Creato da atapo il 15/09/2007
Once I was a teacher

DICEMBRE

E’ Natale ogni volta
che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano.
E’ Natale ogni volta
che rimani in silenzio
per ascoltare l’altro.
E’ Natale ogni volta
che non accetti quei principi
che relegano gli oppressi
ai margini della società.
E’ Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.
E’ Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.
E’ Natale ogni volta
che permetti al Signore
di rinascere per donarlo agli altri.

Madre Teresa di Calcutta

 

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Messaggi di Novembre 2011

PLATANI

Post n°767 pubblicato il 28 Novembre 2011 da atapo
 

 

LUCI D' AUTUNNO



 

Dormo, forse sogno, ma i sogni non li ricordo quasi mai...All'improvviso mi sento avvolta da una luce forte, solare, che mi risveglia dolcemente facendo sbiadire e subito dimenticare l'ultima immagine del sogno che stavo facendo.

E' già mattina! Il mio primo pensiero. Ma perchè sono sul letto vestita, sotto al pile azzurro, la mia copertina di Linus? Tutto mi torna chiaro, sono appena riemersa dal pisolino del pomeriggio...e questa luce così strana, mai vista? Entra dalla finestra e illumina completamente la stanza. Fuori ci sono i platani della strada, con le loro foglie ingiallite che non cadono ancora perchè non c'è vento e nemmeno pioggia. Il sole si sta abbassando a ovest, io non lo vedo, ma è in una posizione da cui colpisce esattamente gli alberi davanti alla mia finestra e li fa diventare d'oro, risplendono letteralmente di una luminosità incredibile che mi è entrata nella stanza e...mi ha svegliato! Mi incanto, seduta sul letto, a guardare lo spettacolo...una decina di minuti, poi il sole si sposta, i raggi illuminano più in là, le foglie dei platani si spengono, tornano del loro colore originale. Una leggera velatura di grigio cittadino si vede ora dalla finestra, annuncio della sera vicina.

Da circa una settimana questo mi accade tutte le volte che al pomeriggio mi distendo per riposarmi un poco e ormai aspetto di essere risvegliata dallo spettacolo, consapevole che non durerà ancora a lungo. Gli altri anni non l'avevo mai notato. Già, ma questo autunno è diverso da quelli passati: si avvia verso l'inverno molto lentamente, tanto sole ancora tiepido per la maggior parte della giornata, il cielo sempre azzurro appena striato di leggere nuvole bianche...le foglie non cadono ancora dagli alberi perchè quasi mai c'è vento, però ingialliscono...si vedono in giro colori particolarmente vivaci e luminosi...E' un autunno vestito a festa, che mette allegria. Fra meno di un mese è Natale, ma ancora stonano gli addobbi natalizi con questa atmosfera. A pensarci bene non è per nulla positiva una stagione così strana, la natura alterata ce la farà pagare, in qualche modo.

Ma intanto al pomeriggio continuo a farmi risvegliare dalla carezza luminosa dei platani che il sole colora prima di tramontare...

...per poco ormai: questa mattina sono arrivati gli operai del Comune e hanno cominciato, più lontano lungo la strada, a potare drasticamente tutti i platani: via i rami, via le foglie dorate, così ai primi forti temporali non ci saranno rischi di cadute di rami o di tombini otturati dalle foglie...

Forse già domani dalla finestra vedrò solo il cielo e pochi rami nudi e mozzati. Tornerò a mettere la sveglia, per non dormire troppo nel pomeriggio, e il mio autunno avrà fatto un passo lungo verso l'inverno.

Guttuso R., Prato d'autunno

 
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NOTIZIONA

Post n°766 pubblicato il 26 Novembre 2011 da atapo
 

KAZA...CHI ?



 

Avevo in mente di scrivere altro, ma questa non me la posso tenere solo per me!

Stasera ho telefonato a Ferrara e...

Mia cognata mi aggiornava sulle ultime novità di famiglia e a un tratto mi ha detto: "La novità più grossa te la dirà direttamente tuo fratello...ora te lo passo!"

Insomma, la settimana prossima parte per lavoro e va in...KAZAKISTAN !!! per ora si tratta di 15 giorni, ma le prospettive sono di tornarci...per fare turni di mesi...forse per anni....

La ditta in cui lavora si occupa di impianti petroliferi ed ora ne va a installare laggiù, sul mar Caspio. Lui è un amministrativo, ma anche laggiù si devono pagare gli stipendi, fare gli ordini di materiali...

Naturalmente in famiglia sono tutti emozionati e l'emozione l'hanno trasmessa anche a me...

Lui è sempre disponibile alle nuove avventure e ai cambiamenti, ma non è più un ragazzino...e lasciare qui per tanti giorni moglie e figli...insomma, una scelta importante!

Naturalmente ho (e ha) girato in internet per saperne di più sul luogo e...ci sono notizie e immagini che stuzzicano la fantasia, anche se probabilmente lui non vedrà molto, visto che gireranno in pulmini con la scorta...

Gli ho detto che mi mandi tante, tante foto...ebbene sì, lo confesso, quasi quasi mi piacerebbe accompagnarlo!

moschea della città di Atyrau, sul mar Caspio

 
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SCUOLA PER TRE

Post n°765 pubblicato il 24 Novembre 2011 da atapo
 

 

SCUOLE PICCOLE



 

Ormai si è avviata la "scuola" anche per i tre moschettieri, i miei nipoti.

Riccardo è tornato al nido dell'anno scorso e il primo giorno è stato come se l'avesse lasciato il giorno prima: si è diretto decisamente verso le scatole dei giocattoli per riprendere anche lì il suo sport preferito: lo svuotamento sistematico di ogni contenitore prima di decidere a quale oggetto dedicare maggior attenzione. Come fa del resto appena entra in casa mia, dove cerca subito lo scatolone dei loro giocattoli e libri. Però ultimamente c'è stata un'evoluzione: ha imparato a rimettere a posto: "A poto" dice ad ogni oggetto che riordina...speriamo che l'abitudine si mantenga! Un'altra sua conquista è il ballo, molto variato e scatenato, così non ingrassa di certo e consuma tutte le calorie che ingurgita, poichè non rifiuta mai ogni proposta commestibile...

