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INVITO

Post n°1739 pubblicato il 06 Marzo 2021 da atapo
 
Tag: teatro

8 MARZO

"ALFABETO AL FEMMINILE"

 


 

Sono onorata di partecipare a questa iniziativa: uno spettacolo per la serata dell'8 marzo, con i mezzi e le possibilità consentite in questo difficile momento. Per me un'esperienza nuova, molto coinvolgente, per chi lo seguirà un mondo di riflessioni sul mondo femminile...

... nel ricordo di Michela, a cui è dedicato lo spettacolo, una delle troppe donne vittime di femminicidio.

SIETE TUTTI INVITATI!

Ecco il link per saperne di più:

https://quinteoff.it/alfabeto-al-femminile/?fbclid=IwAR14vhCraOi7yJk1mqQRoZABEz2vsH-7npuRdNQlKFutSfoCJ2ZhMRow33A

 

 
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VITA PARALLELA

Post n°1738 pubblicato il 04 Marzo 2021 da atapo
 

VITA SEDUTA (on line)

 


 

Ora che la vita culturale e sociale in presenza è stata imbavagliata e annullata dalle regole anti-Covid, c’è una vita parallela che subdolamente si insinua nelle giornate e su questo fatto sto riflettendo da qualche tempo.

Il computer, con i “collegamenti”, è diventato lo strumento della nostra socialità.

L’anno scorso di questi tempi installai e imparai a usare Skype per continuare a seguire il corso di inglese, dopo la sospensione delle lezioni in presenza, e per vedere ogni tanto figli e nipoti.

Poi arrivò Whatsapp: gli amici del teatro “Gli Spostati” e gli “Over 65” ce l’avevano, anche il gruppo di inglese, era impossibile restare tagliati fuori.

In seguito, perdurando la pandemia, tutti (enti, gruppi, ecc.) si sono organizzati per continuare (o inventare?) una vita, che scorre DENTRO lo schermo. E questa vita, parallela alla realtà triste e rischiosa, si sta espandendo in modo tentacolare…

L’Università dell’Età Libera del Comune a ottobre proponeva corsi in presenza e in DAD: io valutai che poteva essere un’opportunità interessante seguire qualcuno di questi ultimi, non avrei dovuto fare levatacce, uscire anche col brutto tempo, prendere gli autobus… volli sperimentare queste lezioni, anche se temevo un po’ la noia dei lunghi discorsi che dopo un’ora seguo a fatica. Invece avere le immagini proposte dai prof che scorrono sul mio PC e che riesco a osservare bene nei particolari perché lo schermo è vicino e non in fondo a una sala, insomma, l’esperienza mi ha soddisfatto. Così tanto che in gennaio, quando al Comune hanno visto che in presenza non era possibile farli e ne hanno convertiti in DAD parecchi altri, io ho rinnovato l’iscrizione per altri due in gennaio-febbraio e due ancora per febbraio-marzo. Poi basta, perché speravo che col bel tempo e l’allentarsi dell’epidemia saremmo potuti tornare più spesso in montagna.

Ho scelto argomenti di arte, di storia, di storia e letteratura femminile: mi hanno aperto campi e curiosità culturali molto stimolanti, mi spingono a cercare ancora, a leggere ancora… tutto nel mondo immenso del web, dove facilmente trovo.

E qui ho cominciato a riflettere su queste nuove opportunità.

Potrei passare la giornata intera seduta davanti al computer, navigando in internet, rischio di venire “risucchiata” dalle offerte:

i corsi dell’ Università mi spingono ad approfondire;

you tube mi permette di ascoltare le musiche preferite, di vedere rappresentazioni teatrali;

in differita posso cercare su RadioPlay nell’orario più comodo vari film passati in televisione, che io alla sera non guardo mai per evitare la pubblicità e perché mi addormento;

facebook è una miniera di allettamenti e seduzioni: leggo dagli amici, commento, rispondo,

scrivo raccontini per i Narranti Erranti o i Racconticon;

mi arrivano comunicazioni di Eventi interessanti, tipo presentazioni di libri, servizi di storia, arte, psicologia, li salvo, li segno in agenda… mi rendo conto che a seguirli tutti ci passerei giornate intere;

ho in testa un nuovo progetto di scrittura, sto riordinando il materiale che si trova per la maggior parte tra i miei file, se mi impegnassi a fondo avrei da lavorarci per ore e ore;

potrei leggere anche i quotidiani on-line, oltre a quello che compero in edicola;

anche il CIDI, l’associazione degli insegnanti in cui partecipo al gruppo di intercultura, ora fa gli incontri mensili su Zoom;

la regista degli “Over 65” mi ha coinvolto in uno spettacolo su Zoom, ma ne parlerò un’altra volta;

e per fortuna non ho Netflik o altre diavolerie a pagamento.

Insomma, a parte le ore del sonno, tutta la giornata potrebbe essere impiegata così, davanti allo schermo (se ci fosse la mia mamma, direbbe “a rincretinire”). Il mondo reale, il FUORI vero non esisterebbero più, per assurdo non ne avrei più bisogno, il mio tempo si consumerebbe nel mondo virtuale che diventerebbe la mia realtà.

Allora dopo un po’ vado in overdose, sento una voglia di ribellione, di buttarmi fuori, di guardare cose reali e gente viva, ma non si può fare molto, a quel punto mi dà più soddisfazione una semplice e tradizionale telefonata a un amico, rilassata sul divano o su una panchina, parlando e ascoltando a occhi chiusi, immaginando il viso dell’interlocutore, piuttosto che un collegamento video dove “salta” l’immagine, il suono è sfasato rispetto a ciò che vedo, la luce rende spettrali, è tutto innaturale.

A questo proposito, mio nipote Martino, in seconda media, dopo i mesi in DAD dell’anno scolastico passato e di novembre scorso, ne è esasperato; quando compì gli anni in dicembre chiesi alla sua mamma se avrebbe gradito un collegamento in video per fargli gli auguri.

- Assolutamente no, rispose mia figlia, lui non ne può più di questi collegamenti, non si farebbe nemmeno vedere. Basta una telefonata.-

In effetti mentre i suoi fratelli si affollano davanti allo schermo lui è già tanto se ci degna di un ciao. Così gli telefonammo soltanto e fece una bella chiacchierata col nonno, da uomo a uomo.

Insomma, la tecnologia in questo momento così necessaria sento che rischia di diventare soffocante: non avendo molte occasioni di uscire di casa cerco di disintossicarmi con la lettura dei miei tanti libri e… la sperimentazione di ricette nuove. Ecco, anche queste le scopro sul web…

Aiuto, è un assedio!

 
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NERETTA

Post n°1737 pubblicato il 28 Febbraio 2021 da atapo
 
Tag: cronaca

 

...E' ARRIVATA !!!

 


In questo tempo di pandemia corrono i corrieri, Amazon e non solo: tra le "occasioni" informatiche e di bricolage di mio marito, tra i libri che compro io, spesso sentiamo la scampanellata sgarbata e ci precipitiamo ad aprire, perchè attardarsi significa correre il rischio che il pacco venga gettato dentro al giardino, con le rovinose conseguenze del caso, oppure che il corriere fugga dopo pochi secondi lasciando il terribile bigliettino nella buchetta della posta con le istruzioni della caccia al tesoro per recuperare l'oggetto in arrivo.

Alla scampanellata di venerdì scorso siamo rimasti sorpresi: non aspettavamo niente, tutto era già arrivato... meno che mai la consegna di uno scatolone...

Ma appena lette le indicazioni e il mittente, ho avuto un sussulto di gioia: NERETTA!

Eccole, finalmente, le copie del MIO LIBRO!

L'uscita era prevista in febbraio e in febbraio è arrivato, fresco di stampa!

Una bella emozione, come all'arrivo del libro "L'aria buona del giardino", forse anche di più, perchè stavolta ha fatto tutto l'editore e la mia fatica è stata minima.

L'ho subito sfogliato: bellino bellino! Scritto abbastanza in grande, all'interno tutte le illustrazioni in bianco e nero, così da lasciare ai piccoli lettori la fantasia di colorarle. Ogni capitolo ha la sua immagine a tutta pagina e, più in piccolo, un disegno che fece, tanti anni fa, uno dei miei piccoli scolari a cui leggevo la storia.

Sono proprio soddisfatta, febbraio si conclude bene. Anche mio marito era contento, direi quasi emozionato... chissà se questo, così semplice, lo leggerà, lui inizia i libri, ma non li termina mai.

Ora devo cominciare la distribuzione: ho scritto un promemoria di parenti e conoscenti che hanno bambini, a cui lo regalerò. Spero che piaccia, che i lettori ne facciano pubblicità e che altri lo comprino... questa pandemia proibisce ogni occasione di presentazioni, manifestazioni, mercati e quant'altro possa servire, è un pessimo momento per farsi conoscere.

