Creato da atapo il 15/09/2007
Once I was a teacher

OTTOBRE

 
 Lieve offerta
 Vorrei che la mia anima ti fosse 
leggera
come le estreme foglie
dei pioppi, che s’accendono di sole
in cima ai tronchi fasciati
di nebbia -

Vorrei condurti con le mie parole
per un deserto viale, segnato
d’esili ombre -
fino a una valle d’erboso silenzio,
al lago -
ove tinnisce per un fiato d’aria
il canneto
e le libellule si trastullano
con l’acqua non profonda -

Vorrei che la mia anima ti fosse
leggera,
che la mia poesia ti fosse un ponte,
sottile e saldo,
bianco -
sulle oscure voragini
della terra.
(Antonia Pozzi)
 

ēa c' est tout




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Messaggi di Febbraio 2011

HANNO DETTO, HANNO SCRITTO

Post n°649 pubblicato il 28 Febbraio 2011 da atapo
 

SE  PER  IPOTESI...

 

“Quando la scuola pubblica è cosa forte e sicura, allora, ma allora soltanto, la scuola privata non è pericolosa. Allora, ma allora soltanto, la scuola privata può essere un bene. Può essere un bene che forze private, iniziative pedagogiche di classi, di gruppi religiosi, di gruppi politici, di filosofie, di correnti culturali, cooperino con lo Stato ad allargare, a stimolare, e a rinnovare con varietà di tentativi la cultura. Al diritto della famiglia, che è consacrato in un altro articolo della Costituzione, nell’articolo 30, di istruire e di educare i figli, corrisponde questa opportunità che deve essere data alle famiglie di far frequentare ai loro figlioli scuole di loro gradimento e quindi di permettere la istituzione di scuole che meglio corrispondano con certe garanzie che ora vedremo alle preferenze politiche, religiose, culturali di quella famiglia. Ma rendiamoci ben conto che mentre la scuola pubblica è espressione di unità, di coesione, di uguaglianza civica, la scuola privata è espressione di varietà, che può voler dire eterogeneità di correnti decentratrici, che lo Stato deve impedire che divengano correnti disgregatrici. La scuola privata, in altre parole, non è creata per questo.La scuola della Repubblica, la scuola dello Stato, non è la scuola di una filosofia, di una religione, di un partito, di una setta. Quindi, perché le scuole private sorgendo possano essere un bene e non un pericolo, occorre:
- che lo Stato le sorvegli e le controlli e che sia neutrale, imparziale tra esse. Che non favorisca un gruppo di scuole private a danno di altre.
- che le scuole private corrispondano a certi requisiti minimi di serietà di organizzazione.

Solamente in questo modo e in altri più precisi, che tra poco dirò, si può avere il vantaggio della coesistenza della scuola pubblica con la scuola privata. La gara cioè tra le scuole statali e le private. Che si stabilisca una gara tra le scuole pubbliche e le scuole private, in modo che lo Stato da queste scuole private che sorgono, e che eventualmente possono portare idee e realizzazioni che finora nelle scuole pubbliche non c’erano, si senta stimolato a far meglio, a rendere, se mi sia permessa l’espressione, “più ottime” le proprie scuole. Stimolo dunque deve essere la scuola privata allo Stato, non motivo di abdicazione. Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito. Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c’è un’altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime.

Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto:
- rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni.
- attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette.
- dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico!
Quest’ultimo è il metodo più pericoloso. » la fase più pericolosa di tutta l’operazione […]. Questo dunque è il punto, è il punto più pericoloso del metodo. Denaro di tutti i cittadini, di tutti i contribuenti, di tutti i credenti nelle diverse religioni, di tutti gli appartenenti ai diversi partiti, che invece viene destinato ad alimentare le scuole di una sola religione, di una sola setta, di un solo partito […].

Per prevedere questo pericolo, non ci voleva molta furberia. Durante la Costituente, a prevenirlo nell’art. 33 della Costituzione fu messa questa disposizione: “Enti e privati hanno diritto di istituire scuole ed istituti di educazione senza onere per lo Stato”. Come sapete questa formula nacque da un compromesso; e come tutte le formule nate da compromessi, offre il destro, oggi, ad interpretazioni sofistiche […]. Ma poi c’è un’altra questione che è venuta fuori, che dovrebbe permettere di raggirare la legge. Si tratta di ciò che noi giuristi chiamiamo la “frode alla legge”, che è quel quid che i clienti chiedono ai causidici di pochi scrupoli, ai quali il cliente si rivolge per sapere come può violare la legge figurando di osservarla […]. E venuta cos” fuori l’idea dell’assegno familiare, dell’assegno familiare scolastico.

Il ministro dell’Istruzione al Congresso Internazionale degli Istituti Familiari, disse: la scuola privata deve servire a “stimolare” al massimo le spese non statali per l’insegnamento, ma non bisogna escludere che anche lo Stato dia sussidi alle scuole private. Però aggiunse: pensate, se un padre vuol mandare il suo figliolo alla scuola privata, bisogna che paghi tasse. E questo padre è un cittadino che ha già pagato come contribuente la sua tassa per partecipare alla spesa che lo Stato eroga per le scuole pubbliche. Dunque questo povero padre deve pagare due volte la tassa. Allora a questo benemerito cittadino che vuole mandare il figlio alla scuola privata, per sollevarlo da questo doppio onere, si dà un assegno familiare. Chi vuol mandare un suo figlio alla scuola privata, si rivolge quindi allo Stato ed ha un sussidio, un assegno […].
Il mandare il proprio figlio alla scuola privata è un diritto, lo dice la Costituzione, ma è un diritto il farselo pagare? » un diritto che uno, se vuole, lo esercita, ma a proprie spese. Il cittadino che vuole mandare il figlio alla scuola privata, se la paghi, se no lo mandi alla scuola pubblica.

