Creato da atapo il 15/09/2007
Once I was a teacher

GIUGNO


Primo giorno d'estate

Il camioncino dei gelati
(la campanella allegra)
passa tra gli alberati
viali residenziali.
I bambini,
che .giocano nel prato a perdifiato,
smettono e gli vanno incontro:
i nichelini in mano.
...

Una cicala urla
nell'ora meridiana:
è la prima di un'estate
di tenere piogge,
che pareva una burla.
E' scoppiata e si sente
l'avvenuto momento
da come il cielo vibra
sull'erba radente.
Ogni cosa, nella luce,
ha la trasparenza dell'aria.

(A. Barolini)

 
 

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Messaggi di Novembre 2013

BLOGAVVENTO

Post n°1039 pubblicato il 29 Novembre 2013 da atapo
 
Tag: cronaca

PROVERO'...



 

Ecco un calendario dell'avvento un po' speciale...

un BLOGAVVENTO,

mi è venuto in mente questo nome, ma l'idea è venuta a Ody,qui,

che ci invita a scrivere qualcosa ogni giorno fino a Natale,

come un regalino a sorpresa

sui doni... fatti, da farsi, pensati, sognati, offerti, ricevuti e via così...

un bell'impegno... tanti amici hanno già aderito,

io... speriamo che me la cavo!

 
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IMPEGNI

Post n°1038 pubblicato il 29 Novembre 2013 da atapo
 
Tag: cronaca

 

COSA FACCIO ?


"la casa di Bernalda Alba"

 

Siamo già alla fine di novembre e da poco si sono definiti i miei impegni per i prossimi mesi, fino a primavera inoltrata. Ci sono stati rinvii, indecisioni, “forse, vedremo..." che hanno fatto slittare gli inizi e anch'io dovevo meditarci sopra, avevo delle perplessità. Perchè vorrei fare tante cose, mi entusiasmo subito, ma devo fare i conti con la realtà, del tempo, delle mie forze e di certe priorità.

Innanzitutto la ginnastica in piscina: quella guai ad abbandonarla! Quando non riesco ad andarci perché fa troppo brutto tempo o perché sto male, ecco che il mal di schiena è subito in agguato. Così il martedì e giovedì mattina sono consacrati alla piscina e il tempo buono che c'è stato finora mi ha permesso una certa continuità.

Gli anni scorsi dedicavo il giovedì pomeriggio a Martino e Damiano, poiché la loro mamma aveva le riunioni al lavoro: ora che mia figlia è in astensione per maternità questo impegno fisso non c'è, però quando ci sono suoi impegni improvvisi, tipo visite mediche o incontri alle scuole dei bimbi... ecco la telefonata : “Potresti...?” che può capitare in ogni giorno, a cui si cerca di essere di essere disponibili, facendo magari qualche salto mortale organizzativo...

Ora l'impegno fisso ce l'ha il nonno, che al venerdì deve andare a prendere in auto Martino all'uscita di scuola per portarlo a ginnastica, sollevando così mia figlia da questo trasbordo. A me rimane il compito di RICORDARE l'impegno e l'orario a mio marito, e di questo mia figlia si raccomanda vivamente, conoscendo la distrazione del nonno...

E' ripartito da pochissimo il mio corso di teatro in francese con i bambini, ma che fatica! Mi ero demoralizzata, anzi, quasi scocciata: quest'anno l'organizzazione e la diffusione delle proposte di questi corsi è stata fatta dalle insegnanti responsabili in modo pessimo, peggio del solito: come mai in segreteria non ricevevano le iscrizioni mentre io incontravo certi genitori per strada e mi chiedevano: “Quando inizia il corso?” Insomma, ho fatto quasi un porta a porta tra i bambini e le famiglie... finché 5 iscrizioni sono arrivate. Poche...ma ho voluto essere ottimista ed ho acconsentito a cominciare... ora sono in 10, sono contenta... Ma ne parlerò di più un'altra volta, dedicherò un post tutto a questi Piccoli Principi.

E i miei teatri, quelli “da grandi”?

La mia amica regista sta impostando un nuovo spettacolo e mi ha scritturato: stavolta ho una parte importante, il che vuol dire tanto da studiare, il personaggio mi piace, ne riparleremo... tanto c'è tempo, lo spettacolo sarà in aprile.

