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25 APRILE

Post n°1913 pubblicato il 27 Aprile 2024 da atapo
 

CAMMINANDO e RICORDANDO



 

Il giorno 25 aprile tutti gli anni cerco di fare qualcosa per commemorare ciò che fu e il valore di questa data. Anche qualcosa di piccolo, per esempio leggere un racconto o un libro (che ho iniziato apposta nei giorni precedenti), vedere un film sull’argomento, cantare dentro di me certe canzoni; oppure è capitato che potessi assistere a uno spettacolo teatrale o partecipare a feste o manifestazioni organizzate da qualcuno.

Quest’anno nella mia zona al mattino c’è stata una camminata lungo un percorso che toccava diversi punti importanti a memoria della guerra, della lotta partigiana e della liberazione. Il tempo era discreto, ho voluto partecipare.

Per me era un’impresa percorrere diversi chilometri, ma era un piccolo sacrificio che sentivo necessario, confidavo nel passo lento e nelle fermate per le commemorazioni. Così è stato, ad ogni sosta c’era un piccolo discorso che presentava il fatto o la persona ricordata, o anche problemi e guerre attuali: la Palestina, le carceri, le morti sul lavoro, tutti stimoli per meditare e riflettere. Ogni discorso si è concluso con un canto partigiano, o di lavoro, accompagnato da chitarra e contrabbasso; tutti cantavano, ci era stato distribuito un fascicolo con le parole dei canti, li conoscevo quasi tutti.

Eravamo in parecchi, altri si aggiungevano via via lungo le strade, uscendo dalle case, qualcuno faceva solo un tratto di percorso, la maggior parte, come me, ha seguito tutto. Molti erano gli anziani, forse più della metà, parecchie le famiglie con bambini di ogni età, scarsi erano, secondo me, i giovani e i ragazzi e questo non mi è affatto piaciuto.

Ho incontrato tante persone conosciute durante gli anni: ex colleghi di lavoro, genitori di miei antichi scolari (ora adulti e non più a Firenze), persone che ultimamente hanno fatto con me esperienze di teatro. Affiancati per qualche tratto di strada, abbiamo parlato di tante cose, delle esperienze di vita che davano un perché al nostro ritrovarci lì.

La signora che ha fatto con me l’animazione di Neretta alla scuola mi ha detto che le letture da me suggerite per le sue successive animazioni sul 25 aprile sono piaciute moltissimo ai bambini, tanto che ora ne richiedono i libri in biblioteca: questo mi ha fatto un enorme piacere, pensare che le usavo e piacevano ugualmente nelle mie classi degli anni ‘80… I bambini riconoscono quando uno scritto è valido, lo recepiscono sempre.

Durante il cammino i gruppetti si formavano e si scioglievano, per incontrare e parlare con altri conoscenti. A tratti camminavo sola… e pensavo… a tutti i 25 aprile che ho passato, sempre per me carichi di emozioni nel ricordo dei fatti di guerra, ma anche ricordavo tutti i modi in cui, nelle mie classi, insieme ai colleghi ho sempre cercato di celebrarlo. Così ho ripercorso le ricerche, le interviste ai nonni, i films visti, gli spettacoli che abbiamo costruito, le scene recitate, i canti, tanti canti, che abbiamo cantato in tanti anni. Sono fra i ricordi più vivi e più belli delle mie esperienze di insegnante.

Quello più forte è una serata, durante un soggiorno in montagna: eravamo fuori dalla casa, al buio, seduti in cerchio sul prato attorno al fuoco, il maestro con la chitarra insegnava ai bambini le canzoni dei partigiani per lo spettacolo che stavamo preparando… L’aria era fredda, il cielo limpido e pieno di stelle, tutti cantavamo a voce bassa, c’era un’atmosfera quasi di sogno, certi piccoli brividi non erano per il freddo

“Bersagliere ha cento penne

e l’alpino ne ha una sola

il partigiano ne ha nessuna e va sui monti...”

Spero che certe esperienze abbiano lasciato tracce nei nostri scolari.

 

 
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DEBUTTO E REPLICA

Post n°1912 pubblicato il 24 Aprile 2024 da atapo
 
Tag: teatro

"ROSE E CRISANTEMI"



 

Questo è il titolo della commedia che abbiamo rappresentato venerdì e sabato scorsi.

E' un testo originale, scritto dal nostro regista, tutto ambientato in un cimitero in cui accadono cose strane: coppie clandestine, regole che non vengono rispettate, amori e tradimenti, minacce di vendette e di stragi... ma in fondo è una commedia "brillante", come si dice in gergo. Due soltanto sono i personaggi "seri": un'anziana signora (io) e il guardiano del cimitero, che in quel guazzabuglio non ci capisce più niente.

Insomma, c'è un po' di tutto, sorprese e colpi di scena, che hanno fatto ridere molto il pubblico. Un buon successo, che ci aprirà la strada a repliche dal prossimo autunno, quando verrà proposta nelle rassegne di altri teatri.

Le prove intense e martellanti delle ultime settimane ci hanno affiatato, ci siamo divertiti in scena e abbiamo fatto una bella figura, ora per la soddisfazione si dimentica la faticaccia di tutte quelle serate di lavoro, che finivano a mezzanotte.

Ma nel teatro è sempre così e io mi stanco, soffro, mi lamento, penso di non farcela, dico che sarà l'ultima... poi DOPO sono contenta: gli applausi del pubblico hanno questo potere!

Il fine settimana è stato di riposo, ora siamo ripartiti con le prove per il secondo spettacolo, quello del 9 maggio in un teatro importante di Firenze. Fuori uno, mi sto dicendo. Vorrei solo che smettesse finalmente di piovere, almeno non dovrei preoccuparmi per i colpi di freddo e le conseguenti improvvise perdite di voce: ho dovuto riprendere fuori il piumino e i foulard pesanti per proteggere la gola!

 

 
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GLICINE

Post n°1911 pubblicato il 14 Aprile 2024 da atapo
 

QUANTE PRIMAVERE HAI ?


 

Sta finendo il tempo dei glicini. Sono fiori meravigliosi, da rami secchi e contorti in pochissimo tempo nascono tanti grappoli di fiori e come profumano! Io li amo molto, ma non ne ho nessuna pianta in giardino: nelle diatribe col marito su cosa piantare e cosa evitare, per il glicine ho lasciato perdere.

Dovrebbe appoggiarsi a qualcosa e non so cosa, poi andrebbe regolato perché si espande in fretta e rischia di rompere i sostegni, il mio amico bolognese in terrazza ne aveva uno enorme che ha divelto e abbattuto la tettoia. Figuriamoci se mio marito si metterebbe a potarlo con metodo e continuità!

Allora ammiro e mi innamoro dei glicini che incontro, sulle immagini e dal vero nei giardini a cui passo accanto durante le mie uscite, che quest’anno sono state scarse, tra maltempo e malanni, così ultimamente per le strade certi glicini li ho trovati, a sorpresa, dal nulla che ricordavo a un tripudio di foglie e di grappoli. Mi fermo, li guardo, ne aspiro il profumo, col profumo tornano ricordi… di primavere lontane, fin dall’infanzia quando un enorme glicine stava su un lato della casa e faceva porticato.

Si dice “avere x primavere” nel senso di “avere x anni”, ne ho capito il perché: i colori, i profumi, la luminosità di questa stagione facilmente rievocano primavere passate, nel mio caso tante ormai…

Il glicine è sontuoso, in ogni fiorellino ci sta un ricordo se mi fermo e accetto di farmi inebriare dalla sua bellezza. Non so perché, ma ci sono fiori con cui mi accade più facilmente e il glicine è fra questi.

Quando ho conosciuto la poesia di Pasolini su questa pianta, l’ho apprezzata tantissimo, mi fa venire i brividi ogni volta che la rileggo, ci sta dentro la vita intera, con le sue oscurità, le sue bellezze, i suoi ritorni e le sue sorprese…

... e intanto era aprile,
e il glicine era qui, a rifiorire.
Prepotente, feroce
rinasci, e di colpo, in una notte, copri
un’intera parete appena alzata, il muro
principesco di un ocra
screpolato al nuovo sole che lo cuoce ...
E basti tu, col tuo profumo, oscuro,
caduco rampicante, a farmi puro
di storia come un verme, come un monaco:
e non lo voglio, mi rivolto – arido
nella mia nuova rabbia,
a puntellare lo scrostato intonaco
del mio nuovo edificio.
Tu che brutale ritorni,
non ringiovanito, ma addirittura rinato,
furia della natura, dolcissima,
mi stronchi uomo già stroncato
da una serie di miserabili giorni,
ti sporgi sopra i miei riaperti abissi,
profumi vergine sul mio eclissi,
antica sensualità”  (P.P.Pasolini)

 

 
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STANCA

Post n°1910 pubblicato il 07 Aprile 2024 da atapo
 
Tag: teatro

PRIMAVERA FATICOSA

 



Non scrivo più qui, perché è un periodaccio e io sono distrutta. Sono impegnata in tre spettacoli: il primo tra due settimane, il successivo a inizio maggio, l’ultimo a fine maggio. Il primo e l’ultimo erano definiti da tempo e fin qui poteva andare, ma quello di mezzo è saltato fuori all’improvviso: un teatro importante di Firenze ha offerto al Camerino di fare uno spettacolo da loro, vista la buona fama della compagnia. E’ davvero un’occasione da non lasciar cadere ed è stato deciso a maggioranza di portare “Gente di Poligiano”, il testo già rappresentato un sacco di volte in molti posti, su cui gli attori si sentono sicuri.