Damiano ha cominciato a frequentare il nido per qualche ora. E' un bambino curiosissimo di tutto, quando ci sono novità non dorme per non perdere nulla del mondo che ha intorno, così al nido ce ne ha messo del tempo prima di abbandonarsi ai pisolini regolamentari...Adesso viaggia strisciando e tentando di gattonare, a fatica perchè è un peso massimo. I suoi percorsi di guerra puntano a tutto ciò che ci può essere di interessante a livello del terreno: i giochi di suo fratello (i suoi li ha già tutti super-assaggiati), le scarpe dei presenti, il gatto...Ogni tanto si ritrova incastrato fra mobili o sedie, o bloccato a mezz'aria tentando di scalare un cuscino, però non piange, brontola soltanto, oppure resta lì a gorgheggiare, pensando forse che nella vita bisogna provare di tutto. In realtà Damiano non piange quasi mai, dev'essere proprio arrabbiatissimo, ma è anche molto difficile farlo arrabbiare...

Martino invece ha iniziato la scuola materna e ne avevo parlato in altre occasioni. Lo choc è stato maggiore per la mamma, abituata ai rapporti continui e familiari dell'asilo nido: si è a fatica rassegnata ai contatti minimi e sbrigativi delle maestre (che comunque sono in gamba), alla confusione dei 25 nuovi compagni di Martino, al fatto che questo affollamento non permetta certo un grande controllo sui piccolini che non hanno nemmeno tre anni, come mio nipote. I tagli economici alle scuole hanno comportato un lungo elenco di materiale per le attività che i genitori devono procurare, i tagli alle compresenze mettono in forse i lavori a gruppi, i tagli al personale di custodia non consentono che ci sia sempre qualcuno ad accompagnare in bagno i piccoli controllando che le operazioni si concludano positivamente ed ...igienicamente, non ci sono bidelli a sufficienza per aiutare al momento del pranzo o nel riordino e nella pulizia dopo le attività manuali. Martino si è inserito benissimo in tutto questo: autonomo da sempre e portato ad essere leader e a emulare i più grandi di lui si trova a suo agio nella sua sezione che è mista, cioè comprende bambini dai tre ai cinque anni. Le maestre coinvolgono i più grandi ad aiutare e a fare i tutor ai più piccoli, ma pare che Martino si sia autopromosso grande, perchè ci racconta che lui aiuta sempre un certo "piccolino" e noi siamo stati curiosi di conoscere chi è ancora più piccolo di lui, che è nato il 4 dicembre. Un giorno ci ha detto con molta sicurezza che lui quando compie i tre anni andrà alla scuola "lillimentare": crediamo si sia sentito coinvolto dai discorsi delle maestre ai suoi compagni più grandi che stanno per andare all'elementare e volesse anticipare i tempi...

Ora si è appassionato alle storie dei Puffi e gioca con i pupazzetti blu che erano della sua mamma: si identifica parecchio in Gargamella, l'uomo nero che teme ma che lo affascina: ne imita le imprese viste nei suoi cartoni animati, gridando ai nemici: "Non mi sfuggirete!" L'animo focoso ed artista del piccolo sagittario lo fa diventare un vero little-show-man, per come racconta e drammatizza le vicende delle sue giornate che diventano quasi imprese da eroe... Mio marito, un po' maligno, dice che senz'altro ha preso dalla nonna (io) questo spirito istrionico, immaginoso e vulcanico...

Comunque stare con lui è sempre uno spasso! Speriamo siano dello stesso parere anche le sue maestre: la settimana prossima avranno il primo colloquio individuale con i genitori...

E la nonna, che sperava di essere abbastanza libera fino a gennaio, è mobilitata quasi tutte le settimane almeno una volta, per ritirare questo o quello, a causa di visite mediche, scioperi, assemblee sindacali, riunioni di genitori...

Ma ora che i nipoti aumentano...si sta cominciando a coinvolgere anche il nonno!

 
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CINA

Post n°764 pubblicato il 21 Novembre 2011 da atapo
 

 

1990, classe prima A


dragone cinese

Ieri, mentre facevo il solito giretto serale su Facebook per leggere le novità di parenti e amici, ecco i segnali di richiesta d'amicizia e di messaggio.

Apro la richiesta e mi sorride la foto di una bella ragazza orientale, in abito tradizionale...Il nome cinese con cui si presenta mi spinge a frugare nella mia memoria fra tutte le alunne cinesi che ho avuto...e intanto leggo il messaggio: è lei che mi scrive: "Ma è proprio la mia maestra Renata? Io sono L., si ricorda di me?" Qui ha messo il nome italiano con cui si faceva chiamare e questo mi toglie ogni dubbio. Certo che mi ricordo, molto mi ricordo...

Era il 1990, stava arrivando nel mio quartiere, e di conseguenza nella scuola in cui insegnavo, quella che chiamavano "l'invasione" dei Cinesi: famiglie intere immigrate che occupavano case poverissime trasformandole in laboratori per fare borse. Non sapevano quasi parlare l'italiano, non conoscevano nè seguivano regole che potevano facilitare la convivenza con gli Italiani, la situazione sociale era pesante. I loro bambini appena arrivati in Italia venivano mandati subito a scuola senza sapere la lingua e le abitudini e si stavano creando non pochi problemi.

Io avevo una prima classe in cui erano stati inseriti da inizio d'anno tre piccoli Cinesi, poi da gennaio se ne aggiunsero altri due. La direttrice mi aveva detto, assegnandomi anche questi ultimi: "Li metto nella tua classe, perchè voi li accettate volentieri..." e lo diceva sul serio.