Ero dubbiosa se continuare il secondo anno del corso “serio”, quello nel teatro cittadino: le lezioni di sera per me sono faticose soprattutto in inverno. Mi chiedevo se ne valeva la pena, in fondo mica ho una carriera di attrice davanti o devo cercarmi un lavoro in teatro, tante cose le ho già imparate, forse potrei accontentarmi... Ho chiesto all'insegnante cosa avrebbe svolto quest'anno, le tematiche, il metodo... Mi ha detto che sarebbe stato un lavoro soprattutto sui testi, per capire e costruire i personaggi, ho intuito che è proprio ciò che mi manca: la conoscenza e la cultura dei testi teatrali e degli autori. Così ho ripreso la frequenza e, finora, non me ne sono pentita, anche se è veramente difficile è però molto interessante. Sono già entrata nella “casa di Bernalda Alba” con Garcia Lorca, nella “Tragedia di un personaggio” con Pirandello, sono diventata un'impiegata con Jacques Tardieu e la vedova di un generale con Stefano Benni. Prossimamente mi aspettano “le Cognate” di Michel Tremblay. Solo alcuni brani, naturalmente, che stimolano attività e rapide messe in scena durante le lezioni: mi piace proprio, anche se l'insegnante è, come sempre, incontentabile. Questo però significa che a casa dovrei leggere molto, per completare gli assaggi delle lezioni...

Resta un punto interrogativo: il teatro in francese. Finora non è ripreso, pare fossimo in pochi quindi il costo sarebbe aumentato troppo: oggi pomeriggio abbiamo una riunione all'Istituto, spero che ci siano buone notizie. Indubbiamente, sarebbe un peccato perderlo, è l'unico modo per mantenere a buon livello, e in modo piacevole, la conoscenza di questa lingua che amo tanto.

Insomma, sono quasi a regime. Però mi accorgo che ogni anno è sempre più faticoso... una fatica fisica, è l'età che avanza, anche se la testa e il cuore... oh, quelli volerebbero alti!

 
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IERI

Post n°1037 pubblicato il 26 Novembre 2013 da atapo
 

 

CELEBRAZIONE

Ieri mi è capitato di sentirmi inquieta, tutto il giorno.

Si celebrava la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, nei giorni scorsi avevo saputo che lo spettacolo di Serena Dandini tratto dal suo libro “Ferite a morte” ieri sarebbe stato rappresentato all'ONU e questo fatto l'ho ritenuto un onore... per l'autrice, per l'Italia... mi riprometto di leggerlo, quel libro e di vedere lo spettacolo se passerà da Firenze.

Poi, da ieri mattina, cominciare a sentire in radio e TV i discorsi, vedere su facebook le frasi e le immagini postate da amici vari... alcune anche significative, per la verità, ma nessuna che mi sembrasse abbastanza... ecco, tutto questo mi ha fatto crescere l'angoscia e una strana inquietudine, forse il sospetto terribile che anche questa celebrazione finisca come tante altre, una retorica di parole e immagini, un autunnale 8 marzo tinto di rosso sangue. ( A sera ho letto su un articolo di giornale questo stesso timore)

E mi è tornato in mente il terribile periodo di qualche anno fa in cui questo problema ha sconvolto la vita mia e della mia famiglia, come ci ha cambiati tutti, come ha fatto emergere ricordi e pensieri: che non ci si può mai sentire completamente al sicuro, che non si deve abbassare la guardia. A volte ci sono atteggiamenti, giudizi, frasi che feriscono più di uno schiaffo, anche se non lasciano segni all'esterno subdolamente logorano il cuore. Perchè si formano atmosfere negative così impalpabili che si rischia di scambiarle per una delle tante normalità, illudendosi che si sistemeranno da sole pian piano.

Sentire un uomo che dice: “E quando finalmente si comincerà a mettere in evidenza allo stesso modo tutti quegli uomini che sono maltrattati dalle loro mogli?!” ecco, questo non è un buon segnale, a parer mio, mi pare che siano due livelli di gravità diversi.

Ieri, poiché scrivere può servire a capire meglio noi stessi, ho scritto su questo argomento il raccontino settimanale per il gruppo di scrittura ed ora cerco di chiarirmi qui le idee, ma mi è molto difficile.

Questa è l'immagine che ho preferito, fra tutte quelle che ho visto ieri.



 
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23 novembre 1980

Post n°1036 pubblicato il 24 Novembre 2013 da atapo
 

 

"UN MOSTRO CHIAMATO TERREMOTO”

Purtroppo ultimamente le catastrofi che hanno coinvolto migliaia di persone con un numero esagerato di vittime si sono susseguiti: nelle Filippine, negli Stati Uniti, in Sardegna... Il pensiero dell'oggi, l' angoscia, la preoccupazione del domani, le ipotesi e le accuse, la compassione e la solidarietà riempiono i giornali e i media. In questi giorni anche grande spazio è stato dato alla commemorazione dell'assassinio di J.Kennedy. Invece nulla ho trovato, tranne un piccolo post su facebook da parte di un'amica, che ricordasse la tragedia avvenuta in Italia nel 1980, il 23 novembre. Forse, mi chiedo con amarezza, non è un anniversario IMPORTANTE, forse è meglio tenerlo in ombra nascosto sotto alle sue macerie, forse è finito sommerso da tante altre tragedie?