Gli altri, non io! Perché io vi sono entrata solo nell’ultima replica, la primavera scorsa, facendo la supplente di un’attrice che non recita più: imparai la parte in fretta e furia, convinta che non ci sarebbero state più repliche data la “vecchiezza” della storia, così altrettanto velocemente ho buttato le battute nel dimenticatoio della mia mente. Adesso va ripreso, riprovato molte volte perché non vogliamo fare brutta figura in un luogo così in vista della città.

Per le prove di tutti questi spettacoli ora sono impegnata dopo cena tre o quattro sere ogni settimana, in più col gruppo degli “over 65” l’incontro è al venerdì pomeriggio. Nelle prove serali prima delle 23,30 non torno a casa.

Sto accumulando una stanchezza incredibile: qualche sera fa, alle 20, 30 quando dovevo iniziare a prepararmi perché dopo poco sarebbe arrivato il collega che mi dà un passaggio in auto, stavo seduta a tavola a fissare il piatto vuoto (avevo finito di cenare) e non riuscivo a trovare la forza di alzarmi…

Il fatto è che nelle mie giornate non c’è solo il teatro, c’è anche la vita “normale”: la casa, la spesa, i pomeriggi coi nipoti, i problemi del marito, le necessarie sedute di ginnastica in piscina… e il mal di schiena che non se ne va ormai da ben più di un mese!

Ci vuol poco a capire che si tratta in buona parte di affaticamento, a cui si aggiunge il maltempo e l’umidità che hanno tormentato le ultime settimane: nei pochi giorni in cui tornava un po’ di sole stavo un po’ meglio.

In certi momenti penso che farei bene a lasciare il teatro, o almeno quello del Camerino: come temevo hanno un’organizzazione e una densità di impegni che per me sono troppo, non ho più il fisico, non ho più l’età.

Però… il teatro mi dà anche tanto, mi sento così viva quando lavoro su un personaggio, lo faccio vivere, lo offro al pubblico e sono contenta di vederne il successo. Il teatro è anche l’unico gruppo di persone fuori dalla famiglia che incontro, con cui ho relazioni, scambi di parole: la nostra vita sociale è nulla, mio marito diventa sempre più orso, è sempre più affaticato e chiuso in casa davanti agli schermi di televisione e computer. Io, a vederlo così, mi sento triste e depressa, devo farmi forza a cercare e a mantenere qualcosa che mi restituisca soddisfazione ed energia. Ma quando gli impegni diventano troppi…

Oggi, domenica, secondo giorno di caldo, ho convinto il marito a uscire, ad andare a una specie di sagra di prodotti abruzzesi, dove abbiamo mangiato benissimo e lui si è comprato vini e birre: volutamente non ho aperto un copione per tutto il giorno, una specie di disintossicazione: stasera il mal di schiena è sparito completamente!

Peccato che domani ricominci il tran-tran.

 

 
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NERETTA A SCUOLA

Post n°1909 pubblicato il 23 Marzo 2024 da atapo
 

LA SCRITTRICE



 

Sono arrivate le due mattine dedicate alla scuola primaria, a presentare il mio libro NERETTA, storia di una matita, ai bambini delle classi prime e seconde.

Molta emozione, prima... molta soddisfazione, direi gioia, dopo. Tutto è andato come previsto, o quasi.

Il primo giorno, dedicato ai più piccoli, con le insegnanti avevamo deciso che avrei proiettato le illustrazioni del libro raccontandone gli episodi; occorreva la famosa lavagna LIM, io non l'avevo mai usato prima d'ora, sono andata in pensione quando era ancora un raro gioiello e pochissime classi privilegiate lo avevano. Ora ho scoperto che è uno strumento favoloso, mi rincresce di essere stata troppo vecchia per godermela.

Ma la tecnologia è sempre barcollante nelle scuole, come l'organizzazione, e quando sono arrivata non si sapeva se la lavagna, quella trasportabile all'occorrenza nelle stanze per incontri e iniziative, era disponibile, se funzionava...

Passano gli anni, io continuo a non meravigliarmi di niente, già mi rassegnavo a fare una presentazione solo a parole sfogliando il libro, situazione molto meno accattivante. Poi per fortuna tutto si è sistemato, la custode anzi è stata molto rapida a girare meglio le seggioline, perchè la LIM non aveva la prolunga...

Vedere immagini su uno schermo, insieme al mio racconto, tiene viva l'attenzione dei bambini più piccoli, non si sono stancati, alla fine erano tutti contenti. Io non avevo nemmeno perso la voce, dopo aver fatto la presentazione tre volte, per tre classi!

Il giorno dopo, con le seconde tutto era organizzato meglio. Ho avuto la collaborazione di due signore che vanno spesso in quelle classi a fare animazione alla lettura: insieme abbiamo preparato un vero piccolo spettacolo, con oggetti che diventavano i personaggi dei capitoli scelti per la lettura. Ci eravamo trovate insieme qualche giorno prima per decidere una traccia di sceneggiatura e via! Direi che è stato proprio divertente.

Dopo le scenette ogni bambino aveva preparato una domanda per l'intervista alla scrittrice, erano domande simpatiche, sul personaggio, sull'ispirazione a scrivere, sul tempo per completare una storia, su come vivevo e sognavo da piccola... Così c'è stato tanto da parlare insieme e ho raccontato loro cose del passato, che ora non ci sono o non si usano più e questa conversazione è piaciuta molto anche alla maestra... praticamente è stata aggiunta una lezione di storia!

In ogni classe ho lanciato proposte e suggerimenti di lavoro attorno al libro, ho raccontato cosa è stato fatto in classi precedenti, ho invitato caldamente le insegnanti a far lavorare la fantasia. Poi, se vorranno farmeli conoscere, vedrò volentieri i risultati delle loro attività. In fondo è questo il motivo per cui amo portare Neretta nelle scuole, una specie di corso d'aggiornamento, sullo stile di Gianni Rodari!

E se dopo tutto ci saranno bambini o classi che decideranno di acquistare il libro personale... un po' di guadagno non fa mai male!

 
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STAGIONE

Post n°1908 pubblicato il 12 Marzo 2024 da atapo
 

I GIARDINI DI MARZO


 

C’è la canzone di Battisti e ci sono i giardini veri… poi c’è anche il mio giardino.

Ora è un po’ meno giungla, mio marito ha potato una buona parte dei cespugli, è diventato più… civile. I periodi di acquazzoni hanno lucidato tutto e dissetato, quando c’è il sole mi piace ogni giorno farci almeno una passeggiatina per scoprire le novità e ogni volta c’è qualche cambiamento.

Le violette avevano iniziato l’anno scorso a colonizzare e quest’anno stanno facendo una vera e propria invasione, crescono dappertutto. Ci sono poche piante di margherite, a me piacerebbe che si diffondessero, ma chissà, forse sono perdenti nel contendersi il territorio con le violette. Non sono ancora spuntati altri fiori, magari “esploderanno” fra pochissimo, o forse è meglio che aspettino, per non essere rovinati da gelate o diluvi tardivi. Però il pero e il melograno hanno già le gemme rigonfie.

Nei mesi scorsi avevo tagliato le foglie agli iris e deve essere stata una bella rinforzata, perché le nuove foglie uscite sono alte e dritte come fusi, spero che facciano anche tanti fiori. Cammino avanti e indietro lungo il vialetto, respiro forte, guardo il cielo che, se c’è il sole, ha quel bel colore celeste brillante della primavera, decorato spesso dalle nuvole bianchissime.

Ci sono altri giardini già pieni di anemoni, giunchiglie e narcisi, il mio è sempre ritardatario, forse vorrebbe essere un po’ più accudito. Ma il cielo è ugualmente bello dappertutto, anche fra i condomini e i palazzi antichi del centro città. E’ il cielo a dare la luminosità primaverile, avverte che la bella stagione sta per tornare, non manca molto!

Viene voglia di andare al mercato al parco lungo il fiume tutti i martedì, di prendersi qualche pomeriggio di “libera uscita” per girellare tra le vie riscoprendo la città e le sue bellezze, di organizzare qualcosa in compagnia, fino al primo gelato della stagione, magari assaggiando un gusto nuovo.

Viene anche la spinta a nuovi progetti, la forza per cominciare ad attuarli, la speranza di portare a termine cose belle: la buona stagione è potente in questo.

Però ho sempre mal di schiena: miglioro troppo lentamente, il dolore passa spesso alla gamba, mi stanco con niente, devo calibrare ciò che faccio e fermarmi spesso; temo… temo che sia avvisaglia di qualcosa di più serio… ma allontano il pensiero che già mi fa paura. Trovo giustificazioni nel freddo tanto umido delle settimane scorse, mi voglio convincere che se viene caldo stabile migliorerò anch’io e mi passerà tutto, ma una punta di ansia non mi lascia mai...

 

 
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FUORI USO

Post n°1907 pubblicato il 29 Febbraio 2024 da atapo
 
Tag: cronaca

GIORNO  IN  PIÙ


 

Oggi 29 febbraio, un giorno in più che per me è stato completamente inutile.
Da martedì ho la schiena bloccata: al mattino, seduta sul letto, che è basso, mi ero piegata ad allacciarmi le scarpe e ho sentito un piccolo dolore alla schiena. Poi nel resto della mattinata ho cercato di muovermi normalmente, avevamo alcuni impegni, io e il marito, siamo stati in giro in auto e a piedi… la mia schiena peggiorava sempre e dal pomeriggio sono stata KO.
Pomata antinfiammatoria a dosi massicce, ieri non riuscivo quasi a muovermi, oggi sta migliorando, molto leggermente.
Sono in casa, non devo muovermi a lungo, né stare a lungo ferma, in piedi o seduta o sdraiata a letto… è un patire per calibrare i movimenti. Qualsiasi cosa inizi a fare, non dura perché devo cambiare posizione e non riesco a concentrarmi in niente; ieri pomeriggio ho fatto lunghe telefonate ad amici, per passare il tempo, così potevo stare seduta o girellare col cellulare in una mano e quell’altra ad appoggiarmi qua e là per le stanze.
Salto le prove del teatro stasera e penso anche domani.
Aspetto con timore il peggioramento del tempo previsto nel fine settimana, perché credo che tutto sia nato dall’umidità accumulata durante i precedenti giorni di pioggia forte, che pare torneranno: l’età certo non aiuta, anzi aggrava.
Spero di rimettermi in condizioni decenti per lunedì, avrei la prossima settimana così piena di impegni...