L. era arrivata a settembre, una bimbetta spaurita e traumatizzata dal nuovo mondo in cui era stata catapultata, così come gli altri suoi conterranei. Ma la loro presenza io e la collega la considerammo come una sfida nuova, uno stimolo a creare un ambiente educativo che non li facesse sentire diversi e che li aiutasse ad inserirsi. I compagni li accettarono e li aiutarono molto, L. in particolare diventò grande amica di una bimba italiana che spesso la invitava a mangiare e a giocare a casa sua.

Furono cinque anni per me molto significativi con quella classe. Dovetti cambiare l'insegnante collega per i primi quattro anni e ogni volta non era semplice ricominciare un nuovo rapporto e dover spiegare come "funzionava" la nostra realtà multietnica (avevamo anche un piccolo italo-francese e una italo-tedesca), ma per fortuna dopo qualche perplessità iniziale i nuovi colleghi... accettavano la sfida. Perchè, vedete, ci proponevamo la ricerca di un modo nuovo di fare scuola, non più italocentrico, ma aperto alle altre culture, a scoprire le differenze ma anche le somiglianze tra i diversi popoli, e con questa ottica facevamo le scelte in ogni materia: come insegnare l'italiano in modo funzionale anche per gli stranieri, come e cosa presentare nella storia? Quali fiabe, quali narrazioni proporre? Quali temi potevano accomunare bambini dalle origini e dalle esperienze così diverse? Fu proprio L. che ci portò una videocassetta del funerale cinese del suo nonno, per farci conoscere le usanze, poi altre videocassette di storie della mitologia cinese...

Sono passati vent'anni, ora tutto questo può sembrare scontato, ma allora eravamo pochi ad avere classi del genere, pochissimi a porci questi problemi e quasi nulle erano le soluzioni, dovevamo costruire tutto, pian piano. E credo che davvero abbiamo costruito molto in quegli anni, anche con l'aiuto del CIDI e del Cospe con cui ho lavorato e sperimentato percorsi didattici. Fu con quella classe che in seconda iniziai l'insegnamento del francese, caldeggiato in quegli anni a livello istituzionale, a me sembrò una proposta che li rendeva tutti uguali: lì tutti avrebbero avuto lo stesso punto di partenza. Forse fu proprio l'apertura verso culture diverse che mi cambiò un poco la mentalità e mi aprì nuove prospettive dandomi il coraggio, dopo quei cinque anni, per scegliere di diventare insegnante di francese a tutta la scuola.

In quinta, L. e un altro degli alunni cinesi nelle verifiche risultavano sempre tra i migliori.

Seppi qualche anno dopo che L., già ragazzina, era stata contattata dal Cospe ed utilizzata come interprete in alcune iniziative interculturali: tutti quelli che la conoscevano si auguravano che continuasse a studiare, magari andasse anche all'università, con un'intelligenza simile...

Invece il suo babbo, vero padre padrone cinese, le consentì di continuare gli studi, ma il minimo indispensabile, prima di farla lavorare nella fabbrica di pelletterie della numerosa famiglia.

Ieri sera ci siamo scritte, dice che è sposata, ha due figli, vive in un paese dell'Emilia e lavora in una propria piccola azienda col marito, ma è preoccupata per la crisi...Ha chiesto se può venirmi a trovare sotto Natale...la aspetto! Ricorderemo quei tempi lontani, forse oggi per i suoi figli la scuola è diversa...

 
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BAMBINI

Post n°763 pubblicato il 20 Novembre 2011 da atapo
 

 

ANGELITA



 

Oggi, 20 novembre, è l'anniversario della Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, uscita nel 1979.

E' a questa data che si fa riferimento, insieme ad un'altra data: 1944, nelle scritte alla base del monumento ad Angelita di Anzio.

Curiosa coincidenza! Come ho scritto nel post precedente, una settimana fa ero davanti a quella scultura, che mi aveva colpito per la sua grazia: la bambina che sembra giocare con i gabbiani...un'immagine di serenità, di gioia...

Ricordavo vagamente la storia, non ricordavo come fosse finita, o probabilmente avevo cancellato dalla mente il suo finale tragico...

Allora ho cercato notizie nei giorni successivi: era una piccola di quattro-cinque anni trovata da un soldato delle truppe anglo-americane sulla spiaggia al momento dello sbarco nel 1944. Sola, terrorizzata, non riusciva a dire nemmeno come si chiamasse, quindi le fu dato il nome Angelita e fu affidata ad una crocerossina al seguito dell'esercito, affinchè la accudisse. Pochi giorni dopo però vi fu un pesante bombardamento tedesco su questo gruppo appena sbarcato, nel corso del quale morirono tragicamente entrambe, la bimba e la donna.

C'è chi dice che sia una leggenda, non ci sono documenti scritti di questa storia che comunque è molto radicata nella memoria collettiva della gente di Anzio. Forse, vera o inventata che sia, Angelita racchiude in sè le storie e i destini tragici di tutti i bambini che sono travolti dalla guerra, tutte le possibilità di piccole vite innocenti annientate tra le sofferenze o che, anche se sopravviveranno, ne rimarranno pesantemente segnate...

Nel 1979, l'anno internazionale del bambino, il suo ricordo diventò un significativo monumento di bronzo sul lungomare della città di Anzio da dove la sua storia si era sparsa in tutto il mondo, attraverso una canzone...per un desiderio, un augurio, una grande speranza che tutti i bambini riescano ad essere felici e a volare alti verso la pienezza della vita.

Ho voluto scegliere questo racconto per oggi,

con la tristezza di sapere che ancora questa speranza è troppo lontana dall'essere realizzata,

con il mio impegno, di persona che sta spesso con i bambini e che ama stare in mezzo a loro, per riuscire a dargli ciò che li possa far crescere sereni e, magari, anche felici.

