca di libretti in stampatello facilissimi per Cesare. Tutto bene fino al momento del ritorno, quando una disparità nel marciapiede mi ha fatto prendere una storta alla caviglia destra. Non sono caduta, ma il male l'ho sentito forte: questa caviglia è già malandata, ho la sensibilità alterata, ho già subito tante distorsioni da quando ero ragazzina. Per fortuna dovevo solo prendere il bus e tornare a casa, nei giorni seguenti ho camminato il meno possibile, il podologo mi aveva prescritto un bendaggio al cloruro di zinco; lunedì scorso mi pareva che fosse abbastanza risolto e ho deciso di andare in piscina.

Non ci sono arrivata in piscina perchè lungo la strada (c'è una passeggiata di 10 minuti) ho preso di nuovo una storta e stavolta sono caduta male, appesantita dallo zaino con l'occorrente per nuotare. Ancora quella caviglia, più un ginocchio sbucciato con un grosso ematoma, i polsi acciaccati nella caduta. E' andata bene che non mi sia rotta nessun osso, alla mia età! Ma è stata dura lo stesso, perchè ora mi muovo male, anzi, non mi muovo quasi e ho male anche dopo un po' che sto in piedi. Ero così innervosita e scossa che nelle ore successive mi sarei messa a piangere...

Ora sono bloccata: benda allo zinco a tutto spiano e quando esco, sempre accompagnata dal marito, mi sento sicura solo con gli stivaletti alla caviglia, che così mi sorreggono, ma dopo qualche minuto sento dolore lo stesso. I miei preparativi per la Pasqua sono già finiti: non riesco a stare in piedi a cucinare a lungo, nè a impastare i famosi biscotti delle feste. Ho solo promesso la torta pasqualina per il pranzo di domenica insieme ai figli e ai nipoti. Farò la nonna proprio vecchierella...

Oggi pomeriggio il marito mi ha accompagnato a fare la spesa per l'occorrente e anche perchè avevamo finito pane e latte, che io di solito compero quasi ogni giorno nelle mie giratine nei dintorni, ora impedite. Credo seriamente che sia meglio parlarne col medico, queste distorsioni diventano sempre più frequenti e dolorose, forse dovrò fare un controllo... E' che io tremo al pensiero di visite, esami e quant'altro, vista la situazione della sanità pubblica, i tempi eterni, le incompetenze... io non ho l'assicurazione come il marito!

C'è altro che mi angoscia: mia figlia da un po' di tempo sta perdendo la forza in una gamba e si affatica tantissimo, ha cominciato una serie di controlli e di esami per cercare di capirci qualcosa, finora non si è trovato niente, le ipotesi sono tante, alcune non tranquillizzano...

Cercherò di passare la Pasqua senza pensarci troppo ...

E se vogliamo mettere qualche ciliegina su questa torta di negatività, ecco che da ieri si è rotto l'impianto che raccoglie l'acqua piovana per gli sciacquoni dei water, inoltre la lavatrice perde acqua. Ad una prima occhiata i marito ha trovato delle rotture nei tubi e ha cominciato a cambiarli: lavoro urgente, tanto che per questo ha rinunciato agli impegni pasquali in parrocchia!

Insomma, io che speravo di avere un po' di tranquillità dopo questa cataratta!

 
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PROBLEMI DI VISTA

Post n°1870 pubblicato il 29 Marzo 2023 da atapo
 

OCCHI NUOVI

 


 

Ora siamo alla fine dell’esperienza, pare che tutto sia andato bene. Mio marito è stato operato per la cataratta, prima ad un occhio, poi dopo un po’ di giorni a quell’altro. Aveva scoperto il problema circa due mesi fa al periodico controllo dall’oculista: ha un’assicurazione che gli ha consentito di fare la visita privatamente, dato che la sanità pubblica dava disponibilità solo dopo diversi mesi; l’intervento poi, sempre nel pubblico, aveva liste d’attesa come minimo di un anno. Così ha optato per fare le operazioni privatamente e, dopo aver visitato due cliniche, poi deciso, le date sono state fissate rapidamente.

-Almeno, ha detto, faccio fruttare tutti gli anni in cui ho pagato l’assicurazione! -

A quanto mi ha raccontato, gli interventi non sono stati molto traumatici, mi sono sembrate più cruente certe sedute dal dentista. Però un po’ d’ansia c’è sempre, viene in particolare quando si leggono i fogli del “consenso informato”, con gli elenchi e i particolari dettagliati di tutte le possibili complicazioni che potrebbero capitare.

Che poi uno pensa “ma vuoi che capiti proprio a me?” e cerca di tranquillizzarsi, ma io non mi tranquillizzo per niente, soprattutto dopo che, per la mia protesi, mi capitò una di quelle complicazioni e la storia andò diversamente da come l’avevo immaginata.

Mio marito sembrava tranquillo, io ero parecchio agitata anche se cercavo di non mostrarlo: sto diventando “allergica” agli ospedali e agli interventi chirurgici, ne ho già subiti tanti che mi viene paura solo a pensarne ad altri. Non vorrei più entrare in ospedali o simili per il resto della mia vita!

