Creato da atapo il 15/09/2007
Once I was a teacher

GIUGNO


Primo giorno d'estate

Il camioncino dei gelati
(la campanella allegra)
passa tra gli alberati
viali residenziali.
I bambini,
che .giocano nel prato a perdifiato,
smettono e gli vanno incontro:
i nichelini in mano.
...

Una cicala urla
nell'ora meridiana:
è la prima di un'estate
di tenere piogge,
che pareva una burla.
E' scoppiata e si sente
l'avvenuto momento
da come il cielo vibra
sull'erba radente.
Ogni cosa, nella luce,
ha la trasparenza dell'aria.

(A. Barolini)

 
 

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Messaggi di Febbraio 2012

IERI, SPETTACOLO

Post n°807 pubblicato il 26 Febbraio 2012 da atapo
 

PIAZZA  MONDO

Ne avevo parlato solo una volta, al primo incontro organizzativo, l'8 novembre 2011.
Mi ha accompagnato per tutto l' autunno, poi l'inverno...fino a ieri,  quando c'è stato lo spettacolo.
Uno spettacolo duro, drammatico, con messaggi importanti e profondi che ci hanno impegnato molto nella preparazione.
Uno spettacolo con tanti aggiustamenti in itinere, a cominciare dal titolo che all'inizio era ADELANTE, poi è diventato PIAZZA MONDO. Perchè ormai il mondo è diventato una piazza su cui gli uomini sono legati da destini comuni, le gioie, le tragedie, gli atti di coraggio e di resistenza sono simili in tutto il mondo. E le donne ne occupano una parte importante e di grande forza, lo spettacolo ha voluto parlare della loro forza presentando alcune situazioni, conosciute da tutti, ma mai abbastanza.
Nella prima parte, in Argentina, quattro madri della Plaza de Mayo, in uno dei giovedì di marce e manifestazioni, incontrano un giovane giornalista e gli narrano le vicende drammatiche dei loro figli desaparecidos.

Nella seconda parte, in Messico, una giovane commissaria e i suoi poliziotti indagano sulle sparizioni e le morti di tante ragazze coinvolte nella prostituzione e nei cartelli della droga.

Infine in Sicilia la mamma di Peppino Impastato, che ha lottato per scoprire la verità sulla morte di suo figlio, attraverso una famosa canzone su di lui invita "...la tua vita adesso puoi cambiare...gridando forte senza aver paura...contando 100 passi lungo la tua strada..."

Io ero una delle quattro madri di Plaza de Mayo, la prima, iniziavo il dialogo col giornalista e alla fine concludevo la nostra scena. Apertura e chiusura...momenti fondamentali. In questi mesi, procedendo con lo studio e le prove, mi sono informata tanto, grazie a internet ho letto, ho ascoltato interviste, guardato filmati ed enche un film terribile, "Garage Olimpo" che insieme all'altro "Hijos" (figli), che già conoscevo, mi hanno permesso di capire e interiorizzare molto di quella tragedia. E' stato difficile cercare di immedesimarmi in quella madre che si è vista portare via da casa il suo Enrique e non lo ha mai più ritrovato, e dal dolore e la rabbia trova la forza per cercare ancora ed uscire allo scoperto unita alle altre madri. Nelle settimane scorse, quando guardavo mio figlio, a volte mi veniva in mente il mio personaggio e cosa si può provare in quei momenti...Il coinvolgimento emotivo è stato forte, dovevamo diventare quattro madri che erano quasi una sola, come un unico coro.
Le prove erano abbastanza impegnative, a cominciare dall'orario: tutti i martedì dalle 18,30 alle 20, nella biblioteca in un antico e bellissimo palazzo del centro di Firenze (in un salone del palazzo poi abbiamo presentato lo spettacolo), questo per me voleva dire rientrare a casa con il bus non prima delle 21 ! Poi dei pomeriggi extra nei fine settimana a casa della regista, che abita oltre il centro città. E alle prove difficilmente eravamo tutti presenti, perchè la maggior parte siamo pensionati, ma qualcuno lavora, alcuni nella scuola e a quell'ora capitava che avessero riunioni...così se c'erano novità o variazioni le mail diventavano roventi...
Per noi quattro madri il non essere sempre tutte presenti creava ancora più difficoltà nel formare quel clima e quel ritmo che la nostra scena richiedeva, ci siamo arrivate solo alla prova generale di giovedì scorso, dove era rimasto ancora tanto da fare nella sala dello spettacolo, sistemare scenari, definire spostamenti e cambi di scena...e qualcosa alla fine era ancora rimasto in sospeso, ma per fortuna molti di noi ci conosciamo dal teatro in francese, ci basta un'occhiata o una mezza parola e abbiamo deciso lì per lì durante lo spettacolo. La regista è stata severissima, aveva le sue idee ben chiare in testa e ci faceva ripetere e riprovare...qualcuno sbuffava, allora ho detto che era nulla in confronto a ciò che avevo visto esigere da Gabriele Lavia quando avevo assistito alle prove del suo Malato Immaginario! Io dovevo correggere certi miei accenti troppo bolognesi e imparare certe frasi in spagnolo, ma la parte del giornalista la faceva un ragazzo messicano e ci ha aiutato lui nella pronuncia.
Un giorno, ad assistere ad una prova è venuto un signore argentino conoscente della regista: ha circa la mia età, ha vissuto laggiù gli anni della dittatura e ci dava suggerimenti affinchè il lavoro rispecchiasse davvero il clima di quel tempo. Io lo vedevo molto partecipe e quasi commosso mentre ci ascoltava...Alla fine, mi ha preso da una parte e mi ha detto che fra le quattro madri io ero la più credibile, ma che non lo dicessi alle altre, per non demoralizzarle...potete immaginare come ne sono stata orgogliosa...
Poi ci si è messo di mezzo anche il Comune, saputo l'argomento dello spettacolo lo ha ritenuto molto valido, c'è stato un articolo su un giornale locale, la presentazione dell'Assessore alla Pace...lo terranno presente, chissà che non ce lo richiedano per altre occasioni...
E finalmente ieri...il debutto! Stavolta un po' di ansia ce l'avevo, per l'importanza dell'argomento e per la consapevolezza che qualche prova in più sarebbe stata necessaria!
Il pubblico aveva riempito tutta la sala, siamo riusciti a trasmettere davvero quelle emozioni importanti, qualcuno si è commosso, l'Assessore era entusiasta, una mia amica ha detto che si dovrebbe portare ai ragazzi nelle scuole superiori...
Io oggi ci ripenso e ne sono soddisfatta: anche stavolta il teatro mi ha dato tanto, mi ha fatto riflettere, pensare, capire, mi ha permesso di passare messaggi significativi alle persone presenti in sala...



le quattro madri e il giornalista 

 

 

 

"I cento passi"

 
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LA MIA SCUOLA

Post n°806 pubblicato il 22 Febbraio 2012 da atapo
 

PASSATO  REMOTO

Questa mattina, girando in internet, mi è capitato davanti questo articolo di giornale. E' di qualche giorno fa e mi dispiace non averlo trovato prima, ma l'ho letto con un interesse che pian piano si è trasformato nell'emozione dei ricordi e nella nostalgia per qualcosa che anch'io ho vissuto, di cui purtroppo si disperdono le tracce.