 
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NEL LAZIO

Post n°762 pubblicato il 17 Novembre 2011 da atapo
 

E' ANDATA COSI'

Venerdì sera eravamo partiti tardi per il Lazio, verso le 20,30: nel pomeriggio ero stata al corso di teatro francese da cui avevo raggiunto mio marito al rimessaggio del camper. Venerdì mattina gli avevo lasciato tutti i bagagli pronti e lui si era occupato del carico e della sistemazione. Una breve cena alla prima area di servizio e via! Subito lui mi aveva detto che nel pomeriggio aveva telefonato sua madre, proponendo per sabato di andare a visitare una fiera a Latina, per cui saremmo dovuti arrivare da lei PRESTO. Verso le dieci, le aveva assicurato il solerte figliolo (nonchè marito mio). Fatti rapidi calcoli (quattro ore pulite di viaggio, senza contare nemmeno una sosta, i "tempi tecnici" che ci occorrono di solito per il risveglio e la colazione, il fatto che lui non ama guidare di notte...) : "Ma come pensi di farcela?" avevo chiesto.

"Eh! Ci alzeremo e partiremo presto domattina."

Ha messo la sveglia ALLE SEI ! Nell'area di servizio in autostrada, dove avevamo dormito, a quell'ora era freddissimo: nonostante il riscaldamento, dentro al camper avevamo a stento 15°, da non mettere nemmeno il naso fuori dal sacco a pelo superimbottito. E avremmo dovuto vestirci, lavarci...e scoprire che c'è un guasto all'impianto dell'acqua calda: GELATA anche l'acqua! E uscire a far colazione al bar, con la temperatura esterna di 4°.

Ho viaggiato per qualche ora avvolta nel giaccone e nella sciarpa più lunga e calda che avevo con me, ammirando il sole che sorgeva in un paesaggio suggestivo, pensando che nemmeno al mare in estate mi alzo per vedere l'alba e ora mi toccava godermela così...



 

La cosa non mi ha fatto per niente bene, perchè ho cominciato ad avere mal di testa, fatto per me abbastanza raro, finchè la temperatura non è ragionevolmente aumentata.

Siamo arrivati quasi in orario, mia suocera e le sue due parenti, madre e figlia, erano già pronte per ripartire verso la famosa fiera di Latina...che non era una fiera come ci aspettavamo noi, ma un enorme mercato (lo fanno una volta all'anno) con bancarelle di merci di tutti i generi. E questo è stato un colpo per mio marito: lui ODIA i mercati e i mercatini, se viene costretto ad andarci li attraversa alla velocità di un fulmine (e per questo evito in genere di farmi accompagnare da lui...), ma stavolta...ormai non poteva tirarsi indietro, per la sua mamma si sarebbe sacrificato! E la sua mamma ama molto questi mercati, come tutte le donne...


Il consorte aveva un aspetto non proprio soddisfatto, ma all'inizio ha cercato di interessarsi ai banchetti di prodotti alimentari tipici e di attrezzi per il bricolage ed è stato quasi contento di trovare delle mutande che gli piacevano...ma il colpo di grazia l'ha ricevuto quando siamo arrivati nella zona: abiti usati, vintage, stock d'abbigliamento di fabbrica. Lì ha vacillato: immaginate una piazza intera solo con queste merci e con prezzi fra i 3 e i 10 euro, come fosse tutta la Montagnola di Bologna (e chi sa mi capisce...) e forse anche più grande...

Troppo per lui, che perdeva man mano le energie mentre noi quattro donne in quell'ambiente ne acquistavamo di nuove, alla ricerca della GRANDE OCCASIONE.


Le altre cercavano (e comperavano) un po' di tutto, io speravo di trovare un certo tipo di tubino nero che mi occorre come abito di scena, mio marito, rassegnato, ha deciso di aiutarmi nella ricerca, tanto aveva deciso che a lui non serviva niente, salvo poi ricredersi davanti a dei bellissimi giubbotti di pelle che, ahimè, non erano mai della sua misura...

Poi c'è stato l'affare pellicce: avremo un matrimonio nella famiglia di mio marito, il 29 gennaio prossimo nel nord Italia, in un paese freddo e umido già di suo, figuriamoci in quella data...Mia suocera cercava una pelliccia per quell'occasione e mentre lei si provava agnellini e castorini in un banchetto che li vendeva a 50 euro io e mio marito ammiravamo alcune pellicce di volpe, in uno stock a 30 euro, commentando che erano tutte quasi nuove, non si vedevano tracce evidenti di uso, chi le aveva possedute le avrà portate forse una sola volta prima di rivenderle...ed ecco, ho avuto un coup de coeur: una pelliccia di rat musqué visonato mi ha attratto, l'ho subito sentita MIA. Io non sono mai stata appassionata di pellicce, anzi non mi piace il fatto della caccia e degli allevamenti per questo scopo ecc.. Non spenderei mai certe cifre per acquistarne una, inoltre non mi piacciono anche perchè ingrossano ed io non ne ho certo bisogno... Ma quella...non mi azzardavo a provarla perchè sentivo che mi ci sarei trovata bene e a quel punto...Però non mi riusciva ad allontanarmi e continuavo a rigirarla, ad accarezzarla... Mio marito commentava: "Quando te lo proponevo io non hai mai voluto comperarla...Ora cambi idea? Stai proprio invecchiando! Pelliccia, roba da vecchia, dicevi." E non aveva tutti i torti...

Intanto mia suocera concludeva il suo affare: agnellino grigio a 50 euro. La venditrice allora ci ha lanciato un'offerta: "Siete insieme alla signora che ha comperato l'agnellino, allora questa visonata ve la dò non per 30, ma per 25 euro! La provi..."

Non ho resistito, l'ho provata: era la mia!

Mio marito continuava a non mostrare entusiasmo...e la venditrice ha giocato la carta vincente: "Vede come sta bene alla sua signora? Ma lei non mi sembra convinto...sa che le dico? Gliela lascio per 20 euro. Vorrà fare un regalino a sua moglie..."

E lui ha questo punto non ha potuto rifiutare, considerando che era anche il mio onomastico! Ecco come mai sono tornata a casa con una pelliccia.

