espe dixit
pensieri, parole, opere, o_missioni di un bipedeUn passaggio da Orazio il fruttarolo (quello dei "fighi a 3 euro", do you remember?) lungo il tragitto ufficio-casa dà un botta di vita, un tocco di allegria, una pennellata di azzurro a una giornata iniziata con un tuffo a bocca aperta nel marron.
Da Orazio vige una spensierata anarchia.
I sacchetti di carta sono a disposizione dei clienti, come anche alcuni cesti appoggiati in terra. Mentre aspetta il proprio turno, e lo fa volentieri, perché il fatto che ci sia molta gente significa che il piccolo negozio resiste al cancro della grande distribuzione, il cliente è libero di guardarsi intorno tra gli scaffali variopinti, avvicinarsi, annusare, tastare educatamente e iniziare a servirsi da sé. Tanto, diciamocelo, a che serve usare i guanti per toccare alimenti che hanno già subito chissà quanti e quali passaggi e contatti con terra e quant'altro, e che devono comunque essere lavati o sbucciati?
La frutta e la verdura lì son sempre fresche e profumate. Quando non lo sono più non te le vendono, o te le regalano.
Da Orazio poi succede sempre qualcosa di divertente. Due volte su tre un cliente se ne va con gli asparagi o le cipolle di un altro, e al nostro eroe tocca corrergli dietro e gridare per strada, o sguinzagliare il commesso marocchino dagli occhi da cerbiatto.
Tempo fa è toccato alla espe essere inseguita dal bel giovanotto (e notare che la furbacchiona non l'ha fatto neanche apposta), perché aveva dimenticato un intero sacchetto sul pavimento vicino alla cassa.
Orazio non parla tanto bene l'italiano, e lo scrive ancora peggio, ma a far di conto è velocissimo e arrotonda sempre a favore del cliente. E' severo e attento, non gli sfugge niente. Non si fida, e fa bene. Controlla nei sacchetti e ti redarguisce se hai preso una patata tocca o l'insalata moscia. Inutile dire che alla espe capita due volte su tre.
Quando esci dal negozio di Orazio il fruttarolo hai speso sorprendentemente poco e sei tre volte ricco.
Perché porti a casa prodotti che hanno un sapore, a differenza di quelli che vendono al supermercato.
Perchè lui ti regala sempre un mazzolino di prezzemolo o basilico fresco.
Perché sorridi.
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Tra le moltissime cose che possono irritare un adolescente (praticamente tutte, tranne: vestiti brutti, amici suoi, musica che dà fastidio a tutti gli altri) una di quelle che lo mettono maggiormente a disagio è che si parli della sua vita privata in presenza di estranei, e in particolar modo della sua condizione precedente, cioè quella di bambino, stato rinnegato con spregio ma al quale rimane segretamente e disperatamente aggrappato. Se poi tra gli estranei c'è un suo coetaneo, è quest'ultimo per disgrazia appartiene all'altro sesso, il culmine dell'insofferenza è presto raggiunto.
Alla cassa del supermercato due donne di mezz'età, accompagnate dai rispettivi terreni di coltura di brufoli ambulanti (leggasi adolescenti maschio e femmina) si sbirciano vicendevolmente da un po' sforzandosi, entrambe, di ricordare dove si sono conosciute, prima di fare una figuraccia.
Salta fuori che la frequentazione risale a circa quindici anni prima, in occasione del corso di preparazione al parto dei suddetti giovanotti, nonché dei successivi incontri di introduzione al massaggio dei bebè.
I quali drizzano le antenne, sentendo odore di guai.
Si scatenano, irrefrenabili, i minacciosi ricordi.
La prima parte, quella dedicata al parto, è tutto sommato innocua.
Si discetta di scadenze, travagli e complicazioni varie, di altre antiche partorienti perse di vista, mentre i ragazzi si impegnano come mai prima nello svuotamento dei carrelli.
Finché arriva il terribile momento e il discorso scollina verso la ripa scoscesa del corso di massaggi.