Per portare un paragone, nel campo della giustizia si potrebbe fare un discorso simile. Voi sapete come per ottenere giustizia ci sono i giudici pubblici; peraltro i cittadini, hanno diritto di fare decidere le loro controversie anche dagli arbitri. Ma l’arbitrato costa caro, spesso costa centinaia di migliaia di lire. Eppure non è mai venuto in mente a un cittadino, che preferisca ai giudici pubblici l’arbitrato, di rivolgersi allo Stato per chiedergli un sussidio allo scopo di pagarsi gli arbitri! […]. Dunque questo giuoco degli assegni familiari sarebbe, se fosse adottato, una specie di incitamento pagato a disertare le scuole dello Stato e quindi un modo indiretto di favorire certe scuole, un premio per chi manda i figli in certe scuole private dove si fabbricano non i cittadini e neanche i credenti in una certa religione, che può essere cosa rispettabile, ma si fabbricano gli elettori di un certo partito“.

Piero Calamandrei, 1950

 
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SCUOLA DISTRUTTA

Post n°648 pubblicato il 27 Febbraio 2011 da atapo
 

 

NON VOLEVO PARLARE DI POLITICA

Completo questo TRIS di messaggi su argomenti scolastici in un modo...che non avrei immaginato, che non avrei voluto. Non volevo occuparmi qui di politica, eppure non mi è possibile tacere e far finta di niente...

SONO INDIGNATA, MI SENTO OFFESA, come cittadina e insegnante,

per quello che ha detto il signor B. sulla scuola pubblica italiana: “Educare i figli liberamente vuol dire di non esser costretto a mandarli a scuola in una scuola di stato dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare dei principi che sono il contrario di quelli che i genitori vogliono inculcare ai loro figli” .

Credo che in nessuno stato che si reputi civile e democratico un capo del governo si debba permettere di denigrare in questo modo una delle istituzioni che sono essenziali e centrali allo stato stesso, al suo sviluppo e al suo futuro, cioè la scuola e l'istruzione.

Secondo lui è la scuola pubblica a rovinare i ragazzi, sono gli insegnanti a metterli su cattive strade? Allora distruggiamola, annientiamola, lasciamola magnanimamente aperta solo per i poveracci derelitti che non hanno soldi per accedere a quei paradisi che sono le scuole private da cui usciranno le future élites della nazione...

Ce l'ho con le scuole private? Nooooo, ce l'ho con quello che il signor B. sta facendo credere a chi pende (ancora) dalle sue labbra e dai suoi discorsi. Come insegnante, ne ho conosciute di scuole private, direttamente e indirettamente...ne avrei da raccontare: anche qualcosa di positivo, ma per la maggior parte ho conosciuto situazioni che non cercavano di certo l'uguaglianza delle opportunità, il rispetto per le differenze, nemmeno il rispetto, attraverso orari e stipendi adeguati, per il lavoro dei loro docenti.

Quello che dice il signor B. è gravissimo: insegnanti della scuola pubblica accusati ...di che cosa? Forse di voler cercare che i ragazzi ragionino, che si formino uno spirito critico di fronte a ciò che studiano, che siano aperti e tolleranti nei confronti degli altri, che preferiscano la collaborazione anziché la competizione.

Ce ne sono molti di insegnanti così, più di quanto si pensi, è che nessuno li conta e non fanno notizia: non hanno tempo di sbandierare i loro progetti, le conquiste, l'umile lavoro quotidiano, le loro difficoltà e i salti mortali per portare avanti le idee in cui credono, mentre ogni giorno viene sgretolato un pezzo di ciò che è essenziale, tagliando fondi, togliendo risorse umane, aumentando gli orpelli burocratici, irridendo e denigrando la funzione sociale e politica dell'istruzione e della cultura.

E quando ci sono insegnanti incapaci di educare, oltre che di istruire, vanno perseguiti loro e vanno trovati i modi per allontanarli rapidamente dalla scuola, senza generalizzare e annientare tutta l'istituzione.

Purtroppo molte famiglie già ci sono cascate: una scuola che richiede l'impegno serio nello studio e propone delle regole per rispettarsi e per stare bene insieme nella società, lancia spesso messaggi perdenti di fronte alle lusinghe del successo, dell'apparire mediatico, dei soldi facili e dei sistemi rapidi per raggiungerli...perchè far fatica e autocontrollarsi se ci sono modi veloci per ottenere tutto?

Da molte famiglie le proposte di impegno e arricchimento culturale ormai sono considerate una perdita di tempo, la frequenza scolastica un obbligo tedioso. Ne accennavo anche nel post precedente...

Ecco, in questo senso trovo del vero nel discorso del signor B.: la scuola seria, che vuole educare davvero, che considera tutti importanti e che non vuole perdere nessuno per strada, che vuole formare delle persone critiche, libere, pacifiche e tolleranti, sta cercando di inculcare dei principi che sono contrari ormai al comune sentire di tante famiglie...

...allora ha ragione, è una scuola proprio sovversiva, è un grosso pericolo !!!

Vorrei che in tanti si facessero sentire...dappertutto, con tutti i mezzi possibili...