"Sognavo una scuola libera, ma oggi quell'utopia non c'è più"

(Mario Lodi)

 

Il celebre insegnante, amico di Don Milani, compie 90 anni. E racconta le rivoluzioni di classe, da Tolstoj alla provincia italiana. "Venivo guardato con sospetto dalle istituzioni. Ora ha vinto il modello tradizionale"

16/02/2012, Piadena
Chissà se domani il maestro Lodi guarderà fuori della grande finestra che s´affaccia sul cielo di Piadena, borgo di pianura tra sapori lombardi ed emiliani. Tutto cominciò da lì, da una finestra spalancata sul mondo. «Sì, fu il mio primo giorno di scuola a San Giovanni in Croce, al principio degli anni Cinquanta. Mentre parlavo, uno dei bambini si alzò dal suo banco e andò a guardare cosa succedeva sui tetti di fronte. A poco a poco, anche gli altri fecero lo stesso. E allora mi domandai: lasciar fare o reprimere? Così mi alzai, e insieme a loro mi misi a guardare il mondo dalla finestra». Da insegnante tornava bambino, e gli scolari si facevano maestri. La nuova scuola era cominciata.
Il maestro compie novant´anni, ma nel giorno della festa chiede silenzio. «Silenzio e meditazione. Noi novantenni possiamo ricordare la nostra vita, le imprese se ci sono, e null´altro. Ci resta poco da vivere e dobbiamo prepararci a questo passo estremo che è la fine». E allora ricominciamo da capo, dal primo fotogramma di un lungo film, la scelta del mestiere. «Non avrei mai pensato di diventare maestro di scuola. Volevo fare il falegname, vivere in una segheria tra trance e pialle, sgorbie e lime. Il mio modello era Geppetto, l´artigiano di Collodi. Sì, volevo essere come Geppetto con Pinocchio». Sorride Mario Lodi, gli sembra di averla detta grossa. Ma come, il maestro per antonomasia, l´artefice della nuova scuola democratica, l´amico di don Milani, l´incarnazione di quella utopia progressista che attraversò i migliori anni del lungo dopoguerra, ora confessa che avrebbe voluto far altro? In realtà la metafora di Pinocchio rivela molte cose. In fondo anche il maestro Lodi ha trasformato generazioni di burattini in bambini veri. I più antichi tra i suoi scolari hanno oltre settant´anni, calzavano gli zoccoli e oggi sono piccoli imprenditori. Alcuni sono diventati chef illustri, altri hanno trovato la retta via dopo un´infanzia miserabile. Tutti ora continuano a scrivergli, con gratitudine. Ma al principio niente fu facile.
Nato nell´anno del fascismo, a Lodi toccò in sorte di ricevere il diploma magistrale proprio il giorno dell´entrata in guerra, il 10 giugno del 1940. «Mentre Mussolini sbraitava da Palazzo Venezia, io andai a Cremona a vedere gli esiti dell´esame. No, non ero tanto contento. In fondo avevo scelto le magistrali perché duravano meno. A me piaceva soprattutto dipingere, pasticciare con i colori sui tessuti e i foulard di seta. Me l´aveva insegnato mio padre, un operaio socialista con vocazione artistica». Il primo tirocinio scolastico, nella Bassa padana, fu tremendo. «Io avevo in mente l´esperimento inventato da Tolstoj a Jasnaia Poliana, la residenza di campagna dove faceva una scuola libera con figli dei contadini poveri. Incontrai anche io i bambini con gli zoccoli, scalpitanti come cavalli ma profondamente segnati da una scuola autoritaria. Così volevano da me la lezione tradizionale, gli esercizi scritti e i compiti, i timbri con i voti. Un disastro».
Per sognare un mondo diverso, bisogna aspettare la fine del fascismo e della guerra. E anche l´arrivo di una nuova stagione, la ricostruzione morale e materiale dell´Italia. «C´era ancora paura nei loro sguardi, anche molta fame. Ma i bambini cominciavano ad aprirsi, a rivelare il loro mondo interiore non solo attraverso la parola scritta, ma anche con il disegno e la musica, il gioco e il lavoro pratico». Bambini che scoprivano le mani. Bambini spesso "forestieri", abituati a parlare un dialetto diverso. «Nel giorno di San Martino, il padrone delle cascine spostava i suoi contadini di borgo in borgo. Così mi arrivavano questi scolaretti spaesati, che comunicavano in un modo differente. C´era un problema di lingua, lo stesso che oggi affligge i figli degli immigrati. E allora lavoravo su ciò che li univa. Siamo tutti eguali nei dolori, nelle emozioni, negli affetti. E solo con l´amore si riesce a scoprire la vita dei bambini».
Non era solo, il maestro Lodi. Cominciava allora quel Movimento di Cooperazione Educativa che, sulle tracce del pedagogista francese Freinet, portava aria fresca nelle aule scolastiche. A una scuola puramente trasmissiva, dispensatrice di saperi dall´alto, opponeva un insegnamento che contemplava la collaborazione al posto della competizione, il recupero invece della selezione, la ricezione critica piuttosto che l´ascolto passivo. «Volevamo rifondare la scuola democratica», dice oggi il maestro Lodi con la sua bella voce piana, resa fragile dall´età ma ancora nitida, come di chi è abituato per mestiere a catturare l´attenzione. «L´aula rappresentava la società e a scuola si sperimentava la base del vivere civile. Il maestro doveva formare il cittadino responsabile». Una rivoluzione silenziosa, che portava tra i banchi la Costituzione, nella speranza di cambiare il paese uscito da un ventennio di dittatura. E dopo oltre mezzo secolo, maestro Lodi, qual è il bilancio? Lo sguardo azzurro si fa distante, come a difendersi da una realtà che non gli piace. «L´Italia è un disegno incompiuto. Non è nato il popolo che volevamo rieducare, così come non è nata la nuova scuola che avevamo in mente. Se mi volto indietro, se penso al nostro lavoro di quei decenni, mi sembra tutto vanificato. Oggi è prevalsa la scuola tradizionale, un modello competitivo che somministra nozioni e dà la linea». Non vogliamo teste piene, le vogliamo ben fatte: era lo slogan degli insegnanti democratici. Un´altra favola bella che se n´è andata.
Tra gli anni Sessanta e Settanta, i suoi libri ebbero grande successo. Prima le storie collettive di Cipì, il "passero eroico" celebrato da Rodari. Poi C´è speranza se questo accade a Vho, diario didattico degli esordi, e Il paese sbagliato, bestseller einaudiano insignito del Viareggio. «Venne da me Giulio Einaudi con le bozze in mano», ricorda ora divertito. «"Troppo lungo", decretò. "Le lascio un paio d´ore per tagliarne duecento pagine"». Il maestro Lodi diventò una star della pedagogia innovativa, vincitore di premi internazionali, ma nelle scuole della Bassa padana la vita non era mai facile. «Quando andava bene, il direttore didattico mi lasciava fare. Così accadde a San Giovanni, dove insegnai tra il ´51 e il ´56. Ma più tardi a Vho le cose andarono molto peggio, tra le resistenze delle gerarchie scolastiche e l´ostilità degli altri maestri. La scuola tradizionale era più semplice: libro di testo e compiti in classe, non bisognava inventare niente». Il maestro Lodi veniva guardato con sospetto. La sua aula era tutt´un via vai di strana gente, lunarmente distante dall´istituzione scolastica. «Mi mettevano in classe molti ripetenti, ragazzi difficili che reagivano alle avversità con violenza e dissipazione. Così facevo venire il medico che illustrava gli effetti del fumo in polmoni giovani. E con il contadino uscivamo in campagna, e insieme al pescatore arrivavamo fino al fiume. E contemporaneamente spiegavo storia e geografia».
Non è un caso che don Milani adottò alcune delle sue tecniche didattiche, soprattutto quella della scrittura collettiva dei testi. Senza Mario Lodi, non ci sarebbe Lettera a una professoressa della scuola di Barbiana. «Conobbi don Lorenzo nel 1963, grazie al mio amico Giorgio Pecorini. Il suo esperimento viene oggi raccontato come una scuoletta di campagna, in realtà era una scuola di altissimo livello. Era un pezzo dell´Italia che viveva autonomamente la sua libertà. Don Milani fu il primo a lanciare l´idea di scuola universale – trasformare la scuola in uno strumento di democrazia – ma non tutti hanno capito la profondità del suo pensiero».
La sua casa di Drizzona, a pochi chilometri da Piadena – metà cascina, metà convento benedettino del Seicento –, è ancora tappezzata dei disegni dei bambini di sessant´anni fa. Con i soldi del premio Lego ha trasformato le stalle nella Casa delle Arti e del Gioco, che oggi ospita seminari e laboratori per gli educatori. Ritratti colorati e storti, facce viola e case trasparenti, perché «i disegni dei bambini non sono mai sbagliati ma sempre rivelatori di universi intimi». Ecco il profumo del fiore disegnato da Cosetta, la sua primogenita, e l´arcobaleno dipinto da Rossella, la seconda figlia che non lo lascia mai. Lui cammina incerto nelle gambe, sorretto dalla moglie Fiorella, che qualche volta gli presta le parole. E al maestro di oggi cosa suggerirebbe? «Possedere un cuore, che è un motore potente. E poi attaccarsi al bambino, seguirlo con dedizione, riuscire a scrutarne i talenti nascosti. Senza mai dimenticare che il compito della scuola è trasformare un gregge passivo in un popolo di cittadini pensanti». No, non si arrende Mario Lodi. Ma nel giorno della festa, per favore, fate silenzio. Guardate fuori dalla finestra, insieme al maestro, ma in silenzio.