"Ma ti ricordi che il tuo Andrea faceva sempre la pipì sul tappetone dei massaggi? Ahahah".
"Mamma..."
"Ah, sì, è vero...ahahah, e la tua Michela, che gattonava sempre nuda in giro per la stanza e ti toccava ogni volta interrompere la lezione per andare a riprenderla?"
"Mamma!".
"Che c'è, ti vergogni? Ma guarda che non è proprio il caso, ahahah. Eri così caruccia, col culetto per aria...ma a lui sono poi caduti tutti quei peli che aveva sulle orecchie?"
"MAMMA!!".
Schegge ormai impazzite, le due comari passano a raccontarsi di denti perduti e imprese scolastiche, del tutto incuranti dell'imbarazzo dei loro pargoli.
Andrea fissa il pavimento tastandolo col piede, alla ricerca di un punto cedevole attraverso il quale far precipitare la madre nel parcheggio sotterraneo.
Michela rovista nei sacchetti della spesa per prendere il panbauletto e ficcarlo in gola alla sua.
Per fortuna si fa tardi ed è ora di correre a preparare la cena.
La ragazza trascina la genitrice verso le scale mobili non appena intuisce che gli altri si dirigono verso l'ascensore.
Prima che qualcuna a caso esprima il desiderio di sapere se il figlio dell'altra sia già in dolce compagnia e qualcun'altra butti lì, ammiccando maliziosamente, che i due potrebbero piacersi.
Poi ci lamentiamo se ci ammazzano odiano.
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La vita somiglia in maniera inquietante alle polpette di riso.
Intanto si potrebbe dire che senza un uovo non se ne fa nulla, ma questo discorso prenderebbe subito una svolta perniciosa e darebbe adito a parallelismi alquanto imbarazzanti - per la verità un po’ forzati ma che verrebbero in mente, potrei giurarci, ad alcuni miei amici dotati di spirito diversamente sano - intorno alla poltiglia biancastra costituita dal risotto avanzato, pertanto, per restare su un terreno garbato, possiamo dire che entrambe, la vita e le polpette di riso, nascono dal felice connubio di componenti, chiamiamoli così, che altrimenti sarebbero destinati a finire nello scarico.
Gli ingredienti delle polpette di riso, a parte riso e uova, non sono gli stessi per tutti, e cambiano anche se a farle sono le stesse persone. Dipende dal caso.
O dal destino, per chi vuol esser fatalista ad ogni costo.
Capita che un pizzico di originalità dia luogo ad un risultato particolarmente gradevole, talvolta addirittura geniale, mentre può succedere anche il contrario: che seguendo la stessa procedura e partendo dalle stesse basi ormai consolidate (non materialmente, altrimenti è consigliabile soprassedere) si ottengano conseguenze deludenti.
Non è solo questione di perizia o diligenza.
Preparando le polpette capita di azzardare un po’, per malaugurante sicumera, per troppa curiosità, o di distrarsi e dimenticare qualcosa di importante. Poi si rimane male e di fronte all’insuccesso ci si pente ma, se non si è impiegato nulla di abbastanza velenoso, si fa sempre in tempo a riparare.
Una volta preparato l’impasto bisogna modellarlo. E lì cominciano i guai.
E’ un lavoro delicato.
All’inizio sembra facile e si parte con disinvoltura e invece, man mano che si producono pallette, l’intruglio rimane attaccato alle dita. Non si riesce più a farle venire come le prime, sembra che non vogliano più stare insieme.
Le mani impiastricciate, poi, rendono il lavoro grossolano, si teme di aver sbagliato qualcosa, si vorrebbe provare ad aggiungere qualche ingrediente miracoloso ma conciati così non si può toccare nulla, allora si cerca di finire in fretta, prendendo quantità sempre più grosse che immancabilmente rimangono incollate o si disfano nel pangrattato e dopo non si attaccano più.
Allora ci si aiuta con un cucchiaio, peggiorando la situazione.