Comunque è andato tutto bene, ora ci vede molto meglio e non dovrà nemmeno più portare gli occhiali, se non per leggere da vicino. Si affatica ancora facilmente la vista e abbiamo già dovuto discutere perché domenica prossima vuole leggere alla messa, è proprio la domenica delle Palme e le letture sono lunghissime, la luce all’altare non è il massimo… ma possibile che non si trovino lettori a sufficienza, almeno adesso che lui ha queste difficoltà?

In questi giorni… un po’ così… ho sentito il peso del tempo che passa, l’ho visto sempre più curvo, impacciato a muoversi (ha anche altri problemi neurologici), con la memoria indebolita e la tendenza a perdere le cose, ho fatto più caso a certe sue difficoltà che ci sono da un pezzo e non sono più transitorie…

E con tanta malinconia ho rivisto il lungo cammino che è già stato percorso e ho pensato che non ce ne rimane da percorrere ancora molto, è bene che cerchiamo di viverlo il meglio possibile...

Credo che il suo non muoversi quasi mai di casa, il cercare così poche occasioni di socialità e di confronti, l’avere come riferimenti quasi esclusivi i telefilm in televisione, i servizi giornalistici su internet, le letture bibliche, tutto questo non lo aiuti a… combattere l’invecchiamento. Ma lui dice che sta bene così, io invece di tutto questo ne sono preoccupata e rattristata.

Per ora cerchiamo di essere contenti di questi occhi nuovi!

 
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IL GIORNO DOPO

Post n°1869 pubblicato il 19 Marzo 2023 da atapo
 
Tag: teatro

SUPPLENZA



I “vecchi” della compagnia IL CAMERINO VOLANTE continuano a perfezionare e a portare in vari teatri le commedie che hanno già in repertorio, noi “nuovi” restiamo in attesa per aprile del lavoro nuovo che il regista sta preparando, in cui verremo inseriti e che andrà per l’autunno.

Però… il primo febbraio il regista mi telefonò, raccontandomi di una attrice “vecchia” che ora ha un grosso esaurimento, questo lo sapevo anch’io, avevo visto i problemi sorti nello spettacolo “Bar Gemma”. Lui voleva quindi esonerarla per un periodo, finché si cura, ma dato che già c’era in cartellone la replica di uno spettacolo di qualche anno fa, ma ancora richiesto, aveva pensato a me come sostituta. La supplente! L’ho fatta pochissimo agli inizi del lavoro di insegnante, in tempi preistorici, ora mi chiedevano di farlo come attrice!

Gli diedi la disponibilità e aspettai… Questa commedia l’avevo vista appena era uscita, ricordavo vagamente la trama, non sapevo neppure quale personaggio avrei dovuto interpretare. Dovetti sollecitare il regista per avere il copione, lui credeva di avermelo mandato subito, invece se ne era dimenticato! Poi si ruppe la mia stampante, andai in cartoleria… Insomma iniziai a lavorarci ormai a metà febbraio, si andava in scena il 18 marzo.

La memorizzazione è molto aiutata dalle prove in presenza ed io contavo proprio su queste per facilitarmi il compito. Invece gli altri, che non avevano bisogno di prove perché ormai l’avevano messa in scena mi pare 15 volte, erano impegnatissimi in un nuovo spettacolo che debuttava l’11 marzo. Dall’11 al 18 restava solo una settimana, è andata a finire che le prove con me sono state soltanto due, mentre io studiavo come una matta per conto mio, escogitando mille strategie per ricordarmi tutto. Comunque devo dire che sono stati tutti molto carini, mi davano suggerimenti, si offrivano di “salvarmi” in certe battute che, se le avessi dimenticate, avrebbe potuto dirle qualcun altro. Io però restavo parecchio ansiosa e mi veniva così facilmente mal di pancia la settimana scorsa…

Gli ultimi giorni ho solo ripassato, ripetuto… in casa mia si è alzato il mucchio di biancheria da stirare e ho svuotato il congelatore da diversi piatti pronti…

Mi ero divertita alla scelta dell’abbigliamento: avevo parlato col regista, avevamo deciso di caratterizzare il personaggio (un’anziana bottegaia arricchita col marito preso da un po’ di demenza senile) attraverso uno sfoggio di anelli e collane vistose, mi sembrava di essere ben entrata nel personaggio, donna ruvida, attaccata al denaro, insofferente per la sua vita senza soddisfazioni, ma in fondo di buon cuore.

E ieri il debutto: ultimo colpo per me, il palcoscenico del teatro era piccolo, con l’arredamento lo spazio si restringeva tanto, così diverso dalla sala del circolo, vuota, in cui avevamo fatto le due prove. Per gli altri era abitudine, per me era riuscire a fare i miei spostamenti e intanto ricordarmi le battute giuste, al momento giusto e nel posto giusto.