(“La Repubblica.it”)

 

Ecco, quante esperienze qui raccontate mi ricordano molti dei miei anni di insegnante!
Mario Lodi, con altri, è stato uno dei miei "guru" come scherzosamente (e forse con un po' di gelosia) mio marito chiamava certe persone che mi sono stati guide importanti quando ero alle prime armi e che mi hanno dato solide radici per essere l'insegnante che ho sempre cercato di essere...Nell'articolo non è citato che per vari anni dal 1983 diresse un giornale, "AeB", poi diventato "Il giornale dei bambini": io con le mie classi collaborai inviando testi, poesie, progetti che vennero anche pubblicati e da lui commentati, qualche copia ce l'ho ancora per ricordo...
Quanto di bello e importante si costruiva nella scuola in quei tempi! Io avevo cominciato a raccontarlo anche qui, anni fa, perchè ci ho creduto molto e non volevo che tutto andasse perduto...ogni tanto mi dico che sarebbe un dovere morale riprendere quelle storie e non farle sparire. Anche se la mia sarebbe una voce piccolissima... Ho la consapevolezza che quegli anni sono stati vissuti, da me e dagli altri che ci hanno creduto, con grande impegno e grande sensibilità, convinti che eravamo responsabili di accompagnare i nostri ragazzi verso un futuro migliore...
Ma poi...dove abbiamo sbagliato...non siamo stati abbastanza...non abbiamo avuto abbastanza energia...il "meccanismo" burocratico-scolastico ha svuotato tutto, insieme alle vicende politiche...
Ho sentito il bisogno di parlarne, oggi, perchè troppo forti sono stati  i ricordi e le emozioni dopo questa lettura. E ho voluto mettere come titolo il tag che qui nel blog distingue i racconti dei miei primi lontanissimi anni di insegnamento.


Mario Lodi e i suoi scolari

 
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MARTEDI' GRASSO

Post n°805 pubblicato il 21 Febbraio 2012 da atapo
 

CARNEVALE

Visto che qualcuno me l'ha chiesta, ho copiato-incollato dal lontano febbraio 2008 la ricetta della

TORTA  DI  MARCO.

A guardare la foto che ho messo nel post precedente, mi viene in mente che può essere una torta adatta alle feste di Carnevale, con tutti i coriandoli colorati di zucchero sparsi sulla cioccolata...

In effetti le feste di compleanno di mio figlio, quando era piccolo, diventavano anche un po' feste di Carnevale, dato il periodo...


Comprare una base di pan di Spagna, quelle rotonde già divise in tre parti.

Sopra una parte (quella che sarà la più bassa) spruzzate un po' di alchermes.


Preparate una crema molto casalinga: due uova sbattute con due cucchiai di zucchero e due cucchiai di farina, versate questo in mezzo litro di latte caldo e fate addensare mescolando e cuocendo col fornello al minimo.


Versate la crema sulla parte bagnata di alchermes. Coprite con la seconda parte di pan di Spagna, su cui spruzzerete un po' di rhum.


Ora preparate una crema come la precedente, però sostituite un cucchiaio di farina con un cucchiaio abbondante di cacao non zuccherato, in modo da avere la crema al cioccolato.


Versatela sul secondo disco, che poi ricoprirete col terzo.


A questo punto bisogna rivestire il tutto, allora si prepara una glassa facendo sciogliere a bagnomaria, in una noce di burro, tanto cioccolato fondente, aiutandosi aggiungendo un po' di latte, non vi so dire le dosi, dipende quanto piace "robusta" la copertura, io vado un po' a occhio.


Quando pare tutto sciolto bene, rivesto il di sopra e i bordi della torta, subito dopo sui bordi metto le
codette al cioccolato e di sopra le codette multicolori. Sopra ci stanno bene anche un po' di decorazioni di zucchero (sempre comprate!), tipo fiorellini, pupazzetti ecc.

Infine qualche ora di frigorifero per indurire la copertura di cioccolato.

 

Il mio martedì grasso me lo sono festeggiato stamattina:

finalmente niente pioggia nè vento, pian piano è uscito un po' di sole,

ho passato la mattinata al mercato, lungo il fiume,



 

già con qualche idea di primavera...

 


 

E ho comprato...

 


 

un po' folle come acquisto, forse, però sono allegre, come mi sentivo io stamattina...

Tanto prima o poi mi serviranno in qualche teatro, o con i grandi o con i piccoli!

Buon martedì grasso a tutti!

 
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COMPLEANNO

Post n°804 pubblicato il 19 Febbraio 2012 da atapo
 

CHE  FESTA  RAGAZZI !

 

L'origine della tradizione si perde nella notte dei tempi...o quasi, risale a quando mio figlio compiva tre anni (o forse quattro?)...al quinto compleanno c'è la testimonianza inequivocabile di una foto scattata alla scuola materna: lui, attorniato dai piccoli compagni, tutti a soffiare (o piuttosto: sputacchiare) sulle candeline che adornano LA TORTA DI MARCO! La casalinga, l'originale, l'irripetibile, l'unica, la torta che mio figlio preferisce al suo compleanno, nata dalla fantasia (non ce ne vuole poi molta) e dalla sapienza culinaria della sua mamma, cioè IO ! Che la tradizione si perpetui lo dimostra il fatto che anche qui ne ho già parlato, nel lontano febbraio 2008, scrivendone pure la ricetta...

 

Avvicinandosi il 19 febbraio, nuovo compleanno, gli avevo chiesto: "Ma la vuoi ancora la tua torta?" Trattandosi di 36 anni, "nel mezzo del cammin di nostra vita" secondo Dante, forse la solita torta era un po' superata... "CERTO !" era stata la risposta, senza tentennamenti, "così è l'occasione per trovarci tutti insieme", cioè lui e famiglia sua, sorella e famiglia relativa, noi due genitori.
Tutti da noi, oggi a pranzo! O forse...La sorella aveva obiezioni: casa nostra non è a misura di bambino, anzi di bambini perchè ormai i nipotini sono tre e tutti in quella fase dove non bastano dieci occhi per evitare che si caccino nei guai. Per cui i fratelli si erano consultati e ogni giorno la destinazione cambiava: a casa di lui che in fondo è il festeggiato, ma è lontano, fino a Montelupo, poi non tornano gli orari dei pisolini dei bebè ecc..., allora a casa di lei, più vicina, ma lei è stravolta in questo periodo, una casa buttata all'aria da un "ricevimento", con la lavatrice rotta, forse non era il caso...

Io avevo detto: "Decidete come vi sembra meglio" e insieme a mio marito stavamo pensando ad un menù "trasportabile", in modo che in qualunque casa avessero deciso di festeggiare, noi potevamo cucinare e impacchettare il tutto. Non volevo che loro avessero da preparare, come successo in altre occasioni, stavolta volevo che per loro fosse un momento solo di relax e di festa.
Poi mia figlia qualche giorno fa mi comunicò: "La cosa migliore è venire a casa vostra, anche Marco lo preferisce perchè in fondo è la casa di famiglia, però...DOVETE ASSOLUTAMENTE RENDERE IL PIANTERRENO AGIBILE PER I TRE BIMBI, spostare, nascondere, sistemare..."
Ahi! La maggior parte di ciò che ingombra appartiene agli studi e agli hobby di mio marito, guai a metterci le mani...Padre e figlia si son parlati al telefono, lui è più malleabile se certe cose gliele chiede lei, anche se lei a volte lo tratta male e lui dopo si offende...e magari poi si sfoga...con me! Succede da quando lei era adolescente...Insomma, non ho voluto sapere cosa si siano detti, ma lui ha promesso...In ogni caso, il menù trasportabile non sarebbe cambiato.
E giovedì mattina io e lui siamo andati a fare la spesa per questo pranzo, volevo evitare la ressa del sabato. Ma lui al supermercato ha detto: "Certe cose è meglio comperarle all'ultimo, così sono più fresche, torneremo sabato."
"Scherzi? Sabato dovremo cominciare a preparare il pranzo, poi c'è da sistemare il pianterreno."
"Non ti preoccupare, farò un salto io da solo, così TU non mi farai perdere tempo fermandoti anche dove non è necessario."