 


 

In quel giorno ci fu uno spaventoso terremoto in Irpinia: rase al suolo paesi tra la Campania e la Basilicata, fece migliaia di vittime. Questo ricordo, a cui ho ripensato anche quando visitai la Basilicata nel 2011, per me è legato anche ad una esperienza nel mio lavoro di insegnante a cui ritorno sempre con tenerezza ed orgoglio.

Abitavo ancora a Bologna ed avevo una classe quinta in quell'anno. Era il primo gruppo di alunni con cui avevo percorso l'intero quinquennio della scuola elementare, impostando il lavoro secondo i principi della scuola attiva in cui credevo ed ora, dopo cinque anni, con mia grande soddisfazione, erano diventati ragazzini intellettualmente vivaci e creativi, interessati alle problematiche della vita reale che entravano nelle attività scolastiche. Quella tragedia in Irpinia si inserì nel nostro lavoro, in particolare sfogliavamo i giornali, leggevamo gli articoli più semplici, guardavamo le terribili immagini... Scattò in noi tutti il desiderio di fare qualcosa, si stavano raccogliendo aiuti in molti modi... e pian piano prese corpo un'idea, non so più se lanciata da me o nata pian piano, più probabilmente, durante una delle nostre conversazioni.

Allora usavamo molto una “macchina tecnologica” chiamata episcopio, con cui si potevano proiettare su schermo o parete le immagini, come se fossero diapositive, ma direttamente dai fogli senza bisogno di fotografarle o altro. L'avevamo già usata nei laboratori artistici, dove alcune fiabe venivano riprodotte con una sequenza di disegni della misura adatta a questo proiettore, poi incollati su una lunga striscia di carta che chiamavamo LA PELLICOLONA; facendo scorrere questa striscia nell'episcopio si proiettavano le immagini narrando la storia, contemporaneamente il “sonoro” proveniva da una registrazione su cassetta della sceneggiatura della storia, in cui i bambini interpretavano i personaggi. Una tecnologia semplice, ma efficace, che coinvolgeva molto tutti nelle fasi del lavoro e il risultato finale era sempre di grande effetto.

Ecco, in quella situazione venne l'idea di fare uno dei nostri film per l'episcopio. Non si trattava di una fiaba stavolta, ma sarebbe stata una documentazione sulla tragedia. Era un'esperienza nuova e ci buttammo con entusiasmo.

Gli alunni si suddivisero in gruppi e ognuno affrontò un argomento, per esempio: “notizie scientifiche”, “le distruzioni”, “i soccorsi”, “i bambini”, “interviste alla gente” ecc. Attraverso cinque o sei fogli ogni gruppo doveva far passare il suo messaggio in modo incisivo, usando disegni, frasi, ma soprattutto immagini e titoli ritagliati dai giornali. Fu un bel lavoro di sintesi e di tecniche di comunicazione... Non ci sarebbe stato commento parlato, ma soltanto sonoro con alcune musiche appropriate.

Dopo aver completato la nostra “pellicolona” ed aver parlato col direttore didattico, la proiettammo alle altre classi della scuola, una o due per volta: ad ogni proiezione uno dei miei alunni, sempre diverso, aveva il compito di spiegare il significato del nostro lavoro chiedendo un contributo in denaro che avremmo mandato alla scuola di uno dei paesi terremotati con cui Bologna si era gemellata. Raccogliemmo una buona somma, il “film” era veramente espressivo e toccante.

I miei alunni, col consenso dei genitori, accompagnarono il denaro con un'altra proposta: erano disponibili, se necessario, ad una adozione a distanza di una classe di quei paesi, alla quale ci impegnavamo a fornire il materiale indispensabile per tutto il resto dell'anno scolastico. L'adozione poi non si concretizzò, ma ci arrivò una commovente lettera del direttore didattico che metteva in risalto, oltre all'impegno, il livello di consapevolezza, di solidarietà e cittadinanza raggiunto dai miei alunni.

Anch'io, come loro insegnante, ne rimasi colpita, era per me una grande gioia questo risultato raggiunto dopo cinque anni di lavoro insieme.

Sapete, quei “films”, con le loro cassette, li conservo ancora da qualche parte in casa... quando mi capitano sottomano mi emozionano sempre... soprattutto questo che intitolammo “Un mostro chiamato terremoto”.

 
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DI NOVEMBRE

Post n°1035 pubblicato il 22 Novembre 2013 da atapo
 

ROSE


A volte capitano periodi in cui, per varie ragioni, si fa più caso a certe cose, si notano particolari su cui, prima, non ci si era mai soffermati a lungo.