E una copia la voglio portare alla scuola in cui ho lavorato tanti anni, come donazione per la biblioteca, ho l'ambizione di pensare che in questo modo qualcosa di me resterà nel luogo che è stato così importante nella mia vita...


 
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DOVE ANDRO' (FORSE)

Post n°1736 pubblicato il 23 Febbraio 2021 da atapo
 
Tag: viaggi

SARDEGNA

 

 

 

- COOOME? Non siete mai andati in Sardegna??!!-

Questa è la meraviglia di chi parla con noi di viaggi, scambiandosi mete ed esperienze.

Proprio così, non siamo MAI andati in Sardegna. E’ una meta gettonatissima per chi va in vacanza al mare, quando eravamo giovani non era ancora di moda e quindi era economica per amici e conoscenti abbastanza squattrinati, come noi.

Soprattutto nei molti anni delle nostre vacanze, in cui mio marito non voleva assolutamente uscire dall’Italia, con la tenda, il carrello tenda o i villaggi-vacanza dell’Enel, non abbiamo mai attraversato il mare verso ovest, con questa isola come meta. Come mai?

Negli anni del fidanzamento mio suocero aveva preso la fissa di andare in vacanza in Sardegna, con moglie e figli a cui si aggiunsero diverse volte sua madre, sua sorella e i nipoti.

Al ritorno i miei cognatini raccontavano di paesaggi affascinanti e giornate avventurose sugli scogli o a fare snorkeling e caccia subacquea.

Mia suocera invece sospirava dicendo che il marito piantava la tenda in un campo o un uliveto lontano da qualsiasi centro abitato (mettendosi d’accordo col contadino), scavava la latrina come fossero in mezzo al deserto, distanti anche dal mare a cui si arrivava camminando e sudando: lui non voleva essere disturbato da niente e nessuno nelle sue SACRE ferie. Lei così era segregata e isolata, a far da mangiare (lui andava in auto per la spesa nel paese più vicino) e ad accudire alla tribù di figli e parentado, senza nessuna comodità: faticava di più di quanto faticasse nel resto dell’anno a casa sua a Bologna. Mio marito, allora fidanzato, con la scusa dello studio universitario prima e del lavoro poi, era sempre riuscito a sfuggire da queste “vacanze” e forse il suo nessun interesse per la Sardegna ha a che fare con l’identificarla nella famiglia d’origine e le sue nefandezze, da cui non vedeva l’ora di evadere, a quei tempi.

Poi accadde che, con i nostri figli, un anno partissimo per Vulcano, prendendo il traghetto da Napoli: mio marito aveva sempre detto di soffrire il mal di mare, non volle prendere nessun medicamento preventivo e stette male tutta la notte. Dichiarò solennemente che non avrebbe MAI PIU’ viaggiato per mare, quindi… la Sardegna era decisamente improponibile.

Molti anni dopo la voglia di tornare in Sicilia l’avrebbe convertito alla Xamamina e i viaggi sul traghetto sarebbero stati tranquilli, ma di Sardegna non si parlò più, c’erano sempre altre mete che ci interessavano maggiormente.

Qualcuno ci ha suggerito di prendere l’aereo e laggiù l’auto a noleggio, soggiornando in villaggi o appartamenti, ma lui ha sempre obiettato: - Abbiamo il camper, perché dobbiamo spendere di più per auto e soggiorno?- aggiungendo ultimamente che si sta bene anche senza andare a vedere tutto in giro per il mondo.

Così, in questo periodo di clausure e divieto di viaggiare, mi sorprendo a fantasticare i viaggi che non farò e a pensare… chissà se avremo il tempo, nella nostra vita, di fare un salto anche in Sardegna?

 

 
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IL MIO LIBRO

Post n°1735 pubblicato il 20 Febbraio 2021 da atapo
 

 

UN VALORE AGGIUNTO

 


 

L’estate scorsa portai il mio libro “L’aria buona del giardino” a un’amica bolognese che aveva condiviso con me le esperienze scolastiche di gioventù: ci siamo incontrate alcuni anni fa qui sui blog e abbiamo scoperto la frequentazione dello stesso Istituto Magistrale, ormai mezzo secolo fa, quindi abbiamo esperienze comuni, anche se in quel tempo lontano non ci conoscevamo.

Lei ha una mamma di 97 anni, ancora abbastanza in salute, pur con certe debolezze sia fisiche che mentali dovute all’età. Questa signora ama moltissimo la lettura: legge da sola, senza occhiali, e legge romanzi, narrativa varia, è la sua passione, visto che ormai passa la maggior parte delle giornate in poltrona.

La mia amica, dopo aver letto il mio libro e averlo molto apprezzato, un giorno lo propose alla mamma: ebbene, è diventato il preferito della cara vecchietta, l’ha letto, riletto, legge anche altro, ma spesso lo richiede, anche solo per rileggerne alcune pagine. Tanto che la carta si comincia a sciupare, mi è arrivata una foto, si vede la copertina morbida che si sta arricciando e la piega dell’apertura molto segnata vicino alla costola. Le piace ripercorrere quegli anni lontani, le storie di famiglia, i luoghi e i tempi della Bologna di una volta…

La figlia mi ha informato di tutto questo e ora ha preso un’iniziativa: ha fatto pubblicità al mio libro in un gruppo di persone che hanno parenti molto anziani, anche con forme di demenza senile o Alzheimer, consigliandolo, vista l’esperienza con la sua mamma, dato che appunto fa rivivere un passato lontano, è molto chiaro e scritto abbastanza in grande da poter essere letto senza fatica. Ecco, in effetti quest’ultimo aspetto l’avevo proprio tenuto in considerazione, perché sapevo che tra i miei lettori ci sarebbero state persone di una certa età o con problemi di vista e a me per prima non piace leggere le scritture microscopiche.

A volte mi sono chiesta se non fosse un limite al mio scritto il fatto che i vari capitoli si possano anche leggere staccati, perchè, nonostante il procedere nel tempo, ogni capitolo tratta in particolare un tema e può stare da sé, leggendolo non è necessario ricordare per filo e per segno ciò che c’è stato prima. Invece la mia amica mi ha detto che questo è un aspetto positivo soprattutto per le persone che fanno fatica a memorizzare tutto e a seguire trame complesse.

Però non avrei mai pensato che sarebbe stata una lettura così utile e interessante per anziani, che li avrebbe magari aiutati in modo piacevole a ritornare sul proprio passato e sui ricordi. Pare, dice la mia amica, che qualcuno abbia l’idea di acquistarlo.

Che dire? Ne sono stata contenta, naturalmente, è bello se con la mia scrittura riesco a dare piacevolezza e soddisfazione anche a loro. Non avrei mai pensato a questo “valore aggiunto” per il mio libro. Mi dispiace solo che in questo periodo di isolamento e chiusura di tutto sia quasi impossibile trovare occasioni per farlo conoscere, se non tramite il passaparola tra amici.

A questo link si trova il mio libro e si può acquistare, oltre che su Amazon, Feltrinelli, ibs, unilibro.

https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/biografia/551136/laria-buona-del-giardino/

 

 
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RETROCESSIONE

Post n°1734 pubblicato il 14 Febbraio 2021 da atapo
 

 

SAN VALENTINO ARANCIONE



 

Circa una decina di giorni fa mio marito mi riferì che il marito della "famiglia perfetta" nostra amica ci aveva invitato a pranzo da loro per il giorno di San Valentino:

-Io gli ho detto di no, perchè avevamo deciso di andare a pranzo fuori.-

"Avevamo deciso"?!

Ma quando mai se ne era parlato? O forse aveva deciso lui in quell'istante? Poichè a certe proposte, che arrivano di rado, non si dice di no, gli avevo solo risposto: -Ah, va bene.- in attesa degli sviluppi della situazione.

Che non si sviluppava per nulla perchè poi non ne parlò più, così qualche giorno fa gli ho suggerito di guardare un po' i menù proposti in giro per sceglierne uno senza piatti che o gli fanno male o non gli piacciono. Però, vista la ricorrenza, temevo che ormai non avremmo trovato posto da nessuna parte.

Il problema si è risolto da solo perchè è diventato ufficiale che la Toscana da oggi sarebbe tornata arancione, quindi niente pranzi al ristorante.

Io, conoscendo i tempi tecnici del marito, stavo intanto organizzando un piano C, perchè quello B diventava il telefono, con cui ordinare un menù da asporto, sempre dopo accurata selezione delle scelte nei menù e della consegna a domicilio oppure no.

Si è risolto anche questo, perchè una volta deciso il ristorante giusto era già ieri pomeriggio e naturalmente al telefono hanno risposto che avevano chiuso le prenotazioni.

Evvai col piano C allora! Pranzo di coppia a casa.

In tempi non sospetti avevo fatto rifornimento di tortellini buoni, di un dolcetto particolare basato sui macarons, novità al Lidl, mi è bastato procurare all'ultimo momento il lesso per fare il brodo.