E’ andata, mi sentivo signora Ginetta Cipollini abbastanza da superare le difficoltà, sono rimasta soddisfatta della mia “supplenza”, i colleghi si sono complimentati per come ho lavorato, il tecnico del suono di quel teatro ha voluto conoscermi, mi ha detto che l’aveva già vista quella commedia, che gli è piaciuta molto la mia interpretazione e questo, detto da uno sconosciuto, mi ha fatto sentire BRAVA.

Oggi ho dovuto scaricare la tensione che avevo dentro, non riesco ancora ad addormentarmi, sono ancora tesa, oggi pomeriggio sono andata a ridere e a mangiare frittelle ad uno spettacolo parrocchiale vicino casa mia: tutto riposo! Domani mi aspettano i vestiti da stirare e… un nuovo copione, stavolta del gruppo degli anziani, ma con calma, sarà per fine maggio.

Mi auguro comunque che l’attrice da me sostituita guarisca presto, non vorrei trovarmi fra capo e collo un’altra supplenza!

 
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IN BIBLIOTECA

Post n°1868 pubblicato il 13 Marzo 2023 da atapo
 
Tag: cronaca

LETTURE COME MEDICINA


Nel mio quartiere c'è una piccola biblioteca, gestita da un' associazione di volontariato, la stessa che permette, fornendo lo spazio e il supporto, di far esistere il gruppo teatrale "Ragazzi over 65", che ora sta diventando "I ragazzi del 334", dal numero civico in cui si trova il teatro.

Questa biblioteca è aperta due pomeriggi alla settimana e il sabato mattina, ha qualche stanza dove i ragazzi studiano, aiutati da educatori, spesso organizza presentazioni di libri, conferenze, cineforum.

Da poco sono arrivati ben 1800 euro, stanziati dal governo precedente (ci tengono a precisare), per rinnovare e implementare la dotazione libraria. Miracoli che raramente succedono!

Hanno fatto gli acquisti, poi hanno pensato di festeggiare l'avvenimento, anche per far conoscere ai cittadini il fatto miracoloso e i libri nuovi. Così sabato scorso c'è stato... come chiamarlo? Un evento? Una performance?

Insomma, alcuni di noi anziani, insieme a qualche ragazzo di altri gruppi teatrali seguiti dalla nostra regista giovane Valentina, quella mattina abbiamo indossato i camici, messo i badges col nostro nome sul taschino e siamo diventati ... medici e infermieri: chi entrava in biblioteca veniva guidato da Valentina a una "diagnosi", attraverso domande e scelte tra biglietti, poi affidato ad uno di noi medici che dovevamo "curarlo" in una delle salette diventate ambulatori, leggendogli alcune pagine da uno dei nuovi libri, quello più adatto alla sua "malattia". Finita la lettura, gli compilavamo la "ricetta": titolo e autore del libro, prescrizione e posologia (a fantasia del lettore), come promemoria se voleva prendere in prestito il libro per continuare a leggerlo.

La biblioteca si affaccia su una piazza dove al sabato c'è il mercato, quindi speravamo in un pubblico discreto, i più prestanti dei nostri infermieri giravano tra le bancarelle per spiegare l'iniziativa e invitare a entrare.

Era una proposta di... cura dell'anima, la lettura è proprio così, leggere fa bene alla mente, al cuore, fa viaggiare, riflettere, pensare... non ho bisogno di dilungarmi!

In effetti molti erano incuriositi, entravano, chi un po' diffidente, chi sorridendo, si sottoponevano al "triage", poi sparivano col medico dell'anima negli stanzini... e tutti ne uscivano con un bel sorriso!

Naturalmente, essendo nel nostro quartiere, c'erano amici e familiari tra i "pazienti", ma anche altre persone che non avrebbero solitamente messo piede in biblioteca, alla fine tutte le ricette preparate erano finite, abbiamo dovuto continuare a scriverle su fogli bianchi!

Hanno fatto una capatina anche il presidente del quartiere e la vicesindaco: per quest'ultima è stata una sorpresa, non conosceva nei dettagli l'iniziativa e ne è stata entusiasta.

- Da fare anche nelle biblioteche degli altri quartieri! - commentava.

Naturalmente entrambi hanno dovuto sottoporsi a diagnosi e terapia!

E tutto si è concluso, alle 13, con qualche teglia di pizza e un po' di bibite, offerte dall'associazione agli attori.

Tutti contenti dell'esperienza, mi sa che alla regista ne verranno altre di queste belle idee per animare il quartiere!

 

 
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SABATO 4 MARZO

Post n°1867 pubblicato il 05 Marzo 2023 da atapo
 

MANIFESTAZIONE



Ci sono andata alla manifestazione. Anzi, ci siamo andati, è venuto anche mio marito, lui così refrattario ai raduni “di massa”, e ne sono stata contenta. Non gli ho chiesto il perché, certe cose belle bisogna accettarle, goderne, senza chiedere il perché.

