Creato da lilith_0404 il 20/02/2005

A Room of One's Own

This is my letter to the world, That never wrote to me, The simple news that Nature told, With tender majesty. Her message is committed To hands I cannot see; For love of her, sweet countrymen, Judge tenderly of me!

 

Messaggi di Febbraio 2005

Post N° 8

Post n°8 pubblicato il 27 Febbraio 2005 da lilith_0404
Foto di lilith_0404

A costo di essere monotona, voglio riprendere l'argomento che  Lupopezzato e Vegalyrae hanno affrontato nei commenti al post n 5.

Entrambi  hanno messo l’accento su quello che anche secondo me è il nocciolo del problema che le donne, ma oserei dire le coppie in generale, devono risolvere, e cioè come conciliare famiglia, figli e lavoro?

 Scrive VegaLyrae:

“Nonostante la struttura della società sia cambiata e nonostante molti uomini siano molto più presenti e collaborativi nella gestione della casa e della famiglia, il ruolo della donna nel mettere al mondo un figlio e nel prendersi cura di lui nei primi anni di vita credo sia qualcosa di difficilmente conciliabile con la carriera. Una donna sui 30 anni è sempre vista come una potenziale madre da parte dei datori di lavoro, quindi non le vengono assegnati ruoli di responsabilità. D'altra parte le donne che hanno raggiunto i vertici di potere hanno in genere dovuto rinunciare ad una famiglia”

Quello che VegaLyrae afferma trova riscontro nelle statistiche , che parlano di un aumento, fino a superare il 20%, delle donne che per necessità o per scelta non hanno figli: 1 donna su 5.

Alle affermazioni di Vegalyrae fa riscontro quanto scrive Lupopezzato:

“l'organizzazione del lavoro .. è tagliata addosso all'uomo come un vestito su misura e la struttura familiare … , ahimè, è invece ancora cucita addosso alla donna. Secondo me il problema grosso perchè la donna sia posta - in ambito lavoro - sullo stesso piano dell'uomo è legato ancora alla gravidanza”.

 Sono sostanzialmente d'accordo.

Che le aziende, specialmente quelle di piccole dimensioni, che costituiscono la maggioranza della realtà economica italiana, vedano in modo molto negativo la possibilità di una gravidanza delle proprie dipendenti è una realtà che tocco con mano ogni giorno, nel corso del mio lavoro.

L’esperienza della maternità che nella vita di una donna dovrebbe essere un momento di realizzazione personale,  di grande emozione e di gratificazione, dal punto di vista di un qualunque datore di lavoro significa solo problemi organizzativi per sostituire la donna assente con diritto alla conservazione del posto di lavoro e costi aggiuntivi per le integrazioni di retribuzione che rimangono a suo carico.

Anche il rientro al lavoro dopo la nascita del figlio si scontra con problemi organizzativi non indifferenti: a chi lasciare il figlio ?  Le strutture pubbliche sono ampiamente insufficienti, con costi eccessivi per il bilancio di molte famiglie e orari spesso difficilmente conciliabili con un impegno lavorativo. Suppliscono mamme, suocere, e più raramente baby sitter private.

C’è da meravigliarsi se al primo figlio sempre più raramente ne segua un secondo? 

Il problema non si risolverà finché resterà un problema delle donne. La soluzione credo che dipenda dal modo con cui la società nel suo complesso si pone di fronte alla maternità: se viene vista come una questione privata, di cui la donna o tutt'al più la coppia deve farsi carico, oppure se i figli vengono visti come un bene comune, di cui la società intera deve farsi carico, approntando le necessarie misure che sostengano la famiglia nell'affrontare questa fase cruciale del suo ciclo di vita. 

 
 
 

Post N° 7

Post n°7 pubblicato il 26 Febbraio 2005 da lilith_0404
Foto di lilith_0404

 

Avevo inizialmente scritto quello che segue in risposta ai commenti di Jazzyna e xisabellax, ma le loro considerazioni mi sembra che meritino una maggior evidenza e le riporto qui .

Scrive Jazzyna nei commenti al post precedente: “… se da un lato certe "conquiste" permettono alla donna di vivere più serenamente, credo anche che siano fonte di una maggior superficialità… Non so se questo sia un progresso.. per  me è molto triste, ma ormai fa parte della nostra realtà”.

Io mi reputo fortunata di vivere in un tempo e in un luogo dove posso godere di una libertà come non c'é stata mai nel corso della storia fino ad oggi, non solo per le donne ma neppure per gli uomini.