I tortellini nel MIO brodo erano buoni, il dolcetto non gli è piaciuto... ha commentato: -Forse era meglio se accettavo l'invito di F.-

Almeno era un'occasione per stare in compagnia, ho pensato, ma è andata così.

Io sono nervosa e avvilita per questa retrocessione: è un tira e molla che sfianca e non se ne vede la fine. Di nuovo relegati dentro il Comune, figli e nipoti non si possono più incontrare.

Avevamo deciso di festeggiare il compleanno di mio figlio, il 19 febbraio, a casa nostra. In quel giorno aveva Riccardo con sè, sarebbero venuti nel pomeriggio per la cena, da terminare in tempo affinchè rientrassero a Montelupo prima del coprifuoco. Avevo comperato il necessario per preparare la famosa ed annosa "torta di Marco", avevamo concordato polenta col ragù, c'è già il regalino impacchettato. Avrebbe festeggiato il compleanno come quando era scapolo, ora col bimbo in più, sarebbe stato un bel momento da vivere insieme e scambiarci affetto. Invece saranno soli, loro due, faremo una videochiamata, ma non sarà la stessa cosa.

Rimandiamo la festa a più avanti, in un momento migliore, ma non sarà la stessa cosa.

Ecco, anche questo mi intristisce tanto. Devo sforzarmi di pensare che, per lo meno, di salute stiamo bene.

 

 
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RITORNO IN MONTAGNA

Post n°1733 pubblicato il 07 Febbraio 2021 da atapo
 
Tag: cronaca

 

TRA PIOGGIA E NEVE

 


la mia montagna nei giorni di neve (dalla webcam)

 

In casa la "sala" è la stanza più ampia e più vicina alla porta d'ingresso, così quando si compra qualcosa di ingombrante lo si deposita lì, appena entrati, in attesa di sistemarlo al posto giusto.

Ma se il posto giusto è nella casa in montagna... allora lo stazionamento si prolunga e quella stanza rischia di diventare una succursale dell'IKEA, anche perchè spesso si tratta di mobili da rimontare, quindi sono assi e tavole. Ci si muove male e si rischia di inciampare, io sono già caduta una volta.

L'ultima volta che salimmo in montagna a portare e sistemare qualcosa era ben prima di Natale, la Toscana stava scivolando in zona arancione, facemmo appena in tempo. Poi il rosso, poi le feste, altri nostri impegni qui a Firenze, ma soprattutto il maltempo che non ha dato tregua, con neve e pioggia.

Intanto avevamo accumulato in "sala" altre cose e tenevamo d'occhio le notizie metereologiche e le webcam della zona: neve, strade interrotte verso l'Abetone, paesi imbiancati: aspettiamo...

Però quando alcuni giorni fa abbiamo capito che i contagi stanno peggiorando di nuovo e abbiamo visto nelle previsioni del tempo un bel sole e una temperatura decente per il 6 febbraio, ma solo per quella giornata, ci siamo detti: - Ora o chissà quando! -

Abbiamo caricato la macchina all'inverosimile, dentro e sopra, io avevo uno spazietto striminzito dietro, e siamo partiti.

Abbiamo visto giusto, si stava proprio bene lassù. All'inizio sentivo umidità, ma poi mi sono abituata e le ore sono passate gradevolmente. A parte la fatica dello scaricare l'auto, per molti pezzi dovevamo proprio essere in due, mio marito da sola non ce l'avrebbe fatta, anche se il mio aiuto non è certo quello di Maciste, faccio quello che posso.

Ora là restano solo alti cumuli di neve sporca ai lati della strada e negli angoli in ombra, i vicini hanno raccontato che il tempo è stato pessimo, dopo la neve piogge forti, le strade diventate torrenti, il piccolo fiume in basso oltre la nostra casa si era gonfiato e lambiva gli alberi. Già durante il viaggio avevamo visto molti alberi stroncati da neve e vento o tagliati perchè pericolanti (le scene che erano passate anche nei telegiornali), io temevo per il nostro bosco, invece non c'erano danni, solo nell'orto, più esposto, un grosso cespuglio di lillà aveva due rami quasi del tutto spezzati che si adagiavano e incurvavano gli altri, impedendo il passaggio.

Così ci ho lavorato un po' e sono riuscita a togliere del tutto uno degli spezzati, in modo da rialzare gli altri e liberare la stradina. All'altro ramo ci penserà il nostro vicino di casa, a cui questi rotti fanno comodo per la stufa. Non è stato un grosso danno, ci ha evitato la potatura! E con mia meraviglia, nonostante la pessima stagione, nell'orto ho potuto raccogliere ancora un po' di cavolo nero e tanto prezzemolo che non è gelato, perchè semisepolto e protetto dalle foglie cadute.

Quasi quasi mi dispiaceva ripartire per Firenze, se non fosse perchè manca il riscaldamento...

Ultima sosta al discount del paese: abbiamo comperato il pane, la salsa di pomodoro, una grossa bistecca (mangiata oggi, tenerissima!). Questi e altri prodotti lassù sono migliori di quelli a Firenze, alcuni sono di produzione locale: con mio marito abbiamo concluso che quasi quasi là si mangia meglio e forse varrebbe la pena del viaggetto anche solo per farci la spesa!

Oggi, come previsto, diluvia di nuovo, ma almeno la "sala" si è svuotata... e la dispensa si è riempita!

E non abbiamo neppure troppo mal di schiena da sollevamento pesi.

 

 
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SINDROME DELLA CAPANNA

Post n°1732 pubblicato il 01 Febbraio 2021 da atapo
 

 

E NIENTE

 


 

In questi giorni ho cercato di “guardarmi” dall’esterno. Non è facile, soprattutto perché questo tipo di osservazione implica anche un livello massimo di sincerità e obiettività e non sono in grado di capire se lo raggiungo o meno.

Ma tanto la perfezione non è di questo mondo e allora accontentiamoci.

Per colpa di questo maledetto covid, che tipo di vita sto facendo?

Nulla di serio, per carità. Però è tutto limitato e circoscritto al mio mondo casalingo e familiare in senso stretto, anzi strettissimo: io e il marito. Scarsi sono gli impegni fuori, qualche capatina ai supermercati per la spesa (siamo in due, quanto potrà mai servire?), la messa domenicale, riordini e sistemazioni varie in casa (per esempio cominciare a decidere dove attaccare i quadri nostri ed ereditati che ancora dormono negli scatoloni); televisione, computer, letture occupano i tempi dei relax.

Non ci sono progetti particolari né a lunga scadenza in vista, si naviga giorno per giorno, a volte io mi dimentico anche la data. E’ tutto fermo, è tutto statico.

Il fatto è che più è fermo… e più mi fermo. Cioè perdo pian piano la voglia anche di uscire, mi sfugge il dove andare e che fare. In fondo anche in casa non si sta poi male, sento a volte un senso di sicurezza che mi avvolge:

- Perchè dovrei andarmi a cercare rischi di ammalarmi? Qui sto al sicuro, mi immergo in un libro avvincente, impasto una crostata… e va bene così, ultimamente non mi scontro nemmeno più tanto col marito. Uscirò un’altra volta. -

Poi mi scuoto, sento che questo abbraccio di sicurezza non regge, che in realtà mi soffoca, che non è da me l’arrendersi, anche se me ne viene la voglia. La mia “capanna” non deve annientarmi, devo vincere io e mantenere qualcosa di più vivo, che però in certi giorni mi costa molta fatica.

Allora mi torna in mente una collega, che andò in pensione poco dopo di me. Ci rivedemmo, dopo del tempo. Io avevo tante cose da fare, quell’euforia della libertà che molti provano appena andati in pensione e che spinge a riempire le giornate. Le domandai:

-Tu cosa fai ora?-

- Niente, mi rispose.

- Come, niente? Come passi le giornate?-

- Sto in casa, leggo, guardo la tv, esco talvolta con mio marito a fare spese, a volte qualche viaggio… Sto proprio bene così. -

Io pensai a come era possibile “addormentarsi” in quel modo.

Ecco, a parte “qualche viaggio”, è la mia vita di ora.

Però io non mi sento molto soddisfatta...

 

 
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SI STAMPA

Post n°1731 pubblicato il 25 Gennaio 2021 da atapo
 

 

NERETTA


 

Il primo anno in cui abitavo a Firenze lavorai in una prima classe della scuola primaria (elementare, si diceva allora).

Un po’ per gioco e un po’ per la mia passione rodariana dell’inventare storie e farle inventare anche ai miei scolari, cominciammo a immaginare le avventure che potevano capitare a una matita, come quelle che loro usavano per la scrittura ancora incerta, che perdevano, che spezzavano, che mangiucchiavano, che si litigavano talvolta.