Soprassediamo...Intanto non mi pareva di buon auspicio giovedì non aver trovato la base di pasta margherita per la torta, la marca che prendo di solito. Ora che è Carnevale il reparto torte e prodotti per dolci era molto sguarnito, infatti negli anni scorsi quella base la compro molto prima, in tempi non sospetti, ma quest'anno...era andata così.
"Te la compro sabato, quando ci torno."
"Speriamo che la trovi"
avevo pensato e per sicurezza avevo comperato una base di un'altra marca. Ieri mattina gli ho fatto la lista con quello che mancava ed è uscito, naturalmente abbastanza tardi in modo da trovarsi in piena bolgia dantesca delle compere ante-weekend, naturalmente non aveva ancora cominciato in casa a riordinare ciò che...doveva riordinare.
Mentre era fuori ed io stavo facendo un po' di pulizie importanti, almeno dove non c'erano cose sue,  ricevo una telefonata dal supermercato dove mi dicono che hanno trovato a terra vicino alle casse la carta di credito di mio marito. Lo chiamo subito al cellulare...e scopro che non ce l'ha con sè, perchè sta trillando appoggiato sul suo computer!!! Appena arriva (tardi) e scarica la spesa, lo rispedisco a prendersi la carta di credito...ma tanto sarebbe lo stesso uscito di nuovo, perchè la base per la torta non c'era e lui voleva fare un salto all' altro supermercato un po' più in là sperando che...

Quando torna per fortuna ha con sè sia la carta di credito che la base che cercavamo...nel frattempo mi sono accorta che dal primo supermercato mi ha portato a casa un'altra base identica a quella comprata giovedì. Perchè? Non si ricordava che l'avevamo già presa! Insomma, ora ho da preparare torte anche per il suo compleanno in marzo e per il mio in maggio...
Dopo pranzo spero che cominci i suoi riordini, inoltre è suo il compito di preparare la pasta al forno, quindi potrebbe avvantaggiarsi con la besciamella, invece...va in parrocchia! "C'è tempo!" Io gli dico che ho intenzione di fare la torta, poi di tagliare, preparare e impanare le cotolette...Le cotolette! Erano uno dei piatti che riuscivano meglio alla mia mamma e i miei figli le ricordano con nostalgia, io mi impegno, ma non sempre vengono come quelle... stavolta avrei proprio voglia che riuscissero bene, vorrei che fosse il suo modo silenzioso di essere ancora tra noi...
Quando lui torna io ho quasi finito, parlo al telefono con mio figlio che mi dice: "Per pranzare all'una diciamo che arriviamo lì verso le 12 e trenta, così c'è speranza che la pasta al forno per l'una sia pronta, visto che il papà è sempre in ritardo..."  Sarà il nostro piccolo segreto...

Stamattina c'è la messa, dopo non resta molto tempo, io devo friggere le cotolette e preparare l'insalata, lui deve finire i riordini e preparare DA  ZERO la pasta al forno! La nostra cucina è piccola, in due non si lavora bene, è meglio controllare i tempi d'azione...Quando finalmente "parte" con la pasta...mi chiede dov'è la ricetta! E' un piatto che ha sempre preparato lui, perchè gli piace e gli riesce bene...ma non si ricorda dove ha messo la ricetta...dobbiamo cercarne un'altra, una non basta, vuole confrontarne diverse...mentre "studia" , penso sia meglio che almeno gli prepari bene in vista tutti gli ingredienti...poi mi chiede di grattugiargli il formaggio altrimenti non ce la fa...
Insomma, quando arrivano i figli la pasta sta gratinando nel forno, ma i riordini...hanno ancora bisogno di qualche aiuto. E oltre a figli, consorti, nipotini, attrezzature tipo lettino da campeggio per Damiano, maxi tappeto arrotolabile di legno per farli giocare a terra, pannolini di ricambio, bavagli...ecco due enormi borse di biancheria sporca da casa di mia figlia, per le lavatrici ormai quotidiane che fa a casa mia! Ormai nel mio ingressino non ci si muove più!
Finalmente a tavola! Damiano ha la sua pappa su cui si butta voracissimo trascinandola verso di sè...insieme alla tovaglia, Riccardo vuole assaggiare tutto, ma proprio tutto, soprattutto quello che sta nel piatto dei genitori, Martino accanto a me annuncia che a lui non piace niente, ma poi si converte alla pasta al forno tagliata a pezzetti dalla nonna, eliminandone ogni briciola di prosciutto (si è autoproclamato vegetariano in questo periodo). Le cotolette sono riuscite molto buone, solo Martino le disdegna, il pensiero e il ricordo di tutti corre alla nonna Adelia...e ne sono contenta.
Infine la torta di Marco, un regalino, gli auguri...La torta piace a tutti, Martino compreso, anche troppo...
Poi i bimbi tutti sul tappeto tra i giocattoli "dei nonni", quelli che restano sempre a casa mia tranne qualche occasionale ed eccezionale "prestito", a cui si aggiungono i costumi per il carnevale, Damiano è ora che vada a fare il pisolino in camera mia, gli altri due un po' giocano, un po' si azzuffano, ogni tanto bisogna intervenire...e io mi diverto ad ascoltarli, a giocare con loro, a leggergli i libri, a suggerirgli nuove idee. Intanto i loro genitori davanti al computer guardano le foto di quando erano bambini, poi di tempi e persone ancora più lontani nel passato, ridono, commentano, chiedono...ultimamente va di moda nella nostra famiglia questo ritorno al passato e c'è un motivo, ne parlerò una volta.

i giochi dei "grandi"


Dada mezzo mascherato da gatto

L'idea era di andare tutti ad una delle feste mascherate che ci sono in zona, ma piove. Fa lo stesso, restiamo in casa ed è una bella occasione per stare finalmente insieme.  I primi ad andarsene sono mio figlio e famiglia, gli altri aspettano che si svegli Damiano. Ora Martino è solo e scatena la sua verve teatrale: ci inventa storie, fa spettacolo, mi chiede un pennarello non per scrivere, ma lo usa come microfono, ci canta le canzoni della scuola materna...Vuole coinvolgere il nonno che dopo un po' è distrutto.

il cantante Martino

Gli dò i pennarelli e un pacco di fogli, comincia a disegnare tutti i personaggi della giornata, i familiari, gatto compreso, scrive il nome accanto a ognuno e ce li regala. Dovrò tenere una cartellina per raccogliere questi documenti preziosi!
Ecco, tutti sono usciti, ogni famiglia porta a casa sua qualche cotoletta avanzata e un pezzo di torta...a noi restano la lavapiatti e la lavatrice da riempire.
Cosa avranno dimenticato stavolta?
Ce ne accorgiamo presto: ecco l'alzata per mettere a tavola Riccardo...e l'interfono per sentire quando Damiano si sveglia.
Un pezzo a famiglia, la festa è finita in parità!

sopra: la famiglia di Martino

sotto: il gatto Beto

(notare i nomi scritti accanto ai personaggi)

 
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MIAO !

Post n°803 pubblicato il 17 Febbraio 2012 da atapo
 
Tag: cronaca

Oggi è la giornata internazionale del gatto.

Avevo voglia di celebrarla parlandovi ancora una volta di Beto, è da tanto che non dò sue notizie!

