Creato da atapo il 15/09/2007
Once I was a teacher

NOVEMBRE


 
 E viene il tempo degli alberi
che lasciano cadere foglie d’oro.
E viene il tempo
dei giorni che si accorciano.
Le notti sono lunghe
e ogni sera ha un nome.
sempre nuovo di fiabe.
Nel vano della finestra
una stellina si ferma ad ascoltare
.

E. Borches
 

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Messaggi di Settembre 2009

UniversitÓ

Post n°439 pubblicato il 30 Settembre 2009 da atapo
 

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SESSIONE d' ESAME


Alla facoltà di matematica stanno finendo gli esami...per mio marito sono finiti ieri.

Aveva superato l'esame di conoscenza della lingua inglese, dove non c'erano problemi visto che questa lingua la conosce bene.

Per il resto...MALE anche stavolta: allo scritto di analisi un voto minimo che però gli consentiva di dare l'orale,

all'orale di ieri...scena muta, alla prima domanda è andato in tilt e non si ricordava più niente, nemmeno le cose che aveva appena ripassato con altri studenti, nell'attesa.

Anche da giovane si emozionava sempre alle interrogazioni e agli esami, l'emotività gli faceva sempre rendere meno della sua effettiva preparazione, ma ora è stato un disastro completo!

Metti questo carattere, metti l'età che forse aumenta le difficoltà...

Da ieri è molto stressato, avvilito, di umore nero...

Ci teneva tanto, non voleva prendere in considerazione il suggerimento di seguire sì i corsi, per interesse personale, ma senza impelagarsi nel tentare degli esami duri e che in fondo non gli servono per lavoro o carriera: ora invece ha detto che forse sarebbe meglio fare così...

Io credo che ci guadagnerebbe anche in salute, avrebbe la soddisfazione di curare qualcosa che gli piace, ma senza ulteriori stress, perchè questo suo affannarsi lo fa stare peggio anche fisicamente, gli aggrava i problemi che ha già. Non credo ne valga la pena di appesantire ancora di più questi nostri anni già così ...poco giovanili e poco baldanzosi.

Nei giorni scorsi ero un po' arrabbiata con lui, ma per questioni familiari...ieri, quando è tornato così rattristato, mi sono sciolta e gli ho proposto:Via, ora facciamo qualcosa di piacevole, per tirarci su il morale e non restare in casa a “soffrire”!”

Così siamo andati all'agenzia di viaggi per vedere qualche proposta per il prossimo viaggio invernale, poi all'Ipermercato a comprare il vino in offerta (e ci è scappato anche un dolce), stasera andremo al cinema. Lui stavolta ha accettato tutto. Speriamo che si riprenda presto e ritrovi l'equilibrio...altrimenti verrà anche a me l'esaurimento!

 
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MONTAGNOLA

Post n°438 pubblicato il 27 Settembre 2009 da atapo
 

TU DOVE SEI ?...     IO SONO QUI...

Bologna...? Firenze...? Bologna...? Firenze...?

Saremo in tre...? In quattro...? In cinque...? In...?

Tutto si è definito all'ultimo momento: BOLOGNA!

E sotto le bandiere della stazione di Bologna ieri mattina ci siamo ritrovate in quattro, per quella giornata terapeutica di shopping alla Montagnola che ci aspettava da mesi.

La città ci ha accolto con una calda giornata che di autunnale aveva solamente qualche macchia di colore nelle foglie dei platani, per il resto...un caldo poco intonato con le bancarelle che presentano già i giubbotti e le pellicce.

Ancora prima di arrivare al mercato la metà di noi era già zavorrata da un discreto quantitativo di tortellini casalinghi che abbiamo scoperto in un negozio vicino alla stazione: se non si comprano i tortellini a Bologna!!! Ve lo raccomando io, che sono “nativa” e cresciuta a tortellini fatti in casa...

Direi che questa volta l'infanzia ha spadroneggiato:

ci sono nipotini e cuccioli da rivestire per l'inverno imminente e se non ci pensiamo noi, le esperte anziane di famiglia...

Chi anziana non è, ha partecipato con consigli e commenti e prestando le braccia per frugare tra quelle montagne di vestitini, cappottini, giacchini, pantaloncini, dove sceltone uno subito ne vedi almeno altri tre ancora più belli.

E per stavolta i nostri armadi tireranno un sospiro di sollievo: noi, per noi stesse, ci siamo... ehm...contenute abbastanza...

Io avevo la macchina fotografica, ho scoperto che può essere un rimedio per lo ...shopping compulsivo: anziché comperare quello di cui “mi innamoro” posso fotografarlo.  E' un altro modo di possederlo, meno ingombrante e meno costoso, e pazienza se non farà girare l'economia nazionale!

Così la mia nota passione per i cappelli, che deve essere contenuta perchè di teste ne ho una sola e ormai credo di possedere un cappello diverso per ogni giorno dell'anno, ieri l'ho soddisfatta così, davanti a questi deliziosi cappellini molto autunnali.


Casal aveva bisogno di un copridivano, frugando insieme e ragionando di colori da intonare e di fantasie old english o floreali, ho trovato quello che avrei comprato immediatamente, se avessi avuto un divano da proteggere o un letto privo di coperta...Clic! Una foto, magari potrò usarla come sfondo-blog...