Ma l'acquisto così estorto ha dato un ulteriore colpo alle energie scarse di mio marito, il quale, dopo un veloce pranzo a base di kebab verso le tre del pomeriggio, mentre noi donne ci dirigevamo verso l'ala del mercato ancora da ispezionare, ha alzato bandiera bianca e ha detto che tornava ad aspettarci in auto, a leggere il giornale. Così noi quattro abbiamo farfouillé ancora fino al tramonto, fatto altre piccole spesucce e all'uscita abbiamo trovato mio marito in auto che...dormiva!

Durante il ritorno le parenti ci hanno chiesto: "Cosa volete fare domani?"

"Avevamo pensato di andare al mare, visto che è bel tempo."

"Ottimo! Conosciamo un ristorantino di pesce ad Anzio che è una meraviglia!"

Così domenica mattina dopo la messa siamo partiti tutti insieme per il mare. Il tempo era splendido, il pesce nel ristorante era davvero ottimo, così come il gelato. Anzio e Nettuno io e mio marito non le avevamo mai viste: sono proprio cittadine graziose, quasi da pensare di prenderci un appartamentino per le vacanze...Ogni tanto a me e ai figli viene anche questa idea...


 

Il sole era caldo ed eravamo in tanti a passeggiare sulla spiaggia e sul lungomare, qualcuno faceva addirittura il bagno...


Davanti al monumento ad Angelita, ricordo della bimba trovata sulla spiaggia dagli Americani durante lo sbarco, una signora anziana come i nostri genitori ci ha raccontato che lei viveva proprio lì di fronte a quel tempo, ci ha rievocato la sua infanzia e quei giorni terribili di guerra, ora non ci abita più , ma ogni tanto viene a rivedere e a ripensare ciò che aveva vissuto...e che aveva desiderato condividere con noi, commuovendosi un poco...E' stato triste, ma bello passare un po' di tempo con lei...


E lunedì mattina siamo ripartiti per Firenze...nel frattempo il mal di testa aveva lasciato il posto a qualche starnuto, che nel ritorno a casa era sfociato in un grosso raffreddore e mal di gola...

...contro cui ho combattuto in questi giorni. Oggi ho deciso di prendermi un giorno di tutto riposo e direi che ora sto decisamente meglio!

 
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AL RITORNO

Post n°761 pubblicato il 14 Novembre 2011 da atapo
 

SOUVENIRS

spiaggia laziale, versione estiva

 

Dopo i giorni passati nei territori di mia suocera,

mi sono portata a casa:

una pelliccia

un'abbronzatura di metà novembre

un potente raffreddore con male alla gola

(Il resoconto e le foto a quando mi sarò riposata...e magari anche guarita)

 
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IN AGENDA

Post n°760 pubblicato il 10 Novembre 2011 da atapo
 

 

PROGRAMMAZIONE


Autunno a Ninfa: alla ricerca dell'ultimo fiore

Come tutti gli autunni, dal mese di novembre ho pianificato la mia agenda con gli impegni che mi accompagneranno nei prossimi mesi.

La solita ginnastica in piscina obbligatoria per la mia salute, se possibile due volte a settimana, il venerdì al teatro in francese, per qualche mese l'altro teatro al martedì, ancora tre incontri a lavorare sull'arte coi bambini di seconda, ho ricominciato anche il corso di francese ai Piccoli Principi con un po' di ...ammodernamento, per cui sarà doveroso dedicargli un prossimo post. Ho invece lasciato gran parte delle collaborazioni al CIDI, associazione di insegnanti, perchè l'essere già da tempo fuori dall'insegnamento attivo rende poco efficace e utile il mio impegno per esempio nell'ambito dell'italiano, mentre continuo ad occuparmi di lingue straniere e di intercultura. Anche quest'anno seguirò alcuni cicli di conferenze all'Università dell'età libera, due dei quali si svolgono proprio ora in novembre.

E i nipoti? Si chiederà qualcuno che mi conosce e forse penserà che, nonna degenere, li abbia abbandonati. Mia figlia è in maternità e riprende il lavoro a gennaio: in teoria solo da allora ci sarà bisogno di me quando avrà le riunioni ed io sarò precettata al giovedì per ritirare Damiano dal nido, mentre per Martino alla materna si dovranno accordare una volta per uno i due nonni uomini (ah ah, vedremo finalmente in funzione mio marito...). Ecco perchè prima di gennaio avevo messo l'arte a scuola, i due corsi universitari, il nuovo teatro... In realtà invece quasi tutte le settimane c'è stata necessità di ...extra per i nipoti: o per malanni improvvisi, o per visite mediche, o per le riunioni di inizio d'anno nei due asili (con tutti i problemi che hanno...), oppure, come oggi, per concedere a mia figlia qualche ora sì con Damiano (che comunque è buonissimo), ma ore di libertà per incontrare un'amica e visitare insieme una terza che ha appena partorito. E per fortuna che Riccardo è gestito dai genitori, ma per la voglia di rivederlo abbiamo anche organizzato qualcosa da loro in fine settimana...

Così, insomma, sta andando a finire che in questi mesi sono spesso impegnata e fuori casa, ma per fortuna il tempo è bello, io sto bene e finchè continua così sono contenta...

Mio marito è di nuovo inghiottito dalla stagione dello studio, però una settimana fa mi ha chiesto: "E mia madre, quando andiamo a trovarla?"

"Il più presto possibile" gli ho risposto, non per uno sviscerato affetto per mia suocera: la vedo volentieri, ma le quattro ore di viaggio all'andata e altrettante al ritorno un po' mi demoralizzano. E' che vorrei evitare di andare in giro per l'Italia in camper col maltempo e col freddo, o nei giorni appena precedenti ad un debutto teatrale.

Allora, con le decisioni fulminee di partenze improvvise che si prendono nella mia famiglia...domani sera partiremo alla volta del paesino tra i monti laziali, ho appena il tempo di raccattare un po' di abbigliamento sportivo, di scegliere qualcosa da leggere oltre ai copioni da studiare, di prendere qualche cosa di turistico che esaminerò mentre mio marito guida, perchè stavolta NON andremo al giardino di Ninfa, che è già chiuso, ma sceglieremo qualcosa d'altro da visitare.