Se ne parlava insieme, poi io a casa scrivevo le idee che erano nate, le arricchivo, il giorno dopo gliele rileggevo in classe… pian piano si erano formati vari “capitoli”, verso la fine dell’anno eravamo arrivati anche a una conclusione. Giusto in tempo perché io battessi a macchina il tutto sulle “matrici”, vi riproducessi alcuni dei disegni che i bambini avevano fatto via via, poi gran lavoro di ciclostile (sì, c’erano ancora questi mezzi preistorici) e per le vacanze ogni bimbo ebbe il suo libretto da rileggere.

Negli anni successivi passai alcune copie ad alcune amiche maestre che la lessero nelle loro classi.

-E’ piaciuta tanto, mi dicevano, i bambini vi ritrovano la loro vita!-

Anch’io la ripresentai più volte, quando avevo di nuovo una prima: era vero, piaceva sempre molto, i piccoli si identificavano nei personaggi, si entusiasmavano a quelle avventure.

Proporla a un editore? Mi sfiorò il pensiero, ma avevo già avuto dei rifiuti per altri materiali, pareva complicato, non avevo agganci… lasciai perdere.

La matita Neretta finì tra i miei “prodotti” scolastici, diventati ricordi al mio pensionamento, e passarono moltissimi anni.

Nell’autunno scorso lessi che una casa editrice, piccola in verità, chiedeva testi per aprire una collana di narrativa per bambini, ripescai Neretta, diventata file nel computer, e inviai.

E’ stata accettata!!!

Così è cominciato il lungo lavoro per la pubblicazione… reso più sfilacciato dai problemi Covid: rallentamenti, chiusure…

Un mondo per me tutto nuovo, l’editore comunque è molto gentile e mi chiarisce tutti i dubbi.

Io avevo idee chiare su come avrei voluto il libro e sono state accettate: cioè le illustrazioni interne devono essere in bianco e nero, in modo che i piccoli lettori possano colorarle. Perfetto: così la stampa costa meno e si possono mettere più immagini… tanto che inseriremo anche dei disegni (sempre in bianco e nero) che fecero i bambini in quegli anni lontani.

Mi è venuto subito in mente chi avrei voluto a illustrare la storia: una insegnante d’arte, anch’essa in pensione ormai, che aveva lavorato con me a organizzare e tenere corsi di aggiornamento per docenti, sull’educazione artistica. Poi siamo rimaste amiche, ogni tanto ci sentiamo, siamo andate al mare insieme qualche volta…

Il suo stile di disegno mi pareva proprio adatto al mio testo. Lei è stata contenta della proposta, dice che lo fa solo in via dell’amicizia, si è buttata con entusiasmo, ci siamo incontrate solo una volta, ma è stato tanto il lavoro on line di scambi di file, commenti, scelte, aggiustamenti…

Ormai siamo arrivati a destinazione: ieri ho rimandato le bozze corrette e ho dato il consenso alla stampa: il libretto uscirà in febbraio!

Sono contenta che finalmente la mia storia prenda il volo, che possa essere letta da tanti bambini, sono emozionata per questo successo, mi piacerebbe che molti acquistassero il libro, non certo per arricchirmi, perché di letteratura non si campa. Io naturalmente ne comprerò diverse copie, per i nipotini, i figli e i nipoti di conoscenti, vorrei donarne anche alle biblioteche dell’Istituto Comprensivo in cui ho lavorato, come mio ricordo...

Vorrei anche che si potessero fare presentazioni, per farlo conoscere, ma con il Covid è impossibile, purtroppo.

link all'editore se uno volesse acquistare in prevendita, ancora per pochi giorni.

 

 
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ECCO LA STORIA

Post n°1730 pubblicato il 19 Gennaio 2021 da atapo
 

 

METAROMANZO

 


 

Reduce dalla lettura con entusiasmo della saga di Monsieur Malaussène, non aspettai molto dopo l'uscita del nuovo libro di Daniel Pennac: "Ecco la storia", era il 2003, lo comperai con forti aspettative. Avevo letto qualche intervista all'autore, una l'avevo conservata e messa, ripiegata, nel risvolto della copertina.

Sapevo che era molto diverso dalle storie precedenti, che era un po' particolare, ma pensavo che mi sarebbe piaciuto ugualmente. Avevo anche incontrato Monsieur Pennac ad un dibattito a Bologna, alla Fiera del Libro per Ragazzi, avevo parlato con lui qualche minuto, ne conservavo l'autografo... era diventato un mio idolo.

Invece la lettura non procedeva. Mi pareva confuso, non vedevo il filo nè l'organizzazione della trama... una delusione. Io sono testarda e mi ostinavo a continuare, forse si sarebbe chiarito più avanti e avrei capito meglio e apprezzato: non è da me lasciare a mezzo un libro, mi faccio un punto d'onore di arrivare in fondo anche solo per poter dire con convinzione: -E' proprio brutto!-

Ma dev'essere accaduto qualcosa che non ricordo in quel periodo, forse fui troppo presa dal lavoro e abbandonai quella lettura, il tempo passò, lessi altro, la mia vita ebbe grossi cambiamenti, quel libro pian piano restò sempre più nascosto nella mia biblioteca.

Col trasloco e i riordini successivi mi tornò tra le mani e ricordai: che fare ora? Eliminarlo in qualche modo? Ma no, poverino... E tornò su uno scaffale, in attesa di una decisione definitiva.

La pandemia che lascia più tempo per leggere mi ha messo la curiosità di riprenderlo in mano: c'era ancora il segnalibro, circa a metà. Ricordavo un po' la trama, ricominciamo, mi sono detta e via!

Stupore! Man mano che andavo avanti mi prendeva sempre di più: la storia quasi inverosimile è come un contenitore da cui saltano fuori digressioni, rimandi, ricordi dell'autore (ma saranno veri o quanto romanzati pure loro?), ciò che pare lineare poi viene smontato, riagganciato ad altro, chi pare esistito davvero nella vita dell'autore palesemente si presta a diventare personaggio, per complicare o svelare le carte della storia. Una specie di gioco di specchi, oppure uno spettacolo di fuochi artificiali, in cui da uno iniziale poi ne escono tanti e compaiono all'improvviso dove non te lo aspetti e resti a bocca aperta.

Un METAROMANZO è stato definito questo libro e condivido: invece di un trattato scientifico e noioso qui Pennac è riuscito a costruire una storia che fa intravedere le "regole", cioè gli stimoli fantastici per costruire un romanzo.

Così mi è piaciuto molto, è proprio vero che ogni libro va letto al momento giusto per poterlo apprezzare!

Mi sono chiesta il perchè di questo totale cambio di giudizio rispetto al primo tentativo di lettura: credo sia per il fatto che adesso anch'io scrivo, bene o male, e quel mondo di suggestioni, passaggi, ricerca di tracce e di fili da seguire e intrecciare ora mi appartiene.

Però riconosco che non sia una lettura facile, nè per tutti; infatti non è uno dei libri più ricordati e famosi di Pennac.

 

 
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BLUE MONDAY...

Post n°1729 pubblicato il 17 Gennaio 2021 da atapo
 

 

...OR BLUE SATURDAY

 

 

Domani sarà il “Blue Monday”: secondo una certa teoria psicologica (?) è il giorno dell’anno in cui più facilmente si cade in depressione: finita la baldoria delle feste di Natale, ripresa in pieno la routine lavorativa, immersi nei problemi quotidiani e nel tempo che non basta mai, facilmente sotto il cielo plumbeo, sferzati dal freddo, magari affondati nella neve… solo l’inizio dei saldi possono far sperare in una effimera soddisfazione. Quest’anno poi aggiungiamoci le ansie e le restrizioni della pandemia… nemmeno i saldi hanno potere consolatorio!

Io credo di avere anticipato il Monday e ieri ho vissuto un Saturday terribile. Niente di oggettivamente drammatico o tragico per fortuna, però…

Non c’era nemmeno il maltempo, anzi era una bella giornata di sole, neppure troppo freddo, infatti al mattino avevo annunciato in casa: -Oggi è un buon giorno per fare una lunga passeggiata!- che però rimandavo al primo pomeriggio, alle ore più calde. Intanto mi sgranchivo le gambe andando dal giornalaio, poi uscendo di nuovo a buttare l’immondizia: alcuni giri per i vari contenitori della differenziata. Mi arrivava anche una simpatica telefonata da un’amica che ora, beata lei, si trova a Viareggio nella sua casa al mare.

Poi non so cosa sia successo: attorno all’ora di pranzo ho cominciato a sentirmi strana, mi venivano certi pensieri:

“Ma che passeggiata vado a fare? Verso dove? Dove abitavo prima, che c’è più verde, ma non c’è nient’altro, è chiuso anche il centro sociale con la sua libreria? O dalla parte opposta, verso la città? Così mi imbatto nei supermercati, non ho bisogno di nulla, ma entrerei lo stesso… a comperare inutilità, chissà quanta gente c’è oggi che è sabato, il distanziamento va a farsi benedire.”