 

C'era una quinta amica, che fino all'ultimo è stata indecisa se venire o no, ci ha mandato i saluti via cellulare, ma noi non l'avevamo dimenticata...qualcosa al mercato ci ha fatto pensare a lei...quasi quasi glielo compravamo, insieme ad alcune giacche da “inaugurazione mostra d'arte al Metropolitan” che ci chiedevano con insistenza:

“E Ody dov'è? Siamo qui per lei...L'aspettavamo...”


 

Cellulare...per fortuna che ci sei!

Perchè ogni tanto qualcuna (soprattutto una) si attarda, si concentra in prove e contrattazioni e...si perde! Ma prima di dichiararla definitivamente MISSING si tenta col messaggino, con lo squillino:

“Dove sei?”

“Vicino a...?”

“Allora ci troviamo dai profumi...”(e l'attesa fornisce un'ottima scusa per esaminare creme e belletti)

Ma nemmeno così è facile il ritrovamento e a me passano per la mente idee di navigatori, TomTom e attrezzature simili: dicono che ora c'è un aggeggio che ti permette di localizzare chi conosci entro un certo raggio di distanza, magari funziona in questi casi...bisognerà diventare sempre più tecnologici!

Da mesi non ci incontravamo e per ognuna di noi sono stati mesi importanti, pieni di fatti , di novità, di cambiamenti di vita...avevamo voglia e piacere di confrontarci, di parlarne...quello che mettiamo nei blog in fondo è solo l'ombra di quello che siamo nella realtà...in tutto questo tempo non sono cambiate solo le pettinature...è consolante sentire che spesso poi alla fine ci ritroviamo sugli stessi sentimenti, gli stessi timori...

E novità non c'erano solo per noi: anche al mitico “ristorante cinese” ci sono novità: ha raddoppiato le specialità (ma non i prezzi, per fortuna), oltre che cinese è diventato giapponese e ha rinnovato il look con un'apparecchiatura che crea...l'atmosfera, intonandosi casualmente anche alla maglietta!

Peccato che nel menù non ci siano più le tagliatelle di alghe...ci siamo dimenticate di chiedere come mai...

Insomma, tranquilla giornata di incontri e confronti...

E tornando a casa in treno apprezzavo ancora di più le mie scarpette Valleverde che mi avevano consentito di “macinare” chilometri tra le bancarelle, senza che i miei piedi ne soffrissero troppo...

tramonto sull'Appennino, dal treno

 

 

 
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TEATRO ULTIMO ATTO

Post n°437 pubblicato il 25 Settembre 2009 da atapo
 

GIU' IL SIPARIO


Ci siamo ritrovati ieri mattina, tutti i teatranti, per la lunga giornata di prove che si concludeva alle 18,30 con la replica del nostro Prometeo.

Dopo cinque mesi...tutti (o quasi) un po' abbronzati, qualche pettinatura nuova, molte notizie da scambiarci su acciacchi, viaggi, volontariato, nipotini, genitori ancora più anziani di noi...

Dopo cinque mesi...tutti arrugginiti, non tanto nella memoria, che con due ripetizioni veloci del testo era ritornata quasi in forma,

ma nelle nostre giunture che avevano perso l'allenamento settimanale a tenere quelle posizioni pressochè immobili a lungo che caratterizzano questo dramma giocato principalmente sulla parola...e veniva da grattarci il naso, i piedi si addormentavano, le schiene si inchiodavano. A me la regista ha cambiato la posizione sul palco, a causa di qualche assente, e mi sono trovata per una breve parte dello spettacolo davanti agli occhi la tenda del palcoscenico che ondeggiava leggermente...Aiuto! Cominciavo a sentire quella sensazione di vertigine...ricordo dei disturbi di alcune settimane fa...

Per farci coraggio, qualche spiritoso tra noi diceva: “Stavolta non ci sono i nostri parenti e amici, c'è il pubblico vero...che ha pagato! Non è scontato che applaudano!”

E qualcun altro, ancora più spiritoso: Via, è la nostra occasione! Tra il pubblico c'è un grande regista, vediamo chi sceglierà alla fine...

Così sono passate le ore, tra le chiacchiere e le prove...poi lo spettacolo...che è andato bene!

Ci sono stati gli applausi, anche a lunghi e calorosi, ma di grandi registi...pare non ce ne fossero.

In compenso tra il pubblico c'erano molti ragazzi, di età liceale e universitaria, e questo confesso che mi ha fatto molto piacere: una tragedia classica scelta da tanti giovani! E nemmeno sapevano che la messa in scena era un po' particolare, forse proprio più adatta ai giovani, meno spiazzati dal vedere cose strane, rispetto agli adulti e anziani.

 

E io chiudo il sipario anche sul mio essere attrice:

il corso continuerà ad essere di giovedì, ma io al giovedì pomeriggio sono arruolata come “nonna che deve andare a ritirare Martino dall'asilo” poiché mia figlia proprio il giovedì ha quasi sempre le riunioni di lavoro fino a tardi.

Una porta che si chiude, per riprendere un post di eccomiqui, confesso che mi dispiace tanto, anche se la possibilità di qualche ora con Martino è impagabile...

Troverò altre attività interessanti in altri orari, non ne dubito. Ormai ho rinunciato a prendermela per quello che mi viene tolto, non ne vale la pena, è meglio conservare le energie per vivere al meglio quello che capita...

 

 
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EQUINOZIO

Post n°436 pubblicato il 22 Settembre 2009 da atapo
 

"Col venticello che scartoccia gli alberi

entra una foglia in camera da letto.