Ci risentiremo la settimana prossima...

Au revoir!

 
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ROMANTICA

Post n°759 pubblicato il 09 Novembre 2011 da atapo
 

Con tutta la confusione di questo periodo

stasera voglio ritagliarmi un angolo romantico.



 

50 anni e non li dimostra

COLAZIONE  DA  TIFFANY

 

(per chi volesse sognare ancora un poco...)

 
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TEATRO E POLITICA

Post n°758 pubblicato il 08 Novembre 2011 da atapo
 

 

ADELANTE

Questo è il titolo di un lavoro teatrale il cui allestimento è...partito oggi pomeriggio.

Una collega che lavora nel teatro in francese si diletta anche di regia (in italiano) e ogni tanto prepara degli spettacoli coinvolgendo conoscenti, attori dilettanti, copains. Prima dell'estate mi aveva detto che aveva una nuova idea e che in questa idea c'era un ruolo adatto a me, però non dovevo dirlo a nessuno, per scaramanzia. Io nella vita ho raccolto e sepolto dentro di me i segreti di un sacco di gente, anche stavolta...zitta, ma speranzosa...

Ed ecco che la nuova idea si è concretizzata nero su bianco, è stata spedita agli attori coinvolti ed oggi nel tardo pomeriggio ci siamo ritrovati a casa della regista. Io sono tra i pivelli, ho ancora tanto da imparare e da questi incontri esco arricchita, ascolto con molto interesse chi ha più esperienza teatrale di me.

E' uno spettacolo impegnato, su problemi di violenza e resistenza delle donne, i riferimenti sono a situazioni di storia recente in America Latina, a fatti drammatici.



 

Abbiamo fissato le date delle prove, un po' di scenografia, un abbozzo di costumi, poi abbiamo fatto la prima mise en voix: ho scoperto che si chiama così in gergo teatrale quella che io a scuola chiamavo la lettura drammatizzata. Con molte interruzioni, per aggiustare le battute, per capire meglio certi riferimenti, per discutere di intonazioni e di pause, per insegnare a chi non lo sa come si pronunciano certe parole in spagnolo...la regista dice di essere contenta se il lavoro diventa così più collettivo, in fondo siamo tra amici.

Poi, per rilassarci e come buon auspicio, abbiamo aperto una bottiglia di spumante, riempiti i bicchieri e fatto un brindisi...

Appena finito di bere, stavamo per riprendere il lavoro quando è entrato nella stanza il marito della regista, che stava guardando la TV da un'altra parte: gli brillavano gli occhi.

"Vuoi recitare anche tu con noi?"

"No! Vi vengo SOLO a dire che BERLUSCONI SI DIMETTE !!!"

Abbiamo riempito i bicchieri per un altro giro di spumante...



 
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SCUOLA

Post n°757 pubblicato il 05 Novembre 2011 da atapo
 

 

MA...CHI ME LO FA FARE ?



Quest'anno a scuola non c'è bisogno del mio servizio di volontariato a fare la bibliotecaria, pare che con mille incastri di orario qualcuno abbia ricavato delle ore...salvo che non ci sia la necessità improvvisa di supplenze. In ogni caso avevo deciso di non essere più disponibile: qui aumentano i nipoti, aumentano gli impegni teatrali (eh eh...), aumentano gli anni...

Quando sono andata a salutare i colleghi, ormai un mese fa, parla con questo, parla con quello...con qualcuno si fantasticava di fare in classe con la mia collaborazione qualche intervento in francese, o sull'intercultura, però non tornavano gli orari...tranne che per quell'insegnante che è anche pittore...e in dieci minuti è nato un progetto!



Negli ultimi anni in cui insegnavo francese avevo lavorato bene con lui e la sua classe, che è stata l'ultima con cui siamo andati in Francia. Entrambi siamo molto creativi e le idee ci vengono una dietro l'altra. Ci siamo ritrovati in un altro momento con più calma per mettere a fuoco i dettagli: ora ha una seconda classe, entro Natale abbiamo programmato cinque incontri al venerdì mattina, uno ogni 15 giorni, sull'argomento "I colori", che faremo imparare ai bambini, oltre che in inglese, anche in francese e in spagnolo. La partenza è attraverso la lettura di un libro d'arte in francese, poi i bambini si costruiranno un loro libro dei colori, poi esamineremo altre immagini, dipingeremo, concluderemo con una tombola dei colori autocostruita. Due venerdì sono già passati.

Prima del primo incontro, mi ero sorpresa a pensare: "Ma chi me l'ha fatto fare? Non c'è verso! Quando mi ritrovo nell'ambiente scolastico, se appena uno mi dà un appiglio o mi chiede qualcosa...ecco che non mi sento più pensionata e torno a prendere impegni, mi caccio in questi pasticci...che mi porteranno via tempo ed energie!"

E, come tutte le volte in cui prendevo una classe nuova, avevo quella sottile ansia...anzi, un certo panico, di non saper "tenere" più i ragazzi, di farmi prendere la mano...retaggio forse delle difficoltà dei primi anni d'insegnamento...anche se ora in questi incontri siamo in due adulti davanti ai bambini e i miei timori non hanno certo ragione d'essere...

Poi accade la trasformazione: entro, comincio a parlare, li ascolto, conversiamo, lavoriamo, stiamo bene insieme...mi sento tornare giovane, tornare maestra, anche se molti di loro mi chiamano "signora". Mi tornano spontanei i gesti, le reazioni, lo stare insieme ai piccoli come ho fatto per 35 anni e mentre sono in aula non sento la stanchezza, dò molto in energia e partecipazione. Alla fine della lezione siamo tutti contenti, loro hanno lavorato con impegno, cominciano a ripetere nelle altre lingue le parole che li hanno colpiti di più, quando raccolgo le mie cose per andarmene qualcuno mi abbraccia quasi stritolandomi, qualcuno mi chiede "Torni domani?" e spieghiamo a tutti che bisognerà aspettare 15 giorni, intanto finiranno i bellissimi lavori che hanno iniziato e me li faranno vedere la prossima volta...