Non é stato facile arrivare fin qui.

La libertà però ci mette davanti alle nostre responsabilità: ciò che un tempo veniva imposto come un obbligo, ora se credi che sia un valore lo devi scegliere.

Questo mi rimanda al commento di xisabellax, che scrive: “…vivo con una ragazza di 23 anni,credimi quando ti dico, che non hanno capito nulla, che per certi versi, sono tornate indietro, che sono in competizione per sciocchezze…  a cosa è servito lottare per gli anticoncezionali se loro poi li trovano riduttivi del amore, se gli parli di libertà nella sessualità ti guardano come una di facili costumi” .

Io credo che ciò che ti viene dato senza doverlo pagare, senza dover faticare per averlo rischia di non essere apprezzato per quello che vale.

Come ho scritto sotto, le ragazze che hanno oggi 20 anni le libertà di cui parlava Hillmad nel suo commento, che per le donne della mia generazione (e ancor più per quella di qualche anno più matura)  son state una conquista, se le trovano come un diritto acquisito.

  Il rischio per loro é di non riuscire a capire quanto sono importanti, di sprecarle, o peggio di lasciarsele portare di nuovo via.

 
 
 

Post N° 6

Post n°6 pubblicato il 25 Febbraio 2005 da lilith_0404
Foto di lilith_0404

John.Keating e Hillmad, nei commenti del post precedente, mi hanno portato a fare alcune riflessioni.

Sono stati i cambiamenti nella società a cambiare le leggi o le leggi a cambiare la società? La riforma del diritto di famiglia nel ’75, la possibilità di divorziare e la legalizzazione degli anticoncezionali ( molto più che dell’aborto, a mio parere) , quanto sono state il frutto di mutamenti già in corso nella società e quanto la causa dei cambiamenti che si sono manifestati nei decenni successivi?

Sono d’accordo con J.K quando dice che una rivoluzione delle idee, nei modi di pensare, negli schemi mentali, ci mette un po' di più ad arrivare davvero in profondità. Di sicuro le ragazze di 20 – 25 anni  di oggi hanno una diversa concezione e una diversa sicurezza del proprio ruolo rispetto alle donne della mia generazione: il mondo in cui sono cresciute, l’unico mondo che hanno conosciuto, aveva già acquisito e metabolizzato i cambiamenti di cui parlavo, prima che loro nascessero.

Ne deriverà per loro una capacità, per usare le parole di Hillmad, alla solidarietà fra le donne, la capacità di viversi come alleate e sostenersi a vicenda non contro qualcuno o qualcosa ma per costruire la  fiducia e la stima in se stesse? 

Io me lo auguro.

 
 
 

Post N° 5

Post n°5 pubblicato il 22 Febbraio 2005 da lilith_0404
Foto di lilith_0404

Riflettevo su quello che mi ha scritto Hillmad nei commenti al post precedente:

"Non so forse sono di un'altra generazione, quella che posso dire ha creato il femminismo nei primi anni settanta, e questo ci ha segnate, e ci ha permesso di credere veramente che le donne possono insieme cambiare le cose. Non vorrei essere troppo retorica ma insomma........non è lo stesso mondo per le donne, almeno questo nostro primo mondo. ......forse però per voi che avete 10 o 15 anni di meno è possibile che questo manchi e me ne dispiace"

Io non ho esperienza di militanza in gruppi femministi, ma a modo mio la battaglia per l'emancipazione l'ho combattuta anche io.

Quando ero ragazzina nel mio ambiente sociale far studiare una figlia non era ancora una cosa universalmente accettata. Sono abbastanza vecchia da ricordare discorsi in cui le madri convenivano di buon grado che far studiare una figlia erano tempo e soldi sprecati, perchè "poi tanto si sposa... " e in questa frase condensavano tutto un mondo di ragionamenti e di considerazioni circa il destino che una figlia poteva aspettarsi di avere.

Strano a dirsi, l'appoggio quando ho cercato di oppormi a questo modo di pensare  mi é venuto da mio padre e non da mia madre. Contro di lei anzi ho sempre dovuto lottare per poter affermare le mie ambizioni di indipendenza.

 Per questo forse non riesco a vedere la forza ancestrale delle donne: sono proprio le donne le peggiori nemiche di se stesse.

