Creato da atapo il 15/09/2007
Once I was a teacher

APRILE

"E sui monti che videro il nostro passo
colmo di lacrime e fatica
non resti dissecato
quel fiore
che si nutrì di sangue
e di rugiada in un aprile stupendo
quando il mondo trattenne il respiro
davanti al vento della libertà
portato dai figli della Resistenza."

 (Giuseppe Bartoli)

 

MAGGIO


"Mia madre, mia eterna margherita
che piangi e mi sorridi
viva ora più di prima,
lo so, lo so quel che dovrei, pazienza
di forte non è questa ostinazione..."

(Mario Luzi)

 

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Messaggi di Ottobre 2013

POKER

Post n°1028 pubblicato il 30 Ottobre 2013 da atapo
 

 

LA VITA CONTINUA

E mentre io viaggiavo, poi scrivevo, l'estate è terminata, anche se continua a fare caldo, e la vita va avanti... con le riprese autunnali, le cose scontate e attese, le novità e le sorprese...

… che pian piano metterò anche qui, per non dimenticare...

La prima, la più importante, la tenevo nel cuore già da tempo, ma dapprima non avevo il permesso di divulgare, poi ormai si poteva aspettare finché la notizia non fosse completa...

Insomma, per farla breve: sarò NONNA, ancora una volta! Finora nonna-tris, ora come si dirà? Nonna-poker?

Mia figlia ancora una volta è in dolce attesa: nascerà a metà marzo. Sono contenta certo, una nascita è sempre una gioia... anche se ci sarà parecchio da fare, una parte spetterà anche a noi nonni, compatibilmente con i nostri problemi di salute... Ho ammirato molto mia figlia per questa scelta: anche se lavora all'asilo nido quindi i bebè sono il suo pane quotidiano e li tratta con molta disinvoltura... credo che abbia avuto lo stesso un bel coraggio.

E proprio da pochissimo l'ecografia ha rivelato che si tratta di una BAMBINA!

Lei e suo marito, dopo Martino e Damiano, si erano quasi convinti-rassegnati ad un altro maschio (visto che mia suocera ha avuto quattro maschi e mia figlia fisicamente le assomiglia), è stata per loro quasi una sorpresa. Mia figlia era turbata e nel comunicarmelo mi ha detto: “Spero di farcela...”

Ce la farà... in fondo ogni figlio è diverso dall'altro e bisogna ricominciare da capo, che sia maschio o femmina.

Dentro di me sono contenta che anche lei abbia la possibilità di avere una bambina in famiglia, come ho avuto io: sarà un rapporto di complicità e di insofferenza, uno specchiarsi l'una nell'altra ed un mettersi in discussione come donne che... lascerà il segno in entrambe.

E ad illustrare tutto questo è perfetto lo splendido quadro di Berthe Morisot, che ho visto da poco al museo d'Orsay, della mamma che guarda pensierosa la sua bambina nella culla...


 
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LA MIA PARIGI 5

Post n°1027 pubblicato il 26 Ottobre 2013 da atapo
 

 

CIAO PARIGI

26 settembre (un mese fa!)

Dopo aver fatto colazione, riempito e chiuso (a fatica) le valigie, depositate le stesse in custodia all'albergo, abbiamo ancora qualche ora a disposizione prima di avviarci stracarichi, da una linea di metropolitana all'altra, verso la gare de Lyon.

Mi sono conservata una meta proprio per questo ultimo tempo, una meta vicina all'hotel in modo da girare a piedi e non rischiare ritardi per il ritorno... Spero solo che il cielo un po' grigio evolva verso il sole, o per lo meno non preceda un diluvio... perché staremo all'aperto, andremo al Parc Monceau.

Io sono un'appassionata di giardini, Parigi ne ha molti, alcuni sono famosissimi, altri restano in secondo piano e i turisti che arrivano per la prima volta non li vanno a cercare: nelle guide spesso sono liquidati in poche righe. Però il culto che i Francesi hanno per il verde e per i fiori (ogni anno c'è il concorso che assegna fiori di merito alle villes fleuries) fa sì che anche i giardini minori siano interessanti e degni di una visita.

Il Parc Monceau nacque nella seconda metà del 1700 per volontà del Duca di Chartres. Doveva essere un luogo di meraviglie, con costruzioni di tutti i tipi e copiate da tutte le epoche. Fu rimaneggiato fino alla fine del secolo successivo ed ora è senz'altro un giardino suggestivo, con vasti prati, alberi centenari e spettacolari, alti cespugli, grandi aiuole fiorite e coloratissime spesso organizzate in modo da creare installazioni di piante e fiori che hanno il titolo scritto davanti, come se fossero delle pitture o sculture vegetali.

 

 

Molte delle costruzioni originarie non ci sono più, ma ci sono tante statue e resta il laghetto dove arriva un ruscello che parte da una collinetta rocciosa tra rovine antiche. Si sentono canti di molti uccelli diversi, è un'oasi tranquilla circondata da boulevards e palazzi signorili. Pare che Marcel Proust amasse passeggiare nei suoi viali... e anche per noi la passeggiata è molto piacevole!

 


 

Verso mezzogiorno il pubblico si infittisce: da una scuola vicina arrivano tanti bambini che escono per l'intervallo del pranzo e con le loro mamme fanno pic-nic sui prati, è uno spettacolo molto grazioso.

 

 

Poco dopo, dalla stessa scuola, quelli che hanno pranzato alla mensa escono, “occupano” una zona del parco e fanno la ricreazione lì tra gli alberi maestosi. Che fortunati ad utilizzare un parco storico per i loro giochi!

Intanto ogni panchina si riempie: sono operai e impiegati usciti dai luoghi di lavoro col sacchetto di carta di varie rosticcerie e... pranzano con calma, all'aria aperta. Ecco, siamo immersi nella vita quotidiana di un quartiere parigino!

 

 

Ma anche a noi viene fame: nei soliti giornalini ho letto la presentazione di un piccolo ristorante poco lontano dal parco, andiamo a cercarlo e lo troviamo al momento giusto: tutti i lavoratori che vi hanno pranzato stanno uscendo e c'è posto per noi, così concludiamo degnamente i nostri pasti parigini: le lodi scritte sul giornalino sono ampiamente meritate!

Il seguito è solo la storia del tranquillo rientro in Italia col treno notturno...

E' finita anche questa parte di viaggio, dico arrivederci a Parigi con una lista ancora lunga di luoghi da vedere e da rivedere...

In fondo a riempire una settimana si fa molto presto e questa città vista insieme al marito è tutta un'altra cosa dallo starci da sola, come ho avuto la fortuna di fare diversi anni fa: io ora spesso mi muovevo “a pelle” o con solo un'occhiata rapida alla mappa, forse perchè ormai la sento mia, lui non si fidava dei miei suggerimenti e doveva continuamente controllare e ricontrollare cogli occhi sul navigatore del cellulare, perdendosi così molti colori e forme e bellezze dei luoghi attraversati...