E quando riprendo l'autobus comincio a sentirmi stanca, ma penso che in fondo quindici giorni passano veloci...

 
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POMERIGGI D' AUTUNNO 2

Post n°756 pubblicato il 03 Novembre 2011 da atapo
 
Tag: memoria

 

MAMMA E BAMBINA


Cassatt M.

In quei lontani pomeriggi d'autunno in cui io e i miei piccoli amici, come nostrani ragazzi della via Paal, avevamo il nostro regno sulle colline e nella campagna, arrivava sempre più presto il momento di rientrare a casa, prima che facesse buio.

C'era la merenda: pane burro e marmellata o pane burro e zucchero, poi aprivo la cartella per i compiti. Li facevo sul tavolo di cucina, velocemente gli esercizi scritti: ero molto brava a scuola, quasi mai trovavo difficoltà e se capitava mi ci rompevo il capo da sola, prima di chiedere alla mamma che immancabilmente mi avrebbe risposto: "Io ho fatto solo la terza elementare, secondo me devi fare...però non so se è giusto." Era il suo cruccio, quello di non aver potuto studiare perchè a nove anni aveva perso la madre, col padre e i sette fratelli da un paesino di campagna era scesa in città e poco dopo aveva cominciato a lavorare in fabbrica. Ed era la sua soddisfazione vedere che io a scuola riuscivo bene, che mi piaceva leggere, che ero interessata ad imparare...negli anni fece di tutto per garantirmi la possibilità di studiare. Diceva che io ero nata per quello, non per fare la casalinga...e come aveva ragione! Dunque io studiavo sul tavolo al centro della cucina, mio fratello piccolo giocava ai miei piedi. In un angolo della stanza, voltandomi le spalle, la mia mamma lavorava su un piccolo tavolo: riammagliava le calze velate rotte che le portavano le signore dal vicinato o da qualche negozio di merceria. Aveva un attrezzo adatto, una specie di mini-macchina da cucire (un pezzo lo conservo ancora) e degli aghi speciali. Era un mestiere umile che in poche facevano, ma molto ricercato perchè permetteva di non gettare via le calze velate (allora abbastanza costose) che si rompevano, lo ha fatto finchè la vista gliel'ha permesso...e anch'io ne ho goduto e lo rimpiango!

Quando avevo finito di studiare, mettevo una seggiola accanto a lei, mio fratello si spostava vicino a noi, per risparmiare spegnevamo la luce principale e restavamo nel cono di luce della sua lampada da lavoro. E' una scena che conservo dentro di me come se fosse ora: lei lavorava, io mi rannicchiavo sulla sedia , tiravo su le gambe per appoggiarle al piolo, sulle ginocchia aprivo il libro e le ripetevo la lezione per il giorno dopo: le tabelline, i re di Roma, gli affluenti del Po quelli di sinistra e quelli di destra, le poesie...tutto ciò che dovevo imparare a memoria l'ho appreso lì, sotto quella lampada, guardando il profilo della mia mamma. Mi diceva che così imparava anche lei.

Poi, finiti i compiti, veniva il momento più bello: a me piaceva leggere, alla mia mamma piaceva ascoltarmi. Così le leggevo a voce alta i libri per ragazzi: Piccole donne, Il giardino segreto, Tom Sawyer, I ragazzi della via Paal...Insieme ridevamo ed insieme eravamo commosse in quei lunghi pomeriggi di autunni e di inverni, sotto quella lampada mentre il resto della stanza diventava sempre più scuro...durante tutti gli anni della mia scuola elementare. L'inizio della mia adolescenza, del mio distacco dalla figura materna, credo di poterlo rappresentare proprio con l'abbandono di questa dolce abitudine...

...che in un certo modo è ripresa molti anni dopo: io adulta già a Firenze, lei anziana a Bologna, quando un giorno al telefono le parlai di un libro che avevo letto e che mi era piaciuto molto, lei mi chiese: "La prossima volta che vieni a trovarmi portamelo che lo voglio leggere anch'io" e da allora le ho passato tutti i libri interessanti che leggevo e lei era tanto contenta...finchè ha avuto un minimo di vista...e negli ultimi anni rimpiangeva tanto di non riuscire più a leggere, ora che ne avrebbe avuto tutto il tempo...

 
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POMERIGGI D' AUTUNNO 1

Post n°755 pubblicato il 01 Novembre 2011 da atapo
 
Tag: memoria

 

BAMBINE



 

Alla fine degli anni '50 la scuola terminava sempre alle 12,30. E cominciava il primo ottobre. Questo primo mese, e anche i primi giorni di novembre se la stagione si manteneva mite, prima che calassero su Bologna le nebbie fitte della pianura Padana, era una specie di interregno tra le vacanze e il vero impegno scolastico: i pomeriggi che rapidamente si accorciavano andavano goduti all'aria aperta, alla ricerca dei colori autunnali e sfidando l'aria sempre più frizzante.

Alle 12.30 si correva di corsa a casa, senza familiari ad aspettare davanti alla scuola, ormai da sole anche se in gruppetti, perchè presto si era responsabilizzati alle strade, al "non parlate con gli sconosciuti", dopo gli accordi gridati prima di salutarsi: "Ci vediamo dopo!"

Via il grembiule bianco, via il fiocco celeste, la cartella gettata in un angolo, il piatto fumante pronto in tavola... si mangiava velocemente per correre all'appuntamento, poi si afferrava il golfino di lana grossa fatto a mano dalla mamma...e via!

R partiva per prima, si chiudeva con forza alle spalle il cancello del giardino e risaliva la strada.

"Ma perchè non restate qui in giardino?"Diceva la sua mamma."Che bisogno c'è di andare sempre in giro?" C'era il bisogno che tutti i bambini hanno, il bisogno di esplorare, di avventure, le ultime prima delle giornate fredde e piovose, il bisogno di qualche ora solo per loro senza intrusioni di adulti.