In questo mese di novembre mi colpiscono le rose. Conoscevo da anni questa poesia di Attilio Bertolucci:

Coglierò per te
l'ultima rosa del giardino,
la rosa bianca che fiorisce
nelle prime nebbie.
Le avide api l'hanno visitata
sino a ieri,
ma è ancora così dolce
che fa tremare.
E' un ritratto di te a trent'anni,
un pò smemorata, come tu sarai allora

ma quest'anno, non so perché, mi torna in mente spesso in questi giorni, direi ogni volta che, in un giardino, vedo ancora qualche rosa fiorita. Non sono solo bianche, le rose di novembre, ce ne sono di tutti i colori e spesso formano una macchia vivace in cima ai rami che sono già abbastanza spogliati dalle foglie, o restano solo poche foglie raggrinzite, le spine sono più in evidenza sui rami così denudati, ci sono su piccoli steli gli ingrossamenti dei fiori caduti da un pezzo e allora le rose che fioriscono in questi giorni così isolate spiccano di più in tutta la loro bellezza.

E' una bellezza delicata e grandemente a rischio: la stagione non più favorevole porta all'improvviso vento e temporali, le rose non sono fatte per sopportarli, così esposte poi, da un momento all'altro si piegano, si scompongono nei petali che perdono facilmente, è inevitabile: ma restano belle uguale, a volte un po' deformate e gocciolanti d'acqua. E resistono, resistono... e questa resistenza mi affascina, restano gli unici fiori a ricordarmi la primavera e l'estate.

Al poeta quella rosa faceva pensare al futuro, ad un decadere col passare degli anni: come sembravano già tanti, a quel tempo, i trenta anni!

Io guardo queste rose di novembre e ugualmente penso al tempo che è passato, ma a tanto tempo, ad anni ben più di trenta... alla nostra umana resistenza (c'è chi la chiama resilienza) che fa mantenere la bellezza, una bellezza diversa, più matura e consapevole, alla resistenza che ha il potere di trasformare in positività anche qualcosa che in noi ora potrebbe spiegazzarsi e perdersi facilmente... una bellezza che continuiamo ad offrire a chi la riesce a vedere perché ci vuole bene, nonostante il passare degli anni.

Meditazioni un po' confuse, lampi di pensieri che mi passano per la testa... ho fotografato alcune rose attorno a casa mia, per ricordarmi queste sensazioni, prima che il prossimo acquazzone le sciupi troppo...

 

 



 

 
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IN VISITA

Post n°1034 pubblicato il 20 Novembre 2013 da atapo
 

 

QUALCHE VOLTA ARRIVANO



 

A casa mia Riccardo viene spesso di sabato, col suo papà. Mia nuora ha turni al lavoro per cui certi sabati mattina va in ufficio, allora mio figlio col bimbo a metà mattinata prendono uno dei pochi treni che dal loro paese si ferma alla stazioncina suburbana vicino casa mia, e dopo una breve passeggiata Riccardo suona il campanello della casa dei nonni.

Mio figlio ha spesso qualcosa da fare con mio marito, il bimbo si dirige subito allo scatolone dei giocattoli a cercare i suoi preferiti: treni e macchinine che “personifica” facendoli parlare insieme ai Puffi e creando avventure tra il divano e il tavolino della sala. A me piace sedermi sul divano, ascoltarlo e interagire con lui se vengo chiamata in causa, oppure solo godermelo così, nella bellezza e fantasia dei suoi tre anni e mezzo. So che se mi allontanassi per troppo tempo, per fare altro, lui non tarderebbe a ricercarmi con qualche scusa... ed è bello così.

Restano a pranzo da noi, la mamma passa in auto a riprenderli nel primo pomeriggio; tengo una piccola riserva di cibi adatti alla sua celiachia, mi sbizzarrisco a inventare risi e risotti sempre nuovi e cerco di portare avanti il pranzo per quanto è possibile prima del suo arrivo, così da non sparire completamente in cucina. Lui ha le sue stoviglie colorate e preferite, mangia di gusto ora, ma come tutti i bambini si stanca presto di stare fermo seduto... L'ultima volta, lo confesso, quando si era già rivolto di nuovo ai giochi, l'ho invitato a tornare a tavola in braccio a me per guardare un libro e visto che il piatto mezzo pieno era lì vicino ogni tanto gli preparavo un boccone sulla forchetta. Così leggendo Robin Hood il piatto si è svuotato... Mio marito sussurrava di non viziarlo, ma capita così di rado e mi trasmetteva tanta tenerezza... i nonni possono permettersi di viziare un po' i nipotini... poco poco... o no?


Quest'anno che mia figlia è in maternità non c'è più l'impegno fisso del giovedì per ritirare i bimbi dagli asili ed è più facile che ci si accordi perché Martino e Damiano vengano a passare qualche ora da noi, al pomeriggio dopo la scuola, insieme alla loro mamma che si butta subito sul divano ora che la nuova pancia si sta facendo ingombrante.