Ma sono stata sempre di corsa, ci sono sempre degli...straordinari: ora si è rotta la lavatrice di mia figlia, finchè non arriverà quella nuova porta la biancheria a casa mia da lavare ed è un bel traffico, con il guardaroba dei due cuccioli...

Sono stata fortunata e per caso ho trovato questa poesia sul gatto, di un 'autore che mi piace molto, ve la passo e per quest'anno festeggerò così i più indipendenti amici degli uomini...o forse più delle donne!

 

 

Qualcuno, visto il mio amore per la Francia, forse si aspettava Baudelaire...sarà per la prossima volta!

 
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FINE...

Post n°802 pubblicato il 16 Febbraio 2012 da atapo
 

...DI  UNA  BELLA  ESPERIENZA

Quando era cominciata, ne avevo già parlato qui. Avrebbe dovuto finire prima di Natale, ma dopo la penultima lezione è successo di tutto: preparativi frenetici di attività natalizie, feste della scuola, malanni, vacanze, viaggi della maestra (io), cambi di turno del maestro, maltempo...insomma, non riuscivamo a trovare una data per l'incontro conclusivo. E ci dispiaceva molto, avevamo timore che i bambini si dimenticassero, che l'esperienza perdesse di sapore a continuare così lontana nel tempo...
In verità i bambini mi salutavano sempre con molto entusiasmo quando li incontravo il mercoledì pomeriggio alle 16,30: per loro l'uscita da scuola, per me l'inizio del corso di francese, e alle loro domande insistenti "Quando torni? Domani?" io e il maestro dovevamo dare ogni volta una spiegazione nuova.
Stamattina finalmente il percorso si è concluso. Ho voluto capire quanto si ricordavano di ciò che era stato fatto tra novembre e dicembre, prima di iniziare l'attività di oggi, quindi ho posto diverse domande, mi sono fatta raccontare...si ricordavano eccome!
Io e il maestro siamo stati sorpresi dall'impegno e dai risultati in ogni singolo incontro, qui vorrei accennare a ciò che è stato fatto, aggiungendo qualche foto a riprova di quanto sono stati bravi questi bambini di 7 anni.
Avevo già detto che la scoperta dei colori nelle varie lingue, in particolare in francese, era iniziata dalla lettura di un libro d'arte per bambini, questo:

 

e non finirò mai di lodare la bellezza di queste edizioni francesi, l'attenzione e l'interesse che c'è in Francia per l'educazione artistica dei più piccoli...
Nel secondo incontro ognuno si è "costruito" un proprio libro dei colori: ha formato le pagine piegando i fogli, ha scelto la sequenza dei colori preferiti, li ha scritti nelle lingue scoperte, ha disegnato o cercato immagini su riviste per fare collages ed illustrare i colori scelti. Infine ognuno ha inventato la sua copertina.
Ma noi adulti siamo rimasti a bocca aperte nel terzo incontro, quando hanno lavorato a coppie. Ogni coppia ha scelto la riproduzione di una pittura, fra le tante che avevamo messo a disposizione: dovevano esaminarla con attenzione soprattutto per scoprirne i colori, poi riprodurla insieme su un foglio (essendo in coppia si potevano aiutare nei passaggi più difficili). Non credevamo davvero che sarebbero stati così bravi, così attenti ai particolari...non dico altro, vi lascio a guardarne qualcuno...

La volta successiva siamo partiti alla scoperta delle sfumature, del colore più chiaro o più scuro, di come passare dall'uno all'altro...stavolta attraverso la pittura, la costruzione di un disegno guidato e la preparazione delle tinte necessarie per ottenere colori sfumati. Con risultati suggestivi e di grande soddisfazione per tutti i bambini, soprattutto quando si rendevano conto che nessuno alla fine aveva segni e colori uguali agli altri, ma che nessuno aveva sbagliato, anzi erano tutti belli!

E oggi, a conclusione di tutto, il gioco della tombola! Una tombola dei colori, da costruire ognuno la sua cartella, ma per poter scrivere i colori preferiti prima si doveva aiutare la maestra a scriverli tutti alla lavagna i colori scoperti, e per ognuno bisognava riflettere se si poteva fare "clair"(chiaro) e "foncé"(scuro). Le cartelle sono venute così bene che il maestro le terrà per giocarci ancora...
Alla fine il gioco della tombola è stato divertente, soprattutto perchè...hanno vinto tutti un segnalibro in premio, man mano che tutti i colori della loro cartella erano stati estratti.

la difficile scelta dei segnalibri-premio

Quante osservazioni abbiamo fatto noi maestri durante tutti questi lavori, abbastanza diversi dalla routine solita delle materie...Quanti timori avevano quei bambini di fronte alle richieste diverse dalle solite attività di tutti i giorni, ma anche quanta gioia in loro man mano che scoprivano di riuscire a fare, a portare a termine ciò di cui all'inizio non si credevano capaci...
E che bei tempi tranquilli e distesi in questo tipo di lavoro, in cui però non abbiamo sorpreso nessuno a perdere tempo! Anche un bambino con grossi problemi di comportamento non ha mai rifiutato le proposte, partiva magari solo dopo qualche rassicurazione, ma poi finiva tutto e volentieri...Proprio lui oggi al commiato mi ha detto: "E' stato un piacere conoscerti e lavorare con te!" e una frase così importante ha colpito anche i compagni, che poi facevano la fila per ripetermela anche loro...
Che dire?

Solo...GRAZIE,  ANCHE PER ME E' STATO UN PIACERE LAVORARE CON VOI !!!

Con rammarico scopro che dopo due ore di lezione così con una classe intera, mi ritrovo stanchissima...

dopo cinque anni da pensionata devo ammettere che non ho più il fisico...una volta le ore di lezione erano ogni giorno quattro oppure sei!

Però...continuano ad essere un vero piacere queste esperienze!

 
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LOVE

Post n°801 pubblicato il 13 Febbraio 2012 da atapo
 

UOMO  INNAMORATO


Doisneau R., Baiser à l'hotel de ville, 1950

 

Qualche tempo fa ero in autobus, la vettura era abbastanza affollata, ma io per fortuna avevo trovato posto a sedere. In piedi giusto accanto a me due giovani uomini, circa dell'età di mio figlio, amici tra loro, parlavano a voce abbastanza alta. Uno era sposato, aveva la fede al dito, l'altro no: quest'ultimo parlava di più, l'amico ascoltava, diceva la sua opinione, domandava ulteriori chiarimenti. Che volete, la vicinanza porta ad ascoltare e poi...l'argomento...mi faceva allungare le orecchie, mentre con la coda dell'occhio cercavo di osservarli meglio...non capivo bene tutto col rumore del bus, ma l'essenziale sì, per ricostruire la storia, magari con un po' di fantasia...

"Guarda, non l'avrei mai detto, una cosa così, chi se l'aspettava..."
"Ma dove l'hai conosciuta?"
"...mi ha detto: vieni, facciamo colazione al bar, ti faccio conoscere una donna, che era questa sua amica...abbiamo cominciato a parlare...e ho l' impressione di conoscerla da sempre..."
"Insomma, ti trovi bene con lei."
"Mamma mia! Non l'avrei mai immaginato! Io, lo sai come sono sempre stato incasinato...ecco, adesso invece da quando la conosco mi sento così diverso, tranquillo, felice...Parliamo tanto insieme...mi ha detto che sono bello, che ho dei begli occhi..."
"L'hai baciata?"
" Una sera, prima di salutarci, mi sono azzardato, ma piano...avevo una paura di prendermi un ceffone...invece...e un'altra volta... Ma vedi, stavolta non voglio aver fretta, è così bello questo rapporto che sta nascendo, voglio che lei sia sicura di me, non voglio essere precipitoso...
Anzi, sai una cosa, mi piacerebbe fartela conoscere. Che ne dici se usciamo insieme, io e lei, te e tua moglie? Stavolta vorrei fare davvero sul serio..."
"Senz'altro, parlo con mia moglie, poi fissiamo."
"Piuttosto...sai, mi chiedo...abbiamo questa differenza d'età...io ormai...ma ci si può amare davvero e avere una storia seria se c'è tanta differenza? A me non sembra un problema, sto così bene con lei..."
"...ma non credo sia questione d'età..."