" I  care" (Don Milani)


 

 
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SCUOLA TRISTE

Post n°647 pubblicato il 24 Febbraio 2011 da atapo
 

 

IL ROVESCIO DELLA MEDAGLIA


come eravamo...(foto trovata qui, non è la classe della mia infanzia, ma ci assomiglia)

Lunedì era stata proprio una bella esperienza, laggiù in maremma...

Ma oltre all'entusiasmo e al coinvolgimento in questa iniziativa come dimenticare altre situazioni, altre impressioni...

Per esempio, la forte irrequietezza di molti bambini, certi atteggiamenti di vera maleducazione, i comportamenti “strani” di alcuni che, ci dicevano le maestre, avevano la necessità di un insegnante di sostegno. Un livello elevato di problematicità che rende difficile il lavoro...

Le colleghe ci raccontavano che è sempre più arduo farsi ascoltare e farsi ubbidire, che i genitori spesso non aiutano, ma prendono a priori le difese dei figli scusandoli e giustificandoli sempre e comunque, spesso mettono in discussione le scelte didattiche degli insegnanti come se fosse il loro mestiere e ci vuole niente perchè partano lamentele e proteste...

Mi dicevano che per la maggior parte delle famiglie più importanti della scuola e delle iniziative culturali sono i corsi di calcio e di danza moderna, su cui investono pomeriggi e weekend, trascurando i compiti e disertando le biblioteche, le ludoteche, le offerte di tipo musicale o artistico. Guarda un po', le stesse osservazioni che io facevo l'autunno scorso di fronte al calo di iscrizioni nei corsi del mio istituto...tutti ormai sono rivolti a future speranze di calciatori e veline!

Ieri, nel pomeriggio passato alla mia scuola tra biblioteca e francese, ho parlato con alcuni colleghi: anche qui poche luci e molte ombre...

Una mi mostrava sconsolata l'offerta di alcuni studenti di madrelingua inglese che farebbero animazione nelle classi, ma chiedono 8 euro all'ora per ogni bambino: mica poco! Ormai si va a teatro in matinée con quella cifra. E ogni altra iniziativa di arricchimento didattico, musica, preistoria, ecc. tutto è a pagamento: come si fa a chiedere in continuazione denaro alle famiglie, molte delle quali hanno problemi economici?

Un'altra collega, che insegna inglese dopo aver terminato il corso accelerato voluto dalla ministra, confessava che non si sente abbastanza pronta, anzi, nota che la mancanza di pratica nella lingua gliela sta facendo dimenticare: corsi di aggiornamento o di mantenimento il ministero non ne fa più, non ci sono più soldi. Mi chiedeva di borse di studio per l'estero di cui anch'io avevo usufruito molti anni fa, per cercare di arrangiarsi da sola, come tutti (cioè, tutti quelli con la coscienza che l'aggiornamento è necessario)...

Parlavamo della sua classe: mi ha detto che quest'anno, non avendo più nessuna compresenza, lei e la collega si “incrociano” solo sulla porta quando una entra e l'altra esce, si parlano durante le programmazioni (che non sono molto frequenti), poi ognuna fa per sé senza riuscire ad essere sufficientemente informata di cosa fa l'altra, senza avere un tempo per stare insieme con gli alunni e capirli insieme...come se si fosse alle scuole superiori, ma qui i bambini sono più piccoli, hanno necessità di rapporti diversi e più unitari tra gli insegnanti. E la possibilità di lavorare in gruppi, o di aiutare chi è più debole in momenti individualizzati, in questo modo non esiste più: chi resta indietro o ha necessità particolari deve arrangiarsi!

Tutti stanno facendo conti nel mio istituto e tremano pensando all'anno prossimo, perchè sono stati annunciati nuovi tagli e c'è il forte rischio di non riuscire più a mantenere il tempo pieno, che nella mia zona è richiesto da tutte le famiglie.

Ma poi, diciamoci la verità, che senso ha chiamarlo ancora TEMPO PIENO ?

Aveva un significato ben preciso, “dentro” ci stava un modello di scuola agli antipodi di ciò che hanno in testa la ministra e la classe dirigente attuale: se il tempo pieno doveva dare ad ognuno le stesse opportunità di sviluppo, quindi offrire di più a chi partiva svantaggiato, cosa ne è rimasto ormai?

Che difficoltà... che tristezza...che dispiacere...che rabbia...

 

 
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IN TRASFERTA

Post n°646 pubblicato il 21 Febbraio 2011 da atapo
 

 

FRANCESE IN MAREMMA

Metti una ridente cittadina maremmana, raggiungibile da Firenze con più di due ore di treno, sulle prime alture da cui si gode una vista stupenda sul mare e le isole toscane...

Metti una piccola scuola con insegnanti giovani ed entusiaste ed una dirigente che le ha “convertite” all'importanza del plurilinguismo...

Metti quindi che in quelle classi di scuola primaria si sia deciso di progettare attività che facciano conoscere ai bambini anche un po' di FRANCESE, oltre all'inglese d'obbligo…

Metti che tra queste attività sia fondamentale il teatro e a due classi venga voglia di allestire un piccolo spettacolo...

Metti una mia amica, vulcanica più di me, che insegna francese in una scuola superiore, lavora all'università, ama e crede nel teatro: trova anche il tempo di occuparsi di questa piccola scuola e di tutti i suoi componenti e li segue in questa impresa ...

Unisci tutto questo e aggiungi la mia presenza, compagnia, aiuto, consulenza ecc...

Ecco perchè OGGI ho passato laggiù con lei una splendida, soleggiata, faticosa e movimentata giornata.