Lavaggi di mani, merenda e succo di frutta (tengo provviste, di tarallini e di biscotti buffi o della Peppa Pig...), poi i due si tuffano nello scatolone dei giocattoli alla ricerca dei preferiti: soprattutto gli animali e ultimamente tutta una serie di mostruosità che vanno dai dinosauri ai Gormiti ( molti ereditati dal figlio di mio fratello...) e qui le avventure che si imbastiscono vanno sul terrificante... Martino, dall'alto dei sui quasi 5 anni è già molto esperto in queste tematiche, e Damiano lo imita ad organizzare improbabili combattimenti fra le più strane coppie di personaggi...

Martino cerca di coinvolgere anche il nonno, che non sempre riesce a defilarsi... Ogni tanto i due fratelli si contendono un giocattolo, ma dopo qualche strillo e qualche lacrima trovano un accordo, quasi sempre a vantaggio di Martino (per ora...)

In alternativa scoprono giornaletti per bambini che lascio apposta dove loro vanno a curiosare e quando li trovano è una gran festa... perché sanno che sono per loro e se li porteranno a casa. Oppure mi portano da casa loro qualche nuovo “tesoro”, così per farlo vedere ai nonni. In quelle ore la casa è molto rumorosa... e non certo per la TV accesa, che quasi mai chiedono di guardare! Quando se ne vanno, dopo saluti chiassosi, per qualche secondo io e il nonno restiamo quasi frastornati per l'improvviso, assoluto ritorno al silenzio... e al nonno scappa un sospiro... quasi di sollievo...

Direi che quello scatolone dei giocattoli è una benedizione! Tutti e tre sanno che prima di andarsene dovranno rimettere dentro i giocattoli che hanno usato (tranne, s'intende, quelli “sfuggiti” sotto i mobili e che verranno ritrovati nelle pulizie successive...): bisogna un po' aiutarli, altrimenti ci metterebbero delle ore, ma è una legge rispettata.

E per finire c'è il rito del prestito: come vorrebbero portarsi a casa certi “pezzi” preziosi!

Me lo regali?” chiedevano.

No, è un gioco dei nonni, te lo possiamo prestare e ce lo riporti la prossima volta” , così ne scelgono qualcuno da portarsi a casa e che restituiranno alla visita successiva. Ormai è un piccolo rito consolidato.

Insomma, la casa dei nonni funziona come una ludoteca...

 

 
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SPETTACOLO

Post n°1033 pubblicato il 16 Novembre 2013 da atapo
 

LUNA

Oggi, nel tardo pomeriggio, mentre ero in uno dei miei vagabondaggi tra la città e le periferie, verso ovest il sole era appena tramontato e il cielo sereno era tutto rosa e luminoso.

A est invece era assolutamente limpido, di colore blu cobalto brillante e si era appena levata, stando così ancora a mezz'aria, una enorme luna arancione... che da anni non vedevo così bella!

Ricordo che compariva più spesso quando ero piccola, forse l'atmosfera era più pura o chissà... e la mia mamma allora mi cantilenava una frase di lessico familiare, nel suo dialetto bolognese: “Guarda la lòuna cum l'è bèla: l'am pèr ona carsanta!” (Guarda la luna com'è bella: mi sembra una crescenta) perché quell'arancione e la forma rotonda sono uguali alle “crescentine” fritte che preparava la mia mamma, di un certo tipo che si fanno nel bolognese. E forse era l'inizio di una filastrocca, che però non so... o non ricordo, l'ho risentita nelle orecchie e nel cuore stasera.

Era così bella oggi questa luna che la cercavo girando con l'autobus, occhieggiava tra i palazzi e sulle colline, l'ho seguita finché non è salita più in alto e, salendo, è sbiancata e rimpicciolita, ma non di molto. Però è rimasta sempre rotonda, luna piena nel cielo ora nero che si riempiva di stelle e pianeti brillanti.

Splendida luna piena nel segno del Toro, il mio segno: si può anche fantasticare che porti cose belle.

Un unico cruccio: non avevo con me la macchina fotografica! Prima di uscire mi era passato per la testa il pensiero di prenderla, come tante altre volte, ma non l'ho fatto, non mi sentivo in vena di scattare foto. E ora mi dispiace, penso che sarebbero state belle, di solito il colore cobalto che c'era stasera nel cielo attorno alla luna la mia macchinetta riesce a renderlo...

Ho cercato nel web, ma non ho trovato qualcosa che fosse degna immagine... forse questa ha colori abbastanza simili, ma ciò che ho visto era ancora più bello!


 
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BISOGNA FARLO

Post n°1032 pubblicato il 14 Novembre 2013 da atapo
 

 

IL TAGLIANDO

I miei figli, quando portano i loro bebè dal pediatra per le periodiche visite di controllo dicono: “E' ora di fare il tagliando”: ecco, anch'io ho preso l'abitudine a questa espressione quando attraverso periodi di frequenti passaggi negli ambulatori medici... come in questi giorni.