E non avevo più voglia di andarmene in giro da sola. Avrei potuto chiedere a mio marito di venire con me, ma lui non ama le passeggiate così senza una meta, peggio ancora dopo pranzo con la sacralità della pennichella. Inoltre io non posso andare a passo veloce, lui invece per i suoi problemi fisici molto diversi dai miei si stanca troppo a camminare lento, ma deve tenere un passo sostenuto: da anni ormai le passeggiate insieme sono una gran fatica e non si fanno quasi mai.

Il sole fuori era quasi caldo e mi invitava, ma io non mi decidevo, non sapevo che meta scegliere, mi sentivo combattuta e mi arrabbiavo per non riuscire ad approfittare della bella giornata.

Ho pensato di stendermi per una breve pennichella, c’era un po’ di sonnolenza da dopo pranzo, che in altre occasioni avrei ignorato, ma stavolta mi dava la scusa per rinviare…

Insomma, mi sono addormentata e mi sono svegliata che il sole ormai stava tramontando, insieme all’idea di uscire a passeggiare nelle ore calde. Si può dire che così ho risolto il problema della scelta, però mi ha fatto innervosire ancora di più: sfuggita la bella giornata e l’aria aperta!

E il malumore e l’ansia sono continuati: come trascorrere il resto del pomeriggio? Ho passato in rassegna l’elenco di ciò che avrei potuto (e anche dovuto) fare, senza trovare nulla che mi attirasse e non volevo assolutamente ripiegare in qualche attività antipatica (tipo rammendare), che mi avrebbe incupito ancora di più. Così ho vagato fra piccoli riordini, imbustamento di cibi da congelare, selezione di vecchie riviste da buttare, lettura di qualche pagina del libro del momento, per la cronaca “Ecco la storia” di Daniel Pennac, un libro intrigante, ma proprio per questo non volevo sciuparlo col mio stato d’animo negativo. Ho cercato di evitare accuratamente i passaggi nella sala in cui mio marito, semisdraiato sul divano, guardava uno dopo l’altro i suoi telefilms polizieschi o strappalacrime.

Anche un po’ di computer, certo, ma a piccole dosi e senza riuscire ad impegnarmi su pagine o progetti che ho in ballo attualmente, non riuscivo a concentrarmi.

Finalmente è arrivata l’ora di cena, quasi un sollievo i gesti di routine dell’apparecchiare, ascoltare distrattamente la televisione (che non tira su il morale!), partire per la cena che era stata già decisa con gli avanzi del pranzo.

E mi sono resa conto del brutto pomeriggio che avevo passato, mi sono chiesta “Ma perché?”, senza trovare risposta.

Ho deciso di lasciarlo scivolare via, è capitato e basta, non ero riuscita a dominarlo, e allora? Può capitare, non ho fatto male a nessuno, solo a me stessa. Domani è un altro giorno, vediamo che sia migliore.

E mi è venuta in mente la storia del “Blue Monday”, a me è capitato di Saturday.

Chi volesse saperne di più, QUI c'è tutta la verità e la storia viene SMONTATA.

 

 
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A PORTARE LE SCIARPE

Post n°1728 pubblicato il 14 Gennaio 2021 da atapo
 

 

IL MINI FOTOGRAFO

 

A.Perilli

All’ultimo incontro con i nipotini, io e mia figlia abbiamo parlato di sciarpe: col freddo degli ultimi giorni si era accorta che ai suoi figli mancavano sciarpe di lana, ne avevano solo leggere di pile, e uscendo al mattino presto per andare a scuola queste erano troppo leggere. Lei ha sempre caldo e i suoi figli sono sempre vestiti leggeri, se mi diceva così vuol dire che la situazione raggiungeva una certa gravità. Le avevo promesso che avrei frugato negli armadi e tra le mie sciarpe, se ne trovavo qualcuna adatta a loro: ne ho parecchie pesanti, mi piace cambiare e voglio stare calda, alcune anche erano state acquistate (sui banchetti a 1-2 euro) per guardaroba teatrali… Infatti ne avevo riempito un sacchetto, avrebbe scelto.

-Appena posso vengo a prenderle- mi aveva detto, ma i giorni passavano e non si faceva vedere.

La capisco: quattro figli, il lavoro, le incombenze quotidiane… ma pensare ai bambini nel freddo delle otto di mattina non mi lasciava tranquilla.

Così ieri, dato che avevamo commissioni vicino al paese dove abitano loro, prima di rientrare a Firenze nel tardo pomeriggio abbiamo telefonato: erano in casa e siamo passati. Le sciarpe erano anche una scusa per incontrare i bimbi, felici dei nonni arrivati a sorpresa, c’è stato un defilé di sciarpe indossate e ne hanno trovate per tutti, anche per mia figlia.

E noi nonni ci siamo goduti un po’ i nipotini. Soprattutto è stata contenta Diletta che ha potuto finalmente farci sentire come sta imparando a leggere.

Ma chi mi ha sorpreso di più è Cesare: da quando facevamo i nonni babysitter l’abbiamo lasciato a tre anni e lo ritroviamo a quattro! Non solo perché li ha compiuti il primo dicembre, ma ha fatto un cambiamento enorme, a cominciare dall’espressione del viso che è molto più “da grande”, nell’interagire con gli altri, nei ragionamenti e nei discorsi più complessi. I tre fratelli maggiori certo lo stimolano a crescere rapidamente (è anche una questione di sopravvivenza!), lui è sempre stato estroverso e creativo, da tempo inventa parole e canzoni che spesso unisce a danze improvvisate. Un piccolo uomo da palcoscenico!

Ieri ne ho scoperta una nuova: da quando aveva poco più di due anni si interessava alle macchine fotografiche; quante volte anche con me voleva che gli scattassi foto, per poi riguardarle! Molti mesi fa mia figlia ha cambiato la sua digitale e la vecchia l’ha data a Cesare per giocare, scoprendo, dopo un certo tempo, che il bimbo aveva fotografato di tutto, dappertutto, persone, oggetti, riempiendo la memoria. Così per il compleanno gli hanno regalato una macchina fotografica da bambini, cioè corazzata e indistruttibile, ma ben funzionante e ieri pomeriggio ha ripreso i nonni in tutte le pose e i momenti possibili. La tecnica è ancora primitiva, ma gli attimi e i punti che coglie non sono male… si farà. Sarebbe molto bello se la passione continuasse e si perfezionasse.

E con mia figlia parlavo della necessità di educare anche alla visione delle immagini belle: foto, opere d’arte… Nutrono e stimolano la mente. Ho deciso che nel famoso “armadio dei nipoti” a casa mia metterò a loro disposizione anche libri e fascicoli di opere d’arte, che potranno sfogliare e leggere: ne ho diversi adatti ai bambini, le usavo quando insegnavo.

Da piccola anche il mio papà lasciava alla mia portata certe riviste con belle illustrazioni, io passavo tanto tempo a sfogliarle, me ne ricordo ancora; da adulta ho scoperto che erano i reportages di Epoca, le riproduzioni di opere d’arte, fino alle avanguardie artistiche del secondo dopoguerra...

 
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IL DONO DELLA BEFANA

Post n°1727 pubblicato il 07 Gennaio 2021 da atapo
 

 

LI HO RIVISTI

 

Jessie Wilcox Smith, Round the ring of roses (1914)

 

All'apparenza un pomeriggio come altri simili: arrivano correndo i più piccoli, con dignità i più grandi, i genitori dietro, perchè si sono attardati a parcheggiare. Giacche, cuffie e sciarpe buttate alla rinfusa sull'angolo del grande divano, le notizie che si sovrappongono spesso gridate: - Lo sai che... e questo e quest'altro...- e le vite vengono aggiornate. C'è chi mostra qualche dente di meno, è l'età, o un nuovo paio di scarpe...

Poi la merenda, quei succhi di frutta che ormai da alcuni mesi non calavano più nella mia dispensa, e da mangiare? Gli avevo fatto i biscotti stavolta, grandi, a forma di re magi e di omini e donnine di pan pepato.

Poi la riscoperta dei giocattoli preferiti, qualcuno ogni tanto sparisce al piano di sopra, va a frugare nel "loro" armadio per scegliersi un peluche o un libro...

Le azioni e il rituale sono quelli delle altre volte, ma ieri c'era, palpabile, una gioia in più: finalmente ci siamo incontrati con i nipotini e i loro genitori, dopo tanto tempo! Qualche ora nel pomeriggio, abbiamo sfidato virus e regolamenti.