 
 
 

Post N° 4

Post n°4 pubblicato il 20 Febbraio 2005 da lilith_0404
Foto di lilith_0404

Leggevo il blog di Farfalladombra, e mi ha colpito piacevolmente l’immagine delle donne della famiglia che si ritrovano insieme.

Anche la mia é una famiglia di molte donne. Ma in realtà a fare gruppo sono stati sempre solo gli uomini.

Ho sempre guardato con un poco di invidia il cameratismo che si instaura spontaneamente tra di loro: di fronte alle difficoltà é naturale per loro riunirsi insieme e unire le forze per risolverle.

Questo non l’ho mai visto accadere tra donne.

 
 
 

Post N° 3

Post n°3 pubblicato il 20 Febbraio 2005 da lilith_0404
Foto di lilith_0404

Scrive occhiodivolpe in risposta ad un commento di VegaLyrae nel suo post n.120

‘e vabbeh ... gli uomini concettualizzano,le donne riportano tutto a se stesse , si sentono subito giudicate e in dovere di difendersi o giustificarsi...’

Si parlava del diverso modo di pensare e reagire alle situazioni di uomini e donne. Mi ha fatto tornare in mente una frase di V.Woolf che ho letto da poco:

 ‘when a subject is highly controversial--and any question about sex is that--one cannot hope to tell the truth. One can only show how one came to hold whatever opinion one does hold.’

Quando si parla di uomini e donne é facile cadere nella trappola dei luoghi comuni.

In fondo il luogo comune é un modo di semplificare la realtà: é come un cibo precotto, al momento che ti serve devi solo scaldarlo.  Quando vai di fretta é una bella comodità.

Così il luogo comune. Può essere comodo. Peccato che poi si appoggi sulla realtà e la costringa come in una gabbia.

Dai luoghi comuni si esce osservando la realtà per come é, per come si presenta alla nostra esperienza.  E di solito la realtà ha molte più sfumature del monocromatico luogo comune

 Mi sembra che sia  ciò che abbiamo cercato di fare sia io che VegaLyrae: rapportarci alla nostra esperienza per superare una rappresentazione stereotipata dei rapporti tra i sessi.

 
 
 

Post N° 1

Post n°1 pubblicato il 20 Febbraio 2005 da lilith_0404
Foto di lilith_0404

Perché non apri un tuo blog?

Quante volte me lo sono sentito chiedere in questi mesi. E ogni volta cercavo di spiegare che non faceva per me, che non mi sento la vocazione della scrittrice, che quello che ho da dire sta meglio nei commenti che in un post.

Tutto questo continua ad essere vero.

Poi qualche giorno fa, leggendo il blog di Merlinodibretagna, ho letto una cosa che mi ha colpito la fantasia: diceva di considerare il blog come una stanza della sua casa.Non lo avevo mai considerato in questi termini.

A distanza di qualche giorno, nei commenti ad un post di JK, Jazzyna raccontava di una sua maestra che aveva una stanza in casa tutta sua, piena di libri e di tutte le cose che le piacevano. Questo mi ha fatto pensare al saggio di Virginia Woolf, 'Una stanza tutta per sè'. Io non ho mai avuto una stanza tutta per me. Ho cominciato a pensare che questa poteva essere l'occasione di averne una.

 Ma ancora non ero convinta.

 A chi può interessare leggere quello che scrivo, mi chiedevo.

Oggi infine è accaduto qualcosa che mi ha fatto decidere.

Non un fatto importante, una di quelle piccole cose che bastano a far pendere l'ago della bilancia da una parte piuttosto che dall'altra:

avevo lasciato due commenti, a breve distanza di tempo uno dall'altro, sul blog di occhiodivolpe.

In risposta al secondo commento mi ha scritto: 'il post non é stato messo per lilith'. Non credo che volesse essere scortese, tutt'altro, ma al mio orecchio questo ha suonato come ' sei invadente e inopportuna, se hai qualcosa da dire vai a dirlo da qualche altra parte'

... Beh, forse sono un po' permalosa...

ma ho  trovato la risposta alla domanda che mi frenava: a chi può importare quello che scrivo?  ecco: importa a me di scriverlo

E ho deciso di aprire il blog.

Non so bene che cosa ne farò, probabilmente poco, ma sarà un posto mio, dove poter dire quello che penso senza seccare nessuno.

Dovrò a questo punto pagar pegno con John.Keating. Lui aveva scommesso che prima o poi mi sarei decisa, ed ha avuto ragione.

 
 
 

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