Adesso in autunno, dopo un'estate di “follie”, per affrontare in forma più smagliante possibile i mesi invernali da qualche settimana è tutto un passare da un ambulatorio ad un altro, dalle accettazioni alle telefonate per gli appuntamenti, dal ritirare gli esiti degli esami fatti al farli controllare dal medico di base... Poi ci si è messa anche la dentista da cui, come al solito, vado per un controllino e una pulizia e devo rivederla diverse volte per qualche carie inaspettata...

Il tagliando sarà completo solo a dicembre, per ora non ci sono risultati preoccupanti, ma non siamo ancora alla fine.

Ecco, a me questi periodi di intensi controlli medici mettono una tristezza, una depressione...che si uniscono alla stagione autunnale, che mi rattrista già per conto suo.

Sarà anche che passai diversi anni in cui i miei problemi di salute erano veramente grossi ed era tutto un via vai tra ambulatori ed ospedali, ora che oggettivamente sto meglio mi angoscia solo l'idea di entrare in contatto con la Sanità, pubblica o privata non importa, se proprio non è assolutamente necessario, allora rinvio, dimentico.... La mia dentista l'ha capito e mi telefona gentilmente lei quando è ora di fare il controllo, altrimenti io rimando rimando... alle calende greche! (pure lei ha il suo tornaconto a coltivarsi la cliente!)

Nei giorni in cui ho di queste visite o esami clinici arrivo alla sera che mi sento distrutta, come se avessi fatto chissà cosa... invece ho solo sostato nelle sale d'aspetto, magari ascoltando i soliti vecchietti che si raccontano i lunghi elenchi dei loro malanni... per fortuna ne ho , per adesso, un po' meno di loro, ma talvolta mi viene da pensare che è inutile negarlo, vecchietta lo sto diventando anch'io e, accidentaccio, è proprio in quelle sale d'aspetto che mi torna in mente più chiaramente e drammaticamente la mia reale età!



 
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COSE BELLE

Post n°1031 pubblicato il 10 Novembre 2013 da atapo
 

 

UN TRANQUILLO FINE SETTIMANA...

...cominciato di venerdì, con un nuovo spettacolo: sì, ho recitato nel gruppo dell'Istituto Francese, in occasione del centenario della nascita di Albert Camus. Le menti del regista francese e della vulcanica professoressa mia amica organizzatrice di un sacco di cose si sono unite e dalla tragedia “Caligula” di Camus hanno montato alcune scene creando lo spettacolo “Caligula, héros de l'absurde”.

Il progetto, nato in giugno, si è sviluppato da settembre in poi. Io mi sono inserita attivamente dopo i miei viaggi, ma non era un problema, perché non dovevo imparare molto a memoria: facevo parte di una specie di “coro” che via via diventava vari personaggi, in cui eravamo inseriti tutti noi più anziani della compagnia. I ruoli principali stavolta erano riservati ai più giovani, a cominciare da Caligola, imperatore ragazzino nella realtà. In queste ultime settimane le prove, come sempre, si erano intensificate e sono state fisicamente davvero faticose soprattutto per sincronizzare e memorizzare tutti i movimenti che toccavano a noi del coro e che vivacizzavano lo svolgersi della vicenda.

 


 

Poi venerdì tutto è filato liscio, gli spettatori sono rimasti soddisfatti ed anche noi teatranti. Ora ci prenderemo un po' di riposo, almeno dal teatro in francese: non sappiamo ancora se quest'anno continuerà, ci sono problemi organizzativi, il prezzo rischia di lievitare troppo se non raggiungiamo un certo numero di partecipanti da cui pare che siamo ancora lontani... Ma ora non ci voglio pensare!

Devo dire che, dopo aver lavorato su questa tragedia, aver visto il film “Il primo uomo”, aver letto molti anni fa per un esame universitario il romanzo “La peste”, questo signor Camus mi sta diventando simpatico e mi riprometto di approfondire la sua conoscenza...

Ieri, sabato, siamo stati a Bologna (è venuto anche il marito) per festeggiare il compleanno di un caro amico. E' un amico... di blog e fra gli invitati c'erano altri bloggers, conoscenze e amicizie comuni nate tra le tastiere e cementate da periodici incontri e spedizioni ai mercatini. Rivederci ogni tanto ci fa sempre piacere e stavolta un pranzo di compleanno insieme è stato molto simpatico.

Uno di quei compleanni che terminano con lo zero, di passaggio di una decina, che viene sentito come un punto importante della vita. Quando poi le decine cominciano ad essere un certo numero (siamo amici non più ragazzini per l'anagrafe!), la voglia di valicarle insieme alle persone che sentiamo più care e più vicine tende a farsi pressante ; pensavo un po' a questo ieri, tra una battuta e un ricordo, uno scambio di doni e una promessa di nuovi incontri.