Eravamo tantissimi, le due piazze, quella del raduno e quella della meta finale con il palco e gli interventi, non bastavano a contenere tutti; selve di bandiere e striscioni, le città di provenienza, scritte su bandiere, striscioni e cartelli, erano da tutte le parti d’Italia. Ogni età era rappresentata, da piccoli in passeggino portati dai genitori, ai super-anziani che si muovevano a fatica. Il corteo ha attraversato un buon numero di strade del centro città, ma molte persone, tra cui anche noi due, a gruppetti camminavano e riempivano le strade parallele a quelle del percorso stabilito, per evitare l’affollamento; così diventava una vera e propria invasione pacifica del centro città.

Sul palco hanno parlato in molti, rappresentanti di gruppi, associazioni, enti, genitori e studenti. Alcuni gruppi musicali di scuole hanno suonato dal vivo. Era un bellissimo pomeriggio, un sole splendido, e tutta quella gente impegnata, ma serena, consapevole e decisa. Se una partecipazione così continuasse nella vita quotidiana, nei luoghi di lavoro e di associazionismo…

E’ stato bello ritrovare in mezzo a quella folla persone conosciute, che magari non si incontravano da anni e ora ci si salutava con entusiasmo, accomunati dalle stesse idee: lo facciamo non solo per noi, ma soprattutto per i giovani, per la scuola che li accompagna verso il loro futuro e la società che dovranno costruire...

 
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CHE GIORNI

Post n°1866 pubblicato il 28 Febbraio 2023 da atapo
 
Tag: cronaca

DISAGIO

 


 

Che buffo: da alcune settimane scrivo qui sempre di martedì e solo di martedì; nei giorni scorsi mi ero ripromessa di scrivere più spesso, ne avrei anche avuto motivo, invece… il tempo passa, corre, non riesco a ritagliarmi un momento sufficiente per comporre qui un testo dignitoso e la sera sono sempre troppo stanca, più che leggere non riesco a fare, anzi la lettura mi rilassa, non smetterei più, e verso mezzanotte poi mi addormento senza problemi.

Quanti avvenimenti brutti attorno a noi in questo periodo!

Mi sono ripromessa di non parlare qui di politica, ma il disagio, la preoccupazione, i timori per le forme di violenza che vanno manifestandosi anche molto vicino sono segnali assolutamente negativi per la convivenza pacifica e ragionevole di una società civile.

E’ angosciante vedere in televisione il naufragio, le bare, la disperazione, ascoltare il rimandarsi le responsabilità, le scuse e le spiegazioni che non scusano e non spiegano, anzi fanno capire che le proposte di soluzioni non prevedono salvezze, rispetto e pietà per chi è nato dalla parte sbagliata e tenta di fuggirne.

E’ angosciante vedere i nostri ragazzi invischiati in atti di violenza gratuiti, seguiti da nemmeno celate intimidazioni e da silenzi fin troppo eloquenti: la scuola pubblica con questo mette in luce verso quale degrado si vuole farla arrivare. Per fortuna ci sono anche molte dichiarazioni a sostegno della libertà e della necessità di formare le coscienze dei giovani parlando e discutendo insieme, tenendo presenti e spiegando i tragici errori della storia passata. Queste dichiarazioni sui social sono commentate, condivise, viaggiano, è un coro di risposta che si diffonde e fa ancora sperare…

Sabato pomeriggio a Firenze ci sarà una manifestazione del mondo della scuola: penso e spero vivamente che saremo in tanti, ragazzi, insegnanti, genitori…

Spero proprio di riuscire ad andare, è doveroso.

 
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LEGGERE

Post n°1865 pubblicato il 21 Febbraio 2023 da atapo
 

LA PRIMA PAROLA



 

Arriva la lavapiatti nuova a casa di mia figlia; occorre montarla, collaudarla, controllare che tutto sia a posto e rapidamente, perchè mio genero è stanco di lavare a mano da diverso tempo i piatti di sei persone, da quando la vecchia si è rotta! Il nonno, cioè mio marito, che è l'esperto in tutto, viene chiamato e sabato pomeriggio sarà precettato per questo, lo passerà al lavoro a casa loro.

-Vieni anche tu?- mi chiede.

Io in verità avrei altri progetti, ma poi rifletto che è sempre un'occasione per stare un po' insieme ai nipoti e stavolta anche a mia figlia, visto che è sabato e non è al lavoro. E sarà un tempo calmo, non c'è da correre a ritirare nessuno a una scuola e a un'altra, non dovrò organizzare merende...

Vado, non si sa a che ora torneremo, non è prevedibile il tempo che occorre per la lavapiatti.

I bambini non mi aspettano, hanno già organizzato i loro giochi nel pomeriggio, è una sorpresa gradita. Damiano e Cesare in questo periodo sono appassionati di Lego, costruiscono i robot seguendo le istruzioni, ma inventano anche altre macchine e nuovi personaggi. Diletta ha voglia di mostrarmi i suoi quaderni con i lavori di descrizione sulle maschere del carnevale, poi con la pianola suona i motivi che a scuola stanno imparando col flauto e mi fa cantare "Au clair de la lune" mentre lei mi accompagna suonando. Insieme anche ai fratelli proviamo a cercare le note di altre canzoncine: i risultati sono scarsi, però è divertente. Il fatto che io parli correntemente il francese li affascina sempre; Damiano per lunedì ha proprio il compito di preparare la lettura di alcune frasi, così lo seguo e noto con piacere che ha una pronuncia molto buona.