Arriva sempre un momento, mentre si preparano le polpette di riso, in cui ci si convince di aver combinano un disastro.
L’impasto è sparso ovunque, tranne dove dovrebbe essere: su un piatto, ben amalgamato e impanato in bocconcini armoniosi, tutti pressappoco della stessa grandezza.
Frammenti di quel che, per essere eleganti, definiremmo un inutile pastrocchio, inzaccherano il piano di lavoro, i vestiti, quando non anche il naso.
Viene voglia di buttare via tutto, darsi per vinti e cercare nel frigo qualcos’altro da mangiare, fosse anche uno spicchio di finocchio gelido.
Ma bisogna tenere duro.
Mantenendosi calmi, fiduciosi e tenaci (o disperati, nel caso in cui non si disponga neppure di uno spicchio di finocchio gelido), alla fine si riesce a tuffare nell’olio bollente le crocchette sbilenche e sproporzionate e queste, come per magia, dopo un po' si definiscono. Formano la loro bella crosticina dorata e si trasformano da immonda sbobba in delizia fragrante in men che non si dica.
Si posano su un foglio di carta assorbente perché rilascino quel troppo che non fa bene e si assaggia, facendo attenzione a non scottarsi.
Mangiare una polpetta di riso appena fatta è una sublime esperienza sensoriale.
E’ croccante, morbida, delicata e saporita al tempo stesso.
E se non hai dimenticato di metterci un pizzico di sale, mordendola ti sentirai invadere da un piacere che già conoscevi, ma ogni volta è sorprendentemente nuovo.
Proprio come quello della vita.
Buon appetito.

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Parte il 96^ Giro d'Italia. Silvione, che ne sa una più del diavolo*, punta tutto su Coppi.
Salta fuori un altro figlio di Bossi.
Questo deve essere quello meno brillante, perché l'hanno tenuto un po' nascosto e invece di farlo studiare per diventare delfino la lega lo manteneva a yacht, bionde e lussi vari, sperando che se ne stesse buono e defilato, e invece lui si è fatto notare perfino in Tunisia per l'innata eleganza.
Parlando di eleganza mi viene in mente la Minetti.
Poverina, però.
Le hanno rovinato la vita ed ora è costretta a rifarsi anche quella.
Al tg di la7 ogni sera Mentana mette la faccia da funerale e ci parla della piaga sociale del gioco d'azzardo.
Poi c'è la pausa e passa la pubblicità della roulette online.
Un bimbo di 5 anni ammazza la sorellina di due con un fucilino fatto su misura per i bambini.
Ora, io lo so che se dico che gli americani sono un popolo di idioti autorizzo gli americani a dire che gli italiani sono un popolo di trafficoni.
Ma visti da fuori gli americani sembrano un popolo di idioti e gli italiani un popolo di trafficoni.
*e adesso secondo me si sta toccando alla grande.
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Ahhhh, finalmente un bel governo di timorati di Dio!!
Tanta bella gente quasi tutta proveniente dalla ex DC, che meraviglia!
Lupi poi, lo adoro. Sono tutta un brivido infrastrutturale.
p.s. l'IMU vi sembra iniqua? Aspettate a vedere la TARES, cari miei...
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FISIONOMIA DI UN AMICO

SMANIPOLIAMOCI
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ANGELO VASSALLO
Sindaco di Pollica (SA)
ucciso il 5 settembre 2010

Uccidendo Vassallo, la mafia non ha voluto solo difendere le attività legate al narcotraffico e all'edilizia. Ha ucciso un profeta. Un eletto dal popolo che affrontava con intensità e coraggio le disfunzioni più evidenti ella società contemporanea.
Alain Faure - direttore di ricerca Istituto di studi politici di Grenoble - LE MONDE
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A PEPPINO IMPASTATO
UOMO LIBERO
LORO NON AVEVANO LA SCORTA
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(se non rispondo al citofono mi trovate lì)










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