 

Immaginate quaranta bambini di sette-otto anni tutti insieme impegnati con le loro maestre, mattina e pomeriggio, a definire le linee base di questo spettacolo. Innanzitutto...un caos! Mica stanno lì a lungo buoni e tranquilli ad ascoltare...Dopo la prima sorpresa e curiosità iniziale per noi due insegnanti venute da lontano che parlavamo con loro in questa lingua della quale conoscono poche parole, ne avrebbero avuto anche abbastanza...

Le maestre avevano già fatto dei lavori preparatori nei giorni passati, avevano formato dei gruppi per ognuno dei quali c'erano da definire i movimenti e da ascoltare le piccole frasi che stanno imparando per aiutarli nella pronuncia. La mia presenza è stata utile, ho seguito dei gruppi anch'io, ho dato consigli alle colleghe giovani e...disperate.

Ma che fatica! Non ci sono più abituata ad una baraonda simile così a lungo, gli anni poi si fanno sentire.

Però...che divertimento! Mi è piaciuto moltissimo stare con loro, aiutarli a muoversi e a tirar fuori quelle vocine che sul palcoscenico dovranno diventare vocione, incitarli, applaudirli quando facevano una piccola conquista, anche solo riuscire a stare zitti e fermi un minuto in più finchè l'ultimo del gruppetto non avesse detto le sue paroline.

Avranno un bel da lavorare le loro maestre, ma se ci credono i risultati, non solo linguistici, ma soprattutto di comportamento e di crescita, saranno importanti!

Io e la mia amica abbiamo anche trovato il tempo di una passeggiata per le strade di questa bella cittadina, ammirando scorci e panorami già fioriti di mandorli e di mimose che arrivavano fino al mare, tutto lucido di colori sotto un sole primaverile.

Prima di riprendere il treno...qualche bambino che chiede: “Quando torni?” mi fa sentire contenta, si è creato un piccolo legame, una piccola amicizia. Forse torneremo laggiù, se avranno bisogno di aiuto, forse no, non ha importanza, è stata una bellissima giornata...e non mi sento nemmeno troppo affaticata!

 
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A PONT DE MONTVERT

Post n°645 pubblicato il 19 Febbraio 2011 da atapo
 

 

DOPO  LO  SPETTACOLO

Il post precedente, scritto poche ore prima dello spettacolo, è nato così, per far passare un po' il tempo e per alleggerire quel poco di tensione che avevo. Appena un briciolo di tensione, perchè stavolta era molto facile, soprattutto dopo aver superato la prova dell'anno scorso...

Mi piace quel brano, per me rende benissimo l'atmosfera che si vive prima e sul palcoscenico: a chi non ama recitare probabilmente dice molto meno. L'attrice che racconta è al suo debutto, che le arriva dopo tanto impegno e tanta ricerca per trovare il suo stile: o ce la farà o continuerà a vivacchiare di particine, arrotondando con altro, se no non si sopravvive... E l'amico a cui si rivolge rappresenta il voler condividere con chi sente più vicino, anche non materialmente, tutta l'emozione prima e la gioia poi...

Quel brano si trova verso la fine del libro che abbiamo letto per questo primo corso teatrale, è stato la base per il nostro lavoro. Non lo abbiamo sceneggiato, stavolta il regista ha voluto impostare il corso sulla lettura scenica, una lettura drammatizzata e accompagnata da musiche e immagini. Anche intrattenere il pubblico leggendo non è mica così facile...

Diversamente da come pensavamo all'inizio, solo due sono stati i brani tratti dal libro. Invece il regista ci ha chiesto di lavorare con la fantasia e con la memoria, di sviluppare le suggestioni che ci venivano durante la lettura, seguendo i luoghi, le situazioni...poi avremmo dovuto cercare testi letterari, poesie, immagini, musiche, scrivere se volevamo qualcosa di personale...e tutto alla fine sarebbe diventato uno spettacolo sulle emozioni del viaggio, nello spazio, nel tempo, in tutti i sensi che ci sarebbero venuti in mente. Pian piano il percorso si è chiarito, si è arricchito...e il risultato finale è stato originale e piacevole. Il pubblico non era molto numeroso: si sa, le letture hanno meno fascino di una commedia, comunque sembravano tutti soddisfatti.

Io, man mano che “divoravo” le pagine di “Tout sauf un ange”  (vedi box qui accanto), ero sempre più presa sia dalla trama, sia dal riconoscerne l'ambientazione in tante zone del sud della Francia dove ho viaggiato, che conosco bene e che amo tanto. Sullo sfondo dei personaggi più di una volta ho collocato panorami familiari, riconoscevo i rumori, gli odori, il gusto di alcuni piatti caratteristici...e mi sono pure arrabbiata perchè nella traduzione italiana (uscita da pochi mesi) hanno dato il nome a questi piatti un po' a casaccio, tradendo secondo me l'atmosfera vera di quelle frasi.

Avevo tante esperienze e tanti stimoli da portare ai miei compagni di corso...Ma il fatto più strepitoso e la coincidenza più strana è...che per molte pagine la storia è ambientata nelle Cevennes, dove ho viaggiato l'estate scorsa lungo la Loira! Ho trovato nel testo Pont de Montvert, paese in cui era passato Stevenson durante il suo viaggio iniziato a Monastier sur Gazeille: si è riallacciato un filo tra il viaggio di Stevenson e il mio...sono tornata, come avevo già fatto alla fine di luglio, sulle sue tracce, alla ricerca delle sue parole che raccontano quelle giornate tra i monti, i suoi incontri nel paese...Ho “prestato” a Stevenson le mie foto per accompagnare la sua narrazione...dirò di più: sono IO diventata Stevenson, che raccontava...e commentava...e si prendeva un colpo di fulmine per Clarisse la cameriera...