E' l'autunno che arriva e, come al solito,

quando passa di qua, lascia un biglietto."

                                                 Trilussa

 

 

Hanno detto alla radio che quest'anno l'equinozio d'autunno cade oggi, allora che sia il benvenuto!

Oggi qui è proprio una bella giornata d'autunno, soleggiata il giusto, ventosa il giusto, gli alberi cominciano a colorarsi e le foglie a cadere...

Ma il biglietto da visita dell'autunno che arriva per me non è stata la prima foglia entrata in casa, bensì il primo mal di schiena della stagione...

Dopo gli acquazzoni dei giorni scorsi, lo stress degli ultimi viaggi e dei ricordi, gli spostamenti di mobili e suppellettili...come sono svaniti in fretta gli effetti del mare di Quercianella e dell'aria pura delle Alpi!

E...ogni anno il  mal di schiena anticipa un po': forse è la giovinezza che si allontana?!

 

 
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TEATRO - REPLICA

Post n°435 pubblicato il 21 Settembre 2009 da atapo
 

PROMETEO  INCATENATO
...SI  SCATENERA'

Van Dirck, Prometeo viene incatenato da Vulcano

 

Ancora una volta attrice, piccola attrice.

Anche quest'anno il nostro spettacolo, di noi giovani(dentro) attori dell'Università dell'Età Libera è stato inserito nella rassegna fiorentina Teatri Aperti, che si tiene questa settimana.

Il costume di scena so dov'è, basta fargli prendere un po' d'aria, ho già ripreso in mano il copione e rileggendolo ho riprovato le emozioni della prima, in quel lontano giovedì 23 aprile.

Il ripasso mi preoccupa poco: di solito quando memorizzo qualcosa...è per la vita, inoltre la mia parte è talmente piccola che si fa presto a "rinfrescarla".

Allora...se qualche lettore fiorentino non ha altro da fare, ecco il mio invito:

reciteremo giovedì 24 settembre, alle ore 18,30 al teatro Florida.

Ma attenzione! Poichè la messa in scena è un po' particolare, i posti sono limitati ed è meglio prenotarsi presso il teatro. Chi volesse venire...

...non tanto per vedere me, che non faccio niente di speciale, ma per gustare uno spettacolo interessante e suggestivo...un po' di pubblicità non fa male a nessuno!


Non è il nostro cartellone, le Oceanine non saranno così, non so il greco quindi chissà che c'è scritto...però mi piaceva!

 
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STOP

Post n°434 pubblicato il 19 Settembre 2009 da atapo
 

Signorini T., L'Alzaia

ESAUSTA

Circa ventiquattro ore dopo aver "ammucchiato" tutto ciò che era giunto da Ferrara e dopo aver cominciato a progettare sistemazioni e spostamenti...

ero di nuovo in viaggio!

Questa volta in camper, per Rimini.

Mio marito ha voluto "fare un salto" all'annuale fiera dei camper. Io ne avrei fatto anche a meno, il camper mi va bene com'è, almeno in questo momento, invece mio marito è quello delle "piccole modifiche migliorative" ed aveva una lista lunga così di aggeggi da comperare per i suoi lavori di bricolage (e voglio vedere quando li farà...).

E allora...partenza! In fondo è un modo come un altro per passare qualche ora insieme fuori di casa, visto che ultimamente questo suo STUDIARE diventa un motivo per non andare da nessuna parte e per non fare nient'altro (tranne gli impegni parrocchiali che ora riprendono alla grande, ad inizio autunno).

Insomma, un NON-VIAGGIO faticoso, fra i muri di tir in autostrada e i chilometri a piedi in fiera trascinandosi da uno stand all'altro! Ieri mattina, vista la bella giornata, prima di entrare in fiera avevo proposto scherzando (ma mica tanto): "Perchè non mi porti in spiaggia, tu vai in fiera e mi torni a prendere stasera?" Ha fatto orecchie da mercante...

Almeno, prima di rientrare a Firenze, siamo riusciti a farci una bella provvista di piadine!!!

Oggi è venuto mio figlio, voleva vedere gli esiti del trasloco. Poichè era disponibile a fare un po' di sollevamento pesi, io e lui ci siamo messi al lavoro...

Mio marito no, era troppo stanco dal viaggio (io invece...!!!)

Insomma, tutta la giornata abbiamo spostato, riordinato, selezionato, svuotato e riempito: ora la stanza è quasi "civile", anche se resta molto da fare ancora e qualcosa di ammonticchiato da buttare (...e a questo spero ci pensi il marito prima che torni mio figlio in soccorso!). Mio figlio ha ritrovato libri e oggetti di quando era piccolo e lì, grande e grosso, quasi si commuoveva...così si è portato due borse piene di "reperti" a casa sua!

Stasera finalmente comincio ad ascoltare la mia stanchezza:

domani spero sia una giornata mooolto tranquilla,

perchè so già che per la settimana prossima l'agenda è abbastanza piena...ma ne riparleremo.

 
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MAXI

Post n°433 pubblicato il 17 Settembre 2009 da atapo
 

Goya F., Il colosso

IL GIGANTE

Sono arrivati gli operai per il trasloco: due ragazzi giovani, circa dell'età di mio figlio, e...un gigante!

Era l'anziano del gruppo, l'esperto, ma soprattutto era un “armadio”: grande e grosso che non finiva più, con due mani che parevano pale di quelle per infornare le pizze, ma di misura maxi. Appena si è presentato, occupando tutto il vano della porta, io già piccola mi sono sentita ancora più minuscola e un pensiero mi è passato veloce come un lampo: “Se questo si arrabbia...”