Ma la sorpresa più grande oggi viene da Cesare.

Qualche tempo fa disse alla sua mamma che voleva imparare a leggere e a scrivere.

- Chiedilo alla nonna, che faceva la maestra.- fu l'invito materno.

E Cesare mi aveva chiesto: - Tu ora hai ancora voglia di fare la maestra e di insegnarmi a leggere e a scrivere? -

Una richiesta delicata che mi aveva commosso.

Ma la nonna che lo vede una volta ogni due settimane o poco più spesso non fa miracoli, può lanciare qualche stimolo, proporre qualche gioco sull'alfabeto, poco di più, giusto per stimolare la sua curiosità...

Così negli incontri precedenti avevamo ripreso dal loro ripostiglio un gioco sulle lettere che avevo regalato a Diletta tre anni fa, gli avevo portato un librettino con esercizi di pregrafia che mi sembrava fatto bene e gli avevo indicato le pagine facili sulle vocali che un po' conosce, così avrebbe potuto esercitarsi anche da solo: volevo vedere se l'interesse sarebbe continuato.

Ora lui mi mostra orgoglioso la pagina che ha completato sulla lettera A e decide di fare oggi quella sulla E. Così scrivendo e parlando insieme si incuriosisce per certi nomi corti di personaggi del libretto e pian piano ... riesce a leggere da solo uno dei nomi! Grande applauso da parte dei fratelli e della nonna, grande emozione per lui (e, lo confesso, anche per me) e lettura trionfale ripetuta per i genitori e per il nonno, tutto preso dalla lavapiatti.

E' sempre un momento bellissimo, quasi magico, lo scoprire la chiave del mistero della lettura, rimettere insieme tutti quei segni e svelare la parola intera! Quante volte l'ho vissuto, sempre con emozione, quando avevo la prima classe! Ora Cesare è, diciamo, autodidatta, ma la meraviglia è uguale...

Sto pensando di frugare in certi miei armadietti dove, molto in fondo, credo di avere ancora qualche avanzo di materiale per le prime classi, pian piano glielo porterò, se vedo che l'interesse continua.

Poi, dopo tanto "studio", passiamo ai giochi di società e, verso sera, ai cartoni animati.

La lavapiatti entra in piena funzione alle 21 e noi nonni finalmente torniamo a casa. Sono molto stanca, ma è stato uno dei pomeriggi più belli e intensi che abbiamo passato insieme.

 
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NOZZE D'ORO A FIRENZE

Post n°1864 pubblicato il 14 Febbraio 2023 da atapo
 

50



 

Da qualche tempo il Comune di Firenze attua una simpatica iniziativa: il 14 febbraio, giorno di San Valentino, invita a Palazzo Vecchio le coppie che nel corso dell’anno festeggiano i 50 anni di matrimonio, per una piccola cerimonia con la consegna di una pergamena ricordo. Era stata sospesa negli anni della pandemia, ora ha ripreso e stavolta è toccato a noi!

In verità noi le nozze d’oro le faremo in ottobre, ci sarebbe ancora tempo, ma ciò che conta è l’anno, quindi l’invito è arrivato.

- Ci andiamo?- ho chiesto al marito.

- Se ti fa piacere… - ha risposto.

Come al solito, le cose in pubblico, l’essere protagonista (anche se in chissà quanti saremmo stati…) gli è completamente indifferente, se non addirittura odioso. Ma per farmi piacere si rassegna (non sempre eh!).

Per me era una cosa carina, anche solo lo stare in quel magnifico Salone dei Cinquecento e avere la possibilità di visitare il resto del Palazzo, non era da perdere, quei luoghi d’arte e di bellezza offrono una vera cura per lo spirito.

Ne abbiamo approfittato anche per pranzare in centro in una trattoria dove non eravamo mai stati, con ottimi piatti tipici fiorentini, poi nell’attesa che arrivasse l’ora della cerimonia abbiamo fatto una tranquilla passeggiata nel centro, confusi fra i turisti sempre numerosi; il sole era quasi caldo nel primo pomeriggio, si stava benissimo.

Ed eccoci nella lunga fila di coppie… attempate all’ingresso riservato a noi. Anzi, tutto il palazzo era per noi, non era aperto al pubblico oggi, le coppie erano 600, un gruppo al mattino, uno al pomeriggio. Io guardavo tutti questi uomini incanutiti, alcuni ancora vigorosi, altri traballanti, e queste signore con i capelli… dai mille colori, i bianchi e i grigi erano in minoranza, c’erano anche delle splendide bionde, molto in forma, io non davo loro di certo un’età almeno attorno alla settantina… considerando i 50 anni di matrimonio…

Pensavo a tutte quelle vite di coppia, a quante storie mi stavano vicino, quali percorsi le avevano portate fin lì… molte coppie arrivavano in taxi, è in zona pedonale, non è da tutti i vecchietti farsi le passeggiate per il centro.