Avrei voluto scoprire le emozioni di una certa Parigi artistica e letteraria, di ricordi e atmosfere in cui avrei risentito in me racconti e parole... Hemingway prima di tutti stavolta, dato che da poco ho letto “Fiesta mobile”, ma stavolta la rive gauche l'abbiamo trascurata... LUI non capisce come si possa correre dietro a parole, a storie del passato...

Pazienza! Ogni viaggio ha un suo senso particolare, anche se torni dove sei già stato molte volte...

E anche a Parigi bisognerà tornare.


 

 
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LA MIA PARIGI 4

Post n°1026 pubblicato il 24 Ottobre 2013 da atapo
 

 

SOLE A PARIGI

24 settembre

Alla cena con H. avevamo parlato anche di mercati, tra cui quello di Belleville e mio marito si è subito entusiasmato: sono gli unici mercati dove non sbuffa, quelli “etnici” . Belleville è il quartiere multiculturale dove Daniel Pennac ha ambientato la serie di romanzi col famoso personaggio Malaussène di professione capro espiatorio. Naturalmente io avevo già visitato tutto questo per conto mio quando andai a Parigi nel 2000, era uno di quei percorsi letterari che ti fanno ricordare, immaginare, ti aspetti di incontrare i personaggi ad ogni angolo di strada... Stavolta non è nel mio elenco, ma mio marito insiste tanto... e in fondo non dispiace neppure a me ritornarci.

Eccoci dunque oggi nel caos del mercato di Belleville, tra gente di tutte le razze e abbigliata in tutte le fogge, non molti turisti, richiami gridati o cantilenati in tante lingue... pare un suk, non un quartiere di Parigi.

 


 

Fotografare è a rischio, molti mercanti arabi (e non solo) non vogliono essere ripresi e nemmeno la loro merce, sono molto diffidenti se vedono un obiettivo, nonostante le nostre precauzioni sia io che il marito rischiamo l'incidente diplomatico e per non finire nei guai le nostre inquadrature devono essere molto generiche... tranne questo simpatico venditore di mazzi di menta che mi richiede la foto, e che sia messa su facebook! A me non par vero di accontentarlo!

 

 

I prezzi in questo mercato sono straordinariamente bassi! Il mercato si snoda fino al confine con Menilmontant, il quartiere di Edith Piaf e poco oltre c'è il cimitero di Père Lachaise: luoghi che erano nella mia lista di questo viaggio, ma per mio marito non sono affatto importanti, poi è stanco di camminare...insomma, ci accordiamo su un'altra meta che interessi ad entrambi e dopo il pranzo in brasserie arriviamo in metrò al Museo d'Arte Moderna della città di Parigi. Però... sbagliamo museo, senza accorgerci dell'errore ci avviciniamo all'entrata di quello accanto che oggi... è chiuso! Che fare allora? Dico:“Adesso decido io! Voglio andare al Bar dei Gatti”

Ma a me il pelo dei gatti fa starnutire...

“Vuol dire che mi aspetterai fuori! Questa è un'esperienza a cui non rinuncio!”

Questo luogo è una novità assoluta per Parigi, è stato aperto proprio da due giorni e l'avevo letto sui soliti giornalini gratuiti, però da facebook ne avevo avuto notizia tempo fa... avrei fatto il possibile per non mancare!

Così LUI mi ha aspettato su una panchina ed io sono entrata per un thé e una fetta di torta nel “Café à chats”, in una stradina del Marais.

 

 

Lì ci sono una decina di mici che... fanno compagnia ai clienti: come tutti i gatti si fanno gli affari loro, sonnecchiano, girellano, annusano e se ne hanno voglia interagiscono con i clienti, si fanno accarezzare o giocano. Chi ha la nostalgia della morbidezza di un felino che non può tenere a casa sua può passare qui alcune ore e sentirsi soddisfatto: una specie di Pet Therapy insomma. L'idea viene dal Giappone dove pare che di questi bar ce ne siano diversi e tutti abbiano successo. Ed ha molto successo anche questo parigino: quando ne sono uscita, ben rilassata, c'era la coda lungo il marciapiede e all'ingresso prendevano prenotazioni solo per i giorni successivi... due giorni dopo sui soliti giornalini leggevo che era tutto esaurito fino a novembre! Mi sono considerata fortunatissima ad essere riuscita ad entrare così, senza attese né code...

 



25 settembre

Ormai siamo all'ultimo giorno che passeremo interamente qui ed ecco la solita scelta difficile: che fare? Perchè la lista dei desideri e dei luoghi sarebbe ancora lunga, uno verrà scelto e gli altri resteranno come rimpianti...

Ci sembra doveroso ritentare al Museo d'Arte Moderna, che troviamo aperto e scopriamo che era aperto anche ieri, solo che... avevamo sbagliato museo, ma ce ne sono tanti così vicini uno all'altro!

Siamo al Trocadero, zona signorile, ed oggi lungo il viale c'è mercato anche qui, ma molto diverso, più chic e più costoso rispetto a Belleville! E' d'obbligo visitarlo... e mescolarci agli impiegati distinti che a mezzogiorno fanno la fila al banchetto delle galettes e crèpes della Bretagna.

 


Poi visitiamo finalmente questo museo, c'è arte dal primo '900 ad oggi: mi affascinano i vari Leger, Picasso, Braque, De Chirico, Derain, Modigliani...

 

 

ma rimango costernata e molto perplessa di fronte a certi prodotti dell'arte contemporanea che, sinceramente, faccio fatica a … digerire! Mio marito ne è sconvolto!

 

(é un'opera d'arte, si intitola "Due tubi", io credevo fossero rimasti da qualche restauro...)

E' bello vedere come anche i bambini siano interessati e guidati ad avvicinarsi a tutto questo...

 


 

Le ultime ore dell'ultima giornata le dedichiamo ad un giro nelle gallerie Lafayette: l'interno è bellissimo con le sue decorazioni liberty che amiamo fotografare. Anche la merce in vendita è bellissima... e carissima! Ricordo quando andammo le prime due volte a Parigi (nel secolo scorso!) che in un angolo molto nascosto c'era la zona delle vendite molto scontate di oggetti magari un po' fallati, o fine serie... e facemmo acquisti interessanti. Ora... macchè! Solo guardare, niente comprare!


 

Per fortuna è ancora gratis il salire sul tetto a terrazza da cui si domina tutta la città: è quello che facciamo, verso il tramonto. Dopo tutte queste splendide giornate di sole che ci hanno fatto rimettere le maniche corte ora nel cielo si stanno addensando nuvole grigie... il tempo cambierà e noi ringraziamo Parigi per averci concesso una settimana così calda e soleggiata.