Metodo Stanislawski (si scrive così? boh!), dice il regista: TU sei QUEL PERSONAGGIO...ed io sono diventata uomo per il tempo di uno spettacolo!

Pont de Montvert

Perchè nonostante tutti gli odori e i ricordi della Provenza era questa la parte che mi intrigava di più... Avevo portato al regista altro materiale di altri luoghi, ma mica potevo leggere tutto io! E' servito per altri.

Sono stata soddisfatta del mio lavoro, della sequenza di foto che abbiamo scelto per accompagnarmi,...anche della mia voce che curata e coccolata tutta la settimana precedente non mi ha tradito, nonostante dovessi “forzarla” in modo rischioso.

Al prossimo corso, da venerdì, metteremo in scena il romanzo. Sono curiosissima di cosa ci proporrà il regista: la storia ha un intreccio strano...Forse, a vederci alla fine, tornerà anche l'autore, Monsieur Milovanoff, che abbiamo conosciuto a dicembre quando venne a presentare la traduzione italiana: confesso che ci teniamo tutti e ieri sera al ristorante nella cena dopo-spettacolo con amici, parenti e coniugi, non si parlava d'altro...siamo tutti pronti per la nuova avventura!

Dopo la cena, a notte fonda, io e mio marito siamo tornati allegri e baldanzosi a casa in scooter...quello che ci mancava per il mio mal di gola!

 
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HANNO DETTO, HANNO SCRITTO

Post n°644 pubblicato il 18 Febbraio 2011 da atapo
 

 

JOUER



 

...Ieri era la prima del mio spettacolo. Che giornata! Saresti dovuto venire Jean-Simon. Una mezz'ora prima di entrare in scena ero accasciata su una sedia, la testa vuota.

-Non può succederti niente di grave quando reciti, continuava Gladius. E' nella vita, quando non si recita, che le tragedie accadono. Appena sarai sul palcoscenico tutto andrà bene...-

Dalle quinte ho sentito il rumore della sala. Era enorme. C'era di che avere paura. Tutte queste persone venute per me che non bisognava deludere.

Saresti dovuto venire, Jean-Simon. Avresti visto come una sala tossisce, si muove, chiacchiera, si sventola con il programma e subito si immobilizza appena si abbassano le luci. Tutti gli sguardi si alzano verso il palcoscenico, tutti i respiri si confondono...

Saresti dovuto venire, Jean-Simon. Avresti visto che sono migliore sulla scena di quanto non lo sia nella vita perchè nella vita le emozioni mi si rivoltano contro mentre a teatro il pubblico è pronto a condividere ciò che gli do.

...Quando ho finito, i primi applausi sono partiti dal fondo, poi tutta la sala...”

(J.P. Milovanoff, “Tout sauf un ange”, pag.153-154)

 
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MEMENTO

Post n°643 pubblicato il 16 Febbraio 2011 da atapo
 

 

Un'amica oggi è molto triste.

La tristezza che ho provato anch'io, quasi due anni fa, che ti fa sentire immensamente sola per la perdita di una persona amata, che avevi sempre avuto accanto a te durante tutta la vita.

Senza rendertene bene conto all'inizio, ti ha lasciato anche il tuo ruolo e compito di figlia...d'ora in poi sarai diversa...

Ci pensavo qualche giorno fa, mi chiedevo: “E' passato? L'ho superato? Come ho riorganizzato la vita senza...?

Non ho fatto in tempo a darmi risposte: il dolore della mia amica ha mosso dentro di me qualcosa che non credevo di avere ancora conservato così forte...ma servirà anche questo per imparare ad essere diversa...e sarà un compito lungo.

 
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DOLCE FIRENZE

Post n°642 pubblicato il 14 Febbraio 2011 da atapo
 

CHOCOLAT

A Firenze, negli ultimi 10 giorni, c'era questo:



la Fiera del cioccolato artigianale

 



Una delizia per gli occhi e per il palato !


Lascio un dolce augurio per SAN VALENTINO

agli amici che passano da queste parti...



 
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SE NON ORA QUANDO ?

Post n°641 pubblicato il 13 Febbraio 2011 da atapo
 
Tag: cronaca

C'ero col cuore

 

Avrei voluto esserci

avevo tutto pronto

la sciarpa bianca

il logo da indossare come collana

Ma mi sono ammalata...

Ora guardo la Storia

dalle immagini...

 “Cosa vuole la donna moderna? Diventare ragione, senza perdere sentimento; diventare diritto, senza perdere dovere; diventare lavoro, senza perdere poesia”.

(Gualberta Alàide Beccàri, fondatrice del primo giornale femminile di impegno politico e civile: "La donna", 1868)

 
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SILENZIO

Post n°640 pubblicato il 12 Febbraio 2011 da atapo
 

 

*** !!! ### *** ! ”

Morgenstern C., Chant nocturne du poisson

 

Stavolta non me l'aspettavo proprio. Una sorpresa, un po' antipatica!

Da quattro anni non mi capitava, era stata una delle concause che mi avevano fatto scegliere la pensione...e da allora il fattaccio non era più accaduto! E io mi ero illusa di aver superato il problema, invece...

Qualche pomeriggio fa alla lezione di francese coi piccoli principi, dopo essermi divertita con loro a mimare in cerchio ripetendo le frasi di una poesia “rifatta” tutti insieme, dopo avergli letto un bellissimo libro d'arte per bambini da me acquistato in Francia (l'editoria artistica pour enfants là è pregevole e pure economica), dove ad ogni pagina dovevano fare una specie di caccia al tesoro degli oggetti e dei colori nominati nel breve testo...