Non li sentivo più, si erano avvicinati alla porta d'uscita, era la loro fermata, sono scesi. Sul marciapiede per un attimo ho visto ancora gli occhi dell'INNAMORATO che brillavano felici...
Ecco, mi è rimasta impressa la dolcezza, la gioia e la sorpresa di questo ragazzo per il suo nuovo amore e la spontaneità e l'entusiasmo con cui ne parlava all'amico, sul bus, in mezzo alla folla: un uomo così spudoratamente innamorato...

Con questa piccola storia auguro a tutti...
BUON  SAN  VALENTINO !

 
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FIGLIO

Post n°800 pubblicato il 11 Febbraio 2012 da atapo
 

MAMMA  PER  24  ORE


Renoir, Mère et enfant

Per una serie di circostanze, il maltempo, un meeting aziendale ecc...ieri pomeriggio dopo il lavoro mio figlio è venuto a casa mia. Mia nuora e Riccardo si erano trasferiti in provincia di Pistoia dai nonni materni e lui è rimasto da noi, dicendo che ne avrebbe approfittato per aiutare mio marito a portare oggi finalmente nella discarica comunale diversi oggetti e pezzi ingombranti e inutili ammonticchiati ormai da anni, dal tempo dell' ultima ristrutturazione, del mese in camper ecc.: autunno 2008! Lavori che appartengono alla categoria di quelli "sempre rimandati, fatti quasi soltanto con la SPINTA di mio figlio".
Sono tornata MAMMA per 24 ore, dal matrimonio non aveva più passato tante ore da noi, e da solo.
Mi sono sorpresa a chiedermi cosa gli poteva far piacere a cena, a pranzo, a colazione, lui ama il cioccolato come me e gli ho comprato la crostata al cioccolato.
Quando abitava con noi la sua camera era "quella più vicina al cielo": ha dormito di nuovo lì, in un altro letto perchè dal suo matrimonio sono successe molte cose ed ora in quella stanza ci sono nuovi mobili che in realtà sono vecchissimi, ma pieni di storia e di ricordi di famiglia...
E lui aveva voglia di ricordi: ha riguardato i suoi vecchi giocattoli e ne ha scelti alcuni che porterà a Riccardo, ma soprattutto ha cercato foto, quelle della sua infanzia, con sua sorella, i parenti, gli amici...e ne abbiamo parlato insieme, abbiamo ricordato tanti momenti e tante occasioni, ritrovato con nostalgia chi non c'è più, commentato con sorrisi e rimpianti chi c'è ancora e magari è molto cambiato perchè il tempo è spesso impietoso...
Poi gli ho raccontato io di tempi ancora più lontani, delle ricerche che sto facendo in questi giorni su quel paese scomparso dell'Appennino bolognese, allora si è incuriosito e abbiamo navigato su internet insieme, scoprendo ancora qualcosa di nuovo.
Ero così contenta di avere ancora un poco con me questo mio figlio che per me è sempre il bambino  sorridente e gentile col caschetto di capelli biondissimi, mentre invece è un uomo ormai, ma sempre così tranquillo, a volte un po' pigro, ironico e un po' intransigente come suo padre, ma tanto sensibile e di cuore buono e paziente...Il rapporto della madre col figlio maschio...forse è una specie di innamoramento, ora è la certezza che è l'altro uomo di casa in cui ho una fiducia assoluta...E se dico questo non significa che io sia gelosa di mia nuora, anzi, se sono felici insieme è tutto ciò che voglio e ne sono felice anch'io, so che potrò contare su di loro.
Il tempo è volato, nel pomeriggio sua moglie doveva passare a riprenderlo e ha telefonato: era già davanti alla porta di casa nostra, in auto, Riccardo dormiva e forse non era il caso di svegliarlo. Allora mio figlio è uscito, con il pacchetto della crostata rimasta, è salito in macchina. Dietro, sul suo seggiolino, dormiva beatamente Riccardo, il ritratto di suo padre a quell'età, soltanto i capelli biondi non sono a caschetto, ma tutti riccioli.
Questa lunga visita è stato un bel regalo, mi ha fatto sentire forte il senso della maternità, come non provavo da tempo...

  

i miei figli bambini, poi adolescenti...tanti anni fa

 

 
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NEVE

Post n°799 pubblicato il 09 Febbraio 2012 da atapo
 

LA  NEVE  DEL  '29

 

Oggi è stata quasi una bella giornata: un freddo normale, un po' di sole...Le previsioni dicono però che domani ricomincerà...
Qualche giorno fa, mentre ascoltavo alla radio le ricorrenti notizie sul maltempo, le interviste, le solite disquisizioni, distrattamente perchè ormai le parole spesso si ripetono, all'improvviso sono rimasta colpita da una frase: "...è come la nevicata del 1929..."
Ho sobbalzato perchè nella memoria e nel cuore mi è tornata la frase che tante volte avevo sentito dire dalla mia mamma, quando nevicava a Bologna e ci lamentavamo del freddo e dei disagi: "Cosa vuoi che sia! Non sarà mai come la nevicata del 1929!" e man mano, negli anni ed in seguito alle domande che io le facevo, o alla sua voglia di raccontare, venivano fuori particolari e fatti che ruotavano attorno a quella nevicata del '29, come tasselli di un mosaico ... forse troppo difficile da completare, fatto anche di pietre taglienti, di pietre scolorite o mancanti...che non si ritroveranno più. Perchè la storia non l'ha mai raccontata per intero, ogni tanto un pezzetto rispondendo alle mie domande, oppure, verso la fine della sua vita, in brevi racconti spontanei, come volesse liberarsi da ricordi troppo duri da sopportare...

 