 

Bologna, la mia Bologna, mi piace che spesso sia la città privilegiata in questi appuntamenti e ieri ci ha omaggiato di una tipica stagione autunnale grigia, ma tiepida e senza pioggia. Così ne abbiamo approfittato, prima di rientrare a Firenze, per fare provvista di tortellini e altre cibarie tipiche che a sud dell'Appennino … non sono così buone, almeno per me ex-bolognese!

Ed oggi, dopo aver gustato a pranzo i tortellini bolognesi, mentre fuori diluvia, mi avvio tranquillamente alla fine del weekend, sistemando le foto e dedicandomi a faccende casalinghe... che lascio sempre per ultime!


 
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GIALLO

Post n°1030 pubblicato il 06 Novembre 2013 da atapo
 

 

SORPRESA ESTIVA

In maggio scrivevo così:

Su facebook da alcuni mesi mi sono inserita in un gruppo di scrittori o aspiranti tali e con loro partecipo ad una specie di gioco: ogni settimana ci vengono date due parole a caso e scriviamo brevi racconti usando quelle parole. Non si vince niente, è solo il divertimento di scrivere, pubblicare i nostri raccontini sulla pagina del gruppo, leggerli, scambiarci opinioni e mi piace.”

In questo gioco, ogni tanto c'è qualche variante: per esempio qualche volta è stato proposto di scrivere dei racconti “gialli” o “noir”, in quel caso si inseriva la collaborazione di una esperta di una casa editrice che non solo sceglieva il migliore, ma ne commentava anche molti altri dando indicazioni e suggerimenti per migliorare le nostre produzioni.


 

Io non mi sento affatto portata per questi generi letterari, sono più sul romantico sentimentale, ma così per gioco ho sempre tentato. L'ultima volta della proposta “gialla” fu poco prima della mia partenza per il mese in Sicilia: scrissi... e partii.

Ricorderete quanto fossero saltuari i collegamenti siculi... Un giorno, aprendo la mia pagina facebook, trovai da qualche amico, scrittore come me nel gruppo, messaggi di questo tipo: “Complimenti... auguri...”

Non capivo, per cosa? Mica festeggiavo nulla...

Andai a curiosare: nel gruppo di noi narratori, la signora esperta diceva che aveva letto i racconti arrivati, che la scelta era difficile, che era indecisa fra tre... e ne scriveva i titoli. Da questi titoli, non mi pareva di ricordarne le storie, in fondo era passato già quasi un mese... Poi mi venne un sospetto, un dubbio e controllai: accipicchia! Uno dei tre era il mio! Ed io non me lo ricordavo nemmeno! Fui contentissima, era un traguardo inaspettato e gli altri due, naturalmente, mi sembravano più belli del mio.

Passarono vari giorni ancora di viaggio e di silenzio digitale... quando ritornò il collegamento e con curiosità riaprii facebook... mi ritrovai sommersa dai messaggi di congratulazioni!!! Vuoi vedere che... proprio così! L'esperta aveva decretato che il mio racconto era il vincitore, il migliore secondo lei! Dovetti rileggere tutto diverse volte per convincermi: IO AVEVO SCRITTO UN PICCOLO RACCONTO GIALLO e... MI ERA RIUSCITO COSI' BENE DA VINCERE !!!

La casa editrice mi contattò per avere i miei dati, la liberatoria... io mi scusai spiegando che ero in viaggio e mandando tutto appena rientrata...

Perchè mi chiedevano tutto questo? Ma naturalmente c'era un premio! Il mio racconto veniva pubblicato in coda ad uno dei loro libri di narrativa che sarebbe uscito in settembre. E così è stato.

Da poche settimana ne ho a casa una copia e devo confessare che è ancora con emozione che l'apro nelle ultime pagine, guardo la mia breve biografia, rileggo quel raccontino che ho già imparato a memoria... mi illudo che potrebbe essere un piccolo inizio, una goccia di un sogno...

Forse sarete curiosi anche voi di leggerlo... eccolo allora. Le due parole su cui inventare erano VIOLA e SIGARETTA.


CHATTANDO CHATTANDO

Dopo un periodo di chat “Viola Selvatica” accettò di incontrare “Fumatore.gentile”.

Un foulard lilla per riconoscersi, un tavolo d'angolo in un bar del centro, due caffè.

Il barista li vide uscire insieme. Riconobbe lei sulla foto che gli fu mostrata dalla polizia: era sparita nel nulla.

-Cominciamo da questo- disse il commissario e raccolse un mozzicone di sigaretta sotto il tavolo d'angolo.

 
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LEI

Post n°1029 pubblicato il 02 Novembre 2013 da atapo
 
Tag: memoria

 

AVERE UNA FIGLIA



Le brevi conversazioni che ho avuto con mia figlia dopo la “scoperta” della bimba in arrivo mi hanno poi lasciato nella mente qualcosa... tra la riflessione e i ricordi, uno stato d'animo coltivato anche dai commenti che ci sono stati al mio post precedente.

