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Post N° 33

Post n°33 pubblicato il 15 Ottobre 2007 da atapo
 

Storia di K.

Da giovedì, da quando l'ho rivisto, ho spesso in mente K., soprattutto quando leggo le vicende di Sasi sul blog della sua mamma.
Dicevo ieri che Sasi è un bimbo fortunato.
K. no.
E lo pensavo già da tanto tempo: fra i bambini con problemi, dicevo anche quando ero a scuola, ci sono quelli di serie A e quelli di serie B.

K. è cinese, è nato in Italia da genitori giovanissimi: il babbo capisce e parla bene l'italiano, ha una fabbrica di borse, economicamente stanno bene e pare una famiglia già inserita nella realtà italiana.

K. a 4 anni viene iscritto alla scuola materna, ma dato che nella scuola richiesta ci sono già molti alunni provenienti da famiglie non italiane, anche se lui è nato in Italia non viene accettato (politica di quella scuola!), quindi resta a casa ed inizia la sua scolarizzazione solo un anno dopo, a 5 anni.

L'anno successivo è nella scuola primaria, un nome dell'elenco dei miei alunni, senza nemmeno una scheda di accompagnamento perchè la sua materna non fa parte del nostro istituto, quindi il passaggio di informazioni non è obbligatorio.
Perciò noi ins. telefoniamo subito a quelli della sua materna, i quali ci dicono: "E' un po' lento, poco autonomo, però è molto affettuoso."

Lui si presenta il secondo giorno di scuola, in quattro ore riempie di scarabocchi un quaderno intero, poi taglia a pezzettini minuscoli molte pagine, incolla tutti i pezzetti sulle pagine superstiti, urla e si nasconde sotto i banchi se cerchiamo di "contenerlo".
E nei giorni successivi ci rendiamo conto che nel gruppo di bambini di 5-6 anni abbiamo...un fratellino minore, di due anni circa!

Ritelefoniamo agli ins. dell'anno prima, chiedendo come mai non avessero pensato di segnalare questo caso, o almeno di avvertirci, ma ci dicono che non volevano "etichettarlo".

Così tocca a noi iniziare la lunga strada per cercare aiuti.

Purtroppo la mentalità cinese del suo babbo ci ostacolava, perchè non voleva accettare che il figlio maschio, il primogenito, fosse diverso dagli altri bambini, ci chiedeva però di continuo: "Perchè K non scrive e non legge?" E la sua frustrazione nel vedere l'impaccio e la diversità del bambino arrivava a volte a picchiarlo, lasciandogli anche segni...

Dopo tante insistenze ha accettato di iniziare una serie di visite e di controlli, per cercare di capire cosa ha in realtà K, lo ha portato qualche volta dalla logopedista di zona, che non ha però concluso molto.
Alla fine, non ci sono state diagnosi certe, solo un ritardo generico per motivi sconosciuti, forse sofferenza prenatale o neonatale

K ha un impaccio motorio che lo fa camminare tutto storto, quasi saltellante, perde facilmente l'equilibrio, ha poca forza nella gamba destra, trema spesso anche nelle mani, e le controlla con difficoltà.
Il suo linguaggio è come "impastato", si capisce poco, le sue parole e frasi sono incomplete e non solo perchè all'inizio non conosceva bene l'italiano, perchè non lo capivano nemmeno gli altri bambini cinesi quando lui parlava in cinese.
Solo in terza ha dato segno di distinguere e ricordare la maggior parte delle lettere dell'alfabeto, non parliamo dei numeri: non va oltre il 3-4 (lui conta così: "uno, due, uno, tanti").
Emotivamente è ansioso, instabile, si "attacca" a tutti, le situazioni nuove o difficili lo spaventano, ha un forte senso di inadeguatezza di fronte ad ogni nuova proposta che affronta solo se è accompagnato da qualcuno (adulto o anche compagno) che lo tranquillizzi, la sua attenzione prima era scarsa, ora è più vivace e a volte attenta a particolari che gli altri bambini non notano.