Mi chiedevo se avessi incontrato qualcuno che conoscevo, ma non mi veniva in mente nessuno di cui sapessi una durata così lunga del matrimonio, temevo che poi alla fine sarebbe stata una faccenda un po’ noiosina nella sua ufficialità e col marito che se non sbuffava era solo per cortesia, ma dalla faccia stava cominciando ad averne abbastanza. Invece ecco che entra nel salone un mio collega del Cidi, con sua moglie, uno che anche mio marito conosce perché ci siamo già incontrati in altre manifestazioni cittadine. E’ uno molto simpatico, anche la moglie, che non avevo ancora conosciuto. C’erano due posti liberi subito dietro a noi, così si sono sistemati e abbiamo chiacchierato piacevolmente nell’attesa che iniziasse; anche mio marito si è disteso e si è trovato più a suo agio.

La cerimonia è stata semplice e gradevole: due attori impersonavano il granduca Cosimo I e la granduchessa Eleonora, i primi “inquilini” del palazzo, hanno fatto gli onori di casa raccontando un po’ la storia del luogo, introducendo il gonfalone di Firenze e il suono delle “chiarine”, le trombe ufficiali della città. C’è stata la proiezione di un filmato con gli eventi principali del 1973, nella città e nel mondo: io non stavo a quel tempo a Firenze, ma ho ritrovato certe canzoni e, soprattutto, il golpe cileno e la guerra del Kippur, scoppiata la vigilia del nostro matrimonio. Infine il sindaco ha fatto il suo discorso, poi ha suonato alcuni brani al violino: è anche un bravo musicista.

A ogni coppia è stata donata una rosa rossa e una pergamena commemorativa.

Dopo eravamo liberi di visitare il palazzo e così abbiamo fatto. Si poteva anche fare una foto ricordo insieme al sindaco, al granduca e alla granduchessa, ma mio marito è stato irremovibile: quello proprio no! Anche perché, come è immaginabile, la fila dell’attesa era lunghissima ed io, dopo tutto, non me la sentivo di chiedergli anche questo sacrificio!

Alcune belle ore passate insieme, sono così rare… mi sembrava quasi che fosse domenica!

 
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CHE DIRE ?

Post n°1863 pubblicato il 07 Febbraio 2023 da atapo
 
Tag: cronaca

LEGGO MOLTO, SCRIVO POCO (QUASI NIENTE)

 

dipinto di Hermann Kern

E’ un periodo grigio, grigio scuro. Passano le giornate con le incombenze della quotidianità (cucinare, lavare, stirare, fare la spesa, seguire il meteo per andare a ginnastica in piscina evitando il troppo freddo) e basta, anzi no, c’è il DENTISTA come ciliegina sulla torta.

L’unico momento di socialità è l’incontro settimanale con i “Ragazzi over 65”: continuano i giochi teatrali propedeutici. ancora la regista non ci ha presentato un lavoro da preparare per la fine primavera, dato che sono entrate persone nuove che si devono ambientare. Anche se sono giochi che conosco già, me li faccio piacere perché è il solo pomeriggio in cui ho contatti con qualcuno che non sia il marito.

E questo marito non sta affatto bene e diventa facilmente pesante e irritabile, non ha voglia di iniziative né di uscite che non siano obbligatorie, tipo il medico e l’incontro settimanale col suo gruppo biblico.

Il freddo che si è fatto pungente non mi spinge a uscire da sola e ad affrontare le attese dei bus, anche se in città ci sarebbero cose attraenti da seguire…

Mi sembra di ripiegarmi su me stessa, di non avere più nulla di interessante da fare o da dire… Così non scrivo, certe idee che mi vengono poi affondano come in una nebbia che sento nel cervello, mentre le giornate scorrono spesso insulsamente, mi scopro a non avere voglia neppure di provare una nuova ricetta, anche se il tempo ci sarebbe eccome.

Leggerei da mattina a sera: l’immergermi in storie, il vivere in tempi e luoghi differenti, così “vivo mille vite”, diceva credo Umberto Eco e ora mi pare che questo sia l’unico modo per vivacizzare un poco la mia.

Una cosa sola mi dà soddisfazione, anche se mi affatica: i pomeriggi che ogni quindici giorni passiamo con i nipoti, a prenderli dalle scuole, fare la merenda, qualche gioco insieme, un’occhiata e una piccola assistenza se hanno qualche compito da fare, poi i cartoni animati fino al ritorno dei genitori. C’è sempre da divertirsi, anche se a volte occorre dirimere qualche litigio, e alla sera di quei giorni mi sento più serena e di buon umore.

Quasi quasi vorrei che il lavoro di babysitter fosse più frequente, ma so che mio marito si affaticherebbe troppo e ora che abitano a Poggio a Caiano c’è bisogno del suo ruolo di autista, anche per andare a prenderli dalle scuole di Prato: gli orari delle corriere sono improponibili, da sola non ce la potrei fare e poi… i nonni siamo tutti e due, no?