...ecco il lavoro individuale: gli avevo portato delle matite colorate acquarellabili, e ognuno disegnava-dipingeva la sua stagione preferita, seguendo la regola di usare solo i colori che avevamo scelto insieme più adatti a quella stagione.

Ed io, girando dall'uno all'altro per consigli e commenti ho cominciato a sentire una strana sensazione nella gola e pian piano la mia voce si impastava, usciva con sempre maggiore difficoltà...

Venti minuti dopo, all'uscita, a stento con voce fioca e sforzata gli dicevo Au revoir.

A sera ero completamente afona. Così, velocemente e senza preavvisi. Sì, c'erano stati due sternuti il giorno prima, ma non mi sentivo raffreddata o influenzata. Malessere, tosse e raffreddore sono arrivati dal giorno successivo.

Questo quando insegnavo era diventato un grosso problema: malattia professionale, che anno dopo anno peggiorava sempre più. L'inverno e l'umidità aumentavano il rischio. Avevo fatto un corso di logopedia per logorare il meno possibile le corde vocali impostando al meglio la voce durante le lezioni, avevo sempre curato l'acustica nella mia aula tappezzando con pannelli di stoffe le pareti e “muovendole” con scaffali e armadi. Quante volte i colleghi mi prendevano in giro per questo, salvo poi dire che in classe mia ci si sentiva più a proprio agio mentre si parlava. Non avete idea di quanto possa migliorare l'acustica con accorgimenti semplicissimi, me lo aveva insegnato tanti anni fa un amico-collega pedagogista-musicale ed anche i miei alunni notavano la differenza quando andavano in altre stanze...

Ma tutte queste precauzioni non erano sufficienti e, come ho detto, quasi tutti gli anni almeno una volta ci cascavo in questa malattia professionale. E per guarirla ci mettevo sempre più tempo, ultimamente mi era capitato di restare anche 15 giorni senza la voce necessaria per sostenere una conversazione di più di qualche minuto...quindi di tornare in classe neanche a parlarne!

Ero seguita dal primario di foniatria di un ospedale di Firenze, un giovane medico molto simpatico che mi aveva lasciato un suo numero diretto di ambulatorio, una specie di...pronto soccorso personalizzato perchè in questi casi occorre controllare al più presto cosa sta succedendo nella gola.

La prima volta che ci incontrammo, dopo la visita mi chiese: “Lei fa la cantante?”

No, sono insegnante”

Ah, ecco, solo le cantanti e le insegnanti si riducono la gola così!”

Però, per fortuna, non ha mai trovato polipi o qualcosa di peggio. L'ultima volta, quattro anni fa, mi disse: “Non c'è nulla di grave, solo costipazione forte dovuta all'infreddatura, le cure e le regole sono le solite. Però...la voce non dovrebbe essere in queste condizioni, sembra quasi che lei non abbia più voglia di parlare...”

Senza sapere cosa mi stava succedendo dal punto di vista professionale, come aveva ragione! In quel periodo ero tanto stressata, non sapevo quasi più cosa fare e cosa dire, tanto non serviva a niente, si lottava contro i mulini a vento!

Questa diagnosi mi è tornata in mente in questi giorni: effettivamente non mi sento in un momento positivo, l'ho detto più volte anche qui...che ora sia la mia voce che si vuole arrendere?

Non è affatto piacevole essere senza voce: non si risponde al telefono, niente conversazioni, solo cenni e monosillabi, anche chiamarsi da una stanza all'altra diventa difficile...Scrivere, solo a scrivere si riesce, così se necessario in famiglia devo ricorrere ai pizzini.

E qui dove volevo scrivere solo due righe un po' scocciate...ecco come sta andando a finire! Almeno mi passo il tempo. Ci si rende conto di quanto sia importante la salute solo quando manca...

Avevo appena finito di prendere l'antibiotico a causa dell'intervento ai denti, ora mi sono dovuta buttare sul cortisone, l'unico tipo di farmaco che fa tornare la voce abbastanza rapidamente. E sto scontando effetti collaterali di tutto questo...

Ma HO BISOGNO che la voce torni velocemente:

venerdì prossimo al teatro in francese abbiamo lo spettacolo finale della prima parte del corso, ci mancherebbe altro che non potessi essere in scena!

Sarebbe la botta finale per cadere in depressione: una delle attività che mi piacciono di più, dopo settimane di studio e di prove...

Quindi mi rassegno al cortisone e allo stare il più possibile al calduccio in casa per guarire in fretta!

...acquerellando...

 

 

 
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LA SCELTA

Post n°639 pubblicato il 10 Febbraio 2011 da atapo
 

 

LA FIERA DELLE MERAVIGLIE

La fiera delle meraviglie sta per finire: entro sabato tutto dovrà essere deciso...

Quale fiera? Dove? Ma le iscrizioni alle scuole!

Da qualche anno questo periodo delle iscrizioni è diventato uno “spettacolo” e non in senso positivo...

I tagli sfrenati alle sezioni e le minacce di accorpamenti, di conseguenza il rischio dei perdenti posto tra gli insegnanti, hanno portato ogni istituto ad inventare di tutto per farsi pubblicità e per convincere la probabile “clientela” ad iscriversi, dimostrando che lì è tutto bello, tutto all'avanguardia, tutto “formativo”. Ci sono scuole che prendono spazi pubblicitari sui giornali (ma non si lamentano che non hanno fondi?), chi attacca manifesti pubblicitari (chi li paga?), chi distribuisce nelle scuole di ordine inferiore depliants accattivanti (a spese di chi?) : si elencano laboratori d'avanguardia, attività aggiuntive super, extra..., approfondimenti di ogni tipo, si assicura che ognuno sarà seguito individualmente e condotto in modo brillante e indolore alla fine del corso di studi...