Ma tutto quell'aspetto minaccioso è presto svanito perchè nel faccione brillavano due occhi azzurrissimi con un'espressione così dolce e gentile che lì sembravano fuori luogo.

E in effetti era una persona cordiale ed allegra, che rapidamente, ma con la massima delicatezza, smontava quei legni cigolanti per l'antichità,

con due dita sollevava e faceva volteggiare i pesanti scatoloni,

senza una piega portava su è giù per le scale e i corridoi stretti i pezzi più ingombranti,

da un pacco di tavole di legno in quattro e quattr'otto e con pochi colpi ben assestati ha rimontato tre armadietti che nemmeno all'Ikea...

Sono rimasta a bocca aperta soprattutto quando gli ho chiesto: Questo armadio lo vorrei più in là, se potete spingerlo un pochino...”

“Subito signora”, ha abbracciato l'armadio, l'ha sollevato e l'ha spostato dove preferivo...come niente fosse.

Durante tutte le manovre tranquillamente dava ordini ai due ragazzi, o scambiava allegro qualche commento con me. Davvero il timore che poteva incutere col suo ingombrante aspetto si era dissolto...I miei vecchi mobili li ho sentiti ben accuditi, quasi coccolati da questo gigante, nel loro spostamento dal nord al centro Italia.

E ora le grandi manovre sono finite. MA...c'è sempre un MA nelle storie...

Ho detto che i mobili sono nella ex-stanza di mio figlio. Quella stanza però, dopo i lavori di ristrutturazione dell'anno scorso, essendo vuota è diventata quasi un ripostiglio, dove ora si trova tutto quello che non si sa dove mettere o che mio marito non ha ancora trovato il tempo di sistemare.

Così inizierà una nuova battaglia...familiare, perchè io vorrei davvero che finalmente anche questa stanza diventasse vivibile e presentabile.

Ci vorranno mesi? Anni? Dovrò mobilitare di nuovo mio figlio per darci una mano?

Quasi quasi sarebbe meglio rintracciare il gigante...

 

 

 
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FERRARA, ULTIMO ATTO

Post n°432 pubblicato il 13 Settembre 2009 da atapo
 

P. Anichini, interno IV

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LE STANZE VUOTE

La chiave gira lentamente col solito rumore, ma quando apro la porta è inutile che mi presenti con quella domanda sospesa:Mamma...?” a cui quasi si sovrapponeva la solita frase, un'altra domanda che era quasi una risposta: “Sei tu?!”

Non mi viene incontro nessuno, in nessuna stanza la trovo, accanto ai fornelli o seduta nella poltroncina.

Ci sono solo le cose, ogni volta che vado sembrano più ingrigite, è la polvere da casa disabitata che pian piano ricopre tutto.

Continuo ad andare, devo andarci...scopro che è doloroso immergermi tra quei mobili, quegli oggetti, aprire, scoprire, scegliere...però lì da sola in quelle stanze silenziose ritrovo il mio passato lontano, poi quello di tante storie familiari, rivedo volti e risento voci evocati dagli oggetti e dalle fotografie...

Il dolore si trasforma in una acuta malinconia che tutto sommato sono contenta di provare, è come se riannodassi fili invisibili che si erano ingarbugliati e sfilacciati: devo decidere che farne di tutto questo: cosa buttare, cosa tenere, cosa dare ad altri...

Presto nella casa abiteranno altre persone, domani salirò a Ferrara ed entrerò in quelle stanze per l'ultima volta: ormai sono quasi vuote, mi è sempre più difficile immaginare che la mia mamma sia “nella stanza accanto”, quello che fino a maggio era vita ora è diventato storia e memoria.

Chiuderò ancora scatoloni, passerò lì un'ultima notte, aspetterò nel silenzio tra gli ultimi pacchi imballati e chissà quali ricordi mi verranno in mente in quei momenti...

...aspetterò la ditta di traslochi che deve prendere gli oggetti ingombranti e portarli a Firenze, dove nella mia casa, nella ex-stanza di mio figlio, ho trovato il posto per alcuni mobili che hanno accompagnato la mia infanzia. E dentro a quei mobili sistemerò gli oggetti che ho scelto...

In questa stanza si chiuderà il cerchio, avrò di nuovo vicino le mie origini...è la stanza che la mia mamma preferiva, le poche volte in cui mi venne a trovare a Firenze: si vede tanto cielo, sopra le colline fiorentine.

P. Anichini, Le cose della memoria 3

 
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RICORDO

Post n°431 pubblicato il 11 Settembre 2009 da atapo
 

"N.Y."

Qui non scende il vento,

resta qui tra le torri,

nelle lunghe altezze

che un giorno cadranno,

abbattute, schiacciate dalla loro

stessa vanità.

Sprofonda città, dalle spalle terribili,

crolla su se stessa.

Che baraonda

di finestre chiuse,

di vetri, di pezzi di plastica,

di vinte, piegate strutture.

Allora entrerà,

potrà scendere il vento

fino al livello di fondo.

E d'allora non ci sarà

più sopra nè sotto.

Rafael Alberti, in "Versos sueltos de cada dìa", 1982

Dopo tanti anni, l'angoscia è ancora uguale, nel rivedere alla televisione quelle immagini...Oggi ho acceso la TV il meno possibile, mi fa male solo il ripensarci.