E via a preparare le valigie... domani avremo ancora qualche ora a disposizione per un'ultima passeggiata.

 


 
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UFFA !

Post n°1025 pubblicato il 21 Ottobre 2013 da atapo
 

BUON  LUNEDI' !

Che inizio di settimana da buttar via!

Diluvia, sono già uscita bagnandomi tutta fin dentro la borsa (scoloriti gli orari dei bus!), sono al computer del marito perchè il mio sembra stia in ...prognosi riservata! Guai grossi, mio marito ci sta lavorando, ma scuote la testa perplesso.

Da qui non posso accedere alle mie cartelle, tutto fuori uso, ho bloccati i miei file, i testi del teatro, le mie foto, non posso scrivere le mie storie parigine nè altre storie a meno che non mi faccia qui da lui una cartella provvisoria...

Non è che mi manchino cose da fare qui in casa, avrei anche da studiare per il teatro, però... mi sento proprio in crisi di astinenza!

E mi dispiace dover rimandare quelle cronache da Parigi che mi fanno rivivere delle belle giornate... bisogna aver pazienza, io e anche gli amici che amano leggerle...

Una battuta su Facebook diceva: "Casa in ordine... computer rotto!", chissà se arriverò a questo... (Meglio non dirla a mio marito, altrimenti il mio computer chissà quando lo ripara!)

 
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LA MIA PARIGI 3

Post n°1024 pubblicato il 19 Ottobre 2013 da atapo
 

 

RITROVARSI A MONTMARTRE

23 settembre

E' un giorno importante: finalmente, dopo dieci anni, nel pomeriggio incontrerò di nuovo H., la mia amica parigina! Era l'insegnante della classe con cui facemmo lo scambio nel 2003: un bel progetto di lavoro sui giardini, noi su Boboli e loro sul Luxembourg... Continuammo a scriverci per qualche anno, fui io a interrompere i contatti quando andai in pensione, in quei mesi di amarezza. Ora le avevo fatto sapere di questo viaggio e oggi ci aspetta a casa sua. Mio marito dice che si vede che sono emozionata, e come potrei non esserlo? Quanti ricordi, quanta curiosità di rivederla e di parlare con lei di questi dieci anni...

Al mattino (c'è sempre un bellissimo sole) non ci vogliamo stancare, ne approfittiamo per fare un'esplorazione tra le vie e i negozi di Batignolles attorno all'hotel, io cerco un fioraio, voglio portare ad H una piantina che resti a memoria di questa giornata. I fiorai francesi hanno sempre negozi molto belli e forniti, hanno il culto per le composizioni di fiori, la venditrice asserisce che la mia idea di una pianta di ciclamini è l'ideale: non sapendo che tipo di appartamento ha la mia amica il ciclamino si adatta a molte situazioni. Pranziamo velocemente con una pizzetta (buona, anche se siamo a Parigi), io raccomando a mio marito di stare leggero perchè, dalle esperienze di ospitalità precedenti, suppongo che stasera a casa di H ci sarà un pranzo completo “alla francese”...

 


 

Lei abita a Montmartre, quartiere al confine con Batignolles, tutti i giorni vedo in fondo alla strada la sagoma della bianca basilica, a due fermate di metrò usciamo di fronte al Moulin Rouge e prendiamo la rue Lepic, dove al mattino c'è un vivace mercato alimentare.

 

 

Presto passiamo il bar di Amélie Poulain e del suo favoloso mondo e alla seconda traversa siamo a casa di H.

 

 

Abita all'ultimo piano, ha una terrazza romantica e soleggiata sui tetti di Parigi e verso la torre Eiffel, tante belle piante che faranno compagnia al mio ciclamino e tra le sue piante... guarda chi c'è! Il nano di Amélie!



Che emozione l'incontro e quante cose vogliamo raccontarci! Il riassunto di dieci anni, tra scuole e famiglie... anche lei è in pensione, i suoi figli abitano lontano, ha un nipotino...

Usciamo insieme e ci accompagna per le vie di Montmartre, lei che ci ha sempre vissuto ci fa da guida, soprattutto per mio marito, come fece con i bambini nello scambio, ci racconta che ora il quartiere non è più multiculturale come dieci anni fa, molte famiglie di origine straniera sono state spostate nelle periferie, hanno ristrutturato le case ed è diventato più di élite. Ci fa notare che nei giardinetti ci sono tante baby sitter di colore per bambini bianchi... è un segno significativo della nuova realtà sociale.

Andiamo al muro dei “je t'aime”, luogo poco conosciuto,dove TI AMO è scritto, dicono, in tutte le lingue del mondo,



poi alla casina rosa di Utrillo,

 


 

alla vigna dove tra pochi giorni si vendemmierà,

 


 

al Moulin de la Galette dove si ballava al tempo di Renoir e ieri avevamo appena visto il quadro famoso nel museo d'Orsay...

 


 

Fra strade e stradine, casette e palazzi liberty, scorci sulla città là in basso, non saliamo alla basilica che ormai conosciamo a memoria. Mi sono affezionata a Montmartre anche per merito della mia amica...

 


 

Al tramonto rientriamo e, tornato dal lavoro anche il marito di H, inizia la cena. Avevo intuito giusto:

aperitivo con salatini (per fortuna senza champagne, altrimenti sarei già in difficoltà...),

entrée di insalata vietnamita ai gamberetti, papaya e noccioline,

piatto principale di pollo ruspante al forno con puré di patate normali e patate dolci rosse ( per noi è una gradita novità),

dessert di vari formaggi di cui io e mio marito ci divertiamo a indovinare i nomi, quasi tutti giustamente (ormai siamo esperti...).

Almeno, io credo che sia questo il dessert... potrebbe essere così nelle abitudini francesi, perchè H sta dicendo. “Io non sono brava a preparare i dolci...” però continua: “...e allora li compro!” e porta in tavola vari gusti di gelato e dei budini tipici di Bordeaux! Per fortuna eravamo stati leggeri a pranzo, così abbiamo fatto onore a tutto!

L'italiano e il francese si intrecciano, è ancora una piacevole conversazione tutti e quattro insieme fino a tardi, mentre oltre i vetri Parigi si è accesa di luci e la torre Eiffel scintilla illuminandosi allo scoccare di ogni ora.

 


Una bella serata, un bellissimo ritrovarsi, una grande speranza di non dover aspettare altri dieci anni per rivedersi... e questo mio post lo dedico tutto a lei, alla mia amica!

 
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LA MIA PARIGI 2

Post n°1023 pubblicato il 16 Ottobre 2013 da atapo
 

 

IL MONDO A PARIGI

21 settembre

Oggi abbiamo in programma il museo della Quai Branly. E' un museo di antropologia aperto da pochi anni, abbiamo la riduzione 2x1 ed è il primo nella lista dei luoghi che vorrei visitare in questo viaggio. Si trova vicino alla torre Eiffel e ci andiamo con il bus per goderci la città, è una bella mattinata autunnale piena di sole.