 
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PROGETTI

Post n°1906 pubblicato il 25 Febbraio 2024 da atapo
 

TORNARE A SCUOLA


L'insegnante con cui ho appuntamento mi aspetta sulla soglia e mi fa strada attraverso i corridoi fino alla sua classe. Sono quasi le 17, i bambini sono usciti, la scuola è silenziosa, una bidella fa le pulizie, dalle porte aperte delle aule intravedo passando insegnanti al lavoro: è pomeriggio di programmazione.

Entriamo in aula.

- Accomodati, se hai pazienza qualche minuto, stiamo finendo gli orari per gli incontri con la persona del Centro per l'italiano ai bambini stranieri.-

Mi accomodo sulla seggiolina, dietro a un banco, su cui dispongo il quaderno per gli appunti e l'agenda, poi mi guardo intorno.

L'aula è allegra, alle pareti ci sono i disegni dei bambini, i promemoria sull'ortografia (è una seconda), i cartelloni che riassumono e illustrano alcune esperienze interessanti vissute dalla classe, in un tavolino sotto la finestra i vasi con le piantine in crescita.

Mi piace, mi ritrovo, potrebbe essere la mia classe... di ormai tanti anni fa! Provo una lieve malinconia, molto di ciò che vedo mi fa tornare in mente esperienze lontane, percepisco il clima di impegno, di amicizia e apertura verso gli altri, di interesse per i piccoli, di sollecitudine per il loro benessere e la loro crescita equilibrata e positiva. Non conosco ancora personalmente le insegnanti, ma ho la speranza che sarà bello lavorare con loro.

Ora hanno finito l'incontro precedente e iniziamo a parlare insieme: vogliono conoscermi meglio, cosa facevo quando insegnavo, cosa faccio ora (una di loro mi ha vista recitare); io chiedo se hanno già delle idee su ciò che si potrà organizzare...

Lavoreremo sul mio libro "Neretta", ci sarà lo spazio anche per qualcosa di "quasi" teatrale. Una classe conosce già la storia, altre non ancora.

La mia prima impressione è confermata: le idee e le parole nascono e filano lisce, come se ci conoscessimo da tempo, c'è una bella sintonia. Alla fine mi sento contenta, è stato un incontro piacevole e produttivo, esco dalla scuola anche un po' emozionata per l'esperienza che mi aspetta in quelle classi: sarà bello, è sempre bello stare con i bambini, dal fondo del cuore mi ritorna lo spirito da insegnante, che accantono, ma non ho ancora completamente perso.

L'appuntamento è per la seconda metà di marzo.

 

 
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LEGGENDO

Post n°1905 pubblicato il 18 Febbraio 2024 da atapo
 

SUSCITARE MEMORIE



- Ciao, ho cominciato a leggere il tuo libro. -

Una mia conoscente, una signora di qualche anno più giovane di me, mi ferma all’uscita dalla messa.

- Mi piace, è scorrevole, si legge bene. Sai, mentre lo leggo mi viene da pensare alla mia infanzia, mi tornano in mente tante cose… Degli episodi, delle persone… che credevo di avere dimenticato e invece… Mi sono resa conto che la nostra vita passata è importante, che bisognerebbe davvero lasciare i nostri ricordi ai figli e ai nipoti, in qualche modo: i tempi cambiano, le esperienze che abbiamo fatto noi è bello che passino a loro… -

Le rivelo che queste considerazioni me le hanno dette anche altri lettori del mio libro “L’aria buona del giardino”, quelli che hanno già superato gli “anta”; i più giovani invece lo sentono come… un libro di storia, come era la vita una volta e come adesso sia diversa.

Sono contenta che le mie pagine stiano suscitando queste reazioni e queste meditazioni: sono una testimonianza di un passato comune alle generazioni mie coetanee e se sono riuscita a ricrearne l’atmosfera, a farvi immergere i miei lettori, suscitandone ricordi, forse rimpianti, forse nostalgie…

... beh, penso che il mio lavoro non sia inutile.

 

 
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VIAGGETTO INVERNALE

Post n°1904 pubblicato il 07 Febbraio 2024 da atapo
 
Tag: viaggi

NEL MILANESE

Lodi, Santuario dell'Incoronata

Un’ennesima premiazione mi ha portato, stavolta, nel milanese, per un fine settimana.

Abbiamo trovato un bel nebbione in alcune zone durante il viaggio, ma per fortuna la maggior parte del tempo, quello passato girando a piedi, c’è stato il sole o appena un po’ di grigio, anche se il freddo si faceva davvero sentire; io comunque mi ero ben attrezzata con abbigliamento a cipolla e non ho preso nemmeno un raffreddore.

Non mi piacciono quei posti, mi fanno girare la testa tutti quegli intrecci di strade, svincoli e autostrade, e tutti quei paesotti tutti uguali: poche vecchie palazzine o cascine ristrutturate semisepolte da palazzoni enormi con una media di dieci piani ciascuno. Insomma, non ci abiterei mai, ho sopportato a stento quei pochi giorni. Non sono andata a Milano città, ma non farò qui i nomi dei paesi in cui mi sono fermata, perché tanto sono tutti simili e non vorrei che qualcuno si sentisse offeso…

Inoltre, essendo di fine settimana, mi sono parsi desolatamente vuoti, la domenica tutti i negozi chiusi, poche persone in giro, la maggior parte anziani a stazionare in vecchi caffè che hanno visto tempi migliori. Ci è stato detto che per trovare “vita” e anche molti dei servizi per la gente, bisogna arrivare a Milano, è scomodo. Il caos di auto c’è solo attorno agli enormi centri commerciali.

Un po’ di movimento c’era nel paese in cui si è svolta la premiazione, era l’avvenimento ad attirare gli abitanti, oltre naturalmente i premiati e gli accompagnatori venuti da fuori. Ero tra i finalisti e tale sono rimasta, stavolta non sono arrivata al podio, la cerimonia è stata simpatica, perché ogni racconto veniva presentato e commentato da un membro della giuria, ma solo dei primi tre ne è stato anche letto l’incipit. Oltre ai premi principali, a tutti è stata data in ricordo una buffa statuina di materiale biologico che si illumina al buio, si chiama Corradino e rappresenta uno scrittore con una enorme penna che gli grava sulle spalle, un po’ umoristico…

Stavolta non siamo andati né in camper né in albergo: in un altro paese della cintura milanese abitano ancora dei parenti di mio marito, che non vediamo da tantissimo, così ci ha ospitato una sua vecchia zia, di 92 anni. E’ sorprendente come si mantenga bene, lucida e arzilla, con qualche problema di salute legato all’età, ma del tutto gestibile.

Abbiamo passato due notti da lei, con le cene e… tante chiacchiere! Ci siamo raccontati molto, soprattutto storie di famiglia, ci ha mostrato album di foto antiche, di nonni e bisnonni, di cerimonie familiari in cui si radunavano i parenti ed erano quasi le uniche occasioni per scattare fotografie, ho visto mio marito quando aveva pochissimi anni, poi più grandicello… non l’avevo mai visto così. Provavo strane sensazioni, mi sentivo “dentro” la famiglia e nello stesso tempo guardavo con occhi da estranea, facevo confronti: io dov’ero, che facevo a quel tempo? Mi sarebbe piaciuto averne qualcuna di quelle foto, ma non le ho chieste, magari quando la zia non ci sarà più…

Mi pare sia stata molto contenta di averci avuto ospiti, a farle un po’ compagnia.

Una cugina di mio marito ci ha invitato a pranzo a casa sua, in un altro ancora di quei paesi, per arrivarci ci siamo persi nell’immensa pianura, perché il navigatore ha improvvisamente smesso di funzionare, siamo dovuti ricorrere al buon vecchio atlante stradale del Touring, ma è stata un’impresa, soprattutto negli svincoli delle superstrade, dove se sbagli poi per chilometri devi arrivare chissà dove.

Altra dose di parenti non incontrati da anni! Altre chiacchiere, altri aggiornamenti. Ecco, questi incontri sono stati la parte più bella del viaggio.

Come le altre volte, prima di rientrare a Firenze abbiamo voluto visitare qualcosa di nuovo e di bello nei dintorni, dato che in quei paesi di bello c’era proprio poco. Dapprima avevo pensato a Monza, ma il prolungarsi delle ore in famiglia ci lasciava poco tempo, allora abbiamo deciso per Lodi, verso sud, già sulla via del ritorno. Lodi ci è piaciuta molto, ha una piazza principale tutta porticata che è una meraviglia, “la più bella che abbia mai visto”, dice mio marito. Siamo riusciti anche a vedere l’interno del Santuario dell’Incoronata, a pianta ottagonale decorato e affrescato sontuosamente, gioiello del rinascimento lombardo. Peccato che a questi luoghi nuovi ci sia stato possibile dedicare solo il tempo di un giro rapido e di un ristorante, ma averla conosciuta ci fa considerare Lodi una tappa da eventualmente ritrovare e approfondire in altri viaggi, magari in una stagione più mite, meno nebbiosa, con più calma e… continuando ad evitare il caos attorno a Milano!