 
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TAGLIA, TAGLIA...

Post n°430 pubblicato il 10 Settembre 2009 da atapo
 

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SCUOLA ED ACCETTA ... ROVINA PERFETTA


 

Questa mattina sono passata dalla mia ex-scuola. Dopo le cronache tristi che leggo qui nei blog, che mi raccontano da altre città (anche a Ferrara mio nipote di terza elementare inizierà senza i pomeriggi perchè con i tagli ai docenti non riescono ad organizzare l'orario), volevo sapere come stava andando lì dove, a dir la verità, mi sento ancora legata per i venticinque anni che vi ho trascorso.

All'ingresso già al mio saluto la custode aveva un'espressione affranta...

“Sapesse! Sono tre giorni che stanno nella stanza riunioni e non ne vengono a capo. E che grida! Sembrano tutti matti!”

Ho fatto capolino nella stanza...sì, effettivamente il clima era molto surriscaldato.

Mi sono messa in un angolo salutando con un cenno quelli che man mano si accorgevano della mia presenza. E pian piano ho ascoltato le lamentele un po' di tutti quelli che conosco meglio, non potendo far altro che...portare loro tutta la mia solidarietà!

Nella mia scuola di due quinte in uscita si è formata una sola prima, molto numerosa (probabilmente qualcuno è stato “dirottato” in altra scuola, per non correre il rischio di avere due classi): sono rimasti inascoltati gli avvertimenti che, essendo noi zona di immigrazione, arrivano alunni stranieri anche ad anno inoltrato, cosa che ci faceva sempre iniziare con numeri che poi aumentavano via via. Così che succederà quando ci saranno questi arrivi? Non verranno accettati? Si “sfonderanno i tetti”?

La mia scuola è tutta a tempo pieno (40 ore, per intenderci) e in questo modo...zac, via due insegnanti! Ed è stato eliminato anche l'insegnante specialista di inglese...e tre! L'inglese lo insegnerà un maestro della classe, se ne ha i titoli o anche se sta solo frequentando il corso di specializzazione (se l'inglese lo sa ancora poco e se non ha fatto le ore di metodologia, che sono nella parte finale del corso...che importa? Intanto si risparmia!!!). Se il maestro di classe non ha titolo, poiché le ore di compresenza non devono più esistere, sarà un docente di un'altra classe che verrà a fare inglese in quelle due ore che erano di compresenza fino all'anno scorso e che dovranno servire anche a coprire le supplenze brevi. Per questi motivi ora gli insegnanti dovranno fare l'orario spezzato, per assicurare una copertura supplenze per tutto il giorno.

Orario spezzato...già ai tempi dei moduli, nei casi più complessi, ci si scannava per evitare di cascarci...e andava sempre a finire che lo spezzavo io che insegnavo il francese in tutte le classi, tanto abito vicino ed avere a volte una o due ore di “buco” mi faceva comodo per tirare il fiato o preparare le lezioni successive.

Ma ora non fa comodo a nessuno e tutti sono già sconvolti, incattiviti e stanchi ancora prima di iniziare.

Senza compresenza...come si faranno le visite didattiche, se un solo accompagnatore non è legale? Anche i custodi sono scarsi. Bisognerà ricorrere ai genitori?

Senza compresenza...come si potrà aiutare in piccoli gruppi o individualmente chi presenta difficoltà, chi fa lunghe assenze, chi sa a stento l'italiano?

Senza compresenza...come si porteranno a lezione di informatica, davanti ai computer, più di 20 bimbetti che toccano dappertutto (e non è affatto vero che i bambini di oggi sanno già, alcuni di certo, quelli che provengono da famiglie di una certa cultura, ma gli altri...)?

Senza compresenza...come si potrà organizzare e seguire un laboratorio di pittura o di manipolazione che aiuti quella manualità che è sempre più scarsa e imbranata nei bambini?

Senza compresenze né fondi per ore aggiuntive...come si farà a tenere aperta la biblioteca, a seguire il prestito, ad iniziare alla lettura anche attraverso attività di animazione?

A tutto questo serviva la compresenza, se organizzata come si deve.

Ma oggi in TV la ministra ha trionfalmente detto: “Abbiamo eliminato le compresenze, così con quelle risorse possiamo offrire il tempo pieno a tutti i genitori che lo hanno chiesto.”

TEMPO PIENO!

Quello che resta non è tempo pieno,

sarà solo un orario più lungo,

il tempo pieno era ben altro, aveva dietro ben altri principi...

La ministra non era ancora nata quando De Bartolomeis, Ciari, il Movimento di Cooperazione Educativa ed altri fondarono il tempo pieno in Italia, non sa nemmeno di cosa sta parlando!!!!! Non avrà sicuramente mai gettato l'occhio nemmeno su una delle loro pagine per capire la storia e il significato del tempo pieno!!!

Io ne ho ancora di quei libri...quasi quasi glieli mando...ma temo sia irrecuperabile!!!


 

 
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I SETTEMBRINI

Post n°429 pubblicato il 08 Settembre 2009 da atapo
 

DA UN ANTICO GIARDINO


Fiorivano quasi all'improvviso nel mese di settembre.