Che emozione, che contentezza provavo! Non mi stancavo di guardarli, di osservare quanto e come erano cresciuti, di intravedere quei piccoli cambiamenti che nel quotidiano sfuggono, ma se non li vedi per qualche tempo li scopri tutti: un visetto più tondo, chi ormai ti ha superato in altezza ("Ci vuol poco", ha commentato l'adolescente ironico), un linguaggio più completo e comprensibile, il camminare lento, finalmente senza stampelle, ma quello sguardo ancora troppo serio...

Anche loro, dice mia figlia, erano felici ed emozionatissimi di poter venire a casa nostra: scesi dalla macchina si spintonavano per arrivare primi al cancello e suonare il campanello.

E' stato bellissimo ed è passato troppo in fretta: se ne sono andati con la provvista dei biscotti rimanenti, penseranno ai nonni anche oggi, all'ora di merenda...

E io? Salgo al piano di sopra e guardo il "loro" armadio, le tracce del loro passaggio, qualche peluche è rimasto storto, qualche libro spunta di traverso tra gli altri. Riordino con una punta di tristezza.

Per quanto tempo ancora dovrò fare senza? Mi deve bastare per un pezzo il pensiero del bello e della dolcezza che c'è stata insieme...

 

 

 
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VIAGGIARE... FORSE

Post n°1726 pubblicato il 04 Gennaio 2021 da atapo
 
Tag: viaggi

 

SPERANZE DI VIAGGIO

 

Salento

Stavolta la depressione mi faceva pensare che, dopo tanti anni, fosse il momento di abbandonare la scelta dell’annuale soggetto per caratterizzare, nei box qui di fianco, ogni mese come un calendario senza date, ma con immagini che rimandavano a preferenze, a scelte, a esperienze vissute. A volte spiegavo le mie scelte, a volte lasciavo che creassero suggestioni e talvolta commenti da parte dei lettori.

Forse era ora di smetterla, mi pareva che questa abitudine avesse ormai fatto il suo tempo, tante cose cambiano nella vita, ci lasciano, altre ne arrivano… o forse era solo l’umore cupo e ansioso del periodo, che mi sta facendo cadere in una pericolosa pigrizia mentale.

Però c’era quella strana magia che ogni anno si ripeteva: il tema delle immagini che io sceglievo a inizio d’anno nel corso dei mesi mi portava qualcosa che aveva a che fare con quel tema, qualcosa che io non avrei sospettato arrivasse nella mia vita…

Così i ritratti di donne del primo anno preannunciarono l’arrivo a sorpresa della mia unica nipotina femmina, le mie foto di fiori dell’anno successivo mi portarono una nuova casa col giardino, con le mie foto di gatti arrivò un gattino a casa di mio figlio, i miei luoghi del cuore in Francia non mi fecero tornare a rivederli, ma vissi una nuova e bella esperienza in francese con la mia ex-alunna, poi ci furono due anni di “baci” ed ecco il ritrovare, inaspettati, antichi affetti.

Se nel 2020 decisi di mettere dodici libri che erano stati importanti nella mia vita, la scelta di questo tema era stata un po’ casuale, non dettata da intenzioni o speranze particolari, invece ecco che sono riuscita, finalmente, a pubblicare un libro scritto da me, uno dei sogni della mia vita! E non è finita, perché c’è in giro un’altra avventura editoriale…

Il gioco ormai è a carte scoperte, diventa impegnativo scegliere un tema per il 2021. In che modo la mia scelta potrà dirigere gli eventi? Resta tutto casuale, oppure…

Scegliendo, accadrà qualcosa? O qualcosa di differente, magari contrario, rispetto alle mie aspettative?

In questo momento di prigionia c’è qualcosa che mi manca tanto, qualcosa su cui si può fantasticare, che si può rappresentare con immagini: VIAGGIARE!

Già prima della pandemia mi ero rassegnata a viaggiare molto meno di quanto avrei desiderato: gli anni, la salute, gli eventi familiari, certe chiusure del coniuge… avevo già salutato molti sogni di esplorazioni, con tanto rammarico.

Ora la pandemia non mi fa mettere il naso neppure oltre il confine del comune, al massimo della regione! Posso viaggiare solo con la fantasia, allora troverò dodici luoghi, a caso, dove mi piacerebbe andare o ritornare.

Per gennaio vedete che ho messo un’immagine del Salento: anche nel nostro paese ci sono posti a me sconosciuti, il tacco estremo d’Italia è uno di quelli. Mia figlia c’è stata in vacanza più di una volta, me ne tesse le lodi, ma il fatto che negli ultimi anni era diventato alla moda e nei mesi estivi era affollatissimo ci faceva pensare che sarebbe stato bello andarci in primavera o a inizio autunno... non siamo mai riusciti a organizzare, così il tempo è passato.

La magia come funzionerà quest’anno? Chissà!

Lo saprò tra dodici mesi, se sarò riuscita ad andare almeno in un luogo delle mie immagini e dei miei sogni.

 
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PASSAGGIO

Post n°1725 pubblicato il 01 Gennaio 2021 da atapo
 

 

TRA FIRENZE E BOLOGNA

 


 

Non c’è stata quest’anno la ricerca e l’indecisione del “cosa faremo nell’ultima notte dell’anno, quale spettacolo in quale teatro cittadino sceglieremo per l’annuale rito di passaggio", come accadeva negli anni passati: ora è vietato uscire! Tutti in casa… e in casa siamo stati.

Non è che negli ultimi giorni, anche se arancioni, le uscite siano state tante: una pioggia implacabile, a tratti torrenziale, ha impedito qualsiasi evasione, a stento sono riuscita a fare una escursione al supermercato per gli acquisti alimentari e una passeggiata a respirare nelle zone verdi vicino casa mia appena ho visto, ieri mattina, un sole pallido che si affacciava indeciso: mi ha accompagnato nel mio giro per fortuna, ma quando stavo rientrando già da nord arrivavano nuvoloni scuri.

Insomma, fino all’ultimo il 2020 è stato perfido: quel TWENTY TWENTY che il primo gennaio scorso mi faceva ridere poi ha rivelato il suo volto terribile che ha sconvolto il mondo intero e, forse, lascerà conseguenze molto pesanti su tutta l’umanità.

Come sempre, ripenso a come è stato il 2020 per me. Mi ha tolto molto, per quanto riguarda le mie organizzazioni di vita: la piscina, le gite, gli incontri con i nipoti e gli amici e, soprattutto, il teatro. Mio marito, che è da sempre un po’ orso, dice che in fondo lui non sente molta differenza tra la sua vita di ora e quella di prima, tanto non usciva quasi mai, non incontrava quasi mai nessuno, non sentiva l’esigenza di fare quattro chiacchiere con qualcuno… e continua così senza problemi. Io invece ci soffro, mi dico: “per lo meno abbiamo mantenuto la salute”, ma non è una grande consolazione.

Un quarto d’ora passato al telefono con qualcuno a parlare del più e del meno già mi fa stare meglio, mi dà la carica per qualche giorno.

Come suggeriscono certuni, mi applico a superare ogni giorno, momento per momento, a fare bene anche le minime cose, un passetto dopo l’altro, a scoprire un minimo che mi dia soddisfazione: per esempio le mie imprese culinarie, ora che c’è più tempo, con qualche sperimentazione…

Però devo essere sincera, il 2020 mi ha portato anche qualcosa di buono: ho pubblicato il mio primo libro, “L’aria buona del giardino”!

Il maggior tempo casalingo mi ha permesso di completarlo e metterlo in stampa.

La distribuzione non è facile, le persone a cui volevo donarlo non sempre si raggiungono facilmente, non ci sono occasioni per parlarne e cercare di allargare il numero dei lettori, però funziona il passaparola, c’è chi dopo averlo letto ne ha presa qualche altra copia per farne regali di Natale. E i commenti che ho ricevuto sono stati positivi, mi hanno dato soddisfazione.

Poi c’è un’altra bella notizia di ambito letterario nella fine 2020, ma è così bella che meriterà un post tutto suo…

Torniamo a questo passaggio di anno: ieri ho detto a mio marito: - Andiamo a Bologna stasera?-

- Ma sei pazza? - ha commentato lui.

Ci siamo andati… virtualmente.

Avevo saputo di spettacoli sui canali youtube per celebrare il nuovo anno, sia del Comune di Firenze sia del Comune di Bologna. Allora stanotte, sul divano, davanti a due calici, una bottiglia di prosecco, una ciotola di biscotti fatti da me, abbiamo sintonizzato il televisore di ultima generazione, quello che fa di tutto, anche cose che decide per conto suo, ma è perché mio marito legge le istruzioni solo “dopo” aver sperimentato e smanettato secondo le sue competenze e le sue idee.

Stavolta l’apparecchio si è comportato bene, così abbiamo seguito le danze e le musiche a Palazzo Vecchio di Firenze, poi il “vecchione” virtuale e il concerto nel teatro Comunale di Bologna.

E mentre guardavo tutto questo, dentro mi commuovevo: ecco insieme le città della mia vita!