Appennino bolognese

Sull' Appennino bolognese agli inizi del '900 c'era un piccolo paese abbarbicato su un cocuzzolo: le case, la chiesa, il cimitero, addirittura la scuola fino alla terza elementare. Una delle famiglie che vivevano lassù era composta da Augusto ed Amedea con i loro figli, lui era...non lo so esattamente, fattore credo, aiutava a gestire i campi e le stalle di qualcuno che attorno aveva possedimenti, qualcuno diceva che...fosse buono solo a fare figli, perchè la coppia ne aveva messi al mondo nove, più o meno uno all'anno, tranne nel periodo della grande guerra quando Augusto era partito per il fronte, riportandone, oltre all'incolumità, il suo pesante tabarro nero di soldato che era diventato la coperta per il letto in cui dormivano alcuni di quei figli. La mia mamma era la prima nata dopo il ritorno dalla guerra e le dicevano che era bella e sempre allegra perchè quando l'avevano fatta erano felici anche i suoi genitori...C'era una zia nubile che aiutava a tirar su tutta la brigata, le corse nei campi, i grandi letti in cui i bimbi si stringevano per farsi caldo d'inverno, le serate davanti al camino a raccontarsi fiabe e filastrocche in dialetto: "Din dan din don la campèna d'fra Simon, tot al dé la sonèva..., i viaggi in calesse col babbo a consegnare le merci, le rare visite in città a certi parenti ricchi e alla madrina del Battesimo, per far vedere come si cresceva e per riportare un bel regalo, una vita semplice e tranquilla, con le gioie e i dolori, come sempre: i bambini erano sempre all'aperto e un fratellino era morto annegato nello stagno...
Anche in quel paese sperduto arrivava la politica, l'inizio del fascismo, tutti dovevano prendere la tessera. Augusto si rifiutava, non perchè fosse un attivo antifascista, ma non accettava imposizioni e quelle nuove idee non lo convincevano...all'osteria le discussioni si facevano infuocate, forse correvano anche minacce. Nell'inverno del 1929 la neve continuava a cadere, faceva un freddo terribile, nel borgo ci si attrezzava per sopravvivere con la rassegnazione di chi è abituato ad ingegnarsi, Amedea aspettava il decimo figlio, ma era tranquilla, dopo averne fatti nove, in casa, senza problemi.
Una notte all'improvviso dalla strada qualcuno sparò contro la finestra della camera in cui la coppia dormiva insieme ai figli più piccoli, nessuno fu colpito, secondo la mia mamma era chiaro che si trattava di un'intimidazione per "convincere" Augusto ad iscriversi al partito. Grande spavento generale, nessun danno alle persone, pareva. Ma di lì a poco Amedea cominciò a star male, le morì il bambino che portava in grembo. Avrebbero voluto trasportarla con un carretto all'ospedale più vicino, nel paese più a valle, ma le strade erano impraticabili per la neve, lassù in quei giorni erano isolati. Quando finalmente riuscirono a partire, troppo tardi giunsero all'ospedale e la mia nonna morì così, lasciando in quel terribile inverno il marito solo con otto figlioli, la più grande aveva 18 anni, il più piccolo ne aveva 2.
Come se si fosse distrutto un nido felice, la primavera successiva tutti lasciarono il paese e scesero a Bologna, il babbo tenne con sè i figli più grandi, i più piccoli vennero affidati a vari parenti. Avrebbero potuto restare lassù? Non lo so. I rapporti, diciamo, economici mia mamma non me li ha mai spiegati chiaramente, forse non li aveva chiari nemmeno lei: quando partì di là aveva nove anni, lasciava definitivamente con grande dispiacere la scuola e nella città avrebbe presto cominciato a lavorare. La nonna Amedea restò sepolta nel paese lassù, forse la andavano a visitare ogni tanto, o forse no, perchè non c'erano auto, nè mezzi pubblici che ci arrivassero...
Venne di nuovo la guerra, il fronte passò per quelle terre d'Appennino e ne fece terra bruciata quando proprio lì si attestò la linea gotica: tra i parenti, chi visse per mesi nelle grotte, chi sparì nelle rappresaglie, chi fu ucciso mentre tentava di raggiungere la fontana...I cannonneggiamenti distrussero completamente quel paese sul cocuzzolo, nulla restò intatto, persino il cimitero fu buttato all'aria, tombe ed ossa disperse...Sulla quella cima negli anni crebbe un bosco che nascose tutto, la geografia, la storia, il passato, gli affetti...
La mia mamma soffriva quando mi raccontava questi ricordi, ogni tanto uno dei suoi fratelli più piccoli la veniva a prendere in auto ed insieme andavano su quel monte, passeggiavano in quel bosco, lei riportava a casa qualche fiore o un rametto verde...non voleva che la accompagnassimo...
Da ragazza cercai da sola sulle carte dove si trovava esattamente, perchè lo sentivo come appartenente alle mie radici e un giorno con il mio fidanzato ci andammo, senza dirglielo prima: fu per me un'emozione forte, quando ritornai a casa e glielo raccontai lei sembrò un po' fredda, come faceva spesso, perchè le emozioni si dovevano nascondere: "E allora? Non c'è niente da vedere..." Ma credo che ne fosse contenta.
Poi un suo fratello trovò, non so dove, una vecchissima foto di quel borgo, allora la mia mamma se la fece prestare e mi chiese se potevo copiarlo e farne un quadretto, visto che disegnavo bene. Lo tenne sempre appeso in camera, ora ce l'ho in camera mia...e forse, tra le foto che ho preso dalla sua casa svuotata, foto che ancora non ho sistemato, chissà che non ci sia anche l'originale...
Ma chi sale ora su quelle terre d'Appennino, chissà cosa troverà...chissà cosa sarà rimasto...se qualcosa è rimasto...  


disegno di un tempo felice

 
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PERFEZIONE

Post n°798 pubblicato il 06 Febbraio 2012 da atapo
 

LA  CENA  PERFETTA

Degas, la famiglia Bellelli


Io e mio marito abbiamo tra i nostri conoscenti la famiglia perfetta, quasi da Mulino Bianco:
marito e moglie hanno qualche anno meno di noi, due figli, maschio e femmina, anche loro in proporzione di qualche anno minori dei nostri.
Lui ha fatto carriera ed è diventato dirigente, non sto a dire dove tanto non è importante per la storia, posto di alta responsabilità e ben remunerato. Lei sempre impeccabile nel vestire, mai un capello fuori posto, da giovane fu impiegata, ma è casalinga da quando nacquero i figli perchè dice che "l'orario del lavoro non si conciliava con l'allevare i bambini".
Abitano poco lontano da noi, in una graziosa villetta con giardino: tutto ordinatissimo, non cade una fogliolina di troppo dalle piante, in casa non c'è nulla fuori posto e tutto è tirato a lucido. Mi sono fatta l'idea che la polvere lì da loro non entri nemmeno, tanto sa che avrebbe vita breve, che invece preferisca rifugiarsi in casa mia, dove sa che può soffermarsi tranquillamente prima di essere "snidata"...
I figli belli, bravi, anche nell'adolescenza si sono "contenuti" a contestazioni assolutamente tranquille.
Una famiglia religiosissima, lui ricopre incarichi prestigiosi in una associazione di laici cattolici ed è molto impegnato in riunioni, ritiri, organizzazioni varie in parrocchia,  lei lo segue e lo affianca, altrettanto impegnata. Il figlio segue la loro strada, dopo un percorso di formazione molto impegnativo ora è insegnante di religione, la figlia invece...si defila un poco, ma è ugualmente una brava ragazza. La loro conoscenza è dovuta alle assidue frequentazioni della parrocchia e delle sue iniziative da parte di mio marito. Loro hanno tentato negli anni di coinvolgerci ancora di più nell'associazionismo di cui fanno parte e nelle sue iniziative...di cui naturalmente mio marito era entusiasta. Io lo ero molto meno, non mi ci ritrovo in quelle scelte esclusive, soprattutto quando lavoravo e avevo figli e casa da gestire nei fine settimana, non era il massimo delle mie aspirazioni passare domeniche nei ritiri o serate in discussioni teologiche e morali...mentre crollavo dal sonno o si ammucchiava la biancheria da lavare e stirare e i compiti da correggere... Motivi di contrasto in famiglia...su cui lentamente si è  più o meno trovato alla fine un punto d'incontro o di sopportazione...Comunque loro non hanno abbandonato verso di noi questo fervore missionario e ogni tanto ci propongono nuove iniziative ed impegni parrocchiali o di associazionismo religioso, mio marito si convince facilmente, ma non si arrendono nemmeno con me, che invece cerco di restarmene al di fuori perchè ci mancherebbero anche quelli agli impegni che mi ritrovo ad avere già...
Al di là di tutto questo, i nostri rapporti con loro sono piacevoli, i loro figli ci chiamano zii e ciò mi fa contenta, non lo nego.
Ogni tanto ci hanno invitato a cena: naturalmente anche le loro cene sono perfette, lui si dedica al barbecue (l'unica cosa che sa fare in cucina, perchè cucina sempre la moglie) lei a tutto il resto e prepara sempre di tutto e di più, portate sfiziose su cui lavora per ore e ore. Un'altra passione comune a lui e a mio marito sono i vini e queste cene sono l'occasione per scambiarsi gli assaggi delle ultime super-bottiglie trovate spesso durante i viaggi (naturalmente loro due ogni tanto partono per una piccola vacanza qua o là per il mondo..).
Mesi fa mio marito disse: "Una di queste sere li invitiamo da noi perchè dobbiamo assaggiare..."
Minaccia minacciosa! La loro perfezione, che a volte mi fa sentire inadeguata, mi metteva assolutamente in crisi...Qualche anno fa erano già venuti a cena da noi, ma...mi sentivo in ansia lo stesso! Poi rimanda, rimanda...le feste, i loro impegni, i miei impegni, i viaggi...questa cena vagava come una minaccia sull'organizzazione delle mie settimane...
Finchè si è deciso: sabato 4 febbraio! Che preparare per essere all'altezza? Chiedevo a mio marito e lui prima diceva "C'è tempo!", poi finalmente "Facciamo tutto pesce!" gettandomi nello sconforto perchè la faccenda mi pareva diventasse più impegnativa...
"Pesce e primo all'acqua pazza!" l'ultima sua pensata.
Ancora peggio...o forse meglio..."La prepari tu allora, io non la so fare..."
"Certo" ha detto lui, buttandosi su internet a cercare la ricetta perfetta dell'acqua pazza, che ogni tanto si diverte a preparare così alla buona, per noi due... Intanto scoprivamo che non sarebbe venuta solo la coppia dei genitori, ma anche i figli, con i rispettivi fidanzati, uno dei quali è stato un mio scolaro, molti anni fa...saremmo stati in otto! (e non voglio ironie su Lancillotto!)
Qui sorgeva un nuovo problema: quando i nostri figli uscirono di casa mio marito cominciò a dire: "Cosa ce ne facciamo di tutte queste stoviglie ora che siamo solo in due" e non voleva più sostituire i tegami grandi di vetro o terracotta o i piatti o i bicchieri che si rompevano, così oggi non abbiamo più nulla che serva ad un pranzo superiore alle sei persone...tranne un servizio col bordo d'oro che però in lavapiatti non va messo...e non mi sembrava proprio il caso di tirarlo fuori!

