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Il diario intimo della Donna Camèl con l'accento sulla èl
 

 

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EDS - Come se

Post n°1034 pubblicato il 07 Febbraio 2017 da LaDonnaCamel
 

Invece di salire in macchina si era fermata e aveva abbassato gli occhi all’ultimo momento, come se fosse timida o vergognosa o come se si fosse pentita di qualcosa. Mi ero voltato a guardarla e avevo notato quella luce così pulita, come se avesse piovuto e invece non aveva piovuto, le particelle di polvere danzavano nell’aria e facevano l’arcobaleno sulla gibigiana, nemmeno questo l’avevo previsto.

Avevamo macinato chilometri e chilometri, una quantità di spazio esagerata e inutile sotto un cielo bianco come un osso ma non eravamo ancora tranquilli, come se qualcosa di ineluttabile ci spingesse avanti, fino a quando non fosse finita la strada, o i soldi, o la nostra furia.

Lei aveva un ciondolo appeso a una catenella, una civetta di metallo brunito con gli occhi neri di pietra sfaccettata, la filigrana disegnava piccole onde di metallo che volevano rappresentare le penne dell'uccello ma a me ricordavano piuttosto le scaglie di un grosso pesce, mi dondolava davanti agli occhi quando si chinava a sfiorarmi il viso con i capelli, perché era stanca di cavalcarmi o perché posseduta da un’idea improvvisa e misteriosa e non mi sembrava neanche più lei, diventava un'altra, una che non conoscevo. Allora rotolava da una parte e lasciava che fossi io a sdraiarmi sopra, girava la testa di qua e di là e la civetta scivolava nell’incavo tra il collo e la spalla, si perdeva tra i suoi capelli e la catenina le si tendeva sul collo. Io restavo come ipnotizzato a guardare quella piccola collina liscia e bianca e vulnerabile che palpitava a ogni suo respiro, la catena che tracciava una riga dritta come un taglio e non sapevo niente di niente.

Aveva una gonna di vigogna color cammello, arricciata da una cintura di poco prezzo a forma di treccia, con la fibbia di metallo vile, la canottiera di seta con le spalline sottili sottili e la camicia con i fiori. Me la ricordo così, con la mano in tasca e il sorriso ambiguo, come se la vedessi per la prima volta ora, come se non fosse stata l’ultima.

 

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Lillina - Attraverso le barricate
Dario - Soldatini

 

 
 
 
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