In ognuna ricordi belli e ricordi brutti, persone che ho amato e persone che amo ancora, tante immagini e tanti pensieri si affollavano in me, era la mia vita intera a riempirmi il cuore, un’emozione forte così non l’ho mai provata, una sintesi densa, degna di un capodanno tanto fuori dall’ordinario.

Continuavano, come stava succedendo da ore, ad arrivarmi sul cellulare messaggi e immagini di auguri, io rispondevo… tutte quelle persone care che nel 2021 vorrei incontrare di nuovo, finalmente, e liberi da questo incubo!

Tanta salute,

è l’augurio che mi sento di fare per il 2021!

 

 
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IL LIBRO DEL MESE

Post n°1724 pubblicato il 29 Dicembre 2020 da atapo
 

 

"DALLA PARTE DELLE BAMBINE"

 


 

Questo mese ho volutamente lasciato agli ultimi giorni le piccole note sul mio libro del mese, perché vorrei concludere l'anno con un pensiero alle bambine, le future donne.

Sulle donne si spendono tante parole, ma i fatti non vanno di pari passo: ci sono conquiste ben lontane dall'essere consolidate, mentalità difficilissime da cambiare e se lo sguardo si allarga al mondo intero la situazione generale delle donne è ancora tragica. Per le bambine è peggio, sono le più indifese in assoluto. Non mi dilungo in elenchi, cronache e precisazioni che si possono ritrovare in internet anche troppo facilmente, vista la loro diffusione...

Vorrei solo poter fare un augurio, che il nuovo anno porti miglioramenti, vittorie nella immensa lotta per assicurare a donne e bambine la dignità e la felicità.

Questo libro uscì nel 1977, io lo lessi nel 1979 durante gli ultimi mesi della mia seconda gravidanza. Non si facevano ecografie, ma io ero convinta, non so perchè, che sarebbe stata una bambina e volli comperare e leggere questo testo per prepararmi ad accogliere e ad allevare una figlia. Riflettei parecchio durante la lettura: quelle pagine, prima ancora di servire alla futura figlia, servirono a me, per ripensare all'educazione di noi che bambine eravamo già state... ma non tutto era perduto.

Essere donna e realizzarsi come essere umano, poter seguire i propri desideri e i propri sogni, non era facile allora e non lo è neppure ora... ma con tanta fatica continuiamo a provarci.

Oggi, in particolare voglio fare un augurio:

BUON ANNO NUOVO

A TUTTE LE DONNE E LE BAMBINE!

 

 
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CASALINGHITUDINE NATALIZIA

Post n°1723 pubblicato il 25 Dicembre 2020 da atapo
 

 

TAGLIATELLE SUSPENCE

 


Non c’era quasi niente di prevedibile e di scontato in questo giorno di Natale in ROSSO, in questo anno che diventerà storico, ma che al momento continua ad essere pieno di incognite.

Niente festa con i Bimbi-Natale, ciò che mi metteva più malinconia. Nei giorni scorsi se pensavo ai miei Natali passati, ostinatamente mi veniva in mente per primo quello del 2009, una scena che si è fissata nei ricordi: rivedo l’incontro per il pranzo a casa di mia figlia, allora c’era solo Martino, aveva un anno e camminava da poco. Preferiva gattonare sul lungo divano, dove stava seduta mia suocera che tentava con fatica di mostrarsi serena, come tentavamo noi: eravamo tutti sovrastati dall’incubo che ci perseguitò per tanto tempo, angosciati da ogni telefonata in arrivo… Era morta la mia mamma da pochi mesi, io non avevo ancora superato quel dolore ed ecco che ci stava capitando questa nuova cosa terribile... Ne scrissi anche qui. Forse è un’associazione involontaria con la preoccupazione e le difficoltà del periodo attuale.

Ma subito dopo penso al Natale successivo, 2010, si era aggiunto Riccardo, ci trovammo tutti insieme e nacque la festa dei Bimbi-Natale.

Oggi solo due video-chiamate a entrambe le famiglie. Riccardo è entusiasta di ciò che ha trovato in soffitta, lasciato da un Babbo Natale di cui comincia a dubitare fortemente, ma gli conviene crederci ancora. Le guerre stellari, la sua attuale passione, per lui ora sono nel nuovo calendario, nell’ultimo DVD, in una costruzione LEGO, ma anche un cane di peluche l'ha fatto contento.

Anche gli altri nipoti ci hanno mostrato i doni ricevuti, essendo in quattro la faccenda è stata molto lunga e chiassosa, soprattutto i due più piccoli tendevano a invadere gli spazi degli altri. Diletta poi avrebbe voluto mostrarmi le pagine del quaderno che non ho visto, ormai da più di un mese non ci incontriamo, e non avremmo più terminato.

Cercheranno, durante queste vacanze, di fare un salto da noi, ma senza l’impegno di un pranzo, con le finestre aperte e senza stare troppo a lungo.

Finite le videochiamate, di nuovo quasi silenzio in casa nostra, a occupazioni tranquille, a telefilm in televisione, a scambiare auguri attraverso il telefono e whatsapp, dove c’è stato un arrivo di video e di foto che fra un po’ mi intasano il mio “debole” cellulare. Il video, girato dai vigili del fuoco, della Firenze notturna con le luci e le decorazioni natalizie, ma senza persone in giro, è stato struggente.

Eravamo andati all’ultima messa delle tre offerte in parrocchia, alle 11,30, perché mio marito è nel gruppo dei lettori e a quella messa non c’era nessun altro lettore. A quella funzione eravamo pochissimi, non si arrivava a 15 persone, tutti erano andati alle precedenti; del resto noi non avevamo pressioni per preparare il pranzo, era già nel frigorifero, arrivato ieri sera dall’agriturismo a cui l’avevamo ordinato.

Ma c’è stata un po’ di suspence: intanto avevano fissato la consegna per il pomeriggio, ma alle 19 ancora non si era visto nessuno. Vuoi vedere, mi dicevo, che non vengono e facciamo Natale a pasta al pomodoro, bistecca e insalata? Alla nostra telefonata rispondevano che erano per strada. Finalmente il fattorino è arrivato, era l’ultima consegna perché i più distanti. Appena lui è uscito ho controllato i pacchetti: mancavano le tagliatelle, pasta fatta in casa solo da buttare nell’acqua bollente. Abbiamo telefonato subito, era tardissimo, ce le avrebbero portate stamattina.

Così aspetta di nuovo, ci eravamo raccomandati che arrivassero prima delle 11. Sono stati puntuali, per scusarsi del disguido ci hanno donato anche una bottiglia del loro amaro digestivo artigianale. Le tagliatelle, considerato che stavano asciugandosi, penso fossero rimaste nel furgone e che il ragazzo non le avesse viste ieri sera, complice il buio dell’ora e probabilmente anche la sua stanchezza.

Comunque erano squisite ugualmente, così come tutto il resto del pranzo. Nonostante ci fossimo limitati nell’ordinazione, avremo da mangiare avanzi per i prossimi giorni. E non sarà l’ultima volta che ci serviremo da loro, con l’asporto e speriamo presto anche in presenza, nel loro agriturismo così vicino alla città e così perso tra le colline.

Insomma, è arrivato al termine anche questo giorno strano, che pareva solitario, ma non lo è stato: per fortuna i mezzi di comunicazione aiutano tanto a sentirci vicini alle persone care...

 
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CONGIUNZIONI e CONGIUNTI

Post n°1722 pubblicato il 22 Dicembre 2020 da atapo
 

 

PREPARATIVI

 


 

Scorrono lentamente questi giorni GIALLI di inizio inverno. Pian piano i tempo sta cambiando, pare che presto arriverà la neve. C’è stato il solstizio con l’evento raro ed eccezionale della congiunzione Giove-Saturno che visivamente si sarebbe osservata come una stella unica brillante, forse la vera cometa di Betlemme, dato che il fenomeno si presentò poco prima dell’anno zero, che poi non si sa nemmeno bene quale fu.

L’astronomia mi affascina, guardare il cielo e le costellazioni mi incanta, la passione mi nacque per una serie di circostanze favorevoli: quando venni a Firenze il mio collega insegnante era un appassionato e mi iniziò a questa conoscenza, nella casa vecchia c’era una stanza al piano più alto da cui si vedeva benissimo una gran parte del cielo e lì feci bellissime osservazioni, anche con l’aiuto di un piccolo telescopio comperato con la scusa di interessare anche i figli: si appassionarono, erano bambini… chissà dov’è finito ora quel telescopio? Da anni ne ho perse le tracce… Prestato forse a qualcuno che non l’ha mai reso? Peccato…

Insomma, ho cercato di ammirare questa congiunzione dei pianeti, a occhio nudo. La sera precedente era sereno, mi sono fatta una bella passeggiata serale fino ad un punto del quartiere senza case… Che umidità, gli occhiali si appannavano di continuo. C’era una bella e luminosa falce di luna, Giove si vedeva, Saturno no, ma è molto più piccolo: pensavo che la sera successiva avrei potuto aiutarmi almeno con un binocolo, pensavo che forse avrei potuto osservare un aumento di luminosità. Ma la sera giusta invece c’era una grande foschia, la luna era molto velata, non si vedeva altro, sono appena uscita di casa per pochi passi, occasione sfumata. Però era stata emozionante l’attesa, la passeggiata verso il buio nelle strade quasi deserte.