 

 

Come spesso ci succede, ecco una “deviazione” che ci fa ritardare l'ingresso al museo: sul lungosenna, organizzata dal museo stesso, c'è una mostra fotografica di artisti non europei, il cui tema dominante è l'uomo e il suo ambiente, inteso in senso molto generale. Me l'aveva segnalata mia cognata, l'aveva trovata in Internet, e quelle grandi immagini sono così intriganti che ci trattengono in mezzo a loro per il resto della mattinata...

 


 

Quando entriamo nel museo, che è una costruzione molto moderna, una serie di cubi e forme geometriche in mezzo ad un giardino un po' selvaggio, è già ora di pranzo e mangiamo un boccone (a caro prezzo) nella sua caféteria, poi cominciamo la visita.

 

 

All'inizio si percorre nella penombra un lungo corridoio a serpentina sul cui pavimento scorre, come un fiume, un'animazione di parole prese da tutte le lingue del mondo: molto suggestivo, come è suggestiva tutta l'ambientazione del museo: non ci sono vere e proprie stanze, i reparti sono separati per la maggior parte da “muri” colorati come se si stessero percorrendo le strade di un villaggio. E' immenso, sappiamo che non ce la faremmo a visitarlo tutto, non abbiamo abbastanza forze fisiche per camminare tanto, allora scegliamo di girare per le “vie” dell'Africa, dove vediamo oggetti che ci lasciano a bocca aperta e le spiegazioni, chiarissime, sono scritte in francese e in inglese (ma perchè a Londra erano sempre e solo scritte in inglese?).

 


 

All'uscita ci resta ancora un po' prima del buio, ma siamo stanchi, riprendiamo il bus e andiamo a Notre Dame. La piazza davanti è un po'... sciupata perchè hanno allestito strutture per celebrare gli 850 anni della cattedrale, ma poi scopriamo che le gradinate su cui ora possono sedersi i turisti per ammirarla da un punto di vista più alto... non sono niente male e molto riposanti!

 

 

Così, tra un'occhiata ai turisti buffi che passano sul sagrato e una alle mille sculture della facciata... facciamo venire il tramonto e ci godiamo lo spettacolo delle luci che pian piano si accendono e illuminano quel mondo gotico di personaggi e decorazioni...

 


 

Stasera decidiamo di restare a cena lì vicino, troviamo un piccolo bar-brasserie a conduzione familiare con musica dal vivo e il gestore che chiacchiera con noi delle pere del suo orto che ora sono finite nel buonissimo dessert...

Per finire, passeggiata dans la nuit de Paris...

 



22 settembre

Oggi è un po' nuvoloso, ma non freddo, allora sempre in bus! Si va più lenti, però si gusta la città. Stamani verso il Louvre, non per visitarlo, io 10 anni fa ci passavo un po' di tempo quasi tutti i giorni, ma nei negozi sotto mi interessa vedere le novità dei libri d'arte per adulti e, soprattutto, per bambini: i Francesi curano molto le edizioni per l'infanzia, l'arte è ritenuta molto importante fin da piccoli. Infatti trovo alcuni libri molto belli per i miei nipoti, soprattutto uno su Parigi adatto all'età di Martino. Per lui Parigi è un luogo mitico, da quando gli portai da Marsiglia una maglietta con la torre Eiffel: ora volevo regalargli una piccola torre, ma le riproduzioni sono tutte molto appuntite, io e il nonno riteniamo che possa diventare, nelle sue mani, una pericolosa arma impropria... Si accontenterà del libro.

Poi dentro al Louvre ci sono ristoranti a self service di tutte le parti del mondo e noi ci divertiamo sempre a scegliere: “quale cucina assaggiamo oggi?” E trovo anche i macarons ad un prezzo abbordabile!

La nostra meta principale è però il museo d'Orsay, di cui molti anni fa vedemmo solo la metà: stavolta cominciamo dalla fine e ci ricongiungiamo a ciò che avevamo già visto! Gli impressionisti!E' inutile spendere parole...I quadri visti mille volte sui libri ora sono dal vero... non si smetterebbe mai di ammirarli, leggere le storie, ricordare gli aneddoti... fino all'ora di chiusura e, fra i molti turisti, all'uscita ci si avvia lentamente e con rammarico... Le foto sono proibite, cosa qui abbastanza rara nei musei.

Al museo d'Orsay c'è in questo periodo un'altra mostra di cui si parla molto sui giornali: il nudo maschile nell'arte degli ultimi secoli. Io sostengo che sia DAVVERO interessante, mio marito dice che non ne vale la pena... alla fine il problema non si pone più perchè a stento riusciamo a vedere gli impressionisti... e nei giorni successivi saremo da altre parti...

 


 

Concludiamo la serata passeggiando sui ponti e le passerelle: è domenica e c'è tanta gente che sulle quais passeggia, si incontra, festeggia compleanni, ascolta musica, fa giochi da terreno allestiti dal comune sui marciapiedi, insomma, c'è una bella allegria... e anche noi mettiamo il nostro lucchetto dei 40 anni su un ponte, ma non vi dirò quale...


 

 
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LA MIA PARIGI 1

Post n°1022 pubblicato il 14 Ottobre 2013 da atapo
 

 

A PARIGI

19 settembre

Il TGV ci deposita alla Gare du Nord (quella di Amélie, mi pare) per un pranzetto ritardato a base di Orangina, la tipica mezza baguette poulet-salade-tomate e la prima tartellette aux framboises (crostatina ai lamponi). Ah! Sapori familiari e amati!

Come dicevo appena ritornata da questo viaggio, ho una sottile inquietudine arrivando a Parigi, come avessi timore, dopo 10 anni, di non amarla più, dopo che adesso avevo conosciuto anche Londra... come ritrovare un vecchio amore dopo aver avuto altre esperienze...

Macchè! Forse con la complicità della baguette tiepida e croccante rapidamente mi sono sentita di essere tornata a casa. E comincio a parlare, perchè ora, col francese, toccano a me le incombenze burocratiche, tipo le tessere per la metropolitana e i contatti all'hotel. Tutto fila liscio, poi...l'hotel: palazzo tipico della semiperiferia, scale di legno, siamo in alto, ma per fortuna c'è l'ascensore stavolta. Il monolocale è piccolissimo, praticamente se si apre la porta del bagno non si cammina più, se uno sta al lavoro nell'angolo cucina all'altro restano pochi metri per muoversi... in bagno lo scarico del rubinetto perde e provvederemo mettendoci sotto una padella perchè nonostante le ripetute segnalazioni non verranno a ripararlo (in compenso ci daranno una padella in più!). E altre amenità di questo genere, che comunque non mettono a repentaglio la sopravvivenza... Del resto avevamo chiesto noi un hotel economico e trattandosi di Parigi... Mio marito, abituato quando andava in trasferta ad hotel ben più “sontuosi”, è sconvolto ed io cerco di convincerlo dicendo che la mia amica parigina mi raccontava che le stanze a Parigi sono tutte piccolissime, che in fondo è una soluzione romantica, un po' bohemienne: dalla finestra che si affaccia su un cortiletto interno con un alberello là in fondo si vede però il cielo, i tetti, tante altre finestre di stanzine come le nostre, con tende colorate e senza persiane... Usciamo per la cena e facciamo un giro nel quartiere, siamo a Batignolles, non c'ero mai stata: è zona residenziale, ma piena di vita: negozi, mercati, bistrots, ateliers per corsi di pittura e scultura... penso che mi troverò bene!