Sembra tutto così bello...come si concilierà poi con le classi troppo numerose, la mancata sostituzione dei docenti assenti, l'abolizione delle compresenze, gli spazi inadeguati o da risanare, il non funzionamento delle attrezzature tecnologiche e informatiche (quando ci sono in numero adeguato e non di modelli obsoleti) o il loro abbandono a riempirsi di polvere perchè nessuno provvede ad insegnarne l'uso e le potenzialità ai docenti di tutte le materie?

Ma la fiera si ripete ogni anno, sempre uguale...

A Firenze le scuole superiori hanno addirittura una DUE-GIORNI tutta per loro: in un grande spazio cittadino ogni istituto ha il suo stand aperto al pubblico, in cui si presenta, offre dimostrazioni e simulazioni, cerca di sedurre e di convincere: IO SONO IL MIGLIORE, anzi I'M THE BEST per fare più colpo.

Le scuole medie inferiori offrono alle quinte delle scuole primarie delle mattinate full-immersion, dove tutta una classe “vive” come se fosse già l'anno successivo, con un susseguirsi di profs sorridenti e mielosi.

Le scuole private religiose vanno sull'emotivo-artigianale e tappezzano i negozi e i centri commerciali con cartelloni preparati dagli alunni (ma dove a ben guardare si scoprono sapienti direzioni di mani adulte...) su argomenti di pace, amicizia, solidarietà...tutto molto rassicurante...

C'è un moltiplicarsi di OPEN DAY nelle scuole di ogni ordine e grado, roba da riempirsi l'agenda per giorni interi...

Nelle scuole di ogni ordine e grado...a cominciare dall'asilo nido!

E in famiglia siamo stati già coinvolti!!!

Sembra ieri che è nato, ma a settembre Martino andrà alla scuola materna. E' nato in dicembre, sarà tra i piccolissimi, ma gli tocca!

Così i suoi genitori (e anche lui qualche volta) hanno partecipato agli open day delle materne del circondario, con molto impegno e con molto scrupolo...

Hanno indagato sugli spazi, gli orari, le attrezzature, i progetti educativi,

hanno ammirato i disegni alle pareti e i manufatti in esposizione,

hanno quantificato le schede di coloritura, di pregrafia e dei vari prerequisiti,

hanno ascoltato e colloquiato con gli insegnanti cercando di intuirne i caratteri e la preparazione,

hanno “intervistato” i conoscenti con figli più grandi,

hanno raccontato anche a me le loro scoperte chiedendomi pareri, io ho contribuito con le “voci” che mi arrivano durante le ore che passo nella scuola elementare, visto che le mie esperienze di continuità sul campo ahimè sono già un po' datate...

Una faticata! E siamo solo a scegliere la scuola materna...

Infine hanno deciso e hanno consegnato i documenti...ma ora comincia l'attesa...perchè i posti sono a numero chiuso, non è detto che venga accettato nella scuola preferita...e in quel caso si dovrà cercare una soluzione di ripiego...

Maria Montessori e la Casa dei Bambini

 
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COSE DI CASA

Post n°638 pubblicato il 06 Febbraio 2011 da atapo
 

FINE SETTIMANA



Quando lavoravo, i sabati e le domeniche erano...peggio degli altri giorni!

Tutto ciò che si era accumulato durante la settimana, di casalingo intendo, avevo l'ambizione...o l'illusione, di smaltirlo prima del lunedì.

MAI RIUSCITA ad uscirne soddisfatta da questi tour de force!

Cercavo di incastrare più lavori possibili, sfacchinavo, sfacchinavo, ma restava sempre qualcosa per il fine settimana successivo! E dovevo anche preparare le lezioni per il lunedì e decidere a grandi linee la programmazione per i giorni successivi.

Se qualche volta in famiglia si usciva, confesso che me la godevo poco, sapevo che poi mi sarei ritrovata gli arretrati!

Mi dicevo: “Ah, quando sarò in pensione finalmente durante la settimana avrò tempo , distribuirò meglio i lavori di casa, i sabati e le domeniche saranno diversi!”

Mica sempre...

Purtroppo sono passati gli anni e sono calate le energie, mi accorgo che ho bisogno più spesso di fermarmi, di sedermi un poco, di fare una mezz'ora di riposo dopo pranzo...e non solo nei fine settimana!

Vedi ora, per esempio.

L'intervento inaspettato del dentista è stato più impegnativo di quanto mi immaginassi, ho passato giorni in cui mi stancavo subito, mi sentivo debole e senza forze, spesso col mal di testa (che a me viene di rado), avevo solo voglia di dormire, e l'ho fatto il più possibile.

Avevo già degli impegni a cui non ho voluto rinunciare: che fatica, anche se piacevole, l'ora di lezione con i miei piccoli principi, che fatica, anche se interessante, l'ascolto del prof che parlava di poesia all'università dell'età libera, che fatica provare la mia parte (ormai perdevo pure l'equilibrio!) al teatro in francese, dove non mancherei per tutto l'oro del mondo!

Era anche necessario fare un po' di spesa...

Mio marito è come se non ci fosse ora, tuffato nella preparazione del suo esame (all'appello della settimana scorsa non si è presentato, non si sentiva pronto, riproverà fra 15 giorni), a volte non ascolta nemmeno, dimentica pure gli impegni che prende in parrocchia tanto che gli telefonano quando non arriva, a meno che io non gli stia alle costole per ricordargli questo e quest'altro...