Da un giorno all'altro  ornavano del loro tenero color lilla i bordi delle aiuole delimitate da muretti bassi su cui sedevamo noi bambini. Erano l'annuncio dell'estate che se ne stava andando, in quel tempo lontano, in quel giardino un po' selvaggio creato dal mio nonno dove ogni stagione portava i suoi doni e le sue bellezze con regolarità anno dopo anno. L'inizio dell'autunno era annunciato dai settembrini in basso, quasi raso terra, e in alto, sotto i pergolati delle viti, dai grappoli dorati o rosso scuro dell'uva, ottima per le merende e i dessert delle famiglie imparentate che godevano di quello che in seguito, ironicamente, sarebbe stato chiamato “Il giardino dei Finti-Contini”. Fra i fiori e l'uva lo spazio era conquista delle api, delle vespe, degli altri insetti che mi impaurivano, delle farfalle...tutti a rimpinzarsi di nettari e zuccheri.

Passavamo ore in quel giardino in settembre, i piccoli a giocare, le donne della famiglia a cucire, a chiacchierare, a pulire verdure per la cena, un occhio al lavoro e un occhio a noi bambini. L'ombra diventava fresca più rapidamente e allora era il momento che indossassi il golfino rosso, sempre quello, non ne ricordo altri nella mia infanzia: di lana, l'aveva fatto la mia nonna, mi piaceva moltissimo. Doveva essere miracoloso perchè sembrava che crescesse con me...dopo diversi anni passò a mio fratello...poi l'hanno indossato i miei figli...è ancora buono per Martino...resistenza delle cose di una volta!

Vennero per me i tempi della scuola, che allora iniziava il primo ottobre. Il mese di settembre allora acquistò un significato più ricco, di malinconia e fervore insieme, come di chi sa che sta finendo qualcosa che non tornerà più.

C'erano i compiti delle vacanze da terminare, ma lo studio in giardino non aiutava certo la concentrazione...

Gli amici si radunavano da me, seduti sui muretti bassi che contornavano le aiuole era tutto uno scambiarsi racconti: oh, l'estate fa crescere tanto in poche settimane, ci si ritrova sempre diversi da come eravamo in giugno, ci sembra di avere conquistato il mondo nelle nostre avventure estive! In quei giorni prima della scuola poi ci venivano in mente un sacco di idee per godere fino all'ultimo quella libertà che se ne stava andando: un anno l'organizzazione di una pesca di beneficenza a nostro vantaggio con giocattoli e oggetti che non usavamo più, un anno la costituzione di un club esclusivo con la preparazione degli arredi per la soffitta di uno di noi che ci avrebbe ospitati nell'inverno, un anno il teatro di burattini, poi i ritrovi nel mio giardino da cui si partiva per le spedizioni nei prati e nei boschi ...

Ormai ragazzi, capitava che la nostra irruenza danneggiasse nelle aiuole quei fiori e altre piante...e la colpa me la prendevo io, che avevo come amici dei “ragazzacci”.

“Ora lo senti il nonno, quando se ne accorge!”diceva la mia mamma, mentre io, prima di cena, un po' preoccupata cercavo di raddrizzare un pochino gli steli e i rami maltrattati o facevo rapidamente sparire i fiori caduti.

In realtà, il nonno non l'ho mai sentito: aveva un aspetto burbero e severo sempre, ma non ricordo che mi abbia mai rimproverato per questo, forse capiva (e rimpiangeva?)...

 

 
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LA PRIMA ESTATE

Post n°428 pubblicato il 06 Settembre 2009 da atapo
 

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L' ESTATE DI MARTINO

La tua prima estate si avvia alla fine e per te è stata ricca di esperienze e di conquiste.

Per tentare di sfuggire al caldo, mamma e papà ti hanno portato in qua e in là per l'Italia,

hai conosciuto la campagna dell'agriturismo, la tenda del campeggio,

hai sopportato senza entusiasmo lunghi viaggi in macchina,

hai preferito la nave, dove potevi gattonare lungo i corridoi attirando le simpatie di chi ti incontrava...

Hai accarezzato gli asinelli,

hai assaggiato la sabbia (come faceva la tua mamma alla tua età),

dopo qualche esitazione hai preso una entusiastica confidenza con l'acqua del mare e nel bagnetto porti con te il granchio rosso di gomma, che così diventa salato e più buono da ciucciare.

I denti sono ancora due, ma il terzo si sta affacciando e per ora ti ha dato solo febbre e mal di pancia,

sei interessatissimo ad acchiappare tutto quello che ti capita a tiro, compreso il gatto,

la tua aspirazione ultimamente è lo smontaggio sistematico di cellulari e telecomandi e non capisci perchè gli altri non siano d'accordo.

E sei sempre il solito ridacchione, come ti dice la mamma.

Tra tutte queste avventure...te la ricordi la nonna?

Per non rischiare di essere dimenticata, nei pochi giorni in cui siamo stati tutti a Firenze sono passata da te e qualche volta ti ho portato a fare un giretto col passeggino, cercando l'ombra rara nei giardinetti di quartiere. Che dolce emozione stare con te, vivere a passo di bambino: tu guardi con interesse i fiori che si muovono, gli uccelli che becchettano, i vecchietti seduti, i pupazzi pubblicitari accanto ai negozi...Non c'è fretta, mi fermo per lasciarti ammirare e seguire con lo sguardo tutte quelle cose, allunghi la manina, vuoi toccare...allora ci avviciniamo e mentre sfiori con delicatezza io ti parlo, ti racconto e tu ascolti e sorridi. Sorridi anche ai vecchietti seduti sulle panchine che ti fanno i complimenti. Poi la passeggiata continua verso un'altra novità...