 

a Batignolles



20 settembre

L'abbonamento al metrò e il viaggio col TGV ci danno diritto a diverse riduzioni, che fanno molto comodo, visto che a Parigi, ahimè, i musei si pagano e parecchio ed io non sono più nella categoria insegnanti che nelle mie visite passate mi concedeva ingressi gratis quasi dappertutto. Così le nostre mete terranno conto di tutto questo...

Innanzitutto ci sarà il doveroso passaggio dall'ufficio del turismo, poi oggi, visto che il cielo è limpido e soleggiato (non sia mai che poi ricominci a piovere nei prossimi giorni!) faremo un giro in battello sulla Senna, che per mio marito è una novità. Ma con questo bel sole è piacevolissimo passeggiare, fermarsi, ammirare, fotografare... così ci attardiamo al giardino delle Tuileries,

 

pranziamo in brasserie di fronte al Louvre (grazie Ody),


 

poi ci attardiamo e prendiamo il sole ai giardini di Champs de Mars, sotto la torre Eiffel. E siamo in buona compagnia, una giornata così attira all'aperto moltissimi Parigini!

 


 

Finalmente ci decidiamo a imbarcarci: dal fiume è un ripasso generale dei tanti monumenti che si affacciano sulle sue rive, passiamo sotto i ponti...

 

 

ma... cos'è quel luccichio alle spallette di molti ponti? Nooooo... i lucchetti dell'amore! Certi ponti ne sono ormai ricoperti! Non ricordo che 10 anni fa ci fosse questa moda, ecco per me una sorpresa di Parigi, che continua a stupirmi!

 


 

E ritorno Batignolles, dove c'è solo l'imbarazzo della scelta sul ristorantino in cui cenare!



 
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LA MIA LONDRA 4

Post n°1021 pubblicato il 10 Ottobre 2013 da atapo
 

 

CIAO LONDRA !

18 settembre

Come è difficile, l'ultimo giorno, scegliere dove andare, cosa fare!

L'elenco che avevamo fatto prima di partire non è affatto esaurito, le cose che ci interessano sono ancora tante... e pare che oggi il sole sia un po' più stabile, quasi a prenderci in giro, visto che domattina partiremo.

Decidiamo di seguire un suggerimento dato da mia cognata, loro erano stati a Londra in luglio, e conoscere un quartiere sconosciuto anche a mio marito dalla sua adolescenza: per forza, pare sia diventato famoso da poco... Andiamo a Camden Town, dove c'è un mercato enorme, anzi vari mercati, lungo un canale con una chiusa.

 

 

Questi mercati sono molto caratteristici, alcuni in ambienti originali, che paiono fabbriche dismesse coi loro mattoncini rosso affumicato: c'è antiquariato, vestiario vintage, artigianato, oggettistica, moda molto strana. In effetti le descrizioni di mia cognata erano adeguate... perfino i negozi hanno insegne particolari...

 


 

E' qui che trovo il mio cappotto... Qui inoltre è il regno della Tshirt: credo di non averne mai viste con disegni così belli e originali e davvero ci lascio il cuore...

Troviamo anche per impostare le cartoline!

 


 

In una zona ci sono chioschi con cibi di strada provenienti da tutte le parti del mondo: ci siamo divertiti a contarle, erano sulla quindicina... dalla Cina alla Thailandia al Messico, alla Spagna, alla piadina romagnola! Quando ci siamo arrivati ci è dispiaciuto di avere già la pancia piena, perchè poco prima ci eravamo fermati per l'ultimo (e squisito) fish&chips!

Dopo queste ore quasi folli torniamo seri e decidiamo di concludere il pomeriggio alla Tate Gallery (gratis e che interessa anche a mio marito), dove pare ci siano quadri dei pittori Preraffaelliti. Speravo di trovarne di più, o forse non li ho scoperti, forse era meglio se andavamo nel luogo suggerito da Ody, ma ormai sarà per un'altra volta... Mi consolo con Turner e Sargent.

G.Rossetti, Woman in yellow

Concludiamo l'ultima giornata completamente londinese a Trafalgar Square, il tramonto è luminoso e c'è chi fa enormi bolle di sapone...

 


 

E noi scappiamo a fare le valigie...

L'ultima parola nuova: ma COD, naturalmente! Così si chiama il baccalà, che a me piace moltissimo e che mi sono goduta nell'ultimo fish&chips.


19 settembre

A mezzogiorno parte il TGV che abbiamo pagato a peso d'oro. Il meteo dà pioggia: dovendo fare un pezzo a piedi dall'hotel alla metropolitana ci siamo attrezzati per bene, dopo che una pioggia dei giorni scorsi mi aveva inzuppato lo zaino e tutto ciò che conteneva: abbiamo avvolto le valigie nella pellicola trasparente, comprata al supermercato. Nella valigia più grande si è rotto uno dei due manici, ma... ce la faremo! E partiamo per tempo, temendo gli acquazzoni improvvisi.

Per fortuna non piove, siamo stati previdenti per nulla, meglio così! Dobbiamo essere al treno almeno mezz'ora prima e scopriamo il perchè: ci sono da passare controlli doganali e di polizia come se dovessimo andare in aereo, metal detector, radiografie ai bagagli... E dobbiamo solo passare da Inghilterra a Francia! Mah!

Velocissima scorre dal finestrino la verde e piacevole campagna inglese, così veloce che non si fotografa bene, io penso che Londra mi è piaciuta, ci tornerei volentieri a conoscerla meglio...

 


 

Poi si imbocca il tunnel sotto la Manica... ci risentiremo a Parigi!

 
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LA MIA LONDRA 3

Post n°1020 pubblicato il 08 Ottobre 2013 da atapo
 

 

UMIDA LONDRA

16 settembre

Ogni giorno in metropolitana prendo quei giornalini gratuiti, su cui ci sono tante notizie cittadine... a capirle! Per una come me, che in inglese ho raggiunto ormai da troppi anni solo il livello A1, non è lettura, è guardare le immagini e capire una parola ogni dieci se va bene. Però mi piace curiosare, tentare, ipotizzare ogni giorno su quelle pagine... Quello che capisco benissimo è la situazione metereologica del giorno e le previsioni (ci sono i disegnini!) e ciò, insieme a quanto annuncia Yahoo Meteo sul cellulare di mio marito, lascia ben poche speranze! Per decidere dove andare passiamo in rassegna i luoghi in cui abbiamo sconti con la tessera metro, oltre, naturalmente, al prendere in considerazione il fatto che a Londra i musei statali sono gratuiti!