 

 

 
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PROGETTI

Post n°1903 pubblicato il 21 Gennaio 2024 da atapo
 

HO STUDIATO


H.Matisse

Come se fossi tornata all'Università, o a quei terribili concorsi per entrare di ruolo, per l'abilitazione, per insegnare il francese... mi sono data allo studio "matto e disperatissimo", come diceva il buon Giacomo Leopardi.

Non di un nuovo copione stavolta, ma studio sui libri, ricerca, note, sintesi ecc. ecc. e poichè a me le cose accadono sempre complicate, due erano gli argomenti in contemporanea su cui ho lavorato.

Intanto il CIDI, l'associazione per l'aggiornamento degli insegnanti di cui faccio ancora parte, benchè in pensione, nel settore dell'intercultura. Ogni tanto medito di uscirne, dopo tanti anni che non entro più in un'aula, ma finora sono riuscita a dare contributi, anche minimi. Ora nel nostro gruppo siamo quasi tutti già pensionati, quest'anno vorremmo esaminare dei documenti per poi fare uscire una pubblicazione didattica che possa essere d'aiuto ai colleghi che lavorano nelle classi.

Il professore che coordina ci ha mandato una serie di testi e libri on line su cui ognuno ha scelto un argomento di interesse e in dicembre-inizio gennaio doveva iniziare a relazionare e a produrre schede di sintesi.

Con tutti gli impegni natalizi per me non è proprio il periodo migliore per questo tipo di impegno e, come uno studente poco solerte, mi sono ridotta all'ultimo a produrre qualcosa, senza neppure arrivare in fondo al lavoro. Bello, interessante, ma faticoso parecchio, dato che da molti anni non tratto più questi argomenti, inoltre non mi trovo bene a lavorare su documenti on line, a far scorrere le pagine sullo schermo, a fare e sistemare i copia-incolla. Ci riuniamo sempre su Zoom e simili, anche questo mi complica la vita, perchè col mio computer ho spesso problemi di collegamento, non so perchè, forse sono le "molte" innovazioni che ci fa mio marito, e ho dovuto più volte restare in collegamento o solo con l'audio, senza vedere nessuno, o addirittura col cellulare come telefonata. Ma perchè non si fa in presenza? L'ho già chiesto, ma così è più comodo per interagire sui documenti... almeno per chi può. Mah! Il risultato per me è che non solo mi agita il lavoro di ricerca, ma ancora di più quando siamo on line in riunione, col timore di "sparire" da un momento all'altro.

L'altro studio è stato più intrigante e riguarda il teatro. Mi pare di aver già accennato che tra gli "over 65" alcuni di noi siamo poco soddisfatti delle ultime proposte della nostra giovane regista e vorremmo dedicarci a produzioni che riguardino la città, il quartiere, il nostro passato, qualcosa insomma che trasmetta storie e valori, stimoli a riflettere: così ci piace fare teatro, già trattammo dell'alluvione, dell'Alzaimer, delle trecciaiole, quest'ultimo sstava andando in tournée in vari teatri della zona, quando ci bloccò il Covid.

Nel 2024 c'è una ricorrenza importante: Firenze fu liberata l'11 agosto del 1944, ma la nostra zona, la pianura a nord della città, fu liberata il 2 settembre: cosa accadde in quei giorni? Sono passati 80 anni, vorremmo celebrarla col teatro. Ne avevo accennato ad alcuni colleghi, poi la voce era arrivata ad altri, tutti erano favorevoli, come partire? Ho saputo che una ventina di anni fa la scuola media di zona aveva fatto una serie di interviste agli anziani, poi erano state raccolte altre testimonianze e l'associazione che finanzia anche il nostro teatro ne aveva fatto uscire un libro: "Brozzi 1944". Sono riuscita ad averlo, l'ho letto in pochissimi giorni, c'era tutto già lì! Ho scelto, ho sottolineato, ho sintetizzato le tematiche, ho trovato passi già pronti per il palcoscenico, mentre leggevo mi venivano tante idee da regista! Ma la regista non sarei io...

Ne ho parlato con le più fidate delle colleghe over 65 e abbiamo deciso di proporlo alla regista, nel primo incontro dopo le vacanze: io ero un po' in ansia, come avrebbe reagito? Per caso aveva già altre idee in mente? Forse non aveva voglia di un lavoro così impegnativo e ancora tutto da costruire, visto che ora segue tanti gruppi di scuole di teatro, lei campa di quello e per sua economia fisica e mentale ultimamente propina un po' a tutti gli stessi copioni.

Invece ne è stata contenta, come gli altri nostri colleghi; io le ho dato il mio libro tutto segnato e i fogli con gli appunti che avevo scritto... se vuole può partire da lì, una traccia l'ho già fatta, noi poi siamo disposte a lavorare insieme anche per costruire la sceneggiatura, come fu soprattutto per gli spettacoli sull'alluvione e le trecciaiole.

A fine mese andremo in scena con quello che stiamo preparando ora, la storia del mito di Babbo Natale, poi via con questo nuovo lavoro.

A vedere l'entusiasmo che la proposta ha suscitato, io mi stavo per commuovere, ero tanto contenta che l'idea funzionasse...

La regista ha detto: - Ma vi rendete conto che uno spettacolo del genere interesserà a molti, dovremo portarlo in giro per i teatri e i circoli della zona, come accadde con le trecciaiole?-

-Certo! - abbiamo risposto – è proprio quello che vogliamo, che la storia venga conosciuta e diffusa! -

 

 
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IN MONTAGNA

Post n°1902 pubblicato il 06 Gennaio 2024 da atapo
 
Tag: viaggi

E LE ORTENSIE…?


 

Le ortensie in città mi lasciano indifferente, anzi spesso nei giardini non le noto nemmeno. In montagna però, non so perché, mi piacciono moltissimo: quei cespugli fitti, che ornano spesso le vecchie case di pietra nei paesini, d’estate si riempiono di fiori, formano grossi palloni colorati e hanno colori così diversi. Nelle frequentazioni appenniniche di questi ultimi anni ho visto una grande varietà di colori che prima non avevo mai immaginato, non solo le classiche rosa e azzurre, ma vanno dal bianco al verdolino, alle tonalità del celeste e del color lavanda, a certune rosse e perfino bordeaux. Pare sia la composizione del terreno a provocare i diversi colori e questa faccenda mi incuriosisce: come concimare per avere un certo colore? Ripenso alle poche nozioni di chimica studiate a scuola…

Poi mi affascina vedere come sono resistenti al caldo, al freddo, alla neve, alle gelate… perché lassù sopravvivono anche accanto a quelle case che vengono aperte e abitate solo nella stagione estiva, le ritrovo intatte, anzi cresciute, da un anno all’altro.

Così, da quando abbiamo la casa in montagna, ho cominciato a proporre al marito di mettere qualche ortensia nel terreno attorno all’edificio, i nostri vicini sulla strada ne tengono dei vasi pieni.

Lui non ne voleva sapere.

-Veniamo qui così poco! Non le curiamo. -

Non si convinceva se gli ripetevo che secondo me sarebbero sopravvissute da sole se le piantavamo in terra e non in vaso.

Due estati fa, un’altra vicina mi invitò in casa sua e mi mostrò il suo giardino, terrazzato sul fianco del monte: lei e il marito ci abitano molti mesi all’anno, lui ha fatto i terrazzamenti, ci ha messo un sacco di piante, dalle aromatiche a vari alberi da frutta, e tante ortensie dalle bellissime sfumature di blu e di azzurro, colore ottenuto, diceva lei, seppellendo nel terreno i coperchi metallici dei vasetti dei sottaceti. Io le raccontavo le mie idee e quelle di mio marito, lei mi promise che avrebbe tagliato qualche rametto, fatto radicare e me l’avrebbe dato.

Infatti l’agosto scorso mi ha donato cinque piccoli vasi con cinque piantine di ortensia, alte circa una dozzina di centimetri. Io, che in tanti mesi avevo dimenticato la sua promessa, ne sono stata molto felice. Poichè a caval donato ecc. ecc… mio marito stavolta non ha detto niente.

Avevo già pensato dagli anni precedenti dove collocarle: di fianco alla casa c’è un piccolo prato dove parcheggiamo l’auto, oltre il prato c’è il casotto degli attrezzi, ecco, lungo il muro del casotto sarebbero state benissimo, protette dal vento, e avrei goduto la loro vista appena uscita di casa. Così tre le abbiamo piantate lì, tutte e cinque ci sembrava che stessero troppo fitte, una quarta messa più sul retro, dove inizia il versante boscoso del monte; la quinta l’abbiamo regalata a mio figlio per il suo giardino.

Il trapianto andava bene, le foglioline aumentavano. Prima di tornare a Firenze, con le pietre tolte nel dissodare il terreno, avevo fatto un piccolo recinto attorno alle ortensie del casotto: una protezione più che altro simbolica, come a dire: “Attenzione, vorremmo che crescessero indenni...”

Contavo di tornare in settembre, magari di transennare meglio, invece causa la fisioterapia si sa come finì. Quando in ottobre mio marito stette lassù una settimana per fare qualche lavoro, gli chiesi subito notizie delle ortensie e lui mi rassicurò: crescevano, tutto a posto.

E arriviamo a mercoledì 3 gennaio. Da tempo volevamo salire in montagna, dovevamo riportare delle cose, dare una controllatina generale, ma c’era sempre qualche contrattempo che faceva saltare tutte le date, rimanda rimanda… o si andava mercoledì o chissà, visto che pare stia per arrivare il vero freddo e la neve.

Mercoledì è stata una bellissima giornata di sole, nemmeno dentro casa era troppo umido, quando arrivo lassù mi pare di respirare meglio, ci sto così bene, a malincuore dobbiamo scendere prima che faccia buio, dato che non c’è il riscaldamento. Ora, in inverno, il ruscello accanto alla casa è pieno d’acqua che scende dal monte e, dopo aver attraversato l’orto, si getta nel torrente molto più in basso.