 
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BLACKOUT

Post n°1862 pubblicato il 30 Gennaio 2023 da atapo
 
Tag: cronaca

SILENZIO



Come tutti sanno, Libero è andato in tilt e per diversi giorni non funzionava la mail e nemmeno la community: posta e blog irraggiungibili.

Poi qualcosa ha ripreso, a singhiozzo, chi era più fortunato poteva accedere, altri no. Io credo di essere stata tra gli ultimi a riavere tutto funzionante, praticamente una settimana intera tagliata fuori.

Ci si abitua e il fatto che fossimo in tanti ... mal comune mezzo gaudio, si dice, ma un po' di preoccupazione c'era: cos'era successo? I dati, le pagine, la posta, che fine avrebbero fatto?

Perchè c'è sempre in fondo il pensiero che le nuove tecnologie possano avere rischi e fare danni... quanto riparabili? Quanto importanti?

Restavano altri luoghi virtuali in cui rifugiarsi, Facebook ha avuto un'impennata, almeno tra le mie conoscenze, però è inutile, è mancato qualcosa di grosso.

In compenso ho avuto più tempo per altro: riordini casalinghi, cucina, rammendi (udite udite!) e soprattutto lettura: in poco tempo ho "fatto fuori" "Le nostre anime di notte", una bella storia di grande dolcezza e malinconia, una scrittura asciutta e sintetica che lascia tanto all'immaginazione, speri sempre, leggendo, che la serenità e gli affetti dei due protagonisti non vengano guastati dagli altri, dalla sorte, dalla vita...

Non riesco a riprendere a scrivere: formo, nella mente, periodi, pagine e capitoli, ma poi, davanti allo schermo e alla tastiera, non mi decido ad iniziare. Non so perchè, mi sento in un periodo di incertezza, di insicurezza, di attesa... di cosa poi?

E ora sono giornate molto fredde, ventose, è la stagione giusta così, però questo mi ha impedito di uscire salvo per l'indispensabile spesa. Anche rimanere obbligatoriamente chiusa in casa rischia di portarmi a meditazioni e a rimuginii non sempre felici. E questo si univa alla preoccupazione del "come andrà a finire" in rete, dove ormai sta una parte di vita non indifferente.

Da ieri pare tutto ritornato alla normalità, stamattina come piccolo festeggiamento ho fatto una torta per le colazioni dei prossimi giorni, una ricetta nuova con la farina di grano saraceno e la marmellata, assomiglia a un dolce tedesco, la "torta di Linz": è venuta bene, spero che sia di buon auspicio!

 

 
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DAL PASSATO

Post n°1861 pubblicato il 21 Gennaio 2023 da atapo
 

BAMBINO DAGLI OCCHI AZZURRI


dal film "Una gita scolastica"

Era il 1973, i miei primissimi anni da maestra, ebbi l'incarico a tempo indeterminato nel Comune di Bologna, nella scuola elementare come insegnante di doposcuola, che si stava trasformando in quegli anni in tempo pieno.

Avevo un gruppo di bambini di seconda e di terza, la scuola “del mattino” finiva alle 12,30, io raccoglievo dalle classi chi restava al pomeriggio, poi il pranzo, la ricreazione, l’assistenza ai compiti che avevano assegnato le maestre “del mattino”, avevamo anche del tempo per attività insieme, artistiche, di drammatizzazione, letture. Si usciva alle 17, alle 17,30 dalla primavera.

C’era un bambino di seconda che mi colpì dai primi giorni: piccoletto, grassottello, coi capelli a caschetto un po’ lunghi, quasi da femmina, due enormi occhi azzurri sempre spalancati. Si chiamava D. era tranquillo, amava disegnare, ben inseritonella classe, parlava sempre pacatamente, non si arrabbiava mai, argomentava con osservazioni mature, quasi filosofiche, era un po’ diverso dai quei monelli dei suoi compagni, pareva più maturo, autonomo e sicuro di sé. Era portato per le materie linguistiche, non gli mancava la fantasia, la matematica invece gli risultava un po’ ostica. Un giorno (non l’ho più dimenticato) doveva imparare a memoria una poesia; io gli chiesi di dirmela, lui rispose tranquillamente che non era capace di imparare a memoria, però se volevo me la spiegava con le sue parole. Io accettai e rimasi sorpresa di come lui riuscisse a farne una parafrasi esatta, a “raccontarmi” in prosa tutta la poesia e a spiegarmene il significato. Per un bimbo di sette anni mi sembrò notevole, lo lodai, ma dovetti spiegargli anche che forse la maestra del mattino avrebbe gradito la ripetizione a memoria… Non ricordo poi come andò il seguito, comunque lui rimase un personaggio particolare in quel gruppo. Non avevo fatto caso al suo cognome, Celli, fu la sua mamma (una signora molto simpatica) a farmi notare che il papà era l’etologo che in quegli anni stava acquisendo notorietà per i suoi interventi sull’ambiente. Così poi gli chiedemmo consulenza quando tentammo di allevare e fare riprodurre in classe una coppia di criceti… ma questa è un’altra storia.