 


Ma oggi abbiamo in programma un museo privato, poco costoso, consigliato da mrsgarrick: ci attrae, oltre alle opere d'arte che contiene, la sua dimensione umana, non enorme come gli altri: forse riusciremo a vederlo tutto. E' il Courtauld Institute Galleries, che occupa una parte di Somerset House, residenza signorile del XVIII secolo. Arrivati là abbiamo una sorpresa: siamo durante la London Fashion Week e nel palazzo c'è un evento: esposizioni di calzature, cappelli e complementi di moda per gli addetti ai lavori, ma noi possiamo goderci il cortile pieno di indossatrici e indossatori, gente strana vestita in maniera a dir poco originale, fotografi che scattano a tutto e a tutti, basta avere indosso qualcosa di originale e fuori dal comune. In realtà anche la mia giacca a vento di tutti i colori non stona in quell'insieme... e vi dico che in quei giorni ha ricevuto più di una frase d'ammirazione da qualche londinese... Mio marito fuggirebbe inorridito, io invece lo costringo ad immergerci in quell'atmosfera pazza e colorata.


 

Così al museo entriamo tardi, però lo visitiamo con piacere, ci sono opere importanti che ho visto solo sui libri... ne usciamo che sono le 16 ed è ormai tardi per andare al vicino self service suggerito da Ody. Ma a Londra qualche ristorante aperto c'è sempre, oggi è inglese, ma con cameriere napoletano, che mi consiglia delle ottime polpette di pesce.

 

li riconoscete?

Con lui parliamo di shopping (è ora di cominciare a pensarci) e ci suggerisce Oxford Street e Covent Garden, poco distanti, da andarci come passeggiata. Riusciamo ad arrivare solo al secondo e già verso l'ora di chiusura, come succede sempre anche in Italia, quando mio marito viene al mercato con me. E ho il dubbio che abbia fatto un percorso più tortuoso di quello consigliato dal cameriere... Compriamo solo del thé e una collanina di pietra di luna da un'artigiana che parla in francese (è stata la sua fortuna!), però il mercato, con i suoi musicisti, mi è parso molto carino.

 


Tutto ciò che ho raccontato, sotto scrosci di pioggia a intermittenza, un raggio di sole solo al tramonto, al mercato.

Parole di oggi:

ORGANIC: biologico (dappertutto è ORGANIC FOOD)

BILL: il conto al ristorante , ora so chiedere anche questo, oltre all'acqua non gassata.

17 settembre

Alla Torre di Londra con un biglietto entriamo in due e mio marito è dal primo giorno che vuole andarci. Aspettavamo il bel tempo, che pare non ci sarà, allora andiamo oggi, coraggiosamente in battello, per fortuna durante il viaggio la pioggia e il vento ci hanno graziato.

 

 

Ma per poco: giusto il tempo di ammirare dal di fuori tutto il complesso di fortificazioni che fanno parte di questo monumento senza aprire l'ombrello... e giù acqua di nuovo, con brevi intervalli.

 


E' un castello con varie costruzioni dentro alle sue mura, da scegliere quali vedere perchè, come al solito, sono troppe per un giorno solo. Decido io che si cominci con i gioielli della corona (devo compensare il dispiacere di non aver visto tutti i gioielli all' A&V). Prima dei gioielli ci sono sale, pannelli ed immagini che ne raccontano la storia e finalmente si arriva a vederli: gli oggetti che servono nelle incoronazioni e le corone, per varie cerimonie e per vari re e regine, tutti luccicanti di pietre preziose, anzi preziosissime! Naturalmente non si possono fotografare, ma qui su internet ho visto che ci sono molte riproduzioni, anche se rendono solo una pallida idea degli originali... Ogni edificio lì offre qualcosa di interessante, musei, esposizioni... Dopo i gioielli visitiamo la White Tower, con esposizioni di armature e doni offerti ai re d'Inghilterra da altri monarchi, guarda caso spesso doni che hanno a che fare con la guerra.

 

la White Tower e la classe di Harry Potter in gita (forse)

Avevo scelto questa torre per la sua bella cappella normanna, perchè questo argomento bellicoso non mi attrae molto, direi che osservo il tutto pensando a quanto sangue è stato versato nei secoli... però faccio una scoperta: già da ieri, e oggi ancora di più, mi accorgo che riesco a decifrare sempre meglio, anche se lentamente, i cartelli di spiegazioni, pure se raccontano aneddoti … così ora non sto sempre a chiedere a mio marito: Cos'è? Cosa c'è scritto? E a tormentarlo con la mia curiosità.

Chi non ha bisogno di sapere le lingue sono i sei corvi reali che svolazzano liberi nei prati, sorvegliati dagli addetti: se fuggissero finirebbe la monarchia inglese, dice la leggenda. Non disdegnano di farsi fotografare a distanza ravvicinata e sotto la pioggia, come potete vedere.

 


 

Mio marito mi racconta che quando veniva a Londra da adolescente avrebbe voluto visitare la Torre di Londra, ma non l'aveva mai fatto perchè costava molto e lui non se lo poteva permettere, visitava solo ciò che era gratis... Ora è contento di aver soddisfatto quel suo lontano desiderio

Oltre alle scale e alle camminate, la pioggia e l'umidità ci stanno affaticando molto. Terminiamo la serata al M&S, un grande magazzino, a comperare cakes and biscuits e due camicie nuove per mio marito.

LITTER è la parola di oggi: scritta sui cestini portarifiuti, indica, appunto, rifiuti. Io appena l'ho vista, distrattamente, avevo pensato che fosse la cassetta per imbucare le cartoline per i nipotini, perchè, finora, non ne abbiamo trovata una e corro il rischio di portarmi le cartoline a Parigi!

 
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INTERVALLO

Post n°1019 pubblicato il 07 Ottobre 2013 da atapo
 

 

40

Credo sia importante oggi sospendere un attimo le mie cronache di viaggio per lasciare un cenno sull'anniversario... 40 anni di matrimonio, oggi!

Come nei compleanni delle persone, ogni numero tondo, ogni decina, pare più forte, più incisiva e quattro decine, in un matrimonio della nostra epoca, sono davvero tante.

E' un momento di cui sono contenta, è fuori discussione, ma che mi sta facendo riflettere, ricordare, ripensare, a ciò che è stato, a ciò che è... ma non a ciò che sarà.