Tutto a posto lassù? Quasi: le ortensie sono sparite!!!

Il prato-parcheggio tosato, il recinto di pietre abbattuto, le tre piantine… capitozzate, solo piccoli pezzi di gambo spuntano dal terreno! Ho avuto un tuffo al cuore e una gran rabbia: probabilmente è stato il Comune a tagliare l’erba senza guardare troppo per il sottile, ma possibile che le pietre a recinto e le piantine già alte non suggerissero di avere un po’ di attenzione? Guardando meglio, ho scoperto che per fortuna in cima ai rametti rimasti ci sono alcune foglioline che si stanno aprendo: ce la faranno a sopravvivere, se il freddo aumenterà? Mio marito ha detto che avremmo dovuto mettere un cartello “Proprietà privata”, perché in effetti così è quel pezzo di terreno.

Erba e arbusti sono stati tagliati anche sul versante e lì la quarta ortensia non siamo riusciti a ritrovarla, forse è nascosta dai lunghi steli di erba secca, speriamo di vederne qualcosa a primavera. Se è nascosta almeno resterà protetta dal gelo. Riuscirò ad avere l’estate prossima i miei cespugli di ortensie? Sto già mettendo da parte i coperchi di metallo...

Che dire? La bella giornata in montagna rovinata da questo dispiacere.

 

 
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2 GENNAIO 2024

Post n°1901 pubblicato il 02 Gennaio 2024 da atapo
 

BILANCI e PROGETTI



Se ripenso al 2023, posso giudicarlo un anno discreto. La salute, sia a me che al marito, ha fatto un po’ arrabbiare, ma tutto sommato i problemi sono stati risolvibili anche se con la pazienza di sopportare i disservizi del sistema sanitario nazionale: lui ha gli occhi nuovi (operazione alla cataratta), io ho rinforzato la caviglia destra e ora faccio a casa un po’ di ginnastica, senza ripetere la tortura della fisioterapia di settembre. Andiamo insieme in piscina e questa è stata una conquista, visto che lui l’aveva sempre rifiutato, anche se adesso ci siamo presi un mese di sosta, perché il marito deve guarire dalla contusione alla costola.

Il teatro non mi ha soddisfatto molto quest’anno: col gruppo degli anziani gli ultimi spettacoli sono stati “leggeri”, la regista non sta continuando il filone di ricerca su tematiche storiche locali, io e altri del gruppo invece vorremmo riprenderlo.

Nella compagnia del Camerino Volante, come ho già detto più volte, i testi in vernacolo non mi permettono di inserirmi, ultimamente abbiamo iniziato a lavorare su una nuova commedia in cui ci sono anch’io, ma certo sono “tornata indietro” rispetto ai ruoli avuti negli scomparsi “Spostati” e un po’ mi dispiace, mi consolo pensando che il minore impegno mi permetterà di avere più tempo per altro. Feci una buona prova come supplente in una delle loro commedie storiche, ma cambiarono diverse battute per far entrare la mia bolognesità e questo all’inizio mi disturbava un po’, poi mi abituai

Avevo quasi pensato di lasciare col teatro, ma credo che poi mi mancherebbe troppo ed è un modo per avere contatti con delle persone, i colleghi registi e attori, dato che in famiglia abbiamo così pochi rapporti sociali. Purtroppo in questi due gruppi mio marito è proprio al di fuori, non come prima che la regista lo utilizzava negli “Spostati” come tecnico delle luci e del suono, così veniva alle prove, stava in compagnia e partecipava alle serate in pizzeria.

Ecco, posso dire che quest’anno ho conosciuto diverse persone: nuovi colleghi di teatro, un’insegnante scrittrice come me e attraverso le presentazioni dei miei libri è stato bello parlare con chi era venuto, abitanti del quartiere che prima vedevo soltanto per strada.

La mia speranza per il 2024 è di riuscire a fare altre presentazioni e sarebbe il massimo farne anche a Bologna, il luogo in cui si svolge la storia che racconto: ho raccolto alcune indicazioni per tentare contatti, appena finite le vacanze mi muoverò in questo senso, spero di farcela, con l’aiuto di alcune mie antiche compagne di scuola e del mio amico psicologo di Bologna. Ma anche qui ci vorrà fortuna per trovare la strada giusta.

Mi pare che sia stata la scrittura quest’anno a darmi le maggiori soddisfazioni, ciò mi spinge a curarla di più, a dedicarci più tempo. Vuoi mettere la gioia dei premi e delle menzioni che ho guadagnato? Dalla primavera in poi è stato un continuo, su e giù per l’Italia: oltre al protagonismo nelle varie cerimonie, mi ha permesso di raggiungere, conoscere e apprezzare tanti luoghi d’Italia dove non avrei messo piede.

E’ stato bello, mi auguro che i successi letterari continuino nel 2024, anche se sto pensando che sarebbe meglio partecipare a meno concorsi e dedicarmi più assiduamente alla scrittura di qualcosa che ho in mente da tempo, che vorrei far diventare un secondo libro...

Perché le giornate hanno solo 24 ore e dentro ci vorrei far stare tanto, forse troppo.

Un’altra cosa bella del 2023 sono state le nozze d’oro, averle raggiunte e festeggiate, sentire intorno una famiglia in cui c’è serenità e affetto, posso dire che siamo fortunati. La famiglia spero che continui così, la salute e l’amore sono inestimabili.

I miei progetti più impegnativi per l’anno nuovo si fermano qui. Per il resto, vada come vada: viaggi, esperienze, amicizie, sono disponibile a tutto questo, mi auguro che non mancheranno.


 

 
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DEBITO

Post n°1900 pubblicato il 31 Dicembre 2023 da atapo
 
Tag: viaggi

PRIMA DELLA FINE DELL'ANNO

Ho un piccolo debito con il 2023 e con questo blog, devo e voglio saldarlo prima di stasera.

Riguarda l'estate, precisamente il viaggio che facemmo col camper tra giugno e luglio; avevo detto che ne avrei parlato appena possibile e quel possibile non è arrivato mai, in quei mesi tra impegni medici, su e giù per la montagna con internet faticoso, poi la tortura della fisioterapia... e l'autunno era già arrivato, con la ripartenza di tutto. Però non voglio abbandonarlo e farlo scivolare nei ricordi che sbiadiscono, ormai questo blog è una traccia dei fatti più importanti della vita e degni di sopravvivere all'oblio, insieme ai mutamenti dei miei stati d'animo: non ci sono quasi più scambi con altri blogger e lettori, è diventato qualcosa di più intimo e personale. Ogni tanto vado a rileggere qualcosa del passato, ci medito sopra: ero così... guarda come sono diventata...

E dire che in luglio avevo anche già deciso il titolo: bene, vuol dire che scrivo qui sotto il titolo che avevo trovato e racconto, magari brevemente, giusto per lasciare qualcosa.

VIAGGIO A SORPRESA

Partimmo il 21 giugno, dopo un rapido avvicinamento in autostrada il viaggio verso l'ignoto iniziò da Vasto e dalla bellissima zona di Punta Aderci, dove eravamo arrivati l'anno precedente: stavolta già esperti della zona, col tempo splendido, ci siamo goduti la spiaggia di Punta Penna che nel 2022 avevamo scoperto solo all'ultimo momento prima del ritorno sotto nuvoloni, vento e temporali.

Arriviamo poi a Termoli, per me è una delle cittadine più deliziose della costa Adriatica, la visitiamo in lungo e in largo, fin dopo il tramonto che ammiriamo dalla terrazza sul mare. Il gestore dell'area di sosta ci ha suggerito il ristorante per il pranzo, "Mare Nostrum" si chiama, gestito dai pescatori, una meraviglia!

Prossima tappa è Taranto, per cui attraversiamo il "tacco", un po' in autostrada e un po' no,perchè deve essere un viaggio di esplorazione e lungo le strade normali si capisce meglio la realtà dei luoghi. Purtroppo, la bellezza del paesaggio a coltivazioni e a olivi è spesso sciupato dalla quantità di immondizia accumulata ai bordi delle strade, è una costante che ci accompagnerà quasi dappertutto, una vergogna.

Visto che dobbiamo fare la spesa, prima di entrare a Taranto sostiamo al centro commerciale Porte dello Ionio, enorme, molto bello, con negozi e ristoranti di ogni tipo, come quelli francesi, non pare di essere nel sud dell'Italia. Ce lo ricordano i piatti e le delizie salate e dolci che si possono mangiare: cominciamo ad essere sedotti dalla cucina pugliese, tra orecchiette e pasticciotti! Ma si fa tardi, rischiamo di entrare a Taranto di sera, quindi ci dirigiamo a Grottaglie, dove c'è un'area di sosta gratuita: visitiamo il paese e vi passiamo la notte. E' famoso per la ceramica, la nostra passione, entriamo nelle botteghe e nei laboratori scavati nella roccia, ammiriamo, valutiamo, compreremmo tutto!

Il giorno successivo lo dedichiamo a Taranto, per fortuna troviamo da parcheggiare vicino al centro storico, così ci perdiamo tra vicoli e chiese, ci sono vecchie case da restaurare in vendita a 1 euro! Il quartiere è molto suggestivo, passiamo il ponte girevole per un ristorante nella parte più moderna, di cui percorriamo poche strade. Mi resta la voglia di visitare il museo archeologico, dove vi sono gioielli bellissimi d'oro, di epoca preromana.