Avere una figlia... come è stato per me?

A quei tempi durante la gravidanza l'ecografia non si faceva (cioè, erano rarissime e solo se c'erano gravi problemi di salute), io però ero sicura che sarebbe stata una femmina, mi stupivo di questa certezza che tenevo nel cuore e frenavo a volte la mia voglia di comperare qualche vestitino da bambina, così non mi stupii affatto quando nacque... proprio lei, mi dispiacque solo che in quei primi momenti fosse...tanto più brutta di come era stato suo fratello! Ma recuperò in fretta, restando però scura di occhi e di capelli, come suo fratello era biondo e chiaro, quasi nordico.

Non avevo più le paure e le ansie dell'allevamento del primogenito e questo accade a tutte le mamme. Lei però presto fu diversa: come il fratello era indipendente, così lei era appiccicosa ed io a questo non ero abituata e mi sentivo un po' soffocare. Forse per carattere era così, o forse perché nei suoi primi anni la figura paterna le fu pochissimo presente: abitavamo a Bologna, mio marito lavorava già a Firenze, partiva prestissimo la mattina e tornava a tarda sera per un bacio ai bimbi che subito dopo andavano a dormire. Le conseguenze di questo strano rapporto purtroppo si sono trascinate per moltissimi anni...

Il periodo più bello fra noi due fu circa dai tre ai dieci anni: stavamo molto insieme, facevamo tante cose, seguiva volentieri le mie proposte, amava scrivere, disegnare, inventare storie, pasticciare in cucina... con me al suo fianco, avrebbe voluto anche essere mia scolara (avevo alunni proprio della sua età), allora non la iscrissi nella mia scuola per non favorire questa simbiosi, però tra i suoi amici c'erano alcuni dei miei alunni (una è rimasta l'amica del cuore). Adorava addirittura i miei abiti e mi diceva, molto tranquillamente: “Mamma, quando muori li dai a me i tuoi vestiti?”

In quinta elementare la sua adolescenza cominciò contestando terribilmente la sua anziana maestra di italiano che fino a pochi mesi prima era il suo idolo, poi la ribellione dilagò e anno dopo anno “infierì” sempre più pesantemente sui professori, su di me, su suo padre... solo col fratello andava ancora d'accordo, pur restando gelosa di quella primogenitura che le era stata negata.

Anni terribili, venivano al pettine con perfidia tutti i nodi irrisolti e pareva che le facessimo solo del male. I periodi si susseguivano: il mutismo, gli abiti stracciati, le amicizie strane, gli orari impossibili, i disordini nell'alimentazione, il cattivo comportamento a scuola, il rifiuto del proseguire gli studi,... per fortuna trovò una scuola superiore che la attirò, altrimenti aveva minacciato di fare la parrucchiera. Noi genitori ne siamo stati angosciati per anni, mio marito mi accusava che era colpa mia, che non pensavo alla famiglia, a volte diceva che ero troppo “morbida”, a volte che non avevo fiducia in lei. Io ne venivo distrutta, avevo la sensazione di perderla, di non saper che fare, sembrava mi odiasse... non riuscivamo a trovare un linguaggio che ci avvicinasse almeno un poco. L'adolescenza di suo fratello non era per noi così tremenda.

Il caos totale ci fu quando a 18 anni nel giro di pochi mesi fu prima ricoverata per un malore dovuto ad una sbornia fra amici, poi insieme ad un amico ebbe un grosso incidente d'auto (...quelli del sabato sera...), per lei fortunatamente con conseguenze limitate. Allora sia lei che noi genitori, in sedi separate, dietro suggerimento dei medici, iniziammo un percorso di aiuto con gli psicologi e altre coppie nelle nostre condizioni e anche peggiori: finalmente cominciammo a capirci qualcosa, a scoprire che le “colpe” ce le avevamo un po' tutti...

Lei si è tranquillizzata quando ha cominciato a lavorare e quando io ho imparato a vederla come... un'altra donna, piuttosto che come una figlia. Ha sempre un carattere un po' irruento, però ora mi pare che i rapporti tra noi siano buoni, anche se ci sono cose che non possiamo soffrire l'una dell'altra, ma credo sia naturale tra esseri umani. Lei continua a cercarmi, mi racconta, mi chiede... e mi contesta, come ha sempre fatto. Io cerco di ascoltarla, di non essere invadente nella sua famiglia, di essere disponibile quando ha bisogno perché mi piace stare insieme a lei e ai bimbi, ma senza esagerare... sono la nonna, sono di un'altra generazione, i figli sono suoi ed ora insieme a lei sono felice e ansiosa di affrontare questa nuova avventura al femminile...

 
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