Quanto ci sta dentro a questi pensieri! Quanto è accaduto in queste quattro decine di anni, fuori e dentro di noi, di me...

E quanto è cambiato. Non è stato affatto facile, neppure ora lo è. Il matrimonio non è la garanzia dell'amore, ricercare e continuare a volersi bene è una scelta perenne di quali aspetti e forme e atti e parole si debba nutrire l'amore o per lo meno quel sentimento che ti faccia decidere che, nonostante tutto, vale la pena di continuare a condividere la vita con quella persona.

Sono trascorsi gli anni delle illusioni, quelli delle disillusioni, quelli della costruzione e ricostruzione se qualche tempesta abbatteva tutto o quasi, fino ad ora che sento come il tempo del ...non dare mai nulla per scontato: saggezza della vecchiaia o chissà...

Perchè noi due stiamo insieme come i ricci della storia: quando siamo lontani presto abbiamo freddo ognuno per conto suo, ma se stiamo vicini, troppo vicini, allora è facile che ci pungiamo, accanitamente e dolorosamente.

Abbiamo promesso, 40 anni fa, di amarci per sempre, ma non ci amiamo sempre e la scelta continua, giorno dopo giorno e a volte parecchio difficile. Allora festeggiamo oggi, o meglio concludiamo il periodo di festeggiamento, così diverso dalla nostra vita normale, che abbiamo vissuto in quel viaggio nelle nostre città preferite... e da domani ci avvieremo dentro la nuova decina, senza abbassare la guardia...

piccole rose di settembre, a Parigi

 

 
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LA MIA LONDRA 2

Post n°1018 pubblicato il 05 Ottobre 2013 da atapo
 

 

QUI LONDRA...

14 settembre

Oggi ci dedichiamo ad incombenze...burocratiche. Innanzitutto la visita all'Ufficio del turismo principale di Londra. Per me è importante questo contatto appena arrivo in una nuova città, prendo mappe, depliants, informazioni, aggiornamenti... è così anche stavolta anche se, a dire il vero, mi aspettavo di trovare qualcosa di più. L'ufficio del turismo si trova vicino alla cattedrale di Saint Paul

 

 

e da qui partiamo per una lunga passeggiata a piedi ad ammirare un po' di strade, palazzi, personaggi e atmosfere di quella parte di Londra. I taxi non sono più tutti neri, ma la maggior parte è colorata e decorata con pubblicità di tutti i generi, ci sono personaggi vestiti in fogge originali,

 

un mezzo di trasporto che funziona a ... birra (bevuta),

 

scopriamo una strana scuola: di araldica e alberi genealogici e immagino sia uno studio severo, ma anche ...fantasioso nel disegnare gli stemmi!

 

 

Arriviamo al Tamigi e lo attraversiamo sul ponte pedonale Millennium Bridge, una passerella aereodinamica e oscillante costruita nel 2000 (e pare che all'inizio oscillasse ancora di più, forse faceva venire il mal di mare!).

 


 

Di là troviamo la Tate Gallery of Modern Art, il teatro Globe e una passeggiata molto affollata lungo il fiume attraverso il luogo dove c'erano le prigioni, passando da mura tetre e semidistrutte medievali ad alti palazzi nuovissimi tutti a vetrate. Ecco, questi contrasti improvvisi a volte mi lasciano perplessa... Il pranzo oggi è in un ristorante greco, ma con cameriere italianissimo, per mia fortuna. Peccato che ci sia un cielo così grigio e un vento così freddo!



 

Più tardi, stanchi di passeggiare, con la metropolitana andiamo alla stazione di Paddington, chi ricorda l'orsetto dallo stesso nome dei cartoni animati di tanti anni fa? Là ci sono le sue cartoline e le compro per i nipotini.

Da quella stazione parte, ci avevano detto all'agenzia di viaggi di Firenze, il treno non TGV per andare a Parigi: ci avevano dato un foglio con prezzi ed orari , numero del treno e l'indicazione London – Par. Noi dovremmo fare i biglietti per il giovedì successivo. Ma il bigliettaio, leggendo il nostro foglio, scoppia a ridere e ci fa capire, più a segni che con le parole, che quel Par non indica Parigi, ma una città inglese che si chiama proprio Par e che si trova da tutt'altra parte.

Noi restiamo di sasso: per Parigi esiste solo il TGV Eurostar dalla stazione Saint Pancras.

 

stazione Saint Pancras

Questa per fortuna non è troppo distante dall'albergo, così prima di sera riusciamo a passarci e a fare i famosi biglietti... che ci costano un'enormità, visto che così a ridosso della partenza tutte le offerte speciali sono già esaurite!

Stasera siamo così stanchi e schoccati che saltiamo pure la cena...

ma qualcosa ho imparato anche oggi:

THAT WAY: per di là (era scritto per indicare il percorso a chi finiva in prigione)

 

15 settembre

Ci svegliamo con un bel sole che entra dalle tende (non esistono persiane né tapparelle): evviva! Col sole, andremo in bus verso i grandi parchi e passeremo una bella giornata nel verde! Peccato che durante il lungo tragitto sui bus il sole pian piano scompaia sotto una densa coltre di nubi grigie, tornino a tratti il vento e una pioggerellina sottile... e sarà così tutto il giorno!


 

Ma non cambiamo programma e, su mia scelta, entriamo nel Kensington Garden. Ci sono splendide aiuole fiorite tra un bosco e l'altro, dappertutto scoiattoli per nulla impauriti, anzi curiosi e socievoli, non si finirebbe mai di “giocare” con loro.

 



 

Abita anche, nel Kensington Palace, il Royal Baby, con mamma e papà; che sia questo bebè che passeggia sul viale?



 

Mi diverto a guardare i costosissimi Royal Baby Souvenirs



e compro un libretto di ricette per biscotti inglesi da accompagnare al thé delle cinque. Si mangia bene e si spende il giusto nel self service del Palace e vuoi mettere andare in bagno nelle Royal Toilets?

 


 

Dopo il pranzo (durante il quale fuori si scatena il diluvio universale, ma per fortuna smette quando usciamo) riprendiamo la nostra umida passeggiata per il parco,

 



 

passata la zona del lago con centinaia di anatre e uccelli ci addentriamo di nuovo fra boschi e laghetti fino ad arrivare a rendere l'omaggio della fantasia alla statua dell'altro padrone di casa, quello delle fiabe... chi non conosce Peter Pan? Eccolo nel suo giardino di Kensington, raffigurato in questa graziosa statua con i suoi amici e le fate.

 

 

Ed è già l'ora del rientro in hotel, abbiamo visitato un parco soltanto, ma siamo soddisfatti. Con queste gentili immagini vi lascio: anche sotto la pioggia questo giardino mi è molto piaciuto...

Oggi ho imparato che porcellana si dice CHINA

e che il lago nel parco è pieno di SWANS, di cigni!