Ma è maggiore il desiderio di andare al mare, così scendiamo lungo la costa alla ricerca di un bel posticino e ci fermiamo a San Pietro in Bevagna, all'area di sosta La Specchia, dove ci troviamo così bene da restarci sei giorni. Il paese non è vicinissimo, serve una passeggiata di 2 chilometri per arrivarci, ma la facciamo volentieri, perchè è pieno di ristorantini, c'è una bella pineta e negozi forniti di squisiti prodotti locali. Mia figlia negli anni scorsi era stata da queste parti e ora su whatsapp ci dà informazioni interessanti. In compenso la spiaggia è a due passi dal camper, l'acqua ha quel bellissimo colore che ha reso famoso il Salento; il tempo non è il massimo, spesso è nuvoloso o ventoso, ma appena posso corro in spiaggia e mi stupisco nel vedere quanto è già affollata e siamo appena a fine giugno! Mia figlia ci andava in agosto e dice che non c'era posto per mettere l'asciugamano!

E' in quei giorni che arriva la SORPRESA: una mail mi informa che sono finalista in un concorso a cui avevo partecipato sia con una poesia che con un racconto. Il giorno della premiazione è domenica 9 luglio, il luogo non è "troppo" distante da dove ci troviamo ora: è Roccagloriosa, un paese sui monti dietro Sapri. Il camper ci permette di modificare i percorsi come vogliamo, dunque invece di scendere lungo il Salento attraverseremo l'Appennino e andremo sul Tirreno.

Il 3 luglio lasciamo San Pietro in Bevagna per Torre Colimena e la Salina dei Monaci, una bellissima area naturale di acque costiere dove vivono i fenicotteri e, poichè entriamo nella riserva alle 17,30, pian piano ne arrivano a stormi per prepararsi alla notte ed è uno spettacolo ammirare le loro evoluzioni. Poco distante c'è la famosissima Punta Prosciutto, con un ristorante quotato: la cena sarebbe molto romantica, sulla terrazza si ammira il tramonto, peccato che ci sia l'assalto delle zanzare, refrattarie ad Autan e zampironi! Dormiamo in un parcheggio accanto alla spiaggia di Torre Colimena, è suggestivo, c'è una enorme luna piena sul mare.

Bisogna rivedere i nostri piani di viaggio, prima di passare l'Appennino vorrei conoscere almeno un altro luogo: andiamo a Porto Cesareo, nell'agricampeggio Le Radici, lussuosissimo e costosissimo (almeno per le nostre abitudini), ma abbiamo solo pochi giorni e vogliamo trattarci bene. Infatti i camper che ci attorniano sono tutti super, il nostro pare il parente povero!

Si sta molto bene in quel posto, c'è spazio, ombra, ottimi servizi, tavola calda, vendita di prodotti dell'azienda agricola, una sera organizzano la cena tradizionale con piatti locali, addiritura c'è un servizio pulmino gratis per le spiagge che è quasi un taxi, gira in continuazione e si può scegliere tra due spiagge: io le provo entrambe, poi scelgo la preferita, con la macchia da attraversare, il mare chiarissimo e la veduta delle isolette al largo, sarà quella che mi ritorna ancora adesso nella mente se chiudo gli occhi...

Peccato che sia affollata ogni giorno di più.

Il paese non è lontano, si vede dall'agricampeggio che sta un po' in collina, si arriva al porto in dieci minuti; però mio marito dopo l'escursione alla salina dei Monaci ha male a un tallone e girare è una sofferenza, ci andiamo solo una volta, giusto per conoscerlo.

Il 7 luglio partiamo per Sapri, sosta al centro commerciale Porte dello Ionio per gli ultimi rifornimenti pugliesi, poi affrontiamo l'Appennino, con bei paesaggi di montagne verdissime. Io rifletto che se non ci sono occasioni simili, quando mai salta in testa di fare traversate in questi luoghi così belli e così poco turistici?

Nel pomeriggio arriviamo a Sapri, ha un parcheggio comodo a inizio paese, ci godiamo la serata in questa cittadina di mare tranquilla e poco affollata, con tanta spiaggia libera, mi sembra di essere nelle vacanze estive della mia infanzia, alla fine degli anni '50.

Il mattino dopo andiamo a Roccagloriosa: la premiazione sarà la domenica, ma anche il sabato c'è una manifestazione letteraria. Questo paese è tutto arrampicato sul cocuzzolo del monte, quelle situazioni che col camper temiamo così tanto, infatti giriamo parecchio prima di trovare un posto giusto per fermarci, ma poi da lì dobbiamo salire, salire, per raggiungere i punti che ci interessano nel centro storico: cosa si deve fare per la gloria! Il tallone di mio marito rende tutto più lento, con soste frequenti... così ammiriamo il panorama dei monti attorno e del mare in lontananza.

Però sia la pizzeria del sabato sera sia la trattoria della domenica a pranzo sono eccezionali: è stata una delle pizze più buone che abbia mai mangiato.

In attesa della premiazione ci hanno suggerito di visitare il Museo Archeologico: già, in un paese così piccolo c'è un museo! Ma è un paese dalla storia antichissima, molti popoli ci sono passati, ancora prima dei Romani; nel museo resto a bocca aperta, perchè sono esposti monili d'oro di una antichissima tomba, il più bello di tutti è un braccialetto che fotografo da ogni lato, dato che non posso comperarlo... ci ho lasciato il cuore.

La piazzetta della premiazione è proprio in cima al paese, un'altra bella camminata. Poi la meravigliosa sorpresa: sia per il racconto che per la poesia ho vinto il primo premio! Un'emozione forte, una grande gioia, ogni tanto è bello riuscire a vivere momenti simili! I premi consistono in due quadretti con disegni di donne, di un artista locale, e in due riproduzioni di vasi a testa di animale dal museo archeologico: non sono il famoso braccialetto, ma mi accontento.

Ormai fa troppo caldo, è tempo di rientrare a Firenze, per l'autostrada. Conosciamo bene la zona attorno a Caserta, sappiamo dove fermarci. Abbiamo ancora una mezza giornata a disposizione, vorremmo visitare l'anfiteatro e la scuola dei gladiatori a Santa Maria Capua Vetere, ma dobbiamo rinunciare perchè le salite a Roccagloriosa hanno definitivamente messo k.o. il tallone di mio marito, vediamo l'enorme anfiteatro solo girandoci attorno in camper e lo lasciamo per un prossimo viaggio.

Fine della vacanza, fine della gloria, fine della storia estiva, fine dell'anno 2023.

Ho qualche problema col nuovo sistema operativo Linux, non riesco a cambiare i colori e le dimensioni del testo, pare che faccia come gli pare, ma del resto Mozilla si blocca in continuazione... farò prove e tentativi.

 
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SORPRESE NATALIZIE

Post n°1899 pubblicato il 26 Dicembre 2023 da atapo
 

NATALE IN RITARDO


 

Doveva essere tutto perfetto, era l’anno giusto: Riccardo affidato al papà nel giorno di Natale, quindi si poteva fare il pranzo tutti insieme, la famosa festa dei Bimbi-Natale, che ormai crescono di età e la maggior parte sono già ragazzini. Non saremmo dovuti fuggire presto, come le volte che fissammo l’incontro per la sera della vigilia, quando mio marito non vuole assolutamente mancare alla messa notturna e alla veglia precedente che comincia alle 21,30. Avevamo definito per tempo le suddivisioni dei piatti da preparare, niente era rimasto in forse per l’ultimo minuto, nemmeno la ricerca e il confezionamento dei regali ed io finalmente ero arrivata ai giorni precedenti senza affaticarmi troppo, avevo inframmezzato le incombenze con le telefonate ad amici che non sentivo da anni, tutto era molto tranquillo…

Poi è arrivata l’influenza a fare strage: prima Riccardo, poi Cesare, poi suo padre, un quotidiano bollettino di guerra. Le misurazioni della febbre diventavano messaggi a tutto il resto della famiglia: 38,6… 37,5… 39… antipiretico… 36,5!

38 ancora, ma è vispo… 39, non sta in piedi… ce la farà? E’ in peggioramento, ma il brodo dei tortellini l’ho comunque preparato…

Infine la mattina del 25 ci siamo dovuti arrendere verso le 11, era chiaro che i due ammalati erano troppo malridotti:

- Proviamo domani – è stata la decisione.

E noi nonni, i più in salute di tutti a questo punto, abbiamo stipato in frigorifero i due chili abbondanti di cinghiale cucinato, incrociando le dita di poterlo mangiare oggi, altrimenti bisognava farne porzioni e congelarlo, avrebbe riempito mezzo congelatore.

Io ieri mi sentivo molto rattristata, la serenità che mi pareva di aver raggiunto nell’ultimo periodo scricchiolava parecchio, il restare da soli ancora una volta il giorno di Natale, io e il marito, mi ha pesato dopo le illusioni che mi ero fatta, mi davo della stupida per prendermela così, c’è ben di peggio, però c’era poco da fare, ne soffrivo, ho cincischiato tutto il pomeriggio senza trovare soddisfazione in niente.

Per fortuna il bollettino di stamattina era discreto e l’organizzazione si è rimessa in moto: noi a impacchettare, da mio figlio a fare le torte salate dell’ultimo minuto, da mia figlia a spalmare crostini. Un po’ ritardato il pranzo, ma con tanta soddisfazione. E’ stato l’incontro come doveva essere: bello, caldo, pieno di affetto e di allegria. Gli ammalati stavano decisamente meglio, hanno apprezzato il pranzo come chi era in salute, i nuovi regali aperti oggi si sono aggiunti a quelli che i giovani hanno ricevuto ieri, mi pare che a Babbo Natale ormai credano solo i due più piccoli, anche se nessuno scopre le carte e il gioco continua.