Se gli chiedo di darmi una mano per qualcosa, è un terno al lotto sapere se e quando lo farà, se dice di sì ci sono buone probabilità che poi dimentichi, oppure inizia qualcosa poi lascia tutto a mezzo...e tutto in mezzo ai piedi.

Completamente inaffidabile e altamente stressante!

Il colpo di grazia me l'ha dato il pomeriggio passato a fare la baby sitter a Martino: la sua mamma doveva uscire, lui aveva la febbre alta e non si voleva staccare da lei, ha passato più di mezz'ora urlante in braccio a me, a girellare per la casa cercando, tra giocattoli, CD e libri, l'impossibile per calmarlo...

Il “miracolo” l'ha fatto un pacchettino di smarties: è golosissimo di cioccolata e si è calmato dopo averne mangiati alcuni insieme a me: sua mamma li nasconde, ma queste cose se non le concedono le nonne ...Dopo ha giocato, si è addormentato, io ero K.O. e mi è venuto mal di schiena.

E così sono arrivata a sabato: un sole stupendo quasi primaverile che in altri momenti mi avrebbe buttata fuori casa!

Invece continuavo a sentirmi stanchissima e senza voglia di nulla,

gli indumenti da lavare non entravano più nel cestone,

quelli da stirare e da riporre formavano una pila ormai somigliante alla torre di Pisa che sarebbe caduta rovinosamente da un momento all'altro, perchè ci sono limiti all'altezza per restare in equilibrio...

Nel frigo le verdure stavano perdendo brillantezza e vitamine, la carne rischiava di frollare troppo: tutto da cucinare o congelare!

E altre cosucce, tipo dei pantaloni miei da sistemare con urgenza altrimenti...non ho niente da mettermi!

Allora mi sono rassegnata e ho deciso di dedicare questi due giorni alla casalinghitudine, ma con calma...tanto tutto non riesco a fare, il sole l'ho soltanto guardato dalla finestra.

Mi sono però concessa la gratificazione di preparare una torta per la colazione di domani: “torta di avanzi”, con qualche mela, qualche noce, un po' di marmellata, succo d'arancia...torta irripetibile perchè i cibi da smaltire non sono mai gli stessi.

Per tornare indietro nel tempo, a quando ero giovane, mi mancavano le lezioni da preparare...volendo, ci sarebbero state anche quelle per il francese dei principini, ma ci penserò.

Soprattutto spero mi passi questa stanchezza infinita.

E spero siano veritiere, una volta tanto, le previsioni metereologiche che danno bel tempo ancora per qualche giorno. Perchè nei prossimi giorni so già che in casa ci resterò poco...

 
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CAPODANNO CINESE

Post n°637 pubblicato il 03 Febbraio 2011 da atapo
 
Tag: cronaca

 

oggi è il CAPODANNO CINESE

inizia l'ANNO DEL CONIGLIO


Segno del Coniglio:
C
almo, prudente, diplomatico, cerca in continuazione la tranquillità evitando inutili conflitti per non complicarsi l'esistenza. Amabile, simpatico, ama tutto ciò che è raffinato, lussuoso e confortevole. Sul lavoro sa prevedere le mosse altrui riuscendo a trovare soluzioni per lui favorevoli. Desidera vivere in pace e in tranquillità, molto controllato, cortese e gentile, calmo, prudente, non perde mai la pazienza. L'abilità lavorativa, manuale e intellettuale è assai notevole, così come la concretezza, è disposto a tollerare parecchie cose pur di vivere in buona armonia con i propri simili. Molto portato per le attività commerciali, ha un grosso fiuto per gli affari, sa però difendere molto bene i suoi interessi. Adora il lusso e un tipo di vita molto raffinato e brillante, è un ospite meraviglioso e di piacevole compagnia, amabile e simpatico, fa sentire gli sempre a proprio agio. In amore ha un temperamento sentimentale, non cerca la grande passione, ma un tranquillo affetto, preferisce la tenerezza e un matrimonio che dia un senso di sicurezza.

Io sono di questo segno...in qualcosa mi ritrovo, in qualcos'altro...lo lascio giudicare a chi mi conosce!

E questo dovrebbe essere il mio anno fortunato...vedremo!

AUGURI A TUTTI I CONIGLIETTI ALLORA !


 
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HANNO DETTO, HANNO SCRITTO

Post n°636 pubblicato il 02 Febbraio 2011 da atapo
 

 

GIARDINO A TENERIFE

Era una proprietà di esigue dimensioni. Harvey indovinò che era il luogo che cercava.



 

La terra rossa soffocava sotto il peso di una intricatissima vegetazione. Così fertile era il suolo e così lussureggiante la flora, che la piantagione splendeva di una selvatica bellezza.

Tra le aste del cancello Harvey diede un'occhiata all'interno.



 

Quanti fiori! Una profusione di corolle trionfava ancora, lottando disperatamente contro la luce crepuscolare: masse di azalee selvatiche, d'un cremisi incredibilmente vivo; pallidi giaggioli in un oceano di opale; una pianta rampicante distribuiva in fasci le sue campanelle porporine tra il rosso delle granadille; altri fiori sconosciuti dardeggiavano, come razzi immobili alati di giallo e d'azzurro; e, prevalenti su tutto, candide e delicate come spuma, le fresie profumate si rincorrevano come onde del mare.”

A. J. Cronin “GranCanaria”, pag 167-168



 
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