Ora hai conosciuto la babysitter, perchè la mamma è tornata al lavoro: anche con lei vai d'accordo.

Tu non lo sai ancora, ma fra pochi giorni inizierai una grande avventura: l'asilo nido!

Una degna conclusione dopo un'estate così impegnativa!

 

 
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BRIANCON

Post n°427 pubblicato il 04 Settembre 2009 da atapo
 

LA CITTA' FORTEZZA

Arrivare a Briançon dopo una settimana a zonzo tra le montagne è stato rientrare ...nel XXI secolo: i palazzi alti della periferia, il traffico, i semafori, le terribili rotonde in cui si gira, si gira, prima di riuscire a leggere tutte le direzioni e scegliere quella giusta...Poi le diecimila insegne, la pubblicità ad ogni angolo...i centri commerciali! Dove, prima di rientrare in Italia, avremmo dovuto far provviste di specialità e golosità francesi, come sempre nelle nostre trasferte.

Non è che Briançon sia una grande metropoli, è stato solo l'impatto dopo la quiete precedente...

In realtà è anche ospitale con i camper: li accetta nei parcheggi, ne ha destinato uno ampio in periferia con acqua e possibilità di scarico, dal quale passa un autobus (ben segnalato) che porta al centro storico.

Questa cittadina è stata la capitale degli Escartons francesi (vedi post precedenti) e ne conserva ancora gli antichi documenti legislativi, è una delle città fortificate da Vauban, ai tempi del re Sole, LuigiXIV.


panorama della città: in alto la zona vecchia e alcune fortificazioni

Vauban fu ingegnere militare che costruì possenti fortificazioni in molte città francesi, mura e castelli che si fanno ammirare ancora oggi. Dicevano ai suoi tempi : “Città assediata da Vauban, città espugnata...città fortificata da Vauban, città inespugnabile!”

A Briançon non solo costruì le mura attorno, ma tutto un complesso di castelli e postazioni fortificate sulle colline e sui monti che circondano la città: a vedere tutto questo arsenale bellico vengono i brividi, anche se sono costruzioni imponenti, ma ben inserite nel paesaggio! Addirittura Vauban progettò la cattedrale di Briançon che, effettivamente, è molto massiccia e caratteristica, ha un po' l'aspetto...militare, una bellezza severa molto particolare, se si pensa che era l' epoca del barocco.

stradina nella città vecchia, con una delle torri della cattedrale-fortezza

Il vecchio centro, dentro le mura, arrampicato sulla parte più alta, è diventato la meta dei turisti...Sarebbe carino, ma per la maggior parte della giornata sembra di passare nel centro di Firenze...anche perchè lì gli italiani sono tantissimi e spesso si fanno notare per la confusione e i capricci dei bambini. E' stato più bello quando vi ho potuto passeggiare verso le 10 di mattina, prima dell'invasione turistica.

la Grande Rue, cioè la strada principale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una piazza e il suo cavaliere

 

L'ultimo pranzo a Briançon l'abbiamo dedicato alla fonduta savoiarda, che ci piace moltissimo e anche stavolta siamo stati rassasiés (rimpinzati e contenti).

 

L'ultima giorno della nostra sosta, vicino al parcheggio ci sarebbe stato un VIDE GRENIER: io credevo fosse un mercatino dell'antiquariato, invece ho scoperto una iniziativa interessante.

Le merci esposte non mi parevano proprio da antiquari, troppa era la varietà, ed anche tra gli espositori la maggior parte non sembravano commercianti, ma famiglie, anche con bambini. Allora ho indagato e mi hanno spiegato che tutti possono partecipare a un VIDE GRENIER (alla lettera: vuota soffitta) per cercare di vendere qualsiasi oggetto che non serve più, basta iscriversi a chi lo organizza, che può essere il Comune o una qualsiasi associazione. Mi è parso un ottimo modo per evitare lo spreco, per riciclare e non buttare: ciò che non serve a me può essere utile a un altro...

Molte mamme vendevano gli abitini dei figli cresciuti, ben ordinati e suddivisi nelle scatole per età, sesso, stagione...Molti si conoscevano tra loro, dai discorsi che sentivo capivo che era anche un'occasione per ritrovarsi tra conoscenti e raccontarsi le ultime novità.

Così ho approfittato per comperare a Martino dei pantaloncini invernali a un euro al paio, dei centrini fatti a mano per me e le mie donne di famiglia (figlia e nuora), un sottopentola di legno intagliato coi motivi del Queyras e altre amenità (o inutilità, dice il marito), tutto a pochi euro...

Mi è sembrata davvero una bella iniziativa e mi piacerebbe che anche in Italia si potesse organizzare qualcosa del genere...però ho paura che ci siano leggi e leggine che mettano i bastoni tra le ruote...che ne so, per l'igiene, i visti, i permessi, il non essere commercianti...tanto qui in Italia siamo bravissimi a complicare tutto!!!

A questo punto...eravamo quasi in Italia e non solo per i turisti italiani che ci circondavano: il confine non dista molti chilometri, si fa il passo del Monginevro e poco prima c'è il grazioso paesino di Montgenèvre, anche questo con una bella area di sosta dove abbiamo passato l'ultima notte “all'estero”.

Per concludere, voglio mettere alcune immagini di meridiane, ammirate lungo il viaggio: ce ne sono dappertutto, antiche o dipinte negli ultimi anni. Insieme alla lingua d'hoc, sono una tradizione che accomuna queste terre alpine d'Occitania.