Abbiamo passato il pomeriggio a chiacchierare sgranocchiando struffoli e mandarini, c’erano molte notizie di famiglia su cui aggiornarci, finalmente seduti tranquilli tutti insieme, non di corsa incontrandoci di sfuggita come quando andiamo a prendere i bambini da scuola e stiamo a fare i babysitter o quando uno dei figli passa velocemente da casa nostra per darci o ritirare qualcosa di urgente. Mi sembra un periodo positivo: i giovani non hanno problemi a scuola, Martino si comporta bene, Riccardo ha fatto con convinzione la scelta della scuola superiore per il prossimo anno, andrà a un liceo scientifico con indirizzo ambientale, mio figlio con la nuova compagna sono affiatati.

Così in me è tornata la serenità, mi sono goduta la famiglia, la vicinanza dei miei cari, le confidenze e pure qualche abbraccio dei nipoti. Diletta, unica femmina, mi pare che avrebbe voglia di stare più spesso insieme a me, le piace coinvolgermi a giocare o a farmi vedere le sue cose. Stavolta le ho regalato un maglioncino natalizio della stessa serie, anche se non uguale, di quello che ho comperato per me, a rinnovare un po’ il mio guardaroba.

Siamo stati insieme fino all’ora di cena, che tutti avremmo saltato perché sazi del ben di Dio consumato a pranzo: il Natale in ritardo si è fatto perdonare col delizioso pomeriggio passato in compagnia.

Io stavolta non ho scattato nessuna foto: per il calendario 2024, che gli preparerò al computer come tutti gli anni, stavolta voglio usare una fotografia in cui ci siamo proprio tutti, grandi e piccoli, fatta in occasione delle nostre nozze d’oro, il 7 ottobre scorso.

 

 

 
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PREPARATIVI

Post n°1898 pubblicato il 19 Dicembre 2023 da atapo
 

PIAN PIANO... ACCELERA?

 

A. Macke, Vetrine

 

Come sta andando questo dicembre? Mi sono imposta che vada tranquillamente, non voglio cadere nell'ansia delle preparazioni natalizie, dopo l'ultimo periodo di novembre "di corsa" ho cercato di dare una bella frenata a tutto, di limitarmi all'essenziale.

Da diversi giorni mi sento meno ansiosa; ne do il merito agli incontri belli con amici avuti ultimamente, tutti a Bologna, che coincidenza, ma anche a Firenze mi sto giostrando benino con ciò che devo fare, ciò che VOGLIO fare, le persone che incontro, per caso o volutamente.

Per non dimenticarmi troppo ho preso l'abitudine di scrivere nell'agenda delle liste: incombenze, piatti da preparare per non abbandonare cibarie in frigo, telefonate da fare. Controllo man mano, depenno, mi rassicuro. E' una fissazione? Forse, ma a me va bene così, vedo che funziona.

In questo modo cerco di avvicinarmi con la maggior tranquillità possibile al Natale, di non lasciarmi sopraffare dagli imprevisti o dai cambi improvvisi di programma, che sono una caratteristica familiare, soprattutto di mio marito, lui non programma mai niente, oppure gli vengono delle "luminose" idee all'ultimo momento. Adesso lui è parecchio fuori uso, la forte contusione alla costola si sta risolvendo molto lentamente e passa ancora più tempo del solito sul divano, non faremo neppure gli addobbi natalizi, perchè gli scatoloni sono tutti in soffitta, lui ora non ce la fa a salire e a portarli giù, io nemmeno, così nulla, pazienza!

Mi sono mossa molto per tempo in esplorazioni di certi negozi e mercati per la questione regali, ma è un'impresa improba riuscire a sapere dai figli quali siano i desideri dei nipoti scritti sulle lettere a Babbo Natale e quando, dietro mie esplicite e continue richieste, finalmente ce li comunicano, cominciano le suddivisioni: "Questo glielo prendo io, questo tu. Questo ci associamo perchè costa moltissimo... Chi ha sconti e dove? A prenderli on line è sicuro che arrivino in tempo?"

Frenetici messaggi su whatsapp... dopo tempi lunghi di ricerche su internet...

A me questo Amazon sta sulle scatole, mi piacerebbe riuscire a trovare i regali nei negozi normali e contribuire all'economia dei commercianti, ma non ce la faccio a girare per tutta la città e quasi sempre i prezzi al dettaglio sono maggiori. Va poi a finire che nelle mie esplorazioni compro qualcosa in più di non previsto, per fare anche un regalino a sorpresa. Questo succede per i figli e i loro compagni, che ci dicono sempre "Non abbiamo bisogno di niente", ma siamo noi ad aver bisogno e piacere di donare qualcosa anche a loro, e sarà sempre una sorpresa.

Per fortuna il tempo in questi giorni è bello, anche se freddo, così ho potuto uscire e andare per negozi e mercati, ora sono a buon punto e domani comincerò a impacchettare, controllando se manca qualcosa o qualcuno: cinque nipoti non sono uno scherzo!

Vorrei anche iniziare per tempo la tradizionale preparazione dei biscotti... a chili, con e senza glutine, a vari gusti: non solo per i bambini, ne vuole una quantità considerevole anche mio marito. Vedo che ogni anno faccio sempre più fatica in questi tour de force culinari, mi conviene prepararli un po' per giorno. Fra poco bisognerà definire il menù dell'incontro natalizio in famiglia e suddividerci le portate: noi abbiamo messo le mani avanti, cucineremo più di due chili di cinghiale che ci portò mio cognato e che da troppo tempo ingombrano il congelatore. Sarà compito di mio marito, che ci studia sopra le super-ricette, qualcos'altro toccherà a me, oltre ai biscotti.

Vedremo, nei prossimi giorni, quanto accelererà lo sprint finale verso il Natale... e se riuscirò a mantenere la tranquilla serenità che, per ora, sono riuscita a raggiungere.

 
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A BOLOGNA

Post n°1897 pubblicato il 10 Dicembre 2023 da atapo
 
Tag: viaggi

ERAVAMO 4 AMICHE AL BAR… e non solo


“Rimpatriata”: aveva chiamato così il gruppo aperto su whatsapp l’amica che ha avuto l’idea, ci siamo organizzate, dovevamo essere in cinque, ma una si è ammalata all’ultimo momento.
Io sono andata con curiosità a ricercare tracce nel passato: non ci incontravamo a Bologna dal 2015!  
Con qualcuna ho avuto rapporti in questi anni, anche se non frequenti, di una non sapevo più nulla. Eravamo amiche di blog: ci siamo conosciute scrivendo qui su Libero, commentandoci a vicenda nell’epoca d’oro dei blog, poi quasi tutte li hanno abbandonati, c’è chi si è appassionata di whatsapp e attraverso quello ha tenuto le fila delle vite di altre. E ora proponeva di ritrovarci, una rimpatriata come ai vecchi tempi quando almeno una volta all’anno passavamo insieme una giornata a Bologna, la più centrale rispetto alle nostre città di provenienza, di sabato, per frugare tra i banchetti del mercato della Montagnola, per aggiornarci il guardaroba con le occasioni e trovare regalini per i nostri cari.
In quei bei tempi lontani ci eravamo definite “Le dame della Montagnola”.
Rivederci dopo tanti anni! Mi viene sempre in mente la bellissima canzone di Guccini, “Incontro”, cosa ritroveremo? Sarà una gioia o una delusione? E questo pensiero nei giorni precedenti mi emozionava e mi metteva una goccia di ansia.
Ieri è stato il grande giorno, col rituale ormai consolidato: ritrovo sul piazzale della stazione sotto le bandiere, piccola sosta al solito bar (per fortuna esiste ancora) per un caffè e… una pipì di riserva, arrivo al mercato e inizio dell’esplorazione, cominciando dalla parte sulla Montagnola, dai banchi etnici, dell’usato e degli stock a miglior prezzo, poi discesa al piazzale “8 Agosto” tra bancarelle di ogni genere. Anche il ristorante cinese affacciato sulla piazza esiste ancora, ma adesso c’è Google , così avevamo prenotato, per sicurezza. Nel pomeriggio prosecuzione del giro e degli acquisti, fino al ritorno in stazione e ai nostri treni verso nord e verso sud.
Sui banchi i prezzi sono aumentati, qualcuno è cambiato, il ristorante si è rinnovato e modernizzato,  nel menù propone piatti nuovi, ma noi… ci siamo ritrovate le stesse! E con una grande gioia di poter passare tante ore insieme: ne avevamo di aggiornamenti da scambiarci, dopo tutti questi anni!
Gli argomenti di conversazione erano su di noi, le vicende della vita, i sogni, gli incontri, le preoccupazioni, gli scambi di suggerimenti e consigli, mariti e figli… Ma stavolta un argomento ha preso più spazio che nel passato: i nipotini! Ormai tutte ne abbiamo, parlare da nonne è sempre piacevole, ora sono loro in cima ai nostri pensieri e le narrazioni delle loro prodezze ci accomunano, è tutto un passarsi con orgoglio le fotografie che teniamo sui cellulari.
Sono ore di scambi, di simpatia, di sorellanza, sono giornate che lasciano tracce gioiose e leggere nelle nostre anime, rientriamo a casa la sera con serenità, riprendiamo meglio il tran tran della vita ordinaria di ogni giorno. Bisognerebbe che riuscissimo a mantenere, periodicamente, questa bella abitudine, ora che è stata ripresa.
Le mie amiche di solito fanno grandi spese a questo mercato, io non compre molto, vado soprattutto per la gioia di stare insieme, a volte mi prendo appena una sciocchezza, tipo una collanina o un foulard, giusto per avere un ricordo della giornata. Ieri ho comperato soltanto due grembiuli da cucina natalizi spiritosi per le famiglie dei figli, glieli darò a Natale, e una maglietta rossa che mi serve per il teatro: questa sarà il ricordo della nostra giornata insieme.