Avremmo avuto una tavola molto ...variegata e fantasiosa...bastava alternare armoniosamente i pezzi diversi...E nemmeno tutte le sedie erano uguali, per lo stesso motivo.
A fare la spesa per tutto ciò che serviva naturalmente ci siamo ridotti ad andare sabato mattina all'ora di punta: alle 11,30, in una bolgia infernale al supermercato, dove c'era caos perfino al reparto bricolage! E tutto sabato pomeriggio passato a cucinare, alternandoci e scontrandoci nella nostra stretta cucina...
Alle 20, quando hanno suonato il campanello, era tutto pronto, incrociando le dita...! La serata è trascorsa piacevolmente, tranne due piccoli inconvenienti: mio marito ha "sbagliato" un vino, credeva di averne messo uno bianco-super in frigo invece dalla cantinetta ne aveva preso un altro meno eccellente...quindi il super sarà per un'altra cena. E ad un tratto la sedia (di risulta) su cui ero seduta io...ha ceduto, per fortuna abbastanza lentamente per cui, sentendomi afflosciare, sono riusita ad aggrapparmi al tavolo appena in tempo...e senza trascinarmi addosso la tovaglia! Per recuperare un'altra sedia son dovuta salire in mansarda.
I piatti sono stati molto apprezzati, tanto che ci hanno chiesto anche le ricette, sia dell'acqua pazza, sia di ciò che avevo aggiunto io: crostoni con trito di calamari al pomodoro e peperoncino come antipasto, zuppa di arance al rhum come dessert.
E mi sembra che abbiamo preparato anche noi una quasi ...cena perfetta! Fino alla prossima volta...

zuppa d'arance al rhum

 
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MALANNI DI STAGIONE

Post n°797 pubblicato il 03 Febbraio 2012 da atapo
 

STANNO TUTTI  BENE ?!

E' finita la settimana, la settimana lavorativa intendo...
...e sono ormai quattro giorni che a casa di mia figlia stanno TUTTI bene!
Perchè dal 9 gennaio (io ero ancora a Tenerife e mi arrivavano sms), a turno o insieme, sono stati male tutti, grandi e piccoli: influenze, sinusiti, gastroenteriti, fino alla bronchite di Damiano.
E la nonna ha fatto un po' di straordinari, di quelli richiesti all'improvviso, da riorganizzare con gli altri impegni già presi, con impegni non indispensabili da annullare...e sperando di non venire contagiata a sua volta, proprio ora che si avvicina un nuovo spettacolo ...
I mestieri di nonna e di attrice non sono facilmente compatibili!
Mia figlia era molto avvilita, era rientrata al lavoro solo da pochi giorni...Io le raccontavo che quando lei e il fratello erano piccoli ho passato anch'io anni in cui facevo i salti mortali fra le loro malattie e quante volte a scuola iniziavo attività o progetti che poi dovevo lasciare a mezzo o affidare a supplenti non sempre adeguati, perchè dovevo prendere congedo per le malattie dei miei figli! Nel lavoro di insegnante, se fatto con passione, è un po' frustrante questo esserci-non esserci, tornare e dover riprendere spesso anche i comportamenti degli alunni che, si sa, con i supplenti...Forse non sarebbe male se gli insegnanti fossero senza figli...
Quando martedì scorso il pediatra ha visitato per l'ennesima volta Damiano e finalmente ha dato l'OK per il suo rientro all'asilo...confesso che ho tirato un sospiro di sollievo! Ora speriamo che duri per un po', ho fatto mille raccomandazioni a mia figlia, visto il freddo di questi giorni: "Copritevi bene sempre, TUTTI!"
A proposito di Damiano, che è diventato Dada per gli amici, perchè è la prima "parola" che ha detto, ora merita lui una foto in evidenza, è da un bel pezzo che non si fa vedere...eccolo che vi manda i suoi saluti...


 
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NEVE

Post n°796 pubblicato il 02 Febbraio 2012 da atapo
 

FRESCHI  PENSIERI


Utrillo M., Neve a Montmartre


Da più di due giorni volteggiano quasi di continuo nell'aria piccoli fiocchi bianchi che qui in città si sono attaccati poco e sono stati prontamente ripuliti, nelle strade, dai mezzi del Comune impegnatosi a non fare la figuraccia del 2010. Ma siamo circondati dai monti imbiancati e appena fuori dal confine comunale la situazione è molto peggio. Il vento gelido però soffia forte e continuo dentro e fuori città, la temperatura scende sempre più...
Sono giorni di vita da riorganizzare: è saltata la prova del teatro, non mi fidavo a ritornare a casa verso le 21 con le strade ghiacciate; è saltato il corso di francese ai bambini: la bidella non si era presentata a scuola causa neve ed il riscaldamento era a rischio. Non è il caso che esca per le mie solite passeggiate a piedi al supermercato, tanto abbiamo provviste per diversi giorni...
In casa ho tutto il tempo per meditare e decidere quali dei lavori casalinghi da tempo rinviati finalmente potrò fare con calma in questi giorni quasi...di sosta. Accorciarmi un paio di pantaloni, riordinare uno scaffale e gettare qualcosa diventato inutile (quale gioia per mio marito!), stirare prima di tutto, per abbassare quell'alto monte di biancheria che mi aspetta nella stanza in cima alle scale così...lontano dagli occhi lontano dal cuore!
Ma ieri a mio marito è venuta una brillante idea: "Andiamo al cinema!" Voleva vedere l'ultimo film di Tom Cruise, Mission impossible 4, diceva che aveva letto buone critiche...A me non interessava proprio, nemmeno l'attore è fra i miei preferiti, nè come recitazione nè come aspetto fisico, anche se devo convenire che, invecchiando, un po' migliora...

Avevo però la sensazione che fosse soprattutto un invito e un desiderio di fare qualcosa insieme e considerando quanto di rado ciò accada ho lasciato da parte i buoni propositi casalinghi e siamo usciti, coperti come Esquimesi.
Come dicevo prima, a Firenze le strade erano pulite, ma il cinema che aveva scelto NON era a Firenze, troppo facile, bensì in un paese limitrofo, in cui ci siamo trovati fra cumuli di neve e lastre di ghiaccio sulla strada una volta scesi dall'auto. Così la nostra mission impossible è stata quella di entrare nella sala senza romperci prima una gamba, poi alla fine del film tornare a Firenze indenni...e il film non era nemmeno un capolavoro! Ma cosa si fa per amore...
Il pericolo superato ci aveva fatto venire voglia di pizza, e che fosse napoletana, quindi a Firenze abbiamo concluso la serata in una pizzeria capace di accontentarci...
Rientrati a casa, abbiamo trovato messaggi e chiamate da parte dei nostri amici bolognesi (quelli di Tenerife): "Richiamateci subito" dicevano. Nonostante l'ora, gli abbiamo telefonato: loro, semisommersi dalla neve caduta a Bologna, volevano semplicemente sapere come era la situazione da noi, ma non avendo risposta per tutto il pomeriggio e la serata cominciavano a preoccuparsi...
Certo che se la neve e il freddo polare a qualcuno fanno venire questa voglia di cinema, pizza, ristorante, ecc...quasi quasi li accetto volentieri...

 
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