Devo dire che in giro non c’è troppo movimento neppure durante il giorno, in centro, al mercato, poche sono le strade affollate e nemmeno troppo; i vigili fanno il loro lavoro, le segnaletiche per indirizzare il flusso dei pedoni sono rispettate e funzionano.

Ho finito gli acquisti e gli scambi, ieri c’è stato il tour de force dell’impacchettamento dei regali, mi ha impegnato tutto il pomeriggio e alla fine la mole del mucchio di pacchi era impressionante, tutti messi in un angolo della cucina e abbiamo telefonato ai figli per accordarci che li vengano a prendere prima possibile: in effetti erano da omaggiare 5 nipoti, 2 figli, un genero, 2 consuoceri e gli amici coniugi della famiglia perfetta.

Poi ho cominciato l’operazione biscotti, tipica di ogni Natale e Pasqua, ne ho preparata una prima dose che finisce per la maggior parte a casa di mia figlia, i rimanenti li ha mangiati mio marito quasi tutti. Domani quelli senza glutine per Riccardo, poi tornerò a pensare a noi due e ne preparerò normali, alla cannella, allo zafferano, alla curcuma (che va di moda) e ho in mente anche qualche sperimentazione di pasticceria. Stavolta uso la “semola rimacinata di grano duro”, ne ho avuti 4 chili con uno scambio, ho scoperto che si può usare in molte ricette salate e dolci e ho deciso che questo Natale sarà l’ingrediente base del mio dilettarmi in cucina.

Intanto il marito sta esponendo i più di trenta presepi che compongono la nostra collezione: ha da passarsi il tempo, chissà se per il 25 avrà finito!

Dulcis in fundo: il secondo ristorante proposto offre piatti così interessanti che il marito si è convinto e abbiamo ordinato! Nel pomeriggio della vigilia arriverà tutto, io non avrò niente da preparare per il pranzo di Natale! E’ il ristorante in collina dove facemmo la cena il 14 febbraio, che aveva organizzato il concorso di poesia in cui ero stata tra le vincitrici: avevamo mangiato così bene che ci eravamo ripromessi di tornare… ma poi c’è stato il covid.

Beh, se noi non andiamo al ristorante, sarà il ristorante a venire da noi.

E’ tutto molto tranquillo e io mi sento meglio.

 
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GIALLO SBIADITO

Post n°1721 pubblicato il 18 Dicembre 2020 da atapo
 

 

SEMAFORO SENZA IL VERDE

 


 

Da domenica la Toscana è gialla. Che presa in giro, si tornerà prestissimo arancioni, poi rossi, in compagnia del resto d'Italia.

Così nell'agenda per ogni giorno sarà meglio che indichi il colore, un bel bollino visibile della tonalità giusta, tanto per ricordarmelo!

Domattina bisogna fare il piano d'attacco: nei pochissimi giorni gialli dobbiamo concludere certi acquisti fuori comune, incontrare gente per degli scambi a lungo in sospeso, impacchettare i regali per figli e nipoti e accordarci coi primi per il "passaggio" di molti pacchetti, quelli di Babbo Natale che ora devono sparire e ricomparire sotto gli alberi di Natale delle due case.

Quest'anno non ci potrà essere il pranzo o la cena dei Bimbi-Natale, era tradizione ormai da nove anni mi pare e a pensarci mi riempio solo di malinconia... Mancherà anche la foto natalizia di tutti loro insieme, che avrebbe illustrato il calendario del nuovo anno, preparato da me...

Però i regali gli arriveranno ugualmente, anche abbondanti, perchè la nonna ha degli arretrati in giacenza, con tutto questo lungo periodo in cui non ci sono stati scambi di visite nè ore di babysitteraggio.

Pare che il marito tecnologico voglia organizzare un rendez-vous familiare on-line, vedremo.

Infine il pranzo di Natale: non ho voglia di cucinare nulla! Non mi sento di festeggiare nulla cucinando e magari sperimentando qualche nuova ricetta degna di essere ricordata: che vuoi ricordare di questo Natale?

Ho dato l' annuncio al marito mostrandogli la pubblicità di un ristorante vicino a casa, ottimo, che ben conosciamo, che prepara un menù natalizio da asporto con tutti i piatti di nostro gradimento. Sono mesi che non mangiamo più al ristorante, nè ci facciamo portare a casa qualche leccornia tanto da consolarci un po'...

Almeno a Natale... dai, facciamo uno sballo!

Sembrava interessato, gli ho lasciato, come da prassi, il suo tempo di meditazione... dopo mezza giornata ha esordito così: - Tutti i piatti proposti in fondo possiamo cucinarli anche noi: io preparo questo, tu prepari quello ecc ecc...-

NON HA CAPITO NULLA!

Mi sono sentita franare e non riuscivo a rispondergli, l'ho guardato avvilita, solo guardato, ma lo sguardo deve essere stato eloquente perchè ha taciuto e non ha sollecitato una mia risposta.

Bisognerà trovare una soluzione perchè io mi rifiuto di spignattare per il pranzo di Natale, quest'anno!

Cercherò l'offerta di un altro ristorante, che prepari qualcosa che noi NON siamo in grado di cucinare...

A meno che non si offra di preparare lui tutto, ma proprio TUTTO...

 

 
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SEMPRE ARANCIONE

Post n°1720 pubblicato il 13 Dicembre 2020 da atapo
 

 

DOWN

 


 

Un sabato piovoso, quella pioggia continua, non troppo forte, ma dalle gocce dense, bagnate. Sì, bagnate, a volte la pioggia sa essere più bagnata del solito, forse è l’umidità eccessiva che invade tutto, quasi soffoca, anche dentro casa.

Costretta in casa: che esco a fare, tra l’ombrello da tenere aperto, il bastone per camminare meglio, la borsa che si bagna in fretta, il buio che arriva troppo presto e io ci vedo sempre meno… una grande fatica!

Nervosa, nervosissima: ho scoperto che sono stati cambiati gli orari degli autobus, li hanno DIRADATI! Non tanto, ma quello che basta per affollarli più velocemente. E non parliamo poi cosa succederà quando salteranno le corse, cosa che avviene, oh come avviene! E’ così che il Comune agevola gli spostamenti, controlla i rischi?

Questo fatto aumenta la mia paura e la mia insicurezza, mi sento ancora di più bloccata, isolata. Il fatto che la Toscana resti ARANCIONE, quando tutti proclamavano che oggi sarebbe passata al GIALLO, mi ha depresso ancora di più, essere ancora costretti dentro il Comune, quando ne sono fuori certi posti che ci sono utili o piacevoli da raggiungere, non ultima la casa di montagna.

Ho dentro di me una grande tristezza e una smania di… non so, o non mi voglio rispondere, vorrei che finisse tutto questo, le capacità di sopportazione si consumano.

Ieri era una giornata in cui non sapevo dove trovare ristoro: si può provare immergendosi nella lettura, o nella scrittura, così si tenta di entrare in altri mondi o di crearsene di nuovi. Mi erano difficili anche questi rimedi di emergenza, a fatica mi sono concentrata a scrivere un raccontino per i Narranti Erranti, poi ho sentito che mi faceva stare meglio, ma quando ho finito era già ora di preparare la cena e sono ricaduta nella depressione.

Mio marito passa le giornate sul divano quasi al buio davanti al televisore acceso su telefilm di ogni genere, per fortuna che sta nel salotto e io evito il più possibile di passarci perché il BLABLA con annessi rumori del televisore mi innervosisce ancora di più. Lui è sempre stato un po’ orso, questa reclusione gli dà poco fastidio, ma è una gran fatica smuoverlo, al massimo si trasferisce al computer ad acquistare qualcosa su Amazon.

Potrei anch’io stordirmi di films e siti vari davanti al PC, ma mi sentirei di rincretinire ancora di più, ho bisogno di muovermi e di aria, all’esterno.

- Bisognerebbe fare… bisognerebbe andare...- lui proclama e non si muove, a sera poi si lamenta: -Ecco, mi son dimenticato di...- e i giorni passano così. Di rado riesco a smuoverlo, spesso non riesco neppure a trovare i motivi per farlo.

Ho perso ciò che mi faceva VIVERE, tutte le presenze, le persone: nipoti, teatro, amiche, anche piscina, che era un benessere per il corpo. Così è difficile SOPRAVVIVERE.

 

 
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