 

 
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DELUSIONE

Post n°1896 pubblicato il 05 Dicembre 2023 da atapo
 
Tag: cronaca

QUATTRO GATTI... anzi CINQUE


 

Raccontavo, nel post precedente, della soddisfazione provata il giorno in cui avevo presentato i libri che ho scritto in un'associazione vicino casa mia. Ero baldanzosa, speravo in un'altra esperienza positiva ieri pomeriggio, quando, in un circolo Arci del quartiere, dovevo fare una seconda presentazione, stavolta solo di "L'aria buona del giardino", ma avevamo convenuto con l'organizzatrice che avrei portato anche un po' di copie di "Neretta"  perchè, si sa, poi i discorsi magari si allargano... non era da perdere l'opprtunità.

Avevo diramato inviti a destra e a manca, la sala era capiente, potevano venire tutti, ma si sa che non è mai così. Diverse persone mi avevano assicurato, anche se qualcuno dei più giovani era al lavoro alle 17, oppure aveva riunioni a scuola, essendo lunedì.

Controllavo con apprensione le previsioni del tempo, segnalavano un peggioramento... Domenica era stata una giornata splendida, magari lunedì sarebbe stato solo nuvoloso...

Invece ieri era il tipico giorno invernale di mxxxa: già dal mattino una cappa grigia di nuvole pesanti, freddo e umido da far paura e pioggia, quella triste pioggia sottile e gelida che ti infradicia dappertutto. Così sono cominciate le defezioni: fra le mie conoscenze molti sono gli anziani, ricevevo messaggi tipo "non me la sento di uscire con questo tempo... sono troppo raffreddato... ho l'influenza... ci sarà un'altra possibilità..."

Li capivo, avrei fatto lo stesso, quante volte io ho rinunciato a conferenze, film, eventi, con un tempo simile, sapendo di rischiare malanni da tutte le parti! Stavolta ci rimettevo io.

In quel circolo c'è un gruppo di persone affezionate agli incontri letterari, quando sono andata le ho sempre viste, contavo anche su di loro per incrementare il mio pubblico e farmi conoscere; ma sono tutte persone di una certa età, vale il discorso di prima.

Ho preparato il pacco di libri, che avrei voluto vendere, in una valigia impermeabile, mio marito mi ha accompagnato nel traffico infame della giornata piovosa, il mio umor nero aumentava.

Per farla breve, soltanto in cinque hanno "goduto" della presentazione: due fedeli del circolo e tre mie invitate, che non incontravo da prima del Covid e questo almeno mi ha rallegrato.

Posso dire che la presentazione è venuta bene: la relatrice ha messo in risalto parti e temi importanti, io ho fatto integrazioni, entrambe abbiamo letto dei brani scelti in precedenza, con le cinque persone ci sono stati scambi di impressioni e commenti, sul tardi è arrivato un tecnico per aiutarmi a proiettare un file che avevo preparato con antiche foto prese dai miei album di famiglia.

E' stato un bell'incontro, se non si guarda al fatto che il pubblico era così minimo e che, fra chi il libro l'aveva già e chi non era interessato ad acquistarlo, ho venduto soltanto una copia di entrambi i titoli: mi ero trascinata la valigia piena per niente, volevo essere ottimista per non cadere subito nello sconforto.

Però ieri sera al ritorno ero triste: non è facile nè semplice organizzare questi eventi, è un bel dispendio di energie, per ora non ce ne sono in programma altri, io non ho agganci vari, nè santi in paradiso!

E oggi sono stata tra l'innervosito e il rassegnato, vedendo che il cielo si è schiarito, è pure venuto fuori il sole nel pomeriggio: ma perchè proprio ieri doveva essere così schifoso? La sfortuna si è accanita...

 

 
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NUOVO MESE

Post n°1895 pubblicato il 01 Dicembre 2023 da atapo
 
Tag: cronaca

DI CORSA


Siamo già a dicembre, ancora non sono iniziati i “compiti” prenatalizi e io sono già di corsa.

Soprattutto nell’ultimo fine settimana gli avvenimenti sono stati incalzanti, e ora continuano, avrebbero meritato cronache qui sopra, almeno per restare meglio fissati in memoria, ma il tempo non c’è stato. Provo a farne un riassunto, giusto per non dimenticare…

E’ cominciato il pomeriggio di sabato 18 novembre: una insegnante che conobbi alle presentazioni di “Il libro del vicino”, nel mio quartiere, presentava il suo ultimo libro in una rassegna a Borgo San Lorenzo, in Mugello. Aveva tre posti in macchina liberi e mi sono aggregata: non sapevo chi sarebbero stati gli altri due passeggeri, questa signora la conoscevo pochissimo, un salto quasi nel buio, come sarebbe stato quel pomeriggio? Molto piacevole è stato: eravamo quattro insegnanti, con una di loro ho scoperto che ci eravamo incontrate negli anni lontani in iniziative e corsi di aggiornamento, così mi sono trovata a mio agio. In quel paese c’era anche il mercato natalizio e nell’attesa del convegno ci siamo fatte un bel giro tra le bancarelle, naturalmente con qualche acquisto. Dopo la presentazione ho fatto uno scambio letterario: il libro presentato a me, io all’autrice il mio libro “L’aria buona del giardino”, che ora ha già letto tutto e me lo ha tanto elogiato via whatsapp.

Quel bel pomeriggio rilassante mi ha messo in forze, così ero bella carica per i giorni successivi.

Giovedì mattina partenza per Bologna.

Il mio amico psicologo teneva una conferenza sui rapporti di coppia, partendo dall’analisi del romanzo “Da soli” di Cristina Comencini. E’ un’iniziativa di un’associazione di psicologi: conferenze nel tardo pomeriggio seguite dall’apericena. Ci eravamo organizzati così: alla conferenza sarebbe venuta anche la coppia dei nostri amici bolognesi, poi avremmo dormito a casa loro.

C’è stata una sorpresa: la lettrice che doveva accompagnare i discorsi durante la conferenza si è ammalata e il mio amico ha chiesto a me se mi andava di sostituirla: figuriamoci, mi ha fatto molto piacere! Ci ha invitato a pranzo a casa sua per preparare le letture, così abbiamo passato a Bologna tutta la giornata.

Incontrarsi con vecchi amici è sempre piacevole, ci si aggiorna, si rievocano i tempi passati…

Ma venerdì mattina dovevamo affrettarci a ripartire perché…

Nel pomeriggio, alla biblioteca dell’associazione che sovvenziona anche il teatro degli OVER 65, avrei presentato i due libri che ho scritto, un evento a cui ho lavorato negli ultimi tempi, per fare la locandina, per cercare foto da proiettare in accompagnamento alle mie parole. Nonostante conoscessi un buon numero dei presenti, ero molto emozionata per questa prima presentazione “seria”, non i pochi minuti concessi dal quartiere nei suoi eventi: qui avevo un’ora a disposizione!

E’ passata veloce, i presenti erano circa una trentina, li vedevo interessati e coinvolti, alla fine ci sono state domande e ulteriori stimoli per parlare insieme. E, cosa non trascurabile, ho venduto diversi libri.

Ma non è finita: il sabato a riposare, per modo di dire: la spesa, i ripassi… perché domenica pomeriggio ero convocata per una replica dello spettacolo “Alfabeto al Femminile” , proprio adatto in questi giorni in cui la violenza di genere è all’ordine del giorno. Emozionante e coinvolgente anche stavolta e la raccolta a offerta libera all’uscita, da devolvere a un’associazione locale di sostegno e ascolto alle donne in difficoltà, ha fruttato circa 480 euro!

La nuova settimana, che ora sta finendo, è un po’ più tranquilla: solo due incontri teatrali col Camerino Volante e i preparativi per una nuova presentazione…

Ci ha pensato mio marito a ravvivare l’atmosfera: mentre lavorava in giardino martedì ha preso una botta e pareva si fosse rotto una costola. Giorni di apprensione, di rincorse telefoniche per parlare col medico di base, altro tempo al telefono per fissare la radiografia urgente, che ha appena fatto stamattina, per fortuna è solo una forte contusione!

E siamo già a venerdì, oggi ho una visita medica, una prova al teatro degli OVER 65 e un collegamento on line col gruppo intercultura del CIDI, associazione di insegnanti.

Arriverò a stasera indenne?

 

 
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TRAGEDIA

Post n°1894 pubblicato il 22 Novembre 2023 da atapo
 

IL BRAVO RAGAZZO

 


 

Questa volta, la tragedia del femminicidio di Giulia mi ha sconvolto, più di tutte le precedenti simili tragedie.

Forse è la giovane età dei due ragazzi, si pensa che i giovani abbiano ormai raggiunto la "parità di genere", che certi comportamenti siano di chi è cresciuto in ambienti maschilisti e violenti...

Qui c'era in apparenza la normalità, una bella normalità: ragazzi di buona famiglia, studiosi, vite irreprensibili, un rapporto di coppia e di amicizia semplice e normale... in apparenza.

Ecco quello che mi fa paura: IL BRAVO RAGAZZO, il giovane che tutti definiscono così, perchè a volte vai a scoprire cosa c'è dietro, cosa si mostra agli altri, alla società e cosa invece si nasconde, cova nella mente e non viene svelato nemmeno a chi è più vicino nella vita e negli affetti, salvo poi uscire in modo dirompente, fino alla crudeltà e al rovinare la vita a sè e agli altri.

Sarà perchè l'esperienza che c'è stata nella mia famiglia ha inciso in me qualcosa che si può accantonare, ma non dimenticare, che fa vedere avvenimenti e comportamenti sotto luci diverse, più tristi e diffidenti... più dolorose.

Quando sento, nei discorsi e nei giudizi, le parole "un bravo ragazzo", mi vengono i brividi.

 

 
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