In cima alla strada c'era la casa di A, che era già sul terrazzo al terzo piano in attesa. Appena vedeva R in arrivo, un "Ciao mamma" allegro, scendeva veloce le scale e la raggiungeva. Insieme percorrevano alcune strade tranquille nel quartiere residenziale di periferia, nuove costruzioni del dopoguerra che si arrampicavano sulle prime colline bolognesi, palazzine circondate da giardini alberati, surrogati di quella campagna che andavano distruggendo...

In una di quelle palazzine abitava M. Le due bambine suonavano al campanello, salivano ed entravano intimidite, in punta di piedi, in quell'appartamento signorile, dai mobili antichi pieni di ninnoli: i genitori di M erano professori di liceo e di università, avevano un aspetto severo, la mamma parlava a voce bassa e con sorrisi contenuti, il papà, sempre seduto in poltrona a leggere il giornale quando loro arrivavano, le guardava da sopra gli occhiali e le salutava con un "Ossequi" che le faceva sentire piccole piccole. M le aspettava impaziente e uscivano insieme correndo, lasciando con un sospiro di sollievo ogni soggezione...

Libere, finalmente! Le ultime case da superare, poi ecco la campagna! E verso il loro luogo preferito, quello che avevano scoperto da poco e che non avevano ancora rivelato ad altri compagni dei loro pomeriggi...

La strada finiva davanti ad una siepe; oltre questa un ripido pendio con un sentierino che scendeva lungo una rete di recinzione: creato probabilmente dai piedi di tutti coloro che erano scesi aggrappandosi a quella rete. Anche le tre amiche, che però per far prima spesso abbandonavano la presa sicura per gettarsi verso il basso, un po' correndo, un po' ruzzolando, un po' scendendo...a sedere sul terreno polveroso. In fondo passava un piccolo torrente, con poca acqua. Bisognava guadarlo, ma qualcuno aveva già collocato dei grossi sassi nei punti meno profondi ed era divertente fare equilibrismi da un appoggio all'altro, aggiungere qualche sasso qua e là, a volte anche scivolare e infangare gli scarponcini. L'argine opposto del torrente risaliva più dolcemente, fino ad una stradella polverosa che a destra portava ad una casa di contadini visibile in lontananza, a sinistra...le bambine non si chiedevano dove portasse, scoprirono anni dopo che riportava in città, verso un altro quartiere. Ora davanti a loro c'era, enorme, la polveriera: una collina nel cui ventre durante la guerra c'era stato un deposito di munizioni saltato per aria durante un bombardamento. R aveva saputo la storia dalla sua mamma, che abitava già lì durante la guerra, e naturalmente quel luogo aveva acquistato un grande fascino, aumentato dalle raccomandazioni materne: "Non ci andate, è troppo isolato, forse ci sono vipere, forse ci sono ancora esplosivi in giro..." Le bambine conoscevano questo tipo di pericolo, nella scuola c'erano i cartelli che mettevano in guardia dalle bombe inesplose che si potevano ancora trovare... Ora lungo i fianchi della collina crescevano vigneti, rovi e boscaglia e le bambine la risalivano pian piano, facendo mille scoperte e chiacchierando. Di cosa chiacchierano a quell'età tre amiche? Di tutto e di niente...I commenti sulle loro piccole vite di scolare, sugli amici, sulle presunte ingiustizie di mamma e papà, le barzellette, tante storie inventate di principi, di draghi, di grandi imprese... Nel sottobosco scoprivano i ciclamini, come in primavera avevano scoperto le violette e si attardavano a fare mazzetti. Arrivate in cima, il bosco finiva e si apriva un grande prato, dove a volte si incontravano donne chine a raccogliere radicchi selvatici. Lassù correvano nello spazio ampio, si rotolavano nell'erba simulando attacchi di immaginari nemici, restavano sdraiate a guardare le nuvole e a dargli nomi di fantasia: correvano nel cielo spinte dal vento autunnale che talvolta là senza riparo già le faceva rabbrividire. Dall'alto, ai loro piedi si stendeva la città in lontananza. Poi, pian piano riprendevano la via del ritorno.

Un giono nel bosco scoprirono una nuova meraviglia: le castagne, tante castagne! Non si erano mai chieste che alberi fossero quelli sopra le loro teste, ora ne scoprivano i frutti lì a terra, alla loro portata, solo un po' di impegno per aprire i ricci senza pungersi. Se ne riempirono le tasche, ma ce n'erano ancora tante...e allora cominciarono a infilarsi castagne dentro la canottiera, si fecero come una corazza trattenuta dall'elastico delle mutande, e ridevano della loro trovata!

Ad un tratto una voce maschile, forte, arrabbiata: "Che fate lì? Ah, disgraziate, mi rubate le castagne!" E la sagoma del contadino si affacciò al margine del bosco. Via, di corsa, rotolando, inciampando, affondando nelle foglie secche e tra i rovi...giù per il versante, poi correndo a perdifiato per la strada...e il contadino le inseguiva...e aveva un lunghissimo ramo che in cima si biforcava e con quello cercava di acchiappare le bambine...

Forse voleva solo spaventarle, chissà...certo le piccole erano velocissime ed erano scappate dalla parte opposta a lui, avevano del vantaggio...

Ripassarono il torrente a balzi tra i sassi e il fango, si inerpicarono sul versante opposto, ripidissimo, ma la paura metteva le ali ai piedi...riemersero sulla strada trafelate, piene di polvere, le mani e le ginocchia piene di graffi dei rovi: allora si portava la gonna fino all'inverno inoltrato. Ma il bottino di castagne era salvo! Ora avrebbero dovuto affrontare una grossa sgridata per gli abiti e le scarpe malridotte, una bruciante disinfettata alle ferite, ma poi,finalmente, una padellata di caldarroste! Si promisero a vicenda che non avrebbero raccontato a casa l'ultima parte di quel pomeriggio...per poter ritornare ancora nel loro regno lassù, alla polveriera.

(Come forse avrete immaginato, una di quelle bambine ero io...)

 
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