 

 

 

 

E per la pazienza che avete avuto nel seguirmi fin qua, vi regalo un fiorellino alpino!

 

 
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OLTRECONFINE : QUEYRAS

Post n°426 pubblicato il 02 Settembre 2009 da atapo
 

 

passo dell'Agnello

SCONFINATI

Il mattino dopo, non siamo stati svegliati dal cinguettio degli uccellini, ma dalle macchine che arrivavano a parcheggiare in cima al passo, accanto a noi nel piazzale fino a quel momento deserto: gli eroici escursionisti e camminatori si disperdevano dall'alba per i sentieri italo-francesi.

Noi, meno eroici, dopo aver visto (e sentito) che dentro al camper c'era la temperatura di 10° (sì, dieci gradi!!!), abbiamo acceso il riscaldamento e siamo rimasti sotto alle coperte fino al raggiungimento dei 18 gradi.

Più tardi, come le marmotte che si divertivano a prendere il sole nei prati, ho fatto una bella passeggiata sui sentieri tra il verde, i fiori e le farfalle fino al rifugio degli alpini, sul versante italiano, niente di spericolato eh! Volevo solo per un'oretta provare anch'io l'ebbrezza dell' alpinista a 2700 metri...

E ora...in Francia!


Con una strada meno tortuosa si scende dal passo dell'Agnello nella vallata del Queyras (anch'essa era territorio degli Escartons) ed è un parco naturale...che più naturale non si può. Lì hanno deciso di limitare al minimo l'intervento dell'uomo e di salvaguardare l'ambiente il più possibile, quindi strade abbastanza strette (ma ben tenute), paesini piccoli e tranquilli con i servizi essenziali, poca illuminazione in giro, ci si possono scordare gli ipermercati, in tutta la vallata c'è un solo distributore di benzina (al quale per fortuna siamo arrivati in tempo...), insomma, non è fatta per il turismo di massa. Nei paesi ci sono pochi ristoranti, ancora meno alberghi, però in quasi tutte le case affittano almeno una stanza a chi vuole godere le bellezze di quel territorio in ogni stagione: d'inverno lì si va a sciare.

S.Véran

 

Il primo paese in cui abbiamo sostato è stato S.Véran: pare sia il villaggio più in alto d'Europa, si trova a 2040 metri. Dicono: “S.Véran, là où les coqs picotent les étoiles”(là dove i galli becchettano le stelle). E' molto conosciuto, infatti era pieno di turisti, cioè, pieno rispetto al deserto del rimanente Queyras, con anche vari negozi di souvenirs, ma sempre molto vivibile ed ordinato.

Mentre in Italia le case sono soprattutto di pietra, a S.Véran viene usato principalmente il legno, visti i foltissimi boschi dei dintorni. Anche lì c'è una storia di furiose lotte di religione ed una tradizione di lingua occitana che però resta più nei documenti del passato o in momenti di folclore, ma non mi è parso che venisse usata comunemente nel linguaggio orale, come in Val Varaita.

 

 

Abbiamo mangiato al ristorante “La fougagno”(in occitano è la stanza cucina): mi sono piaciute moltissimo le “orecchie d'asino”: un pasticcio di crèpes, patate, spinaci e besciamella.

 

 

 

E' difficile fotografare le marmotte nei prati con la mia macchinetta, accontentatevi di quelle nei negozi di souvenirs: sono numerose e tranquille, molte di loro se gli premi il pancino fischiano o cantano!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ci siamo fermati anche una notte ad Arvieux, un altro paesino delizioso immerso in una vallata verdissima, con l'area di sosta in una radura accanto al fiume...che tranquillità! Ripensandoci ora, credo che sia stato il posto che ho apprezzato di più, dove ho sentito l'opera dell'uomo davvero in sintonia con la splendida natura intorno.

panorama dall'area di sosta di Arvieux

Il viaggio di ritorno era già cominciato. Per l'avvicinamento all'Italia, dopo le modifiche che mio marito aveva fatto all'itinerario originale, ci aspettava un'altra impresa: il superamento del Col d'Izoard, famoso per essere l'incubo dei ciclisti al tour de France!

Ormai però, dopo il passo dell'Agnello, non ci spaventava più niente e infatti al confronto è stata quasi una passeggiata, ma capisco che in bicicletta il discorso sia molto diverso...


Salendo al Col d'Izoard, il paesaggio cambia improvvisamente e si attraversa un territorio quasi desertico, di rocce e strapiombi, chiamato la Casse Deserte, molto suggestivo.

Questa volta non abbiamo pernottato in cima, ma abbiamo proseguito (dopo le doverose foto), tutto in discesa, fino a Briançon, ultima tappa prevista.

 

 

 

 
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CAPODANNO

Post n°425 pubblicato il 01 Settembre 2009 da atapo
 

Géricault, Il naufragio della Medusa

AUGURI, SCUOLA !

A quelli che hanno ancora fiducia nella loro strada

a quelli che sperano in una luce lontana

a quelli che aspettano, fiduciosi o scettici,

a quelli sfiniti che...vada come vada

a quelli che cascano di sotto

perchè  non c'è abbastanza posto

A QUELLI CHE LAVORANO NELLA SCUOLA

O CHE VORREBBERO LAVORARCI

AUGURI DI BUON ANNO !

(Appena possibile riprenderò la storia del viaggio, ho piccoli problemi con le foto.)

 
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