 
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LA MIA LONDRA 1

Post n°1017 pubblicato il 03 Ottobre 2013 da atapo
 

 

RICORDI DI VIAGGIO

Vi porterò da oggi indietro nel tempo, ho deciso di raccontare del mio viaggio giorno per giorno, come un diario, stavolta...

Partenza per Londra...

12 settembre, pomeriggio

Durante il volo in aereo mi viene in mente un “compito” che davo ai miei scolari quando partivamo per i viaggi-scambio con le classi francesi: ogni giorno dovevano imparare (e scrivere) una parola nuova che li aveva colpiti. Sorrido e mi dico che, con la mia scarsa conoscenza dell'inglese, stavolta potrei assegnarlo a me questo compito, almeno qualcosa di nuovo imparerò...

I primi passi sul suolo britannico in realtà non sono facili... Senza una sterlina né un penny in contanti, nella confusione dell'aereoporto ci  dimentichiamo di prelevare, ci torna in mente quando ormai, dopo una lunga passeggiata tra i meandri di Heathrow, dobbiamo entrare nel metrò. Così utilizziamo uno strano sportello di prelievo self-service che DOPO mio marito ha capito essere uno sportello di cambio e quelle banconote e monetine le abbiamo “pagate” carissime. La Piccadilly line ci porta a Londra attraverso dei sobborghi così simili alla mia Normandia di ormai molti anni fa. Scesi a King's Cross, mio marito mi lascia con le valigie, lui esce dalla metropolitana e va a cercare l'ufficio per fare le tesserine e gli abbonamenti per i trasporti pubblici (io avevo già le foto pronte, lui no).

Lo aspetto lì in piedi tra i bagagli più di un'ora, “godendomi” la varietà umana londinese delle 5 del pomeriggio, poi delle 6... già passano le prime donne in abito da cena elegante... e la mia inquietudine aumenta...perchè quel ritardo? E se si avvicinasse qualcuno parlandomi in inglese? O un poliziotto insospettito? Panico...

Finalmente torna con le tessere e i biglietti...Mi racconta che per fare le sue foto, dopo il primo passaggio dall'ufficio, era dovuto uscire per cercare la macchinetta, poi dopo, con tutto fatto, non aveva più trovato la strada per tornare da me, aveva girato a lungo tra i corridoi di quella grande stazione fino a decidersi di rivolgersi ad una guardia, ma non sapeva nemmeno spiegargli bene dov'ero...lui l'ha accompagnato un po' in giro finchè non ha ritrovato il luogo giusto...

Poi, scaricati dalla metropolitana in Caledonian Road, dove è il nostro albergo, prendiamo a piedi la direzione sbagliata e dobbiamo tornare indietro...

All'hotel scopriamo che è senza ascensore e la nostra camera sta al terzo piano! Il portiere, forse commosso dai nostri aspetti distrutti, ci dice che il giorno dopo si sarebbe liberata una stanza al primo piano e ci avrebbe spostato...

A questo punto io mi butterei a dormire, ma mio marito ha fame e tramite il navigatore scopre che nel quartiere, a poche centinaia di metri, c'è un ristorante etiopico, il più vicino. E vai! La cameriera etiope parla un inglese strano che quasi capisco meglio io di mio marito, i piatti etiopi io un po' li conosco, quel minimo che mi permette di evitare la loro salsa piccantissima. Mangiamo bene... con le mani, perchè ci ha detto che per essere in atmosfera lo spezzatino e le sue salse andavano raccolte non con la forchetta, ma con pezzi di inghira, il loro pane tipo piadina.

Finalmente a letto, dormo pochissimo, tormentata dai crampi ai polpacci, per lo stress. Cominciamo bene! Penso. Ma ce la dovrò fare!

E credo che basti come inizio londinese.

Ah, le parole che mi sono restare in mente di questo giorno: senz'altro TO WAIT, aspettare: l'ho chiesta al marito prima che sparisse nei meandri del metrò, per farfugliare qualcosa nel caso di un interrogatorio (e credo che non la dimenticherò facilmente).

Ma anche ARE YOU SURE? Ce lo chiede la cameriera etiope ad ogni piatto che scegliamo e ci mette in crisi: perchè? Cosa c'è sotto? Chissà di che cosa si tratta...

13 settembre

Da dove cominciare la nostra conquista di Londra? Decidiamo per il Victoria and Albert (V&A) Museum: interessa a entrambi, era rimasto in sospeso dalla visita di diciotto anni fa. In questo museo lavora una mia amica di blog, dalle mail scambiate la settimana prima so che oggi è in servizio, mi piacerebbe incontrarla... Il mio spirito investigativo si attiva e, facendo parlare mio marito, da un usciere all'altro, ad un addetto alle informazioni, ad un tizio che...non ricordo chi sia nel museo ma pare che conosca bene la mia amica...riesco a sapere che orari fa e in quale sala!

Cominciamo a girare: il V&A è enorme, contiene un po' di tutto, è necessario scegliere... Un po' di scultura (quanto proviene dall'Italia!), oggettistica varia preziosissima, vetrate, gioielli dove però arriveremo quasi alla chiusura lasciandomi a metà soddisfatta tra tutte quelle meraviglie...


 

Perfino il ristorante i e lavandini nelle toilets sono monumentali.


 

Ci sono anche installazioni contemporanee, siamo in una settimana un po' speciale, c'è il London Design Festival e si vedono in giro cose strane... quelle che sconvolgono normalmente mio marito, che qui è già sconvolto per l'enorme trasformazione della sua Londra che ricordava pre-sessantotto.

 


 

All'ora giusta e nel posto giusto incontriamo mrsgarrick, che si stupisce un po' di essere stata beccata in quel numero interminabile di stanze, ma non sa le mie capacità... Devo proprio ringraziarla: è molto piacevole parlare insieme (non c'erano tanti visitatori in quella zona) e ci racconta molto della vita londinese, vista con gli occhi di un'italiana, anzi bolognese, il che ce la fa sentire ancora più vicina. Con i suoi aggiornamenti riesce a tranquillizzare mio marito, soprattutto assicurandogli che la cucina inglese è molto migliorata ultimamente!

Il museo è bellissimo e anche comodo, pieno di panche per ammirare comodamente seduti, ci restiamo fin quasi all'ora di chiusura.

 

 

Intanto è già da diverse ore che ha cominciato a piovere e all'uscita affrontiamo la nostra prima pioggia serale londinese, vestiti un po' leggerini in verità. Ma i prossimi giorni provvederemo... E ceniamo in una rumorosa e tenebrosa steack house, con buona soddisfazione direi.

 


 

Le parole di oggi: BOAR AND BEAR: cinghiale e orso, che vengono cacciati in questo bellissimo arazzo medievale visto al museo

STILL WATER: acqua naturale, non frizzante, parole indispensabili nei miei rapporti coi camerieri.

 

 
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