Certo per tutta la prima non si erano fatti passi avanti, vista la resistenza del padre e il disinteresse del dirigente e del neuropsichiatra, tanto che noi ins.avevamo minacciato di segnalare al tribunale dei minori la trascuratezza che questa famiglia mostrava nei confronti delle necessità educative particolari del bambino.
Solo a metà della seconda il babbo ha accettato la certificazione che gli garantiva delle ore dell'ins. di sostegno. Però le persone sempre nuove e non sempre all'altezza che si avvicendano in questo ruolo non riescono a fare un discorso proficuo, vista la difficoltà.
Comunque i rapporti del padre col neuropsichiatra di zona e con la logopedista non sono continuativi nè costruttivi e un piano riabilitativo serio che non copra solo le ore di scuola non è mai stato attuato: K dovrebbe fare ginnastica, esercizi di rieducazione del linguaggio, dovrebbe fare esperienze significative, passeggiate, cinema, socializzare anche fuori di scuola, invece resta nella sua casa con mamma e sorellina e dagli altri parenti e conoscenti cinesi è trattato come uno scemo (ci è stato detto espressamente).
E' naturale che lui sia così contento di venire a scuola:
nella classe si è
inserito bene, è amato e aiutato dai compagni, anche nel resto della scuola è
amato, forse lo aiuta anche il suo aspetto fisico gradevole, sembra un
bambolotto.

Per questo non l'abbiamo mai bocciato, non aveva senso
toglierlo dai legami e dalle sicurezze che con fatica si stava
costruendo.


A volte mi pare che K abbia tanto dentro di sè, tante idee, pensieri, opinioni, voglia di fare che però non sa come esprimere e questo gli provoca sconforto e agitazione.

Pochi finora si sono interessati seriamente a lui e se il padre continuerà questo atteggiamento poco collaborativo ne farà un disgraziato, come in realtà crede che sia. Probabilmente anche il padre andrebbe seguito...Ma il neuropsichiatra pubblico, di zona, è un personaggio particolare pure lui...

Insomma, K mi fa tanta pena e il suo futuro mi sembra così difficile...


 
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artemisia_gent
artemisia_gent il 16/10/07 alle 20:59 via WEB
Sono nella scuola da nemmeno un anno e mi sono resa conto quanto sia difficile la carriera scolastica di quelli che nella mia attuale scuola vengono etichettati come H. Ne avrei di cose da scrivere, pensa che l'altro giorno in consiglio di classe una prof. ha chiesto l'avvio della pratica del sostegno per una ragazza che è arrivata con le sue gambe fino alla 4 superiore. Possibile che nessuno se ne fosse accorto prima? A volte la dislessia viene vista come un handicap gravissimo. Anch'io sono leggermente dislessica e disgrafica ma nessuno si è mai sognato di chiedere il sostegno per me! Questo per dire che a volte si tende a enfatizzare troppo certi casi e sottovalutarne altri assai più gravi... e poi la famiglia non accetta mai che il proprio figlio non sia normale!
(Rispondi)
atapo
atapo il 16/10/07 alle 21:56 via WEB
La dislessia e disgrafia, per le mie esperienze teoriche e pratiche, sono un problema solo se vengono confuse con la pigrizia e lo scarso impegno. Chi ha queste caratteristiche si solito è molto intelligente, va solo aiutato con i supporti giusti e gli va lasciato più tempo. Ognuno è diverso dall'altro e proprio riconoscendo le diversità si possono fare proposte di lavoro e richieste individualizzate.
(Rispondi)
 
artemisia_gent
artemisia_gent il 18/10/07 alle 23:17 via WEB
permettimi uno sfoggio del mio orgoglio: lo so di essere più intelligente degli altri, l'ho sempre saputo. Dopo questo stupido commento ti dico grazie per quello che mi dici
(Rispondi)
 
 
atapo
atapo il 19/10/07 alle 09:54 via WEB
Essere più intelligenti degli altri non rende la vita più facile, anzi...Questo me l'ha confermato uno psicologo serio che mi ha aiutato in un periodo "buio": dopo avermi fatto tanti test mi ha detto che sono molto intelligente (vedi che siamo in buona compagnia), ma proprio il vedere le cose in modo diverso e spesso più lungimirante degli altri ci può creare delle difficoltà nella vita, perchè non veniamo capiti...Effettivamente ne ho avuto spesso la prova. L'importante è saperlo e non lasciarsi abbattere, non credi?
(Rispondi)
alenia34
alenia34 il 18/10/07 alle 13:42 via WEB
Concordo sul fatto che a parte la malattia e il disagio del bambino molto conta la famiglia in cui vivi. Sasi in distretto è considerato un bambino felice e sereno, nelle relazioni sottolineano sempre che dal punto di vista delle cure e affettivamente parlando è ottimamente seguito. Mi hanno anche detto che però siamo unici, che non tutti vivono l'handicap di un figlio come noi..per me è difficile immaginarlo, ma so cosa si prova a soffrire per tutto questo.Non tutti i genitori sono uguali, non tutti hanno lo stesso back ground culturale, per cui a parità di patologia il modo di andare avanti dei bambini è tanto diverso. Io so solo che più volte ho pensato che se mai dovessi perdere sasi, prenderemo in affido un bimbo malato per dare serenità a un bambino che non l'ha potuta trovare in casa...
(Rispondi)
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