L’anno successivo non ebbi più quel gruppo, entrai a lavorare in una classe a tempo pieno, persi le tracce di D.Celli. Incontrai per strada una o due volte ancora la mamma, seppi che si era separata dal marito, poi più nulla.

D. lo rividi sullo schermo, diversi anni dopo, già ragazzo, in alcuni films di Pupi Avati, per esempio il bellissimo “Una gita scolastica” e mi dissi: -Ma guarda un po’, vuole fare l’attore nella vita?-

La sua recitazione non mi pareva per niente eccezionale, speravo che non avesse ambizioni in quel campo, non mi pareva il tipo da sopravvivere in quell’ambiente.

Ancora lunghissimi anni di oblio…

Qualche tempo fa facebook, che fa riemergere di tutto nelle nostre vite, me lo ha riproposto: forse a causa delle mie curiosità ambientaliste, perché ora D.Celli, maturo signore oltre la cinquantina, sempre grassoccio e adesso molto somigliante al suo celebre padre, si occupa proprio di natura, di ambiente, di animali, sta ancora a Bologna o almeno nei suoi dintorni, in montagna mi pare, è consigliere comunale, insomma una vita un po’ alternativa che non mi stupisce affatto, anzi lo ammiro.

Digitai SEGUI perché mi incuriosiva saperne di più e sono sempre affezionata ai miei antichi scolari che ogni tanto “ripesco”; qualche giorno fa era il suo compleanno e io gli scrissi AUGURI, poi pensai che forse avrebbe detto: -Ma chi è questa?- allora aggiunsi "sono stata la tua maestra al doposcuola quando eri in seconda elementare, scuola Lunetta Gamberini”

Ecco il seguito:

-Mi ricordo benissimo, peccato non averti avuta fino in quinta, fu una tragedia per me avere il maestro che prese il tuo posto.-

Io: -Mi dispiace, purtroppo nella vita non sempre si può scegliere.-D:- In realtà sarebbe bastato parlarne in casa, ma i miei si stavano separando, ogni questione diventava oggetto di lite da coltello, così mi tenni quel supplizio per 2 lunghissimi interminabili anni. A lui devo il mio odio per la matematica. Quando sbagliavo un'operazione mi prendeva per un orecchio e con la testa puliva la lavagna.-

Piacere e dispiacere nello stesso tempo. Noi insegnanti siamo felici quando i nostri ragazzi mantengono un buon ricordo di noi e del tempo passato insieme, però è molto triste che ci sia chi fa soffrire così gli alunni e li danneggia per tutto il resto del loro percorso di studio e di vita…

    Mi ha chiesto l’amicizia su Facebook e gliel’ho concessa con gioia.

 
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LA PAGHERO'

Post n°1860 pubblicato il 15 Gennaio 2023 da atapo
 

MAI ‘NA GIOIA

 


 

Come ero contenta e leggera venerdì sera, dopo quel pomeriggio di ore piacevoli tra musica, cultura, incontri!

Poi, la sera, la lavapiatti appena avviata ha pian piano rallentato il ritmo fino a spegnersi, inesorabilmente. Tentativi, pulizia filtro, controlli, riavvii… niente da fare. MORTA!

Ipotesi del marito, riflessioni sul fatto che l’abbiamo in funzione da ben prima del 2015, data che ricordiamo a causa del trasloco nell’attuale casa… temiamo che abbia fatto il suo tempo: eh, le cose non durano più come una volta! Forse va cambiata. Però il marito vuole studiarci sopra, guardare le istruzioni e controllare dei pezzi, chissà che si trovi ciò che si è guastato e che lo riesca poi a riparare. Ora ha capovolto la lavapiatti, ne ha sparso pezzi per tutta la cucina.

Intanto io lavo i piatti a mano. Siamo in due in famiglia, non è una gran fatica e non è un lavoro che mi stia troppo antipatico, però… ne faccio volentieri a meno, quel tempo preferirei usarlo in altri modi. E per quanto durerà?

Ecco che arriva un messaggio dalla figlia: il nipote più piccolo ha la febbre, lei domani al lavoro è incasinata, le baby sitter non sono disponibili per tutte le ore che servono: potremmo magari noi nonni, nonna soprattutto…?

Telefonata per studiare gli incastri degli orari, quelli delle corriere e quelli di figlia e babysitter: ce la possiamo fare, bisogna anche riprendere gli altri nipoti dalle rispettive scuole, dovrà correre anche il nonno. Consideriamo che abitano a Poggio a Caiano e due vanno a scuola a Prato.

Io, alle 15,30 del pomeriggio, ho infine una “bella” seduta dal dentista, dovrò essere rientrata a Firenze, su e giù di corriere.

Che giornatina si prospetta domani!

E’ così che devo scontare la bellezza di venerdì scorso? Non credevo di dover essere punita per un pomeriggio piacevole...

 

 
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